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giovedì 3 settembre 2026

L’exclave di Ceuta

 Ceuta e Melilla

Il primo ministro spagnolo 
Pedro Sánchez ha difeso
fermamente la sovranità
perpetua di Ceuta e Melilla
,
dichiarando dinanzi al Congresso
dei Deputati che le due exclave
«
sono spagnole e
continueranno a esserlo
fino alla fine dei tempi
».

Ceuta fa parte del sistema
politico ed economico dell'UE,
ma ha una deroga per quanto
riguarda il sistema doganale (è
un porto franco e si trova
fuori dall'unione doganale
ordinaria).



A più di un mese dall’ingresso in massa di oltre 72.000 migranti irregolari marocchini nell’exclave di Ceuta, il primo ministro spagnolo ha riferito in Parlamento sui fatti. Il leader socialista ha dichiarato che anche la Commissione europea, «ha documentato la partecipazione di account e pubblicazioni collegati a ecosistemi informativi russi e filo-israeliani, ai quali si sono uniti anche alcuni esponenti dell'estrema destra internazionale e dell'estrema destra spagnola, che hanno approfittato della tragedia per fomentare paura e odio».

  Ha ribadito che non risultano «prove concrete» di una responsabilità delle autorità del Marocco, benché proprio in questi giorni sia filtrato un rapporto della Polizia Nazionale che indica la complicità di agenti di sicurezza marocchini nell'ingresso di migranti nella città autonoma, pur non implicando direttamente il governo di Rabat o i suoi servizi segreti.

 Sanchez ha confermato di essere costretto a muoversi come un equilibrista, per non scatenare un braccio di ferro con il confinante Marocco. «Mi tocca gestire questa crisi con rigore e con prudenza», ha detto Sánchez attaccato dall’opposizione di destra. Il premier ha negato che il governo abbia ricevuto una «allerta straordinaria» prima dell'ingresso di massa dei migranti pur riconoscendo che «tutte le istituzioni statali hanno rilevato un aumento degli arrivi nella città autonoma… un picco significativo, ma tutt'altro che senza precedenti o eccezionale».


Interrogarsi

Interrogarsi sul vivere sociale 
significa riflettere sulle dinamiche
che regolano il nostro stare insieme,
oscillando costantemente tra il
bisogno di appartenenza e la tutela
dell'individualità. L'essere umano è
storicamente e biologicamente un
animale sociale, ma l'equilibrio
della convivenza non è mai
scontato o definitiva.

E’ ovvio che
ogni azione individuale genera un
impatto collettivo. Il vivere sociale
richiede pertanto  il
superamento dell'egoismo a
favore di una cittadinanza attiva
e consapevole. 
Creare ponti e
contesti inclusivi trasforma la
diversità da minaccia a risorsa.
Ovviamente la 
convivenza
necessita di un sistema di
valori condivisi, leggi e norme
morali che garantiscano
giustizia, equità e rispetto
della dignità umana.






…riflettere
Sul blog il taglio ed il contenuto dei testi, rispetto a un quindicennio fa, e’ in più casi, profondamente cambiato. Dalla vita quotidiana che intesseva per più tempo (anni) la vita locale e che veniva riportata sul blog, siamo, senza accorgerci, passati  alla riflessione del vivere locale e non. Segno, dice qualche amico utilizzando ironia, che conduttore e collaboratori del blog stanno invecchiando.

Effettivamente sul blog la “riflessione” tende ad occupare più spazio della analitica spiegazione dei fatti.

Sebbene ci proponiamo, comunque,  il ritorno ai “fatti” locali e non, non intendiamo rinunciare all'opportunità di interrogarci sul significato della vita e persino dell'universo. Noi esseri umani siamo per natura creature curiose e non possiamo fare a meno di riflettere sul mondo che ci circonda e sul posto che vi occupiamo; abbiamo una capacità intellettuale che ci permette di ragionare, oltre che interrogarci, e per quanto possiamo non rendercene conto ogni volta che facciamo un ragionamento pensiamo sulla base culturale, sociale e politica entro cui ci siamo formati, entro cui siamo cresciuti.

In fondo lo scopo della filosofia non è tanto trovare le risposte alle domande fondamentali, quanto il processo con cui cerchiamo tali risposte, usando il ragionamento anziché accettare passivamente le visioni convenzionali o l'autorità tradizionale che arriva dal Municipio, dall’Ars o da Palazzo Chigi. 

