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domenica 12 luglio 2026

Vivere in Sicilia nel XVI secolo (1)

L'influenza spagnola ha lasciato un'impronta indelebile sulla cultura, sull'architettura e sulla società siciliana.Nel 1412, la Sicilia fu annessa al Regno di Aragona, avviando così il periodo di dominazione spagnola. La corona aragonese, che governava anche la Catalogna e altre regioni della penisola iberica, fuse il proprio potere con quello dei nobili siciliani, creando un'amministrazione condivisa che durò per secoli. Durante questo periodo, la Sicilia fu governata da una serie di vicere spagnoli, che agivano come rappresentanti del sovrano e avevano il compito di mantenere l'ordine e amministrare la giustizia.
Cosa possiamo tratteggiare ?

Non sappiamo molto di come fosse strutturata la popolazione europea nell'anno 1500. All'epoca si era  appena cominciato a registrare matrimoni e decessi, e solo in alcuni stati europei. Il registro più antico che sia giunto ai giorni nostri è probabilmente un registro riminese dei matrimoni dell'anno 1232. 

 Esistono poi una decina di registri italiani del XIV secolo e circa cinquanta registri del xv, provenienti dal resto dell'Europa occidentale.

I censimenti della popolazione sono stati effettuati fin dall'antichità per fini fiscali e militari, ma, con la caduta dell'Impero romano, in Europa occidentale tale pratica fu interrotta. Con l'avvento degli stati moderni si tentò, peraltro senza molta determinazione, di censire nuovamente la popolazione (capifamiglia, terreni, bestiame e diritti feudali); non si ha però notizia dei risultati di tali iniziative, a eccezione del Domesday Book (Inghilterra, 1086), dell'Etat des paroisses et des feux du royaume de France ("Lista delle parrocchie e novero delle famiglie del reame di Francia", del 1328) e del Catasto di Firenze per gli anni dal 1427 al 1430.


In Cina l'antica tradizione dei censimenti fu riportata in auge dagli imperatori Ming (1368-1644). La fase iniziale consisteva nel conteggiare la popolazione, casa per casa, e nell'annotare l'occupazione del capofamiglia e la composizione del nucleo familiare; in seguito vennero stilate delle liste (i cosiddetti " registri gialli") relative alle persone, ai loro beni e alle tasse che spettava loro pagare.


In Perú gli imperatori inca censivano con precisione i propri sudditi e i loro possedimenti usando i quipu, ovvero mazzetti di cordicelle, ognuna di colore diverso a seconda della categoria di oggetti che rappresentava e con nodi ad altezze diverse: i nodi in fondo alla cordicella erano le unità, quelli più in alto le decine, quelli ancora sopra le centinaia e così via.


Tutte le stime demografiche proposte da autori moderni per il xv secolo sono in buona sostanza  il risultato di estrapolazioni più o meno accorte, azzardate sulla base di dati di epoche successive o a partire dal calcolo dell'estensione delle aree abitate, a cui si applicano coefficienti diversi in base al tipo di attività economica principale: caccia, allevamento, agricoltura estensiva, coltivazione o altro.


Si ha qualche informazione in più, invece, riguardo ai fattori demografici veri e propri, come decessi e matrimoni, dato che questi mutavano a ritmi molto lenti, e i dati che ci sono giunti per il XVI, XVII e XVIII secolo, assieme ai calcoli degli "aritmetici politici" (i primi demografi) relativi all'Europa, permettono di formulare ipotesi ragionevoli sulle dinamiche demografiche del passato.

= = =

Nostro intento è di cogliere dati sul vivere nella Sicilia dei viceré (periodo spagnolo: 1412-1806).

mercoledì 17 giugno 2026

Esploriamo il territorio

 

Rollo (o Rollum) di Monreale 
è un celebre documento redatto 
nel 1182. Si tratta di un registro 
catastale plurilingue (arabo, greco e 
latino) in cui Guglielmo II definiva 
e delimitava l'immenso patrimonio 
territoriale donato alla Chiesa 
arcivescovile di Monreale.

