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giovedì 5 novembre 2026

La Mafia esiste ancora?

Franco Roberti è un ex 
magistrato e politico 
italiano, noto in 
particolare per essere 
stato Procuratore nazionale 
antimafia e antiterrorismo 
dal 2013 al 2017.

Dov’è la Mafia?

 Franco Roberti, ha rivestito l'incarico di Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo e in un suo interessante libro scrive che il contrasto alla Mafia, alle mafie, in Italia non è mai stata continua e coerente, ma ha sempre avuto … una gestione emergenziale.  …. quando le organizzazioni mafiose  sparavano, uccidevano e creavano pericolo per l’ordine pubblico, lo Stato sembrava accorgersi della loro esistenza e interveniva …. intensificando l’azione repressiva. Se invece un po’   tutto taceva, se le mafie prosperavano in silenzio, se facevano affari e intrecciavano rapporti con la politica e con l’economia, le si trattava come se non esistessero.

 Di fatto le mafie sono state e continuano ad essere un elemento costitutivo, componente endemica della società siciliana, e dice qualche autore, della società meridionale.

 Dove puntare l’attenzione vigile da buoni cittadini per cogliere la presenza del fenomeno mafioso nel nostro Meridione?  Tutti i testi libreschi, tutte le inchieste e le sentenze dei Tribunali, ci segnalano che una buona finestra per farci un’idea se il fenomeno è attivo o meno sui territori e’ quello di capire se la Pubblica Amministrazione è o meno trasparente nei suoi comportamenti o fa il gioco alternativo al sistema  dello Stato e dei poteri pubblici locali.

 Certo, non è sufficiente puntare sulla eventuale cattiva coscienza di taluni pubblici soggetti. Il fenomeno mafioso possiede, pure, radici su cause sociali ed economiche storiche e attuali. Sul blog proveremo nelle prossime settimane a riflettere sulla malattia, sul cancro malavitoso e nascosto della mafia.

(Segue)

mercoledì 4 novembre 2026

Meridione a perdere

Osservando Contessa, 

una fotografia sociale

della Sicilia ampia

 Sfogliando i giornali in questi giorni leggiamo per il nostro Paese (l’Italia) prospettive non buone, non incoraggianti. Poi se col pensiero andiamo sul nostro “paese”, Contessa Entellina, e leggiamo, anzi ci accorgiamo, di dati statistici pessimi, per niente incoraggianti, l’umore non può che deprimersi.

 Siamo, a Contessa, sempre di meno in quanto residenti e  osservando l’Italia siamo sempre di meno pure in quanto italiani. E però colpisce di più la tendenza all’eclisse di noi, di noi  ”contessioti”, ormai ridotti a comunità con assoluta prevalenza di gente anziana. Le tante abitazioni ri-costruite nel post terremoto, a dire di un amico, sono per oltre il 70-80% non occupate permanentemente nel corso dell’anno.

 Vero è  che viviamo sempre più a lungo e che i pensionati aumentano in numero, ma e’ anche vero che gli occupati -e le persone in età di intraprendere- diminuiscono. Pare di evocare quel professore di “economia politica”, che in anni ormai lontani, per spiegare a noi studenti il quadro dell’economia stagnante  ci additava proprio questi fenomeni decadenti, evocati e rilevabili da chiunque in quel che resta della Contessa Entellina comunitaria.

Con l'espressione "meridione
a perdere"
 si fa riferimento
all'allarmante fenomeno di
impoverimento demografico,
economico e sociale che colpisce il
Sud Italia, caratterizzato principalmente
da una costante fuga di cervelli e
dallo spopolamento delle aree interne.
Sebbene in alcuni periodi si
registrino segnali congiunturali di
crescita economica o dell'occupazione
rispetto al Nord, il bilancio di lungo
termine del Mezzogiorno resta
fortemente negativo a causa di flussi
migratori e dinamiche demografiche
sfavorevoli.
Tra il 2019 e il 2026, la popolazione
giovanile (18-35 anni) nel
Mezzogiorno è 
diminuita del 7,6%,
mentre al Nord è cresciuta del 4,8%.
In alcune Province si registrano
cali superiori all'11-12%.




