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venerdì 4 settembre 2026

L’Italia dei record

Il governo supera oggi quota 1412
giorni a Palazzo Chigi,
posizionandosi tra gli esecutivi
più longevi della Repubblica.




==Giorgia Meloni raggiunge oggi,  4 settembre, con 1412 giorni di permanenza a Palazzo Chigi, il record di governo di più  lunga durata. 

==Pure Elly Schlein ha conseguito il suo record di durata tra i segretari del Pd (di solito poco più che un lavoro stagionale), ha infatti superato i 1261 giorni detenuti da Bersani. 

==Giuseppe Conte, che non è *figura che ami restare indietro in qualsiasi classifica, ha fatto subito sapere ai media di avere agli inizi di agosto superato il record di durata dei cinque anni di permanenza alla guida del Movimento Cinquestelle (1844 giorni). 

*   *   *

Sappiamo tutti che in politica la durata non dice tutto. Certo! Chi guida un governo ha la sensazione di stare seduto su una bicicletta, se non pedala cade.


martedì 1 settembre 2026

Tanti di noi sono nati nel ‘900

 

Sul blog sono un’infinità le tematiche che gli amici lettori vorrebbero fossero trattate. E però sono sulle dita di una mano che si contano i collaboratori reali del “Blog”. E’ ovvio che accettiamo e gradiamo ogni suggerimento utile sui contenuti da affrontare, tuttavia ci piacerebbe che ad ogni suggeritore si aggiungesse un collaboratore-autore.

====

 Evocare alcuni passaggi del Novecento ci e’ sembrato un suggerimento meritevole di essere accolto perché in quel secolo stanno molte radici del nostro attuale vivere ed anche perché il suggeritore (Nicola, nome non vero) si è dichiarato disponibile a fornire almeno un testo settimanale. E per presentare la pagina suggerita ha allegato un foglietto di cui qui riportiamo spunti su cui si dichiara disponibile ad esplicarne storia, senso e sviluppi.

1) Sigmud Freud pubblica un libro “L’interpretazione dei sogni” che apre nuovi percorsi alla conoscenza degli esseri umani, sopratutto ai loro istinti, sentimenti ed emozioni.

2) Con i raggi X la medicina e la fisica fanno grandi balzi in avanti ed ancora vengono debellati il vaiolo, la poliomielite, la tubercolosi ed e’ normale continuare a vivere oltre gli ottant’anni.

3) Albert Einstein  ha rivoluzionato la concezione della natura e della materia. Oltre a sfruttare l’energia nucleare, l’uomo sta puntando ad utilizzare l’immensa fonte che e’ il Sole.

4) si sta lavorando per creare la vita in provetta, di prevenire le malattie ereditarie, di influenzare il clima che proprio in questi giorni ci sta tenendo sotto tiro.

5) sono scomparse tre ideologie mortifere, fascismo, nazismo e comunismo. 

A Nicola e a quanti altri interessati, assicuriamo che il Blog ha sempre accolto suggerimenti e testi e quando non sono stati firmati sono stati assunti dai responsabili del blog.

^^^^

 Assicuriamo comunque che e’ in corso l’elaborazione di un progetto che renda più coinvolgente e culturalmente vasto e più interessante il blog.

lunedì 31 agosto 2026

Sui giornali, in questi giorni

Lo scontro politico di fine
agosto 2026 tra 
Stefano Bonaccini 
(presidente del
Partito Democratico)
e la Presidente del
Consiglio 
Giorgia
Meloni
 non riguarda
in realtà il fatto che
 "gli italiani non amino
la cultura" in senso
assoluto, bensì una
dura polemica sulle 
relazioni statistiche
tra titoli di studio e
orientamento di voto.




Gli italiani non amano la cultura?

 Sui giornali, nei giorni scorsi, c’è stata una polemica fra Stefano Bonaccini, esponente di primo piano Pd, e la presidente del Consiglio, Meloni. 

 Tema del confronto, ripreso da tutti i media: il basso livello culturale del nostro Paese (in tutti i ceti), che secondo gli ultimi dati Ocse (indagine PIAAC) è a dir poco drammatico e che dovrebbe preoccupare i governanti e l’opposizione in pari misura. Il 35% degli adulti non è in grado di comprendere frasi semplici e mostra gravi difficoltà nel decifrare il mondo contemporaneo. Solo il 3-4% si colloca al livello superiore, «quello che permette di affrontare la complessità e la riflessione critica».

