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domenica 6 settembre 2026

Storia del Cristianesimo (2)

I quattro Vangeli canonici 
sono i 
testi sacri del
Cristianesimo che
compongono la prima parte
del Nuovo Testamento
.
Scritti in greco tra il 60
e il 100 d.C., raccontano la
vita, la predicazione, la
morte e la risurrezione
di Gesù di Nazarth.
Matteo: si rivolge alla 
Comunità di
cristiani di origine ebraica.

Sottolinea come Gesù sia il
Messia che adempie le
profezie dell'Antico Testamento.
Marco: si rivolge ai
Cristiani di Roma e di
cultura pagana. Ha uno
stile dinamico e diretto.
Luca: si rivolge ai Pagani
convertiti. 
È noto come il
Vangelo della misericordia e
dell'attenzione ai poveri e
alle donne. 
Giovanni: si
rivolge a tutte le comunità 
cristiane, con un forte 
approccio teologico e
spirituale.





Brevi flash sulle origini 

Provare a cogliere 

4 Vangeli

Il Nuovo Testamento comprende quattro vangeli: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. I primi tre vangeli vengono chiamati dagli studiosi «sinottici», perché in essi ci sono molti contenuti simili, in alcuni punti identici; essi seguono la stessa sequenza cronologica e descrivono fondamentalmente gli stessi avvenimenti. 

Il quarto vangelo pare sia un caso a parte: potrebbe essere stato scritto -quasi- a completare i primi tre e richiama l'attenzione del lettore non tanto sui miracoli e sulle parabole di Cristo, quanto sul significato teologico del suo insegnamento.


Tra gli evangelisti vi sono discordanze: 

1) Matteo narra la guarigione di due indemoniati (Mt 8,28-34), mentre nelle narrazioni parallele di Marco e di Luca si parla della guarigione di un indemoniato; 

2) le testimonianze dei quattro evangelisti sulla visita delle donne mirofore al sepolcro vuoto, dopo la risurrezione di Cristo, si differenziano nei dettagli. 

Queste e simili discordanze, tuttavia, si spiegano con il fatto che a scrivere degli stessi avvenimenti fossero persone diverse - fra le quali alcune erano state testimoni degli avvenimenti, mentre altre li raccontavano sulla base di parole altrui - e le narrazioni fossero stilate anni dopo gli avvenimenti descritti. 

La presenza di discordanze, per gli studiosi, non fa che aumentare l'attendibilità del racconto degli evangelisti, testimoniando che non si erano messi d'accordo fra loro. Fra gli evangelisti non esistono divergenze sostanziali.


Più Chiese

La parola «Chiesa» viene menzionata nei vangeli (pare) una volta sola. Nel Vangelo di Matteo Gesù chiese ai discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».

Gesù chiese: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone figlio di Giona. perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa» (Mi 16,13-18).


Questo racconto è stato interpretato in maniera differente nelle Chiese cristiane d'Oriente e d'Occidente. In Occidente si è sottolineato il ruolo di Pietro come capo della comunità degli apostoli, come vicario di Cristo in terra, che ha trasmesso il suo primato ai vescovi di Roma. In Oriente ha trovato diffusione l'interpretazione secondo cui la Chiesa è fondata sulla fede nella divinità di Gesù Cristo, di cui le parole di Pietro rappresentano la professione.

* Lo stesso apostolo Pietro, nella sua Prima lettera, afferma che la pietra angolare della Chiesa è Cristo (cf. 1Pt 2,4).


domenica 30 agosto 2026

Storia del Cristianesimo

Brevi flash sulle origini 


La figura di Gesù Cristo 
rimane in gran parte un
mistero per quanto riguarda
i suoi tratti somatici e la
sua apparenza fisica,
poiché i Vangeli non
contengono descrizioni
dettagliate del suo viso
o della sua altezza.
La ricerca accademica e
gli storici concordano sul
fatto che Gesù di Nazareth
sia un personaggio storico
realmente esistito in Terra
Santa nel I secolo,
respingendo l'ipotesi che
sia solo un mito.



Provare a cogliere

Alle origini del  cristianesimo spunta la figura unica e sicuramente misteriosa, di Gesù Cristo, l'uomo che dichiarò di essere il Figlio di Dio

Il conflitto attorno alla figura e al suo insegnamento cominciò già durante la sua vita e continua ancora oggi. 

