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venerdì 4 settembre 2026

Vivere in regime democratico

  Vivere, in età da pensionato, consultando i tanti libri acquistati negli anni giovanili e mai completamente letti -allora- fino in fondo, fino all’ultima pagina, fa scoprire ancora ai nostri giorni, in età  ormai -appunto- da pensionati, tante situazioni non sempre ben comprese o comunque non sufficientemente approfondite in precedenza.

= = = 

In regime repubblicano e democratico, 
l'indipendenza della magistratura
costituisce un principio cardine
dello Stato di diritto
. Nel sistema
costituzionale italiano 
la giustizia è
amministrata in nome del popolo
,
rendendo l'ordine giudiziario un
potere autonomo e privo di
subordinazione gerarchica
rispetto alle forze politiche.
L'Articolo 101 afferma che i
giudici sono soggetti 
soltanto
 
alla legge. Questo significa che
nessun organo politico può
imporre a un magistrato come
interpretare una norma o come
giudicare un caso.

L'Articolo 106 e l'Articolo 107 
garantiscono che i magistrati non
possono essere dispensati,
sospesi dal servizio né destinati
ad altre sedi o funzioni se non in
seguito a decisione del Consiglio
Superiore della Magistratura (CSM).


L’Indipendenza non è un privilegio
di casta, bensì una 
garanzia a
tutela del cittadino
. Essa assicura
l'eguaglianza di tutti di fronte alla
legge. Un giudice non indipendente
non potrebbe giudicare con
imparzialità i reati commessi da
esponenti del potere politico o
economico, compromettendo la
fiducia dei cittadini nelle istituzioni.








L’indipendenza della magistratura

dal periodo liberale post-unitario al fascismo

 L'Associazione nazionale magistrati venne fondata a Milano nel 1909 (dopo un precedente costituito dal cosiddetto Proclama di Trani del 1904), allo scopo, «escluso ogni carattere e fine politico», di 

«a) rinsaldare i vincoli di colleganza fra i soci;

 b) favorire l'incremento degli studi giuridici con uno speciale riguardo all'Ordinamento giudiziario; 

c) cooperare per le guarentigie della magistratura e la tutela degli interessi morali ed economici dei suoi membri». 

L'Associazione venne sciolta nel 1925 come conseguenza del disegno di legge sui sindacati che sarebbe poi divenuto legge 3 agosto 1926, n. 563, che all'art. I1 vietava le associazioni tra magistrati, e venne subito ricostituita, dopo un breve periodo di Comitato provvisorio, con un'Assemblea costitutiva il 21 ottobre 1945.

La vita associativa - e’ garantita anche ai magistrati dall'art. 18 della Costituzione - e la dinamica delle differenziazioni interne, vista in chiave di politicizzazione, ha dato spunto ad una proposta di legge degli onn. Romeo e Manco (gruppo Msi) per il divieto ai magistrati di appartenere a partiti politici e ad associazioni di categoria (proposta di legge n. 2234 presentata il 22 gennaio 1970).

(Segue)




martedì 1 settembre 2026

Passato, Presente.

 

Organizziamo un orto

Verosimilmente il nostro intervento per la corrente stagionalità e’ tardivo. I testi del nostro blog hanno comunque durate e proiezione anche sui tempi a venire e noi intendiamo approfittare, su questa pagina, della disponibilità di chi in materia di “orticoltura” ne sa tanto. La pagina, contiamo infatti, possa avere frequenza periodica.

= = = 

#Per organizzare un orto familiare in Sicilia, e’ bene scegliere un'area molto soleggiata, vicina a una fonte d'acqua e protetta dai venti caldi o forti, possibilmente  con siepi naturali.

#Posizionarlo dove possa ricevere sole per molte ore al giorno; circostanza fondamentale per ortaggi tipici come pomodori e melanzane.

#Prevedere, possibilmente, un sistema d'irrigazione a goccia e cisterne per la raccolta dell'acqua piovana, essenziali per affrontare la siccità estiva siciliana.

