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sabato 31 ottobre 2026

Il dovere di riflettere

 

Appuntamento del sabato

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Franco, un collaboratore, riporterà sul blog delle brevi riflessioni. Quella della riflessione è una responsabilità etica e personale di fermarsi, pensare con attenzione e valutare le proprie azioni, le scelte passate e le conseguenze sul mondo che ci circonda, anziché agire solo per impulso o fretta. Aiuta a non subire passivamente le regole o le pressioni della società, trasformando gli obblighi in scelte consapevoli.

. =.  =  =La scelta di campo

In giro, nel mondo politico, c’è chi

e’ arrivato a proporre l’apertura del

dibattito per la Terza Repubblica.

L’assetto dell’attuale Costituzione

viene ritenuto fastidioso perché da’

 eccessivi spazi ai pesi e contrappesi di garanzia.

I pesi e contrappesi sono proprio i vincoli

a garanzia della democrazia e della libertà.

Governare  significa mediare, rappresentare

interessi i piu vari e accettare i limiti.

Comandare  -di contro- significa pretendere

 che tutto risponda a una sola volontà. 

E’ questa la differenza fra

democrazia e autocrazia.


   I concetti qui sopra vogliono riportare il senso di un ampio e interessantissimo articolo firmato dalla giornalista Lilli Gruber. L’articolo sulla rivista “7” è una puntuale riflessione della Gruber sull’adombrata modifica della legge elettorale, elaborata dal centro-destra.

giovedì 29 ottobre 2026

Kuntisa e il regime feudale (8)

Alcune brevi premesse

  Tra medioevo ed età moderna, ossia il periodo durante il quale  gli arbereshe cominciarono ad arrivare nel Sud Italia, era in corso sulla nostra Isola, la Sicilia, sul piano socio-economico il processo di diffuso radicamento feudale a vari livelli della società.  Quei nuovi assetti che andavano dispiegandosi, sia pure su basi feudali, non presentarono mai caratteri comuni su tutti i territori del bacino mediterraneo. Piu’ storici preferiscono, in relazione alle varie realtà territoriali (Spagna, Francia, penisola italiana), usare declinazioni al plurale: i feudalesimi .

Regime feudale
Il sistema si reggeva sulla
totale frammentazione del
potere pubblico e sulla
sostituzione dello Stato
con una fitta rete di legami
di dipendenza personale:
quella dei baroni in
Sicilia.





 Evidenziamo che sul blog useremo “feudalesimo” sia quando ci riferiremo al sistema di produzione agraria e sia quando ci riferiremo alle istituzioni di governo dei territori mentre la dizione “giurisdizione” ci servirà per evidenzierà la differenza che correva -in quei secoli- tra proprietario terriero privato  (figura piuttosto rara, anzi assente) e quella di feudatario che assorbiva in sé funzioni prettamente pubbliche. I feudi, con tutti i ruoli tratteggiati (produttivi, giurisdizionali e politici) erano ereditari.

In Sicilia il feudalesimo ha costituito un regime socio-economico-istituzionale di eccezionale continuità storica, introdotto dai Normanni nell'XI secolo e rimasto formalmente in vigore fino alla Costituzione del 1812. A differenza del modello feudale nordeuropeo, prettamente militare e frammentato, quello siciliano si è strutturato come un potente sistema di potere pubblico ed economico concentrato nelle mani di una ristretta aristocrazia terriera (i baroni), capace spesso di controbilanciare l'autorità regia.

L'architettura istituzionale del feudalesimo siciliano poggiava su prerogative legali uniche che garantivano ai baroni un controllo quasi assoluto sul territorio.
( ) Il Merum et Mixtum Imperium: I feudatari godevano dell'esercizio della giustizia civile e penale (alta e bassa giurisdizione) nei propri territori. Questo trasformava il feudo in un'entità statuale autonoma dove il barone era giudice e governatore dei propri sudditi.
(  ) Capitoli Volentes e Si Aliquem: Emanati in epoca aragonese (fine XIII secolo), questi capitoli legislativi concessero alla nobiltà isolana il diritto di alienare, ereditare, vendere o sottoporre a vincoli i feudi. Il patrimonio familiare veniva blindato attraverso istituti come il maggiorascato e il fidecommesso, impedendo la frammentazione dei beni per generazioni.
( ) Il Parlamento Siciliano: Composto da tre bracci (Militare/Baronale, Ecclesiastico e Demaniale), era dominato dall'aristocrazia. Questo organo non era solo consultivo, ma possedeva il potere di contrattare i donativi (le tasse) con la Corona e di difendere i privilegi feudali da ogni tentativo di centralizzazione regia (come avvenne durante i vicereami spagnoli e borbonici).


