StatCounter

Visualizzazione post con etichetta SICILIA NOSTRA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta SICILIA NOSTRA. Mostra tutti i post

sabato 5 settembre 2026

Il gusto della riflessione (25)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

                                                                                                                              “La storia personale ci rende 
storici di noi stessi”.

===Nel momento stesso in cui compie una 

serie di atti nella sua vita, ciascuno di noi

 "scrive" un capitolo della propria "storia"

E capisce quasi istintivamente di essere, nel 

presente in cui vive, il risultato di un complesso 

intreccio di azioni compiute, di condizionamenti 

familiari, di influenze derivanti dall'esser nato e 

cresciuto in un determinato paese, in un gruppo

sociale, in un ambiente piuttosto che in altri.

 = = = Quando poi costruiamo progetti per il futuro, 

siamo naturalmente portati a tirare bilanci. 

E perciò siamo spinti a guardare indietro, 

riflettere sui nostri passi, a valutarli criticamente. 

Chi non sappia farlo, finisce per non sapere chi sia


Il professore emerito
dell'Università di Torino e
illustre storico delle
dottrine politiche – interpreta
il 
senso della Storia non
come un disegno
provvidenziale o
un'evoluzione fatalmente
orientata verso il
progresso, bensì come
un 
immenso fiume in
cui scorrono insieme
 acque limpide e acque
terribilmente torbide.



Sono parole dello storico Massimo L. Salvatori (oggi 89enne). Suo pensiero è che tutto ciò che ormai ci sta indietro, lo facciamo inevitabilmente sotto lo stimolo degli interrogativi che la vita ci pone in concreto nel presente: in maniera selettiva, con l'interesse più per taluni aspetti che per altri. Poi nuovi bisogni inducono a ripensare ancora, con l'attenzione verso momenti prima trascurati. Così la nostra coscienza e il nostro spirito elaborano, ricostruiscono continuamente la nostra "storia" personale. Il che ci rende tutti "storici" di noi stessi.

Per Salvadori la storia è il terreno del conflitto, della scelta morale e della responsabilità umana. Il suo pensiero sul valore del cammino storico e sulla sua interpretazione si articola attorno ad alcuni nodi fondamentali: -Nel suo saggio In difesa della storia. Contro manipolatori e iconoclasti, Salvadori affronta il declino dello studio storico a favore di un appiattimento sul presente e sulle discipline puramente tecniche. Il senso profondo della storia risiede invece nella sua funzione di bussola civile. Senza la memoria del passato e delle sue contraddizioni, le società contemporanee perdono la capacità di fare scelte pubbliche consapevoli ed etiche. Lo storico prende posizione contro la cancel culture e i tentativi ideologici di riscrittura retrospettiva, ricordando che il passato va compreso nella sua complessità cronologica e contestuale, non cancellato o giudicato con la moralità del presente. 

Un tema cardine della sua riflessione (sviluppato in L’idea di progresso. Possiamo farne a meno?) riguarda lo scacco dell'ottimismo illuminista. Salvadori evidenzia una drammatica scissione avvenuta nel Novecento:  da un lato, il progresso scientifico e tecnologico ha corso a velocità esponenziale. Dall'altro, il progresso etico-politico ha subito clamorose regressioni, sfociando nei totalitarismi, nei genocidi, nei gulag e nei campi di sterminio. Il "senso" della storia non è quindi una marcia trionfale e garantita verso il meglio; la storia può regredire fino all'annullamento se gli esseri umani non si assumono la piena responsabilità delle proprie scelte.

Per Salvadori studiare la storia serve a ricordarci che gli straordinari strumenti creati dall'uomo (tecnologici ed economici) non hanno una direzione intrinseca: spetta esclusivamente alla cultura, all'orientamento morale e alle decisioni della classe dirigente e dei cittadini stabilire se tali mezzi verranno usati per il progresso o per la catastrofe

martedì 1 settembre 2026

Passato, Presente.

 

Organizziamo un orto

Verosimilmente il nostro intervento per la corrente stagionalità e’ tardivo. I testi del nostro blog hanno comunque durate e proiezione anche sui tempi a venire e noi intendiamo approfittare, su questa pagina, della disponibilità di chi in materia di “orticoltura” ne sa tanto. La pagina, contiamo infatti, possa avere frequenza periodica.

