StatCounter

Visualizzazione post con etichetta CASTELLO CALATAMAURO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CASTELLO CALATAMAURO. Mostra tutti i post

martedì 18 agosto 2026

Aree interne dell’Isola (4)


Contessa Entellina vive un
forte spopolamento, con
tassi di case vuote o non
abitate che come in molti
 piccoli centri interni
della Sicilia raggiungono
o superano il 50-60% a
causa dell'emigrazione
giovanile e non, e del
generale calo
 demografico.

Il rimedio non è 
di certo il destinare
risorse pubbliche
a feste e festicciole,
ossia sperpero di
risorse.

Aree interne, addio: 

Come ripopolarle?

Le aree interne della Sicilia affrontano una grave crisi strutturale. Sono tutte caratterizzate da isolamento viario, mancanza di occupazione stabile e spopolamento demografico e questa realtà spinge migliaia di giovani a emigrare, desertificando paesi e borghi rurali/montani tra Madonie, Nebrodi, Sicani ed entroterra ennese e nisseno.

1) Le arterie provinciali e comunali presentano interruzioni, frane croniche e manutenzione quasi assente, anzi assente.

2) Spostarsi verso i poli ospedalieri o universitari della costa richiede tempi lunghi e disagevoli.

3) Le opportunità lavorative dignitose sono ridotte al lumicino, limitate a un'agricoltura spesso tradizionale e non sempre ammodernata e redditizia.

4) I giovani con titoli di studio superiori (universitari)  o professionali lasciano l'isola per il Nord Italia o l'estero in direzione della Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna.

5) Nei  paesi dell’entroterra, che includono la nostra Contessa Entellina, restano solo gli anziani, rendendo insostenibile il welfare locale.

6) Per la Cgil Sicilia ricade nelle “aree interne” il 39,6% del territorio isolano e però vi risiede l’11% della popolazione (Istat 2025). Nelle cinque zone della prima Snai il calo demografico, dal 2014 al 2025, è proseguito, più marcato sui Nebrodi con – 10.412 abitanti, meno nelle Madonie (- 770) . Il Calatino ha perso 6.577 abitanti, la valle del Simeto 4.091, le terre Sicane 6331. Al calo demografico si è accompagnata la diminuzione delle istituzioni scolastiche, con punta del 53,84% nelle terre Sicane.

“In queste aree- ha detto Gabriella Messina, segretaria confederale Cgil Sicilia- le difficoltà infrastrutturali, dalla rete viaria alle connessioni digitali, continuano a rappresentare uno dei principali fattori di svantaggio. Esse contribuiscono a determinare quel deficit di cittadinanza, insieme alle carenze del sistema sanitario, del servizi sociali e delle strutture deputate all’istruzione, che causano lo spopolamento”. 

(Segue)
  • mercoledì 12 agosto 2026

    Aree interne dell’Isola (3)

    L’abbazia di Santa Maria
    del Bosco
     (nota anche come 
    Santa Maria del Bosco di
    Calatamauro
    è un antico e
    maestoso complesso
    monastico situato a
    Contessa Entellina
    , all'interno
    della città metropolitana
    di Palermo, in Sicilia
    . Immersa
    nella suggestiva cornice della 
    Riserva naturale orientata
    Monte Genuardo e Santa
    Maria del Bosco
    , l'abbazia
    vanta oltre 700 anni di storia
    ed è considerata una delle
    strutture cenobitiche più
    grandi e affascinanti d'Europa.

    Ai nostri giorni la struttura
    è in parte adibita a 
    relais di
    charme, location per
    matrimoni ed eventi
    , e
    ospita al suo interno un
    ristorante di cucina
    tradizionale e mediterranea.







     Aree interne, addio: 

    come ripopolarle?

     Ci e’ stato richiesto di intrattenerci per alcuni giorni sul blog sulla realtà delle aree interne, che costituiscono, che lo sappiano o meno i politi, la colonna dorsale dell’Isola: 

    =lontane dai centri urbani, 

    =prive o quasi di infrastrutture e servizi, 

    =economicamente fragili e abitate per lo più da popolazione di età avanzata

    = Sono in collina o in montagna e in piena estate molti italiani invidiano il loro clima più temperato rispetto al caldo torrido e oppressivo delle città. 

    = Magari diventano meta di un breve periodo di vacanza, ma il coraggio e l’ambizione di sceglierle come residenza non ci pensano nemmeno i loro amministratori locali che per loro esigenze lavorative vivono altrove. Anche perché le offerte di lavoro in queste zone sono, sarebbero tuttora, tutte da inventare. 

    Dalle aree interne passa comunque un pezzo fondamentale del futuro del nostro Paese anche e soprattutto per le risorse ancora da scoprire, per la qualità della vita che possono offrire, per la necessità di proteggere queste aree nell’interesse e in chiave di prevenzione di possibili disastri naturali. 

    La fotografia delle aree interne è più che impietosa considerando anche il crescente invecchiamento di chi le abita. Il trend non si sta invertendo nonostante da qualche anno sia stata attivata una cosiddetta Strategia nazionale di rilancio. 

    Di fatto nei paesi delle aree interne sono sempre meno i giovani. E, però, le potenzialità ci sono, ci sarebbero: recuperare e sostenere la capacità di resilienza in quella parte di società civile che sceglie di viverci, impegnandosi per migliorarne le condizioni, sarebbe una scommessa che varrebbe la pena perseguire. Sicuramente non servono le feste promosse o patrocinate finora da tanti enti locali, il cui fine pare sia promuovere l’immagine dell’amministratore di turno.

    (Segue)

    martedì 11 agosto 2026

    Aree interne dell’Isola (2)

    Contessa Entellina,
    a partire dal 1870 circa,
    è diventato un paese
    di forte emigrazione
    .
    Molti abitanti sono
    partiti verso gli Stati
    Uniti (specie New
    Orleans), la Germania,
    la Svizzera e il Nord
     Italia a causa della
    carenza di opportunità 
    lavorative.
    New Orleans accoglie
    una grande comunità
     di originari contessioti.
    Altri flussi si dirigono
    in Europa centrale
     (Germania e Svizzera)
     e nelle regioni del Nord
    Italia.
    Il calo demografico
    continua nel tempo,
    segnato anche dagli
    eventi sismici 1968
    e dalle difficoltà
    economiche locali.
    E più recentemente
    dall’assenza assoluta
    della “politica”, ossia
    quell'insieme delle
    attività, delle modalità
    di governo e delle
    decisioni che riguardano
    la gestione pubblica e
    la direzione di una
    comunità.





