Avv. Domenico Cuccia
IL CASTELLO DI CALATAMAURO TRA STORIA E LEGGENDA
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Il Castello di Calatamauro si
erge in territorio di Contessa Entellina, a circa 3 KM dal centro abitato,
vicino alla strada che porta a Sambuca di Sicilia, su un rilievo roccioso a
forma di piramide a 764 metri dal livello del mare. Esso è delimitato a sud e a
ovest da pareti scoscese, mentre i versanti settentrionale e orientale
presentano un lungo dislivello che ne rende difficile l’accesso. È presente nel
catasto del Comune di Contessa Entellina al foglio 31, particelle 2 e 3. Il
Castello, per gli arbëreshë Kastjeli, alimenta la fantasia degli abitanti di
Contessa che sin da piccoli hanno sentito le storie dei rinvenimenti di
cadaveri con apparato scheletrico gigantesco in contrada Scirotta, a
testimonianza delle grandi dimensioni degli antichi abitanti della zona, ivi
sepolti. E pur essendo gli albanesi arrivati nel territorio di Contessa in un
periodo successivo rispetto a quello della deportazione degli ultimi saraceni
rimasti a Lucera, in Puglia, effettuata nel 1246 su ordine dell’imperatore
Federico II di Svevia, dopo la conquista e la distruzione di Entella, il
ricordo di questi guerrieri giganteschi, probabilmente Berberi provenienti
dall’Africa del Nord, era ancora vivo. Da piccolo sentivo la frase arbëreshe: “
Ishtë aq i madh sa një saraçenë”, in italiano: “È così grande quanto un
saraceno”.
STORIA

Secondo gli storici Tommaso Fazello
e Rocco Pirri, il
Castello è stato eretto dai saraceni. A riprova della loro tesi richiamano lo
stesso nome che porta: Calat, che in arabo significa luogo erto e fortificato;
e il termine Calat è stato adoperato dagli arabi per indicare vari altri
castelli della Sicilia. Tale tesi è stata contestata da Michele Amari e da
altri storici più recenti i sulla base della seguente considerazione: tra i
castelli che vennero a patti coi Musulmani che volevano conquistare la Sicilia
vi era quello di Mavr o Mavrù Mauro o Calatamauro. Secondo questi storici,
pertanto l’origine del Castello è bizantina. Tale tesi è suffragata anche dal
fatto che i Bizantini, per arginare l’avanzata degli arabi, costruirono in
molti monti dei castelli fortificati. L’abbate Vito Amico
si limita ad affermare che ai suoi tempi l’origine del Castello veniva
attribuito agli Arabi oppure ai Greci. Risulta certo, comunque, che nella zona
pianeggiante sotto il Castello, denominata Scirotta sono stati trovati dei
sepolcreti in muratura, monete, vasi che testimoniano una presenza umana
antecedente alla conquista araba.
Infatti, siccome l’uso degli
arabi, almeno nei primi tempi, era quello di seppellire i morti avvolti in un
lenzuolo bianco, disposti sul fianco destro e direttamente sulla terra, senza
opere in muratura e altri oggetti, risulta evidente che quelle sepolture erano anteriori
alla presenza araba.
Dello stesso avviso era lo
storico contessioto Atanasio Schirò, che ritiene il Castello già esistente nel
periodo bizantino . Questa
tesi non convince del tutto gli archeologi della Normale di Pisa che sull’area
del Castello di Calatamauro hanno diretto una campagna di scavi effettuata nel
2006. Per loro non è certo che ci sia, tra le fortezze che secondo l’Amari si
sono arrese agli arabi,
anche quella di Calatamauro, potendosi tale toponimo, riferirsi anche al
Castello di Marineo. Quella dell’origine pre-araba del Castello di Calatamauro
sarebbe, dunque, solo un’ipotesi da verificare.