(Segue)


L’amico cane

Un amico, un esperto in materia di crescita e “formazione” nei comportamenti desiderabili dei cani, ci farà pervenire periodicamente dei brevi consigli su come noi umani dobbiamo, dovremmo, approcciarci all’amico cane, per educarlo ma anche per meglio conoscere la sua natura e le sue aspettative.  

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 Il «cane perfetto» non esiste. 

E’ preferibile scrivere che non esiste una razza «perfetta» in assoluto. Il cane perfetto, e’ preferibile scrivere che  in realtà esiste ed è quello adatto a ciascuno di noi, di qualunque razza sia e soprattutto se non è di alcuna razza. 

Il cane ideale è il compagno di vita che ci scegliamo, quello in cui ritroviamo un po' di noi stessi, quello per il quale ci adoperiamo perché stia bene. E' -in un certo senso- il componente in più della nostra famiglia, è quel cane capace di scatenare benessere e sorrisi, ma anche di provocare ansia, tristezza e dolore quando arrivano una malattia o il momento dell'addio. 

E’ quello specifico compagno.

 Non è questione di colore, taglia, motivazioni innate. E' solo e soltanto una questione di interlocuzione che si instaura.

lunedì 26 ottobre 2026

Kuntisa e il regime feudale (7)

Primi approcci 
Ancora nel Settecento,
la Sicilia era
dominata da un regime feudale
pervasivo e strutturato sul privilegi
o 
che regolava l'intero assetto
socio-economico e politico dell'isola.
A differenza di altre aree d'Europa
dove il feudalesimo era ormai in
netto declino, nel Regno di Sicilia
il sistema rimaneva solidissimo e
contava 
oltre 2.000 feudi
,
condizionando la vita della maggior
parte della popolazione
.






Abbiamo già tratteggiato nelle pagine precedenti che sin dal periodo normanno la maggior parte della proprietà fondiaria dell'Isola era affidata alle mani di alcuni baroni. Ogni “baronia” aveva il dominio su terreni destinati a varie culture, dai pascoli ai boschi, alle praterie, ma predominavano i terreni incolti, che, dando un caratteristica fisionomia al paesaggio, costituivano il “feudo”; motivo per cui in Sicilia feudo divenne sinonimo d'una terra qualsiasi. 


E però  la giurisdizione dei baroni, travalicando i confini delle terre di cui erano diretti proprietari,  in realtà, la stragrande parte della proprietà fondiaria dell'Isola si riconduceva nelle  mani di alcuni, pochi, baroni. 

Il feudo era formato da terreni destinati a varie culture, dai pascoli ai boschi alle praterie, ma con assoluta predominanza  dei  terreni incolti, che, dando un caratteristica fisionomia al paesaggio, costituivano la vasta campagna siciliana. Da questo quadro di trascuratezza in Sicilia il termine “feudo” divenne sinonimo d'una terra qualsiasi. 


Dal momento che la giurisdizione dei baroni, travalicava i confini delle terre, di cui erano diretti assegnatari regi e si estendeva su città e villaggi, quindi su Kuntisa,  e rispettivi demani, e quindi anche sulle piccole proprietà private comprese nel loro dominio, ne derivò che i padroni di queste ultime si sentivano pure essi sottoposti al barone giusto una serie di molteplici o multiformi legami che avremo modo di tratteggiare sul blog.

sabato 24 ottobre 2026

Il Dovere di riflettere

 Appuntamento del sabato

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Franco, un collaboratore, riporterà sul blog delle brevi riflessioni. Quella della riflessione è una responsabilità etica e personale di fermarsi, pensare con attenzione e valutare le proprie azioni, le scelte passate e le conseguenze sul mondo che ci circonda, anziché agire solo per impulso o fretta. Aiuta a non subire passivamente le regole o le pressioni della società, trasformando gli obblighi in scelte consapevoli.

La superbia, figlia
dell’ignoranza.
=. =.  = La Cattedra 

Sono tantissimi i piccoli politicanti di paese e di città che con arroganza e presunzione asseriscono «non accetto lezioni». E’ il loro modo di sottrarsi in anticipo all’eventualità di essere contraddetti.


La reazione dei politicanti non è mai una 

risposta, è suscettibilità organizzata. 

C’è chi sale in cattedra per impartire lezioni a 

tutti, scambiando la propria opinione per una verità 

e c’è chi, convinto di sapere già tutto, 

considera un’offesa persino l’idea di avere 

qualcosa da imparare. 

