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lunedì 5 ottobre 2026

La Sicilia, la Valle Belice del tempo che fu

 Vincenzo Guarrasi è un noto geografo e antropologo italiano, professore emerito di Geografia presso l'Università degli Studi di Palermo. Formatosi inizialmente come antropologo, ha dedicato la sua lunga carriera accademica (insegnando dal 1977 al 2017) all'esplorazione dei legami tra territorio, cultura e società. Tra le sue principali aree di ricerca figurano la geografia culturale e urbana, lo sviluppo locale, le migrazioni internazionali nel Mediterraneo e il concetto di "città cosmopolita". Ha ricoperto ruoli istituzionali di rilievo all'interno della comunità geografica italiana, tra cui quello di vicepresidente dell'Associazione dei Geografi Italiani (AGEI). È inoltre autore di numerose monografie e saggi accademici, tra i quali spiccano:

La condizione marginale

La città cosmopolita. Geografie dell'ascolto

La tempesta perfetta. Quando l'umanità iniziò a cospirare contro se stessa (pubblicato dalle Edizioni Museo Pasqualino).

Del professore ci e’ capitato leggere un testo circa l’uso della “pietra” nell’edilizia siciliana. Il testo è risultato interessante, perché a chi ha età avanzata, ricorda l’edilizia contessiota e non solo, del pre-terremoto nella Valle del Belice ‘1968’. Il brano è parecchio lungo e sul blog osiamo pigliare solamente le prime due pagine del libro ad impronta antropologica.

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La cartina coglie
l’area belicina.

L'
urbanistica contadina
 siciliana 
(o habitat rurale) 
si esprime storicamente
attraverso un dualismo
unico: 
l'accentramento
urbano
 della popolazione
nei borghi (la cosiddetta
 "città-paese") e la rete
di presidi isolati nel territorio
 (le masserie), entrambi
nati per rispondere alle
esigenze del latifondo, del
clima e della difesa.


Scritture di pietra, come tatuaggi, modellano il paesaggio siciliano. Segni dell'azione dell'uomo, intesa a plasmare e a riplasmare continuamente il proprio ambiente, ritroviamo nella ragnatela di muri a secco della regione iblea, nelle pazienti opere di terrazzamento che sospingono verso l'alto le colture arboree lungo i fianchi dell'Etna, nei ciottolati e nei lastricati dei centri storici minori, nei fabbricati, infine, dell'edilizia pubblica e privata, civile e religiosa.

In poche altre regioni del mondo, d'altronde, come nel bacino del Mediterraneo, l'architettura della pietra poteva trovare un ambiente piú favorevole al proprio sviluppo. La pietra da costruzione per eccellenza, infatti, non è certo il granito che si scheggia sotto il piccone o il martello, ma il calcare che si lascia tagliare dal cesello, sezionare in forme regolari, aggiustare e combinare nelle forme piú diverse. La pietra calcarea, dunque, che già domina il paesaggio mediterraneo naturale, perché raramente la vegetazione la ricopre di un manto cosí folto da impedirle di apparire a nudo, dà la propria impronta indelebile anche al paesaggio umano realizzando una particolare continuità tra natura e cultura, ambiente urbano e rurale. Spoglio delle proprie essenze vegetali spontanee per l'intensità delle colture e il morso delle greggi, per la pratica plurisecolare del debbio e gli incendi dei pastori, che ne hanno progressivamente ridimensionato e degradato la superficie boschiva, il mondo mediterraneo consegna alla pietra la propria immagine di paesaggio interamente costruito, straordinaria amalgama di natura e cultura (Vidal de La Blache 1948, 155).


A partire dal tardo Medioevo in Sicilia, come in altre regioni dell'Europa e del Mediterraneo, la pietra è andata soppiantando il legno nelle opere architettoniche (Guidoni 1980, 80). Lentamente, ma inesorabilmente. La civiltà della pietra ha richiesto secoli per costituirsi. E stato necessario sfruttare le cave, scegliere le pietre di piú facile lavorazione e che in seguito induriscono all'aria. È stato necessario investire su un lungo arco di secoli (Braudel 1982, 247).


Contessa Entellina
L'edilizia contadina 
prima del terremoto
del Belìce del 1968
 rifletteva
fedelmente l'economia
latifondista, la cultura
agraria e la specifica
matrice identitaria 
arbëreshë (italo-albanese)
che caratterizzavano
questo lembo della Sicilia
occidentale.

Sebbene le scosse 
del 1968 abbiano 
imposto una parziale 
delocalizzazione e la 
nascita di nuove aree 
urbanizzate, il centro 
storico di Contessa 
Entellina è riuscito a 
preservare gran parte 
del suo antico tessuto 
edilizio rispetto a borghi 
vicini completamente 
rasi al suolo (come 
Poggioreale o Gibellina)




Ma è probabile che in questa area abbia preso forma la nozione di «patrimonio edilizio». È qui, infatti, piú che altrove, che una casa dura e continua a testimoniare nel tempo la lentezza di civiltà o di culture, ostinate a conservare, maniere, ripetere. Quanto è naturale, d'altronde, la ripetizione dove i materiali di costruzione variano poco e in ogni regione si impongono precise costrizioni. Costrizioni, spesso, di lunga durata (Braudel 1982, 246). Dalla scelta di costruire in pietra i luoghi dell'abitare, discendono, infatti, alcune conseguenze: i materiali idonei a un tale impiego sono rari perché essi devono resistere non soltanto alle risposte climatiche e all'azione distruttiva degli agenti atmosferici, ma anche alla degradazione che deriva dall'azione del tempo. I materiali da costruzione vengono scelti, pertanto, in relazione alla durata che sono in grado di assicurare al manufatto edilizio. 