Il termine "platee" si riferisce 
invece agli inventari dei beni 
immobili, ai cabrei e alle planimetrie 
storiche compilate successivamente 
dall'Archidiocesi per mappare case, 
terreni e confini delle proprietà 
ecclesiastiche in Sicilia.



Nel primo Medioevo in Sicilia, il termine "diviseindicava specifici distretti territoriali o ricorrentemente circoscrizioni agrarie. Queste ripartizioni con finalità amministrative derivavano dall'eredità della dominazione bizantina e araba, per  poi evolvere nell'organizzazione feudale che faceva riferimento alla Chiesa e alla  Corona lungo l’intero Medio Evo.

Volendo sintetizzare il processo di evoluzione e le caratteristiche di massima del termine divise ci capita cogliere:
1) Un significato agrario e territoriale: Identificava frazioni di territorio siciliano, come dire macro-distretti rurali fino a costituire suddivisioni di più ampi possedimenti ecclesiastici o terrieri, che inglobavano villaggi (casali) e terre coltivate. 
2) La sopravvivenza nei secoli: In quanto ripartizione territoriale e amministrativa la divise rimase in uso attivo e documentata fino al Basso Medioevo e oltre, fino ad oltre l’alba della modernità, sopratutto nell’area occidentale dell’Isola e in specie su quelli che erano stati i vasti, anzi i vastissimi, feudi della Chiesa di Monreale. 
Nelle fonti storiche locali, attinenti l’attuale area territoriale di Contessa Entellinale, con "divise" vengono frequentemente riportate sugli inventari (detti platee o rolli) vaste aree feudali  mappate e organizzate per  la riscossione delle rendite e delle decime.
(Continua)

mercoledì 25 marzo 2026

Alla ricerca delle radici

Nella Sicilia tra il XVI e il XIX 
secolo, le "terre" erano centri 
abitati feudali, spesso feudi 
baronali o principati, che
fungevano da fulcro
amministrativo 
ed economico
nel contesto del latifondo.
Caratterizzate dalla presenza
di un 
baglio o un castello,
queste località divennero nuclei
di nuovi insediamenti grazie
alla 
licentia populandi.

Prima degli arbereshe

Nella Sicilia feudale

Il termine latino casale corrispondente all'arabo rahl o manzil compare nella topografia dell’Isola nell'XI sec., ma è intorno al 1120 che si impone nella terminologia ufficiale latina, ancora in alternanza con vicum, per poi diventare di uso esclusivo verso il 1150, e almeno fino alla fine del XIII sec. designa in Sicilia un villaggio rurale aperto, privo di difese, appartenente al territorio di un castrum (cioè di un abitato fortificato e munito di castello: quello che verrà definito terra nella terminologia ufficiale del regno normanno-svevo). 


Il casale è caratterizzato, con rare eccezioni, da un rapporto di dipendenza giuridica, amministrativa e militare, e i suoi abitanti, che generalmente appartengono alle etnie sottomesse (greco-bizantina e musulmana), sono di norma donati insieme al casale stesso e alle relative terre. Riguardo alle dimensioni, il termine casale può indicare realtà molto diverse, estendendosi dal villaggio di una certa grandezza e articolazione, talora anche con edifici di culto (chiesa o moschea) e con strutture produttive (per esempio fornaci di ceramica e vetro) alla semplice azienda agricola a carattere familiare. 


Con un processo che intorno al 1350 può dirsi ormai concluso, e i cui caratteri costituiscono uno dei grandi problemi aperti dell'archeologia medievale siciliana, il popolamento rurale per casali tende a rarefarsi, e nel corso del XIV sec. può dirsi completamente scomparso: la popolazione vive ormai tutta raggruppata nelle terrae fortificate, e anche se il termine casale compare ancora in documenti del XIV sec., non corrisponde più ad un abitato, ma ad un tenimentum terrarum o feudo, cioè ad un territorio spopolato. 