Nell'antica Grecia e in Cina, erano coloro che, insoddisfatti delle spiegazioni fornite dalla tradizione e dalla politica ufficiale, che hanno cercato risposte su base razionale. E proprio come facciamo noi con amici e lettori per provare a trarre conclusioni a cui siamo giunti e il modo in cui siamo arrivati. 

A volte incoraggiamo il dissenso e la critica delle idee come mezzo per affinarle e trovarne di nuove. Le idee nuove nascono dalla discussione e dall'esame, dall'analisi e dalla critica, sempre auspicabile,  delle teorie degli altri.

Nessuna novità, quindi!


lunedì 31 agosto 2026

Migrazione siciliana nel mondo

Un giorno qualcuno ricorderà . . .  
La Sicilia conta oltre 826.000
residenti all'estero
 iscritti
all'AIRE e 
milioni di discendenti
 sparsi in tutto il mondo.
L'esodo di massa è iniziato alla fine
del XIX secolo a causa della crisi
agraria e della povertà del latifondo.
Tra il 1876 e il 1976 sono partiti
oltre 
2,5 milioni di siciliani.
Tra il 1961 e il 1971 oltre 612.000 
persone hanno lasciato l'isola dirette
in Europa (Francia, Germania, Belgio
 e Svizzera).
Le mete principali oltreoceano
sono state gli 
Stati Uniti,
l'
Argentina, il Canada e l'
Australia.





Capita di tanto in tanto che vengano a trovarci -a noi che persistiamo a vivere in quest’angolo di Sicilia, a Contessa-, gruppi di visitatori statunitensi con lontane origini locali, a giudicare dai loro cognomi. Si tratta di eredi di quel flusso migratorio iniziato subito dopo l’Unita’ d’Italia e ininterrottamente proseguito fino ai primi anni venti del Novecento, quando il Fascismo decise di interrompere il flusso perché doveva creare un Paese armato e militaresco con tante “baionette”.

  I visitatori che dalla lontana New Orleans arrivano fino a Contessa Entellina, immaginano di scoprire (o riscoprire dopo le narrazioni ascoltate dai nonni e dalle loro generazioni trascorse), un contesto umano, sociale e civile al quale in qualche modo ritengono di appartenere e col quale, stando alle narrazioni dei nonni, persistono legami di varia natura.

  Verosimilmente il plurisecolare distacco temporale  dal fenomeno migratorio che condusse migliaia di contessioti nella città del Golfo ha creato molteplici e diversificate consapevolezze dalla psicologia alla storia, dalla poesia del vivere alla sociologia e alla trattazione delle cose da far ascoltare ai periodici e casuali ospiti.

  = = = 

La migrazione dei siciliani, e specificatamente dei contessioti nel mondo, sarà’ oggetto di periodiche pagine sul blog, grazie anche alla collaborazione di chi il fenomeno lo conosce per esperienza diretta.

sabato 22 agosto 2026

Contessa Entellina, per noi è sempre “Hora”

Contessa Entellina
in lingua arbëreshe,
 
Hora e Kuntisës (o 
semplicemente 
Horë, che 
significa il paese o la città). 
Fondata nel XV secolo, è 
una storica comunità 
arbëreshe in Sicilia di 
rito greco-bizantino.




Pagine di Storia, memorie e curiosità 


Ricordo alcuni anni fa di avere avuto sul blog un pubblico confronto, con quello che era l’ultimo dei monaci  basiliani che permaneva al Monastero Basiliano SS. Salvatoresituato sulla sommità della collina Sklizza a Piana degli Albanesi. Si tratta del complesso monumentale, edificato nella prima metà degli anni '50 dai monaci basiliani dell'Abbazia di Grottaferrata, caratterizzato fra altro da una chiesa in stile neo-bizantino con rivestimenti in mattoni e marmi locali. 

 Su una pagina del blog, riferendomi al paese di Contessa Entellina, avevo usato il termine arbereshe “Hora”, parola che noi tutti contessioti usiamo per riferirci al nostro centro abitato, da sempre. La tesi del monaco basiliano era che quell’appellativo, “Hora”, competeva solamente a Piana degli Albanesi. Il confronto e le argomentazioni durarono per più giorni: ognuno rimase comunque sulle proprie convinzioni.

