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mercoledì 4 novembre 2026

Meridione a perdere

Osservando Contessa, 

una fotografia sociale

della Sicilia ampia

 Sfogliando i giornali in questi giorni leggiamo per il nostro Paese (l’Italia) prospettive non buone, non incoraggianti. Poi se col pensiero andiamo sul nostro “paese”, Contessa Entellina, e leggiamo, anzi ci accorgiamo, di dati statistici pessimi, per niente incoraggianti, l’umore non può che deprimersi.

 Siamo, a Contessa, sempre di meno in quanto residenti e  osservando l’Italia siamo sempre di meno pure in quanto italiani. E però colpisce di più la tendenza all’eclisse di noi, di noi  ”contessioti”, ormai ridotti a comunità con assoluta prevalenza di gente anziana. Le tante abitazioni ri-costruite nel post terremoto, a dire di un amico, sono per oltre il 70-80% non occupate permanentemente nel corso dell’anno.

 Vero è  che viviamo sempre più a lungo e che i pensionati aumentano in numero, ma e’ anche vero che gli occupati -e le persone in età di intraprendere- diminuiscono. Pare di evocare quel professore di “economia politica”, che in anni ormai lontani, per spiegare a noi studenti il quadro dell’economia stagnante  ci additava proprio questi fenomeni decadenti, evocati e rilevabili da chiunque in quel che resta della Contessa Entellina comunitaria.

Con l'espressione "meridione
a perdere"
 si fa riferimento
all'allarmante fenomeno di
impoverimento demografico,
economico e sociale che colpisce il
Sud Italia, caratterizzato principalmente
da una costante fuga di cervelli e
dallo spopolamento delle aree interne.
Sebbene in alcuni periodi si
registrino segnali congiunturali di
crescita economica o dell'occupazione
rispetto al Nord, il bilancio di lungo
termine del Mezzogiorno resta
fortemente negativo a causa di flussi
migratori e dinamiche demografiche
sfavorevoli.
Tra il 2019 e il 2026, la popolazione
giovanile (18-35 anni) nel
Mezzogiorno è 
diminuita del 7,6%,
mentre al Nord è cresciuta del 4,8%.
In alcune Province si registrano
cali superiori all'11-12%.




 E se Contessa Entellina si avvia alla desertificazione (chiudono officine meccaniche, c’è un unico forno-negozio alimentare, non ci sono né saloni barbieri né parrucchieri e per qualsiasi esigenza di vita bisogna rivolgerci a Sambuca o a Bisacquino o a Corleone), ci viene ricordato da taluni che il nostro Ente locale spende soldi soverchianti, non per sostenere l’economia sociale dipinta da tutti morente, ma per le feste che interessano i politici, e solamente loro che sorprendentemente, ci viene riferito, si ritengono soddisfatti di questa strana conduzione e vocazione comunitaria.

Nel 2025 sono nati, al livello nazionale, 3,8% di bambini in meno rispetto al 2024 e ancora su questa dimensione nei primi sette messi del 2026. Questi dati comportano conseguenze importanti, collettive e individuali. Se, da un lato, godiamo di una vita più lunga e di un più lungo lasso di tempo durante il quale la società ci dà sostentamento senza obbligarci a lavorare, dall’altro siamo -come residenti-  sempre di meno, produciamo di meno, il numero degli occupati diminuisce e si affacciano molti dubbi sulla capacità dello Stato del benessere di sostenere a lungo i benefici che ha assicurato finora. Gli aumenti pensionistici e lavoristici non compensano l’inflazione sfuggita ormai dal controllo delle autorità.

E pero’, comunitariamente localmente, dedichiamo tempo, impegno e propensioni alle feste paesane, ignorando che il sociale ha, dovrebbe avere, valenza umana più dello spettacolo e dell’esibizionismo/protagonismo.

A fronte dell’impiego del denaro pubblico,  considerato spesso assistenziale o temporaneo (come i passati incentivi di decontribuzione inps), i movimenti socio-politici e sindacali meridionalisti continuano a chiedere riforme strutturali vere e infrastrutturali profonde. L'obiettivo è, non può che essere, quello di permettere al Sud di trattenere i propri talenti e produrre ricchezza in modo autonomo, superando una storica subalternità economica. Sopratutto non serve denaro pubblico destinato a feste e distrazioni dai problemi veri: questo era il sistema ottocentesco di governo dei Borboni sul meridione italiano.

(Segue)


martedì 3 novembre 2026

Veicoli ibridi

L’auto ibrida si ricarica
tramite una presa di corrente
domestica o una colonnina
pubblica, oltre a ricaricarsi in
marcia.
Nel 2027 cambiano i costi 

di chi possiede un’auto.

 Il provvedimento governativo esenta dalla tassa di possesso le auto fino a 80 kW, circa 109 cavalli, con un limite: l’agevolazione vale per una sola vettura per persona fisica. 

  La legge di Bilancio  reca  la misura strutturale,  nel senso che non vale solamente per 2027. 