#Lavorare la terra in profondità, ripulendola da sassi e erbacce, e arricchirla con compost o letame maturo.

#Dividere lo spazio in aiuole larghe circa 100 cm per poter raggiungere il centro senza calpestare la terra, lasciando camminamenti di 50 cm.

#Per una famiglia media, un'area di 40-50 metri quadri è sufficiente per garantire una buona varietà di verdure fresche.

Cosa coltivare:

(Primavera-Estate): Pomodori, melanzane, peperoni, zucchine e basilico.

(Autunno-Inverno): Cavoli, finocchi, insalate, biete e cipolle, che in Sicilia crescono benissimo grazie agli inverni miti.



lunedì 31 agosto 2026

Sui giornali, in questi giorni

Lo scontro politico di fine
agosto 2026 tra 
Stefano Bonaccini 
(presidente del
Partito Democratico)
e la Presidente del
Consiglio 
Giorgia
Meloni
 non riguarda
in realtà il fatto che
 "gli italiani non amino
la cultura" in senso
assoluto, bensì una
dura polemica sulle 
relazioni statistiche
tra titoli di studio e
orientamento di voto.




Gli italiani non amano la cultura?

 Sui giornali, nei giorni scorsi, c’è stata una polemica fra Stefano Bonaccini, esponente di primo piano Pd, e la presidente del Consiglio, Meloni. 

 Tema del confronto, ripreso da tutti i media: il basso livello culturale del nostro Paese (in tutti i ceti), che secondo gli ultimi dati Ocse (indagine PIAAC) è a dir poco drammatico e che dovrebbe preoccupare i governanti e l’opposizione in pari misura. Il 35% degli adulti non è in grado di comprendere frasi semplici e mostra gravi difficoltà nel decifrare il mondo contemporaneo. Solo il 3-4% si colloca al livello superiore, «quello che permette di affrontare la complessità e la riflessione critica».

 Il tema è: perché ci siamo ridotti a tanto? Quali sono i rimedi? Perché i numerosi festival letterari non hanno nessun impatto positivo? Perché i libri sono considerati un lusso? E perché non si moltiplicano le biblioteche pubbliche, fresche anche e accoglienti, luoghi di incontro, di cultura, di discussione, persino di riparo sociale? 

venerdì 24 luglio 2026

La Letteratura (31)


Le tesi principali di Averroe
sostengono 
l'indipendenza tra
filosofia e religione, l'eternità
del mondo e l'unicità
dell'intelletto per tutto il genere
umano.





La dottrina dell' “amore cortese"

Nonostante il decreto di condanna del vescovo Tempier (1277), la dottrina dell'"amore cortese" (inteso come amore extra-coniugale) di Andrea il Cappellano (scrittore francese del XII secolo) ebbe grande diffusione, specie in Italia. 


Il passo che segue, del De amore di Cappellano, tratto da un volgarizzamento contenuto in un codice della Biblioteca Vaticana, mostra evidenti consonanze con la poetica dei "siciliani" e soprattutto degli "stilnovisti":


Questo è l'efetto dell'amore, 

che quelli ch'è diritto amante, non 

può essere avaro, e quelli ch'è 

aspro e no adorno e quelli ch'è di 

vil gente, si ‘l fa ben costumato; 

e superbi fa umili e l'amoroso 

molti servigi fae con umilitate ad 

altrui. Molto è gran cosa l'amo-

re, che fa l'uomo così vertudio-

so e ben costumato. Anche ne 

l'amar è una cosa molto da lau-

dare, che fa l'amante quasi ca-

sto, perciò che quelli ch'è ina-

morato a pena potrebe pensare a 

un'altra, e a pena può sofferire lo 

suo animo di guatare un'altra.


(Edizione a cura di G. Ruffini, Milano, 1980).