(Segue)

Terra di Sicilia

 Il primo Parlamento della storia è stato istituito qui da Ruggero II nel 1130.

La dominazione araba in Sicilia
iniziata nell’827 con lo sbarco a
Mazara e conclusa nel 1091, ha
trasformato l’Isola in un fiorente
emirato, centro di scambi culturali
e agricoli nel Mediterraneo.

Sotto la dinastia Kalbita, Palermo
divenne una capitale prospera.
Hanno introdotto l’irrigazione,
Nuove colture (agrumi, 
cotone) e lasciato un’eredità 
indelebile nell’architettura,
nella lingua e nel cibo.












*  *  *

Cosa sappiamo noi contessioti del territorio oggi pertinente alla giurisdizione del nostro Comune prima che arrivassero gli arbereshe? Probabilmente poco e se qualcuno sa qualcosa non ci pare che ne abbia mai trattato pubblicamente.

 Qualcosa al blog e’ pervenuto da fuori, dall’area agrigentina, da un rilevante personaggio pubblico che ci ha comunicato che segue frequentemente il nostro diffondere “ informazioni, conoscenze, opinioni, passioni e contenuti editoriali in modo costante, dinamico e plurali”, e si tratta di documentazione di taglio storico-scientifico che ci proponiamo di sviscerare in termini articolati e sopratutto contestualizzati dall’epoca storica arabo/normanna e successiva. Era quello il tempo in cui il territorio di quest’area di Sicilia era strutturata, se possiamo dire “amministrativamente” o comunque territorialmente, in Jaride e in Divise.

I termini J
arida e Divise venivano  utilizzati infatti in contesti storici e toponomastici all’epoca della dominazione araba e poi normanna e si riferivano all'organizzazione del territorio e alla gestione amministrativa delle
terre (=sarebbero i centri abitati), appunto fin tanto che sull’Isola durarono, come sopra riportato,  le dominazioni  arabe prima e quelle normane dopo.

Il significato nel contesto 
arabo/siculo-medievale:
 ==Jarida (o Garida): Deriva dall'arabo jarīdah, che significa originariamente "foglia di palma", ma che nel contesto storico-amministrativo, specialmente nel periodo normanno in Sicilia, indica un registro, un elenco o un catasto. Più specificamente, le "jaride" erano elenchi dei beni, delle terre e dei villani (contadini) di pertinenza reale o signorile. La famosa "Jarida di Monreale" è il documento fondamentale per la toponomastica e l'organizzazione agraria della Sicilia arabo-normanna.
==Divise (o Divisa): Questo termine, pur italianizzato, deriva dalla latinizzazione del termine arabo raḥl o, più in generale, indica la delimitazione o la partizione del territorio. Spesso utilizzato nei documenti come "divisa" per definire i confini di un casale o di una proprietà rurale, corrispondendo talvolta a unità amministrative o insediamenti rurale.
Abbreviando
==Jarida = Registro/Catasto. Liste, registri o catasti dei contribuenti.
==Divise = Confini/Partizioni territoriali (spesso legate a raḥl).

  

domenica 30 luglio 2023

Sicilia Feudale

Percorsi di Storia

Ferdinando di Borbone

Nel  1734, Carlo di Borbone,
sale al trono dei regni di Napoli e Sicilia.
Nel 1759 passo’ al trono di Spagna
trasferendo i suoi diritti al figlio Ferdinando
(1751-1825) e alla di lui discendenza,
separando in perpetuo le due corone e le
due dinastie. La dinastia borbonica regnò
sul Meridione d’Italia per centoventisette
anni. 
















Di Re Ferdinando di casa Borbone abbiamo dato già’ sul blog alcuni cenni. Gli storici lo presentano come un personaggio piuttosto ignorante della Storia e assolutamente non inclinato a gestire la cosa pubblica. Gli mancava la formazione e l’educazione sia umanistica che scientifica, in quanto il Padre ed il fratello maggiorenne (destinato a succedere) con la fine delle guerre napoleoniche furono chiamati a reggere il trono di Spagna.