= = =

 Quel confronto, comunque interessante per i temi che vennero svolti, mi e’ tornato in memoria nel confronto con due amici che si propongono, ed insieme ci proponiamo, di dedicare alcune pagine del blog alla nostra Contessa Entellina, quella di oggi, quella delle strade deserte, delle aule con pochi alunni, dei giovani che conseguono un titolo di studio e poi, tutti, proprio tutti, emigrano.

 Si, …  ci proponiamo di discutere dell’immenso patrimonio edilizio post-terremoto,  nella stragrande maggioranza dei casi, disabitato. 

 Le tematiche saranno comunque tante e varie, tutte, riteniamo, culturalmente e socialmente interessanti. Oltre agli inevitabili temi a sfondo socio-economici, l’amico architetto, tratterà del “vivere la casa” e del “vivere il territorio”, due situazioni che si possono combinare e condizionarsi reciprocamente.

 Come sempre, chi vuole potrà dire il proprio pensiero.


 

  

lunedì 17 agosto 2026

Riflessioni di Economia e Storia economica (3)

Il crollo di Costantinopoli
del 29 maggio 1453
 da
parte dell'Impero Ottomano
è la causa diretta della
diaspora degli arbëreshë
 
(gli albanesi d'Italia).
Con l'avanzata turca nei
Balcani dopo la caduta
dell'Impero Bizantino e la
morte dell'eroe nazionale
Giorgio Castriota
Scanderbeg, migliaia di
albanesi lasciarono le
proprie terre per rifugiarsi
 nell'Italia meridionale a
partire dal XV secolo.
Sotto la guida di
Scanderbeg, gli albanesi
opposero una lunga
resistenza. Dopo la sua
scomparsa (1468), la
pressione turca
divenne insostenibile.

Intere comunità
attraversarono l'Adriatico.
Si stabilirono in regioni
come la Calabria, la
Sicilia, la Puglia e il
Molise, fondando o
ripopolando villaggi.


Sistemi economici da esplorare

Perché quegli arbereshe del XV secolo

vollero venire nella Sicilia feudale?

 (In questa e nella prossima pagina ci intratterremo sulla crisi dell’Impero Romano d’Occidente prima e di quello d’Oriente dopo. E’ dal crollo di Costantinopoli che coglieremo conseguenze sia politiche che socio-economiche).

-  -  -

I 15.000 km di confini che cingevano l'impero romano diventavano sempre più difficili da difendere perché la crisi demografica si faceva sentire anche nell'esercito che era composto prevalentemente di stranieri mercenari, mentre i barbari, popoli forti e fecondi, con antichi conti di sfruttamento da regolare, facevano crollare le difese in più punti e invadevano le terre saccheggiando e seminando la morte.


Scarseggiavano ormai anche gli artigiani, i contadini, i commercianti; già Caracalla in passato aveva dato la cittadinanza romana a tutti i cittadini liberi per poter riscuotere più tasse, ma l'espediente non bastava a colmare il deficit di un impero in rovina. Si era anche concessa la terra libera a chiunque avesse il coraggio di coltivarla, ma ben pochi si esponevano al duro lavoro per vedersi portar via il raccolto dalle truppe nemiche.


Terrorizzati, i servi trovavano protezione presso un signore di quelle «villae» che erano possedimenti autosufficienti, muniti di torri e mura, con un esercito privato e proprie carceri. Il signore non accettava incarichi sociali, non pagava le tasse, viveva per sé producendo quanto gli occorreva: utensili, cibo, abiti, persino i mattoni. Per non cadere nei tranelli di monete inaffidabili, riprese il sopravvento lo scambio in natura. I commerci erano così ridotti al minimo anche perché la rete stradale in dissesto consentiva lenti spostamenti: in un giorno si coprivano appena 35 km e le navi stavano in mare per anni.


