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martedì 1 agosto 2023

Sicilia Feudale

 Dalla molto nota “La Storia dei Feudi e dei Titoli nobiliari di Sicilia” riportiamo a modo di stimolo per gli appassionati delle vicende storiche siciliane, perché scoprano o trovino comunque impegno a scoprire filoni della vicenda sociale ed umana della nostra Isola che meritano di essere approfonditi e divulgati, un iniziale elenco degli oltre cento baroni dell’Isola del periodo in cui (1812) ormai, il feudalesimo si avviava ad essere, se non di fatto almeno sulla carta, archiviato. 

Col prossimo autunno ci proponiamo di meglio leggere e capire come funzionava il sistema feudale sui territori dei Cardona, dei Gioeni, e dei Colonna, ossia sul territorio dell’attuale Contessa Entellina. Teniamo presente che ancora alla fine del Settecento, quando la popolazione dell'Isola aveva superato il milione e mezzo di abitanti, le città censite erano 348, le demaniali erano appena 44, quelle ecclesiastiche 26 e quelle baronali ben 278. 
 Fino all'abolizione del feudalesimo, nel XIX secolo, il termine feudatario (detto anche semplicemente "signore" nel Settentrione dell'Italia e "barone" in Sicilia) indicava genericamente il governatore (con effetti sia di diritto pubblico che di diritto privato) di un feudo.
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1)  Principe di Butera - Illustre D. Ercole Michele Branciforti,

2) Principe di Castelvetrano. . . . 

3) Principe di Paternò - Illustre D. Giovanni Luigi Moncada

4) Principe di Castelbuono - Illustre D. Luigi Ruggero Ventimiglia

5) Principe di Trabia - Illustre D. Giuseppe Lanza e Branciforti

6) Principe di Castiglione -

….   …

domenica 29 agosto 2021

Vaccinazione in Sicilia. Esistono aree di forte resistenza

Nei dati elaborati dalla struttura regionale di monitoraggio della campagna vaccinale, aggiornati al 26 agosto, in Sicilia c'è una situazione a macchia di leopardo, con province maggiormente virtuose, come Palermo, in cui risulta immunizzato il 66,95% della popolazione (76,17% almeno una dose), e Agrigento con il 66,31% di immunizzati (76,19% almeno una dose), e altre in cui i cittadini manifestano resistenze. Siracusa è l’ultima per immunizzati, col 56,63%, mentre il 65,80% ha ricevuto almeno una dose; Catania ha il 57,30% di immunizzati e il 65,94% ha ricevuto almeno una dose; Messina ha il 57,33% di immunizzati, mentre il 65,28% ha ricevuto almeno una dose. Nel mezzo figurano la provincia di Enna col 63,44% di immunizzati e il 73% che ha almeno una dose; quella di Ragusa col 63,10% di immunizzati e il 73,83% che ha almeno una dose; quella di Trapani col 63% di immunizzati e il 72,63% con almeno una dose; la provincia di Caltanissetta con il 61,01% di immunizzati e il 71,22% che ha ricevuto almeno una dose.

Sopra la soglia del 70% di popolazione che ha ricevuto la prima dose ci sono 173 comuni su 390. Osservando la situazione dei singoli comuni, si nota che sia la prima sia l’ultima posizione nella classifica delle percentuali di vaccinazione sono occupate da due paesi del Messinese: il più virtuoso, infatti, è il piccolo centro di Roccafiorita, dove è immunizzato addirittura il 101,16% della popolazione target (il 109,30% ha ricevuto la prima dose), segno che in questa località sono stati vaccinati anche turisti di passaggio; in coda figura Fiumedinisi, dove solo un cittadino su tre risulta immunizzato (34,52%) e il 40,48% della cittadinanza ha ricevuto la prima dose.

Nelle prime dieci posizioni di comuni virtuosi, oltre a Roccafiorita, compaiono quattro centri del Palermitano (Palazzo Adriano, Ustica, Isnello e Giuliana), quattro dell’Agrigentino (Comitini, Lucca Sicula, Burgio, Sambuca) e un altro del Messinese (San Marco d’Alunzio).

Tra i capoluoghi il più alto in classifica è Ragusa, con il 79,35% di prime dosi e il 73,15% di immunizzati; seguono Enna (77,93% prime dosi, 72,64% immunizzati), Agrigento (77,10% prime dosi, 68,81% immunizzati), Palermo (77,02% prime dosi, 69,92% immunizzati), Caltanissetta (70,12% prime dosi, 65,51 immunizzati), Catania (69,60% prime dosi, 62,68% immunizzati), Trapani (66,28% prime dosi, 58,65% immunizzati), Siracusa (65,96% prime dosi, 58,84% immunizzati), Messina (59,97% prime dosi, 55,32% immunizzati).

giovedì 19 agosto 2021

Equilibri mondiali. Bisogna prendere atto che la democtazia non si esporta

Kabul come Saigon

 Il ritiro degli americani dall'Afghanistan  a cui abbiamo assistito ed ancora assistiamo con la conseguente drammatica riconquista di Kabul ha messo fine all'Operation Freedom's Sentinel. 

