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mercoledì 16 settembre 2026

La Sicilia nel ‘500

La finanza pubblica nei
comuni feudali italiani
 (e più in generale
europei) tra il XIV
secolo e l'inizio del XIX
secolo 
rappresenta un
sistema complesso,
caratterizzato dalla 
sovrapposizione di
poteri
 tra l'autorità regia,
il signore feudale
 (barone o feudatario: da
noi i Cardona e poi
fino ai Colonna-Paliano)
 e  le istituzioni locali
(università o comunità)
.
Questo modello
economico si concluse
definitivamente solo con
le riforme napoleoniche
e l'
eversione della
feudalità
 nei primi anni
dell'Ottocento.

Avremo modo di
cogliere come le
finanze dei comuni
feudali (=Kuntisa)
dovevano sostenere
sia i bisogni della
comunità sia i pesanti
prelievi imposti dal
feudatario e dallo Stato
centrale.






Aspetti di finanza pubblica.

 Sull’età tardo medievale e moderna gli archivi italiani sono sicuramente i più documentati d'Europa. Le monarchie meridionali normanna, angioina e aragonese, i Comuni urbani e poi gli stati territoriali sono stati fra i primi ad utilizzare la scrittura per registrare non solamente la memoria delle loro decisioni e dei loro atti, ma anche per accumulare le informazioni giudicate utili o necessarie sia per il buon funzionamento della loro amministrazione (censimenti, catasti, libri di conti) sia per la verifica della pratica attuazione dei loro ordini.

  Gli archivi siciliani, per molto tempo poco conosciuti e affatto valorizzati, condividono con quelli del Napoletano rilevanti originalità. Sono gli archivi di uno stato la cui struttura fortemente centralizzata trova le sue origini nell'epoca normanna, ed è stata confermata e rafforzata attraverso le successive dominazioni. La disciplina prevista prevedeva la convergenza verso la capitale di molteplici flussi d'informazioni, che implicavano altri flussi di decisioni rinviate verso la totalità del territorio. 


  Fra la vasta massa di documenti, gli archivi dell'amministrazione finanziaria assumono da sempre notevole rilevanza per i ricercatori di scienze socio-economiche. Essi consentono di rilevare che già in quei lontani secoli si ponevano, in maniera molto concreta, tutti i problemi che persistono ancora oggi presso gli Stati del ventunesimo secolo nel trattamento dell'informazione, nella riscossione delle loro entrate e nella previsione delle loro spese, e  nella verifica finale dei conti


1) Identificare le risorse finanziarie, suscettibili di permettere di far fronte ai bisogni, 2) fare accettare, sia con il consenso sia con la forza i principi medesimi del loro pagamento, 3) creare e far funzionare gli organismi amministrativi e le procedure che assicurino la ripartizione, la percezione, la colletta, il confluire nelle casse centrali, e l'utilizzazione delle somme cosi prelevate, e avere a tutte le tappe del processo, la possibilità di verificare la regolarità e l'esattezza della tenuta dei conti: tutti questi problemi si pongono, nei termini presso a poco identici, dal Due o dal Trecento in poi, cioè dal momento in cui i vari sovrani dell'Occidente europeo hanno dovuto rinunciare, cosi come le amministrazioni locali delle città e dei villaggi, all'illusione di potere vivere dei soli prodotti dei loro propri domini, e d'imporre ai loro sudditi delle contribuzioni che, eccezionali in un primo tempo, tenderanno rapidamente a diventare la regola.

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Ci proponiamo di seguire, con specifico occhio sulla Università di Kuntisa (=oggi, Comune di Contessa Entellina), il sistema impositivo (fiscale) del complessivo periodo feudale siciliano.

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