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venerdì 24 luglio 2026

L’antico e il nuovo (4)

 

La civiltà occidentale affonda le
proprie radici nella Grecia antica.
Dal pensiero filosofico e scientifico
alla nascita della democrazia, quasi
ogni aspetto della cultura e della
società occidentale deriva
direttamente dalle intuizioni, dai
dibattiti e dalle conquiste di quel
popolo straordinario.
Autori come Platone e Aristotele
hanno posto le basi per il pensiero
logico, gettando le fondamenta del
metodo scientifico e della ricerca
della verità attraverso la ragione.
La nascita della parola democrazia
 (dal greco 
démos, popolo, e krátos,
 potere) nella 
polis di Atene segna
l'inizio della partecipazione dei
cittadini alla vita pubblica.
L'Iliade e l'Odissea di Omero sono
capisaldi della narrazione occidentale,
mentre il teatro (tragedia e commedia)
è nato ad Atene come strumento
di riflessione collettiva e morale.
L'arte di argomentare (la retorica)
 e la ricerca della giustizia sono
nate nelle piazze greche,
influenzando profondamente
anche il successivo diritto romano.



Il confronto con gli antichi.

Ogni volta che ci chiediamo che cosa vuol dire per noi, oggi, la civiltà e la cultura greca, oppure a quale nostro bisogno risponda il nostro continuo voler riscoprire templi, statue etc. del mondo greco, in realtà si tratta di un nostro affannarci a reinterpretare, da un osservatorio temporale molto diverso, e quindi fittizio, rivelazioni della nostra attuale identità. Ai Greci e’ toccato il ruolo di iniziatori e scopritori di discipline, di idee su quasi tutti i campi dell’ingegno umano. Essi stanno perciò al ruolo di matrice dell’oggi, di matrice di ogni nuovo sviluppo.

Gli oggetti culturali che essi hanno prodotto, ai nostri giorni non valgono in quanto veramente o meno avvenuti, ma in quanto esemplari. Esempla di perpetua validità.

Nel tempo ci proponiamo, pertanto, di cogliere le coordinate della tradizione e della cultura greca che persistono nel mondo moderno e contemporaneo. Ci proponiamo, avendone tempo e possibilità, di cogliere gli innesti culturali sul filone greco classico (ellenico) degli apporti arabi, persiani e poi, delle ulteriori riprese culturali bizantine e slave fino ad arrivare all’umanesimo europeo. Su tutto quanto tratteggiato ci proponiamo di trasmettere l’immagine culturale della Grecia antica che ritroviamo ancora oggi nella formazione delle coscienze nazionali odierne dell’intero Occidente.

Altre puntualizzazioni dovremo ancora riportare sul blog prima di iniziare a cogliere le iniziali radici del nostro essere “occidentali” e che  guidano il  mondo plurale di oggi.

mercoledì 22 luglio 2026

L’antico e il nuovo (3)

I valori universali esistono ? 

Ci riconosciamo tutti in essi?

Max Weber non crede
nell'esistenza di valori
universali oggettivi o
scientificamente dimostrabili.
Per lui, il mondo umano è
caratterizzato dal 
politeismo dei valori:
una pluralità irriducibile di
credenze e ideali in
costante conflitto tra
loro, frutto di scelte
soggettive.
valori occidentali (come democrazia, diritti umani e uguaglianza) sono spesso considerati universali nella loro applicazione, ma la loro origine storica e la pretesa di imporli sollevano accesi dibattiti. Molti filosofi e storici concordano sul fatto che l'universalità dovrebbe risiedere nel valore intrinseco di questi principi, non nell'imposizione del modello culturale occidentale.

 Sebbene l'albero genealogico dei diritti umani moderni sia profondamente radicato nella tradizione greco-romana e giudaico-cristiana, ciò non rende i valori meno desiderabili o applicabili per altri popoli. Il bisogno di libertà, dignità e giustizia è trasversale a molte culture, che tuttavia possiedono visioni filosofiche ed etiche differenti.

  Molti critici, specialmente nel contesto del dibattito internazionale contemporaneo, evidenziano come l'Occidente abbia spesso utilizzato la retorica dei "valori universali" per giustificare ingerenze o imporre il proprio modello socio-economico. La pretesa di superiorità o l'arroganza di esportare tali valori senza rispettare le specificità locali finisce per indebolire il concetto stesso di universalismo.