     Contessa Entellina, e non solo

    Aree interne, addio: come ripopolarle

    Consentendolo la politica, ci pensa il non profit.


    «Secondo i dati completi aggiornati al 2024 nei comuni delle aree interne risiede il 22,6% della popolazione italiana - spiega Antonella Bianchino, dirigente dell’Ufficio territoriale Area Sud di Istat - mentre il 9 per cento abita nei comuni periferici e ultraperiferici. Oltre il 36% della popolazione del Mezzogiorno vive in aree interne, al Nord la percentuale è inferiore al 15 per cento. Risiedere in un’area lontana dai servizi essenziali comporta inevitabilmente una condizione di marginalità economica e sociale che ha contribuito in modo significativo al declino demografico di queste aree negli ultimi settant’anni». 

    Dal 1951 un comune su quattro delle aree interne perde sistematicamente popolazione. Fra questi rientra (purtroppo a ritmi accelerati) la nostra Contessa Entellina. 

    Nei primi dieci anni del nuovo secolo c’è stata un’inversione di tendenza, ma poi il calo ha ricominciato a essere marcato.

     «Guardando alla dinamica della popolazione rispetto all’anno precedente - prosegue Bianchino - a fronte di una popolazione nazionale sostanzialmente stabile rispetto al 2023, i dati evidenziano in queste aree una flessione di 24.710 unità». Una diminuzione dettata in parte dal saldo naturale, in parte dalle migrazioni interne e solo parzialmente compensata dalle migrazioni dall’estero. 

    Lo spopolamento delle aree interne ha un duplice effetto negativo: da una parte impoverisce gli ecosistemi e il patrimonio territoriale, dall’altra riduce la sicurezza e la qualità della vita delle persone che continuano a viverli.

    Vivere nelle aree interne della Sicilia, come ci capita nel Corleonese, offre sicuramente un contesto naturale e umano autentico ma si scontra con una viabilità secondaria e provinciale gravemente dissestata, trascurata e con politici che probabilmente non ne fanno uso. Le buche, le frane non riparate che permangono per mesi, anni ed oltre e l'isolamento logistico che complicano la vita quotidiana, i soccorsi sanitari e il lavoro agricolo e quello pendolare. E ovviamente non bastano le sterili feste paesane per far dimenticare il disagevole vivere i servizi amministrativi e sanitari dislocati nei centri maggiori: Corleone o Sciacca.


    (Segue)

    lunedì 10 agosto 2026

    Aree interne dell’Isola


    Il Castello di Calatamauro è
    un'
    antica fortezza medievale
    situata su un picco roccioso a 
    764 metri s.l.m. nel territorio
    comunale di Contessa Entellina,
    in provincia di Palermo
    . Il sito
    fa parte dell'area geografica
    della 
    Valle del Belice.

    Periodo bizantino e arabo
    :
    Probabile fondazione bizantina,
    divenne poi un'importante
    roccaforte musulmana. Il
    nome stesso deriva dall'arabo 
    Qal'at tāmūr (Fortezza di Tamur).

    Epoca federiciana
    :
    Nel XIII secolo, sotto
    Federico II, assunse un ruolo
    militare strategico cruciale
    come base contro i
    musulmani in rivolta
    nella vicina Entella. Venne
    inserito tra i 
    castra exempta 
    (castelli demaniali sotto
    il controllo regio diretto).


    Guerra del Vespro: Nel
    corso dei Vespri Siciliani,
    la fortezza fu distrutta dai
     corleonesi.








    Contessa Entellina, e non solo

    Per alcune pagine del blog ci soffermeremo sulle  aree interne, una colonna dorsale dell’Italia, del Meridione e delle Isole, sopratutto: lontane dai centri urbani, prive o quasi di infrastrutture e servizi, economicamente fragili e abitate per lo più da popolazione di età avanzata. 

    Hanno quasi tutte caratteristiche simili: stanno in collina o in montagna, ma non solo, in piena estate molti italiani invidiano il loro clima (ritenuto) più temperato rispetto al caldo torrido e oppressivo delle grandi città. Magari diventano meta di un breve periodo di vacanza, ma il coraggio e l’ambizione di sceglierle come residenza toccano ancora pochi centri, forse quelle dove le Amministrazioni Comunali sono culturalmente attrezzate e non hanno Associazioni pro-visitatori da ritenere non allineate.

    Nelle aree interne della nostra Sicilia le offerte di lavoro sono poche e sarebbero tutte da inventare. Tuttavia, pur essendo difficili da abitare, e’ proprio dalle aree interne che passa un pezzo fondamentale del futuro del nostro Paese anche e soprattutto per le risorse da scoprire, per la qualità della vita che possono offrire, per la necessità di proteggere questi terreni nell’interesse e in chiave di prevenzione di possibili disastri naturali. 

    Se guardiamo ai numeri la fotografia delle aree interne è impietosa considerando anche il crescente invecchiamento di chi le abita. Non basta: il trend non si sta invertendo nonostante da qualche anno sia stata attivata una Strategia nazionale di rilancio. E soprattutto ci sono sempre meno giovani, anche perché i servizi per l’infanzia sono carenti. Ma è opportuno ripeterlo, perché è vero e le potenzialità ci sono: recuperare l’abitabilità di queste aree e sostenere la capacità di resilienza in quella parte di società civile che sceglie di viverci, impegnandosi per migliorarne le condizioni, è una scommessa che vale la pena perseguire. Per più di un motivo. 

    Sempre che la politica amministrativa sia all’altezza del compito.