Da fedele alleato degli Stati Uniti, l'Italia anch'essa era presente sul territorio afgano ed  ha pagato un tributo altissimo in questi vent'anni, 53 le vittime, 31 da azioni ostili. Quasi 9 miliardi di euro spesi nella missione, per cosa? Si è tornati al punto di partenza. I talebani sono nuovamente padroni della nazione, con persone aggrappate al carrello di un aereo degli U.S. AIR FORCE che dopo il decollo  cadono nel vuoto e ricordano l'11 settembre 2001 e nella non voluta peggior nemesi storica a pagare sono sempre gli innocenti. Come le donne che adesso vivono col terrore di essere azzerate dalla religiosità islamica più fondamentalistica.

La Politica militare ed estera degli americani  nell'ultimo quarto di secolo è stata priva di lungimiranza; se negli anni quaranta del Novecento era mossa dal nobile intento, liberare l'Europa dal nazi-fascismo, e dopo da quello meno nobile di salvaguardare i propri interessi, nel tempo più  recente è stata frequentemente fallimentare. Hanno liberato l’Afghanistan, sono entrati in Iraq, in Libia; si sono ritirato e poi rimandato truppe in Siria e Iraq perch si era affermata l'Isis.

L'inadeguatezza strategica piu' recente ha rivelato i nomi di Trump e di Biden.

 Kabul come Saigon è metafora pertinente.  Ed inoltre imbarazzante.

 È tempo che l'Europa si doti di una politica estera propria e lungimirante.

domenica 15 agosto 2021

Alle radici del Cristianesimo

 Nelle chiese di tradizione cattolico-bizantina in questa  domenica di Agosto vengono proclamati i brani del Vangelo di Luca 10, 38-42; 11, 27-28.

38 Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. 39 Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; 40 Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». 41 Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, 42 ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».

 27 Mentre diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: «Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!». 28 Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

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 «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Il messaggio va ascoltato ed incarnato (fatto proprio) per poi proseguire l'opera di diffusione iniziata dal nazareno. Sottraendo tempo a tutti gli affanni della vita quotidiana.

Pare di capire che il ritmo degli impegni lavorativi, che caratterizza -sopratutto- il XXI secolo, per conseguire  il "successo socio-economico" sia deviante rispetto alla scoperta del vero senso della vita.

lunedì 10 maggio 2021

Beatificazione Livatino. Vivere da persone corrette deve costare la vita?

 Il giudice Livatino, ucciso è stato proclamato beato nella giornata di ieri nella cattedrale di Agrigento. È il primo magistrato beato nella storia della Chiesa.

La camicia insanguinata che indossava il giorno del suo barbaro omicidio e' stata esposta in una bacheca della cattedrale agrigentina. Il magistrato venne ucciso  il 21 settembre 1990 quando aveva solo 38 anni ed è stato beatificato per volontà di Papa Francesco. Il Vaticano ha riconosciuto che il giudice è stato martirio in odium fidei ed è stata scelta la data del 9 maggio perché in quel giorno, nel maggio 1993, San Giovanni Paolo II pronunciò nella valle dei templi, con toni vibranti la reprimenda contro la mafia: “Dio ha detto una volta: ‘Non uccidere’. Non può uomo, qualsiasi, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio!”.

Sono parole che segnarono la svolta della Chiesa nei confronti della mafia dopo lunghi  decenni di silenzi e omissioni. Ancora più recentemente Papa Francesc, in Calabria, ha sostenuto: “Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati!”.

Il 9 maggio è pure il giorno dell’uccisione  per mano mafiosa di Peppino Impastato (nel 1978), giornalista trentenne di Cinisi.