Un elemento certo è la citazione
del geografo arabo Idrisi il quale, come afferma l’Amari, parla del Castello di
Qal’Mawru come di una fortezza esistente nel XII secolo. Il Castello, per un
periodo alle dirette dipendenze della Corona, aveva la funzione di controllare
una vasta area di territorio tra il monte Genuardo, e i torrenti Vaccarizzo e
Senore; controllava, inoltre, un tratto della strada Palermo-Corleone-Sciacca. Si
ritiene, perciò, che nel periodo delle guerre tra Federico II e gli ultimi
Musulmani di Sicilia (conclusesi, in un primo tempo, nell’anno 1221 e dopo,
definitivamente, nell’anno 1246) il Castello di Calatamauro, posto di fronte ad
Entella – dove secondo alcune fonti arabe vi era la sede di ibn ’Abbad, l’emiro
ribelle –, abbia esercitato un ruolo molto importante per la risoluzione del
conflitto. Pare, dunque, che sia questo ruolo chiave per il controllo del
territorio che abbia fatto rientrare Calatamauro in
quella serie
di castra exempta , noti dal registro
imperiale del 1239-1240, che la Corona gestiva in prima persona-
Diversi storici parlano
in maniera particolareggiata del ruolo che il Castello di Calatamauro ha avuto
durante la rivolta del Vespro. I rappresentanti del Comune di Palermo ,
durante la rivolta del Vespro stipularono un patto di unione, fedeltà e
alleanza col Comune di Corleone. In virtù di tale patto il Comune di Palermo
prometteva a Corleone
uno speciale aiuto per distruggere il vicino Castello di Calatamauro. I
corleonesi, pertanto, avevano fatto capitano del popolo un patriota di nome
Bonifazio. Questi, si mise alla testa di tremila uomini e diede l’assalto al
castello di Calatamauro e agli altri castelli dell’interno. La distruzione del
Castello di Calatamauro era necessaria per i rivoltosi perché, se gli angioini
fossero riusciti a rioccuparlo, da esso potevano dominare la zona circostante e
mettere a rischio la città di Corleone che, in linea d’aria, non dista molto
dal suddetto Castello. Secondo l’Amari, i corleonesi, dopo avere occupato con
molte uccisioni il Castello, si impadronirono delle torme di cavalli, che
stazionavano nell’area sottostante per essere utilizzati da Carlo d’Angiò per
l’invasione del territorio dell’impero bizantino, e li utilizzarono per la
lotta contro i francesi.
Non si sa con certezza se il
Castello fu completamente distrutto a seguito degli avvenimenti dei Vespri
siciliani o fu solamente molto danneggiato. Il Fazello e il Pirri dissero che
ai loro tempi il Castello era deserto, ma non dissero che era distrutto. Vito
Amico disse che il Castello conservava i tetti e le case ma non era destinato
ad alcun uso ed era quasi deserto.
Sembrerebbe quindi che il
Castello di Calatamauro più che una vera e propria distruzione da parte dei
nemici abbia sofferto di un lento declino e di una perdita della sua funzione
quale centro del potere baronale.
SIGNORI FEUDALI E FONDAZIONE DEL CASALE DI CONTESSA
Con la fondazione o la
riedificazione del casale di Contessa da parte dei greco-albanesi, avvenuta
intorno al 1520-1521 ,
quando era signore di Calatamauro e del casale di Contessa il conte don Alfonso
De Cardona e Sanluzio, alias Peralta, il Castello perde gradualmente la
funzione di centro del potere baronale a favore del casale di Contessa, dove erano
presenti i rappresentanti del signore feudale.
Il castello di Calatamauro che,
come abbiamo visto, durante il periodo del re di Sicilia e imperatore Federico
II, rientrava nell’elenco dei castra exempta cioè tra quelli gestiti
direttamente dalla corona, successivamente perse il suo ruolo di indispensabile
presidio militare e fu dato in investitura a diversi signori feudali. Se ne
citano solo alcuni per l’importanza che gli stessi hanno avuto per la storia
del territorio.
Dopo il Vespro, nel 1300, riceve
il feudo di Calatamauro Guillem Calcerand de Cartellà.
Nel 1336 il Feudo venne concesso
dal Re di Trinacria, Federico III d’Aragona,
all’infante Guglielmo, suo terzogenito, e dopo la sua morte, nel 1338 il feudo
andò al fratello di lui Giovanni.
Dopo, la baronia di Calatamauro fu concessa dal re Federico III, detto il
semplice, al conte Guglielmo Ventimiglia.