    (Segue)


    venerdì 17 luglio 2026

    Ambiente: Territorio da studiare (1)

    Il territorio di Contessa
    Entellina (a circa 80 km da
    Palermo) 
    sorge nella Valle
    del Belice, alle falde del Monte
    Genuardo
    . È un'importante
     oasi etnica, linguistica
    e religiosa fondata nel
    XV secolo da esuli albanesi
     (
    arbëreshë). L'area è celebre
     per le sue tradizioni, il
    rito greco-bizantino e il
    ricco patrimonio
    naturalistico e archeologico.
    Il territorio è rinomato
    per le sue produzioni
    vitivinicole di eccellenza,
    con storiche cantine
    radicate nel comprensorio.






     Mille punti di vista.

    Mille approcci.

    Con ogni probabilità, ciascuno di noi è perfettamente consapevole nel recarsi in macchina dal centro abitato di Contessa Entellina in uno dei borghi che insistono sul territorio, per dire a Roccella, che percorre una strada ed uno spazio che contestualmente è fisico, geografico, storico, amministrativo, rurale ed altro ancora. Con ogni probabilità l'Italia - cosí come oggi la percorriamo in treno o in auto - è rappresentabile in tante mappe nelle quali si possono circoscrivere vari ambiti. Altri innumerevoli se ne possono tracciare, siano essi storico-artistici, linguistici, istituzionali ecc., ma ciascun ambito  risponde a una periodizzazione. L'ambiente geografico di cinquemila anni fa era verosimilmente simile a quello del 2026, non cosí quello degli insediamenti e dei quadri ambientali.  Ogni ambito, ogni contesto  territoriale possiede, ovviamente, una sua cronologia.

    La storia è disciplina eminentemente narrativa, cosí come la geografia - si suol dire dal tempo di Tolomeo - è invece disciplina eminentemente descrittiva: per quanto diverse possano esser queste due letture esse rispondono a un diverso modo di osservare la realtà, di pensare a essa e, dunque, di interpretarla. 


    Quando si affronta il tema dell'organizzazione del territorio la prima questione su cui riflettere è la sua particolarità: ovvero che l'habitat è un sistema la cui costruzione - per quanto sia riferibile a uomini o a principi, a comunità monastiche, a famiglie titolate o a classi sociali - non è mai risolta una volta per tutte in una periodizzazione che si riferisca al nome di un sovrano, di un feudatario, di una data comunità storicamente connotata. Perché ogni insediamento ha un suo precedente e un suo successivo strato di interventi. La trasformazione di un territorio è un processo continuo e, in quanto tale, processo sempre in atto.

    (Segue)

    domenica 28 giugno 2026

    La Jarida di Monreale

     Conoscere i territori

    La Jarida è lo strumento principale
    utilizzato dagli studiosi—tra cui
    le ricerche specifiche sulle 
    Divise Battallarii e Divisa
    Fantasine—per ricostruire la
    viabilità, gli insediamenti rurali
     e le antiche trazzere siciliane.



    La Jarida di Monreale (spesso definita anche platea) è uno storico registro catastale e documentale del 1182, redatto sia in arabo che in latino. Contiene l'inventario dei confini e delle terre assegnate dal re normanno Guglielmo II all'abbazia benedettina di Santa Maria Nuova di Monreale. Si tratta del registro ufficiale, di carattere diplomatico e amministrativo, con cui il re Guglielmo II d'Altavilla concesse alla Chiesa di Santa Maria Nuova di Monreale il privilegio di trattenere e amministrare i propri immensi possedimenti terrieri e feudali.

     Il documento è di fondamentale importanza per la ricostruzione storica e geografica della Sicilia medievale, in particolare per l'area dell'Alto Belice, che ovviamente include con parecchi motivi di interesse l’attuale territorio di Contessa Entellina. Elenca dettagliatamente i confini territoriali, i feudi e i casali, inclusi quelli di Entella e Calatamauro; ovviamente quelli di più o meno un millennio fa.

     Il documento è steso  in arabo e in latino, quasi a voler testimoniare il processo di transizione culturale e amministrativo in Sicilia durante il passaggio dalla dominazione araba a quella normanna. Molti dei toponimi attuali del territorio contessioto derivano direttamente da quelli arabi trascritti nella Jarida e permettono agli studiosi di mappare l'antico paesaggio rurale del periodo arabo. Effettivamente la Jarida è una fonte inestimabile per mappare antiche strade e comprendere l'organizzazione del territorio attorno all'antico castello di Calatamauro e alla città-fortezza di Entella durante il periodo delle rivolte islamiche contro l'imperatore Federico II di Svevia.

    (Segue)

    giovedì 3 luglio 2025

    Mappe di Storia (1)

    Provare a capire ...

     Gli stessi periodi storici
    hanno narrazioni
    differenti a secondo
    il profilo culturale che
    si intende assumere. 




     Secondo più storici gli incunabuli, i presupposti di quello che sarà il mondo moderno sarebbero il Rinascimento e poi quella che fu definita la Riforma protestante.

     All'autore del Blog  e ad un suo amico si è posta l'idea di approfondire il pensiero e l'assetto dell'Occidente  in quei due periodi che coincidono con l'alba e l'affermarsi della comunità di Contessa, che però, per più ragioni sociali ed economica, viveva assetti e condizioni umane piuttosto lontane dalla modernità. Perchè allora vogliamo affronare l'alba della modernità da un lato ed il profondo feudalesimo dall'altro?. Al fine di meglio conoscere sia la portata del Rinascimento e della Riforma Protestante da un lato, e della condizione feudale dall'altra che interessava le masse e che ancora fino a ... ieri ha interessato vastissimi territori e masse europee.

      Per il conduttore del Blog si tratterà di scandagliare la CULTURA, sezionando da una parte Riforma e Controriforma da un lato e percorso della Modernità nella contestuale sopravvivenza di Feudalesimo prima e Latifondismo dopo fino agli anni ‘50 del novecento.

    martedì 12 novembre 2024

    Gestione area archeologica Castello Calatamauro

    Ci perviene e volentieri pubblichiamo la
    nota che segue.

