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venerdì 26 giugno 2026

Sfogliando i giornali

I giovani cercano lavoro
Sebbene sia in calo rispetto
agli anni passati, il mercato del lavoro
per gli under 29 rimane critico, con un
elevato numero di giovani NEET (che
non lavorano né studiano) e un'alta
percentuale di contratti precari o con
retribuzioni considerate insoddisfacenti.

 Cosa richiede il mercato del lavoro


I mestieri più richiesti dalle aziende? 

Operai edili, manutentori industriali, impiantisti elettrici, saldatori, meccanici specializzati, idraulici, tecnici di automazione, programmatori CNC, tecnici di laboratorio controllo qualità e autisti di mezzi pubblici: si tratta di 10 figure professionali che risulterebbero più difficili da trovare nel 2026. Ad attestarlo  e’ l’Osservatorio del Centro Nazionale Orientamento di Elis con Skuola.net. 

 In questa fase storica risulta però che il 48,9% degli studenti delle scuole superiori scarta l’idea di svolgere un mestiere tecnico-pratico: e si tratta di una percentuale in aumento di quasi il 20% rispetto allo scorso anno. 

  Resta, stando all’indagine, significativa la distanza tra le esigenze professionali delle aziende e le aspirazioni dei giovani.

lunedì 4 maggio 2026

Il mondo in subbuglio

Secondo il Global Peace
Index
, si registrano circa 59
conflitti attivi
, un numero
record dalla fine della
Seconda Guerra Mondiale.
Queste tensioni non riguardano
solo scontri armati diretti,
ma anche competizioni
tecnologiche e attriti
sociali profondi.




La pace aspirazione ideale
Il mondo attraversa una fase di alta instabilità con circa 56-59 conflitti attivi, record dal secondo dopoguerra. I principali punti di tensione includono l'Ucraina, Gaza, Yemen, Siria, Sudan, Myanmar e l'area del Pacifico (Taiwan/Cina-USA). Tensioni etniche e sociali sono avvertite in USA, Sud Africa e Europa.

 ==La Russia da quattro anni aggredisce l’Ucraina senza riuscire a domare un popolo orgoglioso e non disposto ad essere sottomesso. Il conflitto si svolge in zone come Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson e Crimea.

 == Israele con la scusa/giustificazione della propria sicurezza nazionale e con l'obiettivo di annientare le capacità militari e di governo di Hamas, organizzazione ritenuta terroristica, che controlla la Striscia e ha provocato l'attacco del 7 ottobre 2023 tiene in scacco Libano e non solo esso  con la motivazione di dover garantire la sicurezza dei propri cittadini. La tensione e’ elevata oltre che a Gaza e nella regione, nello Yemen e in Siria.

 ==Donald Trump tiene sotto sorveglianza lo Stretto di Hormuz.

==Taiwan e Mar Cinese Meridionale: Alta tensione strategica sussiste  tra Cina e Stati Uniti, centrale per la geopolitica globale e i semiconduttori.

== Conflitti e instabilità vigono in Sudan, Somalia, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo, Burkina Faso, Mali e Niger.

venerdì 10 aprile 2026

Il Novecento (5)


 Un secolo diverso

Stiamo riportando alcuni giudizi sul Novecento di E.J. Hobsbawm, riportati sul suo noto e diffuso libro: Il secolo breve, Milano - 1995.

II’

= “La seconda trasformazione è stata più significativa.

Fra il 1914 e i primi anni 90 il mondo è diventato un campo operativo unitario assai più di quanto non lo fosse (ne potesse esserlo) nel 1914. In effetti, per molti scopi, soprattutto negli affari economici, il mondo è l'unità operativa primaria e le unità più vecchie, come le "economie nazionali", definite dalle politiche degli stati territoriali, si sono ridotte a complicazioni delle attività transnazionali (...). 


 Forse la caratteristica più impressionante della fine del ventesimo secolo è la tensione che sussiste tra questo processo sempre più accelerato di globalizzazione e l'incapacità delle istituzioni pubbliche e dei comportamenti collettivi degli esseri umani di accordarsi a esso.


 È un fatto abbastanza curioso che il comportamento privato degli uomini abbia faticato molto meno della loro condotta pubblica ad adattarsi al mondo della televisione satellitare, della posta elettronica, delle vacanze alle Seychelles e del pendolarismo transoceanico

(..)"

(E.J. Hobsbawm, Il secolo breve, cit.).


III


= "La terza trasformazione, e in qualche modo la più inquietante, è la disintegrazione dei vecchi modelli delle relazioni umane e sociali, da cui deriva anche la rilettura dei legami tra le generazioni, vale a dire tra il passato e il presente. ....


Una società simile, che consiste nell'assemblaggio di individui egocentrici tra loro separati, i quali perseguono solo la loro gratificazione (sia essa definita come profitto, come piacere o con qualunque altro nome), fu da sempre implicita nella teoria dell'economia capitalistica.


