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giovedì 5 novembre 2026

Usare il tempo, leggere i libri

Il filosofo e giurista Norberto
Bobbio, la pace è definita
principalmente in senso
negativo come l'
assenza
di guerra
, e la sua scommessa
fondamentale risiede nel 
pacifismo giuridico, ovvero
nella costruzione di un diritto
internazionale capace di
superare l'anarchia tra gli Stati.

Per Bobbio non basta il
Pacifismo morale:buono
per le coscienze individuali
per rifiutare la violenza.
Egli considera
 la pace come
un problema di organizzazione
giuridica. La pace si ottiene
sottomettendo gli Stati a un
potere superiore e a regole
condivise.  La 
pace come un
problema di organizzazione
giuridica, (sul modello dell'ONU).

Un libro per la  “pace”
Trovarsi in città e non visitare una libreria e’ come d’estate andare al mare e non farsi il bagno, o andare a Parigi e non visitare la Torre Eifel. Entrare in una libreria, in città, non significa solo cercare un libro, ma capire come respira quel posto: dalle novità  degli autori del territorio messi in prima fila, alle bacheche con gli annunci degli eventi, fino all'odore di carta.

La scelta di dedicare il tempo disponibile alla lettura, che sia dei giornali o dei libri, è sensazione giusta, di un buon uso del tempo. Tantissime possono essere le sensazioni e le visioni che possono cogliersi.

= = = 

Pietro Polito,  custode dell'opera e delle riflessioni del grande filosofo Bobbio, in un convegno sui libri e per dare chiavi di lettura  asserisce che Bobbio era un «pacifista giuridico», privato dalla tragedia della Seconda guerra mondiale di molte illusioni, e dunque sentinella sempre vigile sul confine tra speranza e realtà. 

Dal pensiero di Bobbio e gli spunti più attuali, trae la convinzione che la «pace d'impero», come dire quella dei Trump o dei Putin, che dovesse prevalere sulla «pace di soddisfazione», sulla politica di potenza mascherata da difesa degli interessi vitali, il maestro «Bobbio invita a tener presente che nemmeno il pacifismo, pur partendo dalla valutazione della guerra come il male assoluto, giunge a considerare la pace come il bene assoluto. In realtà – osserva – questa è una rappresentazione di comodo costruita ad arte per fare dei pacifisti “un facile bersaglio”. 

Bobbio sostiene che “i pacifisti in genere non ritengono affatto che la pace da sola serva a risolvere tutti i problemi che travagliano l’umanità: ritengono invece che la pace sia sì un bene necessario, ma non anche sufficiente, e tutt’al più un bene prioritario».

mercoledì 4 novembre 2026

I media, la giustizia, la democrazia

In una democrazia liberale e
costituzionale, il 
compito della
stampa è informare i cittadini
per garantire il controllo
democratico
, mentre il 
compito della giustizia è
applicare le leggi in modo
imparziale per tutelare i diritti
e l'ordine giuridico
. Entrambe
le funzioni sono pilastri dello
Stato di diritto, ma operano
con logiche, tempi e doveri
differenti, trovandosi spesso
in un delicato equilibrio.









Compiti della stampa

Compiti della giustizia

Non è la stampa, ossia i giornali o la televisione o peggio la piazza, che deve amministrare la giustizia ed emettere giudizi a carico di taluno, ciò non dovrebbe avvenire nei paesi che si definiscono democratici. Una cosa sono i pubblici ministeri e gli avvocati ed altro sono i giornalisti. Frequentemente in Sicilia, e non solo qui, assistiamo, o quantomeno ascoltiamo in piazze e luoghi pubblici giudizi e valutazioni a carico del prossimo, del quale quasi mai si augura il bene.

 La stampa ha il dovere di informare i cittadini su fatti e circostanze, che a loro volta alimentano il formarsi dell’opinione pubblica finalizzata a raddrizzare le storture che sempre sussistono in ogni società. In una democrazia liberale e costituzionale di cui facciamo parte come italiani, il compito della stampa è di informare i cittadini per garantire il controllo democratico, mentre il compito della giustizia è di applicare le leggi in modo imparziale per tutelare i diritti e l'ordine giuridico. 

  Entrambe le funzioni, della stampa e della giustizia, sono pilastri dello Stato di diritto, ma l’una dall’altra operano con logiche, tempi e doveri differenti, trovandosi spesso in un delicato equilibrio. 

