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domenica 1 novembre 2026

Antico Testamento

Gianfranco Ravasi
-cardinale-
ha curata una panoramica
approfondita sui 46 libri del
primo testamento,
esplorandone la ricchezza
storica, letteraria e teologica
.




In attesa, nelle prossime settimane, di riprendere le tracce sulla “Storia del Cristianesimo”, stiamo delineando le linee essenziali dell’Antico Testamento, quello che per gli ebrei riporta il percorso della terra promessa da percorrere nei suoi molteplici e complessi itinerari lungo territori storico-letterari diversi. Si tratta di quarantasei libri che riportano la Storia di un popolo e nel contempo la “voce”  eterna di Dio.

  Gli ebrei hanno ordinato quei libri in tre ambiti canonici. La Tora’ (=Legge) che in seguito i cristiani denomineranno Pentateuco. Poi seguono i Profeti e in terza  posizione stanno gli Scritti (opere sapienziali).

 L’uomo spunta nel testo biblico come in una avventura morale sotto ‘l’albero del bene e del male’, come a dire nella libertà e nella violazione, nella grandezza e nella miseria della creatura umana.

  Successivamente, cominciando da Abramo, inizia la storia del riscatto dell’essere umano, grazie alla fede, all’obbedienza e in buona parte alla speranza. L’uomo che nel groviglio delle vicende umane tenta di rintracciare il filo rosso divino che lo salvi.

E’ domenica

La funzione principale delle
religioni  è dare un senso al
limite e alla precarietà
dell'esistenza umana,
strutturando regole morali,
testi sacri, comunità e
pratiche rituali.

Le fedi del mondo

Fino a qualche anno fa si era convinti che un cattolico, un buddhista, un musulmano, un credente insomma, non potessero essere  oggettivi per le ricerche sul fenomeno religioso.

Tanta gente impegnata sul come provare a vivere dignitosamente col lavoro, per conto suo, si infischiava di tutti i problemi di natura religiosa, vivendo alla meno peggio il proprio «cattolicesimo della domenica».


Da qualche tempo sembra che qualcosa sta cambiando. Alcuni pensano che la crisi energetica, la insoddisfazione del proprio lavoro, la difficoltà crescente nel vivere sociale  non rappresentano l'unica faccenda importante del momento storico e dell’essere presente sul pianeta Terra. Possedere fede significa provare a dare significato all'esistenza.  E su questa convinzione sui media frequentemente ci capita di leggere che l’uomo è un « animale religioso » inserito nel processo storico  dell'evoluzione.


Per molti, però, per troppi, forse per la maggioranza il richiamo della foresta è ancora forte, e le religioni appaiono solo come le classiche lucciole che splendono fra le tenebre (Schopenhauer). Occorre invece che la religione, le religioni,  siano conosciute in tutte le loro forme. 

Esiste in molti ambienti sociali una sorta di pigrizia mentale nel voler affrontare la questione religiosa.


Sul blog, come per prassi da più tempo, continueremo e proveremo a fotografare la realtà di varie religioni, comprese alcune dell’antichità, al fine di proporre spirito ed essenza del vivere umano. Il rispecchiarsi o meno di ciascun lettore è questione personalissima.

domenica 25 ottobre 2026

Antico Testamento

 

Gianfranco Ravasi,
Dopo aver guidato il Pontificio
Consiglio della Cultura dal 2007
al 2022, mantiene un ruolo attivo
di studio, pubblicazione e dialogo
culturale.
Stando a quanto sostiene Gianfranco Ravasi,  attualmente presidente emerito del Dicastero per la Cultura e l'Educazione della Santa Sede (incarico ricoperto fino al 2022) e continua la sua intensa attività di biblista, teologo, scrittore e conferenziere, è’ stato l'apostolo Paolo a coniare per primo la locuzione «Antico Testamento», in greco palaià diatheke, quando osservava criticamente che «i figli di Israele... avevano le menti indurite: infatti, fino ad oggi un velo rimane, non rimosso, quando si legge l'Antico Testamento, perché è in Cristo che esso viene eliminato» (2Cor 3,13-14). La dichiarazione di S. Paolo rimandava anche all'alleanza (in greco, sempre diatheke) intercorsa tra il Signore e Israele, un'alleanza spesso violata dal popolo ebraico e destinata per l'apostolo ad approdare alla pienezza in Cristo. 