 Il tema è: perché ci siamo ridotti a tanto? Quali sono i rimedi? Perché i numerosi festival letterari non hanno nessun impatto positivo? Perché i libri sono considerati un lusso? E perché non si moltiplicano le biblioteche pubbliche, fresche anche e accoglienti, luoghi di incontro, di cultura, di discussione, persino di riparo sociale? 

lunedì 24 agosto 2026

Flash di Storia

 



 
Gli studi sulla questione
meridionale
 
costituiscono il cuore del 
meridionalismo
un ricco filone del dibattito
intellettuale, 
politico ed economico italiano nato 
subito dopo l'Unità d'Italia (1861)

Questi studi analizzano le cause del 
divario storico nello sviluppo 
socio-economico
 tra il 
Mezzogiorno e le regioni 
centro-settentrionali.

Subito dopo l'Unità, le prime inchieste
e studi svelarono la drammatica realtà
del Sud, caratterizzata da analfabetismo,
 povertà agraria e infrastrutture carenti.

Pasquale Villari e Leopoldo
Franchetti:
 
Con le loro inchieste (come l'Inchiesta
in Sicilia del 1876), denunciarono la
struttura feudale del latifondo e lo stato
di abbandono delle classi contadine.
Giustino Fortunato: Sostenne che
l'arretratezza del Sud fosse legata a
cause naturali e geografiche (povertà
del suolo), ma fu tra i primi a criticare
le politiche doganali dello Stato unitario.
Gaetano Salvemini: Sostenne una
dura battaglia contro il protezionismo
industriale del Nord, considerato un
danno
per l'economia agricola meridionale.
Chiese il suffragio universale per dare
voce ai contadini del Sud.
Antonio Gramsci: Nel suo celebre
saggio 
Alcuni temi della questione
meridionale
 (1926), propose una chiave
di lettura basata sulle classi sociali.
 Gramsci spiegò il problema come il
risultato di un blocco storico
agrario-industriale:
 un'alleanza tra gli industriali del Nord
e i grandi latifondisti del Sud, che
manteneva i contadini meridionali in
una condizione
di subalternità coloniale.

Oggi la questione meridionale
non riguarda più un mondo rurale
isolato, ma si inserisce in contesti
globali e complessi.
Economisti come Robert Putnam
o indagini della Banca d'Italia si
sono concentrati sulla carenza di
"capitale sociale" (fiducia nelle
istituzioni, senso civico) e
sull'inefficienza della pubblica
amministrazione locale come
freno agli investimenti.



L'italia dopo il 1818 

A conclusione della grave crisi provocata dalle carestie del triennio 1815-17, si apre un periodo della storia economica europea caratterizato da una tendenza generale alla diminuzione dei prezzi del grano e delle derrate agricole (destinata a durare con frequenti oscillazioni fino al 1846-48), da una crescita costante della produzione e degli scambi commerciali, favorita dalla rivoluzione dei trasporti, con periodiche fasi di tensione e crisi finanziarie (v. 1825-1826, 1836-1837, 1846-1847), e da una tendenza generale al ribasso dei prezzi industriali.


Agricoltura

Anche in Italia si apre un periodo di prezzi agricoli al ribasso, accentuato nelle annate di sovrapproduzione e temporaneamente contrastato in quelle di scarsi raccolti. Nel lungo periodo ciò provoca una diminuzione delle rendite e l'indebitamento dei piccoli proprietari.

Nonostante la flessione costante dei prezzi del grano, la cerealicoltura si conferma dominante; la diminuzione delle rendite viene contrastata dai proprietari aumentando gli oneri contrattuali a carico dei ceti contadini; in generale, si registra una debole risposta sul piano della diversificazione colturale, delle innovazioni agronomiche e produttive. Fanno eccezione alla caduta dei prezzi alcune produzioni per l'esportazione come il riso e la seta greggia; ne beneficiano le grandi aziende agricole della pianura irrigua piemontese e lombarda, e i produttori serici (filiera della seta). 

La caduta dei prezzi e dei profitti agricoli colpisce in misura più grave che altrove l'agricoltura meridionale, fondata per larga parte sulla cerealicoltura, e dunque più esposta agli effetti della concorrenza dei grani russi e nord-africani. Anche altre produzioni tipiche del Meridione - come l'olio - risultano minacciate dalla concorrenza estera (olio spagnolo). Secondo le testimonianze dei conqtemporanei, l'indebitamento di proprietari terrieri e contadini raggiunge livelli elevatissimi, provocando un'ulteriore concentrazione della proprietà in mano ai grandi latifondisti.

Regno delle due Sicilie

(Moneta, finanza, credito)

Riforma monetaria. La promulgazione dello «Statuto monetario del Reame» si propone di riordinare la circolazione monetaria sulla base del monometallismo argenteo; si registra un progressivo aumento dello stock di metallo coniato ma con scarsi effetti sulla diffusione del numerario circolante. La circolazione monetaria resta concentrata per oltre due terzi del totale a Napoli; per la mancata diramazione del Banco delle Due Sicilie nelle province e la forte arretratezza del sistema creditizio nel suo complesso, il mercato del credito - a parte l'attività dei Monti dei pegni e, per il credito agrario, dei Monti frumentari - resta in mano ai «prestatori» che svolgono opera di intermediazione tra i Banchi e il pubblico. 