La durata diviene cosí la dimensione chiave dell'abitare nella regione mediterranea. Non è cosí ovunque. In numerose società le costruzioni hanno una vita assai breve e sono spesso abbandonate o distrutte quando il proprietario muore. All'inevitabile, e umano, trasalimento di fronte al grande mistero che avanza, alla linea d'ombra che tutto tende ad abbracciare, l'uomo mediterraneo ha risposto, cercando di rendere visibile il tempo e i sentimenti, di costringerli a assumere dimensioni spaziali, di dare alle proprie relazioni con il mondo le forme della pietra (Tuan 1978, 97).

Uno dei problemi fondamentali di ogni tipo di architettura è quello della copertura. Per definire uno spazio chiuso, infatti, occorre che esso sia separato dall'esterno da ogni parte, anche da quella superiore. Ma per dotare la costruzione di un tetto, che la ripari efficacemente dagli agenti atmosferici, bisogna aftrontare il problema della gravità. Ogni struttura necessita di due componenti: un elemento di tensione orizzontale che raccolga le forze e un elemento verticale che possa resistere a queste ultime per trasmetterle al suolo. Intuitivamente è manifesto che il nodo fondamentale è costituito dall'elemento di tensione orizzontale (quello che chiude lo spazio) e che sono le caratteristiche di questo elemento ad avere un'influenza essenziale sulla forma della costruzione stessa (Raport 1972, 144).

L'insieme delle forze di gravitazione e la loro trasmissione al suolo esigono in generale dei materiali resistenti alla tensione e alla pressione. 

In Sicilia sono comunemente usati materiali organici come il legno, le canne o altre fibre vegetali intrecciate, privilegiati, per le loro doti di leggerezza e di elasticità, a loro volta ricoperti, per garantirne l'impermeabilità, da tegole in terracotta. Molto diffuso e dai tempi più remoti è il ricorso a volte, archi o cupole, che garantiscono gli effetti di leggerezza e di elasticità, grazie alle proprietà intrinseche alla stessa forma geometrica. 

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(Il testo procede, interessante ancora per più pagine, ma noi ci fermiamo qui. Abbiamo voluto evocare, la realtà urbana ostica delle società  contadine siciliane, ricalcata come in ogni territorio dell’Isola pure nella Valle del Belice del tempo andato, ed ovviamente anche nella nostra Contessa Entellina. Realtà, quella, frutto della società affermatasi dal quattro/cinquecento agli anni sessanta del Novecento).





mercoledì 1 luglio 2026

Terzo millennio (1)

Il terremoto del Belice del 1968
ha stravolto radicalmente lo
stile di vita locale,
trasformando antiche
comunità agricole in una
società segnata per decenni
dalla precarietà delle
baraccopoli, da lunghi
ritardi nella ricostruzione
e da una forte spinta
 all'emigrazione e allo
spopolamento.

Il post-terremoto ha
causato un esodo massiccio
verso il nord Italia o 
verso l’estero.


 La casa post-terremoto ‘68

 Capita confrontarsi con conoscenti o amici ed evocare gli anni giovanili, gli anni di studio, i vari transiti da un impegno lavorativo ad un’altro. E’ capitato pure evocare il vivere a Contessa Entellina quando l’ambiente edilizio, residenziale, abitativo era quello pre-sisma ‘68. Da una di queste evocazioni e’ spuntata l’idea di tratteggiare sul blog i cambiamenti di stili di vita e sopratutto i cambiamenti delle nostre abitazioni, del nostro paese rispetto alla realtà socio-umana pre-terremoto.

  Per andare avanti per qualche tempo sulla tematica tratteggiata nel corso della chiacchierata, serve  ovviamente la memoria e l’apporto collettivo, se consideriamo che le case delle famiglie nel corso dei decenni successivi all’evento “terremoto ‘68”, a ricostruzione dell’abitazione avvenuta, e’ andata riempendosi di arredi e apparecchiature che rispetto al vivere nel ventennio successivo alla seconda guerra mondiale tendono a risparmiare fatica e tempo (dalle stufe, o dagli impianti di riscaldamento, alle lavatrici, dall’aspirapolvere alla lavastoviglie, oltre che alla tv ed altri ancora).

 L’irrompere del mondo esterno all’interno delle nostre case è verosimilmente andato di pari passo con la riduzione degli spazi e le occasioni di incontro pubblici del paese, della comunità.  Si è prolungato il tempo passato entro le mura domestiche e nel contempo si sono svuotati i tanti circoli e ritrovi pubblici del periodo pre-terremoto. E, non ci riferiamo, per intanto, al fenomeno migratorio. 