== La libertà di stampa è garantita dall'Articolo 21 della Costituzione italiana ed è uno strumento essenziale per la democrazia. I suoi compiti principali sono: 1) Garantire il diritto all'informazione: Permettere ai cittadini di conoscere fatti di rilevanza pubblica, compresi i procedimenti giudiziari e le indagini in corso; 2) Fare da "cane da guardia" nei confronti dei poteri dello Stato, inclusa la magistratura stessa, vigilando su possibili abusi o inefficienze; 3) Contribuire al dibattito pubblico e alla consapevolezza sociale dei cittadini attraverso il giornalismo d'inchiesta e la cronaca; 4) Raccontare i fatti in modo veritiero, rispettando il segreto investigativo finché previsto dalla legge e tutelando la dignità delle persone coinvolte.

= = Il compito della Giustizia (Magistratura) è contenuto nella funzione statale esercitata da un corpo indipendente, la magistratura, regolata principalmente dagli Articoli 101 e successivi della Costituzione. I  compiti principali consistono: 1) Applicando le leggi dello Stato puntare a risolvere le controversie (civili, amministrative) e accertare i reati (penali), ripristinando per questa via l'ordine giuridico violato; 2) Assicurare che ogni procedimento si svolga nel contraddittorio tra le parti, davanti a un giudice terzo e imparziale, e in tempi ragionevoli (Articolo 111 della Costituzione). 3) Difendere i cittadini da abusi, garantendo il principio della presunzione di innocenza fino a condanna definitiva. 4) Tramite i Pubblici Ministeri, indagare sui reati a tutela dell'interesse della collettivita’.

martedì 3 novembre 2026

Chi siamo? Dove andiamo?

Le domande poste su Amicizia,Amore,
dolore, dubbio sono diventate immortali
anche grazie al celebre dipinto del
1897 del pittore Paul Gauguin.

 Legami come l'amicizia e l'amore 

contrapposti al dolore e al dubbio

 Riflettendo sul mondo che ci sta attorno, in determinati momenti del nostro tempo ci viene di celebrare la tenacia e la forza sia dell'uomo che della donna, di noi tutti esseri umani, nell'affrontare la sfida dell'esistenza, esplorando i legami come l'amicizia e l'amore contrapposti al dolore e al dubbio. E però non mancano i momenti e le occasioni per riflettere ed interrogarci: 

Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?

= = Stando alla Scienza, siamo Homo sapiens, una specie di primati evoluti, caratterizzati da un'elevata autocoscienza, capacità simbolica e pensiero astratto. Condividiamo quasi il 99% del nostro DNA con gli scimpanzé.

= = Siamo nello stesso tempo "creatori di significato". Siamo infatti l'unico animale noto che si interroga sulla propria esistenza, capace di empatia profonda, arte, morale, ma anche di distruzione consapevole quando ricorriamo alle guerre.

= = = Tutti gli elementi pesanti presenti nel nostro corpo (come il ferro nel sangue o il calcio nelle ossa) sono stati sintetizzati all'interno di stelle morenti miliardi di anni fa. Diceva l'astronomo Carl Sagan, "siamo fatti di materia stellare".

= = =. Andiamo dove decidiamo di andare. Non essendoci una rotta predeterminata scritta nell'universo, il traguardo dell'umanità è il significato che noi stessi decidiamo di darci.

= = = E’ esistita, in tempi non lontani, la grande ondata del materialismo. In verità e’ stata e continua ad essere la necessità di dare un senso alla vita e alla morte.

venerdì 30 ottobre 2026

Cultura e attualità

 

Crescere con la Cultura 
è un noto podcast
indipendente curato
da 
Cultura Libera
, strutturato
come una raccolta neutrale e
imparziale dei più importanti
interventi di politici, intellettuali,
scrittori e figure di spicco
del panorama socio-politico
contemporaneo.

L’Italia è, dovrebbe essere, la culla della cultura. 

Siamo circondati da arte e immersi nella letteratura. Il posto ideale. Eppure, leggendo i giornali e sentendo quanto riportano i media, i numeri vanno nella direzione opposta. 

