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lunedì 23 marzo 2026

La cultura nel XX secolo fino ai nostri giorni (7)

 Cultura, tradizione e modernità in Iran

La transizione in Iran, dal regno
di Mohammad Reza Pahlavi
all’instaurazione del regime
degli Ayatollah nel 1979,
rappresenta uno dei 
cambiamenti geopolitici
più significativi del XX
secolo, trasformando il
paese da una monarchia 
filo-occidentale a una
teocrazia islamica.

Manifestanti anticomunisti iraniani 
nel 1954.  Al colpo di stato del 1953, 
che attribuì allo scià  
Reza Pahlavi 
un potere quasi assoluto, 
segui una feroce persecuzione dei 
militanti nazionalisti e di sinistra.




















Nel 1921 il colonnello Reza Khan, al centro dell'immagine, iniziò una rivoluzione che, nella Persia del 1923, lo portò a essere nominato presidente del consiglio e, nel 1925, a occupare il trono con il nome di Reza Pahlavi. 

Tra le varie misure adottate, cancellò tutte le concessioni petrolifere che favorivano gli Inglesi, e aboli l'obbligatorietà per le donne di usare il velo.

Il XX secolo è generalmente riconosciuto come il nucleo, a livello storico, della Storia moderna dell’Iran:

1) 1906-1911 la rivoluzione costituzionale; 

2) 1962-1963 avvenne la cosiddetta “rivoluzione bianca” conseguente alle vaste iniziative politiche e sociali intraprese dallo scia’; 







3) 1978-1979 la rivoluzione islamica.

L’evoluzione della società iraniana attraversa le tre datazioni riportate e passa attraverso cambiamenti a livello politico, culturale ed economico che hanno interessato l’intero Novecento e, più specificatamente, le interpretazioni possibili delle relazioni sviluppatesi tra intellettuali, tradizione e modernismo, a fronte dei mutamenti sociali che hanno caratterizzato la storia moderna dell’Iran. 

Sul blog contiamo di poter tratteggiare gli aspetti di evoluzione culturale e sociale attraversati dal Paese nel decenni precedenti e posteriori la rivoluzione islamica.
(Segue)

martedì 17 marzo 2026

La cultura nel XX secolo fino ai nostri giorni (6)

La cultura iraniana è un ricco
mosaico che fonde l'antica
eredità persiana, i valori
islamici sciiti e influenze
moderne
. Fondamentale
è il 
Nowruz (Capodanno
persiano), insieme a
celebrazioni come la notte
di Yalda e Sizdah Bedar,
che sottolineano il legame
con la natura. Ospitalità,
calligrafia, poesia e
l'artigianato (tappeti) sono
pilastri della vita sociale.

Nonostante la maggioranza
sciita, l'Iran ospita comunità
zoroastriane, cristiane
ed ebraiche, garantendo
una certa diversità religiosa.








Cultura, tradizione e modernità in Iran 

    Non è esagerazione affermare che la storia iraniana è stata raccontata quasi sempre da narratori occidentali (studenti, ricercatori etc.) senza che nessuno abbia mai avuto accesso alle fonti orali o scritte sull’Iran che fosse espressione interna del Paese. Tutto ciò che in Occidente sappiamo dell’Iran esprime punti di vista e sensibilità storiche e non, è comunque interpretazione occidentale. In questi giorni di guerra che infiammano in Medio Oriente tutte le “narrazioni” che ascoltiamo in tv o leggiamo sui giornali ci arrivano con letture e interpretazioni nostre, dell’Occidente e, qualche giornale preferisce definirle ”narrazioni distanti”.

  Nel mondo occidentale finora dell’Iran ci ha interessato e in qualche caso appassionato l’aspetto evolutivo della politica: il passaggio dalla monarchia di Mohammad Reza Pahlavi alla repubblica islamica e il quadro turbolento tra modernismo e contemporaneità. Vera attenzione alle questioni relative alla tradizione, alla cultura del Paese, e ai tentativi di modernismo non e’  mai stata posta.

  Vista da questa prospettiva, la storia iraniana del xx secolo potrebbe, e secondo alcuni, persino, dovrebbe essere interpretata come una sorta d'inevitabile e quasi fatalistica opposizione tra modernisti e tradizionalisti. Un'interpretazione di questo genere ha suggerito anche l'esistenza di molte sfumature e differenze, ma l'aspetto sempre posto in rilievo maggiormente è senz’altro questo dualismo esclusivo, spesso descritto come antagonismo.

 Due sono i principali sovvertimenti, a livello sociale e politico, dell'Iran moderno, le rivoluzioni del 1906-1911 e del 1978-1979, e in quei sovvertimenti  e’ essenziale individuare gli aspetti fondamentali di due rivoluzioni rispetto al vivere e  ai rapporti fra tradizione e modernismo.