(Segue)

 

lunedì 9 marzo 2026

La casa (6)

La casa non è semplicemente
un bene materiale o un insieme di
metri quadri, ma rappresenta un
complesso sistema di valori che
spaziano dall'emotivo al sociale,
fino all'economico. Essa è
considerata il "guscio" che
protegge, il luogo della
memoria e l'estensione della
nostra personalità.
E’ 
il luogo degli affetti, dove si
costruiscono e conservano i
ricordi più preziosi (feste, cene,
momenti in famiglia).
Rappresenta un "rifugio" che
offre sicurezza, calore e intimità.






 Valori simbolici

Ricordo che negli anni successivi al sisma 1968, che a Contessa Entellina causò la morte di una ottima  persona, Agostino Merendino, e il danneggiamento del vecchio modo di costruire e vivere le abitazioni, la preoccupazione di tanti, degli amministratori e pure dei tanti professionisti tecnici coinvolti nel processo della ricostruzione, fu se procedere al ripristino del vecchio sito abitato o se (come peraltro avvenuto in più centri della Valle del Belice) spostare totalmente, o parzialmente, il centro abitato. Il dibattito, in ambito politico-culturale fu ampio e lungo. L’allora sindaco, Francesco Di Martino, dedicò mesi e tanto impegno sociale e politico-amministrativo nel confronto sia con i tecnici, che numerosi furono impegnati in tutta la Valle dall’Ispettorato Zone Terremotate, che con la popolazione che settimanalmente veniva ascoltata nelle Assemblee cittadine che si svolgevano nel “capannone” di via Palermo. 

La casa, della casa si parlò, si discusse e ci si confrontò per parecchio tempo, per mesi e verosimilmente anni. Di quegli anni, di quei confronti, che talora erano in ambito comunitario divaricanti, conservo memoria e pure registrazioni destinate a futura memoria. Sono infatti documenti di passione, di impegno e di coinvolgimento cittadino. E non poteva che essere così in quegli anni e in quel contesto umano e sociale.

Contessa Entellina, in quella realtà umana successiva al sisma 1968, scopri’ oltre alla necessità di avere, riavere le abitazioni, scopri’ il valore simbolico che la casa, l’abitazione, possiede. In quella vicenda post terremoto si crearono legami profondi tra casa e comunità, tra dialettica continua su spazi privati e spazi pubblici e in quel lungo evento temporale della ri-costruzione delle case, in tanti che allora eravamo giovanissimi, abbiamo conosciuto i cambiamenti che la contemporaneità ci presentava al seguito di un dramma, di un devastante terremoto.

-  -  -

  Contiamo di dover sviluppare sul blog un ampio capitolo su “La casa e i suoi valori simbolici”.


sabato 7 marzo 2026

La casa (6)

La Sicilia sta attraversando una
profonda crisi demografica e
strutturale, definita da molti
osservatori come una vera e
propria 
fuga generazionale.
 Tra il 2000 e il 2020, oltre 
500.000
siciliani
 hanno lasciato l'isola, e il
fenomeno ha continuato a ritmo
sostenuto anche negli anni
successivi, con circa 15mila
persone che lasciano la
regione ogni anno, di cui
7mila giovani laureati.






La piazza si svuota

E’ venuto a trovarmi una persona, un conoscente di Sambuca di Sicilia. La prima osservazione che ha fatto è stata: ma la gente dov’è? Non ho incontrato nessuno a cui chiedere dove tu abitassi. Ho cercato una risposta che non riuscivo a facilmente trovare, con immediatezza, ed ho detto: noi di Contessa siamo persone laboriose, nelle ore diurne siamo impegnate nei lavori sia domestici che in campagna. Ho raccolto il sorrisetto dell’amico e siamo passati a discutere, generalizzando, sulla realtà delle zone interne della nostra Sicilia, afflitte dalla fuga dei giovani e dalla assoluta incomprensione del fenomeno da parte della politica e di coloro, che per loro scelta, si dedicano alla cosa pubblica.

Dal post terremoto del 1968, lo abbiamo constatato tutti,  noi che viviamo nella realtà del  Belice, una delle conseguenze, fra altre, è stata la trasformazione culturale indotta dalla fine dell’agora e dal conseguente isolamento dei pochi residenti, in gran parte con età media più alta della media nazionale.

 Questa realtà di desertificazione non è legata al concetto di spazi pubblici più o meno sicuri. Tutte le realtà regionali della Sicilia, comprese quelle del Belice, ai nostri giorni, godono di buone caratteristiche di civiltà e di urbanità. La realtà vera è che si può avere un ambiente ostile anche se abbellito e reso gradevole con del verde davanti casa e negli slarghi urbani.

 Il sussistere del livello dell’eta’ media dei residenti al di sopra di quello regionale e/o nazionale, già di per sé, esprime “più di un libro di sociologia” e fa capire quale è il quadro sociale, umano dell’intera area del  Belice, di Contessa E. ed un po’ in linea generale del Meridione italiano.