====


Sant’Alberto Magno mediante una compiuta riesposizione di gran parte degli scritti aristotelici che, di fatto, ne rappresenta un'interpretazione nuova e originale, arricchita dalla sua vasta conoscenza degli autori arabi, dei maestri "latini" dei secoli precedenti, di dottrine mediche, astronomiche e matematiche specifiche, e affidata a un commento assai organico, risolto nella stesura di trattati sistematici.

Per quanto concerne le conoscenze scientifiche, il domenicano non si limitò a riorganizzare il materiale proposto dagli scritti "fisici" e dai "libri naturali" di Aristotele e nelle opere degli scienziati arabi, bensì aggiunse i risultati di proprie osservazioni ed esperienze, ma anche, com'era inevitabile, notizie favolose e credenze mitiche. Pure seppe spesso mostrarsi critico e spregiudicato nei riguardi delle proprie fonti, preponendo quanto poteva direttamente conoscere all'accettazione passiva delle auctoritates.

Con questo, sarebbe assurdo credere che le sue conoscenze scientifiche superassero i limiti delle indagini correnti o che oltrepassassero i molti ostacoli posti dalla mancanza di vere tecniche sperimentali o di una sicura metodologia. 


Taluni tentativi di dimostrare la "modernità" delle sue idee, in questo ambito, sono piuttosto inutili apologie che contributi effettivi alla comprensione di una personalità per tanti aspetti tra le più eminenti della cultura filosofica medievale. Ma è innegabile che la sua opera costituì un tentativo consapevole e organico di concepire unitariamente il sapere del tempo e di offrirne un'adeguata trattazione, fondata sulla certezza di un ordine razionale autonomo della natura, le cui leggi e principi sono raggiungibili con l'esercizio della ragione, senza che occorra mai far ricorso a "verità" di ordine superiore o a una "lettura" mistica e simbolica del cosmo. Il che basta a far comprendere quale fosse il suo atteggiamento nei confronti del rapporto tra indagine filosofica e meditazione teologica, tema che proprio in quegli anni, era al centro di aspri contrasti polemici e sollecitava gli interventi dei più tenaci difensori dei difensori di tutto il sapere alla suprema verità della fede e della teologia che ne deriva.


(Segue)

 Temporalmente si e’ all’alba della distinzione tra i compiti della filosofia (e della scienza)  e quelli della teologia.


giovedì 16 luglio 2026

Il Novecento (6)

“Opera aperta" è un celebre
saggio di 
Umberto Eco
pubblicato nel 1962
,
considerato una pietra miliare
della semiotica e della teoria
dell'arte contemporanea. Il testo
introduce l'idea rivoluzionaria
che l'opera d'arte moderna non
sia un oggetto statico dal
significato univoco, ma
un 
processo in divenire 
che richiede la cooperazione
 attiva e interpretativa del
fruitore per essere completato.

 L’Opera aperta

"Molta della letteratura contemporanea è fondata sull'uso del simbolo come comunicazione dell'indefinito, aperta a reazioni e comprensioni sempre nuove.

Possiamo facilmente pensare all'opera di Kafka come ad un'opera "aperta" per eccellenza: processo, castello, attesa, condanna, malattia, metamorfosi, tortura non sono situazioni da intendersi nel loro significato letterale immediato.

Ma a differenza delle costruzioni allegoriche medievali, qui i soprasensi non sono dati in modo univoco, non sono garantiti da alcuna enciclopedia, non riposano su nessun ordine del mondo". 

(U. Eco, Opera aperta, Milano 1962).




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Globalizzazione e regionalizzazione   Si e’ conclusa relativamente di recente la marcia, avviata molti anni fa, verso il consolidamento dell'Europa (UE).


L’auspicio è che si unifichi effettivamente allargandosi oltre i confini tradizionali dell'Ovest, che comprenda, come desidera quel popolo, anche gli ucraini, magari per far fronte alla competizione economica con gli Stati Uniti e le altre grandi potenze orientali (Cina) che la globalizzazione rende concorrenti diretti perfino in casa nostra.   

Non è nuovo il federalismo in Italia. Dunque le direttrici verso l'autonomia locale del potere possono, potranno, convivere con le esigenze della corrente globalizzazione. 