(Segue)


venerdì 13 marzo 2026

La cultura nel XX secolo fino ai nostri giorni (5)

 Cultura, tradizione e modernità in Iran

Quella del popolo iraniano è una Storia che, nel nostro mondo occidentale, è sempre stata raccontata da narratori e da studiosi europei.  Fino a pochi decenni fa, studenti, ricercatori e lo stesso pubblico mondiale in genere non avevano possibilità di accedere a fonti scritte o orali sull'Iran che fossero espressione di una esposizione  "interna" sulla storia di quella parte di mondo.

Gruppo di ragazze col velo
tradizionale  durante la
celebrazione  del primo 
anniversario della rivoluzione
islamica. Il ritorno, allora,
di Khomeini accelerò 
la scomparsa dell’apparato
del vecchio regime e il
trionfo del nuovo.





Gli storici ed i cultori del  sapere occidentale sull'Iran non dubitano che, in taluni casi,  il loro contributo sul mondo iraniano (persiano)  è stato notevole, né del fatto che un punto di vista "interno" debba essere intrinsecamente e necessariamente migliore. C’è però che la storiografia occidentale vuole richiamare l'attenzione sulla questione delle sensibilità o dei punti di vista di tipo soggettivo che sono implicitamente o esplicitamente presenti nell'interpretazione degli eventi storici. 

Se da un lato l'adozione di una prospettiva esterna sarebbe certamente problematica nel momento in cui costituisse l'unica, o la principale fonte di conoscenza e comprensione della storia di qualsiasi paese, nel caso dell'Iran risulta ancor più evidente la necessità di una presa di coscienza della stratificazione di un tipo di conoscenza caratterizzata da una "narrazione distante"' e pertanto abbondantemente diversa.


Volendo attribuire ancora qualche validità all'affermazione di Hegel relativamente al ruolo della passione e dell'interesse sul funzionamento della mente, si può ritenere che passione e interesse abbiano avuto negli ultimi decenni un enorme impatto sul modo in cui si sono sedimentate le immagini dell'Iran nelle menti di molti di coloro che hanno narrato storie su questo paese da un punto di vista "non centrale", non coerente a quel mondo.


In presenza di tale rilevante e significativa condizione, sorge spontaneo chiedersi quali siano i fatti della storia iraniana moderna che hanno suscitato più interesse o passione nella visione e nel punto di vista occidentale.


Accanto agli aspetti politici ed economici relativi alle trasformazioni che portarono alle due rivoluzioni, costituzionale e islamica, e ai cambiamenti ad esse susseguiti in ambito politico, sociale ed economico, oggetto di dibattiti è divenuta la tematica relativa a cultura e civiltà, focalizzata in particolare modo sulle relazioni tra tradizionalismo e modernismo. Qualsiasi analisi dell'Iran moderno e contemporaneo deve, pertanto, necessariamente tenere conto delle questioni relative a tradizione, cultura e modernismo


(segue)

_ _ _


Su queste pagine intendiamo esplorare se l‘approccio occidentale di approcciare le visioni del mondo, con la violenza, siano appropriate.





giovedì 12 marzo 2026

La cultura nel XX secolo fino ai nostri giorni (4)

L’allora Presidente iraniano
Mohammed Khathami
durante la visita ad una 
raffineria del Golfo Persico
nel marzo 2000. I
riformisti da lui guidati
ottennero la vittoria
alle elezioni del 2000,
trionfo poi confermato
nel giugno 2001.









 Cultura, tradizione e modernità in Iran

 Ci proponiamo di incentrarci per alcune settimane sulla storia moderna e contemporanea dell'Iran sotto l’ottica culturale, fra tradizione e modernità. Dopo alcune brevi considerazioni iniziali, il tema che ci interesserà sarà quello dei rapporti tra classe intellettuale, tradizione e modernità così come sono venuti configurandosi in relazione ai principali eventi della sua storia nel secolo scorso. 

 Al contrario di come tanti media ci lasciano intendere, in queste ore, l’Iran non è un Paese né arretrato e ancor meno privo di una Storia.

 Ci proponiamo di analizzarne le interpretazioni sia storiche che culturali, ancora ai nostri giorni esistenti.


Il XX secolo è generalmente riconosciuto come il nucleo, a livello storico, della vicenda moderna dell'Iran. Due sono gli avvenimenti principali collegati alla nascita dell'Iran moderno, a) la rivoluzione costituzionale del 1906-1911 e b) la rivoluzione islamica del 1978-1979, entrambi punti di riferimento più importanti.

Tra questi esistono, tuttavia, anche altri fatti storici importanti la cui analisi ci aiuterà a una comprensione esaustiva dell'Iran moderno, quali per esempio:

  • il movimento nazionale sviluppatosi tra il 1951 e il 1953, (nazionalizzazione dell'industria petrolifera);
  • le iniziative politico e sociale intraprese dallo scia tra il 1962 e il 1963: " rivoluzione bianca” e il relativo movimento di opposizione.