= = = 

#Per organizzare un orto familiare in Sicilia, e’ bene scegliere un'area molto soleggiata, vicina a una fonte d'acqua e protetta dai venti caldi o forti, possibilmente  con siepi naturali.

#Posizionarlo dove possa ricevere sole per molte ore al giorno; circostanza fondamentale per ortaggi tipici come pomodori e melanzane.

#Prevedere, possibilmente, un sistema d'irrigazione a goccia e cisterne per la raccolta dell'acqua piovana, essenziali per affrontare la siccità estiva siciliana.

#Lavorare la terra in profondità, ripulendola da sassi e erbacce, e arricchirla con compost o letame maturo.

#Dividere lo spazio in aiuole larghe circa 100 cm per poter raggiungere il centro senza calpestare la terra, lasciando camminamenti di 50 cm.

#Per una famiglia media, un'area di 40-50 metri quadri è sufficiente per garantire una buona varietà di verdure fresche.

Cosa coltivare:

(Primavera-Estate): Pomodori, melanzane, peperoni, zucchine e basilico.

(Autunno-Inverno): Cavoli, finocchi, insalate, biete e cipolle, che in Sicilia crescono benissimo grazie agli inverni miti.



Il gusto della riflessione (24)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

“Coltura e Cultura 

hanno stessa origine”

 ==Ci vuole pazienza, applicazione, curiosità

 e cura per veder crescere delle piante 

rigogliose dai semi che abbiamo piantato. 

==Sono le semplici leggi che

regolano la coltivazione o coltura. 

Per la cultura, che ha proprio la 

stessa origine, non è molto diverso.


Noto giornalista, scrittore,
autore televisivo e teatrale
si occupa principalmente
di tematiche legate alla cultura.



E’ di Paolo Fallai (
giornalista, scrittore e autore televisivo) la frase secondo cui il termine cultura deriva dal verbo latino colere (da cultus, che è il participio passato) e che significa "coltivare". 
Originariamente legato all'ambito agricolo (la coltivazione della terra o di una pianta), il vocabolo è stato poi esteso metaforicamente per indicare la "coltivazione" della mente e dell'anima umana attraverso l'educazione, la conoscenza e l’arte. L’evoluzione che porta dalla coltivazione della terra alla nascita della civiltà e del sapere ci costringe a fare alcuni passi indietro, fino a ricordare il concetto di rivoluzione Neolitica. Questo processo, iniziato circa 10.000 anni fa, ha trasformato l'umanità da nomade a sedentaria. L'agricoltura ha garantito stabilità e controllo sulle risorse. Quindi una produzione regolare e meno dipendenza dalla caccia casuale. Cibo in eccesso conservato per il futuro. Nascita dei primi villaggi stabili vicino ai fiumi. Più risorse disponibili per far crescere la popolazione.

 La divisione del lavoro. Con la nascita dei villaggi e delle prime comunità non tutta la popolazione doveva più dedicarsi alla ricerca di cibo. Con la specializzazione delle attività nascono artigiani, costruttori e mercanti. La differenziazione delle classi sociali si articola in base al ruolo e al possesso della terra (ma naturalmente forza e prepotenza continuano a farla da padrone). Si sviluppano leggi e governi per gestire le comunità (di solito impostate all’inizio dai più forti e dai più prepotenti).


lunedì 31 agosto 2026

Il gusto della riflessione (23)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

“Seminare dubbi, non

già’ raccogliere certezze”

 
La riflessione accanto descrive 
con grande sensibilità 

un fenomeno
 psicologico e neurologico
molto reale, spesso
riassunto nella 
legge di Ribot o nel
concetto di 
memoria retrograda. 
Nelle
persone anziane, o in
presenza di un declino
cognitivo, i ricordi
recenti (la memoria
a breve termine) sono i
primi a sbiadire perché il
cervello fatica a
fissare nuove informazioni.
Al contrario,
i ricordi della giovinezza
o dell'infanzia (la memoria
a lungo termine) rimangono
nitidi, quasi tangibili, perché
consolidati nel tempo.
  Il vecchio vive di ricordi e per i

ricordi, ma la sua memoria si

affievolisce di giorno in giorno. 