Nei fatti stiamo vivendo in una sorta di altalena in cui da una parte c'è una forte spinta al decentramento, dall'altra una vigorosa tendenza alla concentrazione: analoga a quella che crea colossi economici multinazionali in cui annegano i poteri e le identità dei singoli Stati.  


Vivremo una sorta di gara durissima, cominciata da anni fra regionalismi e contemporaneamente globalizzazione. Il millennio trascorso era iniziato nell'Europa medievale e latina e si è chiuso con l'Unione europea. E non è poco!!!


Naturalmente lo si sapeva: ci sarebbero  stati confronti e scontri, facilitazioni e resistenze tra grande architettura narrativa e frammento, fra figuratività e informale, fra il cerchio e l'ordine quadro, fra scrittura grassa e scrittura magra, tra plurilinguismo dantesco e monolinguismo petrarchesco, fra narrare e descrivere, tra epica e quotidianità, tra realismo e fantastico, tra ordine e trasgressione, fra innovazione e rispetto della tradizione, fra progressisti e conservatori, fra riformisti e rivoluzionari e fra tutte le alternative nate dalla testa dell'uomo chissà quanti millenni fa. 


Ripetizioni dunque, ma ci sarebbero state differenze. Nei secoli precedenti c'erano state varianti ma è nel Novecento che ci sarebbe stata la svolta radicale.


Per intanto nella nostra realtà di periferia abbiamo iniziato ad assistere al tracollo della plurimillenaria civiltà contadina a causa di questa grande novità strutturale che e’ l’Europa, e ne seguiranno tante all’insegna del progresso e al cambiamento dello stile di vita. 


Si alternano, nascono e muoiono rapidamente in questo tempo tutte le invenzioni, ogni svolta, persino le strutture, che hanno fama di essere durature, se non perenni. "La novità seduce", diceva già Pope, e il Novecento l'ha presa come regola di vita. Si è parlato anche di "nuovismo" ma non senza ironia.


Una civiltà ora non dura più per un secolo e nemmeno Marinetti avrebbe sperato in un'età così veloce nel cambiare codici, strumenti e lingue. Relativismi pirandelliani? Possiamo essere felici anche noi italiani per avere inventato il futurismo e il pirandellismo che ora circolano nel mondo come connotati latentemente peculiari.

==. 

L’osservazione sul terzo millennio, sull’Europa, sulla pace mondiale, sulla crescita umana costituirà monitoraggio frequente di questa pagina.

 

lunedì 13 luglio 2026

La Letteratura (30)

Il capolavoro di Sant'Agostino
sono 
le Confessioni (scritte
intorno al 398 d.C.). In quest'opera
 autobiografica in 13 libri, il filosofo
 e Dottore della Chiesa si rivolge
 direttamente a Dio per
ripercorrere la propria vita,
raccontando il suo travaglio
interiore, gli errori di gioventù
e la conversione.



Dalla cultura medievale a … 

Nonostante le differenze nell’utilizzazione degli autori e dei metodi, non furono troppo diverse le "autorità" filosofiche, sempre più ampliate nel corso del Duecento, e costituite, in massima parte, sia da taluni testi del secolo precedente (basti pensare alla fortuna degli scritti usciti dalla scuola di Gilberto de la Porrée, alla costante incidenza di idee derivate dagli scolastici di Chartres, alla lunga presenza di temi tratti dalle opere dei maestri di San Vittore), sia dal corpus aristotelico, ormai divenuto il presupposto essenziale del sapere e del linguaggio scolastici, sia dagli interpreti islamici, sia dalla letteratura araba ed ebraica, sia, ancora, dai trattati e dalle summulae che raccoglievano gli insegnamenti della logica nova. 

Recependo, pure con atteggiamenti assai vari nelle diverse scuole e nei singoli maestri, la cultura ormai preminente nelle università, gli ordini mendicanti si posero sullo stesso piano teorico sul quale operavano, sin dai primi decenni del secolo, molti maestri secolari e, in particolare, quelli delle "arti”.