  Anteponeva, come più volte abbiamo ricordato sul blog, la caccia, la pesca e l’equitazione a qualsiasi obbligo che lo status regio gli imponeva.

  Chi, nella Kuntisa di fine settecento o inizio ottocento, ha dovuto riceverlo nel corso di una visita con provenienza da Santa Maria del Bosco dove in più’ tempi fu ospite per ragioni di caccia, lo ha tratteggiato come fisicamente non attraente e con un grande naso, infatti i suoi detrattori lo definivano “il re nasone”.


La caccia

L’esercizio della caccia, in quel fine Settecento, al di là del fine ludico, era espressione dell’appartenenza  alla casta nobiliare e militare. Nella vita di Corte, specialmente una battuta di caccia rappresentava una sorta di rito, di cerimonia. Esisteva un preciso protocollo con una rigida disciplina intesa ad esaltare la supremazia del sovrano sul territorio su cui si svolgeva la battuta e sui suoi governati che ivi risiedevano, tenuti costoro a rispettare il rigido cerimoniale. Si trattava, nella circostanza della visita, di una “questione di stato” e i notabili locali di Kuntisa  vissero giorni di tensione per apparire all’altezza del ruolo. Peraltro quello era tempo in cui i baroni locali (i principi Colonna) erano “inguaiati” in una grave crisi patrimoniale-finanziaria (oggi diremmo “fallimento”) e non erano quindi figure da impegnare nei compiti ufficiali di accoglienza. Il genitore di Ferdinando, re Carlo, aveva fatto elaborare durante il suo governo uno specifico protocollo da fare osservare  alle Università’ (oggi, i Comuni) cui capitava di dover accogliere membri della casa reale.

 Si trattò per Kuntisa di un evento mai più verificatosi: la visita di un capo di stato che arriva, con ampia scorta, dalla trazzera che da Santa Maria, attraverso la contrada Giacomazzo, sbocca nell’attuale rione Santa Rosalia. 

Non siamo in condizione di asserirlo, ma è probabile, che la scorta militare fosse composta da reparti del Real Reggimento Macedone, composto di gente arruolata dal governo borbonico in Albania. 

Nessuna traccia documentale ad oggi abbiamo finora rinvenuto della visita, se non narrazioni tramandate dai nonni.



 

martedì 25 luglio 2023

Sicilia Feudale

Percorsi di Storia

 Il feudalesimo è stato associato in Italia dalle discipline economiche e dalla storiografia al sottosviluppo, al parassitismo economico del Mezzogiorno che ne avrebbe a lungo ritardato, nell'ordine secolare, l’ingresso nella modernità. 

 La durata dei rapporti feudali e le responsabilità della persistenza e conservazione lungo i secoli dell’età moderna sono all'origine del severo giudizio sulle classi dirigenti dei vari stati presenti nella penisola; classi dirigenti prevalentemente di origine spagnole, espresso dalla generazione successiva degli intellettuali del Romanticismo. 

 Nel corso del Novecento, la coppia feudalesimo-antispagnolismo fu una specie di leitmotiv del radicalismo di Gabriele Pepe (=1799-1849: militare, patriota, letterato e poeta, ufficiale dell'esercito napoletano).

 Benedetto Croce ha provato a mettere in discussione la critica al sistema ridimensionando la fisionomia ed il ruolo della classe feudale durante l’età del vice-regno spagnolo tratteggiandolo come interessato a fregiarsi  di “vani e pomposi titoli”  svuotato della cultura e della forza economico-sociale.