 ____

Del vivere e dell’abitare nell’area del Belice, a Contessa Entellina, contiamo di intrattenerci sul blog per qualche tempo sul blog.

mercoledì 25 febbraio 2026

La casa (5)

La Sicilia sta affrontando, fra le
tante situazioni disagevoli, pure 
una grave crisi climatica che
vede oltre il 
70% del suo territorio
a rischio desertificazione
 entro
tempi brevi, …. (a brevissimo
termine)con un impatto
devastante sull'agricoltura e, di
conseguenza, sulle tradizioni
popolari, le sagre e le feste di
paese.
 Il tessuto sociale
gravemente insidiato dal flusso
ininterrotto migratorio dei giovani,
sta portando allo spopolamento dei
borghi rurali
(e alla desertificazione culturale).








 Riflessioni “Le case del Belice e lo spopolamento ”. 

 Il futuro di ogni comunità, società umana, dipende dal sapere selezionare e scegliere fra le imbarazzanti quantità di futuri possibili e che ci vengono suggeriti, nell’ambito sociale e politico del nostro vivere in alternativa. In questo la cultura corrente, sopratutto la politica ed in generale il pensare delle società umane, non hanno dimostrato nelle aree del Meridione italiano grande capacità di riadattamento. 

 C’è una asserzione di un economista americano, Julian L. Simon: “Una previsione basata su dati del passato può ritenersi solida se si ritiene ragionevole  partire dal presupposto che passato e futuro appartengono  allo stesso universo statistico”.  Questo commento è illuminante su quanto accaduto nella Valle del Belice, a Contessa Entellina in particolare, su cui disponiamo abbastanza dati per verificare come i cambiamenti di assetti strutturali e sociali post sisma 1968 hanno anche interessato i precedenti strumenti d’osservazione del vivere umano tradizionale. 

 Il senso di quanto precede e’ che il ritmo del cambiamento sociale ed umano, che è sempre comunque veloce, va sempre misurato dai riferimenti storici: i fenomeni sociali procedono in modo non uniformi, i risultati finali diventano percettibili soltanto a balzi. 

= = = 

 Entreremo meglio sul senso di quanto riportato sopra, quando proseguendo sul discorso del mancato decollo del Mezzogiorno, dello spopolamento e della trascuratezza delle aree interne dell’Isola  e quando contestualizzeremo, in termini sociologici e poi economici, il tema della casa, il processo dell’urbanizzazione e l’inarrestabile flusso migratorio dall’area del Belice e più specificatamente del Corleonese e da Contessa Entellina.

  

martedì 24 febbraio 2026

La casa (4)


Riflessioni “Le case del Belice e lo spopolamento ”.
 

I cambiamenti urbanistici ed edilizi nel nostro centro, Contessa Entellina, conseguenti al lungo processo della ricostruzione post-terremoto del gennaio 1968, valutati con ottica e pensiero sociale, fanno dire che il ritmo del cambiamento, non soltanto qui ma in tutta la Valle del Belice, è misurato sulla base dei riferimenti storici, nel senso che i fenomeni, tutti i processi sociali, procedono in modo non uniforme e i risultati, diventano percettibili soltanto a balzi. Detto diversamente: il nuovo contesto urbanistico ed edilizio locale di Contessa E. ha alterato i termini in base ai quali si conduceva la vita contadina. E poi, a ritmo più accentuato,  in conseguenza del processo della ricostruzione edilizia del post-terremoto ‘68.

Le nuove progettazioni sia urbanistiche che edilizie degli anni sessanta del Novecento hanno spazzato via dall’interno dell’abitato di Contessa E. ogni cenno tipico della società contadina (=stalle, pagliere, ovili negli slarghi pubblici etc.), anche perché il mondo rurale-contadino già negli anni sessanta del Novecento aveva subito un forte arretramento con l’avvio delle istituzioni europee (MEC), il cui effetto in tutto il meridione italiano fu l’avvio di un robusto processo migratorio. 

 Il successivo processo della ricostruzione, in tutta la Valle del Belice, è stato lungo, difficile, a volte contrastato e largamente non capito (e addirittura fortemente avversato)  da tanti, ma ha portato cambiamenti molto, molto, profondi;  si è verificata una vera rivoluzione abitativa, che ha inesorabilmente trasformato la società rurale di sussistenza pre-sisma in una società, se non più prospera sul piano economico, in una realtà più urbana e civile.  Avremo modo, nel lungo tempo che ci siamo assegnati per fotografare sul blog la realtà territoriale locale, e dell’intero Belice, per capire se si è trattato di una società più ricca e più gradevole, oppure (come pensiamo) quel processo di ammodernamento post-terremoto necessitava di essere ulteriormente completato con tutte le iniziative a sfondo di crescita e sviluppo economico territoriale. Da subito affermiamo che si tratta di una comunità, di più comunità, nella Valle del Belice, che sono sicuramente più urbane di come erano negli anni precedenti il terremoto.

Guardandoci all’indietro ci proponiamo di percorrere il quasi sessantennio che ci separa da quella notte del gennaio ‘68, e sopratutto di tratteggiare il lungo lavoro politico svolto dai sindaci e dagli amministratori del Belice, per uscire dalla realtà sociale ed economica prettamente contadina di allora, quando di case, di edifici, definibili tali ne esistevano ben pochi localmente e nella Valle.