 E se Contessa Entellina si avvia alla desertificazione (chiudono officine meccaniche, c’è un unico forno-negozio alimentare, non ci sono né saloni barbieri né parrucchieri e per qualsiasi esigenza di vita bisogna rivolgerci a Sambuca o a Bisacquino o a Corleone), ci viene ricordato da taluni che il nostro Ente locale spende soldi soverchianti, non per sostenere l’economia sociale dipinta da tutti morente, ma per le feste che interessano i politici, e solamente loro che sorprendentemente, ci viene riferito, si ritengono soddisfatti di questa strana conduzione e vocazione comunitaria.

Nel 2025 sono nati, al livello nazionale, 3,8% di bambini in meno rispetto al 2024 e ancora su questa dimensione nei primi sette messi del 2026. Questi dati comportano conseguenze importanti, collettive e individuali. Se, da un lato, godiamo di una vita più lunga e di un più lungo lasso di tempo durante il quale la società ci dà sostentamento senza obbligarci a lavorare, dall’altro siamo -come residenti-  sempre di meno, produciamo di meno, il numero degli occupati diminuisce e si affacciano molti dubbi sulla capacità dello Stato del benessere di sostenere a lungo i benefici che ha assicurato finora. Gli aumenti pensionistici e lavoristici non compensano l’inflazione sfuggita ormai dal controllo delle autorità.

E pero’, comunitariamente localmente, dedichiamo tempo, impegno e propensioni alle feste paesane, ignorando che il sociale ha, dovrebbe avere, valenza umana più dello spettacolo e dell’esibizionismo/protagonismo.

A fronte dell’impiego del denaro pubblico,  considerato spesso assistenziale o temporaneo (come i passati incentivi di decontribuzione inps), i movimenti socio-politici e sindacali meridionalisti continuano a chiedere riforme strutturali vere e infrastrutturali profonde. L'obiettivo è, non può che essere, quello di permettere al Sud di trattenere i propri talenti e produrre ricchezza in modo autonomo, superando una storica subalternità economica. Sopratutto non serve denaro pubblico destinato a feste e distrazioni dai problemi veri: questo era il sistema ottocentesco di governo dei Borboni sul meridione italiano.

(Segue)


martedì 3 novembre 2026

Chi siamo? Dove andiamo?

Le domande poste su Amicizia,Amore,
dolore, dubbio sono diventate immortali
anche grazie al celebre dipinto del
1897 del pittore Paul Gauguin.

 Legami come l'amicizia e l'amore 

contrapposti al dolore e al dubbio

 Riflettendo sul mondo che ci sta attorno, in determinati momenti del nostro tempo ci viene di celebrare la tenacia e la forza sia dell'uomo che della donna, di noi tutti esseri umani, nell'affrontare la sfida dell'esistenza, esplorando i legami come l'amicizia e l'amore contrapposti al dolore e al dubbio. E però non mancano i momenti e le occasioni per riflettere ed interrogarci: 

Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?

= = Stando alla Scienza, siamo Homo sapiens, una specie di primati evoluti, caratterizzati da un'elevata autocoscienza, capacità simbolica e pensiero astratto. Condividiamo quasi il 99% del nostro DNA con gli scimpanzé.

= = Siamo nello stesso tempo "creatori di significato". Siamo infatti l'unico animale noto che si interroga sulla propria esistenza, capace di empatia profonda, arte, morale, ma anche di distruzione consapevole quando ricorriamo alle guerre.

= = = Tutti gli elementi pesanti presenti nel nostro corpo (come il ferro nel sangue o il calcio nelle ossa) sono stati sintetizzati all'interno di stelle morenti miliardi di anni fa. Diceva l'astronomo Carl Sagan, "siamo fatti di materia stellare".

= = =. Andiamo dove decidiamo di andare. Non essendoci una rotta predeterminata scritta nell'universo, il traguardo dell'umanità è il significato che noi stessi decidiamo di darci.

= = = E’ esistita, in tempi non lontani, la grande ondata del materialismo. In verità e’ stata e continua ad essere la necessità di dare un senso alla vita e alla morte.

giovedì 29 ottobre 2026

Kuntisa e il regime feudale (8)

Alcune brevi premesse

  Tra medioevo ed età moderna, ossia il periodo durante il quale  gli arbereshe cominciarono ad arrivare nel Sud Italia, era in corso sulla nostra Isola, la Sicilia, sul piano socio-economico il processo di diffuso radicamento feudale a vari livelli della società.  Quei nuovi assetti che andavano dispiegandosi, sia pure su basi feudali, non presentarono mai caratteri comuni su tutti i territori del bacino mediterraneo. Piu’ storici preferiscono, in relazione alle varie realtà territoriali (Spagna, Francia, penisola italiana), usare declinazioni al plurale: i feudalesimi .