Sulla scia paolina furono due autori cristiani, Tertulliano e Origene, vissuti tra il Il e III secolo, i primi a usare in modo esplicito la locuzione «Antico Testamento» per definire le Scritture Sacre di Israele accolte anche dal Cristianesimo, che le considerò un tutto unitario in sé e in collegamento col Nuovo Testamento.

Proprio perché parola di Dio e quindi testo ispirato, si preferisce ora adottare l'espressione Primo Testamento, nella consapevolezza che la storia della salvezza ha un percorso unitario le cui tappe devono essere tutte seguite dal fedele cristiano. Entrambe le formule sarebbero, comunque, accettabili, perché hanno come centro proprio quell'alleanza, testamento, patto, promessa, che nasce da un impegno diretto di Dio. E’ lui, infatti, a entrare per primo in scena, nelle varie tappe della storia, con la sua parola e la sua opera per giudicare e salvare, per rivelarsi e condurre l'umanità verso la libertà e la vita piena e perfetta.

domenica 18 ottobre 2026

Storia del Cristianesimo (8)

 Brevi flash sulle origini 

La Chiesa delle origini nasce 
formalmente a Gerusalemme 
durante il giorno di Pentecoste, 
50 giorni dopo la Pasqua di Risurrezione. 
Secondo la dottrina  e il racconto 
biblico degli Atti degli Apostoli, 
sebbene la Chiesa sia stata istituita da 
Gesù Cristo, la sua manifestazione ed 
espansione nel mondo ha avuto inizio 
proprio con la predicazione e l'azione 
diretta dei dodici apostoli sotto la guida 
dello Spirito Santo.
Il principio secondo cui la vera 
Chiesa deve risalire storicamente agli 
apostoli prende il nome di apostolicità. 
Questa continuità storica e dottrinale 
è garantita, nella teologia cattolica 
e ortodossa, dalla Successione Apostolica, 
ossia la trasmissione ininterrotta 
dell'autorità spirituale dagli apostoli ai 
loro successori, i vescovi, tramite 
l'imposizione delle mani.


Provare a cogliere

La prima chiesa.  La prima comunità ecclesiale cristiana è stata fondata a Gerusalemme il giorno di Pentecoste, cinquanta giorni dopo la Pasqua, secondo il Nuovo Testamento e la tradizione. Gli apostoli — riuniti nel Cenacolo con Maria dopo la Pentecoste — iniziarono a predicare la resurrezione di Gesù e a battezzare i primi credenti.


La comunità di Antiochia in Siria (fondata intorno al 38–40 d.C. dagli apostoli Pietro e Paolo) è spesso citata come la prima chiesa impiantata al di fuori di Gerusalemme e il luogo in cui i seguaci di Gesù furono chiamati per la prima volta "cristiani".


L'aumento del numero dei fedeli, come pure l’espansione territoriale, pose alle comunità cristiane il problema della loro organizzazione. Si formarono cosi, gradualmente, le prime istituzioni ecclesiastiche. A capo di ciascuna comunità cristiana era un Vescovo «sorvegliante», da cui dipendevano alcuni diaconi, dotati di funzioni soprattutto amministrative e assistenziali, e alcuni presbiteri, preposti a funzioni spirituali e liturgiche.


L'autorità del vescovo si fondava sulla cosiddetta «successione apostolica»: ogni apostolo aveva personalmente consacrato, a capo di ciascuna delle comunità cristiane, un vescovo. Tutti i vescovi, in teoria, erano uguali e autonomi: tuttavia molti riconoscevano al vescovo di Roma una posizione di maggiore prestigio, poiché egli era il vescovo della capitale dell'impero e la chiesa romana era stata fondata, come quella di Antiochia,  dagli apostoli Pietro e Paolo.


=. =. =

ANTICO TESTAMENTO

Il tema, il centro sviluppato e’ una sorta di “patto”, di “alleanza” e addirittura di “promessa” che parte da Dio. E’ Lui che in varie tappe entra in scena, nelle scene della storia, ora per giudicare e ore per salvare.