…….  L'italia dei nostri giorni


Gli studi sulla questione meridionale. 


Diversi furono gli storici che si occuparono della questione meridionale dall'inizio del Novecento:

Francesco Saverio Nitti, esaminò la questione meridionale (Nord e Sud, 1900) inserendola nel più ampio contesto dell'intero Stato italiano, il pugliese Gaetano Salvemini (Scritti sulla questione meridionale, 1896-1955) espresse invece una visione strettamente politica che investiva direttamente il Partito socialista individuando nel latifondismo la causa del ristagno economico e politico. Più meditato il meridionalismo di Benedetto Croce (Storia del Regno di Napoli, 1925), volto soprattutto alla considerazione della cultura meridionale chiaramente inserita nell'area culturale europea.

Luigi Sturzo, invece, propugnatore di un'organizzazione politica dei cattolici, sostenne un programma di riforme che conducesse alle autonomie regionali e che portasse a soluzione il problema delle aree sottosviluppate.

Un nuovo, originale disegno è stato proposto da Antonio Gramsci, autore d'un saggio incompiuto: Alcuni temi della questione meridionale (1926), ora in La questione meridionaleGramsci, dopo aver ravvisato nella cattiva amministrazione dei governi succedutisi dal Risorgimento le cause tangibili dell'arretratezza meridionale, ha riaffermato la necessità strategica dell'alleanza fra operai e contadini.

 La nuova stagione del meridionalismo fu inaugurata con la ripresa democratica nella prospettiva, coltivata in particolare dalla sinistra meridionale, che nella miseria che affliggeva il sud Italia potesse avere luogo la rinascita del Mezzogiorno e in primo luogo della sua agricoltura. Accanto alle analisi della sinistra si svilupparono quelle del meridionalismo laico di M. Rossi Doria e F. Compagna. Negli anni Cinquanta e Sessanta, di questi due settori politico-culturali divennero espressione due riviste: rispettivamente «Cronache meridionali» e «Nord e Sud». Questo meridionalismo era in grado di porre su basi concrete il problema della riforma agraria come nodo centrale della questione meridionale. Sulla necessità delle riforme convergeva anche il meridionalismo comunista, corroborato dalla diffusione degli scritti di Gramsci e dalla ripubblicazione del volume di E. Sereni (La questione agraria nella rinascita nazionale, 1946). 

La svolta democratica e quella, successiva, rappresentata dalla legge stralcio della riforma agraria e dalla nascita della Cassa per il Mezzogiorno (1950) stimolarono nuovi studi. Sono di quegli anni la pubblicazione delle prime antologie di B. Caizzi (1950) e di R. Villari (1961), lo sviluppo di una letteratura storiografica d'ispirazione gramsciana che riprendeva, tra l'altro, il tema della riflessione critica sul Risorgimento e sul liberalismo postrisorgimentale, visti in particolare attraverso la questione meridionale (L. Salvadori, 1960); ma anche quella sorta di rivoluzione copernicana della storiografia liberale (e della concezione crociana in particolare) che fu rappresentata dal saggio Risorgimento e capitalismo (1959).

venerdì 21 agosto 2026

Flash di Storia

 L'italia dopo il 1817

 Le società segrete. Le organizzazioni clandestine già presenti sotto il regime napoleonico si moltiplicarono in tutta Europa durante la restaurazione, differenziandosi per ideologia, struttura interna, metodi di lotta. Alcune aspiravano semplicemente alla costituzione o al l'indipendenza nazionale, altre elaborarono articolati progetti di democrazia e di uguaglianza sociale. Alcune seguivano modelli gerarchici, con complessi rituali di ascendenza massonica e gradi diversi di iniziazione altre organizzarono autonome "chiese" locali; alcune propugnavano colpi di Stato militari, altre miravano a più vaste insurrezioni popolari. Cambiavano frequentemente nome e composizione interna per sfuggire alla repressione poliziesca e in certi casi senza che gli stessi membri ne fossero a conoscenza, erano controllate da sette più importanti, a volte di carattere internazionale. I governi ne conoscevano di solito l'esistenza e vi infiltravano delle spie. In genere sopravalutavano tanto la pericolosità interna delle sette quanto i loro legami internazionali: errori facilmente spiegabili alla luce del persistente terrore del giacobinismo e della interpretazione dominante della rivoluzione francese come effetto di un complotto massonico. 