Negli ultimi decenni il tema-feudalità è uscito dal dibattito culturale. Per qualcuno è stato solo un fantasma, un modello ideologico, immaginario. Invece no! A Contessa E. le battaglie, politiche e sindacali, se non culturali, contro l'istituto giuridico dell'enfiteusi furono vive e con vasta partecipazione popolare ancora negli anni settanta del Novecento grazie all'impegno dell'allora giovane dirigente socialista Francesco Di Martino. Ed allora grazie a quell'impegno, sul piano socio-politico, la questione venne chiusa definitivamente. Il dibattito culturale ovviamente resta aperto su tutti i punti di vista anche perché il feudalesimo nel Mezzogiorno moderno non fu solo una parola, ma anche, e soprattutto, una cosa.

lunedì 24 luglio 2023

Sicilia Feudale

 Percorsi di Storia

 La Camera dei pari, nel Regno di Sicilia, fu una delle due camere legislative del Parlamento, dal 1812 al 1816 e brevemente nel 1848; si trattava di una forma di paria (=Titolo e dignità dei pari la classe sociale dei pari) basata su un modello molto simile a quello della Paria britannica. 

All’interno del Parlamento Siciliano oltre ai feudatari sedevano l’Arcivescovo di Palermo, quello di Messina, di Monreale, il Vescovo di Catania, di Siracusa, nonché l’Archimandrita di Messina ecc. ecc. Situazione questa che confermava la precedente natura di Parlamento Feudale, dominato sin dalle origini dal ramo feudale e da quello ecclesiastico, possedeva infatti a pieno titolo la sua funzione deliberativa – ovvero la facoltà di proporre leggi e di discutere quelle provenienti dal sovrano, a cominciare dal 1221, quando Federico II riunì l’assemblea a Messina.

Riportiamo di seguito alcuni articoli della Costituzione; Carta che emanata in periodo napoleonico non entrò, di fatto, mai in vigore. Re Ferdinando tornato re nel 1814, evitò infatti di applicarla. Stabilitosi a Napoli nel 1815 dopo la caduta di Gioacchino Murat, non convocò mai più il Parlamento siciliano e così, anche senza formale abrogazione, lo statuto costituzionale siciliano cadde disapplicato, anche perché nel dicembre 1816 il secolare Regno di Sicilia, con la nascita del regno delle Due Sicilie, risultò soppresso.

Alcuni degli articoli rielaborati con la Costituzione del 1812

«La Religione cattolica dovrà essere unicamente, ad esclusione di qualunque altra, la Cattolica, Apostolica e Romana e che il Re sarà obbligato professare la medesima Religione e quantevolte ne professerà un’altra sarà ipso facto decaduto dal Trono». 

«Il potere di fare le leggi, e quello di dispensarle, interpretarle, modificarle ed abrogarle risiederà esclusivamente nel Parlamento. Ogni atto legislativo però avrà forza di legge e sarà obbligatorio tosto che avrà la sanzione del Re». 

«Al solo Parlamento apparterrà non meno il diritto di far leggi, che quello ancora della creazione ed organizzazione di nuove magistrature e soppressione delle antiche». 

«Il solo Parlamento avrà il potere di mettere nuove tasse e di alterare quelle già stabilite».

«I ministri del Re e impiegati saranno soggetti ad esame e sindacatura del Parlamento». 

«Il Parlamento sarà composto di due Camere, una detta de’ Comuni…l’altra chiamata de’ Pari». 

«La Camera de’ Pari risulterà da tutti quei Baroni e loro successori e da tutti quegli Ecclesiastici e loro successori che attualmente han dritto di sedere e votare in Parlamento».

«La Camera de’ Comuni sarà formata da’ Rappresentanti delle popolazioni di tutto il Regno». 

«La persona del Re sarà sacra e inviolabile». 

«Sarà privativa del Re il rappresentare la Nazione Siciliana presso le potenze straniere». 

sabato 22 luglio 2023

Sicilia Feudale

 Percorsi di Storia

 La Sicilia della prima modernità, dal cinquecento alla rivoluzione francese, lo abbiamo evidenziato su più pagine del blog, rimase un regno profondamente feudale (= sistema politico, economico, giuridico, sociale affermatosi nell'Europa occidentale con l'Impero carolingio e con la morte di Carlo Magno, fino all'avvento dell'età moderna. In senso sociale ed economico: il regime feudale non fu altro che l'evoluzione della società curtense).