Regime feudale
Il sistema si reggeva sulla
totale frammentazione del
potere pubblico e sulla
sostituzione dello Stato
con una fitta rete di legami
di dipendenza personale:
quella dei baroni in
Sicilia.





 Evidenziamo che sul blog useremo “feudalesimo” sia quando ci riferiremo al sistema di produzione agraria e sia quando ci riferiremo alle istituzioni di governo dei territori mentre la dizione “giurisdizione” ci servirà per evidenzierà la differenza che correva -in quei secoli- tra proprietario terriero privato  (figura piuttosto rara, anzi assente) e quella di feudatario che assorbiva in sé funzioni prettamente pubbliche. I feudi, con tutti i ruoli tratteggiati (produttivi, giurisdizionali e politici) erano ereditari.

In Sicilia il feudalesimo ha costituito un regime socio-economico-istituzionale di eccezionale continuità storica, introdotto dai Normanni nell'XI secolo e rimasto formalmente in vigore fino alla Costituzione del 1812. A differenza del modello feudale nordeuropeo, prettamente militare e frammentato, quello siciliano si è strutturato come un potente sistema di potere pubblico ed economico concentrato nelle mani di una ristretta aristocrazia terriera (i baroni), capace spesso di controbilanciare l'autorità regia.

L'architettura istituzionale del feudalesimo siciliano poggiava su prerogative legali uniche che garantivano ai baroni un controllo quasi assoluto sul territorio.
( ) Il Merum et Mixtum Imperium: I feudatari godevano dell'esercizio della giustizia civile e penale (alta e bassa giurisdizione) nei propri territori. Questo trasformava il feudo in un'entità statuale autonoma dove il barone era giudice e governatore dei propri sudditi.
(  ) Capitoli Volentes e Si Aliquem: Emanati in epoca aragonese (fine XIII secolo), questi capitoli legislativi concessero alla nobiltà isolana il diritto di alienare, ereditare, vendere o sottoporre a vincoli i feudi. Il patrimonio familiare veniva blindato attraverso istituti come il maggiorascato e il fidecommesso, impedendo la frammentazione dei beni per generazioni.
( ) Il Parlamento Siciliano: Composto da tre bracci (Militare/Baronale, Ecclesiastico e Demaniale), era dominato dall'aristocrazia. Questo organo non era solo consultivo, ma possedeva il potere di contrattare i donativi (le tasse) con la Corona e di difendere i privilegi feudali da ogni tentativo di centralizzazione regia (come avvenne durante i vicereami spagnoli e borbonici).


(Segue)


Il gusto della riflessione (25)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

-  -  - elogio della curiosità 

Il contrario dell’ignoranza non è la cultura: 

è la curiosità. 

Quella che mi ha trasmesso la famiglia. 

I grandi del Rinascimento 

non conoscevano il latino, 

a dodici anni già lavoravano, 

ma volevano sapere, capire,

crescere, viaggiare, migliorare.

  *   *   *   *

Luciano Manicardi
Monaco, biblista e saggista 
italiano, noto soprattutto per essere
 stato il priore della Comunità 
monastica di Bose dal 2017 al 2022. 


Il saggista Luciano Manicardi nel suo libro Elogio della curiosità. Contro l'indifferenza, asserisce: muoversi con curiosità ci spinge a uscire dalla pigrizia mentale e dal perverso meccanismo di delegare ad altri il nostro pensiero.

La curiosità non è un semplice tratto caratteriale, ma una forza vitale ed etica: è l'antidoto più potente contro l'indifferenza e l'apatia. In un'epoca in cui la tecnologia ci offre risposte immediate a portata di clic, rischiamo di perdere la capacità di stupirci. Elogiare la curiosità significa riscoprire quel "cuore che arde" (dall'unione latina di cor, cuore, e uro, bruciare), una spinta interiore che trasforma il dovere di imparare nel puro piacere di scoprire.


mercoledì 28 ottobre 2026

Il gusto della riflessione

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

=. =  = La democrazia muore nell’ignoranza

Non è la stampa che deve amministrare

 la giustizia, meno che mai emettere sentenze.

Una cosa sono i pubblici ministeri e 

gli avvocati e un’altra i giornalisti.

 I giornalisti denunciano crimini e misfatti, tuttavia 

i processi non si fanno sulle pagine dei quotidiani. 