Siamo uno dei Paesi dove si legge meno. Le librerie sono gonfie di volumi che restano sugli scaffali. Certo, queste notizie scoraggianti non e’ detto che raccontano tutto. C’è infatti un’altra Italia. Meno visibile e meno esibizionista. Un’Italia che legge. Che scrive. Che fotografa. Che dipinge. Che sente il bisogno di confrontarsi con gli altri. Che desidera esprimersi, ma non ha i canali per farlo. 

Un’Italia che ha solo bisogno di essere intercettata. Per dirla col linguaggio degli economisti: c’è una domanda altissima di voglia di lettura, di cultura. Ma pare di capire che alla politica dei politicanti non interessa per farla emergere.

mercoledì 28 ottobre 2026

Parole frequenti sui media


decreto sicurezza

Dopo le devastazioni del 17 e 18 ottobre a Milano, martedì il governo ha varato l’ottavo decreto Sicurezza: sono state introdotte misure per inasprire le pene e le sanzioni contro i disordini pubblici, la criminalità giovanile e le violenze durante le manifestazioni. Tra le nuove norme, l’imputabilità per i minori tra i 14 e 18 anni, l’arresto in flagranza differito per i reati di devastazione, saccheggio e partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche e l’estensione del fermo preventivo anche per i piccoli raduni.

—-()—

L'espressione "Decreto Sicurezza" fa riferimento a due importanti provvedimenti legislativi approvati dal Governo nel corso del 2026. Il più recente, incentrato su criminalità minorile e manifestazioni pubbliche, è appena entrato in vigore, si tratta del 

Decreto Sicurezza del 22 Ottobre 2026 (D.L. n. 190), che introduce una forte stretta sulla criminalità minorile e sulla gestione dell'ordine pubblico durante i cortei.

- Reclusione fino a 12 anni per chi utilizza la rete o i social network per organizzare, coordinare o istigare gruppi violentI;

- Viene introdotta una presunzione di imputabilità per i minori nella fascia d'età tra i 14 e i 18 anni, affiancata dall'estensione dei tempi di fermo preventivo;

- Viene inserito nel codice penale l'articolo 420-bis ("Violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche"). Chi partecipa attivamente a disordini in un gruppo di almeno 5 persone (lanciando oggetti o creando pericoli) rischia fino a 5 anni di carcere e multe fino a 20.000 euro, con aggravanti se agisce a volto coperto.

sabato 24 ottobre 2026

La giustizia degli uomini

Il diritto penale nasce come 
vendetta privata e regolazione
della faida tra clan o famiglie
,
per poi evolversi in un sistema
punitivo gestito dall'autorità
pubblica e dallo Stato.
La legge del taglione: Nelle
prime società tribali non esisteva
un "pubblico ministero" o un
codice statale. Il torto subito
(omicidio, furto, lesione) si
riparava con la vendetta privata o
con la compensazione economica
 (il guidrigildo o prezzo del sangue).
I primi codici scritti: Tra i primi
tentativi di limitare la vendetta
arbitraria spiccano il 
Codice
di Ur-Nammu
 
e il 
Codice di Hammurabi
 (Mesopotamia, XVIII secolo a.C.), che
iniziano a fissare pene proporzionate
 all'offesa e a introdurre l'autorità
del sovrano nella giustizia.
Nelle prime monarchie (come
quella romana arcaica), i crimini
più gravi erano legati alla violazione
della pace degli dei (
scelus) e puniti
con l'espiazione sacrale o la consegna
del colpevole alla divinità (
homo sacer).




Alle origini (n.1)

 Ogni popolo, fin dalle comunità più antiche, ha sempre punito gli atti criminali che minano le basi della società. All'inizio fu solo una vendetta privata degli offesi contro chi li aveva danneggiati, ma in seguito, quando la vendetta divenne obbligatoria e nessuno poté più sottrarsi al proprio dovere, allora si trasformò in un fatto sociale.

E questo primo embrione di giustizia cominciò ad organizzarsi confondendosi magari con elementi religiosi: le azioni proibite erano «tabù» e infrangere un «tabu’ equivaleva all'estromissione dalla comunità o alla morte.


Anche se ampiamente applicata, la morte non era la sola pena riservata agli assassini. Cosi i congiunti delle vittime escogitavano punizioni alternative crudelmente raffinate: gli indiani Omaha d'America, per esempio, obbligavano il colpevole a espiare restando isolato, con le mani sui fianchi, il collo fisso in una sola direzione, nutrito di cibi freddi e coperto da un mantello per un periodo che poteva raggiungere i quattro anni.