In Italia erano particolarmente diffuse l'Adelfia, che vantava in Piemonte un notevole seguito nell'esercito, l'Ordine delfico, che trovava i suoi adepti fra i massoni dell'ex Regno Italico, la Società guelfa, presente nello Stato Pontificio, e la Carboneria, particolarmente diffusa nel Meridione, ma con ramificazioni in ogni parte d'Italia. 

Nel 1818 Filippo Buonaroti e Federico Confalonieri tentarono di riorganizzare le sette in alcune grandi organizzazioni: i Sublimi maestri perfetti in Piemonte, la Federazione italiana in Lombardia, la Costituzione latina nell'Italia centrale.

Le sette reazionarie. 

Nell'Italia della restaurazione non si muovevano nell'ombra soltanto società segrete liberali o rivoluzionarie, ma anche sette apertamente reazionarie, legate al misticismo religioso e ai teorici più intransigenti della restaurazione europea. Nostalgiche dell'antico regime, tali sette erano sorte in diverse parti d'Europa durante il dominio napoleonico e premevano per una più dura politica di repressione nei confronti di coloro che avevano servito il regime francese e dei fermenti liberali, che costituivano una minaccia per l'assolutismo. In Italia agivano semiclan-destinamente tre grandi associazioni reazionarie, diverse nei metodi più che nelle finalità. 

Nel Regno delle Due Sicilie operavano i Calderari, una setta nata durante l'età napoleonica, riorganizzata ed estesa per opera del principe di Canosa, la quale raccoglieva reazionari del 1799, baroni dell'aristocrazia meridionale, elementi provenienti dalle bande brigantesche borboniche, e non esitava a reclutare malviventi e avventurieri di ogni genere. Nello Stato Pontificio agivano i cosiddetti San-fedisti, un nugolo di organizzazioni nate da antiche associazioni clandestine sorte durante l'età napoleonica. Violentemente antiliberali, con un programma di rafforzamento del potere della Chiesa e del papa, i Sanfedisti avrebbero assunto una forza notevole nel clima di paura e repressione seguito al fallimento dei moti del 1820 e del 1821. Un carattere di maggiore pubblicità ebbero invece in Piemonte le Amicizie. Sorte come società segrete durante il dominio francese, nel 1817, su suggerimento di Joseph de Maistre, vennero riunite nell'organizzazione delle Amicizie cristiane al fine di svolgere un’intensa attività di stampa, a livello popolare, a favore della rinnovata alleanza fra il trono e l’altare.



I 556 deputati eletti alla
Costituente (tra cui 21 donne)
scrissero il testo della nuova
carta fondamentale.
…….  L'italia dei nostri giorni

ENRICO DE NICOLA

Il 28 giugno 1946 Enrico De Nicola venne eletto capo provvisorio della Repubblica Italiana, con 396 voti su 504 votanti, superando la prevista maggioranza di tre quinti dell'Assemblea costituente. Il 1º gennaio 1948, con l'entrata in vigore della Costituzione, divenne presidente della repubblica fino all'11 maggio, quando cedette la carica a Luigi Einaudi, primo presidente eletto dal Parlamento. De Nicola era nato a Napoli nel 1877.

Eletto alla Camera dei deputati nel 1909, aveva ricoperto la carica di presidente dell'assemblea di Montecitorio dal 1920 al 1924. Nel 1921 si era impegnato nella definizione di un "patto di pacificazione" tra fascisti e socialisti e aveva offerto la sua mediazione per la formazione del governo Bonomi. Per due volte nel 1922 fu incaricato di formare un governo, ma non riuscì nell'intento a causa dei veti posti da popolari e giolittiani. In occasione delle elezioni del 1924, che segnarono il definitivo affossamento dello Stato liberale, in un primo momento aderì al listone fascista, dal quale ritirò la propria candidatura pochi giorni prima del voto, dichiarando di volersi ritirare dalla lotta politica. 

Fu nominato senatore nel 1929. Nella delicata fase attraversata dal paese dopo la caduta del fascismo e 1'8 settembre 1943, De Nicola elaborò la soluzione di compromesso per la questione istituzionale che portò al ritiro di Vittorio Emanuele III e all'attribuzione della luogotenenza a Umberto di Savoia. Dopo l'esperienza di capo dello Stato ricoprì la carica di presidente del Senato nel 1951-1952. Fu presidente della prima Corte costituzionale istituita nel 1956. Morì a Torre del Greco (NA) nel 1959.

giovedì 20 agosto 2026

Il bene comune?

Il bene comune indica l'insieme
di quelle condizioni di vita sociale
che permettono a tutti i singoli
cittadini, alle famiglie e ai gruppi
di raggiungere la propria pienezza.
Tuttavia, 
il concetto
cambia molto a seconda della
visione filosofica, politica ed
economica di riferimento,
generando interpretazioni
e tensioni divergenti tra loro
.