Il tempo della memoria procede all'inverso 

di quello reale: tanto più vivi i ricordi che 

affiorano nella reminiscenza quanto più 

lontani nel tempo degli eventi. 

Ma sai anche che ciò che è rimasto, o 

sei riuscito a scavare in quel pozzo senza 

fondo, non è che un'infinitesima parte 

della storia della tua vita.



=. =. =  = 

 Queste celebri parole appartengono al saggio De senectute e altri scritti autobiografici del filosofo e giurista Norberto Bobbio. Esse descrivono la vecchiaia come un viaggio a ritroso, in cui il passato remoto riaffiora con forza mentre il presente e il passato recente svaniscono. 

Il tempo invertito: Gli eventi lontani (l'infanzia, la giovinezza) diventano più nitidi e vivi rispetto a ciò che è accaduto il giorno prima.

 Il pozzo della storia: I ricordi che emergono rappresentano solo una piccola parte del vissuto totale di una persona. La fragilità del presente: Più la vita si consuma, più la mente si aggrappa a ciò che è radicato nei primi anni dell’esistenza.


   

venerdì 28 agosto 2026

Il gusto della riflessione (22)

Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

=  =. = 

 « le diseguaglianze sociali

sono artificiali »

 La distinzione fra Destra e Sinistra per la 

quale l’ideale dell’eguaglianza è sempre 

stato la stella polare, e’ nettissima.

   Basta spostare lo sguardo alla questione 

          sociale internazionale, per rendersi conto,

          che la sinistra non solo non ha compiuto

il proprio cammino ma lo ha appena cominciato.


Norberto Bobbio (Torino,
18 ottobre 1909 – Torino, 9
gennaio 2004) è stato uno
dei più autorevoli 
filosofi
del diritto, politologi e
intellettuali italiani
 del
Novecento. 
Nominato 
senatore a vita nel 1984 dal
Presidente Sandro Pertini,
Bobbio ha rappresentato una
figura centrale nel dibattito
culturale e politico del
secondo dopoguerra,
distinguendosi come un
pilastro del 
socialismo
liberale e della
difesa dei valori
democratici.



Nel celebre saggio Destra e sinistra (1994), il filosofo Norberto Bobbio sostiene che la distinzione tra destra e sinistra politica non è morta ma resta fondamentale. Il criterio principale per distinguerle è l’atteggiamento verso il concetto di uguaglianza: la sinistra è egualitaria, mentre la destra accetta o valorizza le disuguaglianze. 

La Sinistra considera le disuguaglianze sociali come qualcosa di artificiale e da rimuovere. Lotta per unire le persone e ridurre le differenze economiche e sociali. La Destra: Considera le disuguaglianze come naturali, inevitabili o persino giuste (dovute alle diverse capacità o meriti degli individui). Tende a preservare l'ordine sociale esistente.

Libertà e Autorità: Secondo Bobbio, la coppia libertà-autorità non serve a distinguere destra e sinistra, ma a dividere i moderati dagli estremisti. Esistono sia destre democratiche sia destre autoritarie (come il fascismo), così come sono esistite sinistre autoritarie (come il bolscevismo sovietico). La visione della società: La sinistra punta all'inclusione e al cambiamento progressista, mentre la destra privilegia la tradizione, la conservazione e la difesa di identità particolari (come la nazione o la religione).

In sintesi, per Bobbio i due termini conservano un senso preciso: la sinistra vuole rendere gli uomini più uguali, la destra ritiene che le differenze non vadano cancellate.

Nel saggio Destra e sinistra. Ragioni (1994), il filosofo Norberto Bobbio sostiene che la dicotomia tra destra e sinistra conservi piena validità. Il criterio fondamentale di distinzione non risiede nei metodi di governo, ma nel diverso atteggiamento ideale e pratico nei confronti del concetto di eguaglianza. 