L’ignoranza più ostinata e fastidiosa non è 

quella di chi non sa, ma di chi considera 

superfluo imparare. 


La superbia, l'ignoranza e la prepotenza formano una triade psicologica e comportamentale distruttiva, storicamente legata da una profonda relazione di causa-effetto. Come ricorda un celebre proverbio italiano medievale, "La superbia è figlia dell'ignoranza e madre della malcreanza (o prepotenza)", a dimostrazione di come questi tre difetti si alimentino a vicenda in un circolo vizioso.


sabato 17 ottobre 2026

Kuntisa e il regime feudale (6)

Primi approcci
Fra le ricerche sulla economia politica e sui dati statistica relativi al secolo iniziato nel 1700 ci e’ capitata una  tabella che nella sua estrema sintesi coglie il numero delle terre (=comunità) e delle anime (=abitanti) ricadenti  nel demanio dello Stato e di quelle invece ricadenti nel dominio feudale. 

Resta esclusa dalla tabella la città di Palermo, la cui  popolazione si era soliti calcolarla in 1/10 di quella del Regno; effettivamente  nel 1770 essa si aggirava intorno ai 180.000 abitanti: sicché Palermo, dopo Napoli era la città con maggiore popolazione della penisola, più di Roma e di Milano. Sostanzialmente i 2/3 del territorio del Regno ed i 2/3 della popolazione erano sotto il dominio baronale. Il rimanente 1/3 era direttamente governato dalla monarchia, in pratica tutte le città demaniali.

Per i baroni, sia le estensioni dei feudi che le persone che su di essi insistevano venivano considerati globalmente loro dirette proprietà. Stando all’ultimo censimento in tempo feudale del 1791, i baroni, e quindi le baronie, sull’Isola erano 340. In questo quadro che via via andremo tratteggiando, va precisato che i baroni erano non solo signori laici, ma anche ecclesiastici. E ciò ci fa subito evocare che sull’attuale territorio di Contessa Entellina, entro confini ben controllati e vigilati, insistettero le signorie baronali non solo dei Cardona e loro successori, ma anche le signorie ecclesiastiche, pure esse baronali, degli Abati di Santa Maria del Bosco.

(Segue)


Il Dovere di riflettere

 Appuntamento del sabato

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Franco, un collaboratore, riporterà sul blog delle brevi riflessioni. Quella della riflessione è una responsabilità etica e personale di fermarsi, pensare con attenzione e valutare le proprie azioni, le scelte passate e le conseguenze sul mondo che ci circonda, anziché agire solo per impulso o fretta. Aiuta a non subire passivamente le regole o le pressioni della società, trasformando gli obblighi in scelte consapevoli.

François Hartog nato nel 
1946) è uno dei più autorevoli 
storici e intellettuali francesi
contemporanei
, direttore di studi
emerito presso l'
École des Hautes
Études en Sciences Sociales
 
(EHESS)
 di Parigi. Allievo del
celebre grecista Jean-Pierre
Vernant e legato alla tradizione
storiografica della rivista 
Annales,
Hartog ha profondamente
rinnovato l'epistemologia della
storia e la riflessione filosofica
sul 
concetto di tempo e sul
modo in cui le società umane
si rapportano al proprio passato
e futuro.

Hartog descrive l'epoca
contemporanea (a partire
dagli ultimi decenni del
Novecento) come dominata
dal 
presentismo. In questo
regime, il futuro ha perso la
sua forza propulsiva (legata
all'idea illuminista e moderna
di progresso) e il passato
viene continuamente fagocitato
e mercificato. Il risultato è
un 
presente perpetuo
,
ossessionato dall'istantaneità,
dall'urgenza, dai social media
e dalla logica della
memoria/patrimonio, che
fatica a progettare il domani o
ad affrontare sfide a lungo
termine come la crisi climatica.






===== La Storia dell’Occidente e 

della sua cultura


 Si tratta di una lunga storia dai registri molteplici, 

sfasati, connessi gli uni agli altri come in un gioco di incastri.  


Stando a Moliere: «Gli antichi, signore, sono

gli antichi, e noi siamo la gente di adesso».  

 

Jacob Perizonius nei primi anni del xv secolo, 

dipinge un triste quadro della decadenza degli 

studi classici in Europa. 

Quel verso un giorno famoso, «Chi ci libererà dai 

Greci e dai Romani?», non è piú che una curiosità. 


E, nel momento stesso in cui il posto degli 

antichi nella scuola si fa sempre piú ristretto, 

la domanda della «gente di adesso», se mai 

ne formulasse una, sarebbe:  

«Ma chi erano insomma questi 

Greci e questi Romani?» 