Sin dall'età delle rivoluzioni borghesi, osservatori di ogni tendenza ideologica predicevano la disintegrazione dei vecchi legami sociali e ne seguivano con attenzione gli sviluppi. Il tributo reso eloquente nel Manifesto dei comunisti al ruolo rivoluzionario del capitalismo è ormai diventato familiare

(…)"

(E.J. Hobsbawm, Il secolo breve, cit.).


. . . . 


Sul blog continueremo e svilupperemo la panoramica culturale, politica e sociale sul Novecento, anche avvalendoci delle rilevanti impressioni delle figure che sul Novecento si sono pronunciate.

martedì 24 marzo 2026

Il Novecento (3)

Nell’attuale fase storica e politica che vede una sostanziale divaricazione nella visione del mondo nella parte “Occidentale”, fra Usa ed Europa, riteniamo di dover pubblicare per qualche tempo le riflessioni di Eric John Ernest Hobsbawm (Alessandria d'Egitto, 9 giugno 1917  Londra, 1º ottobre 2012). E’ stato uno storico e scrittore britannico, considerato uno dei principali intellettuali del XX secolo, ha dedicato la sua vita agli studi sull'evoluzione del capitalismo industriale, il socialismo e il nazionalismo

*   *   *

Eric HobsbawmConsiderato uno dei principali intellettuali del XX secolo.

Un secolo diverso

Un mondo diverso. Per tre motivi.

 

Primo... "E tuttavia il mondo alla fine del Secolo breve non può essere paragonato con il mondo ai suoi inizi in termini di computo storico dei "più" e dei "meno".

È infatti un mondo qualitativamente diverso per almeno tre motivi.


In primo luogo, non è più un mondo eurocentrico.

=Il Novecento ha portato al declino e alla caduta dell'Europa, che all'inizio del secolo era ancora il centro indiscusso del potere, della ricchezza, della cultura e della “civiltà occidentale”.

=Gli europei e i loro discendenti si sono ridotti  da forse un terzo dell'umanità a non più di un sesto (..). 

=Le industrie che erano sorte sul suolo europeo sono emigrate altrove. 

=I paesi che un tempo guardavano, al di là degli oceani, all'Europa oggi guardano altrove. (...).


 Proprio lo sforzo di creare una comunità europea unita e sovranazionale e di inventare il senso di un'identità europea che le corrisponda e rimpiazzi le vecchie forme di fedeltà alle nazioni e agli stati sorti nei secoli scorsi dimostra quanto profondo sia il declino del nostro continente. ( ...)»


(Segue)


(E.J. Hobsbawm, Il secolo breve).

mercoledì 12 novembre 2025

Il Sud non decolla per sue colpe


Il Sud Italia "non decolla" a
causa di un divario storico
 ed economico con il
 Centro-Nord,
 aggravato da cause
strutturali come infrastrutture
 carenti, fuga di cervelli,
spopolamento e un peso
minore sul PIL nazionale
.
Questo squilibrio, radicato
 nella storia fin dall'unità
d'Italia, si manifesta con
persistente fragilità
economica e alti tassi di
 rischio povertà in alcune
regioni, come evidenziato
 da dati recenti.










Riflessioni di economia e sociologia
La storia politica-economica del meridione

 Dal 1720 alla Seconda guerra mondiale i nostri libri di Storia ci riferiscono di re, generali e politici. Il popolo, nelle sue articolazioni in classi sociali, appare solo quando si rivolta e viene represso (per esempio il dettagliato racconto della repressione del brigantaggio post-unitario). Secondo più storici questo approccio dall’alto predomina anche quando viene trattato il secondo dopoguerra, ossia il periodo repubblicano. 

La gente meridionale quando si reca ai seggi elettorali  o quando ricorrono le occasioni elettorali si astiene e si mostra quasi sempre schifata oppure esprime solo voti di protesta (esempio relativamente recente: il voto populista al M5S). Non possiamo e non dobbiamo scordarci il grande successo del Movimento Cinque Stelle nelle elezioni del 2013 e 2018. 

In materia di storia economica e di divario Nord-Sud l’approccio è sempre lo stesso, la gente assume implicitamente che l’andamento dell’economia (reddito, investimenti, infrastrutture, benessere…) dipenda dalle decisioni dei politici. Manca -nei nostri politicanti- del tutto il riferimento ai risultati e agli studi della ricerca accademica. In un simile contesto culturale non è  difficile capire perché il Sud e’ rimasto e continuerà ancora per lungo tempo a rimanere indietro. Oltre al populismo sterile c'è da mettere in conto la rapacità dei politici cuffariani e non.

È certo comunque che il divario si e’ accorciato ed ha fatto passi da gigante dall’Unità a oggi. Il reddito del 1871 era paragonabile a quello attuale dei Paesi africani più poveri. All’Unità solo il 21% dei bambini meridionali frequentava la scuola elementare (contro il 96% del Centro-Nord) e la speranza di vita era di 33 anni (ora oltre gli ottanta). Certa stampa mette in evidenza «rabbia, astio e frustrazione» per un calo del reddito relativo dal 58,7% del 1969 al 56,3% del 1999, mentre dal 1971 al 2001 il reddito pro capite a prezzi costanti del Sud è quasi raddoppiato. 