Alcuni, i cristiani, lo riconoscono come il Dio incarnato, altri -bene che vada- lo ritengono un profeta esaltato dai suoi discepoli, oppure un grande maestro di moralità; altri ancora affermano che quest'uomo non sia mai esistito.


Gesù non ha lasciato dopo di sé nessuno scritto, nessun documento tangibile del suo passaggio sulla terra. È rimasto il gruppo di discepoli a cui egli diede il nome di Chiesa. Di fatto Chiesa è sinonimo di cristianesimo: non è possibile essere cristiani senza essere membri della Chiesa. Il cristianesimo non è mai esistito senza la Chiesa e all'infuori della Chiesa.


La Chiesa, nelle intenzioni dei fondatori e degli aderenti, è in qualche modo custode e intende essere continuatrice dell’opera del nazareno. Attraverso la chiesa, per i credenti, e’ ancora Cristo che prosegue la sua opera in favore dell’umanità. 

E’ sintomatico quanto frequentemente nelle chiese di tradizione bizantina si sente in alcuni uffici “oggi il Signore nasce a Betlemme dalla Vergine”, “oggi il Signore del creato e’ di fronte a Pilato”. Per tanti che partecipano ai riti comunitari si tratterebbe di retorica ecclesiastica. E’ che attraverso la Chiesa i cristiani acquisiscono gli insegnamenti del Cristo e prendono parte alla sua vita, morte e resurrezione. Gli avvenimenti della vita di Cristo diventano realtà per il credente, che attraverso la Chiesa fa esperienza di Cristo, conoscendolo personalmente.


(Segue)

=. =. = 

Il Vaticano ha una nuova Costituzione.

Leone XIV ha emanato la nuova Legge fondamentale dello Stato della Città del Vaticano, ovvero la sua Costituzione, appena tre anni dopo quella firmata da Francesco, e l’essenziale sta nella premessa.

 La Legge, scrive con sobrietà Prevost, «per sua natura serve a dare costitutiva fisionomia allo Stato della Città del Vaticano, posto dal Trattato Lateranense come strumento per assicurare alla Santa Sede l’assoluta e visibile indipendenza e per garantirle la sovranità anche nel campo internazionale». 

«La differenza con il testo emanato da Bergoglio il 13 maggio 2023 si nota subito - scrive il vaticanista Gian Guido Vecchi -. Francesco aveva stupito molti canonisti con un incipit di sapore teocratico senza precedenti: "Chiamato ad esercitare in forza del munus petrino poteri sovrani anche sullo Stato della Città del Vaticano...". Il Papa gesuita, per la prima volta, faceva insomma derivare direttamente dall’essere successore di Pietro anche la sua autorità sul piccolo Stato, appena 44 ettari». 

Il nuovo testo, entrato subito in vigore, «sostituisce integralmente» quello di tre anni fa. E scompare il riferimento al munus petrino.



domenica 23 agosto 2026

La domenica è fatta anche per riflettere

Il rapporto tra Roma e
Bisanzio
 rappresenta la
continuità e la
trasformazione
dell'Impero Romano
.
Nel 330 d.C. l'imperatore
Costantino spostò la capitale
Bisanzio, fondandola
"Nuova Roma"
(Costantinopoli).
 Questo diede vita all'Impero
Romano d'Oriente, i cui
abitanti continuavano
a considerarsi veri Romani
 (
Romei).
I bizantini non si definivano
tali; usavano il nome 
Rhomaioi (Romani) per
indicare la loro eredità
politica e giuridica.
L'Impero d'Oriente
sopravvisse per oltre
un millennio alla caduta
di Roma del 476 d.C.,
cadendo infine nel 1453.


Roma/Bisanzio

Quando nel 324 l’Imperatore Costantino decise di trasferire la capitale dell’Impero a Costantinopoli pose, a sua insaputa, le basi di numerose controversie che, con il passare del tempo, si sarebbero trasformate in un conflitto permanente tra la Chiesa di Roma e le Chiese d'oriente. 

Dopo aver  raggiunto la prosperità, Costantinopoli si sentì promossa, come la prima Roma, a un grande destino universale: si vantò di essere diventata la sede di una Chiesa che rifulgeva nei suoi riti e che fioriva di uomini, santi e dottrine, eclissando con la sua espansione quella che a Roma conservava le tombe di Pietro e Paolo, mentre il decadente impero latino sarebbe crollato sotto gli assalti dei Barbari.