La vittima doveva comunque essere vendicata, anche se la causa della sua morte era accidentale: così se l’individuo era caduto da un albero, se ne segava il tronco alle radici; se era stato sbranato da una belva, si organizzava una battuta di caccia per eliminare l’assassino.

Il diffusissimo tabù dell’incesto comportava pene che andavano dalle multe, all’esilio, alla morte; l’adulterio invece a volte poteva essere superato con una comune litigata, altre volte però comportava l’amputazione delle mani, lo sventramento, ripudi, sfregi, evirazioni dell’amante.

Gli indiani Semang strappavano i capelli all’infedele e le staccavano il naso con un morso. I Batacchi divoravano sia incestuosi che adulteri. Nel Gabon  la moglie traditrice era abbandonata su un formicaio finché gli insetti non l’avevano divorata.


Col tempo altre norme divisero il reato in reato di tipo privato, soggetto alla vendetta personale, e reato di tipo sociale, punito dalle strutture statali che consideravano la trasgressione un sacrilegio contro gli dei. A questo punto si apriva il fantasioso e cruento ventaglio delle punizioni.  Ne tratteremo nelle prossime pagine. Contiamo di arrivare ai moderni codici.

venerdì 16 ottobre 2026

La società degli uomini

 La “Parola”  nel contesto

della società degli uomini

La distinzione tra lavoro
manuale
 e lavoro
intellettuale
 rappresenta
una delle dicotomie
fondamentali della storia
sociale, economica e
filosofica dell'umanità.
Storicamente radicata
nella divisione del
lavoro, questa
separazione definisce
le attività basate
principalmente sullo
sforzo fisico e sull'uso
del corpo rispetto a
quelle incentrate sulla
progettazione,
l'elaborazione
concettuale e l'uso
della mente.

Mentre il codice civile
italiano disciplina la 
prestazione d'opera
intellettuale
 basandosi
sull'insostituibilità e sulla
diligenza qualificata del
professionista, l'evoluzione
culturale e tecnologica ha
costantemente ridefinito
i confini e il valore di
questi due concetti.





Nella società degli esseri umani, generalmente, si enfatizza più il valore del loro dire, del loro esprimersi, che il loro fare. Il riferire sul lavoro e sulla strumentazione con cui si opera nella vita viene quasi sempre trascurato.

 Un antropologo ebbe a spiegare che la natura e non la cultura, avevano e hanno ancora un chiaro valore ideologico. Servivano, come servono, a chi possiede i mezzi della produzione, a imporre la propria rappresentazione del mondo, teorizzandone la unicità: per giustificare il proprio dominio e legittimare la propria superiorità su chi è impegnato nella produzione come forza lavoro.

 In conseguenza tutti coloro la cui cultura è diversa da quella egemone, non rientrando i loro comportamenti nel discretizzato secondo i modelli dominanti, sono associati alla natura. Non sono cioè il logos ma il caos. Sono barbari primitivi, diversi, devianti. La loro condizione subalterna o marginale viene cosí affermata come un dato naturale. E’ lo stesso Aristotele a esprimere questi concetti: «Poiché l'essere dotato di intelligenza e preveggenza è dominatore e signore per natura, chi può eseguire con le facoltà corporali le prescrizioni di questo, è soggetto e schiavo... Per natura dunque è determinata la condizione dell'essere femminino e dell'essere servile, poiché la natura nelle sue creazioni non rassomiglia agli artigiani dozzinali, come quelli che fanno le spade delfiche, opera meschina; ma adatta ciascun essere alla sua funzione: cosí infatti ciascuno degli strumenti raggiungerebbe la perfezione, qualora non fosse destinato a una molteplicità di funzioni, ma fosse conformato e adoperato per una sola. Tra i barbari, è vero, la femmina e lo schiavo sono allo stesso livello, ma la causa è che i barbari per natura non sono destinati a comandare». Si noti l'insistenza nel riferire alla natura la diversità, e nell'assumere questa a segno di inferiorità. Si consideri altresí l'opinione apparentemente strana che uno strumento per essere perfetto deve servire a una sola funzione. È una stranezza il cui valore ideologico viene chiarito subito dopo, quando leggiamo che per il filosofo greco «le arti... hanno una sfera ben determinata, han bisogno di strumenti appositi per effettuare la produzione degli oggetti propri di ciascuna di esse (gli strumenti alcuni sono inanimati, altri animati; per es., per il capitano di nave, il timone è strumento inanimato, l'osservatore sulla prua, animato: poiché l'operaio nelle arti tien luogo d'utensile): cosí nell'economia la proprietà è strumento per la vita, il possederla è il complesso degli strumenti, lo schiavo è una proprietà animata, e l'operaio è uno strumento superiore a tutti gli altri strumenti» (Politica I 12526 1-7; 1 12530 25-34). 