Sulla scorta di una abbondante letteratura che da sempre è stata coltivata in Italia su questo Paese, mai ritenuto sottosviluppato e ancor meno culturalmente arretrato, ci proponiamo di cogliere le modalità di evoluzione della società iraniana attraverso cambiamenti a livello politico, culturale ed economico che hanno interessato l’intero Novecento e, più specificatamente, le interpretazioni possibili delle relazioni sviluppatesi tra intellettuali, tradizioni e modernismo a fronte dei mutamenti sociali che hanno caratterizzato la storia moderna dell’Iran, sopratutto fino a prima della rivoluzione Komeinista.


  La comprensione delle diverse realtà iraniane, contraddistinte sicuramente da una natura complessa e sempre in continua evoluzione, può ulteriormente aumentare se useremo più diversità di approcci che considerino il processo storico fino all’impresa illegale e folle di Trump (seppure nell’arco di un secolo fin qui non siano mancate all’interno del Paese insurrezioni, rivoluzioni e guerre).

  Su più pagine ci proponiamo di cogliere il modo in cui si sono perpetuate nel tempo, evolvendosi, valori e riferimenti culturali ed in relativi spazi di espressione.




mercoledì 11 marzo 2026

La cultura nel XX secolo fino ai nostri giorni (3)


Nel 1921 il colonnello Reza Khan, 
al centro dell’immagine, iniziò 
una rivoluzione che, nella Persia
del 1923, lo portò ad essere 
nominato presidente del consiglio
e, nel 1925, a occupare  il trono
con il nome di Reza Pahlavi.
Tra le varie misure adottate, 
cancello’ tutte le concessioni
petrolifere che favorivano gli
inglesi, e abolì l’obbligatorietà
per le donne di usare il
velo.

Il 16 gennaio 1979 a causa della 
Rivoluzione islamica guidata
dall'Ayatollah Khomeini, lo Scia
travolto dalle proteste di
piazza e dalla perdita di
consenso, abbandonò il
paese con la moglie Farah
Diba, ponendo fine a
decenni di monarchia.








Cultura, tradizione e modernità in Iran

  Breve introduzione storica: Nel 1921 il colonnello Reza Khan, al centro della foto che siamo riusciti a rintracciare, avviò una rivoluzione che, nella Persia del 1923, lo portò ad essere nominato presidente del consiglio e, nel 1925, a occupare il trono  con il nome di Reza Pahlavi. Tra le varie misure adottate, cancellò tutte le concessioni petrolifere che favorivano gli inglesi, e abolì l’obbligatorietà per le donne di usare il velo.

- - -

 Ci proponiamo di ripercorrere la Storia dal Novecento in poi del Paese che ai nostri giorni si trova all’attenzione del mondo in seguito all’iniziativa trumpiana di esigere un cambio di regime in Iran. Svilupperemo alcune considerazioni iniziali (tradizioni e modernita’ ed interpretazioni sociali).

 Nel corso del XX secolo, al livello storico, nel Paese sono accaduti due avvenimenti principali che hanno portato l’Iran al confronto col mondo moderno: nel periodo 1906-1911 avvenne una rivoluzione costituzionale mentre nel periodo 1978-1978 la rivoluzione islamica. Tra i due eventi altri eventi storici utili per cogliere esaustivamente la vicenda iraniana sono accaduti, quali: la nazionalizzazione dell’industria petrolifera fra il 1951-1953 da parte del governo di Mohammed Mossdeq  e poi tra il 1962 ed il 1963 la cosiddetta “rivoluzione bianca” e l’affermarsi di un movimento di opposizione.

Sul blog ci proponiamo di soffermarci sul processo di evoluzione della società iraniana al livello a) politico, b) culturale, c) economico che hanno attraversato l’intero Novecento fino a … ieri, e proveremo a cogliere le interpretazioni possibili all’interno del mondo culturale di questo paese che continua a vivere tra tradizione e modernismo a fronte di profondi mutamenti sociali che hanno caratterizzato la storia contemporanea dell’Iran.

Il Paese è caratterizzato da diversissime realtà sociali e culturali peraltro in continua evoluzione e contrasti sfociati con relativa frequenza in insurrezioni, rivoluzioni, guerre.

(Segue)

venerdì 30 gennaio 2026

La cultura nel XX Secolo fino ai nostri giorni (4)

 

In politica, progressista indica
 chi sostiene il progresso sociale,
economico e civile attraverso
riforme innovative, promuovendo
uguaglianza, diritti umani,
giustizia sociale ed ambientale,
 e un'evoluzione democratica,
opponendosi alla conservazione
dello status quo e alle
disuguaglianze. In Italia si
caratterizza per
un'apertura al cambiamento,
l'emancipazione e l'estensione
delle libertà individuali,
spesso associato a politiche
di sinistra o centro-sinistra, e si
fonda sull'applicazione della
Costituzione per garantire pari
dignità e opportunità per tutti
 i cittadini.