Anche se fondate sulla stessa fede, definita dai sette grandi Concili ecumenici, Roma e Bisanzio non avrebbero tardato, fin dal VI e VII secolo, a diventare a poco a poco estranee l'una all'altra per poi finire per separarsi del tutto. 

Si è trattato del frutto di un processo lungo e complesso dove si mescolano divergenze culturali (la civiltà « greco-romana» si scinde tra la sua componente latina e quella ellenica), eventi storici (dominio dei Franchi a ovest, espansione dell'islam a est), rivalità geopolitiche (il sacro Impero romano-germanico contro l'antico Impero romano-bizantino), controversie dottrinali (la famosa questione del filioque, l'esistenza di preti sposati in Oriente) e conflitti ecclesiologici (monarchia papale contro la conciliarità).

Da una parte e dall'altra l'orgoglio, il disprezzo, l'ignoranza, le incomprensioni, la sufficienza, le provocazioni e l'intransigenza, se non addirittura il fanatismo, finiranno per esacerbare le differenze e i contrasti, trasformandoli in ostilità. 

Il risultato sarà, nel 1054, lo scisma tra Roma e Bisanzio: una scissione che verrà suggellata nel 1204 dal sacco di Costantinopoli durante la sesta crociata. 


Nel 1453, minata da controversie intestine secolari, Bisanzio soccomberà all'assalto dei Turchi e vivrà da allora per molti secoli sotto il giogo ottomano.

Tuttavia, nel giorno in cui il fulgore dei ceri cessò di far scintillare gli ori della basilica di Santa Sofia, la fiaccola della fede ortodossa era già passata nelle mani della ”Santa Russia”, il cui nascente impero punto’ ad immaginarsi come la terza Roma.

(Segue)

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San Paolo non è un camerata 

«San Paolo non è un camerata. E le Sacre Scritture non si prestano a essere ridotte a un manifesto politico». 


Undici sacerdoti contro Roberto Vannacci. Undici sacerdoti, rappresentanti della Fondazione Interesse Uomo, che opera tra Basilicata e Sicilia, scrivono una lettera al leader di Futuro nazionale. Vannacci aveva citato la Norvegia come possibile modello per l’Italia: «Ha deciso di non dare i sussidi prima dei 5 anni di permanenza». Poi ha aggiunto: «Cito il camerata San Paolo, “Chi non lavora, neppure mangi”». 


Una citazione che ha suscitato nei sacerdoti «profondo dissenso e sconcerto: associare la figura di San Paolo a un termine storicamente legato a ideologie totalitarie e di parte, per di più nel programma di una fazione politica, è una grave e inaccettabile strumentalizzazione della fede». 


La frase, dicono i sacerdoti, è stata «totalmente decontestualizzata e trasformata in uno slogan economico per un manifesto d’esclusione sociale. San Paolo non invocava punizioni contro i poveri, si rivolgeva a una comunità cristiana primitiva esortandola alla responsabilità fraterna e al dovere morale di non essere di peso». Il richiamo è al rispetto: «Non possiamo assistere in silenzio al tentativo di arruolare i santi della Chiesa sotto le bandiere del dibattito elettorale». In chiusura anche un consiglio al generale, citando ancora San Paolo: «Nessuno cerchi il proprio interesse, ma ciascuno quello degli altri».

domenica 16 agosto 2026

La domenica è fatta per riflettere

 

Applicare l’analisi semiotica a
questo libro del Nuovo
Testamento, “Gli Atti degli
Apostoli”, significa analizzare
le strategie narrative di San
Luca, i ruoli degli attanti
 (=i soggetti, come Pietro
e  Paolo) e la progressione
del racconto da
Gerusalemme a Roma
senza fermarsi solo
alla cronaca storica.





Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli”

Procedimenti compositivi

La struttura

Una rilettura delle quattro tappe in chiave semiotica (= semiotica è la disciplina che studia i segni, il loro significato e il modo in cui comunichiamo) vuole significare analizzare parole, immagini, gesti e oggetti per capire come creano senso nella nostra vita, è stata proposta da L. Panier, il quale vi applica le quattro fasi che caratterizzano ogni racconto:


1) il contratto: momento in cui il "destinatore" insedia l"eroe" (o soggetto agente) per realizzare un determinato "programma" (cc. 1-5 = progetto apostolico);


2) la competenza: momento in cui l'eroe" acquisisce la "competenza" e i mezzi o i poteri per "fare", cioè per realizzare il "programma" (cc. 6-12 = diversificazione ed estensione del programma apostolico);


3) la performance: momento in cui l''eroe" realizza il "programma" affrontando e dominando l'anti-eroe" (o anti-soggetto) (cc. 13-20 = missione di Paolo); 


4) La sanzione (o riconoscimento): momento in cui l'eroe" viene riconosciuto e viene valutata la realizzazione del "programma" (cc. 21-28 = processo di Paolo, da Gerusalemme a Roma).


Il semiologo e teologo francese Louis Panier (1945–2012), e’ noto per i suoi studi di semiotica del discorso, in particolare applicata all'analisi dei testi biblici e religiosi. E’ stato Professore di semiotica all'Université Lumière Lyon 2.

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LA LITURGIA BIZANTINA e 

valore pedagogico.


La liturgia della tradizione bizantina secondo alcuni autori, nell’ispirazione e nelle celebrazioni si accosterebbe alle celebrazioni sinagogali, e vorrebbe costituire una sintesi dell’Oriente e dell’Occidente, del genio semitico e del genio greco. Molto più elaborata della liturgia latina tradizionale, essa inserisce letture e reminiscenze bibliche, di cui è intessuta, in un commentario dottrinale e spirituale molto ampio. Tutta la teologia dei Padri, tutti i dogmi dei concili ecumenici  si sono tramutati in un immenso poema liturgico, ora vertiginoso “lirismo metafisico”.

L. Bouyer, è’ stato presbitero e teologo francese 

appartenente alla Chiesa cattolica

domenica 9 agosto 2026

La domenica è fatta per riflettere

 

Il prologo del Libro che
stiamo trattando 
è rivolto al 
destinatario dello
scritto: un certo
Teofilo, nome di 
un personaggio
sconosciuto.
Cmq. Teofilo
significa “amico
di Dio”. 
Verosimilmente
San Luca
si rivolge
ai lettori.







Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli”

Procedimenti compositivi

La struttura

La III sezione (cc. 13-20) e’ dedicata tutta ai viaggi missionari di Paolo, che lo portano prima in Asia , poi anche in Macedonia e Grecia e che lo spingono, inoltre, a rendersi sempre  sempre più conto del parziale fallimento della missione ai giudei e della necessità di rivolgersi ai pagani. Inizia con la menzione  di un nuovo gruppo, quello dei cinque profeti e dottori (o maestri) di Antiochia, tra i quali Barnaba e Paolo, che vengono scelti dallo Spirito Santo per la missione. 

Centro ideale della sezione é il concilio di Gerusalemme (c. 15), che è collocato tra il primo viaggio missionario e gli altri due e sancisce la legittimità di ammettere nella chiesa i pagani convertiti, senza imporre loro l'obbligo di osservare la legge dei giudei, ma semplicemente alcune regole minime di convivenza.

 Il racconto in questa sezione segue uno schema abbastanza fisso: predicazione di Paolo, e dei suoi compagni, nelle sinagoghe, con duplice esito: sia conversioni sia ostilità e persecuzioni, quindi il trasferimento altrove. Anche Paolo vive l'esperienza di una liberazione miracolosa dal carcere a Filippi. Già con 19,21 si preannuncia il viaggio a Gerusalemme, con cui inizierà l'ultima parte. E si può notare che in 19,20 abbiamo l'ultima ripresa del ritornello sulla crescita della parola di Dio (cfr. 6,7 e 12,24). La sezione si conclude idealmente con il discorso di addio di Paolo a Mileto.

La IV sezione (cc. 21-28) è raccolta intorno alla testimonianza che Paolo rende a Gerusalemme, ma che lo porta anche a Roma: le due tappe sono sentite come strettamente collegate (cfr. 19,21; 23,11). Quasi tutta la sezione parla di persecuzioni, complotti e processi di cui Paolo è vittima, a Gerusalemme e a Cesarea, e in essa acquistano rilievo i tre importanti discorsi che Paolo pronuncia a Gerusalemme, alla folla dei giudei (c. 22), a Cesarea, davanti al governatore Felice (c.24), sempre a Cesarea, davanti al governatore Festo e al re Agrippa (c.26). 

