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mercoledì 15 dicembre 2021

Osservazioni e curiosita. Con l'avanzare della Contemporaneità avanza il cosmopolitismo


Ci accorgiamo che a Contessa non solo sta scomparendo nel dialogo fra i residenti l'uso dell'arbëresh ma sta pure venendo meno l'abitudine di usare il dialetto siciliano.  Questo infatti sta subendo pure esso una sorta di accantonamento  per dare luogo, frequentemente, ad una forma  di  "italiano", tuttavia deformato, per non dire storpiato. Lo cogliamo a Contessa, ma dilaga in tutti i centri maggiori dell'Isola, come a Corleone o a Palermo. 


Fra non molto avremo bisogno di istituire corsi scolastici per la salvaguardia del dialetto siciliano.

domenica 16 maggio 2021

Medio Oriente. Perchè non è facile uscire fuori dai problemi geo-politici

Dalla preoccupazione per ciò che accade in queste ore fra Palestinesi ed Israeliani, ci proponiamo di ricostruire il quadro umano, politico e istituzionale sorto in Medio Oriente dal dopo-guerra ad oggi. Lo faremo in più periodiche pagine.

La questione della Palestina e poi di Israele

(1)

Per capire le origini della situazione venutasi a creare nel Novecento e nel XXI secolo in Medio Oriente bisogna in realtà rievocare (prima tappa) un poco di Storia dalla seconda metà dell'Ottocento al 1914; questo periodo è interessato da quella che i libri di storia definiscono la "questione d'Oriente".

Era iniziata, nella seconda metà dell'Ottocento, la decadenza del -fino allora- temibile Impero Ottomano, quell'impero che in secoli precedenti aveva indotto migliaia di arbëreshe ad emigrare dai Balcani nel Sud Italia e di contro era iniziata nel mondo occidentale la crescita socio-economica sotto le insegne dell'espansione capitalistica. In quei decenni sul piano storico-diplomatico si apriva una crescente competizione  fra i paesi europei per assicurarsi l'espansione sui territori  del decadente Impero Ottomano.

La Francia non esitava ad accapararsi l'Algeria e la Tunisia. La Gran Bretagna si impossessava dell'isola di Cipro e dell'Egitto, ed infine, l'Italia poneva le basi del suo controllo sulla Libia. Sempre nel periodo antecedente la prima guerra mondiale nella regione della "Grande Siria" entro cui ricadeva anche la Palestina iniziavano fermenti alimentati dallo spirito dell'arabismo, fenomeno questo che nulla aveva comunque a che fare col dominio ottomano. Dello sfacelo ottomano ovviamente pensavano di trarre benefici tanti altri stati e popoli: i tedeschi, i russi e ancora ampiamente britannici e francesi che già avevano sottratto le loro quote.

Nel contesto sopra tratteggiato, tantissimi "pensatori" di religiosità ebraica sparsi in più punti del pianeta iniziarono ad immaginare la ri-costituzione della comunità ebraica su basi religioso-spirituale nella storica Palestina, da cui gli ebrei medesimi erano stati cacciati nel 66 dopo Cristo dai romani (impianto sionista).

Nel periodo 1918-1947 (seconda tappa)  ossia dal crollo dell'impero Ottomano, tantissimi altri territori del Medio Oriente gradualmente si affacciarono sotto lo status di paesi indipendenti. In molte aree le precedenti colonie britanniche e francesi puntarono, con guerriglie e rivoluzioni, al conseguimento dell'indipendenza. La stessa Palestina, sotto dominio britannico, fu sulla via che conduce all'indipendenza ed il nazionalismo arabo sembrava essere predominante nell'esigere una Palestina islamica; ma il sionismo -misurabile nei vasti movimenti di popolazioni europee-ebraiche che cercavano di sottrrarsi all'antisemitismo nazista nel vecchio continente- si era nel frattempo insediato, con stili di vita e criteri urbanistici occidentali, in vaste zone di quell'area.