Il cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Cei, ha detto in occasione della beatificazione di Livatino  “la malavita organizzata, la possiamo chiamare mafia, camorra, stidda, non è una criminalità comune ma è un’organizzazione feroce e, al tempo stesso, una forma di ateismo che si colora di tinte neopagane e di blasfeme citazioni cristiane. La malavita è inequivocabilmente fonte di morte: morte della società, morte del territorio, morte dell’anima delle persone. Le organizzazioni criminali per realizzare i loro progetti creano un clima di paura che sfrutta la miseria e la disoccupazione, la disperazione sociale e l’assenza della certezza del diritto. Proprio per questo è assolutamente necessaria la presenza dello Stato. Una presenza forte, autorevole e soprattutto educativa. Come quella di Rosario Livatino. Ho letto alcune cronache dei giornali del 1990 che raccontano la morte del giudice ragazzino. Egli viene definito come ‘un giovane e minuto magistrato di 38 anni’ che da ‘dieci anni faceva il suo dovere’: in definitiva era ‘un giudice incorruttibile’. Livatino è stato un appassionato difensore della legalità e della libertà di questo Paese. Un autentico rappresentante delle istituzioni che è riuscito a incarnare la certezza del diritto e anche la cultura morale dell’Italia profonda: di quell’Italia che non si arrende alle ingiustizie e alle prevaricazioni, e che non cede agli ignavi e a coloro che si adeguano allo status quo: anche quando lo status quo è rappresentato dalla mafia”. Ha quindi concluso: “Vorrei riassumere l’eredità di Livatino con la stessa frase che ho utilizzato per ricordare don Pino Puglisi: con la mafia non si convive! Fra la mafia e il Vangelo non può esserci alcuna convivenza o tantomeno connivenza. Non può esserci alcun contatto né alcun deprecabile inchino”.

venerdì 19 marzo 2021

Bandi europei. I politicanti scoprono l'Europa (1)


I politici italiani cominciano a scoprire l'Europa. Hanno esaurito le potenzialità di disperdere le risorse nazionali ed oggi non  si incontra un politico (politicante?) di un piccolo comune che non parli di Recovery Fund o di progettazione europea. Roba da impallidire! se si pensa che appena qualche anno fa il solo proporre programmi di sviluppo in direzione europeista si veniva esclusi dai dibattiti pre-elettorali.

  Sperando che le intenzioni e le fresche vocazioni europeista siano reali, ci piace avviare alcune pagine del blog per ragionare su progetti e approcci per conseguire finanziamenti europei, a prescindere, o se si vuole, conseguentemente al Recovery Plan,    Lo faremo a grandi linee; d'altronde chi non conosce le grandi linee è improbabile che conoscera' mai le linee di dettaglio.

 Alterneremo procedure pratico-operativi a flash  sulla conoscenza  delle istituzioni europee, il tutto nell'intento di alimentare l'attaccamento e la speranza nelle istituzioni sovranazionali. Il Recovery Plan italiano deve peraltro inviato all'Europa entro aprile prossimo: almeno proveremo a fornire alcuni elementi di comprensione.

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domenica 7 marzo 2021

Terra di Sicilia. Vaccinazioni anti covid

 Il Sindaco di Corleone in un lungo comunicato sul sito istituzionale dell'ente che dirige confessa che in data 8 gennaio, nelle primissime ore di avvio della campagna vaccinale anti-covid, si è vaccinato. Non gli competeva perché la campagna era iniziata a beneficio degli over 80. Però...

Da quanto ne sappiamo né il Presidente della Regione Musumeci, né il Presidente della Repubblica Mattarello si sono ancora vaccinati perché attendono il loro turno.

lunedì 1 marzo 2021

Contessa Entellina e Territorio. Cosa c'è da valorizzare (15)

 Francesco Aloisio, canonico della vicina Poggioreale, è stato autore di una pubblicazione "Rocca di Entella", uscita in due edizioni 1934 e 1940.  Dopo aver premesso che l'antica Entella sorge in territorio di Contessa Entellina  Aloisio si dedica a descrivere i tanti luoghi interessanti che fiancheggiano il corso del fiume Belice non escluse le terme di acque sulfurea in un bacino lungo la riva sinistra del Belice destro, denominato Gorgo o da taluni Bagno di San Lorenzo, che anticamente veniva denominata Balneum Hantellae. 

Aloisio conduce una descrizione accurata del Belice, dei suoi due bracci col destro che scaturisce sotto i monti di Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela e prosegue lungo 45 chilometri fino al canale di Sicilia ed il sinistro 35 chilometri a cominciare da Montagna Cattiva  e dalle Tocche di Rao. Il ramo sinistro del Belice, e' quello che lambisce la Rocca di Entella. È sempre su questo ramo del Belice che negli anni successivi al terremoto '68 e' stata realizzata la diga Garcia, dedicata al giornalista Mario Francese, vittima della mafia. Diga che occupa parte del territorio di Contessa, nella c.da Vaccara.

I due rami del Belice scorrono in direzione sud-ovest quasi allineati parallelamente fino ad incontrarsi sotto l'unico nome di "Belice", nei pressi di Monte Cautali'.

In seguito alla serie di panoramiche che stiamo conducendo sul territorio di Contessa E. ( su cui continueremo) riteniamo utile per la politica locale, in tutte le sue articolazioni, sostenere ed incoraggiare l'impegno  della locale Associazione  "Viverw Slow" che da anni è impegnata nella valorizzazione del nostro piccolo grande mondo contessioto.