Il discorso ora è chiaro: se lo strumento più perfetto è quello adatto a svolgere una sola funzione, operaio ideale, in quanto strumento, sarà quello che limiterà se stesso al solo ruolo di operaio. In questo modo, restando stabile l’assetto sociale, la natura non minaccerà la cultura, il logos, cioè, manterrà il predominio sul caos.

La concezione gerarchica tra lavoro intellettuale e lavoro manuale, anche se non sempre esplicitata nei termini schematici e crudi usati dal filosofo greco, è un carattere distintivo di molte civiltà. La ritroviamo anche nel pensiero cristiano, la cui storia in larga misura si confonde per molti secoli con quella della civiltà occidentale. Il Cristianesimo, ovviamente, muovendo dal presupposto della parità umana, per recuperare la distinzione negata, riformulava in modo diverso l'opposizione che poneva al livello piú basso il lavoro materiale e a quello più alto il lavoro spirituale. E’ significativo a questo proposito la posizione di Agostino, uno dei massimi sostenitori della dignità del lavoro manuale fino a postularne la funzione ascetica. Quando tuttavia il santo si trova ad affrontare il problema del diverso valore da assegnare alla vita attiva e alla vita contemplativa, non può ignorare il noto passo di San Luca (X, 38-42) in cui è narrato l’episodio di Marta, e anche egli, come Cristo, sostiene le ragioni  di chi come Maria ha scelto la “Parola”.

 

(Segue)

Finisce l’amicizia Trump-Meloni?

La Presidente del Consiglio 
Giorgia Meloni 
mantiene una linea atlantista e
filo-ucraina
, ponendosi in netto
contrasto con le posizioni, giudicate
più ambigue o apertamente contrarie
alla linea del governo, espresse
dal 
Movimento 5 Stelle, dalla 
Lega e dal generale Roberto Vannacci.
Il posizionamento della premier
rispetto a queste forze politiche è
emerso chiaramente nei dibattiti
parlamentari del 
metà ottobre 2026 
alla vigilia del Consiglio Europeo.



Meloni mantiene una linea fermamente atlantista e filo-ucraina, ponendosi in netto contrasto con le posizioni, giudicate più ambigue o apertamente contrarie alla linea del governo, espresse dal Movimento 5 Stelle, dalla Lega e dal generale Roberto Vannacci.
Il posizionamento della premier rispetto a queste forze politiche è emerso chiaramente nei dibattiti parlamentari del metà ottobre 2026 alla vigilia del Consiglio Europeo.

E… in Italia parte del centro-sinistra

plaude alla Premier, condividendone la presa di distanza da Putin.

Ma Lega e 5 Stelle mostrano vicinanza e simpatia a Putin.

 Trump apprezza il petrolio di Putin ? «È una scelta che considero molto rischiosa. Chiaramente tutti comprendiamo, e condividiamo, l'esigenza di contenere i prezzi dell'energia che pesano su famiglie e imprese, anche in Italia. Ma dobbiamo essere consapevoli che l'impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari. Una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria: sono elementi che non possiamo ignorare, e che contraddicono quanto finora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative».

Giorgia Meloni, intervenendo in Senato due giorni fa, alla vigilia del Consiglio europeo, non ha lasciato equivoci. «La Russia - ha aggiunto - punta a piegare il popolo ucraino con il terrore perché non riesce ad avanzare. Tutti vogliamo che si arrivi alla pace. Per come la vedo io, il sostegno all’Ucraina non è l’alternativa è ciò che la rende possibile. La posizione del governo non cambia: sostegno a Kiev, con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica rimangono i pilastri della nostra azione».