 Ancora dopo la Rivoluzione Francese, a Palermo (a Palazzo dei Normanni), nel corso dell'anno 1812 sedevano e votavano  sui destini dell'Isola e della sua gente solamente i "baroni". Quello di Barone era il titolo nobiliare attribuito direttamente dal sovrano: il massimo grado dell'ordinamento feudale.

 Di fatto, all'interno del titolo di "Barone", esisteva tuttavia una sorta di graduatoria. C'erano i titolati :

di Principe

di Duca, 

di Marchese

di Conte,

ed in fine il semplice titolo di Barone.

  Proveremo ad inquadrare territori/Baroni a modo di fotografia della società umana, sociale-economica isolana, a Rivoluzione francese avvenuta e quando già nel resto dell'Europa era da alcuni decenni iniziata la contemporaneità.

giovedì 20 luglio 2023

Sicilia Feudale.

Percorsi di Storia

 Quando sui libri leggiamo del Regno di Sicilia, in tanti immaginiamo che ci si voglia riferire al Regno dei Borboni, quello che dal 1816 sarà indicato come il Regno delle Due Sicilie.

 In realtà il Regno di Sicilia, così inteso, fu un antico, per non dire antichissimo, Stato comprendente l'intero Sud Italia, esistito dal 1130 al 1816, ovvero fino all'istituzione -appunto- del  successivo Regno delle Due Sicilie. 

  Il predecessore Regno di Sicilia, fu costituito nel 1130, con Ruggero II d'Altavilla, ed è durato fino all'inizio del XIX secolo, con sovranità  esercitata nell'Isola e nel Meridione della Penisola dall'assai longevo Parlamento dei Baroni, con sede a Palermo, nel Palazzo dei Normanni.

  Ci proponiamo di riportare una sorta di fotografia del Parlamento baronale nell'ultimo anno del regime feudale nell'Isola (1812), ossia del Parlamento dove sedevano i baroni, i signori delle varie terre di Sicilia, che ovviamente non esprimevano le esigenze della gente dell'Isola, ma le esigenze di classe di quelli che venivano definiti i Pari del Regno di Sicilia.

 Fonte di primaria rilevanza sarà nel nostro succinto percorso curato per il Blog la fondamentale opera di Francesco San Martino De Spuches La Storia dei Feudi da cui estrapoleremo le vicende essenziali della Baronia di Kuntisa all'interno della più ampia architettura istituzionale dell'Isola.

(Segue)

martedì 13 giugno 2023

Brevi riflessioni sulla Storia Siciliana (6)

Bajoli, Pretori, Podestà e Sindaci (  2  )

  A cominciare dal dopo Vespro siciliano (1282) e con l'avvio della monarchia aragonese (Federico III -1296) si affermano nell'Isola nuovi equilibri sociali e politici e conseguentemente  ne risente l'assetto istituzionale con la monarchia che deve -diremmo ai nostri giorni- accettare un assetto tendenzialmente policentrico nella gestione del potere statuale, azitutto riconoscendo le nuove  componenti istituzionali strutturate nel territorio, a cominciare dalle città demaniali col peso delle loro aristocrazie.

La piazza Pretoria
a Palermo

 Il nuovo sistema delle città demaniali e quello dell'ampio potere attribuito ai Baroni nel governo delle comunità che ricadevano all'interno dei loro vasti feudi erano frutto del lungo regno di Federico III (1296-1337) e di Martino I (1392-1406).  Nella pratica lungo l'intero XIV secolo era avvenuta una relativamente ampia redistribuzione di poteri che in precedenza facevano capo alla monarchia. In questo nuovo quadro la competenza sulla giustizia che prima era di stretta spettanza regia, mediante la figura del "bajolo", figura di nomina regia, comincia ad avere un assetto policentrico (=con più centri di potere). 