Un rapporto diretto con loro è ancora possibile? 

Le loro domande sono ancora le nostre? 

Possiamo ancora, o di nuovo, far nostre 

alcune loro domande? 

La politica greca, la democrazia hanno ancora 

qualcosa da dirci, o piuttosto, siamo in grado 

di porre loro delle domande pertinenti sul nostro presente?


———-O———-

François Hartog è Direttore di studi emerito all’École des Hautes études en sciences sociales (EHESS) di Parigi. Dei suoi numerosi lavori, in Italia sono stati pubblicati Lo specchio di Erodoto (il Saggiatore 1992), Memoria di Ulisse. Racconti sulla frontiera nell’antica Grecia (Einaudi 2002), Regimi di storicità (Sellerio 2007) e Chronos. L’Occidente alle prese con il tempo (2022). 

Sostenuto da una estesa e apprezzata esperienza di storico dell'antichità ma attento al presente, François Hartog discute il rapporto delle società con la propria storia, il loro modo di viverla e rappresentarla, in sostanza il senso del loro essere nel tempo. Centrale nella sua riflessione è il concetto di «regime di storicità», alla cui elaborazione è pervenuto utilizzando suggerimenti di Lévi-Strauss, Sahlins, Koselleck, Lenclud, lungo un percorso che va da Hegel a Heidegger, dunque di almeno due secoli della cultura europea. 

Per regime di storicità, dice Hartog, si possono intendere in un'accezione ristretta «il modo come una società tratta il proprio passato e ne parla», in senso esteso invece «le modalità di coscienza di sé di una comunità umana». Utile per capire e comparare «tipi di storia diversi», la nozione di regime di storicità, secondo Hartog, è decisiva per capire i modi storici delle società di relazionarsi e esperire la temporalità, dunque «le loro maniere di essere nel tempo». L'assunzione di questo nuovo punto di vista per studiare la storia, necessariamente all'incrocio di storiografia e antropologia, tra i suoi esiti più interessanti comporta lo sconvolgimento di un ordine del tempo, articolato in passato, presente e futuro, quindi la necessità di guardare le vicende storiche con lo sguardo non più rivolto al passato. 

Compito ineludibile quindi dello storico, pensa Hartog seguendo Lucien Febvre, è quello di «rispondere alle domande che si pone l'uomo d'oggi», non per cancellare il passato ma per «comprendere in cosa appunto differisce dal presente». Un presente ormai diventato «onnipresente»: testimonianza e denuncia del reale regime di storicità di un Occidente che, al di là degli esibiti proclami, rifiuta la memoria e si nega all'utopia di un diverso futuro.

giovedì 15 ottobre 2026

L’amico cane (29)

Un amico, un esperto in materia di crescita e “formazione” nei comportamenti desiderabili dei cani, ci farà pervenire periodicamente dei brevi consigli su come noi umani dobbiamo, dovremmo, approcciarci all’amico cane, per educarlo ma anche per meglio conoscere la sua natura e le sue aspettative.  


Il cane da pastore maremmano abruzzeseè una storica razza italiana da guardiania. 
E’ un cane di grande mole, robusto e
forte. I maschi pesano tra i 40 e i 52 kg 
per un'altezza al garrese di 67-73,5 cm;
le femmine, più eleganti, pesano 35-45 kg e
misurano 62-70 cm.
Il pelo è lungo, abbondante e ruvido
al tatto. Il colore è esclusivamente 
bianco solido, anche se sono tollerate
sfumature avorio o arancio chiaro.



= = = 

 Una serie di appunti.

  • cani giocano per diversi motivi: per stogare l'energia in eccesso, per esercitarsi in comportamenti simili a quelli della caccia e per imparare a interagire socialmente con i propri simili.
  • I cani hanno motivazioni diverse per giocare con gli esseri umani invece che con i propri simili.
  • I cani sono biologicamente predisposti al gioco: ormoni come il cortisolo e l'ossitocina influenzano
  • quanto e come giocano.
  • Una buona socializzazione consiste nell'esporre il cane a stimoli che potrebbero distrarlo e insegnargli a rispondere in modo sano. Il gioco non controllato con altri cani può portare a cattive abitudini, come pure a un'eccessiva sovraeccitazione anticipatoria nel momento in cui il quattrozampe scorge l'arrivo di altri suoi simili.
  • Insegna al cane a interagire con te in cambio di una ricompensa di alto valore.
  • Ricompensa il cane quando, vicino a una distrazione, sceglie di distogliere la propria attenzione da essa per fissarla invece su di te.
  • Aumenta in modo graduale il livello delle distrazioni e proponi gli esercizi in contesti diversi per generalizzare il comportamento.
  • Introduci il richiamo del cane in presenza di distrazioni, iniziando da situazioni semplici e aumentandone progressivamente i livelli di difficoltà.