L'imbarbarimento della popolazione era evidente anche nei costumi: si vedevano capelli lunghi, calzoni e vesti di pelliccia inutilmente vietati dagli imperatori. Costantino, il primo imperatore che aveva concesso la libertà di culto ai cristiani nel 313, mantenne unito il territorio romano e nel 330 pose la capitale a Costantinopoli, così fu chiamata dal suo nome Bisanzio, la città sorta nel VII secolo a.C. come colonia greca sul Bosforo. Essa aveva tutte le prerogative per diventare un imprendibile faro di civiltà: la posizione strategica al centro di estesi traffici commerciali con l'Oriente e l'Occidente, un ampio porto e difese naturali su tre lati. Infatti fu la città più progredita e opulenta del mondo per un millennio e nessuno dei popoli invasori riuscì a entrarvi, tranne i Crociati nel 1204. E … però!

(Segue)

mercoledì 5 agosto 2026

Riflessioni di Economia e Storia economica (2)

L'Italia del XV secolo
 (il Quattrocento) 
era una
terra divisa in tanti Stati
diversi, guidata da
Signorie e Repubbliche,
ed è famosa per la
nascita del Rinascimento.
Grazie alla ricchezza delle
corti e dei mercanti,
l'Italia diventa il centro
di una grande rinascita
della cultura, della pittura,
 della scultura e della
letteratura.



Sistemi economici da esplorare

Perché quegli arbereshe del XV secolo

vollero venire nella Sicilia feudale?


L'Italia del XV secolo, il secolo del crollo dell’Impero Romano d’Oriente e della migrazione degli arbereshe dai Balcani nel Sud Italia ed in Sicilia, almeno quella centrale e quella settentrionale, era ai vertici mondiali della ricchezza. Era probabilmente più ricca, per caput (=pro capite), di quanto non sia mai stata sino alla vigilia della prima guerra mondiale. 


La ricchezza era non solo manifatturiera, commerciale, finanziaria, ma anche agricola. Il tutto si fondava su un diritto commerciale moderno in relazione ai tempi, su raffinate istituzioni finanziarie, su mercati articolati ed efficienti e su una tecnologia d'avanguardia, anche in agricoltura.


In quell’alba della modernità, più storici ci fanno sapere che gli italiani (quelli del centro-nord) seppero - con l'imprenditorialità, con la laboriosità, con lo studio nelle scuole e nelle botteghe - produrre cose che piacquero al mondo. Seppero aggiungere valore alle risorse primarie di cui l'Italia scarseggiava e che si dovevano importare e pagare esportando con successo, da parte di un paese naturalmente trasformatore, per necessità volto ai traffici internazionali e che solo nell'apertura al commercio con l'estero poteva prosperare. 

Quell'esperienza storica socio-economico - con le sue ascese, le cadute, i recuperi - è di speciale rilievo per tutti i paesi che la natura non ha dotato delle risorse primarie più richieste internazionalmente.


Si era all’alba dello Stato moderno che però cominciava a prender forma in Spagna, in Francia, nelle isole britanniche. Gli storici sostengono che lo Stato moderno di vasta dimensione ha giocato un ruolo importante, non solo sul piano militare, civile, istituzionale, culturale ma anche su quello economico. Ha unificato legislazione, amministrazione, pesi e misure, sistema monetario; ha creato mercati e li ha sostenuti con la Marina, con l'Esercito; ha costruito porti, strade, canali; ha favorito il trasferimento delle tecniche.  


E, purtroppo, tutto ciò è in gran parte mancato all'Italia divisa e colonizzata. 


Quale peso ha avuto questa carenza nel declino italiano nei successivi secoli XVII e XVIII? Su queste ed altre circostanze, attinenti l’arretratezza del Meridione rifletteremo.

domenica 2 agosto 2026

Parole frequenti sui media

 

Ceuta è una città autonoma
spagnola
 situata nel Nordafrica,
interamente circondata dal
Marocco, fatta eccezione per
il suo affaccio sul Mar Mediterraneo
vicino allo stretto di Gibilterra
.
Rappresenta una delle due uniche
enclavi europee (l'altra è Melilla) a
condividere un confine terrestre
con uno Stato africano.
exclave

Il termine indica una porzione di territorio di uno Stato che però è separata geograficamente dal resto del territorio nazionale, essendo circondata da territorio di uno o più altri Stati. Ceuta è uno degli esempi più noti, in quanto città spagnola situata sulla costa marocchina e separata dalla Penisola iberica dallo Stretto di Gibilterra.