_ _ _ 

 Pigliando spunto dal tema della “casa”, contiamo nel lungo tempo di impegnarci sul blog  in percorsi (o riflessioni)  di natura politica, economica e sociologica per fotografare la realtà dell’entroterra Siciliano (non solamente della Valle) tenendo presente che le case e l’avvenuta ricostruzione post-terremoto, hanno senso e prospettiva se sul territorio contestualmente esiste il lavoro.  Questo sarà un filone socio-culturale che ci proponiamo di svolgere, ma non sarà l’unico filone del blog che  rinnoveremo sotto più profili nei contenuti.

venerdì 20 febbraio 2026

La casa (3)

 Riflessioni “Le case del Belice e lo spopolamento ”.

Qualcuno, capita che incontrandoci, chieda: ma dove stai? non ti vedo in giro! Effettivamente tanti di noi cogliamo, a prescindere dalle situazioni legate all’età o alla salute, che il modo di vivere di noi contemporanei è molto diverso dal vivere (dal trascorrere il tempo libero) di trenta o quarant’anni fa, quando nei paesi di provincia si trascorreva tanto tempo libero in piazza, all’interno dei circoli e pure dei bar. In quei posti ci si incontrava fra compaesani, fra amici, compagni di partiti politici e si apprendevano novita’ di vita sociale e in generale notizie di vita civica.

Ai nostri giorni il modello di vivere la cittadinanza locale è di molto differente dal periodo pre-terremoto, tanto per indicare un fenomeno di svolta che in quest’area di Sicilia ha alterato ogni stile di vita, compreso, per restare in tema, il modo di socializzare in ambito comunitario.

 Esiste una vastissima produzione letteraria sulla trasformazione antropologica avvenuta nell’area belicina dal post-sisma ‘68, consequente al passaggio dalla prevalente società contadina post-seconda guerra mondiale all’odierno modello di vita retta su diversi moduli di convivenza e su diversi spazi lavorativi. Anche la tecnologia (o come dicono tanti amici, la meccanizzazione) ha contribuito a mutare il modo di vivere l’attività  agricola di ciascuno.

La disoccupazione nel Meridione d'Italia
resta strutturale.




A Contessa, come in tutte le comunità del Belice, disponiamo di abitazioni che con quelle precedenti al sisma che ha colpito la Valle del Belice nel 1968 non hanno più molto a che fare, suggerisce qualcuno. Con questo suggerimento in realtà l’interlocutore vuole dire che persino il processo e le conseguenze della ricostruzione post-terremoto ‘68 ha portato, o prodotto, conseguenze spaziali e di decentralizzazione che hanno spinto tutti coloro che non sono finora emigrati a vivere in assetti di isolamento e di doversi spostare per le esigenze esterne all’abitazione ricorrendo alla mobilità automobilistica. Il vivere contessioto, conclude l’interlocutore, oggi dispone di ampi spazi domestici e pure ampi spazi pubblici in paese, ma per interloquire col prossimo bisogna ricorrere alla mobilità automobilistica dal momento che nell’abitato con capienza per più migliaia di potenziali residenti vivono, persino con attestazione anagrafica pochissime persone, in buona parte anziani pensionati.

(Segue). 



martedì 17 febbraio 2026

La casa (2)

 

Quello di Niscemi non è solo un caso
di sfortuna geologica.


Nell’area compresa tra 0 e 50 metri dal
burrone insistono 201 fabbricati, nella
fascia tra 50 e 100 metri 240 e, infine,
negli ultimi 50 metri si trovano 439
edifici, per un totale di 880.




Riflessioni “dal Belice a Niscemi”.

Sempre sono avvenuti cambiamenti all’interno dei centri abitati e all’interno delle abitazioni che in essi insistono. Il ritmo dei cambiamenti, nei tempi più prossimi pare, si ha quanto meno la sensazione, stia assumendo però ritmi più veloci.  Guardandoci alle spalle, noi di Contessa Entellina, possiamo constatare quanto questi cambiamenti nell’area del Belice si sono susseguiti inesorabilmente l’un l’altro, e quanto imprevedibili fossero le conseguenze in quegli anni sessanta del Novecento, quando l’intera area era fra le più trascurate in termini socio-politici  dell’Isola e quando l’edilizia, abitativa e non (in stragrande prevalenza), risaliva a secoli addietro, frequentemente al periodo della fondazione del paese.

La questione cambia se ci si chiede fino a che punto e’ possibile (1) prevedere le catene di eventi  o (2) aiutare  a evitare le conseguenze più indesiderate. Il problema è che frequentemente non mancano  i profeti, ma piuttosto il contrario: e dobbiamo ammettere che quasi tutto ciò che è accaduto nel caso di Niscemi, era stato profetizzato e persino riportato (per quanto abbiamo potuto cogliere) nei carteggi urbanistici.

Nel 2009 è stata individuata, a Niscemi,
una fascia di 50 metri dal perimetro della
frana del 1997 in cui demolire gli edifici, ma
oggi il raggio del rischio reale coinvolge oltre
 1.500 persone che vivono entro 150 metri
dal ciglio della frana che si è enormemente
estesa.