    ASSOCIAZIONE VIVERE SLOW
    VIA G. AMENDOLA, 1
    90030 - CONTESSA ENTELLINA (PA)

    Codice Fiscale: 97262980820
    Partita iva: 06903570825
    vivereslow.it - info@vivereslow.it - castellodicalatamauro.it


    -Al Presidente del
    Consiglio Comunale 
    -Al Sindaco
    del comune di Contessa Entellina (Pa)
    e p.c. Al Segretario comunale
    -A tutti i consiglieri
    -Alla cittadinanza

     

    OGGETTO: Richiesta chiarimenti circa il rinnovo della gestione Area Archeologica Castello di Calatamauro contratto scaduto in data 13/11/2023 – CIGZF625406247


          Gent.issimi,

    ho scritto diverse volte in merito alla gestione in oggetto per conoscere l’orientamento dell’amministrazione circa il futuro dell’area archeologica Castello di Calatamauro ma, ad oggi, purtroppo, ho solo ricevuto la richiesta del segretario comunale Prot. 7004 del 13/06/2024 di una relazione che abbiamo prontamente inviato e acquisita al Protocollo in arrivo N. 00007238 del 20-06-2024 senza una risposta.

    In tutti questi mesi, molte persone hanno chiesto a noi il perché della mancata pubblicazione del bando e, prima di noi, anche a qualche consigliere comunale ricevendo in risposta che “noi non abbiamo pagato”… “insinuando” che l’associazione che rappresento sia morosa.

    Sottolineo che per molti anni la gestione del bene e la sua valorizzazione è rimasta la priorità per tutti noi e che il contratto è stato sottoscritto negli anni con l’impegno dell’amministrazione di attivarsi per la delimitazione dell’area, per la manutenzione straordinaria e per la realizzazione di una biglietteria ma questo, dopo 10 anni, non è ancora avvenuto.

    L’Associazione che rappresento ha garantito la valorizzazione, la fruibilità, la salvaguardia e la sicurezza del bene spesso con proprie risorse e, questo, come espresso meglio nella relazione già inviata, penso sia avvenuto con ottimi risultati, come tante persone possono testimoniare.

    Inoltre, negli ultimi giorni, il comune di Contessa Entellina in collaborazione con altri enti sta organizzando un percorso nell'area del Castello senza un nostro coinvolgimento. E questo come tante altre cose mi fa pensare che non vi sia da parte Vostra un riconoscimento del nostro lavoro in questi dieci anni anche se Vi ricordo che rimaniamo l'associazione che ha sperimentato e creato i sentieri e che meglio conosce l'area, le sue insidie e le sue bellezze e che usate spesso anche le foto che abbiamo commissionato noi e che quindi mi pare veramente assurdo far finta che noi non ci siamo stati perché la storia recente del Castello di Calatamauro non può essere cancellata con il silenzio, ma è una storia scritta e testimoniata da tante persone e cose.

    Per tali motivi e per altri, che per brevità non espongo, mi trovo nel doveroso ma imbarazzante ruolo di chi deve fare chiarezza su questa vicenda in un Consiglio Comunale aperto o in un dibattito pubblico dove si possa parlare del passato e del futuro dell’area.

    Riassumendo quanto esposto, con la presente:

    C H I E D O

    I motivi che hanno impedito la pubblicazione di un nuovo bando.

    Il motivo del nostro mancato coinvolgimento nelle attività al Castello.

    Un Consiglio Comunale aperto o un dibattito pubblico dove si possa far conoscere ai Consiglieri e alle persone il lavoro fatto in questi anni.

    Dichiaro, altresì, che non risultano richieste di pagamento del comune nei confronti dell’Associazione che rappresento ma semmai dei crediti per patrocini che il comune di Contessa Entellina non ha mai liquidato (ma magari ci sarà sfuggito il pagamento).

    A tal proposito Vi chiedo di verificare assegnazione contributo con delibera Giunta Municipale N. 68 del 06/08/2019 e determinazione generale N. 635 del 06/12/2018 per un importo complessivo di 700 euro e per i quali abbiamo inviato lettera di sollecito via pec il 20/05/2020 senza ricevere risposta.

    In attesa di un Vostro riscontro porgo i miei più cordiali saluti.

    Potete contattarci ai seguenti recapiti telefonici o via e-mail
    Cell. 389 6152466 – info@vivereslow.it – pec: vivereslow@pecsicilia.it

    Contessa Entellina 12/11/2024

    Il Presidente Ass. Vivere Slow
    Firmato digitalmente Antonino Montalbano

    lunedì 19 agosto 2024

    Contessa Entellina, Santa Maria del Bosco, Entella, Castello Calatamauro ….Vaccarizzo

     Mi è stato chiesto, in quanto conduttore del Blog, ragione della regolare funzionalità della Biblioteca comunale, dell’Antiquarium locale come pure del rallentamento delle prospezioni sul territorio della Scuola Normale di Pisa. Ovviamente la risposta è stata che non è al Blog che va posta la  domanda.

    Contessa Entellina survey: in nero i siti, in grigio i rinvenimenti extra-sito.

    Sulla spinta comunque della sollecitazione che mi e’ parsa interessante in quanto mostra passione culturale nell’ambito della comunità di Contessa Entellina da parte di una discreta fascia di popolazione giovane, ho deciso di dedicare una pagina periodica sui beni di interesse culturale che insistono sul territorio, compresi quelli ambientalistici.

     Mi servirò di una discreta raccolta di documentazione delle “Giornate internazionali di Studi sull’Area Elima”, svoltesi durante gli anni in cui erano intense le rilevazioni e gli scavi ad Entella e su ulteriori aree del territorio comunale. 

     Utilizzero' ancora altra documentazione della Scuola Normale di Pisa diffusa con riferimento alla definizione della Carta Archeologica su scala comunale.

    venerdì 26 luglio 2024

    Appunti di Storia siciliana (3)

    Per essere indotti ad amare la Storia

    Il prof. Renda nella prefazione alla sua “Storia della Sicilia” ricorda i testi di Storia Generale dell’Isola dei secoli trascorsi, che qui vogliamo, a beneficio dei lettori, riportare:
     
    --De Rebus Siculis di Tommaso Fazello, la cui prima edizione risale al 1558;

    --Storia civile del Regno Sicilia di Giovanni Evangelista Di Blasi fra il 1830-1838;

    --Somma della Storia di Sicilia, scritta da Nicolò Palmeri fra il 1834 e il 1840.