La Sinistra: Attribuisce maggiore importanza a ciò che rende gli esseri umani uguali. Tende a promuovere politiche volte a rimuovere o ridurre le diseguaglianze sociali ed economiche ritenute ingiuste. La Destra: Considera le diseguaglianze tra gli uomini come un dato ineliminabile, naturale o persino auspicabile per il merito e l'ordine sociale, senza avvertire la necessità di ridurla.

L'opposizione tra libertà e autoritarismo non serve a distinguere destra da sinistra, ma individua la posizione lungo la linea della democrazia. I moderati (sia a destra che a sinistra) accettano le regole della democrazia e la difesa delle libertà fondamentali. Gli estremisti (come i totalitarismi del Novecento, fascismo e comunismo bolscevico) rifiutano la democrazia e giustificano l'uso della violenza e dell'autoritarismo. Bobbio conclude che, nonostante i mutamenti storici e la tentazione di dichiarare superata questa opposizione, i termini destra e sinistra restano irriducibili l'uno all'altro. Il metro dell'eguaglianza rimane l'indicatore più affidabile per orientarsi nello spettro politico.

giovedì 27 agosto 2026

Letteratura: Origini linguistiche (2)

L'importanza del concilio risiede
nel suo 
Canone XVII, nel quale i
vescovi constatarono che la
popolazione non comprendeva
più il latino classico usato
durante le funzioni religiose. Per
garantire la diffusione del
cristianesimo, il concilio stabilì
che l
a liturgia e la messa dovevano
rimanere in 
latino classico.
L'omelia (la predica) doveva
essere tradotta in 
lingua
rustica romana
 (i primi
volgari neolatini, antenati del
francese) o in 
lingua thiotisca 
(germanico/tedesco).
 Il Certificato di nascita del volgare: 

Il momento in cui si acquista una chiara ed esplicita coscienza dell'esistenza del volgare è segnato dal concilio di Tours dell'anno 813, nella cui diciassettesima deliberazione si legge:


Visum est unanimitati nostrae ut quilibet episcopus habeat ome-lias continentes necessarias ad-monitiones, quibus subiecti eru-diantur: id est de fide catholica, prout capere possint. ET UT EA-SDEM OMELIAS QUISQUE APERTE TRANSFERRE STU-DEAT IN RUSTICAM RO-MANAM LINGUAM AUT THIOTISCAM, QUO FACI-LIUS CUNCTI POSSINT IN-TELLIGERE QUAE DICUN-TUR.

[All'unanimità abbiamo deliberato che ciascun vescovo tenga omelie, contenenti le ammonizioni necessarie a istruire i sottoposti circa la fede cattolica, secondo la loro capacità di comprensione. E che si studi di tradurre comprensibilmente le medesime omelie nella lingua romana rustica o nella tedesca, affinché più facilmente tutti possano intendere quel che vien detto).


(Monumenta Germaniae Historica, Concilia, II, 286)

=. =. =


L’emergere dei volgari


Testo di Francesco Sabatini/

 (Pescocostanzo, 19 dicembre 1931) è un 

linguista, filologo e lessicografo italiano, 

presidente onorario dell'Accademia della Crusca.


Questo difficile e instabile rapporto tra parlato e scritto (che viene inquadrato nel moderno concetto della "diglossia") si risolse solo dopo alcuni secoli, nell'età carolingia: quando una decisa e consapevole "riforma" dell'organizzazione del sapere e delle istituzioni preposte all'istruzione portò a una restaurazione del latino scritto nelle forme classiche, da ricercare accuratamente nei testi classici.


Fu questo un aspetto essenziale della cosiddetta "rinascita carolingia" promossa dal monaco anglosassone Alcuino di York, grande consigliere culturale di Carlo Magno, e diffusa in tutta l'Europa attraverso la Schola palatina. Questa operazione fece compiere al latino scritto il passo decisivo verso la fissità e, potremmo dire, la "trascendenza'": da quell'epoca il latino fu decisamente sottratto al fluire del tempo, diventando una lingua inevitabilmente lontana dalle sollecitazioni della realtà quotidiana, e quindi morta alla comunicazione nelle situazioni concrete, ma nello stesso tempo adatta all'elaborazione e alla circolazione dell'alta cultura internazionale. Per contraccolpo maturò allora la coscienza della sostanziale autonomia della lingua parlata, a cui si dette decisamente il nome di "volgare", e si affermò anche la volontà di provvederla di una sua tradizione di scrittura e di renderla gradualmente degna di un uso colto.