 Culture alte e culture dominate

All’inizio del Novecento le ideologie dichiaratamente progressiste erano tre: nazionalismo, liberalismo e socialismo. La prima tendenza (nazionalismo) affermava il principio di autodeterminazione  dei popoli (popoli corrispondeva ad appartenenti ad una storia, una patria o una cultura comune o a tutti questi elementi insieme) e inevitabilmente rappresentava un pericolo per le concezioni di tipo imperiale che rappresentava. La seconda corrente di pensiero (il Liberalismo) proclamava la parità di diritti civili e politici per tutti gli individui in quanto tali, e per taluni costituiva una minaccia alla pace per certi precetti imperialistici che coltivava.il terzo orientamento, propugnava il diritto a vivere in quella che in passato era stata definita una “comunità “ o “comune”, si opponeva alle ideologie sopra ricordate: secondo i socialisti del primo Novecento il nazionalismo minava le fondamenta del cosmopolitismo, mentre il liberalismo negava le premesse egalitarie delle rivoluzioni delmXVIII secolo.

Uno dei principi del “nazionalismo”  era l’autenticità, che andava ricercata nella lingua, nella tradizione e nel coraggio della gente comune, e sopratutto delle popolazioni non ancora inglobate nella “società commerciale”.

I liberali perseguivano gli ideali di indipendenza individuale e di libertà di giudizio, premesse indispensabili per consolidare una società commerciale. Mezzi di diffusione di queste convinzioni furono tante opere letterarie in cui si narrava il trionfo della libertà sull’oppressione.

I socialisti si prefiggevano il superamento della divisione sociale e dei vincoli materiali imposti proprio dalla società commerciale. La letteratura ispirata agli ideali socialisti profetizzava processi evolutivi e, nelle ali estremiste, prossime rivoluzioni. L’arte di ispirazione socialista era orientata al realismo ed era rivolta alla gente comune.

  Il panorama politico complessivo offriva comunque pure elementi di convergenza. Tanti nazionalisti si riconoscevano negli orientamenti liberali, altri erano fortemente conservatori. Non mancavano liberali che vedevano il socialismo come l’evoluzione ed il punto di arrivo del liberalismo. C’erano socialisti che riconoscevano al liberalismo contributi e apporti al progresso economico. Questi aspetti di compenetrazione vennero tutti meno durante gli anni della Prima Guerra Mondiale. 

  In quel periodo quella che era l’Internazionale Socialista (di cultura e visione democratica) si dissolse e in Russia i bolscevichi, alla fine della guerra, provarono a diffondere la loro rivoluzione su scala europea. Da quegli eventi i socialisti di ciascun paese iniziarono a porre le loro tesi su scala nazionale.

(Segue)

sabato 17 gennaio 2026

La cultura nel XX Secolo fino ai nostri giorni (3)

Donna eschimese con il
figlio in una foto del 1903.
Agli inizi del XX secolo
prese il via l’interesse per
i gruppi umani che fino
ad allora avevano occupato
uno spazio marginale
nella storiografia.




 Culture alte e culture dominate

 Fino allo scorso secolo, lo abbiamo evidenziato nella pagina precedente, non esistettero conoscenze antropologiche sulle comunità “ristrette” sul modello della nostra Contessa Entellina. Fu Anton Blok, uno studioso olandese, a fotografare la realtà strutturata del nostro centro, che peraltro rispecchiava il quadro umano della Sicilia Occidentale. Gli studi antropologici in più parti dell’Europa erano iniziati già dopo la scoperta dell’America e ancor più in seguito, dopo i viaggi di James  Cook in Polinesia patrocinati allora dalla Royal Society britannica. Da questa fase storica iniziarono a svilupparsi gli archivi storici che ancora oggi offrono numerose informazioni, se si vuole di parte, sulle culture dominate dalle potenze coloniali o comunque dominanti.

 L’accumularsi delle informazioni antropologiche dall’Ottocento in poi ha fatto sorgere nelle principali città europee varie “società scientifiche” con la missione, quantomeno apparente, di studiare le società  del tempo andato, cioè le comunità e le culture poste sotto l’egida del governo imperiale britannico.

  L’approccio allo studio di questi gruppi era influenzato dal paradigma scientifico del tempo, il darwinismo, allora orientato prevalentemente allo studio dell’evoluzione di pratiche culturali specifiche o della cultura umana nel suo complesso. 

  Un esempio: i primi teorici delle scienze umane (oggi diremmo l’antropologia) iniziarono a studiare fenomeni come l’evoluzione di forme specifiche di matrimoni o di parentela, dato che il passaggio dal matriarcato al patriarcato o viceversa rappresentava un interesse comune, e si riteneva che entrambe fossero probabilmente precedute da una promiscuità primitiva, che costituiva una comprensibile ossessione del periodo vittoriano.