Non solo: non esitarono ad affrontare anche le dottrine scientifiche proposte da medici, astronomi e matematici, spingendosi, talvolta, anche nel pericoloso dominio delle arti segrete, delle dottrine astrologiche, della pratica alchimistica o di quell'oscura terra di confine sempre disputata tra le tecniche della magia "benefica" e quelle delle arti meccaniche".

Più oltre si avrà occasione di ricordare il singolare interesse per queste discipline manifestato da maestri francescani o domenicani; un interesse che, in taluni casi, era connesso alla loro attività di architetti e costruttori, ma che. in altri casi, nasceva piuttosto dall'accettazione di grandi disegni di radicale rinnovamento della Chiesa e dal proposito di attuare in terra il regnum Dei per homines. Però l'insistenza su questi aspetti della loro cultura profana non può far dimenticare che gli studia degli ordini coltivarono e, in molti celebri casi, rinnovarono anche la tradizione mistica del cristianesimo occidentale, richiamandosi alle esperienze spirituali dei cistercensi e dei vittorini, per risalire all'originaria ispirazione neoplatonica della "teologia mistica" dionisiana, così influente non solo tra i francescani, ma anche tra i domenicani (e basti ricordare soltanto il nome di Meister Eckhart!), gli agostiniani e gli autori di altri ordini. A ciò si aggiunga che una forte tensione escatologica li indusse spesso a riassumere quell'immagine della storia ecclesiale e del destino umano già affidata alle profezie gioachimite o pseudogioachimite, quando non favorì, addirittura, le influenze, manifeste o celate, di ispirazioni mistiche non cristiane, delle quali si trovano tracce precise in opere e personalità "emblematiche". Sicché l'universo culturale nel quale i maestri degli ordini svolsero la loro attività di teologi, insegnanti, predicatori, missionari o riformatori appare estremamente ricco e complesso, all'incrocio tra tutte le tendenze e aspirazioni culturali proprie di un'epoca segnata da grandi conflitti religiosi e politici e da dibattiti speculativi non meno intensi.

Naturalmente le propensioni per i diversi aspetti e soluzioni teoriche della comune cultura filosofica duecentesca variarono nel tempo, secondo i momenti particolari della storia interna degli ordini e il loro rapporto con le altre forme della ecclesiastica e istituzionale. Ma, per indicare subito un dato molto concreto, andrà sottolineato che i domenicani si erano assunti sin dall'origine il compito di ricondurre all'ordine cattolico quei ceti sociali e quegli ambienti intellettuali sui quali era stata più forte l'attrazione dei grandi movimenti ereticali o l'influenza delle filosofie "pagane".

sabato 4 luglio 2026

Un personaggio

 

30/10/1871-20/07/1945
Paul Valéry (1871-1945) è stato un celebre poeta, saggista e scrittore francese. Tra i massimi esponenti del Simbolismo, è famoso per il rigore intellettuale, la poesia cerebrale e le profonde riflessioni sulla natura dell'arte, del linguaggio e della coscienza.
E’ annoverato fra gli intellettuali più influenti d'Europa e membro dell' Académie Française.

Nei suoi Sguardi sul mondo attuale, 
così giudica la “politica”:

La politica fu in primo luogo
l’arte di impedire alla gente
di immischiarsi  in ciò che la
riguarda.
In un’epoca successiva si

aggiunse l’arte di  costringerla

a decidere su ciò che non capisce.

venerdì 3 luglio 2026

La Letteratura (29)

Dalla cultura medievale a …

Dopo la nascita delle prime 
università medievali (come 
Bologna nel 1088 e Parigi) , 
il sistema di istruzione 
superiore conobbe una 
rapida espansione in 
Europa e una profonda 
evoluzione istituzionale 
che gettò le basi per 
l'università moderna.