Il vero problema dopo il verificarsi di qualsiasi evento catastrofico e’ sempre stato di selezionare e scegliere fra le imbarazzanti quantità  di futuri suggeriti in alternativa. Su questo versante le capacità umane non sempre si sono dimostrate all’altezza della situazione. Vero che il noto economista americano Julian L. Simon ha scritto: “una previsione basata su dati passati può essere solida se si rivela ragionevole partire dal presupposto che passato e futuro appartengono allo stesso universo statistico”. Questo commento è particolarmente importante nell’intento urbanistico che ci proponiamo di perseguire per alcune pagine del blog. E’ importante anche perché i cambiamenti che hanno interessato gli strumenti d’osservazione tradizionali sono tanti e significativi.

(Segue)

sabato 7 febbraio 2026

La Casa (1)

Il rischio, come in più luoghi,
nel Belice, e’ lo sradicamento
comunitario di tanta gente.

A Niscemi (2026): Una vasta
frana, innescata dal 
ciclone
Harry
, ha riattivato un fronte
geologico già noto dal 1997,
minacciando porzioni del centro
abitato e costringendo a
numerosi sgomberi. La
popolazione locale ha espresso
forte rabbia contro l'ipotesi di
essere trasferita in nuove aree
residenziali isolate, rifiutando
quello che definiscono il
"destino del Belice": vivere
in città svuotate di storia e
ricordi.








Riflessioni “dal Belice a Niscemi”.

 Gli eventi accaduti pochi giorni fa a Niscemi sono di una gravità enorme che la Politica proverà a scaricare sul “fato”, sul destino ineluttabile e prestabilito. Ed invece non di fato si tratta ma di pessima politica, di incompetenza e persino di cattiveria umana. Costruire in prossimità di burroni non ha nulla a che fare col “fato”.

 Quello della “ Casa” è uno dei grandi temi dell’Ordinamento giuridico italiano e, sopratutto un tema che le Amministrazioni Locali della Valle del Belice conoscono, o dovrebbero conoscere molto bene, perché fino a ieri .. non si poteva essere amministratore locale di questa parte di territorio siciliano se non si aveva dimestichezza con la legislazione urbanistica che presidiava il lungo processo di ricostruzione della “Valle”.

 Quando i media hanno iniziato a diffondere le notizie su quanto -pochi giorni fa- stava accadendo a Niscemi, chi scrive non poté che ricordarsi di quanto Francesco Di Martino teneva a che amministratori, dipendenti comunali, e cittadinanza fossero continuamente coinvolti nella conoscenza della normativa urbanistica, che nel dopo sisma del 1968 coinvolse la Valle del Belice nel complesso processo della ricostruzione.

  Proprio il ricordo delle settimanali Assemblee Cittadine che Di Martino, per più anni, indisse, (molte all’interno di quello che tutti indicavamo come il baraccone di Via Palermo), al fine di coinvolgere la cittadinanza nella lotta, e pure nella consapevolezza dei troppi ma necessari passaggi per arrivare alla Ricostruzione, e’ spuntata l’idea di riportare sul blog l’essenziale (ma completo) quadro urbanistico del processo di ricostruzione (e di salvaguardia del territorio). 

  Con relativa frequenza pertanto sul blog riporteremo la disciplina urbanistica e quella edilizia vigente allora, ma nelle grandi linee tuttora valida. Lo faremo per un certo lasso di tempo  ma, speriamo, sufficiente per cogliere nello spirito di educazione civica, che amministratori pubblici e cittadini tutti dobbiamo sempre coltivare nell’interesse collettivo e in quello di gruppo familiare.

= = = 

mercoledì 14 gennaio 2026

Valle del Belice: (1968 - 2026)

  La Valle del Belice, protagonista sopratutto a Gibellina (Capitale Italiana dell’Arte contemporanea) in questi giorni, svolge un programma celebrativo della sua rinascita post-terremoto 1968, mentre si svolgeranno anche le celebrazioni per l'anniversario del sisma con momenti di memoria e riconoscenza per la ricostruzione. Il territorio della cittadina, ricco di arte e storia (come il Cretto di Burri a Gibellina), si conferma un esempio di resilienza culturale, con eventi che spaziano dall'arte all'enogastronomia, culminando in iniziative che coinvolgono la comunità e la memoria storica. Commemorazioni del tragico evento del gennaio ‘68 sono pure previste a Santa Margherita di Belìce e in altri paesi, con cerimonie dedicate alla memoria delle vittime e al riconoscimento delle figure chiave della ricostruzione, a cui noi contessioti di certo annoveriamo Francesco Di Martino.

 L’intera Valle in un certo senso è ai nostri giorni -più o meno- un luogo dove arte contemporanea, architettura e sopratutto memoria storica si fondono, con opere, urbanistiche e fabbricati post-sisma, seppure non ovunque e non in tutti con pari sentimenti, se qui da noi, a Contessa Entellina, l’evento pare passi sotto tono. Eppure noi tutti residenti, fruiamo di abitazioni riedificate nel post terremoto ‘68 e abbiamo perso in quell’evento sismico un ottimo concittadino che per tanti di noi era un amico e per tutti era un concittadino: Agostino Merendino.


martedì 13 gennaio 2026

Valle del Belice: Gibellina

La Valle del Belice è una
splendida area della 
Sicilia occidentale, segnata
dal devastante terremoto
del 1968 che distrusse e
danneggiò tanti paesi.
La nuova Gibellina e’
rinata grazie ad un progetto
di rinascita artistica  unica
al mondo. Con Gibellina
nuova e’ diventata un
museo a cielo aperto di
arte contemporanea e
la “vecchia” Gibellina
trasformata nel
monumentale e 
Inquietante Creto di
Alberto Burri, simbolo
di memoria e Land
Art.