Successivamente la suddetta Baronia
fu concessa all’infantessa Eleonora d’Aragona, che la portò in dote nel 1373 a
Guglielmo II Peralta. A causa della fellonia di quest’ultimo il Castello
ritornò al regio demanio e poi, dopo alterne vicende, fu, per privilegio del 28
febbraio 1398, nuovamente riaffidato alla contessa Eleonora d’Aragona e da lei,
per transazione controfirmata dal re Martino il 15 maggio 1405, fu assegnata a
suo figlio Nicolò Peralta il giovane. Il 18 novembre 1434 se ne investì Alfonso
Cardona che aveva sposato Caterina Peralta. Il 3 luglio 1543 si investì del
feudo Antonino Cardona per la morte della madre Caterina Peralta. Il 18 giugno
1518 si investì della Baronia di Calatamauro il conte Alfonso II Cardona e
Peralta, lo stesso che nel 1520 firmò i capitoli di fondazione di Contessa.
Successivamente le famiglie
Feudali titolari della Baronia di Calatamauro e, quindi, del relativo Castello,
cambiavano, come già era avvenuto per i Peralta, con l’estinzione del ramo
femminile.
Così nel 1577 il Castello passa a
Giovanni Gioeni, per la morte di Caterina Cardona, sua madre.
Il 15 maggio 1655 la titolarità
della Baronia passò al Principe Onofrio Colonna, la cui madre, Isabella Gioeni,
aveva sposato nel 1641 il Gran Contestabile Marco Antonio Colonna.
Dai Colonna la titolarità del
sito passò alla Baronessa Chiara Cammineci e Mulè la quale, a sua volta, la
portò in dote al Barone Giovanni Mulè e, quindi, alla Duchessa Chiara Mulè e
Sammartino.
Con l’abrogazione del
Feudalesimo, avvenuta con la Costituzione siciliana del 1812, i feudi si
trasformarono in allodi e diventarono, quindi, oggetto di proprietà privata degli
antichi Baroni feudatari che potevano alienare a terzi i terreni.
A seguito di questi processi di
trasformazione dei feudi l’area in cui sorgeva il Castello di Calatamauro e i
terreni circostanti furono, successivamente, acquistati dal signor Antonino
Riggio, di origini siciliane ma residente a New Orleans, negli U.S.A.
I suddetti terreni furono, poi, venduti
dal suddetto Riggio Antonino e dai suoi figli a Giuseppe Colletti e a vari
esponenti della famiglia Cuccia, per atti del notaio Mirto stipulati a Corleone
il 5 gennaio 1955. I terreni, in oggetto, sono oggi di proprietà degli eredi e
aventi causa dei compratori del 1955, ad eccezione dell’area archeologica in
cui sorge il Castello e del relativo sentiero di accesso, che sono di proprietà
del Comune di Contessa Entellina, a seguito di procedura di esproprio.
STRUTTURA ARCHEOLOGICA E RESTI
DEL CASTELLO
Il Castello era circondato da due
cinte murarie. La prima, quella delle mura esterne, era di m 1,10 di spessore,
e sbarrava l’accesso sul lato nord; la seconda, quella delle mura interne era
di m.1,50 di spessore e sbarrava l’accesso alla parte sommitale del sito.
Nell’angolo nord del sito esterno ci sono le tracce di un lunghissimo edificio
(m. 11,40 x 5) che fa presumere l’esistenza di una vasta scuderia.
Nela cinta interna, che in alcuni
punti raggiunge i nove metri di altezza, sono presenti un’ampia feritoia e una
finestra. Sotto il cortile interno vi è una grande cisterna sotterranea
coperta, con una volta ad archi acuti rafforzata. Le dimensioni di questa
cisterna sono di m. 6.80 x 11,30. Alla cisterna è collegato un pozzetto di
attingimento delle dimensioni di m. 1 x 0,90. Esaminando la struttura può essere individuata
nel lato est una possibile porta di accesso al Castello, mentre nel lato sud
ovest può essere individuata una
struttura molto stretta, forse i resti di una torre. La costruzione del
Castello è stata fatta con pietre irregolari che non consentono di avere
elementi certi per la datazione. Secondo
il citato volume sui Castelli Medioevali di Sicilia si potrebbe pensare a una
datazione del XIII secolo per la Cisterna (simile a quella dei castelli di Agira
e Calatafimi) mentre si potrebbe pensare al XII secolo come data di costruzione
del Castello e al XIV secolo come data della ricostruzione dopo le devastazioni
della guerra del Vespro.