La stampa ha il dovere di informare i cittadini 

che, a loro volta, hanno quello di far sentire 

la propria voce, e chiedere che 

vengano raddrizzate le storture del sistema.

 E’  anche nell'indifferenza per la legge, nella 

tolleranza per gli intolleranti che marcisce una società.


Oltre alla carriera televisiva,
è un'autrice di bestseller per 
Rizzoli Libri
 e Solferino.
*. *. *. *. *

Lilli Gruber (all'anagrafe Dietlinde Gruber) è una delle più note giornaliste, conduttrici televisive e scrittrici italiane, celebre per essere stata la prima donna a condurre un telegiornale in prima serata in Italia. Dal 2008 è il volto simbolo del programma di approfondimento politico Otto e mezzo in onda su LA7. Nel 2004 si dimette dalla Rai per candidarsi alle elezioni europee con la coalizione Uniti nell'Ulivo. Viene eletta al Parlamento europeo raccogliendo oltre 1,2 milioni di preferenze. Ricopre il ruolo di europarlamentare fino al settembre 2008, spendendosi in commissioni per gli affari esteri e i diritti civili, prima di rassegnare le dimissioni per tornare al giornalismo attivo.

lunedì 26 ottobre 2026

La Mafia esiste ancora?

Franco Roberti è un ex
magistrato e politico italiano,
noto in particolare per aver
ricoperto la carica di 
Procuratore nazionale
antimafia e antiterrorismo.
Il 25 luglio 2013 è stato
nominato dal CSM alla
guida della 
Direzione Nazionale
Antimafia
, ruolo che nel 2015
è stato esteso anche alle
funzioni di contrasto al terrorismo
internazionale. Ha mantenuto
l'incarico fino al pensionamento
nel novembre 2017.
Nel dicembre 2017 è stato
nominato consigliere del
Ministro dell'Interno per le
materie di terrorismo e
criminalità organizzata.
Alle elezioni europee del 2019
è stato eletto come capolista
del 
Partito Democratico nella
circoscrizione Italia meridionale.
Ha fatto parte della 
IX legislatura
del Parlamento Europeo
,
concludendo il mandato nel
luglio 2024.


Dov’è la Mafia?

Verosimilmente la risposta al quesito scritto in rosso è: la mafia è ovunque. Lo sostiene in un suo libro l’ex magistrato Franco Roberti. Lo confermano le inchieste della Magistratura e dei media e l’esperienza delle coscienze civiche che lasciano tutte, costantemente, intendere che la mafia è ovunque. L’indice che ci fa dire che essa sta ovunque in Italia e’ -anche- la corruzione diffusissima all’interno di tantissimi ambienti.

Mafia non è soltanto quella che con metodi violenti e di intimidazione ci induce o vorrebbe indurci ad atti di subordinazione. Le mafie si servono di intimidazioni, ma frequentemente puntano a servirsi del denaro. Questo serve loro per alcuni dei loro comportamenti, quale il ricorso alla corruzione.

Le ingentissime risorse finanziarie di cui essa dispone (provenienti dalle tante attività illecite) vengono riciclate e le servono per corrompere o per metterle a disposizione di imprese che operano nella legalità. Facendo ciò, la Mafia, già altera finanziando imprese a lei vicine la concorrenza e squilibrando conseguentemente il mercato. Tante imprese legali sono costrette a chiudere perché impossibilitate a competere in condizioni impari sul mercato. Ciò e’ un danno comunitario oltre che una slealtà alla concorrenza su un mercato che dovrebbe essere libero.

Kuntisa e il regime feudale (7)

Primi approcci 
Ancora nel Settecento,
la Sicilia era
dominata da un regime feudale
pervasivo e strutturato sul privilegi
o 
che regolava l'intero assetto
socio-economico e politico dell'isola.
A differenza di altre aree d'Europa
dove il feudalesimo era ormai in
netto declino, nel Regno di Sicilia
il sistema rimaneva solidissimo e
contava 
oltre 2.000 feudi
,
condizionando la vita della maggior
parte della popolazione
.






Abbiamo già tratteggiato nelle pagine precedenti che sin dal periodo normanno la maggior parte della proprietà fondiaria dell'Isola era affidata alle mani di alcuni baroni. Ogni “baronia” aveva il dominio su terreni destinati a varie culture, dai pascoli ai boschi, alle praterie, ma predominavano i terreni incolti, che, dando un caratteristica fisionomia al paesaggio, costituivano il “feudo”; motivo per cui in Sicilia feudo divenne sinonimo d'una terra qualsiasi. 