(SEGUE)

sabato 27 febbraio 2021

Fronteggiare la pandemia. Mancano i vaccini e manca l'avveddutezza di chi guida la lotta antivirus

  Arcuri, il plenipotenziario anti-virus nel nostro Paese, aveva promesso "entro marzo avremo vaccinato 28 ml.  di italiani". Finora ne sono stati vaccinati meno di 3 milioni. Non solo!  Si è iniziato a vaccinare i meno esposti. Gli anziani, gli ultraottantenni che sarebbero (così viene detto e scritto) i più esposti, attendono. Attendono cosa ? 

 Siamo tutti consapevoli delle difficoltà di approvvigionamento dei vaccini, difficoltà che stanno investendo l'intera Unione Europea, ma dall'iniziale piano che puntava a salvaguardare per prima gli anziani ultra ottantenni siamo passati a ... .

 Incidono più le lobby di varia natura che fanno pressione (categorie, sindacati ...) o le dichiarazioni scientifiche?

Forse non lo sapremo mai!

giovedì 7 gennaio 2021

Tempi passati. Sfogliamo un libro scritto da un siciliano

Borgése Giuseppe Antonio, 

Fu uno scrittore italiano (Polizzi GenerosaPalermo1882 - Fiesole 1952); prof. di letteratura tedesca nelle univ. di Torino (1909-10) e di Roma (1910-17), poi nell'Accademia scientifico-letteraria di Milano (1917-1925), dove, dal 1926, passò alla cattedra di estetica dell'università. Avverso al regime fascista, nel 1931 lasciò l'Italia per gli Stati Uniti, di cui prese in seguito la cittadinanza, e dove insegnò (1936-48) letteratura italiana nell'univ. di Chicago. Nel 1949 gli fu restituita la cattedra di Milano.  

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Contro chi oggi sostiene di voler difendere un esclusivo primato razziale degli Italiani e si batte per la vigile chiusura di tutte le frontiere, Borgese già nel 1946 scriveva  :

Non esiste una razza italiana. Sangui diversi si mescolano nel popolo  addensato fra le catene delle Alpi e le coste del mare africano. Anche il concetto geografico d'Italia è relativamente recente. Tuttavia esiste una nazione italiana; cioè una comunità  con una lingua letteraria comune e un insieme comune di atteggiamenti psicologici e di convinzioni spirituali. Del resto l'unica valida definizione di nazione è questa: un agglomerato umano vincolato da una stessa educazione e abbastanza numeroso da dare origine a una volontà comune.

venerdì 1 gennaio 2021

Anno nuovo. Verso un mondo tutto da immaginare ?

 


Ho letto su un giornale di alcuni mesi fa, lo avevo conservato, che alcuni politologi e osservatori delle cose che accadono nel nostro mondo intravedono la caduta di ruoli e di funzioni dello "Stato", degli stati, o quanto meno dei ruoli e delle funzioni per come li abbiamo finora conosciuti. Mesi fa non avevo letto l'articolo, avevo scorso semplicemente i titoli ed  avevo pensato che esso si occupasse della situazione italiana in mano ai M5S, il partito dei populisti italiani. Aveva pensato che analizzasse le conseguenze sociali del nostro paese destinato prima o dopo ad avere un avvenire "buio"; come d'altronde capita  alle aziende affidate ad amministratori non proprio competenti in economia aziendale le quali nel giro di pochi mesi non possono fare altro che portare i libri in Tribunale per essere sottoposte alla procedura di fallimento.

Quell'articolo che avevo conservato mi è capitato nuovamente in mano e questa volta l'ho letto; non mi è sembrato per nulla fantasioso e non attenzionava affatto la situazione italiana, unico grande paese dell'Occidente a guida prevalente populista.  L'approccio era di altro tipo e forse più preoccupante, o, comunque ancora più interessante.

Un mondo nuovo ?

Il disfacimento degli "Stati" prima o dopo avverrà -secondo quegli autori dell'articolo- per opera di Internet. 

Il Governo danese ha nominato un ambasciatore, una figura in tutto analoga a quella che risiede per conto della Danimarca a Pechino, a Roma ed altrove e lo ha inviato presso la sede legale di Google, con l'ulteriore delega di rappresentarlo presso Apple e Facebook. Il ministro degli esteri danese incalzato dai giornali di tutto il mondo a voler spiegare le motivazioni che stanno alla base del riconoscimento della dignità diplomatica ad aziende capitalistiche ha precisato che non è solo il governo di Copenaghen a muoversi in quella direzione. Direzione inevitabile, ha spiegato, in quanto quei "colossi digitali" hanno influenza sul pianeta di gran lunga superiore a paesi e stati che tengono ambasciate ovunque. Ha quindi continuato a spiegare che i bilanci di quei colossi sono di gran lunga più rilevanti e potenzialmente incisivi rispetto a quelli di tanti paesi aderenti all'Onu e alla stessa alleanza Nato. Ha aggiunto: piaccia o non piaccia questo sarà il mondo di domani dove gli stati conteranno via via sempre meno e non soltanto per lo strapotere del denaro sulla politica ma soprattutto perchè ogni volta che ci connettiamo ad Internet, noi o chiunque alltro cittadino del mondo, in realtà espatriamo, superiamo dogane, attraversiamo continenti e non usiamo passaporti. Ha spiegato che tutti i fruitori di "internet"  facciamo gli apolidi quando acquistiamo con Amazon o eBay. Tutti eventi e circostanze che segnano il declino e -col tempo- la fine degli Stati.