Il viaggio per mare e la drammatica scena del naufragio e del salvataggio, che assumono un significato di prefigurazione simbolica della missione nel mondo, separano le vicende palestinesi dal soggiomo romano che conclude l'opera in una situazione aperta.

 Si può considerare un epilogo il sommario di 28,30,31, che richiama alcuni temi del prologo (Regno, Gesù Cristo).

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Secondo San Gregorio Nazianzeno (noto anche come Gregorio il Teologo; Arianzo, 329 circa – Nazianzo, 390 circa) “Dio e’, nel mondo invisibile, ciò che il sole e’ nel mondo visibile: sorgente di luce…Il sole illumina gli occhi, Dio la mente. Il sole e’ ciò che di più bello vi sia fra le cose che vediamo, Dio lo è tra quelle che conosciamo”.


In realtà, pare che San Gregorio, con questa frase abbia ripreso il pensiero che già fu di Platone.

domenica 2 agosto 2026

La domenica è fatta per riflettere

 

La struttura degli Atti degli
Apostoli 
si divide principalmente
secondo un criterio geografico e
progressivo basato sulle parole
di Gesù in At 1,8: la nascita della
Chiesa a Gerusalemme, la
diffusione in Giudea e Samaria,
e l'espansione fino a Roma.

Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli”

Procedimenti compositivi

La struttura

Un possibile tentativo di strutturazione, che tiene conto dei diversi fattori, è quello in quattro parti, di cui forniamo a parte lo schema.

Dopo il prologo (1,1-11), che presenta il programma affidato da Gesù ai discepoli, possiamo individuare una I sezione (1,12-5,42), tutta ambientata a Gerusalemme e con protagonista Pietro. La sezione ha inizio con un atto istituzionale importante: la ricostituzione del numero dei dodici apostoli e con la consacrazione della comunità missionaria nella Pentecoste. Dedica inoltre speciale attenzione alla vita della comunità primitiva con tre ampi sommari (cc. 2,4,5); ma è tutta inquadrata da sommari sulla comunità (1,14 e 5,42). Al successo crescente della predicazione che fa sviluppare visibilmente la comunità (da centoventi membri si arriva a tremila e poi a cinquemila) si alternano due persecuzioni esterne contro gli apostoli (ma un angelo interviene la seconda volta a liberarli) e un grave episodio di dissidio interno (Anania e Saffira).

La II sezione (cc. 6-12) è fin dall'inizio orientata ad un allargamento fuori da Gerusalemme e descrive la missione in Samaria e in Giudea, ad opera di Filippo e di Pietro. E' introdotta ancora da un evento istituzionale: l'istituzione dei Sette, richiesti dagli "ellenisti", probabilmente giudei di lingua e cultura greca, forse giudei della diaspora. I personaggi di Stefano e di Filippo sono due dei Sette. Tutta la sezione è incorniciata da due sommari simili che parlano della crescita della Parola di Dio (6,7; 12,24). All'inizio e alla fine abbiamo due episodi drammatici di persecuzione violenta: quella contro Stefano, che si conclude con la lapidazione, e quella contro Giacomo, che viene decapitato, e contro Pietro, che viene imprigionato, ma poi miracolosamente liberato da un angelo. Ma abbiamo pure una serie di straordinarie, seppure diverse, conversioni: quella dell'eunuco etiope, quella di Paolo, che da persecutore diventa seguace di Gesù, quella del centurione Cornelio e, conseguentemente, quella di Pietro, che arriva a rendersi conto che Dio vuole la salvezza anche per i pagani.


mercoledì 29 luglio 2026

Tutti dobbiamo conoscere, sapere …

 Storia, Territorio, Patrimonio ambientale,

Nel dicembre del 1520 furono
firmati i capitoli ufficiali della
colonia voluti dal feudatario
per dare stabilità alla comunità
di Kuntisa.



Sul blog abbiamo riportato nel corso degli anni storie antiche e recenti, visioni politiche condivise e avversate, vicende anacronistiche del XX e XXI  secolo e fatti meritori o meno.