Come in tutta Italia, la crescita si è arrestata nel XXI secolo, nei decenni del populismo trionfante. Il nostro Mezzogiorno secondo più  studi è ovviamente penalizzato da fattori ambientali: clima e regime idrico storicamente rendevano possibile, con le tecniche tradizionali, solo un’agricoltura estensiva (il latifondo) e aumentavano i costi della forza motrice in un Paese senza carbone. 

Piu’ storici minimizzano l’importanza dei fattori ambientali e rigettano  giustamente le spiegazioni etnico-razziste sulla pretesa inferiorità dei meridionali. Attribuiscono alla maniera gramsciani, l’arretratezza relativa del Mezzogiorno al comportamento delle classi dirigenti meridionali. I proprietari terrieri (i latifondisti) si opposero alla riforma agraria, che comunque avrebbe richiesto ingenti investimenti in irrigazione, probabilmente fuori delle possibilità tecniche ed economiche dell’Italia post-unitaria. La riforma fu poi effettuata dalla (relativamente) più ricca Italia del secondo dopoguerra. 

Altro atto di accusa sulla realtà meridionale, rispetto al nord dinamico, riguarda lo scarso investimento in capitale umano. Il regime borbonico aveva totalmente trascurato l’istruzione primaria, affidata alla sola benevolenza della Chiesa. La legge Casati (1859) rese obbligatoria l’istruzione primaria per maschi e femmine, ma delegò il suo finanziamento ai Comuni, fino alla legge Daneo-Credaro del 1911. I Comuni meridionali investirono in maniera insufficiente, tanto che nel 1911 solo due terzi dei bambini frequentava la scuola nel Sud. Lo storico De Felice spiega il sottofinanziamento della scuola con l’egoismo dei proprietari terrieri meridionali, che si rifiutavano di pagare tasse più alte per istruire i figli dei contadini. È però possibile che l’insufficiente gettito fiscale sia stato anche determinato dalla povertà della regione, che riduceva drasticamente la base imponibile.

Dal 1951 lo Stato si è posto come obiettivo una riduzione permanente del divario Nord-Sud, istituendo la Cassa per il Mezzogiorno, piuttosto che lo sviluppo di specifiche aree del Sud come nei decenni precedenti, dalla legge per Napoli del 1904 in poi. In effetti il divario si è ridotto considerevolmente, fino al 61% nel 1971. 

Per quanto attiene la politica nazionale dopo la chiusura della Cassa per il Mezzogiorno (1984) non è affatto vero che sia venuto meno il sostegno pubblico. Sono seguite le politiche nazionali  (Agensud, contratti d’area, fondi di coesione) con la contribuzione dei fondi di coesione europei. 

 Dal 2007 al 2020 l’Italia ha stanziato cento miliardi di euro, l’Europa settantacinque, ma il divario Nord-Sud è rimasto sostanzialmente stabile (66% nel 2022). Lo storico Felice accusa le classi dirigenti meridionali per l’incapacità di spendere i fondi e per l’uso clientelare delle risorse per mantenere il potere. Da qui la crescente polarizzazione della società italiana attorno alla questione settentrionale e la critica alla riforma Calderoli per l’autonomia. Si vorrebbe una politica «meno egoista e più lungimirante» perché il Mezzogiorno «indebolito e privo di una strategia per il futuro appare incapace più che mai di reagire a tante sfide». 

  L’Italia nel suo complesso e il Mezzogiorno hanno reagito con grande successo alla sfida della sconfitta nella Seconda guerra mondiale. Si spera che non sia necessario uno shock analogo per avere una reazione simile per il Paese e per il Mezzogiorno.

(Segue)

domenica 12 ottobre 2025

L’Istat sostiene che cresce la speranza di vita

 In pensione a 67 anni e 3 mesi

Dal gennaio 2027 l’età per andare in pensione salirà, come già previsto dalla legge Fornero, a 67 anni e 3 mesi, in linea con l’aumento della speranza di vita, certificato dall’Istat. 

 Un adeguamento automatico di tre mesi che, secondo i calcoli della Ragioneria generale dello Stato, vale circa 3 miliardi di euro l’anno a regime e che il governo sta valutando di modulare, per non gravare su alcune categorie di lavoratori. 

  Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha parlato di una «sterilizzazione selettiva» dello scatto: insomma, l’aumento non sarà bloccato per tutti, ma attenuato per i lavori usuranti e i lavoratori precoci, ritenuti «più meritevoli di un trattamento diverso».  

  
L’obiettivo dichiarato è evitare un rinvio generalizzato che metterebbe sotto pressione la sostenibilità del sistema, ma anche riconoscere «una differenza di merito» tra carriere più leggere e mestieri logoranti.