 Zelensky ovviamente ha apprezzato ma in più banchi dell’opposizione è’ stata mostrata condivisione: (Calenda, Renzi, Casini, Scalfarotto, Sensi, Rojc, Verini, Zampa, Delrio. Senatori di Azione, tutta Italia Viva ed riformisti del Pd).

Meloni ha ovviamente e palesemente provato ad allargare le fratture più evidenti nel centrosinistra, che sul tema Ucraina-Russia ha finito per presentare cinque mozioni diverse l’una sull’altra. Nel contempo ha lanciato frecciate pure a Lega e vannacciani. «Non deve dirlo a me “noi siamo al fianco dell’Ucraina”, temo che debba dirlo da quelle parti...», ha detto al dem Provenzano indicando i banchi del M5S. «Comprare gas da Mosca non darebbe vantaggi al nostro Paese, quindi quali interessi state difendendo insistendo con questa proposta?», ha detto rivolta a Futuro nazionale (ma un po' anche alla Lega, visto che Matteo Salvini, dal vertice dei Patrioti a Bruxelles, ieri è tornato a ribadire che «si è dato tanto all’Ucraina. È l’ora della diplomazia e di comprare gas e petrolio dove costa di meno» (il senatore leghista Claudio Borghi è rimasto palesemente seduto senza applaudire durante la standing ovation della maggioranza alle parole della presidente del Consiglio sulla difesa dell'Ucraina).

giovedì 15 ottobre 2026

Il Novecento (3)

L'incidente di Ual Ual 
fu uno scontro armato avvenuto 
il 5 dicembre 1934 presso la località
di Ual Ual (o Walwal), un'area
desertica dell'Ogaden ricca di pozzi
d'acqua posizionata lungo il confine
conteso tra l'Etiopia e la Somalia
Italiana
. L'evento vide contrapposte
le truppe dell'Impero etiopico e un
presidio militare italiano composto in
larga parte da dubat (truppe coloniali
somale). Questo scontro, che provocò
la morte di circa 107 etiopi e 30 soldati
del presidio italiano, fu amplificato a
fini propagandistici dal regime fascista
e divenne il principale 
casus belli formale
per l'aggressione e l'inizio della 
Guerra
d'Etiopia
 nell'ottobre del 1935.





Conoscere il passato per 


non ricadere negli stessi pericoli

*.    *.    *pagine di Storia in breve
Anni venti e trenta

Il 30 ottobre 1922 Benito Mussolina raggiunge la capitale e chiama accanto a sé anche due liberali, due democratici, due popolari, i cattolici e due capi di stato maggiore. E rimanda a casa le camicie nere, che sono entrate a Roma marciando, o a cavallo, qualcuno anche in carrozzella. 

Quando il duce ha in mano il potere, lo esercita con durezza, finiscono le libertà di stampa e di riunione, c'è un tribunale speciale che non concede appelli, ma Mussolini esalta la gente con la conquista dell’Impero, crea l’Opera maternità e infanzia, promuove la «battaglia del grano», si accorda con la Chiesa, fonda le Corporazioni. Poiché soffre il tormento delle culle vuote, tassa i celibi, premia le famiglie numerose ed esprime al federale di Ravenna il suo programma: «O bambini o legnate». Mussolini piace. «Grande attore prima che tribuno, più tribuno che politico, più politico che statista», dice di lui lo storico Gianfranco Bianchi.


In Germania si inneggia: «Heil Hitler». Il cancelliere arriva a guidare il Paese con l'appoggio della gente, odia gli ebrei ma anche gli sport violenti, è gentile con le signore e bacia la mano alla segretaria, è pieno di premure per il suo cane alsaziano, e disprezza e teme gli intellettuali, gli piacciono i film sentimentali e le operette «con gran mostra di gambe», come annota uno stretto collaboratore, l'architetto Albert Speer. Il 1° settembre 1939 ordina l'assalto: e l'Europa trema. Dodici anni, tre mesi e otto giorni durerà la dittatura del «caporale boemo», come lo chiamava Hindenburg.