  Il filosofo e giurista Norberto Bobbio ha dedicato gran parte dei suoi studi alla distinzione tra i diritti come conquiste storiche e la loro validità universale. 

All'inizio del suo celebre saggio L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, Max Weber, oltre un secolo fa, sollevò la seguente questione: «Per quale concatenamento di circostanze è avvenuto che proprio sul suolo occidentale, e qui soltanto, la civiltà si è espressa con manifestazioni, le quali - almeno secondo quanto noi amiamo immaginarci - si sono inserite in uno svolgimento, che ha valore e significato universale?».

Weber parlava in particolare della «più grande forza della nostra vita moderna, del capitalismo», ma sono parecchie le istituzioni, anche non comprese nell'elenco di Weber, alle quali può essere applicato il medesimo quesito. La scienza moderna, ad esempio, è un'invenzione dell'Occidente che ha valore universale. Il liberalismo, la separazione fra la società civile e lo Stato o fra la religione e lo Stato, lo Stato di diritto, lo Stato sociale, la democrazia, le convenzioni, dichiarazioni o carte - che appunto si chiamano universali - dei diritti: queste e altre sono creature tipiche, originarie e proprie dell'Occidente, in gran parte dell'Occidente europeo, che sono nate in una qualche epoca della sua storia, si sono affermate e imposte in altre parti del mondo e pretendono di avere valore universale.

Naturalmente, le spiegazioni che di tali fenomeni unici sono state avanzate divergono, talvolta anche fortemente, fra loro. 


(Segue) 

 Ci proponiamo di affrontare interessanti problematiche del nostro mondo, di quello oggi molto travagliato, delle tante visioni culturali non tutte orientate alla pace, alla solidarietà, alla convivenza delle etnie e delle culture diverse.

sabato 18 luglio 2026

L’antico e il nuovo (2)

Noi genti del terzo millennio
ci distinguiamo dai
greco/romani soprattutto per
la nostra concezione del tempo
e dello spazio
. Mentre le civiltà
antiche avevano una visione
ciclica e si orientavano guardando
al passato come modello insuperabile,
noi viviamo in una società
 iper-connessa, proiettata verso
un'innovazione tecnologica costante,
 con una visione del futuro in continua
 evoluzione.
Per i latini, il futuro era "alle
spalle" perché invisibile, mentre
il passato era davanti agli occhi
come guida morale e sociale. Noi,
 al contrario, tendiamo a svalutare
 il passato per concentrarci
sull'immediatezza del presente
 (presentismo) e sulla pianificazione
del futuro.
 Il confronto con gli antichi

  Abbiamo accennato, nella precedente pagina, al comportamento che sopratutto i politici (… i politicanti?) hanno da sempre mantenuto nel corso della Storia  nello strumentalizzare le ritenute grandezze degli antichi, dei grandi predecessori che hanno lasciato fama. Anche gli antichi Greci usavano opporre i loro anziani, i vecchi di un tempo, ai giovani, alla generazione allora corrente.

 I giovani dell’Antica Grecia venivano definiti in rapporto ai vecchi come “piu’ giovani” e quello del “confronto con gli antichi”, in verità si sostanziava, allora come ancora oggi, nel circoscrivere puramente e semplicemente qualche momento di passaggio di quella che è stata sempre la lunga storia della vicenda umana dai registri molteplici, sfasati, connessi gli uni agli altri come in un gioco ad incastro.

  In realtà perché sussista, possa affrontarsi un confronto storico, servirebbe la compresenza, come oggi ci è possibile effettuare il confronto fra cultura occidentale e cultura giapponese, o cinese. 

  Nel corso delle letture di ricerca, ci e’ capitata una frase di Moliere che più  o meno è così articolata “gli antichi sono gli antichi, e noi siamo la gente di adesso”. E proprio su questa convinzione, per qualche tempo, ci proponiamo sul blog di interrogarci, se effettivamente dopo i millenni trascorsi quei greci, quei romani, ci hanno lasciato qualcosa di interessante o no. Ci piace capire se la politica greca, la democrazia dei loro giorni può ancora dirci qualcosa, seppure in un contesto completamente diverso. Intendiamo chiederci come e se  l’antichita’ influisce sulla tendenza della vita di noi, di noi gente del terzo millennio. E, comunque, in che misura ne siamo debitori.

