| La guerra in Ucraina è iniziata con l'invasione russa del 24 febbraio 2022, ma affonda le sue radici in tensioni storiche, politiche e geopolitiche di lungo corso fra la Russia, l'Ucraina e il blocco occidentale. Sovranità e autodeterminazione: L'Ucraina è uno Stato indipendente riconosciuto dall'ONU dal 1991. Ha il diritto di scegliere le proprie alleanze internazionali, politiche ed economiche (incluso il percorso di integrazione con l'Unione Europea e la NATO) senza subire ingerenze o minacce esterne. L'azione di Mosca calpesta i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite, che vieta l'uso della forza contro l'indipendenza politica e l'integrità territoriale di un Paese sovrano (principio ribadito anche dopo l'annessione della Crimea nel 2014). |
La Russia e’ l’invasore
ma tanti politicanti italiani
tifano per i russi, per Putin.
Se «Free Palestine» è stato uno slogan diffuso in tutte le piazze occidentali, assai carente è sempre stata la solidarietà per gli ucraini minacciati dai russi, anzi invasi in alcuni territori dai russi. Come mai? I loro patimenti li conosciamo da quando Putin mandò nel 2014 i suoi «uomini verdi» senza mostrine dell’esercito ad assalire la Crimea (regione ucraina) per poi annettersela.
In Occidente ci scaldiamo molto, invece, molto — giustamente — per la guerra mossa da Israele nella Striscia dopo il pogrom del 7 ottobre.
Taluni parlano di doppio standard nel dibattito pubblico. Pare che esista confusione tra aggressori e aggrediti. E sulla stampa c’è chi rimprovera papa Francesco che arrivo’ a spiegare la criminale aggressione di Putin sostenendo che la Nato s’era spinta ad «abbaiare alle porte della Russia». Ai terroristi di Hamas, colpevoli del massacro di 1.200 israeliani e del sequestro di 250 ostaggi, invece sin dall’inizio e’ stata riconosciuta una specie di dovere resistenziale. Sì, la strage nei kibbutzim e al Nova Festival fu orribile, ma a quei palestinesi viene concesso un … «tuttavia…». La reazione di Israele nella Striscia, viene ritenuta fuori misura.
Gli sconfinamenti dei russi in Ucraina sono quotidiani. Gli allarmi dei servizi occidentali sull’espansionismo del Cremlino si moltiplicano. Eppure, tanti media e politici occidentali sono persuasi che non sia assolutamente il caso di rimpinguare forze armate ucraine in grado di resistere a fronte di un Putin, il quale non ha mai dato segno di voler trattare realmente con chicchessia.
Occorrerebbe probabilmente un innesto di memoria: provare almeno per un momento la privazione della libertà e la morsa della paura che segnarono chi fu bambino durante il fascismo. William Strauss e Neil Howe elaborarono nel 1997 in The Fourth Turning (La quarta svolta) una teoria ciclica, criticata da alcuni storici e, tuttavia, non priva di fascino e senso comune: occorrono ottanta, novant’anni, per passare da periodi di forte coesione sociale e ragionevolezza a fasi di crisi collettiva, irrazionalità e guerre. È quello il tempo della vita umana, il tempo del ricordo e del suo affievolirsi. Alla fine del quale i contorni sfumano, confondendo torti e ragioni.
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