    E finalmente nel 2003 è arrivato il libro di storia generale del prof. Francesco Renda.

    La Storia siciliana del prof. Renda non poteva che avviarsi dalla Sicilia greca, dalla Sicilia romana protrattesi per oltre un millennio e proseguire quindi sulla Sicilia bizantina, quella islamica, quella normanna, la sveva, l’aragonese, la spagnola, la borbonica fino ad arrivare alla Sicilia italiana, quella che gode dell’Autonomia Speciale.

    Il prof. Francesco Renda nelle sue premesse sostiene che l'Isola ha avuto nel corso dei secoli una Storia discontinua dovuta alla circostanza “culturale” secondo cui gli storici della Sicilia antica scrivono in modo diverso dagli storici della Sicilia medievale ed, ancora, gli storici della Sicilia moderna e contemporanea svolgono i loro argomenti ignorando i presupposti della Sicilia antica e medievale.

    Sul blog periodicamente trarremo dei flash storici da tutti i testi sopra ricordati (ma anche da altri qui non ricordati) nonché dalla più recente opera monumentale “Storia della Sicilia” dell’Editoriale Domenico Sanfilippo Editore.

    domenica 21 luglio 2024

    Appunti di Storia siciliana (2)

    Per essere indotti ad amare la Storia

    Scrive Denis Mack Smith (storico inglese, 1920-2017) nella sua Storia della Sicilia medievale e moderna:

    Frammento di mosaico della
    Galleria Regionale della Sicilia
    di Palermo (Palazzo Abatellis,
     inv. 2) raffigurante la Vergine
     Odigitria di Calatamauro
     (cm 8 x 5; pannello
    cm  102 x 100), è una
    testimonianza della presenza
    di pitture bizantine ancora
    nella Sicilia del XIII-XIV secolo,
    ben oltre l'epoca bizantina e
    quella mussulmana.

    Odigitria sta per 
    Colei che mostra la via, che
    guida, indicando ai fedeli
    il Bambino.


    1) Quando l'impero romano si disintegro' sotto l'urto delle invasioni barbariche, la Sicilia attraversò un secolo di disordini, ma poi fini' saldamente nelle mani di Giustiniano e degli imperatori d'Oriente, a Costantinopoli. 

    Siracusa dopo la caduta di Ravenna nelle mani dei longobardi, divenne il principale avamposto di Bisanzio in Occidente. 

    Forse qua e là nell'Isola si continuò a parlare latino ma, per tre secoli dopo il 535, il greco rimase la lingua ufficiale del governo e la Chiesa adotto' i riti greci e l'obbedienza al Patriarcato di Costantinopoli.
    Bisanzio fu infine spodestato solo quando le lotte fra fazioni nella capitale dell'Impero  e le guerre in Persia  e nei Balcani  la costrinsero a ritirare dal Mediterraneo centrale gran parte del suo esercito e della sua marina. Alla sua influenza  subentrò allora quella dell'Islam. Gli arabi con la loro cavalleria veloce, travolgersero rapidamente le guarnizioni bizantine e le tribù berbere del Nord Africa. 
    Nel 643, dieci anni dopo la morte di Maometto, avevano raggiunto Tripoli; nel 652 una forza di spedizione araba, proveniente dalla Siria, era sbarcata  per breve tempo in Sicilia. Prima della fine del secolo era stata conquistata Cartagine  e si cominciavano a costruire cantieri navali  e impianti portuali in Tunisia da cui poter lanciare nuovi attacchi all'Europa.
    Un'invasione musulmana della Sicilia su larga scala non ebbe luogo fino all'827, ma, quando giunse, rappresentò una terribile sfida all'Europa cristiana. Il controllo della potenza sul mare fu temporaneamente perduto. Incursioni arabe riuscirono a raggiungere la stessa Roma e a costringere il Vicario di Cristo a scendere a patti. ....

    martedì 2 aprile 2024

    Il Castello di Calatamauro tra Storia e Leggenda, a cura dell'avv. Domenico Cuccia

    Avv. Domenico Cuccia

    IL CASTELLO DI CALATAMAURO TRA STORIA E LEGGENDA

    Il Castello di Calatamauro si erge in territorio di Contessa Entellina, a circa 3 KM dal centro abitato, vicino alla strada che porta a Sambuca di Sicilia, su un rilievo roccioso a forma di piramide a 764 metri dal livello del mare. Esso è delimitato a sud e a ovest da pareti scoscese, mentre i versanti settentrionale e orientale presentano un lungo dislivello che ne rende difficile l’accesso. È presente nel catasto del Comune di Contessa Entellina al foglio 31, particelle 2 e 3. Il Castello, per gli arbëreshë Kastjeli, alimenta la fantasia degli abitanti di Contessa che sin da piccoli hanno sentito le storie dei rinvenimenti di cadaveri con apparato scheletrico gigantesco in contrada Scirotta, a testimonianza delle grandi dimensioni degli antichi abitanti della zona, ivi sepolti. E pur essendo gli albanesi arrivati nel territorio di Contessa in un periodo successivo rispetto a quello della deportazione degli ultimi saraceni rimasti a Lucera, in Puglia, effettuata nel 1246 su ordine dell’imperatore Federico II di Svevia, dopo la conquista e la distruzione di Entella, il ricordo di questi guerrieri giganteschi, probabilmente Berberi provenienti dall’Africa del Nord, era ancora vivo. Da piccolo sentivo la frase arbëreshe: “ Ishtë aq i madh sa një saraçenë”, in italiano: “È così grande quanto un saraceno”.