Un Personaggio

 

Il suo esordio letterario è avvenuto
con 
Il nome della rosa (1980), un
giallo storico ambientato nel Medioevo
 che ha venduto oltre 
50 milioni di copie 
in tutto il mondo ed è stato tradotto in
47 lingue. Il successo è stato amplificato
anche dall'omonimo film cult
interpretato da Sean Connery. Tra
gli altri suoi romanzi di grande
successo si ricordano 
Il pendolo di
Foucault
 (1988), Baudolino (2000)
e il suo ultimo libro, 
Numero zero (2015).






Umberto Eco (1932–2016) è stato uno dei più importanti filosofi, semiologi, scrittori e intellettuali italiani del secondo Novecento. Nato ad Alessandria il 5 gennaio 1932, si è laureato in filosofia all'Università di Torino nel 1954 con una tesi su Tommaso d'Aquino. È stato professore di semiotica all'Università di Bologna e fondatore del corso di laurea in DAMS (1971) e della Scuola Superiore di Studi Umanistici. Ha insegnato anche in numerose università prestigiose all'estero (tra cui Columbia, New York University e Oxford). Ha lavorato in Rai ed è stato condirettore editoriale della casa editrice Bompiani dal 1959 al 1975. Nel corso della sua vita ha scritto saggi fondamentali sulla comunicazione di massa e sulla cultura popolare (come Apocalittici e integrati) e sul segno linguistico (come il Trattato di semiotica *

Il nome della rosa (1980): E’ stato il suo esordio nella narrativa, un giallo storico ambientato in un'abbazia medievale che ha vinto il Premio Strega, venduto decine di milioni di copie in tutto il mondo ed è stato adattato nell'omonimo film e in una serie TV..


*.  *.  *

*

La lettura


Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto 

una sola vita: la propria.

Chi legge, avrà vissuto cinquemila anni:

c’era quando Caino uccise Abele è c’era 

quando Renzo sposò Lucia. 

Perché la lettura è un’immortalità all’indietro.

martedì 13 ottobre 2026

Kuntisa e il regime feudale (5)

I riveli di beni ed anime 
erano i censimenti
periodici della popolazione
 e del patrimonio introdotti
nel Regno di Sicilia a
partire dal XVI secolo
.

Il loro scopo principale
era di natura
 
fiscale
e militare
: servivano
infatti a calcolare e
ripartire i "donativi"
(le tasse) che ogni
municipalità (
Università)
doveva versare alle casse
del Regno e a stimare
il numero di
uomini atti alle armi.



Prima ancora di inoltrarci nella vicenda storica sul regime feudale siciliano, e poi specificatamente di quello dei Cardona, riteniamo utile presentare alcune utili fonti chiarificatrici su quei lontani tempi:

 I riveli di beni e di anime.

I riveli erano registri fiscali che si accompagnavano a censimenti periodici introdotti nel Regno di Sicilia a partire dal XVI secolo (dal 1569 che venivano curati dal Tribunale del Real Patrimonio). Servivano a ripartire i donativi, ossia i tributi che ogni comunità, definita  Università (p. esempio Kuntisa)  doveva versare alle casse statali (il Regno di Sicilia) in base alla ricchezza effettiva ovvero presunta (vedremo in seguito come veniva applicata). Sul piano operativo si applicava ad ogni capofamiglia (o "rivelante") che era obbligato a dichiarare i componenti del proprio nucleo familiare (le anime con nomi ed età) e i propri averi (case, terreni, animali, debiti, crediti e affitti). Oltre che a finanziare le spese del Vice-reame di Sicilia i Riveli servivano anche a stimare il numero di uomini atti alle armi presenti sul territorio. Altre utili fonti potrebbero essere i registri parrocchiali, ove non  siano andati perduti.

I Riveli nel Regno di Sicilia vennero effettuati a intervalli irregolari nel corso dei secoli, in particolare negli anni:
  • 1505, 1548, 1569-1570, 1583, 1593
  • 1606, 1616, 1623-1624, 1636, 1651, 1681
  • 1714, 1747-1756
  • 1806 e 1831 (prima quindi dell'unificazione e poi col primo censimento nazionale che si svolgerà nel 1861).                                                                                                                (Segue)