= = =

(Sull’antropologia del primo novecento procederemo e probabilmente comprenderemo molti aspetti del vivere trascorso e di quello corrente).

lunedì 5 gennaio 2026

La cultura nel XX Secolo fino ai nostri giorni (2)

Nascono le società scientifiche
La Cultura va vista non solo 
come produzione di contenuti
 artistici, ma come motore di 
sviluppo sostenibile, coesione 
sociale e innovazione
, integrando 
territorio, imprese e cittadini per 
costruire consapevolezza 
condivisa, dialogo interculturale 
e partecipazione attiva, 
attraverso processi creativi e 
l'uso dello "smart power" della 
bellezza e dell'identità locale in 
un contesto globalizzato ma 
attento alle specificità’.

Cultura non è solo un accumulo di 
sapere o patrimonio artistico, ma 
un motore di sviluppo e 
cambiamento
, un diritto 
fondamentale
 e uno strumento
 di coesione sociale che integra 
ambiente, tecnologia e comunità, 
promuovendo 
partecipazione 
attiva, consapevolezza condivisa 
e dialogo interculturale
 attraverso 
pratiche innovative e sostenibili, 
superando i confini tradizionali.









ed emerge un nuovo modo di scrivere la Storia.

Un fenomeno significativo che va sottolineato sin da prima di inoltrarci su ciò che intendiamo nella dizione “ cultura” e’ che sin dall’inizio del Novecento si è imposto un modo nuovo di scrivere la Storia dell’Umanita’. Prima di allora la descrizione e le analisi  delle società estranee al mondo occidentale europeo o europeizzato non erano entrate nella vicenda storica delle nazioni europee.

L’interesse degli storici dell’Europa occidentale, del Medio Oriente, della Cina e dell’Asia meridionale islamizzata era stato rivolto, fino ad allora, alla vicenda storica delle grandi dinastie, alle guerre, alla glorificazione di ciascun proprio Paese.

Mai attenzione era stata posta sulle fasce sociali subalterne, ne’ mai queste sono state tratteggiate come protagoniste di eventi mondiali o delle società a cui appartenevano. Nel migliore dei casi venivano citate marginalmente in occasione di rivolte immediatamente represse.

I primi studi di etnografia (=branca delle scienze sociali (antropologia, sociologia) che studia e descrive dettagliatamente le culture e i popoli attraverso la ricerca sul campo, dove il ricercatore si immerge nella vita quotidiana di una comunità per un periodo prolungato, osservando, partecipando e raccogliendo dati (interviste, manufatti, testimonianze) per comprendere costumi, credenze, lingue e pratiche sociali, producendo una narrazione descrittiva che funge da base per teorie più ampie) risalgono appunto all’inizio del XX secolo con l’emergere di analisi di società che mai prima erano state inserite nella vicenda storica ufficiale.

Gabriella Gribaudi (professore ordinario di Storia contemporanea all’Università di Napoli Federico II) commentando il libro di Anton Blok sulla situazione sociale novecentesca di Contessa Etentellina scrive: (Blok è stato forse il primo antropologo ad addentrarsi nella storia di un secolo, usando fonti dirette cui ha applicato la particolare sensibilità dovuta alla disciplina in cui si era formato. Egli era approdato alla storia attraverso il lungo dibattito che percorse gli anni sessanta e che ebbe al centro la critica ai modelli funzionalisti e strutturalisti, considerati inadeguati ad esprimere le dinamiche delle trasformazioni sociali).

=  =  =

Con questa prima pagina abbiamo provato a tratteggiare senso e profilo su ciò che intendiamo approfondire esplorando il mondo della “cultura”.


mercoledì 31 dicembre 2025

La cultura nel XX Secolo fino ai nostri giorni

La creatività umana 

La Capitale Italiana della Cultura
per il 2026 è stata designata 
L'Aquila
, con il progetto
 "L'Aquila Città Multiverso",
che si concentrerà su iniziative
 multidisciplinari e territoriali
nel centro Italia, celebrando la
rinascita e la ricchezza culturale
della città e del suo cratere,
con un programma che
inizierà a gennaio e prevede
centinaia di eventi.








Riportiamo su questa pagina le tematiche culturali che ci proponiamo di sviluppare nel corso del 2026. Lo sviluppo delle importanti pagine, sia pure  nei limiti di un piccolo blog quale è Il Contessioto, sarà curato da più figure locali, tutte ampiamente qualificate. La traccia da perseguire sarà:

1) panoramica delle culture mondiali,

2) visione dello sviluppo scientifico e culturale.

 Perché la cultura? Lo spirito umano origina da una vasta molteplicità di punti di vista, di prospettive e da vastissime forme di creatività umana. Compito di chi della cultura si occupa e’ di far emergere sia le specificità delle differenze ma anche i loro paralleli e ovviamente le loro convergenze.

  Convinzione del Blog e’ che la strada, la missione che la cultura si propone di percorrere a cominciare da ogni angolo della Terra è quella di costruire ponti di comprensione fra i popolipuntando alla consapevolezza dell’unità dell’umana diversità’.