    STORIA


    Secondo gli storici Tommaso Fazello [1] e Rocco Pirri[2], il Castello è stato eretto dai saraceni. A riprova della loro tesi richiamano lo stesso nome che porta: Calat, che in arabo significa luogo erto e fortificato; e il termine Calat è stato adoperato dagli arabi per indicare vari altri castelli della Sicilia. Tale tesi è stata contestata da Michele Amari e da altri storici più recenti i sulla base della seguente considerazione: tra i castelli che vennero a patti coi Musulmani che volevano conquistare la Sicilia vi era quello di Mavr o Mavrù Mauro o Calatamauro. Secondo questi storici, pertanto l’origine del Castello è bizantina. Tale tesi è suffragata anche dal fatto che i Bizantini, per arginare l’avanzata degli arabi, costruirono in molti monti dei castelli fortificati. L’abbate Vito Amico [3] si limita ad affermare che ai suoi tempi l’origine del Castello veniva attribuito agli Arabi oppure ai Greci. Risulta certo, comunque, che nella zona pianeggiante sotto il Castello, denominata Scirotta sono stati trovati dei sepolcreti in muratura, monete, vasi che testimoniano una presenza umana antecedente alla conquista araba.  

    Infatti, siccome l’uso degli arabi, almeno nei primi tempi, era quello di seppellire i morti avvolti in un lenzuolo bianco, disposti sul fianco destro e direttamente sulla terra, senza opere in muratura e altri oggetti, risulta evidente che quelle sepolture erano anteriori alla presenza araba.

    Dello stesso avviso era lo storico contessioto Atanasio Schirò, che ritiene il Castello già esistente nel periodo bizantino [4]. Questa tesi non convince del tutto gli archeologi della Normale di Pisa che sull’area del Castello di Calatamauro hanno diretto una campagna di scavi effettuata nel 2006. Per loro non è certo che ci sia, tra le fortezze che secondo l’Amari si sono arrese agli arabi,[5] anche quella di Calatamauro, potendosi tale toponimo, riferirsi anche al Castello di Marineo. Quella dell’origine pre-araba del Castello di Calatamauro sarebbe, dunque, solo un’ipotesi da verificare.[6]

    Un elemento certo è la citazione del geografo arabo Idrisi il quale, come afferma l’Amari, parla del Castello di Qal’Mawru come di una fortezza esistente nel XII secolo. Il Castello, per un periodo alle dirette dipendenze della Corona, aveva la funzione di controllare una vasta area di territorio tra il monte Genuardo, e i torrenti Vaccarizzo e Senore; controllava, inoltre, un tratto della strada Palermo-Corleone-Sciacca. Si ritiene, perciò, che nel periodo delle guerre tra Federico II e gli ultimi Musulmani di Sicilia (conclusesi, in un primo tempo, nell’anno 1221 e dopo, definitivamente, nell’anno 1246) il Castello di Calatamauro, posto di fronte ad Entella – dove secondo alcune fonti arabe vi era la sede di ibn ’Abbad, l’emiro ribelle –, abbia esercitato un ruolo molto importante per la risoluzione del conflitto. Pare, dunque, che sia questo ruolo chiave per il controllo del territorio che abbia fatto rientrare Calatamauro in quella serie di castra exempta , noti dal registro imperiale del 1239-1240, che la Corona gestiva in prima persona-

    Diversi storici [7]parlano in maniera particolareggiata del ruolo che il Castello di Calatamauro ha avuto durante la rivolta del Vespro. I rappresentanti del Comune di Palermo [8], durante la rivolta del Vespro stipularono un patto di unione, fedeltà e alleanza col Comune di Corleone. In virtù di tale patto il Comune di Palermo prometteva a Corleone [9] uno speciale aiuto per distruggere il vicino Castello di Calatamauro. I corleonesi, pertanto, avevano fatto capitano del popolo un patriota di nome Bonifazio. Questi, si mise alla testa di tremila uomini e diede l’assalto al castello di Calatamauro e agli altri castelli dell’interno. La distruzione del Castello di Calatamauro era necessaria per i rivoltosi perché, se gli angioini fossero riusciti a rioccuparlo, da esso potevano dominare la zona circostante e mettere a rischio la città di Corleone che, in linea d’aria, non dista molto dal suddetto Castello. Secondo l’Amari, i corleonesi, dopo avere occupato con molte uccisioni il Castello, si impadronirono delle torme di cavalli, che stazionavano nell’area sottostante per essere utilizzati da Carlo d’Angiò per l’invasione del territorio dell’impero bizantino, e li utilizzarono per la lotta contro i francesi.

    Non si sa con certezza se il Castello fu completamente distrutto a seguito degli avvenimenti dei Vespri siciliani o fu solamente molto danneggiato. Il Fazello e il Pirri dissero che ai loro tempi il Castello era deserto, ma non dissero che era distrutto. Vito Amico disse che il Castello conservava i tetti e le case ma non era destinato ad alcun uso ed era quasi deserto.

    Sembrerebbe quindi che il Castello di Calatamauro più che una vera e propria distruzione da parte dei nemici abbia sofferto di un lento declino e di una perdita della sua funzione quale centro del potere baronale.

    SIGNORI FEUDALI E FONDAZIONE DEL CASALE DI CONTESSA

    Con la fondazione o la riedificazione del casale di Contessa da parte dei greco-albanesi, avvenuta intorno al 1520-1521 [10], quando era signore di Calatamauro e del casale di Contessa il conte don Alfonso De Cardona e Sanluzio, alias Peralta, il Castello perde gradualmente la funzione di centro del potere baronale a favore del casale di Contessa, dove erano presenti i rappresentanti del signore feudale.

    Il castello di Calatamauro che, come abbiamo visto, durante il periodo del re di Sicilia e imperatore Federico II, rientrava nell’elenco dei castra exempta cioè tra quelli gestiti direttamente dalla corona, successivamente perse il suo ruolo di indispensabile presidio militare e fu dato in investitura a diversi signori feudali. Se ne citano solo alcuni per l’importanza che gli stessi hanno avuto per la storia del territorio[11].

    Dopo il Vespro, nel 1300, riceve il feudo di Calatamauro Guillem Calcerand de Cartellà[12].

    Nel 1336 il Feudo venne concesso dal Re di Trinacria, Federico III d’Aragona,[13] all’infante Guglielmo, suo terzogenito, e dopo la sua morte, nel 1338 il feudo andò al fratello di lui Giovanni[14]. Dopo, la baronia di Calatamauro fu concessa dal re Federico III, detto il semplice, al conte Guglielmo Ventimiglia.