Il prestigio acquisito dalle istituzioni universitarie non mancò di suscitare l'attenzione e anche la preoccupazione dei due poteri che, nel mondo del XIll secolo, miravano a controllare le istituzioni intellettuali e gli uomini che vi operavano: le monarchie, nei Paesi dove affermarono la loro egemonia, e la Sede romana. Però l'iniziativa pontificia, forte del richiamo al valore universale della christianitas e della tradizione che attribuiva agli intellettuali un certo carattere "clericale", riuscì a prevalere. Filippo Il Augusto, re di Francia, riconobbe, sino dal 1200, l'universitas studiorum parigina, destinata a diventare la massima istituzione accademica europea; ma i suoi statuti furono approvati da Innocenzo III che li fece compilare, nel 1215, dal proprio legato Roberto di Courçon. Non solo: benché le università tendessero ad articolarsi nelle quattro distinte facoltà delle "arti", di medicina, di giurisprudenza e di teologia, fu particolare preoccupazione della Chiesa di riaffermare sempre la preminenza della "scienza sacra" nell'ordine del sapere. Di fronte alla crisi aperta da esperienze intellettuali così sconvolgenti occorreva, insomma, ristabilire una gerarchia di valori e di "autorità" che non poteva essere sovvertita. Però fu chiaro agli stessi teologi che occorreva rinnovare profondamente, nei concetti e nei metodi, la loro disciplina, e operare nuove scelte ed elaborazioni teoriche che definissero con chiarezza i rapporti tra la "scienza sacra" e la filosofia e permettessero, d'altra parte, di trasformare la maestosa "enciclopedia" aristotelica nel fondamento scientifico di una cultura ancora culminante nella fede e nella rivelazione cristiana.

A svolgere questa missione intellettuale furono chiamati, soprattutto, gli ordini mendicanti, nati per offrire una nuova risposta all'esigenza di vivere il messaggio cristiano in piena conformità con la parola evangelica, ma anche alla necessità di affrontare il difficile dialogo della Chiesa con una reatà mondana già così lontana dai modi di vivere e dall'assetto sociale dell'Europa altomedievale. Queste istituzioni, e, in particolare, i frati minori francescani e i frati predicatori domenicani, si dimostrarono subito straordinariamente capaci di operare in queste diverse condizioni storiche, con un'indubbia duttilità che permise loro d'integrarsi in un "tessuto" sociale già assai più complesso e di operare il rinnovamento intellettuale della Chiesa ormai imposto dai tempi. Formati da religiosi che si spostavano, con singolare mobilità, nel più diversi ambienti, nelle scuole e nelle corti, tra dotti e popolani, tra ricchi mercanti e la plebe più povera delle città e dei contadi, gli ordini mendicanti compresero che era necessario misurarsi con il crescente prestigio di dicanti compresero che era necessario misurarsi con il crescente prestigio di una cultura estranea alla tradizione cristiana, ma assai funzionale agli sviluppi della vita economica, sociale e politica, per tentare di ricondurla sotto la "disciplina" e le finalità della Chiesa. Va detto subito che essi operarono con propositi e metodi assai diversi.


(Segue)

giovedì 2 luglio 2026

La Letteratura (28)

 

Il termine università, nell'originaria
accezione del termine, designa un
preciso modello d'istruzione che ha le
sue origini nelle chiese e nei conventi
europei, dove, attorno all'XI secolo,
iniziarono a tenersi lezioni, con letture
e commento di testi filosofici e giuridici,
e presso di essi, o in genere attorno a
grandi personalità ecclesiastiche, varie
categorie di docenti e studenti
cominciarono a organizzarsi in
corporazioni o universitates.



La nascita delle università

Secondo il significato originario del termine (universitas, comunità), l'università era una corporazione di insegnanti e studenti, organizzata con ruoli diversi (a Parigi prevaleva il ruolo dei docenti, a Bologna quello degli studenti). Nel Duecento fu usato il termine di Studium generale per indicare l'università dove vi era almeno una delle maggiori facoltà, dove insegnavano numerosi docenti e dove più grande era l'afluenza di studenti, anche stranieri.