 Politica, e non solo.

Sfogliando giornali e libri di decenni passati si ha la sensazione che parole un tempo forti, autorevoli, addirittura normative (verità, ordine, patria, giustizia, disciplina, solidarietà, educazione, regola, senso ….) siano ai nostri giorni parole vuote. Evocarle da l’impressione di evocare fantasmi, persone all’antica o come si dice adesso “politicamente scorrette”.

Rinviamo ad altra occasione l’avvenuto smagliamento delle organizzazioni partitiche e politiche dei nostri giorni, e’ certo però che la rete dei rapporti umani da più tempo -si coglie- si va smagliando, i legami civici languono, le scuole culturali diffuse sui territori, se ancora esistono, sono aperte ai minimalismi, ai pensieri deboli.

Tratteggiando il mondo di periferia, se si agisce per la collettività, ci si accorge presto che la rete dei rapporti umani si smaglia, i legami culturali e sociali languono e i grandi ideali lasciano spazio solamente ai minimalismi, alle costruzioni deboli. E sapevamo che la politica deve, dovrebbe tendere a interpretare interessi di carattere generale, ma per quanto essa si adoperi (con figure non sempre opportune), stenta a chiarirne e a difenderne il senso  alto ed intero nel quale la gran parte della società possa riconoscersi, non solo come cittadini, ma anche come persone.

Così, quando vien meno il consenso interiore a ciò che lasciamo fare, il nostro tempo pur ricco di tantissime cose da fare, finisce per apparirci privo di significato, cioè di valore.

(Segue)

venerdì 14 agosto 2026

Flash di Storia

 L'italia dopo il 1816 

Il mensile «Biblioteca italiana»

fu fondato a Milano per iniziativa del conte Heinrich von Bellegarde, governatore austriaco della Lombardia e luogotenente del viceré fino al marzo del 1816, impegnato a creare intorno all'Austria il senso degli ambienti intellettuali italiani. 

 Originariamente Bellegarde aveva pensato di affidarne la direzione a Ugo Foscolo, la figura di maggior prestigio fra i letterati italiani, facendo leva sull'ostilità manifestata dal poeta veneziano nei confronti della politica napoleonica. Dopo il rifiuto di Foscolo, che alla collaborazione con gli austriaci preferì la via dell'esilio, e quello successivo di Vincenzo Monti, che declinò l'incarico dopo alcuni mesi di lavoro, Bellegarde nominò direttore Giuseppe Acerbi, diplomatico, viaggiatore e geografo, che divenne l'uomo di fiducia del governo austriaco. 

Il primo numero apparve nel gennaio del 1816. Le pubblicazioni sarebbero proseguite, con rigorosa scadenza mensile, fino al 1840, quando la rivista assunse il nuovo titolo di «Giornale dell'Istituto regio lombardo di lettere e arti» con cui continuò a uscire fino al 1859. Vi collaborarono alcuni dei più illustri letterati del tempo, da Vincenzo Monti a Pietro Giordani. 

Finanziata, anche in modo diretto, dalle casse dello Stato, la rivista riuscì a raggiungere e a mantenere la ragguardevole cifra (in relazione ai tempi) di oltre 700 abbonati. Secondo il programma iniziale, essa avrebbe dovuto accogliere le aspirazioni di una cultura "moderna”, al di sopra delle frontiere nazionali, ma dietro le dichiarazioni ufficiali si nascondeva l'obiettivo non meno importante di mostrare i vantaggi che derivavano alla Lombardia dall'appartenenza all'impero asburgico.

 

Il primo gennaio di quell’anno in Lombardia era entrato in vigore il codice civile generale austriaco, il regolamento giudiziario civile e il codice  austriaco dei delitti e delle gravi trasgressioni politiche.

         Gli atti di stato civile passavano dalla competenza dei municipi a quella dei parroci. 

Viene abolita la reggenza  ed istituita per il Lombardo-Veneto un regio governo presieduto dal governatore.