Dal 1948 (terza tappa) si assistette all'interno dell'area palestinese, dai costumi prettamente arabeschi, al sorgere e all'affermarsi di un sistema socio-economico-militare vigorosamente sostenuto dagli Stati Uniti, Israele. Gli Usa favorirono l'affermarsi di Israele perchè punto-chiave della loro strategia nel Mediterraneo. Ovviamente il mondo arabo-palestinese iniziò ad avere consapevolezza che il proprio destino, come entità autonoma ed indipendente, veniva messo in discussione. 

(Segue)

mercoledì 27 gennaio 2021

Terra e Vita. Storia Siciliana per immagini ( 13 )

 "Quando un popolo non ha più senso vitale del suo passato si spegne. La vitalità creatrice è fatta di una riserva di passato. Si diventa creatori anche noi, quando si ha un passato. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia". Cesare Pavese

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Conoscere la Sicilia di ieri 

per Conoscere

La Sicilia di oggi.

Immagini e descrizioni

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Gli anni passano e con essi vanno via molti ricordi della società che fu. La traversata degli anni cinquanta del Novecento fu, almeno in quest'angolo di Sicilia dove insiste Contessa, l'ultimo decennio della "società contadina"; già ai primi degli anni sessanta (probabilmente col diffondersi della tv) tutto quel mondo iniziò ad offuscarsi fino a scomparire quasi completamente col terribile terremoto nella Valle del Belice che, a Contessa e non solamente qui, avviò un modello di vita (ambientale, di stile, di aspettative, di organizzazione, etc,) completamente diverso.

Fino ai primi anni '60 venivano a Contessa i "carrittera", gente che con i tipici carretti siciliani carichi di mercanzie e alimenti (sacchi di patate, scatolame vario, vasche di sarde salate, vassellami  e altri generi e comunque di lunga conservazione) assolvevano -allora- alla funzione che oggi assolvono -in contesti e situazioni diversissime- i rivenditori che giornalmente -venendo da Menfi con "camioncini"- riforniscono Contessa di frutta, verdure e ortaggi vari. 

Il carretto oggi è scomparso dalla circolazione nelle nostre strade, ma è finito nei musei grazie  ai coloratissimi disegni e agli intagli bucolici, che narrando le vicende di Orlando e Rinaldo ne facevano e ne fanno un vero e proprio oggetto d’arte e d’artigianato.

Un poeta siciliano, Giuseppe Pulizzi di Cianciana, così ha immortalato il carretto ed il carrettiere di un tempo che sono impressi nei ricordi di chi negli anni cinquanta non era altri che un ragazzo. 

Il carrettiere della memoria è rimasto un personaggio vero e identificato in "mastru Binidittu" che tre volte la settimana veniva in quegli anni cinquanta, da Bisacquino a Contessa, a vendere ciò che oggi andiamo a comprare nei punti di vendita.

   A tempi di scarsizza e di scunfurti

a tutti banni cc'eranu carretti,

li mezzi chi facivanu trasporti

di merci di pirsuni e autri uggetti, 

Li muli e li cavaddi li cchiù forti

"mpaiavanu 'nta l'asti fatti addetti

cu pitturali, sidduni e cudera,

cu suttapanza, retini e tistera.

  Di tutti svariati custruzioni 

di li carretti pittari e baggiani

li custruivanu lussusi e boni

òo Catanisi e li Palermitani:

vantati sunnu in ogni nazioni

li nostri gran carretti siciliani,

c'ogni turista resta sudisfattu

vidennu 'stu carrettu comu è fattu.

  Lu milliottucentunovantunu

René Bazin, turista e pilligrinu

pi Santa Rusulia dissi a unu

di vidiri un spittaculu divinu,

di 'sti carretti ''un nn 'havi, no, nissunu,

diciva, ca quant'avi chi caminu

m'addugnu veru ca 'ntuttu lu munnu 

carretti comu ccà nun cci nni sunnu,

  Add'epuca cu era carritteri,

abbilitusu si putia chiamari,

ca era un privileggiu 'stu misteri

macari di putillu 'mmdiari.

Nni travaglianu 'nta li canteri,

'nta li stratuna e 'nmezzu a li ciumari

e cc'eranu trasporti purtuali

di merci, di alimenti e ciriali.