Per i credenti Egli sarebbe, e’, in azione nella Storia di Israele per tracciare il suo disegno. L’uomo sarebbe, e’ chiamato, a collaborare al progetto divino, conservando autonomia e libertà, e contemporaneamente perseguendo il suo personale impegno di fede.

domenica 11 ottobre 2026

Storia del Cristianesimo (7)

 

La missione di San Paolo
 (Saulo di Tarso) è 
portare il
Vangelo di Gesù a tutti i
popoli, con particolare
attenzione ai Gentili (i
non ebrei)
, guadagnandosi
il titolo di "Apostolo delle Genti.
"
Ha percorso circa 15.000
chilometri
 in diversi anni,
compiendo tre grandi viaggi
missionari attraverso la Siria,
l'Asia Minore (Cipro,
 Anatolia), la Macedonia e la
Grecia (fondando comunità
a Filippi, Tessalonica, Atene e
Corinto)
.  
 Fu sostenitore della salvezza
in Cristo, aperta a tutti, senza
l'obbligo di seguire
integralmente la Legge giudaica.








Brevi flash sulle origini 

Provare a cogliere

 La missione di San Paolo. San Paolo non aveva conosciuto e seguito il Gesù terreno, che annunciava la venuta imminente del regno di Dio e forniva una nuova interpretazione della Legge di Mosè. Ma, nella nota esperienza di Damasco, raccontata tre volte da San Luca negli Atti degli Apostoli (9,1-20; 22,6-16; 26,12-18), su cui egli fonda il suo carattere di apostolo, aveva conosciuto il Cristo celeste, il Gesù crocifisso e risuscitato che aveva liberato l'uomo dalla schiavitù del peccato e della morte (quella schiavitù che è entrata nel mondo per la disubbidienza di Adamo e costituisce propriamente per Paolo l'esistenza «nella carne») e che rivendicava nei confronti dei suoi discepoli il ruolo del salvatore e del signore (quel ruolo che, dirà sempre Lui, costituisce i credenti in «corpo di Cristo»). 

«Vi ho dunque trasmesso, anzitutto, quello che ho ricevuto, che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, e che fu sepolto, e fu risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture, e che apparve a Cefa, e poi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, la maggior parte dei quali vive ancora, mentre alcuni sono morti [...] Infine apparve anché a me» (I Cor. 15,3-8). E non è infatti il «Gesù storico» che tutti i Giudei avevano conosciuto, ma questo Cristo morto e risorto, che aveva posto fine alla Legge mosaica e alla storia, che egli predicava a Giudei e pagani come unico mezzo di salvezza. 

«Anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così», egli dice nella II lettera ai Corinzi (5,16) con un'affermazione che sarebbe stata ripresa e piegata ai propri intenti dalla moderna teologia. Da qui si afferma il principio paolino della giustificazione di tuti gli uomini (Giudei e pagani) per mezzo della sola fede nel Cristo morto e risorto (Rm. 3,29-30).

Il cristianesimo conseguentemente si staccava dal giudaismo e si affermava in maniera perentoria come religione non nazionale, ma universale. Gli elementi più legati alla tradizione giudaica reagirono perciò con forza a questa novità.


=.   =.   =

IL RITO BIZANTINO.

Il rito cattolico-bizantino in Italia è custodito dalla Chiesa bizantina cattolica in Italia (o Chiesa italo-albanese/italo-greca), una Chiesa sui iuris soggetta alla Santa Sede che si articola storicamente e giuridicamente in tre realtà:


-L’Eparchia di Piana degli Albanesi (Sicilia), istituita il 26 ottobre 1937 da Papa Pio XI, accoglie i discendenti degli esuli albanesi (arbëreshë) giunti in Sicilia a partire dal XV secolo. Ha sede a Piana degli Albanesi (PA), con la Cattedrale di San Demetrio Megalomartire e la Concattedrale di San Nicolò dei Greci alla Martorana a Palermo. 

Le lingue liturgiche utilizzati sono il greco koinè e l'albanese, ma anche l’italiano.


-L'Eparchia di Lungro (Calabria), istituita il 13 febbraio 1919 da Papa Benedetto XV, è la circoscrizione di riferimento per le comunità arbëreshë dell'Italia continentale. Ha sede a Lungro (CS), in Calabria, con la Cattedrale di San Nicola di Mira (famosa per il grande mosaico del Pantocrator).

Le Lingue liturgiche utilizzate sono il greco e l’albanese, ma anche l’italiano.