Il secondo dopoguerra in
Italia
 
(1945-1958) è stato un 
periodo di
radicale transizione istituzionale,
profonda crisi economica e
successiva ricostruzione materiale
e sociale
. Uscito sconfitto dal
conflitto
mondiale e devastato da vent'anni
di dittatura fascista e da due anni di
occupazione e guerra civile
(1943-1945),
 il Paese ha saputo rifondare le
proprie
basi democratiche.
La rinascita politica dell'Italia si
compì attraverso tappe fondamentali
che ne ridisegnarono l'assetto dello
Stato:
1) 
Referendum
Istituzionale
(2 giugno 1946):
 Per la prima
volta a
suffragio universale reale (con
il voto
esteso alle donne), gli italiani furono
chiamati a scegliere tra Monarchia e
Repubblica. La 
Repubblica vinse con
circa 12,7 milioni di voti contro i 10,7
milioni della Monarchia, sancendo la
fine del regno dei Savoia
. 2)
 L
'Assemblea
Costituente:
 Parallelamente al
referendum, i cittadini elessero i
membri dell'Assemblea incaricata di
redigere la nuova carta fondamentale.
I tre grandi partiti di massa – la 
Democrazia Cristiana (DC), il 
Partito Socialista (PSI) e il 
Partito Comunista (PCI) –
ottennero
 la larghissima maggioranza dei
consensi.
3) 
La Costituzione Italiana: 
Entrò
in vigore il 
1º gennaio 1948,
fondando
lo Stato sui principi della
democrazia,
del lavoro, dei diritti inviolabili
e del pluralismo politico.


 …….  L'italia dei nostri giorni

Dal dopoguerra … I dicasteri economici dei governi presieduti da De Gasperi, a partire dalla fine del 1945, sono affidati ai più autorevoli economisti dell'epoca, fra cui Einaudi ed Epicarmo Corbino, tutti convinti liberisti. Posti di fronte l’alternativa fra un’economia controllata ed una di libero mercato, fra un’economia chiusa come negli anni Trenta ed un’economia aperta agli scambi con l’estero, essi sostengono l’iniziativa privata contro il dirigismo statalistico e puntano alla piena  integrazione dell’economia italiana in quella europea.

L'indirizzo liberistico-privatistico non raccoglie, però, consensi unanimi. Non pochi funzionari pubblici, ma anche operatori economici e industriali, restano favorevoli al mantenimento, almeno parziale, di forme di controllo dello Stato sul processo di ricostruzione, utilizzando gli strumenti dirigistici ereditati dal fascismo, che i liberisti intransigenti vogliono invece smantellare.

In particolare, i partiti della sinistra difendono la continuazione del razionamento dei generi alimentari, allo scopo di garantire un reddito reale minimo in natura a tutta la popolazione, e puntano al cambio della moneta, cioè alla contemporanea messa fuori corso di tutti i tagli di monete e banconote circolanti, da sostituire con monete e banconote di nuovo conio. Con il cambio della moneta essi contano di poter attuare due obiettivi: da un lato, ridurre la circolazione monetaria e per questa via contenere l'inflazione; dall’altro, costringere i detentori di grandi patrimoni in contanti, generalmente speculatori arricchitisi negli anni di guerra, a venire allo scoperto, permettendo così la riscossione di una cospicua imposta sulle giacenze liquide.

 

 La data prevista per l'attuazione del cambio era in origine il marzo 1946. Ma dopo la caduta del governo Parri, che aveva inserito il provvedimento nel proprio programma, esso viene lasciato cadere. Sono in particolare i liberisti a opporsi, anche perché temono che un'imposta sui depositi liquidi possa minare la fiducia dei risparmiatori.


La politica di Einaudi riesce a contrastare efficacemente le ipotesi di programmazione economica, ottiene notevoli risultati nel rilancio dell'iniziativa privata e nell'inserimento dell'economia italiana nelle correnti commerciali internazionali, ma non riesce a contenere le concentrazioni industriali e finanziarie, favorite al contrario dalla stretta creditizia, che rende le imprese più deboli facile preda delle più forti. Inoltre la presenza dello Stato nell'economia non viene smantellata, come era nelle aspettative e nei piani dei liberisti intransigenti. L'IRI da un lato, l'Ente nazionale idrocarburi dall'altro (che conosce nuovo impulso proprio nei tardi anni Quaranta per iniziativa di Enrico Mattei) divengono la base del sistema delle partecipazioni statali, che continua in modo nuovo l'economia mista" varata dal fascismo.


lunedì 10 agosto 2026

Sfogliando i giornali (1)

Nelle prime pagine dei
quotidiani, i tre temi caldi del
dibattito mediatico riguardano
il caso Report-Ranucci, lo
scontro internazionale sulla
sospensione del trattato
di Schengen e l'attacco
frontale di 
Massimo
Cacciari
 al centrosinistra.


 Caso Ranucci

L'imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola è stato arrestato e portato in carcere perché accusato di essere il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione Rai «Report». 

L'attentato era avvenuto nell'ottobre scorso a Pomezia, vicino Roma: un ordigno artigianale era stato fatto esplodere sotto la casa del giornalista.