Ceuta è un'exclave situata sulla costa del Nordafrica, circondata dal territorio del Marocco e dal Mar Mediterraneo. Gode di un regime fiscale speciale ed è un porto franco. Pur non facendo parte dello spazio doganale comune europeo, è territorio della Spagna e dell'Unione Europea a tutti gli effetti.

venerdì 31 luglio 2026

Riflessioni di Economia e Storia economica (1)

 Sistemi economici da esplorare

L’euro (€) è la valuta ufficiale
di 21 Stati membri dell'Unione
europea
, gestita dalla Banca
Centrale Europea
(BCE). È
entrato in vigore il 1°
gennaio 1999 per i conti, 
e il 1° gennaio 2002 come
denaro in contanti.

= = = 
Sul blog puntiamo
nel voler sviluppare
analisi di lungo periodo
sui sistemi economici:
dal feudalesimo
nobiliare al latifondo,
dalla monocultura del
grano, al vino DOC,
dal servilismo
al clientelismo,
etc. etc.




 La circostanza di una moneta unica europea, con la persistenza sul vecchio continente di lingue diverse, storie diverse, intrecci di forze e debolezze diverse tra i paesi europei, ci induce a riflettere sulla “storia economica” del nostro Paese, l’Italia,  che deve, ai nostri giorni, confrontarsi con realtà molto dinamiche sul piano non solo continentale ma anche mondiale. 
 E però intendiamo iniziare la nostra narrazione da lontano, da molto lontano. Siamo certi comunque che dai lettori più affezionati la cosa potrà essere favorevolmente accolta.

 ====

Perché quegli arbereshe del XV secolo

vollero venire nella Sicilia feudale?

L’economia siciliana del primo e secondo millennio è sempre stata sostanzialmente basata sull’agricoltura, e in particolare sulla pastorizia in una fase iniziale e la monocultura del grano, successivamente, a cominciare dall’alba della modernità. Fino al settecento la voce principale di esportazione era, appunto, il grano seguito dal sale e poi dal settecento lo zolfo. Esportazioni che, più storici sottolineano, non venivano quasi mai curate dai siciliani. Quello del commercio e del mondo degli affari, stando alla totalità degli storici dei secoli passati non ha mai coinvolto gli operatori siciliani, che, invece, hanno, da sempre, mostrato spiccato interesse, anche al costo di sacrifici, per il possesso ed infine per la proprietà della terra. 

  Per un preciso periodo, sul blog, proveremo a tracciare l’assetto socio-economico e quello giuridico della “terra” avvalendoci del supporto di una vastissima bibliografia, di cui daremo conto ai lettori mano mano che di essa ci serviremo. La mappatura e la rilevazione storico-sociale del vivere agricolo (contadino) le faremo decorrere dall’affermarsi del feudalesimo, da prima quindi dell’arrivo degli arbereshe sui territori dell’Isola

 Dal contesto storico medievale, ancora prima -quindi- della vicenda umana di quegli immigrati del XV secolo (che arrivando in Sicilia intesero sottrarsi alla dominazione turco-ottomana), svilupperemo il procedere del regime giuridico feudale e poi, in successione, sottolineeremo l’affermarsi della lenta disgregazione feudale in parallelo ai demani; quel tutto che capiterà già all’alba della contemporaneità a favore della diffusione della proprietà privata. 

 Stiamo, sostanzialmente immaginando di passare in rassegna sul blog cinque secoli di Storia, di grande interesse, tutta incentrata sugli istituti giuridici, in ottica storica e sociale dei distinti periodi, dal feudalesimo, passando per il latifondismo e poi alla proprietà privata della terra. Intendiamo soffermarci  e riflettere su ciò che ogni epoca storica ha implicato sul vivere sociale e comunitario locale e, più estesamente, sul vivere siciliano.

 Si tratterà’, in buona sostanza, di fotografare e far rivivere  cinque/sei secoli di evoluzione socio-economica delle popolazioni dell’Isola, attraverso cui passare in rassegna i modelli comportamentali umani nella gestione della terra, che poi nel loro procedere portarono al superamento del feudalesimo prima e poi del latifondismo. Contiamo, in conclusione, di pervenire a quella che fu definita la Riforma agraria degli anni cinquanta del Novecento. 

   Concludendo, ci proponiamo in altri termini,  di tratteggiare il vivere locale, della comunità contessiota, dalla fondazione, in periodo feudale, alla ricostruzione post sisma 1968 che vede i giovani muniti di plurimi diplomi di laurea emigrare e la pubblica amministrazione assente o muta sulle problematiche che stanno dietro al calo demografico delle aree interne all’Isola.