-L'Abbazia di Santa Maria di Grottaferrata (San Nilo), fondata nel 1004 da San Nilo di Rossano, è un monastero di monaci dell'Ordine Basiliano d'Italia. L'attuale assetto liturgico-istituzionale legato al rito bizantino è stato ribadito nel corso del Novecento, affiancandosi alle eparchie meridionali. E’ retta da un Esarca. Non è un'eparchia territoriale come le prime due, ma un monastero sui iuris dell'Ordine Basiliano. I monaci basiliani celebrano la Divina Liturgia secondo il rito greco-bizantino e custodiscono un immenso patrimonio di codici e manoscritti antichi nella celebre biblioteca dell'abbazia.


domenica 4 ottobre 2026

Storia del Cristianesimo (6)


Il Cristianesimo delle origini
ha un forte radicamento
nella comunità dei giudei 
ellenisti di Gerusalemme
,
ovvero gli ebrei di lingua e
cultura greca provenienti dalla
diaspora.
Erano giudei cristiani
di madrelingua greca,
distinti dagli ebrei
tradizionali di lingua
aramaica.
Tra di essi emersero i primi
diaconi, come Stefano, il
cui martirio segnò la
prima grande rottura con
l'ebraismo ortodosso e la
conseguente diaspora dei
credenti verso la Siria (in
particolare ad Antiochia,
dove nacque il nome stesso
di "cristiani").
Gli ellenisti portarono il
Vangelo al di fuori
dell'ambiente strettamente
 palestinese, traducendo
l'esperienza e la figura
di Gesù in categorie culturali
accessibili al mondo
greco-romano.
Questo humus culturale
ha permesso il successivo
incontro fecondo tra la
fede cristiana nascente
e la filosofia greca, visibile
nello sviluppo dei testi
del Nuovo Testamento (scritti
in greco) e nel pensiero dei
Padri della Chiesa.







Brevi flash sulle origini 

Provare a cogliere

 Dagli ellenisti sorge il Cristianesimo. Il fatto che l’annuncio degli apostoli si rivolgeva non ai Giudei soltanto ma a tutti gli uomini rendeva la rottura col mondo giudaico inevitabile. In particolare i discepoli di origine palestinese e di lingua aramaica(*) potevano forse ritenere che la loro fede in Cristo non li obbligasse a lasciare le tradizioni di Israele e ad aprirsi al mondo dei pagani, ma i Giudei provenienti dalla diaspora (i cosiddetti Ellenisti) ed i pagani simpatizzanti del giudaismo (i proseliti) portarono nel gruppo una religiosità diversa, più libera nei confronti di quelle tradizioni e più aperta alla cultura ellenistica.

Dall’iniziativa di questi nuovi discepoli, bersaglio, per la loro critica alla Legge mosaica e al Tempio di Gerusalemme, della prima «persecuzione» da parte delle autorità giudaiche e costretti perciò a fuggire da Gerusalemme, scaturi’ già negli anni Trenta quell'evento decisivo della storia del primitivo cristianesimo che è la missione ai pagani e nacque nella città di Antiochia la prima comunità composta da Giudei e da pagani che, per distinguersi e contrapporsi ai loro compatrioti, assunsero -appunto- il nome di cristiani. 

Il cristianesimo si staccava in questo modo dal giudaismo e cominciava il suo cammino da Oriente verso Occidente, dal mondo giudaico all’impero romano.


La missione di San Paolo. Avvenne che nella comunità cristiana irruppe Paolo, e le tensioni si acuirono. Paolo era infatti un giudeo, anzi un fariseo, molto orgoglioso della sua identità giudaica e tenacemente attaccato all'osservanza della Legge; ma era vissuto a Tarso in Asia Minore e aveva quindi una formazione ellenistica che lo rendeva più sensibile ai valori della cultura dei pagani; e inoltre, per qualche servizio reso a Roma dalla sua famiglia, possedeva cittadinanza romana, il che lo predisponeva diversamente nei confronti del governo imperiale. Egli non aveva conosciuto e seguito il Gesù terreno, colui che annunciava la venuta imminente del regno di Dio e forniva una diversa interpretazione della Legge di Mosè. 

Nell’esperienza di Damasco, raccontata tre volte da San Luca negli Atti degli Apostoli (9,1-20; 22,6-16; 26,12-18), su cui egli fonda il suo carattere di apostolo, aveva conosciuto il Cristo celeste, il Gesù crocifisso e risuscitato che aveva liberato l'uomo dalla schiavitù del peccato e della morte (quella schiavitù che è entrata nel mondo per la disubbidienza di Adamo e costituisce propriamente per Paolo l'esistenza «nella carne») e che rivendicava nei confronti dei suoi discepoli il ruolo del salvatore e del signore (quel ruolo che, dirà san Paolo, costituisce i credenti in «corpo di Cristo»). 