Il caso Migranti e Schengen

La sospensione da parte dell’Italia delle regole di Schengen nei confronti della Spagna, davanti ai gravi fatti di Ceuta, è stato un errore politico. Perché ha accentuato, l’isolamento politico del governo Meloni nell’Unione europea. L’iniziativa italiana ha dato il là alla strumentalizzazione delle regole europee in chiave interna (contro la concorrenza sovranista a destra) proprio nel momento in cui sarebbe stato invece necessario un maggiore grado di solidarietà tra tutti i Ventisette. Senza quello spirito non si difendono le frontiere comuni, non si garantisce la sicurezza interna, non si tutelano gli interessi nazionali. E le regole esistenti, per quanto le si voglia  forzare, alla fine valgono poco.p.

Senza quello spirito non avremmo mai avuto, nel 1993,il mercato .

E’ amaro cogliere che nel 2026 le leadership europee, di destra e sinistra,  non hanno il coraggio di sostenere la libertà di circolazione delle persone (oltre che delle merci, dei capitali e dei servizi) perché terrorizzate dai vari Vannacci, Abascal e Weidel. Sarebbe un gesto di grande avvedutezza se il governo Meloni richiamasse l’importanza dello spirito - ammesso che ancora lo condivida - e tornasse subito nell’alveo delle regole di Schengen, rilanciando la collaborazione sulle reali minacce alla nostra sovranità. Non sarebbe il cedimento a un ricatto fuori posto, ma la dimostrazione di una coraggiosa comprensione della gravità di quello che è accaduto (l’accantonamento della libera circolazione nella costituenda Unione Europea).

Cosa pensa dei Partiti Massimo Cacciari?

Il campo largo a Sinistra? Un’unità politico-strategica non può nascere soltanto dal primum vivere. Il premio di maggioranza costringe a fare la coalizione, questo è ovvio, ma non si può pretendere che da un motivo così — sopravvivere elettoralmente — nasca un’alleanza strategica vera. Mi sembra evidente. Le coalizioni serie si costruiscono sulla base di analisi, di dibattiti, attraverso mozioni congressuali che stabiliscano modalità, termini e limiti dell’alleanza. E soprattutto nascono da partiti con un’organizzazione solida e gruppi dirigenti altrettanto solidi.

 L’unità manca dentro il Partito democratico tanto quanto dentro il Movimento 5 Stelle. Parlo di quell’unità che nasce da un confronto, magari anche duro, al termine del quale la linea è quella di chi ha vinto quello scontro, ma che prima ha ascoltato le idee degli altri. 

  Ciò che dico è una verità lapalissiana. Io mi posso permettere il lusso, del tutto inutile, di dirlo ad alta voce. Se me lo si chiede, rispondo quello che penso. Anche se, ormai, è tempo perso: il dibattito politico è ridotto a un derby tra tifosi dell’Inter e tifosi del Milan.

martedì 4 agosto 2026

Un libro di ottimismo

Nel saggio del 2026 del
politologo Giovanni Orsina, 
Controrivoluzione. Una storia
politica del nostro tempo
,
il fenomeno del 
populismo
contemporaneo
 viene letto
proprio come una
controrivoluzione.
La "Rivoluzione" globale:
Un processo iniziato negli
anni '70 che ha cercato di
ridurre lo spazio della politica
 a favore dell'economia, del
diritto globale e di una nuova
morale fortemente
individualista.
La reazione populista:
Una ribellione delle masse
contro le élite, nata dalla
rabbia e dalla delusione
verso un sistema globale
che ha finito per dimenticare
i bisogni quotidiani dei cittadini.


All fine prevarrà la democrazia liberale?

Giovanni Orsina, ordinario di Storia contemporanea e direttore del dipartimento di Scienze politiche della Luiss ha mandato in libreria un saggio: “Controrivoluzione”. Una «storia politica del nostro tempo» che inquadra i movimenti di idee nell’ultimo secolo, e però non rassicurante in quanto all’idea di futuro non da’ nulla di rassicurante. Il punto chiave del libro e’  l‘interrogativo:  Com'è potuto finire, un mondo che sembrava destinato a sempre maggiori conquiste (civili, politiche, economiche, etiche) in mano in gran parte ai populisti di destra e di sinistra?

Preoccupato sul futuro, egli dice: “Sul futuro non ho una risposta. Nel libro scrivo che dobbiamo rallentare i processi trasformativi di questo mondo, cercare di mantenere l’ordine liberale, al quale sono piuttosto affezionato, ma eliminando questa spinta utopica. Accettando la realtà che i diritti possano anche non espandersi all’infinito, e proprio per salvaguardare la libertà».

Per Orsina la politica è anche costruzione di un’identità collettiva, visione del futuro. E una visione collettiva del futuro non può essere ridotta soltanto alla moltiplicazione dei diritti individuali. L’obiettivo dell’autorealizzazione non viene più raggiunto con la politica, ma attraverso la sfera giuridica, con una nuova moralità ugualitaria e universalista, il cosiddetto politicamente corretto, e con l’espansione del mercato. 