I primi Studia generalia furono le università di Bologna, Parigi e Oxford. Mentre nelle università italiane prevalevano le facoltà (come diritto e medicina) che abilitavano a una professione, nelle università straniere la facoltà principale era la teologia (lasciata in Italia agli ordini religiosi). Il docente universitario riceveva una paga commisurata al suo prestigio, corrisposta in un primo tempo dagli studenti con un sistema di autotassazione (la collecta) e costituita, in un secondo tempo, da benefici o rendite ecclesiastiche.


Nel 1155, l'imperatore Federico Barbarossa concesse agli studenti bolognesi l'Authentica Habita, garantendo loro immunità, privilegi e la libertà di spostarsi per studiare senza subire ritorsioni.

martedì 16 giugno 2026

E’ tempo di dichiarazione di redditi

 Sul blog contiamo di simulare in seguito una dichiarazione, con situazioni ricorrenti.

= = = 

Aliquote IRPEF confermate

Per i redditi 2025:
= fino a 28.000 €. - 23%
= fino a 50.000 €. - 35%
= oltre - 43%


Sul blog contiamo di dedicare più pagine per rendere comprensibili termini, finalità e modalità su tutto ciò che attiene il rapporto cittadino-fisco.

Iniziamo intanto a sapere che le nostre dichiarazioni dei redditi possono essere sottoposte ad   Accertamento. Come avviene la procedura di accertamento?

Sulla dichiarazione presentata nel 2024 e relativa ai redditi conseguiti nel 2023 partirà: 

1) il controllo automatico entro il 31 dicembre 2026;

2) il controllo formale entro il 31 dicembre 2027 (accerta, in base all’analisi del rischio, se la dichiarazione corrisponde alla documentazione del contribuente incrociata con dati di enti terzi); 

3) l’accertamento sostanziale entro il 31 dicembre 2028 (l’Agenzia contesta la dichiarazione e chiede il pagamento di un maggiore importo);

4) Infine entro il 31 dicembre 2030 scatta «l’omessa dichiarazione» a carico di chi non ha presentato la dichiarazione, oppure con un ritardo superiore ai 90 giorni. 

Pertanto quando parliamo di «recupero evasione», una parte consistente si riferisce sempre ad annualità risalenti dai 3 ai 7 anni precedenti e in base alle norme in vigore in quel periodo. 

Dal 2023 in poi si suppone che la tendenza al recupero sarà più bassa. Perché?

Nel 2024 e’ stato introdotto il concordato preventivo biennale: una delle misure bandiera della riforma fiscale varata dal governo. 

L’Agenzia informa l’interessato che in base ai suoi  calcoli il contribuente e’ andato fuori parametro: ha dichiarato 30, ma avrebbe dovuto dichiarare 50. Se aderisce, su quei 20 in più pagherà  un’imposta compresa fra il 10 e il 15% (a seconda del grado di affidabilità) e sui 5 anni precedenti e i 2 successivi difficilmente scatteranno ulteriori controlli e verifiche. 

Lo sconto prevede un limite: la differenza fra quanto dichiarato e quanto avrebbe dovuto non deve superare gli 85 mila euro, sui quali pagherà  al massimo un’imposta del 15%.
 

Si tratta chiaramente di un sistema che può generare due distorsioni: da una parte chi consegue redditi superiori rispetto a quelli concordati non li dichiarerà, dall’altra se è tassato sulla base di un reddito predeterminato non ha alcun incentivo a produrre (ed evidenziare)  di più. Inoltre la data stabilita per l’adesione al concordato è il 30 settembre, e questo consente di fare due calcoli di convenienza. 
Una norma che può tradursi in una forma di evasione legalizzata o, più correttamente, in una sottotassazione consentita poiché il contribuente beneficia di un’imposizione inferiore rispetto al proprio reddito. Quindi pochi, maledetti e subito per il fisco, ma ovviamente si tradisce il principio costituzionale che è quello di pagare in base alla reale capacità contributiva.