    Successivamente la suddetta Baronia fu concessa all’infantessa Eleonora d’Aragona, che la portò in dote nel 1373 a Guglielmo II Peralta. A causa della fellonia di quest’ultimo il Castello ritornò al regio demanio e poi, dopo alterne vicende, fu, per privilegio del 28 febbraio 1398, nuovamente riaffidato alla contessa Eleonora d’Aragona e da lei, per transazione controfirmata dal re Martino il 15 maggio 1405, fu assegnata a suo figlio Nicolò Peralta il giovane. Il 18 novembre 1434 se ne investì Alfonso Cardona che aveva sposato Caterina Peralta. Il 3 luglio 1543 si investì del feudo Antonino Cardona per la morte della madre Caterina Peralta. Il 18 giugno 1518 si investì della Baronia di Calatamauro il conte Alfonso II Cardona e Peralta, lo stesso che nel 1520 firmò i capitoli di fondazione di Contessa.

    Successivamente le famiglie Feudali titolari della Baronia di Calatamauro e, quindi, del relativo Castello, cambiavano, come già era avvenuto per i Peralta, con l’estinzione del ramo femminile.

    Così nel 1577 il Castello passa a Giovanni Gioeni, per la morte di Caterina Cardona, sua madre.

    Il 15 maggio 1655 la titolarità della Baronia passò al Principe Onofrio Colonna, la cui madre, Isabella Gioeni, aveva sposato nel 1641 il Gran Contestabile Marco Antonio Colonna.   

    Dai Colonna la titolarità del sito passò alla Baronessa Chiara Cammineci e Mulè la quale, a sua volta, la portò in dote al Barone Giovanni Mulè e, quindi, alla Duchessa Chiara Mulè e Sammartino.

    Con l’abrogazione del Feudalesimo, avvenuta con la Costituzione siciliana del 1812, i feudi si trasformarono in allodi e diventarono, quindi, oggetto di proprietà privata degli antichi Baroni feudatari che potevano alienare a terzi i terreni. 

    A seguito di questi processi di trasformazione dei feudi l’area in cui sorgeva il Castello di Calatamauro e i terreni circostanti furono, successivamente, acquistati dal signor Antonino Riggio, di origini siciliane ma residente a New Orleans, negli U.S.A.

    I suddetti terreni furono, poi, venduti dal suddetto Riggio Antonino e dai suoi figli a Giuseppe Colletti e a vari esponenti della famiglia Cuccia, per atti del notaio Mirto stipulati a Corleone il 5 gennaio 1955. I terreni, in oggetto, sono oggi di proprietà degli eredi e aventi causa dei compratori del 1955, ad eccezione dell’area archeologica in cui sorge il Castello e del relativo sentiero di accesso, che sono di proprietà del Comune di Contessa Entellina, a seguito di procedura di esproprio.

    STRUTTURA ARCHEOLOGICA E RESTI DEL CASTELLO

    Il Castello era circondato da due cinte murarie. La prima, quella delle mura esterne, era di m 1,10 di spessore, e sbarrava l’accesso sul lato nord; la seconda, quella delle mura interne era di m.1,50 di spessore e sbarrava l’accesso alla parte sommitale del sito. Nell’angolo nord del sito esterno ci sono le tracce di un lunghissimo edificio (m. 11,40 x 5) che fa presumere l’esistenza di una vasta scuderia.[15]

    Nela cinta interna, che in alcuni punti raggiunge i nove metri di altezza, sono presenti un’ampia feritoia e una finestra. Sotto il cortile interno vi è una grande cisterna sotterranea coperta, con una volta ad archi acuti rafforzata. Le dimensioni di questa cisterna sono di m. 6.80 x 11,30. Alla cisterna è collegato un pozzetto di attingimento delle dimensioni di m. 1 x 0,90.  Esaminando la struttura può essere individuata nel lato est una possibile porta di accesso al Castello, mentre nel lato sud ovest  può essere individuata una struttura molto stretta, forse i resti di una torre. La costruzione del Castello è stata fatta con pietre irregolari che non consentono di avere elementi certi per la datazione.  Secondo il citato volume sui Castelli Medioevali di Sicilia si potrebbe pensare a una datazione del XIII secolo per la Cisterna (simile a quella dei castelli di Agira e Calatafimi) mentre si potrebbe pensare al XII secolo come data di costruzione del Castello e al XIV secolo come data della ricostruzione dopo le devastazioni della guerra del Vespro.

    Comunque elementi precisi sulla datazione del Castello ancora non ce ne sono. Il Comune di Contessa Entellina ha avviato nel 2006 i lavori per il restauro e la restituzione a pubblica fruibilità del complesso fortificato.  Il Servizio per i beni Archeologici della Soprintendenza per i beni Culturali e Ambientali della provincia di Palermo, nell’ambito della convenzione in corso con la Scuola Normale Superiore di Pisa per ricerche nel sito e nel territorio dell’antica Entella, ha affidato alla Scuola Normale Superiore di Pisa il coordinamento scientifico dei lavori di scavo. Ma l’abbondante materiale rinvenuto è ancora in corso di studi e non ci sono allo stato, quindi, ipotesi precise, dal punto di vista scientifico sulla datazione del Castello. Dai reperti raccolti lo stesso potrebbe essere, quindi, datato nel periodo arabo, in quello normanno o, addirittura, nel periodo dell’imperatore Federico II, quando fu inserito nella serie di castra exempta noti dal registro imperiale del 1239-1240.