L'articolo continua sostenendo che questa visione e queste iniziative promosse finora da alcuni stati di nominare ambasciatori presso i "giganti informatici" sono destinate ad allargarsi e non tanto per iniziativa dei "liberisti" o del mondo capitalista bensi per presagi già anticipati decenni fa da serie figure marxiste come Eric Hobsbawm che da tempo aveva anticipato lo "sbricciolarsi" degli Stati e dei loro confini.

L'Interrogativo?

Che senso hanno le puntate nazionaliste alla Trump dei vari Salvini, Marine Le Pen etc. che puntano a rafforzare i confini per chiuderci a riccio verso l'esterno e verso il diverso se giornalmente ..... ci colleghiamo con l'intero mondo?

giovedì 31 dicembre 2020

Discorso di fine anno del Presidente della Repubblica

 

Mattarella: «Il 2021 deve essere l’anno della sconfitta del virus e il primo della ripresa»

«Care concittadine e cari concittadini,

avvicinandosi questo tradizionale appuntamento di fine anno, ho avvertito la difficoltà di trovare le parole adatte per esprimere a ciascuno di voi un pensiero augurale.

Sono giorni, questi, in cui convivono angoscia e speranza.

La pandemia che stiamo affrontando mette a rischio le nostre esistenze, ferisce il nostro modo di vivere.

Vorremmo tornare a essere immersi in realtà e in esperienze che ci sono consuete. Ad avere ospedali non investiti dall’emergenza. Scuole e Università aperte, per i nostri bambini e i nostri giovani. Anziani non più isolati per necessità e precauzione. Fabbriche, teatri, ristoranti, negozi pienamente funzionanti. Trasporti regolari. Normali contatti con i Paesi a noi vicini e con i più lontani, con i quali abbiamo costruito relazioni in tutti questi anni.

Aspiriamo a riappropriarci della nostra vita.

Il virus, sconosciuto e imprevedibile, ci ha colpito prima di ogni altro Paese europeo. L’inizio del tunnel. Con la drammatica contabilità dei contagi, delle morti. Le immagini delle strade e delle piazze deserte. Le tante solitudini. Il pensiero straziante di chi moriva senza avere accanto i propri cari.

L’arrivo dell’estate ha portato con sé l’illusione dello scampato pericolo, un diffuso rilassamento. Con il desiderio, comprensibile, di ricominciare a vivere come prima, di porre tra parentesi questo incubo.

Poi, a settembre, la seconda offensiva del virus. Prima nei Paesi vicini a noi, e poi qui, in Italia. Ancora contagi – siamo oltre due milioni - ancora vittime, ancora dolore che si rinnova. Mentre continua l’impegno generoso di medici e operatori sanitari.

Il mondo è stato colpito duramente. Ovunque.

Anche l’Italia ha pagato un prezzo molto alto.

Rivolgendomi a voi parto proprio da qui: dalla necessità di dare insieme memoria di quello che abbiamo vissuto in questo anno. Senza chiudere gli occhi di fronte alla realtà.

La pandemia ha scavato solchi profondi nelle nostre vite, nella nostra società. Ha acuito fragilità del passato. Ha aggravato vecchie diseguaglianze e ne ha generate di nuove.

Tutto ciò ha prodotto pesanti conseguenze sociali ed economiche. Abbiamo perso posti di lavoro. Donne e giovani sono stati particolarmente penalizzati. Lo sono le persone con disabilità. Tante imprese temono per il loro futuro. Una larga fascia di lavoratori autonomi e di precari ha visto azzerare o bruscamente calare il proprio reddito. Nella comune difficoltà alcuni settori hanno sofferto più di altri.

La pandemia ha seminato un senso di smarrimento: pone in discussione prospettive di vita. Basti pensare alla previsione di un calo ulteriore delle nascite, spia dell’incertezza che il virus ha insinuato nella nostra comunità.

È questa la realtà, che bisogna riconoscere e affrontare.

Nello stesso tempo sono emersi segnali importanti, che incoraggiano una speranza concreta. Perché non prevalga la paura e perché le preoccupazioni possano trasformarsi nell’energia necessaria per ricostruire, per ripartire.