  Altre informazioni guida contiamo di doverle al lettore via via che le trattazioni lo esigeranno. 

(Segue)

mercoledì 29 luglio 2026

Tutti dobbiamo conoscere, sapere …

 Storia, Territorio, Patrimonio ambientale,

Nel dicembre del 1520 furono
firmati i capitoli ufficiali della
colonia voluti dal feudatario
per dare stabilità alla comunità
di Kuntisa.



Sul blog abbiamo riportato nel corso degli anni storie antiche e recenti, visioni politiche condivise e avversate, vicende anacronistiche del XX e XXI  secolo e fatti meritori o meno.

 Per quanto l'angustia dello spazio temporale lo consentirà ci piace ampliare questo impegno fino al punto di proseguire scavando nel passato della comunita’ locale nella convinzione che sia sempre stato nella Storia l'unico principio per cui possano i trenta secoli delle storie italiane e siciliane ridursi a esposizione evidente e continua. 


 Senza questo filo ideale e narrativo la memoria si smarrisce nel labirinto delle fazioni, dei contrasti civili e nell'assidua composizione e scomposizione degli assetti; la ragione non può vedere chiarezza in una rapida alternativa di potenza e debolezza, di virtú e corruttela, di senno e imbecillità, d'eleganza e barbarie, d'opulenza e desolazione; e l'animo ricade contristato e oppresso dal sentimento d'una tetra fatalità, lascio’ scritto Carlo Cattaneo.

 

 Fin dai primordi, Kuntisa è peraltro sempre stata storicamente, per noi residenti, altra cosa in Sicilia da ciò che e’ stato Bisacquino o Corleone. 


  Con questo spirito continueremo ad animare le pagine del blog concentrandoci su un passato che non tutto è stato ancora esplorato e non tutto è stato conosciuto da tutti.


lunedì 27 luglio 2026

Il blog

Disattenzione per lo spopolamento
Oltre il 70% del territorio
siciliano è minacciato dalla
desertificazione, un
fenomeno che colpisce in
modo duro i comuni delle
aree interne
. Questo degrado
ambientale si unisce a
un forte calo della
popolazione e alla
mancanza di servizi di
base. I 
piccoli paesi
montani e rurali con
meno di 5.000 abitanti
perdono residenti,
soprattutto giovani.
Restano nei borghi
interni quasi solo
persone anziane.
E’ in corso la chiusura
progressiva di classi
scolastiche, presidi sanitari
e persistono difficoltà
di collegamento
 stradale e ferroviario.



Il blog da alcuni mesi, forse dall’ultimo anno, ha via via cambiato il taglio degli interventi che vengono pubblicati. Continuerà a cambiare ancora in direzione di un percorso che  privilegerà la interpretazione della vicenda umana con i filtri, o se si vuole le lenti dell’economia, della sociologia, del diritto (=legislazione) e sopratutto delle risultanze storicamente riprese dalla pubblicistica più accreditata e dai dati statistici dell’Istat che proiettano, fra pochi decenni, la desertificazione di tanti contesti isolani, il nostro contesto locale compreso.

La temporalità che principalmente ci interesserà e’ quella che comincia con l’era moderna e che poi via via proseguirà con la contemporaneità fino ad arrivare alle nostre periodiche feste di paese. Intendiamo leggere i perché ed i come, dal vivere feudale e poi latifondistico e poi ancora dal vivere di emigrazione siamo arrivati alle feste continue che coinvolgono un numero via via sempre più striminzito di persone del luogo.  

La popolazione dei paesi di Sicilia, della Sicilia interna, dei residenti in quest’angolo di terra dove e’ pure situata la nostra Contessa Entellina, si compone ormai, nella stragrande maggioranza dei casi di pensionati. I giovani che acquisiscono un titolo di studio emigrano. Al 96%.

mercoledì 15 luglio 2026

Noi del terzo millennnio e la saggezza degli antichi (3)

Il Cinquecento (XVI secolo)
è stato un periodo di
cambiamenti drammatici
e radicali
, durante il
quale l'Europa ha vissuto la
transizione definitiva dal
Medioevo all'era moderna.
Dietro la splendida facciata
artistica del Rinascimento si
sono consumate fratture
religiose insanabili, guerre
sanguinose per l'egemonia
geopolitica, una rivoluzione
economica globale e profonde
inquietudini esistenziali.
Il secolo vede il tramonto
definitivo delle aspirazioni
universali medievali di Papato e
Impero, sostituiti dagli Stati
moderni accentrati.
Sebbene sia il secolo di
massima espressione del
Rinascimento con giganti
come Leonardo, Michelangelo
e Raffaello, la cultura riflette
il clima drammatico dell'epoca.