    CONSIDERAZIONI FINALI

    Il Castello di Calatamauro resta, al di là delle ipotesi storiche da dimostrare e delle ricerche archeologiche da completare, uno dei più importanti monumenti di Contessa Entellina. Non ci sono allo stato elementi certi per stabilire in quale periodo storico il castello sia stato costruito. A favore dell’origine Bizantina vi sono le tesi di Michele Amari e di Atanasio Schirò, che comprendono il Castello di Calatamauro tra quelli che si sono arresi agli arabi e che quindi dovevano necessariamente preesistere alla loro venuta. A favore dell’origine araba, invece,  vi è lo stesso nome del castello e qualche reperto di origine araba ritrovato durante gli scavi archeologici diretti dalla Normale di Pisa. Tesi sostenuta da Fazello e Rocco Pirri. Per la Normale di Pisa, inoltre, il termine: «… MARW (Ibn-Atir) o MRX?A (al-Nuwayri)  potrebbe essere letto non solo come Qal’at Mawru, la Rocca del Moro, ma anche  come  Marineo (Vedasi nota n. 6), con conseguente superamento della teoria della preesistenza del Castello all’invasione araba della Sicilia. Un’altra ipotesi è che l’origine del Castello sia successiva e che esso faccia parte del sistema difensivo normanno e federiciano, e proprio per questo è stato inserito in quella serie di castra exempta noti dal registro imperiale del 1239-1240 che la Corona gestiva in prima persona. A tal fine sicuramente il Castello sarà stato un’importante fortificazione militare del territorio, quando Federico II dovette assediare i musulmani asserragliati a Entella. A questo periodo storico risale qualche reperto archeologico ritrovato negli scavi a Calatamauro della Normale di Pisa. A prescindere, comunque, dalle varie ipotesi sulla fondazione del Castello, è certa l’importanza militare che lo stesso ha avuto durante certi periodi storici quali: la Rivolta dei Musulmani asserragliati a Entella e la Rivolta del Vespro.

    Sorge spontaneo, pertanto, il desiderio di conoscere meglio questo luogo ricco di storia. Per visitarlo, prima, bisognava animarsi di buona volontà e affrontare un’irta salita, magari con la compagnia di qualche amico appassionato di archeologia. Dall’alto del monte si ammira uno splendido panorama delle campagne e dei paesi circostanti, con vigneti, uliveti, terreni coltivati a grano e giardini. La visione del panorama, se le condizioni atmosferiche sono favorevoli, può arrivare sino al mare Mediterraneo. Negli ultimi anni è stata costruita una strada di accesso pedonale più favorevole e la visita e la visione del Castello è stata organizzata, periodicamente, dall’Associazione “Vivere Slow”, che si pone il fine di valorizzare i beni culturali e ambientali di Contessa Entellina.



    [1] Tommaso Fazello nato nel 1498 e morto nel 1570.

    [2] Rocco Pirri nato nel 1577 e morto nel 1651.

    [3] Vito Amico nato nel 1697 e morto il 1762.

    [4] Vedasi Atanasio Schirò “L’Antico Castello di Calatamauro”, Palermo tipografia dello “Statuto”, 1887.

    [6] Calatamauro 13. Indagini Archeologiche al Castello (Scavi 2006) In “Annali Della Scuola Normale Superiore di Pisa” Classe di Lettere e Filosofia Serie IV Vol. IX, 2

    [7] Costantino Bruno, “Relazione sulla Animosa città di Corleone” pag. 59 Palladium editrice Rotary club di Corleone; Michele Amari, “Racconto Popolare del Vespro Siciliano”, pag. 57 Edizione Epos; Atanasio Schirò “L’Antico Castello di Calatamauro” pag. 12 e ss. Ristampa Anastatica Palermo 1995, a cura del Comune di Contessa Entellina; e in epoca più recente Francesco Renda “Storia della Sicilia volume 1, pag.450 ed. Biblioteca della Repubblica. Vedasi anche “Castelli medievali di Sicilia” a cura della Regione Siciliana, pag. 298.

    [8] Essi erano Ruggiero Mastrangelo, Arrigo Baverio (o Barresi), Niccolò d’Ortilevo Militi e Niccolò d’Ebdemonia tutti e quattro capitani del Popolo di Palermo, il Giudice Iacopo Simonide baiolo della città e gli altri consiglieri i cui nomi sono dettagliatamente indicati nel testo di Michele Amari.

    [9] I rappresentanti del Comune di Corleone erano: Guglielmo Basso, Guillone de Miraldo e Guglielmo Corto.

    [10] Della presenza di soldati albanesi nel territorio di Contessa intorno al 1450 si ha notizia dai citati storici Fazello, Rocco Pirri e Amico. I suddetti soldati, dopo essere stati presenti per due anni nel castello di Bisiri, presso Mazara del Vallo, su incarico dei re aragonesi, per prevenire le scorrerie degli Angioini, passarono nel feudo dei Cardona Peralta. La concessione dei capitoli di Contessa avviene nel 1520, a favore di coloni greco-albanesi provenienti dal Peloponneso da parte del conte di Chiusa don Alfonso Cardona, Sanlutio alias Peralta, mentre è del 1521 l’atto di enfiteusi a favore dei greco-albanesi provenienti dall’Isola di Andros. Nei capitoli del 1520 vengono ricordate anche le concessioni fatte a favore dei coloni albanesi dal conte Don Antonino Cardona Sanlutio Peralta, padre del conte don Alfonso Cardona Sanlutio Peralta.  

    [11] Per un elenco più completo dei signori feudali che hanno avuto la titolarità della Baronia di Calatamauro e del relativo Castello si rimanda alla citata opera di Atanasio Schirò pag.18 e 19.

    [12] Castelli Medievali di Sicilia, voce Calatamauro pag. 298.

    [13] Federico d’Aragona non volle assumere il titolo di Federico II, perché si sentiva erede e continuatore del suo grande avo, l’imperatore Federico II di Svevia. A seguito della pace di Cartabellotta che metteva fine alla guerra contro gli angioini e per l’intervento del Papa Bonifacio VIII fu costretto a cambiare, a decorrere dal 1302, il titolo di re di Sicilia, in Re di Trinacria

    [14] Giovanni, Duca di Atene e di Randazzo, che nel 1340 diede in dote la Baronia di Calatamauro a sua figlia, l’infantessa Eleonora d’Aragona.

    [15] Come detto prima, Michele Amari, opera citata, sostiene che i corleonesi che attaccarono e occuparono il Castello di Calatamauro si impadronirono di torme di cavalli.