  Il procedere delle pagine sarà infatti guidato nella piena consapevolezza che “Cultura, Educazione e Informazione” vanno intese sempre al plurale, come plurali sono i comparti (Cultura intellettuale, letteraria, fisica e sportiva, istruzione, informazione e comunicazione, rivoluzione nelle tecnologie dell’informazione, evoluzione delle lingue, mobilità umana e scambi culturali, tecnologie dell’informazione e mass-media).

  

Buon anno 2026

ai lettori del Blog

domenica 10 marzo 2024

Un Personaggio, un fatto

Aldo Cazzullo,
giornalista e scrittore.                  

Nascita: 17 settembre 1966







Laicità

francese


La croce sulla cupola degli Invalides, che 

nell’immagine delle Olimpiadi diventa una guglia, 

è l’Europa che recide le proprie radici e ammaina 

le proprie bandiere? O è l’Europa plurale del 

nostro futuro? Innanzitutto, quell’immagine è 

un falso. E quando si ricorre scientemente a un 

falso, è perché abbiamo un problema. 

La cupola degli Invalides non è un posto 

qualsiasi; è uno dei luoghi della civiltà europea. 



Se il Re Sole avesse voluto erigere una guglia 

anziché una croce, e se Napoleone avesse voluto

 essere sepolto — o i suoi posteri avessero 

voluto seppellirlo — sotto un elemento architettonico 

anziché sotto un simbolo religioso, l’avrebbero fatto. 

Poi certo quell’immagine ritoccata non parla 

solo del Re Sole e di Napoleone — per quanto, 

insomma, non siano due passanti — ma della Francia 

di oggi, dove vivono cinque milioni di musulmani, 

duecentomila ebrei, e soprattutto milioni di francesi 

che non sentono di appartenere alla civiltà cattolica. 

E lo stesso, sia pure con numeri diversi, vale per 

tutti i Paesi dell’Europa occidentale.

giovedì 25 gennaio 2024

Beni culturali. LE OPERE ARTISTICHE DI SANTA MARIA DEL BOSCO al Museo Diocesano di Monreale e alla Galleria regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis.... ... di Domenico Cuccia

Il testo che segue è il terzo di una serie curata dal dott. Domenico Cuccia 
e attiene ai beni culturali del territorio di Contessa Entellina.  
====*====

 ALLA SCOPERTA DEI TESORI DI CONTESSA ENTELLINA

I contessioti, appassionati della storia del proprio paese e dei beni culturali presenti o provenienti dal proprio territorio e inseriti per la loro importanza in ambiti culturali più vasti, dopo avere visitato il Museo archeologico Salinas di Palermo dove, come abbiamo visto in precedenza, sono esposti i decreti e gli altri reperti archeologici, provenienti da Entella, e il Museo Diocesano di Monreale, dove sono esposte molte opere provenienti dall’Abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro dovrebbero continuare il proprio iter culturale visitando la Galleria regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis. 

Presso il citato Museo palermitano, sito in via Alloro n. 4, sono custodite numerose opere d’arte provenienti dal territorio di Contessa Entellina. Al piano superiore, nella sale a sinistra salendo le scale, è esposta la “Vergine col Bambino di Calatamauro”, un prezioso mosaico staccato con l’immagine della vergine e del bambino, tipico esempio di arte bizantina costantinopolitana del XIII secolo. Di tale opera si sono occupati diversi studiosi e in modo particolare la professoressa Andaloro, con cui l’autore di questo articolo ne ha a lungo parlato. 

Non è certo il rapporto con l’abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro, il mosaico è stato, infatti, ritrovato nei magazzini del Museo con l’indicazione di provenienza dal territorio di Contessa Entellina.
Secondo un’ipotesi il mosaico può essere identificato con la Madonna del muro, posta sull’altare della chiesa della Madonna della Favara e trafugata intorno al 1.800. Tale Madonna era oggetto di grande venerazione e ancora se ne parla a Contessa. Per chi ne vuole sapere di più di questa e delle altre opere presenti nella Galleria e provenienti dal territorio di Contessa, si consiglia la lettura della pubblicazione “Tesori Ritrovati 1968-2008 storia e cultura artistica nell’abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro e nel suo territorio dal XII al XIX secolo” a cura di Mariny Guttilla, reperibile presso la Biblioteca comunale di Contessa Entellina. 

Un’altra opera proveniente da Contessa ed esposta a Palazzo Abatellis è il “Busto di Eleonora d’Aragona” di Francesco Laurana, una delle più importanti opere esposte nel Museo. Il busto, fu collocato dai discendenti della nobildonna sopra il sepolcro dove, nel Monastero di Santa Maria del Bosco, erano deposti i resti mortali di quella che fu una delle più importanti donne della Sicilia di quel periodo storico, morta nel 1405. Eleonora era Infanta di Aragona, nipote del re di Sicilia Federico d’Aragona e moglie di Guglielmo Peralta, conte di Caltabellotta, signore di Sciacca e Vicario del regno di Sicilia. Ella, morta nel castello di Giuliana, fu sepolta secondo la sua volontà nel Monastero di Santa Maria del Bosco di cui, in vita, era stata una grande benefattrice. 