 Le città demaniali, quale allora era Corleone, Palermo etc.  diventano sedi della magistratura locale (a Palermo: la Corte Pretoriana), con magistrati interamente elettivi (fermo restando che elettori erano solamente gli aristocratici) con giurisdizione su finanze, fisco, giustizia. Le realtà feudali, quale dal XVI secolo sarà la Contessa degli arbëreshe, resteranno sotto il governo complessivo (amministrativo, giudiziario e patrimoniale) dei baroni, che articoleranno un loro specifico assetto territoriale.

lunedì 12 giugno 2023

Brevi riflessioni sulla Storia Siciliana (5)

 

Bajoli, Pretori, Podestà e Sindaci (  1  )

Sicilia medievale
Il Bajolo nel Regno normanno di Sicilia fu il titolo attribuito al giudice. In origine con termine di Bajolo fu designato, con funzioni generiche, l'inviato del re o di uno dei suoi più stretti cavalieri. Col tempo la figura è andata sempre più delineandosi fino a divenire il rappresentante territoriale del re normanno, funzionario stipendiato e nello stesso tempo liberamente revocabile. In quanto "funzionario regio"  era incaricato di applicare i provvedimenti, amministrare la giustizia, vigilare sui minori funzionari regi eventuaslmente presenti sul territorio. Via via che la monarchia normanna andò suddividendo il regno in circoscrizioni territoriali, il Bajolo ne divenne in loco il diretto rappresentante regio. Amministrava la giustizia, raccoglieva e convogliava al Tesoro regio le entrate di pertinenza del fisco ed era responsabile della difesa militare e dell'organizzazione dei "vassalli" in funzione dell'organizzazione dell'esercito regio.

Il Bajolo, ufficiale minore nell'assetto regio normanno,  era comunque  lo strumento (la figura) principale con cui l'Amministrazione monarchica comincia ad affermarsi sui territori prevalentemente abitati -in Sicilia- da popolazioni islamiche. Nel tempo e con l'accrescersi della complessità dell'amministrazione ed il moltiplicarsi delle stesse figure amministrative (p.e. ricevitori delle entrate, giudici etc.) dal milletrecento, e comunque dal periodo spagnolo,  le funzioni del Bajolo si ridurranno sempre più per transitare alla sfera militare.

(Segue)


venerdì 9 giugno 2023

Brevi riflessioni sulla Storia Siciliana (3)

 I tempi duri della Storia Siciliana

I casali nella Sicilia normanna erano migliaia (alcuni studi storici li danno in circa 4000) ed erano sparsi ovunque, segno della pace sociale che regnava in tutta l'isola in quel periodo e che favorì l’uso agricolo del territorio.  Molti erano contestualmente gli insediamenti abitativi in grotta.

Il Villaggio archeologico di Calascibetta
è un insediamento in grotta.

 Richiama il periodo
della dominazione bizantina della
 Sicilia, durata dal sesto al nono secolo.
Se fino a quel momento le grotte erano
 state scavate per farne tombe e deporvi
i defunti, esse cambiano radicalmente
 destinazione e diventano funzionali alla
vita quotidiana della comunità, all’uso
liturgico e alle attività produttive.

Gli invasori berberi, di fede islamica,
 protagonisti di questa riconversione
ai danni dei cristiani, passeranno
pure loro alla vita trogloditica
dopo il nuovo cambiamento che
 avviene dopo il Mille,
in seguito alla sconfitta degli arabi e
all’arrivo in Sicilia dei Normanni.

Questa volta toccò agli islamici 
rifuggiarsi nelle grotte.







Si consideri che oggi la Sicilia ha 377 comuni, quasi 9 volte di meno dei 4000 casali, che comunque non possedevano alcuna identità giuridica che veniva attribuita invece ai nobili feudatari normanni, signori del territorio.