E’ certo comunque che noi uomini del terzo millennio abbiamo un rapporto complesso e ambivalente con il mondo greco e romano: da un lato in essi intravediamo le radici culturali dell'Occidente (democrazia, diritto, filosofia), dall'altro ci separiamo da loro per mentalità, tecnologia e per una visione del mondo radicalmente diversa. E su questi presupposti, quelle radici intendiamo evocare.

(Segue)


giovedì 16 luglio 2026

L’antico e il nuovo (1)

I brand utilizzano nomi mitologici
 o storici per associare ai propri
 prodotti valori di potenza, bellezza,
velocità e innovazione.
Clio (in greco antico Kleiō,
"colei che rende celebri") è la
musa della storia e della poesia
epica nella mitologia greca.
Renault ha scelto questo nome
per evocare grazia, cultura e
una celebrità destinata a durare
nel tempo. 





 Il confronto con gli antichi

In Occidente si fa partire, complessivamente, la Storia di ogni dove del pianeta, e la nascita della cultura, a cominciare dagli antichi, addirittura dagli Egizi, sino a noi. Dal Quattrocento in poi in tutti i paesi europei e’ stato peraltro avviato (ripreso?) il dibattito e l’opera di conservazione dei monumenti pervenutici dagli antichi.

 Il costruttore automobilistico Renault ha scelto qualche decennio fa commercialmente sensato chiamare Clio uno dei suoi modelli di successo.

 Verosimilmente in questo uso strumentale dell’antichità c’è l’intento di voler civilizzare delle sigle, delle parole “barbare”. L’intento forse è di rendere identificabile, memorizzabile, indipendentemente dal significato d’origine, il contenuto di una differente realtà. 

Una sorta di ammiccamento! Ammiccamento a cosa ? -Renault ha scelto questo nome (Clio) per evocare grazia, cultura e una celebrità appunto destinata a durare nel tempo. -Trojan evocavirus informatici che si nascondono dentro file legittimi e che prendono il nome dal famoso inganno del Cavallo di Troia, descritto nell'Odissea.

 = = =

 Come frequentemente facciamo sul blog, ci proponiamo di avviare una serie di pagine su temi nuovi. Intendiamo leggere per qualche tempo il passato con gli occhiali di oggi. O forse, in realtà, leggeremo il presente con occhiali del passato. Ci servirà ad interpretare la complessità del mondo.

 Buona lettura!

giovedì 18 dicembre 2025

Oggi,….18 dicembre

 Sui Giornali

 =. =. =. =. L’Unesco premia la «Cucina italiana» però quel premio va inteso e riferito al modo in cui noi italiani intendiamo la gastronomia: a quel modo di mettersi ai fornelli, preparare i piatti; ma anche allo stare a tavola, a casa o fuori, e parlare ossessivamente di cibo. La cucina in quanto elemento essenziale che definisce la nostra identità.

=.   =.   =  Quello dell’Unesco è molto verosimilmente un riconoscimento più al valore culturale del cibo che all’arte degli chef professionali o delle nostre mitiche «nonne». È un premio che segnala il nostro rapporto speciale, viscerale, intimo e antico con le materie prime, con la cura e la valorizzazione dell’agricoltura e con la consapevolezza del valore sociale del cibo e del mangiare.

=.   =.   =. Ai nostri giorni la gente mediamente arranca con stipendi (e peggio ancora con pensioni) che non arrivano a fine mese ed e’ sparito persino un certo tessuto connettivo delle città che erano i locali dove c’era cura della materia prima e del servizio e dove si celebrava il rito collettivo del mangiare e bere fra gruppi di amici e parenti.

=.  =.   =.  Nelle città’ ai nostri giorni ad aprire nuovi locali sono hamburgerie, street food, pizzerie ed etnici. E vanno via via chiudendo i buoni ristoranti storici. Ovviamente non si intende demonizzare nessuno, tanto meno le pizze, ma e’ quasi doveroso constatare l’impoverimento progressivo dell’offerta e il cambio repentino di abitudini. Il ceto medio che frequentava i ristoranti non gode più di stipendi tali da poterli frequentare.