  'Nta li paisi lu funnacu cc'era:

stadduni cu 'na lunga mangiatura

ca era albergu pi li carrittera

e pi li muli chini di sudura;

dda dintra era lu stessu di 'na gera

di carrittera funti a tarda ura,

quarcunu si sistimava e cuvirnava

lu mulu mentri 'n'avutru cantava.

  Pirtempu, a lu cantari di lu gaddu

s'arzava ogn'unu cu lu torcicoddu,

sciuglivanu lu mulu e lu cavaddu

e po' l'armici cci mittianu 'ncoddu,

un mulu cu lu pettu senza caddu

trasiva 'nmezzu l'asti tardu e moddu

pinsannu forsi c'avia di fari 

chilometri sissanta di marciari,

  'Mpaiavanu e dicianu: - A la via ! -

e lu cavaddu o mulu s'avviava

'nta lu stratuni chi lu dirigia

lu carritteri 'ncapu chi cantava.

La usciula rutanti chi sbattia

comu 'na musica scampaniava

ca nni la notti funna e silinziusa

pariva 'na puisia diliziusa.

  Li carrittera tannu eranu amici;

si salutavanu a palori duci,

unu diciva all'autru: -Chi si dici?-

e l'autru: - Tantu beni nni cunnuci!-

Ma ora l'autisti su' nnimici,

nirvusi tutti chi fettanu vuci

massimamenti dintra la città

ca foddi patintati cci nn'è assà.

  Ma quannu nova ticnulugia

truvaru li scinziati e li 'ngignera,

lu camiu e la macchina curria

firmannusi carretti e carrittera.

Però lu carritteri chi vulia

di li trasporti ancora la carrera,

pi la patenti iva a la cunquista

e divintava subitu autista.

domenica 24 gennaio 2021

Alle radici del Cristianesimo

Da una raccolta di discorsi di 

Papa Francesco. (2003)

 Bipolarismo tra libertà e schiavitù

..E' la lotta di ciascuno:  essere libero o schiavo ... e mira al cuore di cviascuno di noi ... mira proprio alla nostra esistenza, e ci interpella: sei libero o sei schiavo ? Sei libero con la spontaneità che ci viene dalla coerenza di essere persona? Oppure sei schiavo dei condizionamenti che accetti, dei limiti che lasci cristallizzare nel peccato o semplicemente della tua autonomia?

 Alla luce di questa bipolarità  "libertà-schiavitù", oggi, iniziamo l'anno scolastico e oggi ho di fronte voi ragazzi e ragazze delle nostre scuole, e voi educatori che preferisco chiamare maestri. Quella di educatore è una funzione, mentre maestro, ... essere maestro, è una passione. Anche davanti a voi maestri voglio porre questa domanda: liberi o schiavi? E la chiave che risolve l'antinomia, secondo le parole di Gesù, si trova nella verità: "La verità vi farà liberi, se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" Gv. 8,31-32

 E' la verità a liberare l'uomo, a renderlo realmente libero, persona, a consacrarlo nella sua totale potenzialità: la verità tutta intera, a volte dura, a volte accettata a denti stretti, a volte crocifigente, ma la verità. Così com'è. La tentazione tipica della nostra debolezza spesso ci conduce ai giri di parole, ad attaccarci alle sfumature, a ridurla, se non a negoziarla o a metterla da parte.

 Essere maestri significa prendere cuori di ragazzi e ragazze e inculcare in essi, con passione di maestri, la passione per quella verità su cui non si può scendere a patti, che non dipende da un consenso pur di allineare verso il basso i valori fondanti della nostra esistenza. E non ci sfugge che questa civiltà  è diventata un mercato in cui si negoziano mezze verità  che sono menzogne. Condurre un ragazzo o una ragazza per la via della mezza verità, per la via dell'inganno, è prostituirne il cuore, è seminare corruzione anzichè libertà.

 La nostra vocazione di maestri ci porta a seminare appassionatamente la verità che li renderà liberi, che non li farà arrendere  alle mode, al marketing, alle cose più facili, al "pensa ai fatti tuoi".