Nella prima fase, quando ancora erano pochi gli strumenti a disposizione per contrastare il virus, la reazione alla pandemia si è fondata anzitutto sul senso di comunità.

Adesso stiamo mettendo in atto strategie più complesse, a partire dal piano di vaccinazione, iniziato nel medesimo giorno in tutta Europa.

Inoltre, per fronteggiare le gravi conseguenze economiche sono in campo interventi europei innovativi e di straordinaria importanza.

Mai un vaccino è stato realizzato in così poco tempo.

Mai l’Unione Europea si è assunta un compito così rilevante per i propri cittadini.

Per il vaccino si è formata, anche con il contributo dei ricercatori italiani, un’alleanza mondiale della scienza e della ricerca, sorretta da un imponente sostegno politico e finanziario che ne ha moltiplicato la velocità di individuazione.

La scienza ci offre l’arma più forte, prevalendo su ignoranza e pregiudizi. Ora a tutti e ovunque, senza distinzioni, dovrà essere consentito di vaccinarsi gratuitamente: perché è giusto e perché necessario per la sicurezza comune.

Vaccinarsi è una scelta di responsabilità, un dovere. Tanto più per chi opera a contatto con i malati e le persone più fragili.

Di fronte a una malattia così fortemente contagiosa, che provoca tante morti, è necessario tutelare la propria salute ed è doveroso proteggere quella degli altri, familiari, amici, colleghi.

Io mi vaccinerò appena possibile, dopo le categorie che, essendo a rischio maggiore, debbono avere la precedenza.

Il vaccino e le iniziative dell’Unione Europea sono due vettori decisivi della nostra rinascita.

L’Unione Europea è stata capace di compiere un balzo in avanti. Ha prevalso l’Europa dei valori comuni e dei cittadini. Non era scontato.

Alla crisi finanziaria di un decennio or sono l’Europa rispose senza solidarietà e senza una visione chiara del proprio futuro. Gli interessi egoistici prevalsero. Vecchi canoni politici ed economici mostrarono tutta la loro inadeguatezza.

Ora le scelte dell’Unione Europea poggiano su basi nuove. L’Italia è stata protagonista in questo cambiamento.

Ci accingiamo – sul versante della salute e su quello economico – a un grande compito. Tutto questo richiama e sollecita ancor di più la responsabilità delle istituzioni anzitutto, delle forze economiche, dei corpi sociali, di ciascuno di noi. Serietà, collaborazione, e anche senso del dovere, sono necessari per proteggerci e per ripartire.

Il piano europeo per la ripresa, e la sua declinazione nazionale – che deve essere concreta, efficace, rigorosa, senza disperdere risorse - possono permetterci di superare fragilità strutturali che hanno impedito all’Italia di crescere come avrebbe potuto.

Cambiamo ciò che va cambiato, rimettendoci coraggiosamente in gioco.

Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo alle giovani generazioni.

Ognuno faccia la propria parte.

La pandemia ci ha fatto riscoprire e comprendere quanto siamo legati agli altri; quanto ciascuno di noi dipenda dagli altri. Come abbiamo veduto, la solidarietà è tornata a mostrarsi base necessaria della convivenza e della società.

Solidarietà internazionale. Solidarietà in Europa. Solidarietà all’interno delle nostre comunità.

Il 2021 deve essere l’anno della sconfitta del virus e il primo della ripresa. Un anno in cui ciascuno di noi è chiamato anche all’impegno di ricambiare quanto ricevuto con gesti gratuiti, spesso da sconosciuti. Da persone che hanno posto la stessa loro vita in gioco per la nostra, come è accaduto con tanti medici e operatori sanitari.

Ci siamo ritrovati nei gesti concreti di molti. Hanno manifestato una fraternità che si nutre non di parole bensì di umanità, che prescinde dall’origine di ognuno di noi, dalla cultura di ognuno e dalla sua condizione sociale.

È lo spirito autentico della Repubblica.

La fiducia di cui abbiamo bisogno si costruisce così: tenendo connesse le responsabilità delle istituzioni con i sentimenti delle persone.

La pandemia ha accentuato limiti e ritardi del nostro Paese. Ci sono stati certamente anche errori nel fronteggiare una realtà improvvisa e sconosciuta.

Si poteva fare di più e meglio? Probabilmente sì, come sempre. Ma non va ignorato neppure quanto di positivo è stato realizzato e ha consentito la tenuta del Paese grazie all’impegno dispiegato da tante parti. Tra queste le Forze Armate e le Forze dell’Ordine che ringrazio.

Abbiamo avuto la capacità di reagire.

La società ha dovuto rallentare ma non si è fermata.

Non siamo in balìa degli eventi.

Ora dobbiamo preparare il futuro.