E però  la giurisdizione dei baroni, travalicando i confini delle terre di cui erano diretti proprietari,  in realtà, la stragrande parte della proprietà fondiaria dell'Isola si riconduceva nelle  mani di alcuni, pochi, baroni. 

Il feudo era formato da terreni destinati a varie culture, dai pascoli ai boschi alle praterie, ma con assoluta predominanza  dei  terreni incolti, che, dando un caratteristica fisionomia al paesaggio, costituivano la vasta campagna siciliana. Da questo quadro di trascuratezza in Sicilia il termine “feudo” divenne sinonimo d'una terra qualsiasi. 


Dal momento che la giurisdizione dei baroni, travalicava i confini delle terre, di cui erano diretti assegnatari regi e si estendeva su città e villaggi, quindi su Kuntisa,  e rispettivi demani, e quindi anche sulle piccole proprietà private comprese nel loro dominio, ne derivò che i padroni di queste ultime si sentivano pure essi sottoposti al barone giusto una serie di molteplici o multiformi legami che avremo modo di tratteggiare sul blog.

sabato 24 ottobre 2026

La giustizia degli uomini

Il diritto penale nasce come 
vendetta privata e regolazione
della faida tra clan o famiglie
,
per poi evolversi in un sistema
punitivo gestito dall'autorità
pubblica e dallo Stato.
La legge del taglione: Nelle
prime società tribali non esisteva
un "pubblico ministero" o un
codice statale. Il torto subito
(omicidio, furto, lesione) si
riparava con la vendetta privata o
con la compensazione economica
 (il guidrigildo o prezzo del sangue).
I primi codici scritti: Tra i primi
tentativi di limitare la vendetta
arbitraria spiccano il 
Codice
di Ur-Nammu
 
e il 
Codice di Hammurabi
 (Mesopotamia, XVIII secolo a.C.), che
iniziano a fissare pene proporzionate
 all'offesa e a introdurre l'autorità
del sovrano nella giustizia.
Nelle prime monarchie (come
quella romana arcaica), i crimini
più gravi erano legati alla violazione
della pace degli dei (
scelus) e puniti
con l'espiazione sacrale o la consegna
del colpevole alla divinità (
homo sacer).




Alle origini (n.1)

 Ogni popolo, fin dalle comunità più antiche, ha sempre punito gli atti criminali che minano le basi della società. All'inizio fu solo una vendetta privata degli offesi contro chi li aveva danneggiati, ma in seguito, quando la vendetta divenne obbligatoria e nessuno poté più sottrarsi al proprio dovere, allora si trasformò in un fatto sociale.

E questo primo embrione di giustizia cominciò ad organizzarsi confondendosi magari con elementi religiosi: le azioni proibite erano «tabù» e infrangere un «tabu’ equivaleva all'estromissione dalla comunità o alla morte.


Anche se ampiamente applicata, la morte non era la sola pena riservata agli assassini. Cosi i congiunti delle vittime escogitavano punizioni alternative crudelmente raffinate: gli indiani Omaha d'America, per esempio, obbligavano il colpevole a espiare restando isolato, con le mani sui fianchi, il collo fisso in una sola direzione, nutrito di cibi freddi e coperto da un mantello per un periodo che poteva raggiungere i quattro anni.

La vittima doveva comunque essere vendicata, anche se la causa della sua morte era accidentale: così se l’individuo era caduto da un albero, se ne segava il tronco alle radici; se era stato sbranato da una belva, si organizzava una battuta di caccia per eliminare l’assassino.

Il diffusissimo tabù dell’incesto comportava pene che andavano dalle multe, all’esilio, alla morte; l’adulterio invece a volte poteva essere superato con una comune litigata, altre volte però comportava l’amputazione delle mani, lo sventramento, ripudi, sfregi, evirazioni dell’amante.

Gli indiani Semang strappavano i capelli all’infedele e le staccavano il naso con un morso. I Batacchi divoravano sia incestuosi che adulteri. Nel Gabon  la moglie traditrice era abbandonata su un formicaio finché gli insetti non l’avevano divorata.


Col tempo altre norme divisero il reato in reato di tipo privato, soggetto alla vendetta personale, e reato di tipo sociale, punito dalle strutture statali che consideravano la trasgressione un sacrilegio contro gli dei. A questo punto si apriva il fantasioso e cruento ventaglio delle punizioni.  Ne tratteremo nelle prossime pagine. Contiamo di arrivare ai moderni codici.