 La verità ci rende liberi, ed è questo che oggi proclama Gesù: ciò che non è verità ci rende schiavi. A voi ragazzi e ragazze chiedo di non avere paura della verità, di cercarla, di non avere paura di sbagliare nel cercare la verità: la troverete. Ma state attenti a chi vi vende l'inganno, a chi vi sedute con la menzogna. Attenti ai vetri colorati; anche oggi ci offrono vetri colorati dicendoci che sono la verità più preziosa. Voglio che voi maestri e maestre siate tali appassionatamente. E auguro a voi ragazzi e ragazze un anno scolastico nella verità e che essa vi renda liberi.

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La verità che libera non è altro che l'amore.

lunedì 18 gennaio 2021

Una Riflessione

 "Non c'è nessun

amico più leale

di un libro"



Ernest Hemingway

scrittore e giornalista statunitense

1899-1961


domenica 17 gennaio 2021

Una Riflessione

 "Per sognare non bisogna

chiudere gli occhi,

bisogna leggere"


Michel Foucault

 filosofo, sociologo, storico della filosofia, 

storico della scienza, accademico 

e saggista francese.

(1926-1984)

venerdì 18 settembre 2020

19 Settembre

 19 Settembre 1952

Gli USA vietano il rientro a Charlie Chaplin cittadino britannico residente negli Usa, dopo un viaggio in Inghilterra.

Nel 1952 a bordo della Queen Elizabeth l'artista si sta recando a Londra a presentare Luci della ribalta (Limelight), riceve la notifica da parte del governo americano che lui – cittadino britannico, benché viva da quasi quarant’anni anni negli Stati Uniti – non ha più un visto di ritorno valido. Dopo anni d’attacchi e di diffamazioni che prosperano sotto il nome di maccartismo, egli è ora diventato ufficialmente persona non grata. “Non sono tempi fausti per i grandi artisti”, commenterà Chaplin scendendo dalla nave.  In realtà egli non fu mai comunista, ma il maccartismo comportò anche questi atteggiamenti.

"Maccartismo è termine dell'uso politico statunitense, e sta a indicare un atteggiamento di anticomunismo assoluto che si concreta in una visione politica manichea e in una vera e propria persecuzione di uomini e istituzioni dichiarati antiamericani in quanto 'comunisti'. Storicamente rappresenta il culmine della Guerra Fredda nella politica interna degli Stati Uniti e coincide con gli anni 1950-54 in cui si consuma la parabola del senatore repubblicano del Wisconsin Joseph McCarthy (1907-57). 