«Vi ho dunque trasmesso, anzitutto, quello che ho ricevuto, che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, e che fu sepolto, e fu risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture, e che apparve a Cefa, e poi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, la maggior parte dei quali vive ancora, mentre alcuni sono morti … Infine apparve anche a me» (1 Cor. 15,3-8). 

E non si tratta del «Gesù storico» che i Giudei avevano conosciuto, ma questo Cristo morto e risorto, che aveva posto fine alla Legge e alla storia, che egli predicava a Giudei e pagani come unico mezzo di salvezza. «Anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più cosi», egli dice nella Il’ lettera ai Corinzi (5,16) con un'affermazione che sarebbe stata ripresa e piegata ai propri intenti dalla moderna teologia.

——-
(*) L'aramaico e l'ebraico sono lingue sorelle della famiglia semitica nord-occidentale, simili ma distinte, paragonabili a due idiomi romanzi come lo spagnolo e il portoghese o l'italiano e il rumeno.
= = =

Punti di vista:

Ai nostri giorni, in quest’alba del terzo millennio, i popoli e le culture tendono ad incontrarsi sempre di più (e stranamente, in qualche caso a scontrarsi con presupposti di ignoranza), attraverso i mass-media e sopratutto personalmente.  In più contesti si provano i confronti culturali tra le religioni. Si tratta di un insperato momento di grazia agli occhi di coloro che credono in Dio, che addirittura  (per i cristiani) opera nel mondo e nella storia, avendo sparso nell'animo di ogni uomo, le inermi parole del suo amore.


Ogni religione, tutte le religioni tendono però a chiudersi in sé, in un campo privilegiato ed esclusivo del proprio rapporto con Dio. Eppure, lo cogliamo nei nostri giorni, le religioni tendono pure e sopratutto ai nostri giorni ad esercitare comprensione ed amicizia anche nei confronti di chi, con pieno convincimento e gioia interiore, pratica e vive una religione diversa dalla nostra. Circostanza, questa ora evocata, tanto diversa quando, anche in tempi non lontani, certi fedeli cristiani, capeggiati da disinformati sacerdoti, osavano chiudere i portoni a cristiani, cattolici, appartenenti peraltro alla stessa diocesi cattolica, e però, portatori di bagagli rituali cattolici ma diversi da quelli soliti in ambito siciliano.


=. =. =

Antico e Nuovo Testamento

SI TRATTA DI SCRITTI DIVERSIFICATI


Gli scritti del Nuovo Testamento sono vicini al tempo di Cristo. E però compresi quelli che più  parlano di lui, i Vangeli o gli Atti degli Apostoli, non sono un «reportage»; sono testimonianze. Garantiscono l'essenziale di un fatto per dirne il significato.  Gli scritti sono un'espressione di continuità dell’evento Cristo.


TESTI REDATTI IN EPOCHE DIVERSE

Gli scritti del Nuovo Testamento non sono tutti della stessa epoca. I primi testi vengono datati attorno ai venti anni dopo la morte di Gesù e non si tratta ancora  dei Vangeli, ma delle lettere di Paolo ai cristiani di Tessalonica. Scorrendole nel loro ordine cronologico, si può scorgere la traccia dell'evoluzione del suo pensiero e la successione dei problemi incontrati dalle comunità. 

La redazione definitiva dei Vangeli sinottici segna un altro periodo letterario che va dall'anno 65 all'80 circa, quando si è avvertita la necessità di disporre di opere sull'insieme del messaggio e della vita di Cristo.



domenica 27 settembre 2026

Storia del Cristianesimo (5)

  Brevi flash sulle origini 

Provare a cogliere

http://
Il cristianesimo si è diffuso a
partire dal 
I secolo d.C. in
Palestina
, partendo da
Gerusalemme e crescendo
grazie alla predicazione di
Gesù, degli apostoli e di 
San
Paolo di Tarso.



La prima diffusione del cristianesimo. I discepoli che, dopo un periodo di iniziale sbandamento provocato dalla morte di Gesù, costituirono la prima comunità di Gerusalemme erano ancora sostanzialmente un gruppo interno al giudaismo, che del giudaismo condivideva perciò le credenze e le tradizioni fondamentali. 
L'evangelista Luca negli Atti degli Apostoli presenta i primi discepoli che osservano scrupolosamente la Legge mosaica e frequentano assiduamente il Tempio di Gerusalemme (At. 2,42-47).