Il Cinquecento: 

Si dischiude un nuovo modo di vivere e pensare

 Il Cinquecento fu un secolo di cambiamenti, un'epoca di transizione cruciale in cui l'Europa e l'Italia passano dal Medioevo all'era moderna. Un periodo di estremi, dove la straordinaria fioritura artistica del Rinascimento convive con guerre devastanti, la rottura religiosa e la scoperta di nuovi mondi:

1) la scoperta dell'America nel 1492, il baricentro economico si sposta dal Mediterraneo all'Oceano Atlantico. L'Europa entra nell'era della prima globalizzazione commerciale,

2) Nel 1517 Martin Lutero avvia la Riforma protestante, che divide l'Europa cristiano/cattolica. A questa, la Chiesa cattolica risponde con la Controriforma e il Concilio di Trento, ridefinendo dogmi e società,

3) È il secolo d'oro del Rinascimento italiano, dominato da geni universali come Leonardo da VinciMichelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio. Le arti e la letteratura raggiungono vette di sublime bellezza, ma segnano anche l'inizio della crisi dei valori tradizionali,

4) Le potenze europee, in particolare Spagna e Francia, si scontrano per l'egemonia. L'Italia, frammentata in piccoli stati, diventa un campo di battaglia e perde la propria indipendenza politica a favore della corona spagnola.

5) L’utilizzazione su larga scala della stampa allarga la cerchia di coloro che partecipano a dibattiti che rompono le vecchie tradizioni o tentano di ristabilire la scomparsa armonia della vita su nuove basi.

  Gli uomini del Medioevo avevano concepito il cosmo come un’ampia gerarchia che andava da Dio al più piccolo filo d’erba: angeli, governanti, nobili, feudatari, contadini, tutti avevano un posto ed un ruolo prestabilito in questa catena che sembrava fissata una volta per tutti dalla legge divina. 

  In quel Cinquecento, in realtà comincia la Modernità, cominciano i primi segni di capitalismo, con la voglia di mobilita’ sociale che ne derivava, e con esso sul piano religioso il Protestantesimo che nega la necessità di gerarchie intermedie che legavano Dio all’uomo, ponendo quest’ultimo in rapporto diretto con Dio.

(Segue)

lunedì 13 luglio 2026

Cercare Lavoro


Il lavoro occupa una posizione
di centralità assoluta nella 
Costituzione della Repubblica
Italiana
, configurandosi non
solo come un diritto o un dovere
economico, ma come il vero e proprio
 valore fondante dell'intero
ordinamento democratico e
sociale
. I Padri Costituenti
scelsero il lavoro come elemento
chiave per superare i vecchi
privilegi legati alla nobiltà e al
censo, trasformandolo nello
strumento principale per
garantire la dignità umana e la
partecipazione democratica.





(1) La tematica del lavoro andrà’ via via assumendo più spazio sulle pagine del blog. La società, la realtà sociale va cambiando a ritmi via via più accelerati. Riteniamo fare cosa utile dedicare per qualche tempo interesse culturale e impegno sociale a questo aspetto del vivere che principalmente interessa i nostri giovani, quelli che in carenza della politica dei politicanti sono costretti ad intraprendere la via dell’Emigrazione. 

===

 Cercare lavoro significa puntare a realizzare se stessi, pertanto a tale attività devono essere dedicati l'attenzione e il tempo necessari. Fondamentale è cercare quello che veramente si vuole.

L'evoluzione del mercato del lavoro, sotto la spinta dell'invecchiamento della popolazione, favorisce scelte coraggiose e rigorose.


La disoccupazione odierna è causata in misura sempre maggiore, non dall'assenza di posti di lavoro, ma dal divario tra richiesta e disponibilità di competenze, un divario che ciascuno può superare con preparazione e volontà.