 Per quanto l'angustia dello spazio temporale lo consentirà ci piace ampliare questo impegno fino al punto di proseguire scavando nel passato della comunita’ locale nella convinzione che sia sempre stato nella Storia l'unico principio per cui possano i trenta secoli delle storie italiane e siciliane ridursi a esposizione evidente e continua. 


 Senza questo filo ideale e narrativo la memoria si smarrisce nel labirinto delle fazioni, dei contrasti civili e nell'assidua composizione e scomposizione degli assetti; la ragione non può vedere chiarezza in una rapida alternativa di potenza e debolezza, di virtú e corruttela, di senno e imbecillità, d'eleganza e barbarie, d'opulenza e desolazione; e l'animo ricade contristato e oppresso dal sentimento d'una tetra fatalità, lascio’ scritto Carlo Cattaneo.

 

 Fin dai primordi, Kuntisa è peraltro sempre stata storicamente, per noi residenti, altra cosa in Sicilia da ciò che e’ stato Bisacquino o Corleone. 


  Con questo spirito continueremo ad animare le pagine del blog concentrandoci su un passato che non tutto è stato ancora esplorato e non tutto è stato conosciuto da tutti.


domenica 26 luglio 2026

La domenica è fatta per riflettere


Gli Atti degli Apostoli 
seguono un
progressivo disegno geografico e
teologico, fondato sul programma
enunciato in At 1,8: da Gerusalemme,
alla Giudea e Samaria, fino alle
estremità della terra
. L'opera si
divide principalmente in due
grandi parti incentrate su due
figure chiave: Pietro e Paolo,
segnate dal passaggio da
Gerusalemme a Roma.




Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli”

Procedimenti compositivi

La struttura

Sono diverse le possibilità di individuare una struttura negli Atti, a seconda che si guardi alle tappe geografiche (e in particolare al programma indicato in 1,8), oppure ai personaggi in scena (Pietro e Paolo), oppure ai contenuti teologici (da questo punto di vista molti commentatori cercano di attribuire, anche nella struttura, un posto di rilievo al c. 15, che descrive il dibattito e le decisioni assunte nel concilio di Gerusalemme, col quale si passa decisamente, dalla fase della predicazione ai giudei, all'apertura della predicazione ai pagani).


Guardando al ruolo dei due principali personaggi, molti pensano a una grande bipartizione: cc. 1-12 (Pietro); 13-28 (Paolo), oppure, tenendo conto che Pietro compare ancora nel c. 15, cc. 1-15 (Pietro); 16-28 (Paolo). Guardando alle fondamentali svolte geografiche e alle indicazioni di 1,8, è stata proposta una tripartizione: cc. 1-7 (Gerusalemme); 8-12 (Giudea e Samaria); 13-28 (territori fuori dalla Palestina fino a Roma = fino ai confini della terra). Ma sono state anche suggerite altre articolazioni, in quattro, cinque, sei parti, ecc. Nessuna soluzione risulta veramente soddisfacente.


L'autore, pur suggerendo talora con sommari o formule, dei passaggi da una sezione all'altra, non permette di riconoscere chiaramente delle ripartizioni nette; anzi, spesso si ha l'impressione che voglia proprio evitare cesure nette, perché utilizza alcuni brani con funzione sia di conclusione di una sezione sia di inizio della sezione successiva (ad esempio, 4,1-4 rappresenta la conclusione dell'episodio della guarigione del paralitico, ma contemporaneamente introduce l'episodio dell'imprigionamento di Pietro e Giovanni). In altri casi, con anticipazioni, Luca intreccia una parte con quella successiva: Paolo è già menzionato tre volte come persecutore nella conclusione dell'episodio di Stefano (fine del c. 7-inizio del c. 8) e a queste menzioni si collega l'introduzione del c. 9, che racconta la conversione di Paolo.

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Ci viene suggerita la pubblicazione di una riflessione di G. Florovsku.


Il cristianesimo è esistito sin dall'inizio come una realtà corporativa, come comunità. Essere cristiano voleva dire appartenere alla comunità. Nessuno poteva essere cristiano da solo, come individuo separato, ma solo insieme ai «fratelli», solo in unione con loro: Unus christianus - nullus christianus. Le convinzioni personali e persino lo stile di vita non bastano a fare di una persona un cristiano. L'esistenza cristiana presume e sottintende l'adesione, l'appartenenza alla comunità.