=.  =.   =  Tra l’altro bisogna ricordare che decenni fa la materia prima era di qualità e i prodotti arrivavano direttamente dall'agricoltura. Ai nostri giorni i ristoratori non posseggono più il rapporto diretto con i campi; la frutta, la verdura e la stessa carne non arrivano più direttamente dalla fonte produttrice accuratamente prescelta.

mercoledì 10 dicembre 2025

Oggi, ….10 Dicembre

Sui Giornali
 =. =. =. = Putin va via via consegnandosi ai cinesi.  Dopo una lunga melina Putin si è rassegnato a mantenere la promessa fatta tre mesi fa a Xi Jinping, firmando un decreto che abolisce i visti per i cinesi che vogliono entrare in Russia. Sembra un gesto di cortesia, così viene presentato dalla propaganda. In realtà, il Cremlino si piega a una richiesta ineludibile dell’alleato più forte, rinunciando al proprio sovranismo e aprendo le porte a una massa immensa di lavoratori che colonizzeranno la Russia orientale.

=. =. =. = Nei confronti del lunatico Trump, solo deferenza. Il rapporto di Putin con Trump  dev’essere valutato alla luce di un dado che per la Russia è già stato tratto. Nessuno parla di amicizia o di intesa duratura. Le indicazioni informali dell’amministrazione presidenziale ai media rivelano ben altro. La deferenza con la quale viene trattato Donald Trump è dettata dal semplice interesse. Uno Zio Sam lunatico e ricco, da lodare e sfruttare, finché c’è.

=. =. =. = Per Putin la guerra in Ucraina è vitale. L’Ucraina non è la Cecenia, ereditata da Boris Eltsin. Non è la punizione lampo inferta alla Georgia, non è la lontana Siria. In un Paese che ne è forgiato, non tutte le guerre sono uguali. Questa è la guerra esistenziale di Putin, è il conflitto per il quale lui verrà ricordato nei libri di Storia, sua massima aspirazione. Non una figura di passaggio, l’ultimo homo sovieticus, ma un condottiero. E un vincitore, che per essere tale ha bisogno non di apporre la propria firma su un trattato, ma di territori altrui da rivendicare.

domenica 7 dicembre 2025

Oggi, ….7 dicembre

Sui Giornali

 = = = =Quarto anno della guerra in Ucraina. L’ostinazione di Putin. L’orgogliosa e ostinata resistenza di Volodymyr Zelensky e del suo popolo, costituisce al tempo stesso un fastidio e una questione di principio. Il Nuovo Ordine Mondiale non potrebbe mai accettare di avere tra le sue guide una superpotenza, la Russia,  incapace di aggiudicarsi un conflitto locale nella lontana Europa. 

= = = = Al di là delle poche frasi lasciate cadere per tenersi le mani libere in caso di accettazione totale delle proprie condizioni, in Putin non c’è un solo indizio della reale volontà russa di arrivare a una pausa delle ostilità. L’economia che fa sempre più fatica non avrà alcun effetto deterrente, al massimo comporterà una ulteriore torsione autoritaria della quale si stanno intravedendo già i segni, per sopire il malcontento della società russa. 

= = = = E però questa in Ucraina non è la Cecenia, ereditata da Boris Eltsin. Non è la punizione lampo inferta alla Georgia, non è la lontana Siria. In un Paese che ne è forgiato, non tutte le guerre sono uguali. Questa è la guerra esistenziale di Putin, è il conflitto per il quale lui verrà ricordato nei libri di Storia, sua massima aspirazione. Non una figura di passaggio, l’ultimo homo sovieticus, ma un condottiero. E un vincitore, che per essere tale ha bisogno non di apporre la propria firma su un trattato, ma di territori altrui da rivendicare.

mercoledì 26 novembre 2025

Oggi, …26 novembre

 Sui Giornali  

 =.  =.   = Il piano russo-americano. Il piano discusso fra russi e americani prevede il blocco all’espansione della Nato (punto 3, ribadito al punto 7), limita l’esercito di Kiev a 600 mila uomini in tempo di pace (6) e dà solo generiche garanzie per scongiurare nuovi attacchi (10), in base alle quali la risposta militare non sarebbe né esclusa né automatica. Inoltre stabilisce il ritiro delle sanzioni nei confronti della Russia e il suo ritorno nel G8 (13). Stabilisce che la ricostruzione sarà pagata con gli asset russi congelati più altri 100 miliardi pagati dagli europei e che la metà degli eventuali profitti andranno agli Usa (14). In base a quel piano infine la Russia mantiene i territori conquistati e ne ottiene altri (21) e l'Ucraina deve indire nuove elezioni entro 100 giorni (25), mentre ci sarà un’amnistia per i crimini di guerra (26).