Una premessa: la popolazione italiana (ed europea) è costantemente in calo (al lordo dell’immigrazione). Tanti segnali evidenziano che la carenza di persone (di persone preparate e disponibili a lavorare) costituirà in prosieguo un pesante handicap per molte aziende.

Per chi cerca lavoro oggi (e via via in appresso) è bene mettere in conto che le aziende, il mondo del lavoro, sarà sempre più affamato di lavoratori, sopratutto di lavoratori preparati ed esperti.


   Su questa pagina contiamo di affrontare, nella maniera più estesa, l’intera problematica del “mondo del lavoro”. Contiamo di coinvolgere gli stessi giovani ed i loro punti di vista sulle tematiche che proveremo a riportare sul blog. Accetteremo osservazioni e punti di vista divergenti e comunque collaborativi.

venerdì 10 luglio 2026

Noi del terzo millennnio e la saggezza degli antichi (2)

Il progresso cumulativo della scienza

Blaise Pascal ha una
visione accumulativa 
del progresso scientifico,
ma scettica su quello
morale
. Crede che la
conoscenza avanzi nel
tempo grazie alla
 collaborazione tra le
generazioni, ma avverte
che il progresso tecnico
non colma il vuoto spirituale
 né riduce la miseria
esistenziale dell'uomo.

Il progresso scientifico
(cumulativo):
 A differenza
degli antichi, che consideravano
i classici insuperabili, Pascal
sostiene che l'umanità progredisce
 come un singolo uomo che non
smette mai di imparare. Ogni
generazione eredita le scoperte
di quelle precedenti e vi
aggiunge la propria esperienza,
rendendo la conoscenza
scientifica un sapere in
continua crescita.

Sul piano filosofico, Pascal
ridimensiona l'importanza del
progresso materiale. L'uomo
rimane sospeso tra due infiniti
(l'immensità del cosmo e
l'infinitamente piccolo). La
vera grandezza dell'uomo
non risiede nel dominio della
natura o nell'evoluzione
tecnologica, ma nella sua 
consapevolezza interiore.
Senza la fede e la ricerca
di Dio, il progresso diventa
solo una distrazione
(
divertissement) per sfuggire
 all'angoscia e alla precarietà
della vita.
La nozione di “Occidente” da qualche secolo si è imposta in ragione di talune superiorità che sono state mostrate in più campi. 

  L’Europa ha colonizzato, ha infranto le barriere del Mediterraneo. La Francia, con la sua “rivoluzione” ha affondato per prima il mondo feudale ed il conseguente ordine sociale. Sostituendo il sovrano monarca di diritto divino con l’essere collettivo che e’ la “nazione”, invenzione questa della Rivoluzione francese, la cultura occidentale è approdata nella “modernita’”.

 Esistono leggi o cause certe circa, lo sviluppo? Leggi o cause certe forse no, ma punti di vista che vanno di pari passo con un diverso modo di rapportarsi al tempo si. Il tempo non è più, come dicevano i nostri antenati, fondamentalmente e uniformemente, decadente: esso è progresso, esso è entrato nel tempo del progresso. Non tutto è stato quindi detto e non tutto è stato finora fatto. In questa visione del tempo si iscrive una concezione secondo cui la Storia  appare come un ciclo.

Secondo Bacone, siamo noi, i moderni, i contemporanei, i veri antichi, giacché gli antichi sono la giovinezza del mondo. Noi che viviamo adesso  disponiamo di nostre esperienze e nostre osservazioni di gran lunga superiori rispetto all’antichita’. 

Per Bacone i veri antichi siamo noi, dal momento che le nostre osservazioni sono infinitamente più numerose e disponiamo di un indiscutibile vantaggio.

Scrive Pascal:

Cosicché tutto il susseguirsi di uomini, durante il corso dei secoli, dev'essere considerato come la vita d'un medesimo uomo che sussiste sempre e che impara continuamente; a partire da questa considerazione si vede con quanta ingiustizia noi rispettiamo l'antichità nella sua saggezza ... Coloro che noi chiamiamo antichi erano in realtà giovani in tutto e costituivano propriamente l'infanzia dell'umanità; e poiché noi abbiamo aggiunto alle loro conoscenze l'esperienza dei secoli seguenti, è in noi che si trova quell'antichità che noi veneriamo in altri.