Ci mancavano le scosse sismiche . . .

La scossa principale:registrata dall'INGV 
con magnitudo 5.5 alle
12:19 del 23.10.2026
Scosse sismiche avvertite a Palermo e Messina

Un forte sciame sismico sta interessando nel corso dell’odierna giornata (Venerdì 23 Ottobre 2026) il Tirreno meridionale, provocando diverse scosse nitidamente avvertite dalla popolazione a Palermo, Messina e in vari comuni delle due provincie.

L'evento principale è stato registrato alle ore 12:19 con una magnitudo stimata fino a 5.5 (inizialmente indicata come 5.0 dall'INGV) a una profondità di circa 9 km. Nel pomeriggio, alle ore 15:55, si è verificata un'ulteriore forte replica con una magnitudo di 4.6.

Le scosse sono localizzate in mare nel Tirreno meridionale, nello specifico a circa 25 chilometri a nord-ovest dell'isola di Alicudi (arcipelago delle Eolie). Secondo i sismologi, lo sciame si sta sviluppando lungo una faglia tettonica trascorrente attiva in una fascia compresa tra Ustica e le Eolie, legata allo scivolamento della placca africana sotto quella euroasiatica. Nell'ultima settimana erano già stati rilevati circa 60 micro-terremoti nell'area.

Non vengono segnalati danni  a persone o cose. Tuttavia, la paura ha spinto molte persone in strada; a Palermo e Bagheria sono stati precauzionalmente evacuati uffici e scuole, e l'Università di Palermo ha sospeso la didattica.
Le autorità assicurano (La Protezione Civile e l'INGV) continuano a monitorare costantemente l'evoluzione dello sciame sismico.http://

giovedì 22 ottobre 2026

La Mafia esiste ancora?


La cultura della legalità non è
una semplice obbedienza formale
alle leggi, ma un 
insieme di valori,
 pratiche e consapevolezze
sociali
 che mettono al centro la
dignità umana, la giustizia e il
rispetto del bene comune. Promuoverla
significa trasformare le regole da
obblighi imposti dall'alto a principi
interiorizzati per una convivenza
civile e democratica. 

Principali Pilastri
Rispetto delle regole: 
Non si basa solo sul timore
 delle sanzioni, ma sulla
consapevolezza del valore
sociale della norma.
Responsabilità civica:
 Richiede un impegno attivo
del singolo cittadino per
il bene della collettività.
Contrasto alle mafie
e alla corruzione:
 
Rappresenta uno strumento
fondamentale di prevenzione
contro ogni forma di
criminalità e illegalità diffusa



cultura della legalità non è una semplice obbedienza formale alle leggi, ma un insieme di valori, pratiche e consapevolezze sociali che mettono al centro la dignità umana, la giustizia e il rispetto del bene comune. Promuoverla significa trasformare le regole da obblighi imposti dall'alto a principi interiorizzati per una convivenza civile e democratica

La Mafia esiste ancora ed è ovunque. Non sta solamente in Sicilia. Lo dimostrano gli articoli di giornali e le tante inchieste aperte che durano anni in conseguenza dello spirito omertoso di più spicchi di società e comunità.

 La Mafia la incontriamo quando nelle nostre città imbattiamo nei parcheggiatori abusivi che ci chiedono con determinazione una cifra prestabilita per posteggiare. Quando tanti di noi pensano alla “mafia” frequentemente pensano alla violenza e alle intimidazioni. Ed in effetti di questi comportamenti le mafie fanno uso.  E però la Mafia, le mafie ai nostri giorni fanno molto uso, basta leggere i giornali, oltre che dell’intimidazione anche della corruzione che investe uomini delle istituzioni. E la corruzione fa a pieno titolo del metodo mafioso. E capita, purtroppo, che dei politicanti favoriscano imprese malavitose a danno di quelle pulite. E queste imprese favorite inevitabilmente danneggiano le imprese pulite, vittime dello squilibrio della concorrenza.

Sulla nostra terra, la Sicilia, e non solo su essa purtroppo, pesano quei tanti comportamenti che imprigionano la verità, il regolare svolgimento della vita democratica. 

—-

Sui comportamenti non regolari della vita pubblica nella nostra Terra di Sicilia, periodicamente, svilupperemo delle riflessioni e in qualche caso riporteremo episodi che ci pervengono dai media e da chi ritiene di avere subito indebite intromissioni.