È quello tratteggiato un ordine liberale radicalizzato, che crede di avere raggiunto un sistema perfetto, destinato prima o dopo a espandersi in tutto il mondo. Alla fine degli anni ’90 entrano in scena Clinton e Blair, col loro ottimismo e moralismo. Nel 1999 il giornalista Thomas Friedman ebbe a scrivere “The Lexus and Olive Tree”, e introdusse il concetto di “globalution”, variante politica della globalizzazione economica. Arriva a dire che "in Cina arriverà la libertà di stampa".

lunedì 3 agosto 2026

Flash di Storia

 L'italia dopo il 1816

 In tutti gli Stati italiani il ritorno sul trono degli antichi sovrani porta alla liquidazione di gran parte dell'eredità bonapartista. Ritornano in vigore gli antichi ordinamenti prerivoluzionari e, in diversi Stati, la classe dirigente napoleonica è sostituita almeno in parte, dai legittimisti. 

 Grazie all'opera di alcuni ministri illuminati, come il cardinale Ercole Consalvi a Roma, Luigi de' Medici a Napoli, Vittorio Fossombroni in Toscana, il generale Adam Neipperg a Parma, la reazione non assume ovunque quel volto poliziesco che era nei voti della cultura più intransigente della restaurazione e riesce talvolta a ritrovare una continuità con il riformismo settecentesco. Ma censura, repressione, restaurazione di antichi privilegi diffondono un profondo malcontento negli ambienti liberali; nostalgici dell'età napoleonica, costituzionalisti, rivoluzionari "giacobini" e "comunisti" buonarrotiani si organizzano in società segrete. 

 Una grave crisi economica, provocata dalla carestia che investe tutta l'Europa, fa sentire le sue conseguenze in diverse parti d'Italia, suscitando manifestazioni di malcontento popolare prontamente represse dalle autorità.

 

La Repubblica Italiana, nata
nel
1946, fu voluta soprattutto 
dal popolo italiano tramite
il referendum istituzionale
 
e sostenuta con forza dai 
principali partiti antifascisti
di massa. 
Il 2 e 3 giugno
1946 i cittadini scelsero la
Repubblica con 12.718.641
voti (54,3%) contro i 10.718.502
della monarchia. 
Per la prima
volta in una consultazione
politica nazionale, il voto fu
esteso alle donne, le quali
rappresentarono la maggioranza
assoluta dei votanti (circa
13 milioni su 25 totali).

I partiti del Comitato di
Liberazione Nazionale
guidarono la transizione:
La Democrazia Cristiana
guidata
 da Alcide De Gasperi
  il 
Partito Socialista di Pietro
Nenni e il 
Partito Comunista
di Palmiro Togliatti.



…….  L'italia dei nostri giorni

Il referendum del 2 giugno 1946 segna la nascita della Repubblica Italiana. La Costituzione repubblicana promulgata nel 1948 è il primo statuto che l'Italia unita elabora  con metodo democratico. 

Il sistema politico repubblicano è caratterizzato da una successione di governi di breve durata, ma da una forte staticità del quadro politico, dovuta ai condizionamenti imposti dalla collocazione internazionale del nostro paese e alla relativa immobilità dei comportamenti elettorali, legata anche alla solidità del radicamento sociale dei maggiori partiti di massa. 

In campo sociale ed economico è la fase di più profonda e rapida trasformazione in tutta la storia nazionale.


Nell’arco di circa quattro decenni il primato nell'occupazione passa dall'agricoltura all’industria e poi dall'industria al terziario. 

L'obbligo scolastico viene ampiamente attuato, e si impone una cultura di massa relativamente omogenea in una società fino allora fortemente differenziata culturalmente per ceti e per regioni. 

Ciò favorisce anche lo sviluppo di moderne forme di consumo.


Dagli anni sessanta, ed anche da prima, del Novecento l’emigrazione dalle regioni meridionali  e nordorientali si indirizza verso i paesi nordeuropei e continua a redistribuire la popolazione pure all’interno del territorio nazionale


Dagli anni Ottanta si assiste per la prima volta a un afflusso di immigranti  mediorientali e africani, che continua tuttora sotto più forme. 

Ma avremo tempo per soffermarci sul tema emigrazione/immigrazione dal momento che noi contessioti sappiamo che ancora oggi, per incompetenza politico/amministrativa di chi dovrebbe guidarli, i giovani meridionali (e non solo meridionali), con titoli di studio o meno, continuano ad emigrare. 

Fra i rimedi che frequentemente i politici meridionali sanno trovare per riuscire popolari all’elettorato c’è lo sperpero di denaro pubblico per serate canore. Ed ovviamente … non convincono nessuno dei nostri emigrati a tornare.