Gibellina, ecco il futuro: Mostre, residenze, laboratori: la prima Capitale italiana dell’arte contemporanea.

*  *  *

Il prossimo 15 gennaio. Una data spartiacque per Gibellina: in quel giorno cade l’anniversario del sisma che 68 anni fa ne cambiò il volto per sempre. «È un gran privilegio per una piccola cittadina del sud Italia — ha aggiunto il sindaco del centro in provincia di Trapani, Salvatore Sutera —. Ma è anche un’occasione di rilancio contro lo spopolamento degli ultimi venti anni e un’opportunità per generare nuove energie per i giovani. In quest’ottica confidiamo che dopo questa grande sfida del 2026, il governo regionale e quello centrale rinnovino il loro sostegno perché Gibellina possa continuare a crescere».

Cinque le aree direttrici lungo le quali si dipanerà il percorso artistico e culturale del prossimo anno: 

===le mostre, 

===le residenze, 

===le arti performative, 

===l’educazione 

===e la partecipazione,

=== e infine i simposi, 

===le conferenze 

===e le giornate di studio. 

   L’illustrazione nel dettaglio di quanto accadrà è affidata ad Andrea Cusumano, direttore artistico di Gibellina 2026 che tra tanti cita per esempio le videoinstallazioni di Masbedo e Adrian Paci nello spazio del teatro di Pietro Consagra, la grande mostra del Mediterraneo, i prisenti, drappi processionali realizzati da grandi artisti, o l’installazione del francese Philippe Berson, ma anche Domestic displacement e Circle of life di Richard Long. 

    Nella città in cui il Grande Cretto di Alberto Burri scolpisce nell’eternità del marmo bianco i confini — anche stradali — della distruzione trasformandola in un’opera d’arte, o l’incompiuto teatro Consagra diventa una scultura vivente in calcestruzzo, in cui convivono il Sistema delle Piazze di Franco Purini e Laura Thermes con la Montagna di Sale di Mimmo Paladino, troveranno spazio poi musica, cinema, teatro e performance artistiche di protagonisti della scena nazionale e internazionale, come Regina Josè Galindo ed Emilio Isgrò. 

   Giovani artisti, studenti e comunità cittadina saranno invece i protagonisti delle residenze, che troveranno spazio nella sede della Fondazione Orestiadi e nell’ex chiesa di Gesù e Maria, restaurata e riaperta per l’occasione, come pure di laboratori e progetti, mentre le università, dalla Luiss alla Sapienza, dall’Accademia delle Belle arti di Venezia a quella di Palermo, daranno vita a dibattiti sull’arte contemporanea.

   «Il programma delle attività valorizzerà il Mediterraneo, l’arte femminile, gli artisti siciliani viventi — ha aggiunto Cusumano —. Ci sarà spazio per un richiamo a L’Aquila, altra città che ha vissuto la stessa lacerante ferita del terremoto nel 2009 e che nel 2026 sarà Capitale italiana della cultura, ma anche per la musica, con il premio Merz e la nascita dell’orchestra filarmonica».

mercoledì 7 gennaio 2026

Valle del Belice 2026 (1)











 Lo Spopolamento

La Valle del Belice affronta ormai da decenni (per non dire da un paio di secoli -Ottocento e Novecento-  come nel caso specifico di Contessa Entellina) il problema dello spopolamento, ma di iniziative bloccanti sul piano sociale ed economico finora non se ne colgono. Meno ancora sul piano della politica amministrativa locale, regionale e nazionale. Anzi il fenomeno di anno in anno mostra segni di accelerazione..

Riferendoci a Contessa Entellina  sappiamo che nel 1861, anno ufficiale dell’instaurazione del Regno d’Italia la popolazione residente era composta da 3347 unità. In questi primi giorni del 2026 secondo dati ufficiali ISTAT la realtà degli effettivi residenti è abbastanza al di sotto dei dati ISTAT che indicano 1462 unità. La realtà è al di sotto in quanto tanti emigrati non spostano la residenza anagrafica fiduciosi come sono di poter un giorno rientrare.

 Si, Contessa Entellina e ‘ uno dei tanti paesi a perdere. Dove la miopia politica suggerisce di cercare finanziamenti per organizzare festini e festicciole prive di messaggi di sviluppo socio-economico piuttosto che impegnarsi su progetti sociali ed economici che puntino a creare opportunità di crescita e di occupazione. Contrastare l’abbandono con progetti che attraggono persone e risorse pare non faccia parte del bagaglio politico di tante realtà locali siciliane.