Il busto, acquisito alle opere del Museo, su iniziativa del grande archeologo Antonio Salinas, trova allocazione nella sala delle statue (del 400 e del 500) della Galleria di Palazzo Abatellis, a destra dell’ampia sala dove è esposto “Il trionfo della Morte”, nel famoso allestimento originario predisposto da Carlo Scarpa. Nella Galleria regionale di palazzo Abatellis, sono custoditi, inoltre, molti dipinti provenienti da Santa Maria del Bosco. Due sono stati esposti per un certo periodo presso l’Oratorio dei Bianchi, ma adesso non ci sono più e il piano superiore dell’oratorio è interessato da lavori di restauro. Per un elenco completo si rinvia al volume citato di Mariny Guttilla. Come ho ricordato negli articoli precedenti, il percorso culturale suggerito è stato da me organizzato e realizzato negli anni 2014 e 2015, durante il mio anno di presidenza del Rotary club Palermo Agorà. La visita della Galleria regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, a cui hanno aderito alcuni amici del ​ Rotary club di Palermo sud e di Trapani, è avvenuta nel mese di giugno del 2015 e alcune foto si riferiscono alla suddetta visita, nella quale siamo stati accompagnati dal professor Pietro Longo, già Presidente di Italia Nostra, storico e noto critico d'arte. 