 Per l’inconsistenza e la qualità costruttiva delle costruzioni popolari dell’epoca, il casale veniva comunque ad esistenza con materiali facilmente deperibili come pietra legata da terra argillosa con o senza calce, legno o anche legno e paglia, (cfr Henri Bresc).

Aldo Messina, trattando sugli insediamenti rupestri in Sicilia, riporta: “L’indagine archeologica non offre alcun ausilio per la datazione degli abitati rupestri ... Non si può tuttavia dubitare che il trogloditismo (=abitare in caverne naturali) abbia rappresentato la tipologia d’insediamento più comune nella Sicilia araba.”. E prosegue: “L’opinione di Paolo Orsi di una Sicilia bizantina disseminata di abitati rupestri e di chiese scavate nella roccia appare oggi anacronostica. La mappa dell’insediamento bizantino è costituita da villaggi e chiese costruiti in muratura. La fisionomia rupestre dell’abitato rurale dotato della chiesa scavata nella roccia, si addice meglio alla Sicilia normanna.”. 

 Di tutt’altro parere Salvatore Giglio in La cultura rupestre di età storica in Sicilia e a Malta, p 5-6.: “ La sua origine [l’ingrottamento] è da mettere in relazione con lo spostamento verso monte delle popolazioni nel corso del VII secolo in dipendenza della insicurezza dei siti di costa, nel momento particolarmente esposti agli Arabi. ... L’indagine archeologica ha dimostrato che dopo il VII secolo tutti gli abitati sprovvisti di opere difensive posti in vicinanza del mare furono effettivamente abbandonati ... Nei documenti di età anteriore inoltre non si ha mai menzione di ambienti ingrottati all’opposto in quelli successivi il riferimento è pressochè costante.”. 

mercoledì 7 giugno 2023

Brevi riflessioni sulla storia siciliana (2)

Casali e Castelli (2)
 
Il Castello di Batellaro (Bisacquino)
si deve agli Arabi che lo costruirono
in cima ad una altura.

Testimonianze sulla fortezza risalgono
al 1154 ne L'opera del Mondo
del geografo arabo Idrisi,
commissionata da Ruggero II.

  Quando a Contessa Entellina discutiamo di castelli medievali non pensiamo ad altro se non al castello, quello di Calatamauro, come se si trattasse di una prerogativa -se non esclusiva- del territorio. Eppure la Sicilia medievale fu la terra dei castelli e delle torri; una realtà ordinaria e diffusa, come realtà più che ordinarissima fu quella del vivere in contesti fortificati sin dal periodo bizantino, per difendersi -allora- dalle scorrerie, frequentissime, degli islamici.

 Questa realtà che non sempre viene studiata e diffusa dai programmi scolastici, ed incredibilmente continua a restare misconosciuta, nonostante più storici, dell'Isola e non, sostengano che in terra siciliana ci sono stati ben più di 400 castelli ed almeno, se non di più, altrettante torri, tutti costruiti a cominciare dal periodo bizantino e poi, soprattutto, dal XII al XV secolo.      

 Non tutti gli insediamenti fortificati venivano denominati con il termine castello. In periodo medievale inoltrato, ad esempio, si distingueva tra:

-- castellum e castillicium (piccolo castello isolato), 

-- arx (fortilizio più importante di un castello), 

-- oppidum (città fortificata),

-- castrum (fortezza legata ad un abitato fortificato). 

 Vi era ancora:

-- la pietra o petra (fortificazione costruita utilizzando una roccia isolata il cui nome deriva dal greco medievale) 

-- la motta (collina naturale o artificiale fortificata). 

  Alcune fortificazioni presero nomi come 

= = ballium poi divenuto baglio (recinto abitato poi divenuto masseria fortificata), 

= = forza (come nel caso di Forza d’Agrò nel Messinese), 

= = munitiones, 

= = palatium 

= = sala

= = Il termine turris invece indicò sempre una torre isolata. 

(Segue)