sabato 14 agosto 2010

La doppia vita di Giuseppe Pitrè

Abbiamo scritto pagine e pagine per convincere coloro che non vogliono essere convinti della bontà di conservare l’identità storica di ciascuna comunità. In questo Ferragosto 2010, che segue i danni procurati da un prete di Cianciana che nulla sà della terra che generosamente lo ha ospitato dieci anni fà, riteniamo di dover ricordare un grande siciliano, Giuseppe Pitrè, uomo che amò la nostra terra, la terra di Sicilia, come pochi altri. Un progressista che sapeva saldarsi al passato.
Il ritratto che segue è di Daniela Gambino
E’ lui l’autore del “tutto” ovvero della “Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane”, la monumentale summa pubblicata in 25 volumi fra il 1871 ed il 1913, che nessun autore siculo può esimersi, non dico dal leggere per intero, ma certamente dal consultare. Come si legge nel bel libro di Pasqualino Manzo, “Storia e Folklore nell’opera museografica di Giuseppe Pitrè”, Giuseppe Pitrè nasce a Palermo, nel quartiere Borgo Vecchio, il 22 dicembre 1841. E’ povero, suo padre fa il marinaio e muore giovane. Sua madre, Maria Stabile, riconosce da subito il talento del figlio e fa di tutto per mantenerlo agli studi. Pitrè le corrisponderà affetto ed infinita gratitudine per la vita, la considererà un punto di riferimento per i suoi studi e dedicherà a lei nel 1871 la sua raccolta di canti popolari. Era un idealista, un instancabile affabulatore, un entusiasta. Nel 1860 corse ad arruolarsi con Garibaldi e militò nelle sue file per un anno. Quando scoppiò il colera a Palermo lui, che nel frattempo era diventato medico, si prodigò per curare i malati della Kalsa, un quartiere allora popolare, abitato prevalentemente da pescatori. Attraverso questo lavoro che lo assorbiva molto, entrava nelle case, raccoglieva confidenze, curava corpi ed anime, apprendeva le abitudini, gli usi ed i costumi del popolo siciliano. Pitrè lavorava incessantemente: nemmeno quando perse due dei suoi figlioli, ai quali era visceralmente legato (dedicò a Rosina e Salvatore due raccolte) si concesse pause. Si svegliava prestissimo, e diventava studioso e scrittore per quattro ore, dopodiché saliva sulla sua carrozzella coperta ed andava in visita ai malati, rivestendo i panni del medico. La sua carrozzella era nota in città, veniva spesso fermata per chiedergli consulti. Eppure il suo studio non incontrava i favori sperati: Cantù gli scrisse una lettera in cui lo confortava. “si butta fango agli uomini di maggior valore”, gli diceva. Era insomma “considerato bravo letterato fra i medici e bravo medico fra i letterati”. Per difendersi dagli attacchi Pitrè fu costretto a disconoscere se stesso. Lo racconta così in una lettera del 1914.
“Quando pubblicai le fiabe il –Corriere di Palermo- cominciò un articolo così: ^Il dottor Pitrè ha pubblicato quattro volumi di porcherie^, e da clienti rispettabili mi si chiese come mi fossi persuaso a farlo affidandomi essi in cura le loro figliole”.
I due Pitrè convivevano e non si conoscevano, era solo un curioso caso di omonimia, ecco tutto, almeno così dichiarava il medico, immagino, a quanti gli chiesero “ma lei è il Pitrè quello delle fiabe ?”. Poi cominciarono a fioccare i riconoscimenti internazionali e nel 1903 egli assunse la Presidenza dell’Accademia delle lettere, scienze e d’arti di Palermo. Grazie al suo lavoro l’istituzione ebbe ampia fama, così cole la Società di storia patria, di cui fu anche presidente. Ne “il colera nello studio delle tradizioni popolari d’Italia” lo stesso Pitrè scrisse:
“Nelle epidemie ultime (1866-1867) io, baldo allora di gioventù, fui medico mandamentale dei colerosi di Palermo. Molte cose vidi e osservai in quei giorni dolorosi alla Kalsa: ma non è questo luogo acconcio … Bensì perché tutto il mondo è paese, e quel che si crede in Palermo e in Sicilia si crede disgraziatamente fuori, mi limito qui a dare gli appunti che in queste settimane passate ho spigolato in libri, aggiungendovi di mio alcuni pregiudizi dei quali posso far fede”.
Nel 1895 Pitrè rifiuterà la carica di sindaco accettando quella di consigliere. Avvertiva l’inadeguatezza dello Stato unitario, il malcontento che albergava nelle campagne, l’aumento del banditismo, e ripristinò una festa importante, dedicata a Santa Rosalia.
Fu solo amore per le tradizioni ?
O un modo per riconoscere ai bisogni del popolo, alle sue icone, la giusta dignità ? Lui, un uomo progressista che aveva lottato per unificare l’Italia, per cambiarla radicalmente, allo stesso tempo affannosamente ricostruiva il passato e le radici. Il suo era un tentativo di ricucire le diverse anime della città, di quella città che con le sue paure e le sue leggende, rappresentava le istanze di un intero mondo che voleva essere compreso e ricordato.
Nel 1910 gli venne conferita una cattedra universitaria e nacque così la demopsicologia. Quando ricevette la nomina di senatore del Regno il 30 dicembre 1914, nello stesso anno le sue fiabe sbarcarono in America, per le edizioni Crane. E piacquero, anche. Lui lo aveva sempre saputo: il mondo ha una radice comune di saperi e di tradizioni che bisogna solo avere la pazienza e lo spirito di scoprire.
tratto da (101 storie sulla Sicilia ...)