Non viviamo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori. I prossimi mesi rappresentano un passaggio decisivo per uscire dall’emergenza e per porre le basi di una stagione nuova.

Non sono ammesse distrazioni. Non si deve perdere tempo. Non vanno sprecate energie e opportunità per inseguire illusori vantaggi di parte. E’ questo quel che i cittadini si attendono.

La sfida che è dinanzi a quanti rivestono ruoli dirigenziali nei vari ambiti, e davanti a tutti noi, richiama l’unità morale e civile degli italiani. Non si tratta di annullare le diversità di idee, di ruoli, di interessi ma di realizzare quella convergenza di fondo che ha permesso al nostro Paese di superare momenti storici di grande, talvolta drammatica, difficoltà.

L’Italia ha le carte in regola per riuscire in questa impresa.

Ho ricevuto in questi mesi attestazioni di apprezzamento e di fiducia nei confronti del nostro Paese da parte di tanti Capi di Stato di Paesi amici.

Nel momento in cui, a livello mondiale, si sta riscrivendo l’agenda delle priorità, si modificano le strategie di sviluppo ed emergono nuove leadership, dobbiamo agire da protagonisti nella comunità internazionale.

In questa prospettiva sarà molto importante, nel prossimo anno, il G20, che l’Italia presiede per la prima volta: un’occasione preziosa per affrontare le grandi sfide globali e un’opportunità per rafforzare il prestigio del nostro Paese.

L’anno che si apre propone diverse ricorrenze importanti.

Tappe della nostra storia, anniversari che raccontano il cammino che ci ha condotto ad una unità che non è soltanto di territorio. Ricorderemo il settimo centenario della morte di Dante.

Celebreremo poi il centosessantesimo dell’Unità d’Italia, il centenario della collocazione del Milite Ignoto all’Altare della Patria.

E ancora i settantacinque anni della Repubblica.

Dal Risorgimento alla Liberazione: le radici della nostra Costituzione. Memoria e consapevolezza della nostra identità nazionale ci aiutano per costruire il futuro.

Esprimo un ringraziamento a Papa Francesco per il suo magistero e per l’affetto che trasmette al popolo italiano, facendosi testimone di speranza e di giustizia. A lui rivolgo l’augurio più sincero per l’anno che inizia.

Complimenti e auguri ai goriziani per la designazione di Gorizia e Nova Gorica, congiuntamente, a capitale europea della cultura per il 2025. Si tratta di un segnale che rende onore a Italia e Slovenia per avere sviluppato relazioni che vanno oltre la convivenza e il rispetto reciproco ed esprimono collaborazione e prospettive di futuro comune. Mi auguro che questo messaggio sia raccolto nelle zone di confine di tante parti del mondo, anche d’ Europa, in cui vi sono scontri spesso aspri e talvolta guerre anziché la ricerca di incontro tra culture e tradizioni diverse.

Vorrei infine dare atto a tutti voi – con un ringraziamento particolarmente intenso - dei sacrifici fatti in questi mesi con senso di responsabilità. E vorrei sottolineare l’importanza di mantenere le precauzioni raccomandate fintanto che la campagna vaccinale non avrà definitivamente sconfitto la pandemia.

 

Care concittadine e cari concittadini,

quello che inizia sarà il mio ultimo anno come Presidente della Repubblica.

Coinciderà con il primo anno da dedicare alla ripresa della vita economica e sociale del nostro Paese.

La ripartenza sarà al centro di quest’ultimo tratto del mio mandato.

Sarà un anno di lavoro intenso.

Abbiamo le risorse per farcela.

 

Auguri di buon anno a tutti voi

mercoledì 30 dicembre 2020

Ricordi di un decenne. Avvenne in quel 25 Luglio 1943

 TEMPO DI GUERRA: TUTTI A CASA. QUANDO È PREFERIBILE ESSERE CONDUCENTE DI UNA....CARRIOLA PIUTTOSTO CHE DI UN MODERNO AUTOCARRO. .......di Ernesto Scura

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Il 25 Luglio del 1943, avevo da poco compiuto i 10 anni e, come per tutti gli  adolescenti, gli interessi prevalenti erano i giochi e le ansie per la prossima frequenza della scuola media che ci avrebbe dischiuso un nuovo  ciclo di studi, con l’approccio allo studio del Latino di cui, fino ad allora, avevamo  orecchiato soltanto qualche frase retorica “Mare Nostrum”, “Roma caput  Mundi”.

Ma il momento storico che stavamo vivendo ci avrebbe coinvolto, di li a poco,costringendoci a diventare, se non attori, quantomeno, anche  se inconsapevolmente, spettatori di qull’immane spettacolare vicenda che  fu la seconda guerra mondiale. E fu col fiato sospeso che, assecondando le ansie dei grandi, restammo in attesa delle sequenze successive, giorno dopo giorno, nell’incertezza e nel rincorrere previsioni. 