Accanto ai gruppi tradizionali del giudaismo del tempo di cui ci parla lo storico ebreo Flavio Giuseppe ( Guerra giudaicaII,117-119), e cioè Farisei, Sadducei, Esseni (oggi identificati dalla maggior parte degli studiosi con la comunità di Qumran) e seguaci di Giuda il Galileo, ne è sorto uno nuovo, guardato dai primi con sempre maggiore sospetto, che riconosce in Gesù di Nazaret il Signore e il Messia (At. 2,36 fa dire a Pietro che «Dio ha costituito Signore e Messia questo Gesù che voi avete crocifisso») e ne aspetta con trepidazione il ritorno imminente (maranathà = «Signore nostro, vieni», prega nelle assemblee liturgiche questa comunità).


Tuttavia la fede messianica dei primi discepoli aveva qualcosa di ben più caratteristico e radicale delle differenze che potevano esserci tra i vari gruppi giudaici in tema di osservanza della Legge, culto del Tempio o libertà politica. Nel confessare Gesù di Nazaret Signore e Messia e nell'aspettarne il ritorno imminente come glorioso Figlio dell'uomo la comunità primitiva di Gerusalemme esprimeva infatti una fede e una speranza che mettevano radicalmente in questione il giudaismo e non potevano perciò non entrare in conflitto con esso. 

La salvezza non consisteva più nell'osservanza scrupolosa della Legge di Mosè o nella realizzazione di un futuro messianico per Israele ma nell'adesione totale a Gesù morto e risorto che doveva ritornare nella gloria.

E questo già significava un allontanamento profondo dalle tradizioni di Israele. Il fatto che questo annuncio si rivolgeva non ai Giudei soltanto ma a tutti gli uomini rendeva la rottura col mondo giudaico addirittura inevitabile.


= = =

Punti di vista:

Argomenta in un suo libro Vito Mancuso che una civiltà senza religione, o con una religione senza cultura, perde inevitabilmente la propria coesione  interna, schiacciata su una sola dimensione, in balia di un egoismo molto prossimo al cinismo o alla disperazione. 

Ancora: 

-Una fede che rifiuta il confronto con la cultura, la scienza e il pensiero critico diventa sorda ai problemi reali dell'uomo moderno.  

-Quando manca un orizzonte di senso condiviso e colto, l'essere umano rimane schiacciato su una dimensione puramente materiale o egoistica, vicina alla disperazione e al cinismo.


=. =. =

Antico e Nuovo Testamento

Nel corso del 2º secolo circolano molti scritti sotto il titolo di Vangelo, Atti o Lettera, rivendicando la paternità di un apostolo, ma soltanto alcuni trovano posto nella liturgia, nella cátechesi o nella predicazione cristiana. Verso la fine dello stesso secolo diviene abituale chiamare « Nuovo Testamento » l’intero insieme degli scritti che si è imposto dappertutto nella Chiesa come riferimento importante per la tede e che ha avuto la garanzia degli apostoli.


I primi cristiani non ebbero l'idea di associare i loro testi alla Bibbia, il libro della rivelazione di Israele di cui facevano uso nella liturgia e nell'insegnamento. Via via nel tempo i nuovi scritti acquistarono  pari importanza.  Per distinguerli dalla Legge e dai Profeti, in altri termini dalla Bibbia, si parla di un «Nuovo» Testamento, diventando l'altro, di fatto, «Antico».


La parola «testamento» è la traduzione di una parola greca usata per rendere il concetto di patto, cioè, qui, l'alleanza stretta da Dio con il popolo che si era eletto. Parlare di un «Nuovo Testamento» sa di audacia. Si addita l'alleanza del Sinai,il fondamento della fede giudaica, e la si trova integrata e superata nell'avvenimento di Cristo: nella sua Pasqua. Come dire che Dio stabilisce una relazione nuova e definitiva con tutti gli uomini. 

La Bibbia dei cristiani si compone  pertanto di due parti: l'Antico e il Nuovo Testamento. L'Antico non viene rigettato; lo si interpreta come annuncio e cammino verso il Nuovo. Leggendo gli antichi testi si pensa ormai alla venuta del Cristo che è, per i cristiani, il compimento storico della speranza di Israele.


I ventisette libri del Nuovo Testamento costituiscono la letteratura più vicina alle origini cristiane. Vicina per la data, ma vicina soprattutto per l'esperienza e la fede che essi testimoniano.