Domenico CucciaALLA SCOPERTA DEI TESORI DI

CONTESSA ENTELLINA

I contessioti, appassionati della storia del proprio paese e dei beni culturali presenti o provenienti dal
proprio territorio e inseriti per la loro importanza in ambiti culturali più vasti, dopo avere visitato il Museo
archeologico Salinas di Palermo dove, come abbiamo visto in precedenza, sono esposti i decreti e gli altri
reperti archeologici, provenienti da Entella, e il Museo Diocesano di Monreale, dove sono esposte molte
opere provenienti dall’Abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro. dovrebbero continuare il proprio
iter culturale visitando la Galleria regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis.
Presso il citato Museo palermitano, sito in via Alloro n. 4, sono custodite numerose opere d’arte
provenienti dal territorio di Contessa Entellina. Al piano superiore, nella sale a sinistra salendo le scale, è
esposta la “Vergine col Bambino di Calatamauro”, un prezioso mosaico staccato con l’immagine della
vergine e del bambino, tipico esempio di arte bizantina costantinopolitana del XIII secolo. Di tale opera si
sono occupati diversi studiosi e in modo particolare la professoressa Andaloro, con cui l’autore di questo
articolo ne ha a lungo parlato. Non è certo il rapporto con l’abbazia di Santa Maria del Bosco di
Calatamauro, il mosaico è stato, infatti, ritrovato nei magazzini del Museo con l’indicazione di provenienza
dal territorio di Contessa Entellina. Secondo un’ipotesi il mosaico può essere identificato con la Madonna
del muro, posta sull’altare della chiesa della Madonna della Favara e trafugata intorno al 1.800. Tale
Madonna era oggetto di grande venerazione e ancora se ne parla a Contessa. Per chi ne vuole sapere di più
di questa e delle altre opere presenti nella Galleria e provenienti dal territorio di Contessa, si consiglia la
lettura della pubblicazione “Tesori Ritrovati 1968-2008 storia e cultura artistica nell’abbazia di Santa Maria
del Bosco di Calatamauro e nel suo territorio dal XII al XIX secolo” a cura di Mariny Guttilla, reperibile
presso la Biblioteca comunale di Contessa Entellina.
Un’altra opera proveniente da Contessa ed esposta a Palazzo Abatellis è il “Busto di Eleonora d’Aragona” di
Francesco Laurana, una delle più importanti opere esposte nel Museo. Il busto, fu collocato dai discendenti
della nobildonna sopra il sepolcro dove, nel Monastero di Santa Maria del Bosco, erano deposti i resti
mortali di quella che fu una delle più importanti donne della Sicilia di quel periodo storico, morta nel 1405.
Eleonora era Infanta di Aragona, nipote del re di Sicilia Federico d’Aragona e moglie di Guglielmo Peralta,
conte di Caltabellotta, signore di Sciacca e Vicario del regno di Sicilia. Ella, morta nel castello di Giuliana, fu
sepolta secondo la sua volontà nel Monastero di Santa Maria del Bosco di cui, in vita, era stata una grande
benefattrice. Il busto, acquisito alle opere del Museo, su iniziativa del grande archeologo Antonio Salinas,
trova allocazione nella sala delle statue (del 400 e del 500) della Galleria di Palazzo Abatellis, a destra
dell’ampia sala dove è esposto “Il trionfo della Morte”, nel famoso allestimento originario predisposto da
Carlo Scarpa.
Nella Galleria regionale di palazzo Abatellis, sono custoditi, inoltre, molti dipinti provenienti da Santa Maria
del Bosco. Due sono stati esposti per un certo periodo presso l’Oratorio dei Bianchi, ma adesso non ci sono
più e il piano superiore dell’oratorio è interessato da lavori di restauro. Per un elenco completo si rinvia al
volume citato di Mariny Guttilla.
Come ho ricordato negli articoli precedenti, il percorso culturale suggerito è stato da me organizzato e
realizzato negli anni 2014 e 2015, durante il mio anno di presidenza del Rotary club Palermo Agorà.
La visita della Galleria regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, a cui hanno aderito alcuni amici del
Rotary club di Palermo sud e di Trapani, è avvenuta nel mese di giugno del 2015 e alcune foto si riferiscono
alla suddetta visita, nella quale siamo stati accompagnati dal professor Pietro Longo, già Presidente di Italia
Nostra, storico e noto cro Cuccia contessioti, appassionati della storia del proprio paese e dei beni culturali presenti o provenienti dal
proprio territorio e inseriti per la loro importanza in ambiti culturali più vasti, dopo avere visitato il Museo
archeologico Salinas di Palermo dove, come abbiamo visto in precedenza, sono esposti i decreti e gli altri
reperti archeologici, provenienti da Entella, e il Museo Diocesano di Monreale, dove sono esposte molte
opere provenienti dall’Abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro. dovrebbero continuare il proprio
iter culturale visitando la Galleria regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis.
Presso il citato Museo palermitano, sito in via Alloro n. 4, sono custodite numerose opere d’arte
provenienti dal territorio di Contessa Entellina. Al piano superiore, nella sale a sinistra salendo le scale, è
esposta la “Vergine col Bambino di Calatamauro”, un prezioso mosaico staccato con l’immagine della
vergine e del bambino, tipico esempio di arte bizantina costantinopolitana del XIII secolo. Di tale opera si
sono occupati diversi studiosi e in modo particolare la professoressa Andaloro, con cui l’autore di questo
articolo ne ha a lungo parlato. Non è certo il rapporto con l’abbazia di Santa Maria del Bosco di
Calatamauro, tato, infatti, ritrovato nei magazzini del Museo con l’indicazione di provenienza
dal territorio di Contessa Entellina. Secondo un’ipotesi il mosaico può essere identificato con la Madonna
del muro, posta sull’altare della chiesa della Madonna della Favara e trafugata intorno al 1.800. Tale
Madonna era oggetto di grande venerazione e ancora se ne parla a Contessa. Per chi ne vuole sapere di più
di questa e delle altre opere presenti nella Galleria e provenienti dal territorio di Contessa, si consiglia la
lettura della pubblicazione “Tesori Ritrovati 1968-2008 storia e cultura artistica nell’abbazia di Santa Maria
del Bosco di Calatamauro e nel suo territorio dal XII al XIX secolo” a cura di Mariny Guttilla, reperibile
presso la Biblioteca comunale di Contessa Entellina.
Un’altra opera proveniente da Contessa ed esposta a Palazzo Abatellis è il “Busto di Eleonora d’Aragona” di
Francesco Laurana, una delle più importanti opere esposte nel Museo. Il busto, fu collocato dai discendenti
della nobildonna sopra il sepolcro dove, nel Monastero di Sportanti donne della Sicilia di quel periodo storico, morta nel 1405.
Eleonora era Infanta di Aragona, nipote del re di Sicilia Federico d’Aragona e moglie di Guglielmo Peralta,
conte di Caltabellotta, signore di Sciacca e Vicario del regno di Sicilia. Ella, morta nel castello di Giuliana, fu
sepolta secondo la sua volontà nel Monastero di Santa Maria del Bosco di cui, in vita, era stata una grande
benefattrice. Il busto, acquisito alle opere del Museo, su iniziativa del grande archeologo Antonio Salinas,
trova allocazione nella sala delle statue (del 400 e del 500) della Galleria di Palazzo Abatellis, a destra
dell’ampia sala dove è esposto “Il trionfo della Morte”, nel famoso allestimento originario predisposto da
Carlo Scarpa.
Nella Galleria regionale di palazzo Abatellis, sono custoditi, inoltre, molti dipinti provenienti da Santa Maria
del Bosco. Due sono stati esposti per un certo periodo presso l’Oratorio dei Bianchi, ma adesso non ci sono
più e il piano superiore dell’oratorio è interessato da lavori di restauro. Per un elenco completo si rinvia al
volume citato di Mariny Guttilla.
Come ho ricordato negli articoli precedenti, il percorso culturale suggerito è stato da me organizzato e
realizzato negli anni 2014 e 2015, durante il mio anno di presidenza del Rotary club Palermo Agorà.
La visita della Galleria regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, a cui hanRotary club di Palermo sud e di Trapani, è avvenuta ne siamo stati accompagnati dal professor Pietro Longo, già Presidente di Italia
Nostra, storico e noto critico d'arte.
Domenico Cuccia