Gli anni Trenta sono anni difficili per l'Europa. In Italia si è già instaurata la dittatura di Mussolini e in Germania Hitler sale al potere debellando ogni opposizione con metodi spesso brutali. La Russia è dominata dal pugno di ferro di Stalin. L'evento del secolo, a Mosca, è stata una rivoluzione: quella di ottobre. Nel 1917 è caduto l'impero degli zar. Non c'è pietà per nobili, borghesi, ma neanche per migliaia di socialisti rivoluzionari. La dittatura del proletariato di Lenin, e poi di Stalin, passa come un rullo compressore.


Anche gli intelletuali sono in crisi. Alla disordinata, ma fertile Germania di Weimar, si sovrappone quella della croce uncinata.

La Francia è scossa da continue lotte sindacali e politiche. Cosi pure la Spagna, ma due grandi scrittori, Federico García Lorca e Rafael Alberti, danno al loro Paese «la più bella poesia d'Europa». Nell'aprile del 1939 le truppe franchiste entrano in Madrid. Sui muri delle case diroccate si legge ancora, sbiadita, la scritta: «No pasarán», non passeranno. Le guerre cominciano sempre con un riferimento a nomi trascurabili, che sono anche dei pretesti: Sarajevo, ed è l'inizio di quella che ci ostiniamo a chiamare «Grande Guerra»; Ual-Ual, ed è l'avvio della nostra «impresa etiopica»; Danzica, una cittadina sul Baltico, e si incendia tutto il mondo.

Il 1° settembre, lo stesso giorno in cui Hitler attacca la Polonia, la Francia mobilita e, una settimana dopo, il generalissimo Maurice-Gustave Gamelin ordina che scatti la «Manovre Pierrot». È il nome in codice che sta a indicare l'intervento militare francese a sostegno di Varsavia per alleggerire la pressione tedesca sul fronte orientale. Parigi e Londra hanno dichiarato guerra alla Germania. Intanto le truppe polacche, in poche settimane, vengono sbaragliate. Gamelin ordina ai suoi di rintanarsi nei bunker, considerati imprendibili, della linea Maginot. 

Il 10 giugno anche Mussolini, che dice di aver bisogno di alcune migliaia di morti per sedersi al tavolo della pace, prende la grave decisione di entrare in guerra. I francesi si sentono pugnalati alle spalle: solo quattro giorni dopo i nazisti issano la bandiera con la croce uncinata sull'Arco di Trionfo a Parigi.

(Segue)

Un Personaggio

 

Il suo esordio letterario è avvenuto
con 
Il nome della rosa (1980), un
giallo storico ambientato nel Medioevo
 che ha venduto oltre 
50 milioni di copie 
in tutto il mondo ed è stato tradotto in
47 lingue. Il successo è stato amplificato
anche dall'omonimo film cult
interpretato da Sean Connery. Tra
gli altri suoi romanzi di grande
successo si ricordano 
Il pendolo di
Foucault
 (1988), Baudolino (2000)
e il suo ultimo libro, 
Numero zero (2015).






Umberto Eco (1932–2016) è stato uno dei più importanti filosofi, semiologi, scrittori e intellettuali italiani del secondo Novecento. Nato ad Alessandria il 5 gennaio 1932, si è laureato in filosofia all'Università di Torino nel 1954 con una tesi su Tommaso d'Aquino. È stato professore di semiotica all'Università di Bologna e fondatore del corso di laurea in DAMS (1971) e della Scuola Superiore di Studi Umanistici. Ha insegnato anche in numerose università prestigiose all'estero (tra cui Columbia, New York University e Oxford). Ha lavorato in Rai ed è stato condirettore editoriale della casa editrice Bompiani dal 1959 al 1975. Nel corso della sua vita ha scritto saggi fondamentali sulla comunicazione di massa e sulla cultura popolare (come Apocalittici e integrati) e sul segno linguistico (come il Trattato di semiotica *

Il nome della rosa (1980): E’ stato il suo esordio nella narrativa, un giallo storico ambientato in un'abbazia medievale che ha vinto il Premio Strega, venduto decine di milioni di copie in tutto il mondo ed è stato adattato nell'omonimo film e in una serie TV..


*.  *.  *

*

La lettura


Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto 

una sola vita: la propria.

Chi legge, avrà vissuto cinquemila anni:

c’era quando Caino uccise Abele è c’era 

quando Renzo sposò Lucia. 

Perché la lettura è un’immortalità all’indietro.