La guerra sta per finire ?  È finita ? Finirà . E, intanto, l’8 settembre, apprendevamo, con notevole ritardo, ciò che in segreto era stato deciso il 3 Settembre. E la domanda che si ponevano gli anziani era: “e i tedeschi cosa faranno ?”  Sottindendedo “cosa ci faranno” ? E intanto aveva inizio quell’insolito movimento di automezzi tedeschi che, in ritirata, dalla Sicilia, risalivano per attestarsi sulla linea “August” che si estendeva da ORTONA fino a MINTURNO, comprendendo Montecassino. E, intanto, era sempre più numeroso il flusso di soldati italiani che passavano  per CORIGLIANO, appiedati, malmessi e affamati, che cercavano di  raggiungere le loro famiglie al Sud. E non mancavano i soldati italiani che, scampati al fuoco alleato in Sicilia,  cercavano di raggiungere le loro residenze al nord. Era il triste spettacolo  di ciò che, poi, fu definito il “TUTTI A CASA”. Quelli più scalcagnati, perché avevano percorso a piedi già molti chilometri, erano i meridionali che, spesso, mia madre non mancò di sfamare quando, esausti si sdraiavano sul prato antistante casa mia. Ci fu la volta che noi  ragazzi, sentimmo un lento cigolio e ci precipitammo sulla strada. Era un  malandato soldato, in pantaloni corti militari, che aveva escogitato come  poter trasportare i suoi miseri effetti, con una carriola che, per non farla  gravare  più di tanto sulle braccia, ne aveva collegati i manici con una lunga  bretella di tela che, girando attorno al collo, scaricava il peso sulle spalle. Non mancammo di tributargli un fragoroso applauso e rifornirlo di qualcosa da mangiare. Il flusso inverso Sud-Nord, anche se meno pietoso, non era poi tanto più  allegro. Si fermò un autocarro militare, un FIAT 626, e ne discesero un  tenentino con altri tre militari, pallidi e spaventati, si fermarono per potersi un po’ sgranchire. La cabina ed il telone erano tutti bucherellati. Ci tolsero la curiosità spiegandoci che sulla strada litoranea 106 Jonica, erano stati presi  di mira dalle mitragliatrici degli aerei dei nuovi “alleati” che,come al solito,  sparavano su tutto ciò che si muoveva, non risparmiando nemmeno un carro  carico di fieno, trainato da buoi, figuriamoci un autocarro militare. Fecero  appena in tempo a saltare fuori e rifugiarsi tra gli uliveti. Per fortuna eravamo alleati, altrimenti, chissà, avrebbero fatto ricorso alle ... bombe. Nel dopoguerra alcuni camionisti spiritosi usavano scrivere sul frontone della  cabina : “DAI NEMICI MI GUARDI IDDIO CHE ALLE CURVE CI PENSO IO”. Evidentemente, in tempo di guerra, Dio non assicurava la copertura protettiva  dalla MALVAGITÀ ALLEATA. Quando il tenentino lesse sulla fiancata dell’autobus,lì parcheggiato, la scritta  “Fratelli Scura”, chiese subito se eravamo parenti di Paolo Scura. Lo feci salire  su, da mia madre, che capì a chi si riferiva, ad un lontano parente del suo paese d’origine, Vaccarizzo Albanese. Spiegò che erano stati  in precedenza fraterni commilitoni. Mia madre disse che, comunque, non era a Vaccarizzo ma, probabilmente, nel Lazio dove viveva. Poi, il tenentino spiegò a mia madre la sua situazione. Dopo l’8 settembre, come  tutti gli sbandati di quel fronte siciliano, cercò una via di fuga nella speranza di raggiungere il Nord (era veneto) e, con gli altri, s’impossessò dell’autocarro ben rifornito di carburante e pochi viveri. Era amareggiato per ciò che raccontava sull’arrivo degli alleati in Sicilia: “Le donne, imbellettate, andavano incontro agli invasori offrendo fiori”. Cioè non si era ancora reso conto del nuovo clima. Mia madre non mancò di  metterlo in guardia nei confronti dei tedeschi che dovevano, ad ogni modo, cercare di non incontrare, onde evitare rappresaglie o deportazioni. Era il tragico momento di un’Italia con troppi “ALLEATI” e con troppi “NEMICI”, con l’aggravante di non sapere con certezza chi erano gli alleati e chi erano  i nemici. Il tutto mirabilmente rappresentato nel film “Tutti a casa “ dove l’ingenuo sottotenente, interpretato da Alberto Sordi, al telefono di un bar, urla al superiore: “Signor colonnello, accade una cosa incredibile. I tedeschi si sono alleati con gli americani e ci sparano addosso...”

 Ernesto SCURA