=.  =. =Il piano europeo. Gli europei chiedono invece di eliminare il riferimento alla non espansione della Nato (punti 3 e 7) e di innalzare il limite all’esercito di Kiev a 800 mila soldati (punto 6). Accettano che la Nato non tenga truppe in Ucraina, ma solo in tempo di pace (8). E propongono un riferimento più esplicito (10) al meccanismo di Difesa, analogo all’articolo 5 della Nato: in caso di attacco russo, scatta la «risposta militare». Inoltre prevedono che le sanzioni alla Russia siano eliminate gradualmente (13) e che tocchi a Mosca pagare la ricostruzione, lasciando fino ad allora gli asset congelati (14). Il piano europeo stabilisce infine che Kiev non cerchi di riprendere con la forza quanto già conquistato dalla Russia ma che non ceda altro (21), che indica elezioni «appena possibile» (25) e non prevede amnistia per i crimini di guerra (26), ma impegno per le vittime.

martedì 25 novembre 2025

Oggi, ….25 Novembre

 Sui Giornali  

=. =. = In cosa consiste il Pnrr: Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza nasce dal programma di ripresa post pandemia europeo chiamato "Next Generation EU” (NGEU) e spesso definito dai media “Recovery Fund” (Fondo per la ripresa). Per la prima volta, attraverso il debito comune europeo, ciascuno stato membro avrà la possibilità di realizzare un piano di intervento per la ripresa attingendo da un fondo complessivo di 750 miliardi di euro.

=  =. =. Perché l’Italia è ritenuta grande beneficiaria?: L’Italia è il primo beneficiario in valore assoluto del fondo con un valore complessivo disponibile pari a 191,5 miliardi di euro da dividere in sovvenzioni da non restituire (68,90 miliardi) e prestiti da restituire (122,6 miliardi di euro). 

=. =. = L’Italia di suo aggiunge altro? Si, un'iniziativa italiana integra il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) con circa 30,6 miliardi di euro di risorse, stanziati per il periodo 2021-2026. Lo scopo e’ potenziare gli investimenti e coprire ulteriori interventi strategici che completano quelli del PNRR, sia cofinanziando progetti esistenti sia finanziando nuovi progetti in settori come sanità, innovazione, cultura e ambiente.


lunedì 24 novembre 2025

Oggi,….24 Novembre

 Sui Giornali 

=.  =.  = L’Italia che dona risorse umane, già formate. Tanti nostri connazionali, tanti siciliani, tanti contessioti (aggiungiamo noi) emigrano, vanno via, in Germania, Svizzera, Francia, Nord Italia. Alcuni fanno fortuna e conseguono tanto successo  nelle più svariate aree di attività. Tanti di loro possiedono studi seguiti nelle nostre scuole e università pubbliche e vengono apprezzati, ricercati e additati come modello.

=  =  = L’Italia degli indifferenti. L'emigrazione di laureati italiani e’ ormai un fenomeno in forte aumento, con 16.000 partenze nel solo 2023, un record che ha portato ad una perdita netta di circa 97.000 laureati negli ultimi dieci anni. Le cause principali includono salari bassi, contratti precari, mancanza di prospettive professionali e ambienti di lavoro percepiti come tossici. Molti laureati si trasferiscono in Paesi europei come Germania, Francia e Regno Unito, dove trovano migliori opportunità di carriera, stipendi più alti e migliori condizioni di vita.

=.  = . = Viene da chiedersi: se questi (contessioti), siciliani, italiani conseguono affermazioni e successo all’estero, perché la terra nativa non consente loro di esplicare ogni energia a beneficio della Sicilia, dell’Italia?

  =. =. = Per formarsi i tantissimi giovani che emigrano hanno usato le nostre scuole e le nostre università e però nel tempo in cui devono dispiegare il loro sapere e la loro professionalità i benefici, i frutti della loro formazione, vanno ai paesi esteri che li ospitano.

