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giovedì 24 settembre 2026

Doppio standard

 

La guerra in Ucraina è
iniziata con l'invasione
russa del 24 febbraio
2022
, ma affonda le sue
radici in tensioni storiche,
politiche e geopolitiche di
lungo corso fra la
Russia, l'Ucraina e il
blocco occidentale.
Sovranità e
autodeterminazione:
 
L'Ucraina è uno Stato
indipendente riconosciuto
dall'ONU dal 1991. Ha il
diritto di scegliere le proprie
alleanze internazionali,
politiche ed economiche
(incluso il percorso di
integrazione con l'Unione
Europea e la NATO) senza
subire ingerenze o minacce
esterne.
L'azione di Mosca calpesta i
principi fondamentali della
Carta delle Nazioni Unite,
che vieta l'uso della forza
contro l'indipendenza politica
e l'integrità territoriale
di un Paese sovrano
 (principio ribadito anche
dopo l'annessione della
Crimea nel 2014).







La Russia e’ l’invasore

ma tanti politicanti italiani 

tifano per i russi, per Putin.

Se «Free Palestine» è stato uno slogan diffuso in tutte le piazze occidentali, assai carente è sempre stata la solidarietà per gli ucraini minacciati dai russi, anzi invasi in alcuni territori dai russi. Come mai? I loro patimenti li conosciamo da quando Putin mandò nel 2014 i suoi «uomini verdi» senza mostrine dell’esercito ad assalire la Crimea (regione ucraina) per poi annettersela. 

In Occidente ci scaldiamo molto,  invece, molto — giustamente  — per la guerra mossa da Israele nella Striscia dopo il pogrom del 7 ottobre.

Taluni parlano di doppio standard nel dibattito pubblico. Pare che esista confusione tra aggressori e aggrediti. E sulla stampa c’è chi rimprovera papa Francesco che arrivo’ a spiegare la criminale aggressione di Putin sostenendo che la Nato s’era spinta ad «abbaiare alle porte della Russia». Ai terroristi di Hamas, colpevoli del massacro di 1.200 israeliani e del sequestro di 250 ostaggi, invece sin dall’inizio e’ stata riconosciuta una specie di dovere resistenziale. Sì, la strage nei kibbutzim e al Nova Festival fu orribile, ma a quei palestinesi viene concesso un … «tuttavia…». La reazione di Israele nella Striscia, viene ritenuta fuori misura.

Gli sconfinamenti dei russi in Ucraina sono quotidiani. Gli allarmi dei servizi occidentali sull’espansionismo del Cremlino si moltiplicano. Eppure, tanti media e politici occidentali sono persuasi che non sia assolutamente il caso di rimpinguare forze armate ucraine in grado di resistere a fronte di un Putin, il quale non ha mai dato segno di voler trattare realmente con chicchessia. 

Occorrerebbe probabilmente un innesto di memoria: provare almeno per un momento la privazione della libertà e la morsa della paura che segnarono chi fu bambino durante il fascismo. William Strauss e Neil Howe elaborarono nel 1997 in The Fourth Turning (La quarta svolta) una teoria ciclica, criticata da alcuni storici e, tuttavia, non priva di fascino e senso comune: occorrono ottanta, novant’anni, per passare da periodi di forte coesione sociale e ragionevolezza a fasi di crisi collettiva, irrazionalità e guerre. È quello il tempo della vita umana, il tempo del ricordo e del suo affievolirsi. Alla fine del quale i contorni sfumano, confondendo torti e ragioni.

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