Comunque elementi precisi sulla
datazione del Castello ancora non ce ne sono. Il Comune di Contessa Entellina ha
avviato nel 2006 i lavori per il restauro e la restituzione a pubblica
fruibilità del complesso fortificato. Il
Servizio per i beni Archeologici della Soprintendenza per i beni Culturali e
Ambientali della provincia di Palermo, nell’ambito della convenzione in corso
con la Scuola Normale Superiore di Pisa per ricerche nel sito e nel territorio
dell’antica Entella, ha affidato alla Scuola Normale Superiore di Pisa il
coordinamento scientifico dei lavori di scavo. Ma l’abbondante materiale
rinvenuto è ancora in corso di studi e non ci sono allo stato, quindi, ipotesi
precise, dal punto di vista scientifico sulla datazione del Castello. Dai
reperti raccolti lo stesso potrebbe essere, quindi, datato nel periodo arabo,
in quello normanno o, addirittura, nel periodo dell’imperatore Federico II,
quando fu inserito nella serie di castra
exempta noti dal registro imperiale del 1239-1240.
CONSIDERAZIONI FINALI
Il Castello di Calatamauro resta,
al di là delle ipotesi storiche da dimostrare e delle ricerche archeologiche da
completare, uno dei più importanti monumenti di Contessa Entellina. Non ci sono
allo stato elementi certi per stabilire in quale periodo storico il castello
sia stato costruito. A favore dell’origine Bizantina vi sono le tesi di Michele
Amari e di Atanasio Schirò, che comprendono il Castello di Calatamauro tra
quelli che si sono arresi agli arabi e che quindi dovevano necessariamente
preesistere alla loro venuta. A favore dell’origine araba, invece, vi è lo stesso nome del castello e qualche
reperto di origine araba ritrovato durante gli scavi archeologici diretti dalla
Normale di Pisa. Tesi sostenuta da Fazello e Rocco Pirri. Per la Normale di
Pisa, inoltre, il termine: «… MARW (Ibn-Atir) o MRX?A (al-Nuwayri) potrebbe essere letto non solo come Qal’at
Mawru, la Rocca del Moro, ma anche come Marineo (Vedasi nota n. 6), con conseguente
superamento della teoria della preesistenza del Castello all’invasione araba
della Sicilia. Un’altra ipotesi è che l’origine del Castello sia successiva e
che esso faccia parte del sistema difensivo normanno e federiciano, e proprio
per questo è stato inserito in quella serie di castra exempta noti dal registro imperiale del 1239-1240 che la
Corona gestiva in prima persona. A tal fine sicuramente il Castello sarà stato
un’importante fortificazione militare del territorio, quando Federico II
dovette assediare i musulmani asserragliati a Entella. A questo periodo storico
risale qualche reperto archeologico ritrovato negli scavi a Calatamauro della
Normale di Pisa. A prescindere, comunque, dalle varie ipotesi sulla fondazione
del Castello, è certa l’importanza militare che lo stesso ha avuto durante
certi periodi storici quali: la Rivolta dei Musulmani asserragliati a Entella e
la Rivolta del Vespro.
Sorge spontaneo, pertanto, il
desiderio di conoscere meglio questo luogo ricco di storia. Per visitarlo, prima,
bisognava animarsi di buona volontà e affrontare un’irta salita, magari con la
compagnia di qualche amico appassionato di archeologia. Dall’alto del monte si
ammira uno splendido panorama delle campagne e dei paesi circostanti, con
vigneti, uliveti, terreni coltivati a grano e giardini. La visione del panorama,
se le condizioni atmosferiche sono favorevoli, può arrivare sino al mare
Mediterraneo. Negli ultimi anni è stata costruita una strada di accesso
pedonale più favorevole e la visita e la visione del Castello è stata
organizzata, periodicamente, dall’Associazione “Vivere Slow”, che si pone il
fine di valorizzare i beni culturali e ambientali di Contessa Entellina.
Vedasi Atanasio Schirò “L’Antico Castello di Calatamauro”, Palermo tipografia
dello “Statuto”, 1887.