 Dobbiamo ammettere che in alcuni comuni, pure della Valle del Belice, talune iniziative come quella di offrire 5.000 euro e altri fondi per attrarre nuovi residenti da Sicilia o da estero, puntando sulla rigenerazione urbana e sociale, non ci sembrano affatto soddisfacenti né dal punto di vista sociale né nell’ottica della civiltà del terzo millennio. Molto più civile, intelligente e con risultati ammirevoli ci sembra quanto avviene da qualche decennio in qua, con un focus anche sull'arte contemporanea, a Gibellina Capitale 2026, articolata come leva di sviluppo, e sopratutto mirata a contrastare l'abbandono migratorio con progetti che attraggono persone e sopratutto risorse.

giovedì 27 novembre 2025

Una società migliore, più giusta, e’ possibile! (1)

Le principali motivazioni
migratorie dal Meridione
sono legate a fattori 
economici, come la
povertà, la disoccupazione
e la mancanza di
opportunità di lavoro,
che storicamente
hanno spinto le
persone a cercare
migliori condizioni di
vita nel Centro-Nord
e all’estero. In
particolare, dagli
anni ‘60, il Sud ha
visto un aumento
delle partenze a 
causa del persistente
divario territoriale
e delle diseguaglianze.















Chi va via da Contessa Entellina

per ragioni di lavoro non pensa di tornare, 

nemmeno da pensionato

Con frequenza mi capita di osservare una foto da ragazzino di sei anni,  frequentavo la prima elementare, e col maestro Pasqualino l’intera classe è stata in essa immortalata. Chi stava seduto sui gradini esterni che danno accesso all’Edificio scolastico di allora e chi stava in piedi, eravamo, in una classe, solamente maschile, in cinquantacinque. 

Ogni volta che la foto mi capita fra le mani provo a contare quanti di quei cinquantacinque ragazzini di allora viviamo, o comunque ci facciamo vedere in giro per le vie della nostra Contessa Entellina.

Di quegli alunni di prima elementare maschile del maestro Pasqualino, nel 2025, vivono a Contessa Entellina solamente tre persone, compreso chi scrive queste righe. Alcuni sono deceduti ma la stragrande maggioranza di essi è emigrata, chi in Australia, chi nel Nord Italia, chi in Svizzera e Germania e pochi altri a Palermo e in comuni limitrofi.

 E’ capitato di chiedere a qualcuno venuto in visita a Contessa E., presso parenti, se avesse nostalgia del paese natio. La risposta, più o meno risoluta, è sempre stata: “NO. Qui non c’è nulla, non c’è niente da fare nemmeno per noi pensionati”.

Perché mai in questa fase storica l’entroterra siciliano si è svuotato di tanti suoi figli, di tante forze ed energie umane? Perché anche in età di pensionamento nessuno di loro mette in conto di tornare nel paese natio, o in quello dove ha trascorso i primi anni di crescita e formazione?  A rispondere dovrebbe, deve, essere la Politica. Purtroppo tanti di noi non notiamo, o non intendiamo, il corretto ruolo o addirittura la presenza della “Politica” sui temi prettamente sociali. Immaginiamo che il tema dell’emigrazione, del disagio sociale dell’entroterra siciliano competa a quelli di Roma o di Bruxelles senza che noi possiamo e dobbiamo fare nulla. Riteniamo che organizzando una festa, magari quella dell’8 settembre abbiamo assolto a tutti i nostri doveri, sia di natura socio-politici che culturali-religiosi. Ed invece no! Assolutamente no!

=. =. = 

 P.S. - Sul ruolo della politica in generale e di quella territoriale avremo modo di intrattenerci ulteriormente e ci auguriamo ricorrentemente sul blog.

domenica 19 ottobre 2025

Politica, economia, sociologia e diritto

Nell’orbita della politica di cui conosciamo

poco o nulla 

L'Area interna del Corleonese è un'unione di comuni che mira a contrastare lo spopolamento e la marginalità attraverso lo sviluppo locale, comprendendo l'Unione dei comuni del Corleonese e del Torto e l'Unione dei comuni Valle del Sosio. I comuni coinvolti includono Bisacquino, Campofelice di Fitalia, Campofiorito, Castronovo di Sicilia, Chiusa Sclafani, Ciminna, Contessa Entellina e Corleone. L'iniziativa rientra nella Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI) e punta a migliorare i servizi, le infrastrutture e l'economia del territorio, valorizzando anche risorse come il fiume Torto.

Obiettivi strategici

Sviluppo sostenibile: Promuovere lo sviluppo sostenibile e contrastare lo spopolamento.

Miglioramento dei servizi: Potenziare i servizi sanitari, l'istruzione e la mobilità.

Valorizzazione del territorio: Valorizzare le risorse locali, come l'agricoltura, l'artigianato e il fiume Torto. 

Promozione del turismo: Sviluppare il turismo rurale ed enogastronomico. 

Creazione di opportunità: Creare un sistema locale moderno che generi opportunità di lavoro per i giovani.

Gestione e finanziamenti

Ente capofila: 
L'Unione dei Comuni del Corleonese e del Torto coordina le strategie e le risorse.
 
Presidente dell'Area: 
Il sindaco di Ciminna, Vito Barone, è il presidente dell'area interna, che comprende anche i comuni dell'Unione Valle del Sosio. 
Finanziamenti: 
L'iniziativa rientra nella Strategia Nazionale Aree Interne e prevede l'accesso a fondi europei e nazionali.