-  -  -

  Qualcuno spiega e giustifica quanto accade nel fenomeno migratorio come declino del Paese Italia.

sabato 22 novembre 2025

Oggi,…22 Novembre

Sui giornali

=. =. =Ernesto Galli della Loggia, giornalistaOltre la finanziaria, oltre Landini e il «campo largo» abbiamo anche altri problemi, e forse persino più importanti, anche se ce ne occupiamo poco o nulla. Ad esempio che l’Italia è un Paese ignorante. Siamo infatti tra gli ultimi in Europa come numero di diplomati di scuola superiore, al penultimo posto per numero di laureati (il 42 per cento degli iscritti all’Università abbandona dopo il primo anno) e con forti squilibri tra Nord e Sud (nel Mezzogiorno solo un giovane su cinque è laureato). Ma non si tratta solo del puro possesso di un pezzo di carta: dall’inizio del nuovo secolo è la qualità complessiva dell’istruzione, anche primaria, che è letteralmente collassata. Altrimenti non ci troveremmo davanti i dati drammatici che ci offre il Censis, secondo il quale sono sempre di più gli italiani che non capiscono un testo scritto e non sanno esporre ciò che vorrebbero dire: praticamente un popolo di semianalfabeti, incapaci di comprendere il contenuto di un qualunque avviso pubblico o di raccontare la trama di un film

L’articolo 53 della nostra costituzione stabilisce che tutti sono tenuti a contribuire alle spese pubbliche in base alla propria capacità economica e che il sistema tributario deve essere progressivo. 

=. =. =Paolo Fallai, giornalista: …. chi ha un reddito maggiore paga (dovrebbe pagare) una percentuale di tasse più elevata. Proviamo a vedere cosa succede nella realtà: il 43% degli italiani non versa neanche un euro di Irpef, che sarebbe la tassa sulle persone fisiche, perché non ha redditi o comunque non li dichiara. I dati dell’osservatorio sulle dichiarazioni Irpef 2024 sono stati presentati alla Camera a fine settembre. Il 54% della popolazione ha redditi mediani inferiori a 10 mila euro lordi l’anno. L’esodo è diventato ancora più massiccio con l’introduzione della flat tax. Si stima che circa due milioni di contribuenti, il 50% delle partite Iva, sia escluso dall’Imposta sulle persone fisiche, restando sotto i tetti che consentono di versare solo il 15%. 

… Chi paga le tasse (tutte) sono evidentemente i lavoratori dipendenti, cui vengono tolte alla fonte e quindi quei soldi non li vedono proprio. Naturalmente della sanità (medici, ospedali, farmaci), della scuola (insegnanti, edifici), della sicurezza (forze dell’ordine) usufruiscono tutti, quelli in regola con le tasse e i «furbi» che aspettano il condono o possono risiedere a Montecarlo.

martedì 23 settembre 2025

Il Cittadino e la Pubblica Amministrazione

Stato di Famiglia. Cosa succede ai fini dell’Isee se spunta pure il nonno?

Ai fini dell'ISEE il nucleo familiare del dichiarante è generalmente costituito dai soggetti che compongono la famiglia anagrafica alla data di presentazione della DSU. Precisato che la DSU è la dichiarazione necessaria per calcolare l’ISEE ai fini dell’accesso alle prestazioni sociali, la normativa vigente prevede che è possibile avere stati di famiglia diversi rispetto alle persone che risiedono nella stessa abitazione, ma solo se i conviventi non sono legati da rapporti di coniugio o di parentela. 

Se però si abita con i familiari stretti come possono essere, ad esempio, i genitori, i nonni o il coniuge lo stato di famiglia deve essere unico. Il nonno rientrerà pertanto nel calcolo dell‘ISEE.

lunedì 22 settembre 2025

Il Cittadino e la Pubblica Amministrazione

Case disabitate. Cosa si paga in termini di tributi ?

La prima cosa da fare quando un locale è disabitato è disdire i contratti delle utenze (luce, gas, acqua), dopo di che, se la casa è anche priva di mobili, la Tari (tassa dei rifiuti) non andrà pagata. 

E però, nonostante la casa sia disabitata, non ammobiliata e priva di utenze domestiche, l'Imu deve essere pagata.