Va precisato che l'esistenza di fatto di lingue volgari strutturalmente ormai separate dal latino, e anche una certa coscienza di questa distanza, risalgono certamente ben indietro rispetto alla svolta carolingia, come testimonia la lunga e consapevole pratica di una tradizione scritta di latino volgareggiante attestata tra il VI e l'VIII secolo. Il fatto nuovo è dato dall'intenzione di elevare tali lingue alla dignità della scrittura e dell'uso ufficiale, un evento che si colloca pienamente solo nel quadro di quella realtà etnica e politica nuova che fu l'Impero carolingio: in questo contesto sulle lingue figlie del latino agì da potente catalizzatore la coabitazione e la concorrenza con le più audaci e libere lingue germaniche.

Testimonianze inequivocabili di questo processo, realizzatosi più precocemente e decisamente in Francia, sono le deliberazioni del concilio di Tours, dell'813, nel quale si esortano i vescovi a "tradurre le omelie dal latino nella lingua romana rustica o nella tedesca", e la redazione dei solenni Giuramenti di Strasburgo, dell'842, scambiati tra Ludovico il Germanico, che giurò in romana lingua, e Carlo il Calvo, che giurò in teudisca. Anche il caso del graffito romano della catacomba di Commodilla, che anticipa forse di qualche decennio il più celebre testo di Strasburgo, si situa in un contesto direttamente investito dalle correnti culturali carolinge. Ma il cammino che doveva portare dai primi tentativi di fissare nella scrittura, per usi contingenti e settoriali, il volgare parlato delle singole aree, fino alla costruzione di lingue sovraregionali capaci di incarnare una vera e propria tradizione letteraria o addirittura di sostenere il peso di un intero sistema culturale, con la varia gamma delle sue espressioni, questo cammino fu lungo e laborioso. Nel caso italiano esso ha richiesto addirittura la serie di secoli che va dall'inizio del secolo IX all'inizio del XVIII: dopo l'opera poderosa e le energiche affermazioni di Dante, bisognò aspettare l'opera di Galileo e quella di Vico perché si verificasse il decisivo sfondamento della barriera che precludeva al volgare il campo dell'alta speculazione scientifica e filosofica.

(Segue)






martedì 25 agosto 2026

Il gusto della riflessione (21)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

Amalia Moretti Foggia 
(Mantova, 11 maggio 1872 –
Milano, 11 luglio 1947)
è stata una 
pioniera della
medicina e una delle
figure più amate del
giornalismo divulgativo
italiano del ventesimo
secolo
. È celebre per
essere stata 
la prima
donna in Italia a
specializzarsi in
pediatria
 e per aver
conquistato milioni di
lettori con gli pseudonimi
di 
Dottor Amal e 
Petronilla sulle
pagine de 
La
Domenica del Corriere.



=  =. =
  « Vuoi la salute?

Alzati, cammina».

 Deambulare necesse est; e’ necessario

camminare, se si vuol godere appieno

quel gran bene che e’ una salute perfetta.

Ma tu, la compi, ogni giorno, la tua

indispensabile camminata? E quanto e’ lunga?

E tu, essendo lunghe le distanze, devi farti

sempre trasportare, per poter compiere il

lavoro della tua giornata? 

=  =  = 

Le superiori ammonizioni sono di Amalia Moretti, pediatra (1872-1947). Ci lasciò’ scritto, fra tant’è ammonizioni, quanto segue: una legge di Natura ammonisce ad ogni organo del tuo corpo, lo ha assegnato il suo ufficio speciale, ed i suoi lavori vari da compiere; ed è solo dal concordo assieme dei suoi mille lavori dei suoi mille organi che può solo venire al tuo corpo quel bene supremo che a piene mani io gli largisco, quel gran bene che e’ la salute. Ma se, non ligio ai comandamenti, uno solo fra i tuoi organi dovesse o non lavorare, o poco lavorare, il pieno accordo verrebbe allora difettare; il giusto equilibrio a spezzarsi; e la perfetta salute a mancare.