  Qualche esempio concreto:  Una Fiat Panda 1.0 Hybrid paga oggi circa 131,50 euro l’anno di bollo: dal 2027 non pagherà più nulla. Lo stesso discorso vale per una Toyota Aygo X Hybrid, modello che oggi paga circa 175 euro di tassa e dal prossimo anno sarà esente. 

  Per  le ibride* la potenza si calcola solo sul motore a benzina, non su quella complessiva del sistema.

-   -   -

(*) Un veicolo ibrido è un mezzo di trasporto che combina un motore termico (a benzina o diesel) e uno o più motori elettrici alimentati da una batteria. I due sistemi lavorano in sinergia per ridurre i consumi di carburante e le emissioni inquinanti.


Scienze sociali: l’Economia

 DEFINIZIONE DI ECONOMIA: È UNA DISCIPLINA CHE STUDIA LE RELAZIONI TRA GLI AGENTI ECONOMICI, COME LE FAMIGLIE, LE IMPRESE, LO STATO, LE BANCHE E IL SISTEMA FINANZIARIO, E IL RESTO DEL MONDO.

 ====(6) di cosa si occupa la Scienza economica.

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La distribuzione della ricchezza

 In cosa consiste il Reddito nazionale?: esso universalmente misura l’insieme dei redditi in un anno, di cui dispongono i residenti in ciascun Paese del mondo, indipendentemente se proviene da lavoro autonomo o dipendente. 

Gli economisti usano denominarlo Prodotto Interno Lordo (PIL) e usano attribuirgli la valenza di misura dell’insieme dei beni e dei servizi prodotti nel corso di un anno sul territorio di un determinato paese. Essi per calcolare il “Reddito nazionale” sottraggono dal PIL il deprezzamento del capitale che ha concorso a realizzare il prodotto (p.e. svalutazione monetaria, usura degli edifici, delle infrastrutture, delle strade che la politica non cura, dei macchinari etc).  Una volta dedotte le quote di PIL dovute al deprezzamento (generalmente in quasi tutti i Paesi mediata nel 10%), si ottiene il Prodotto Interno Netto che per gli economisti costituisce la  “produzione interna” e che -generalmente- quantificano nel 90% del PIL. 

La viabilità esterna ai centri
abitati agricoli in Sicilia
, quando
adeguatamente curata e
manutenuta, rappresenta a tutti
gli effetti un capitale fisso sociale 
fondamentale per l'economia e
la coesione territoriale.

In economia pubblica e nella
pianificazione territoriale, le
infrastrutture di trasporto rurali
 (strade vicinali, interpoderali e di
penetrazione agricola) non sono
semplici vie di transito, ma veri e
propri beni capitali durevoli di
proprietà o utilità collettiva.
Quando la manutenzione viene
a mancare, questo capitale
sociale subisce un rapido 
deprezzamento economico e
strutturale
. Strade dissestate,
 franate o isolate non solo
distruggono il valore del capitale
fisso originario, ma si trasformano
 in una vera e propria
 "diseconomia esterna" che
penalizza la competitività
dell'agricoltura siciliana sui
mercati nazionali e internazionali.



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L’ ECONOMIA, a piccoli flashes

Iniziamo con asserzioni ovvie che 

ci saranno pero’ di grande utilità.

  Noi cittadini del mondo ci serviamo nel corso delle nostre giornate di beni di consumo e di beni strumentali; i primi possono essere di consumo immediato, deperibili o meno, e servono alla soddisfazione di singoli nostri atti (p.e. il pane, la benzina); i beni di consumo durevoli (strumentali) devono servirci per le prestazioni del buon e migliore vivere (l’automobile, l’elettrodomestico…la viabilità pubblica decente …).

 I beni strumentali sono destinati a contribuire alla produzione di altri successivi beni o servizi. E … le strade pubbliche in condizione decente di transitabilità possono aiutare le aziende agricole e commerciali a sviluppare occupazione … e non solo.

 Tra i beni che contribuiscono a produrre altri beni ci sono infatti quelli che gli economisti definiscono sotto la voce di capitale fisso sociale ossia: le infrastrutture (strade, telecomunicazioni, scuole, sanità …).


  E’ scontato, e purtroppo facile cogliere, per noi che viviamo in aree interne della Sicilia, che i sistemi economici e le competenti Autorità pubbliche, di ogni Paese del mondo, non sempre o non nei tempi sperati, riescono a soddisfare. Ci riferiamo ai bisogni che crescono col diffondersi e col variare degli stili di vita e con le attese di civiltà che tutti vorremmo gustare e che i media e la formazione culturale dei nostri giorni ci aiutano a coltivare.


  Nel contesto del Paese democratico entro cui viviamo, l’Italia, se sussiste un soddisfacente livello di senso civico, collettivamente diffuso, avviene, può avvenire, che la politica locale o dei livelli superiori, riesca a  darsi da fare per ben tenere il passo rispetto alle attese dei cittadini per quanto attiene quello che qui sopra abbiamo evocato come capitale fisso sociale (viabilità interna ed esterna, di collegamento provinciale e con le aree agricole).


(Segue)

    


lunedì 2 novembre 2026

Scienze sociali: l’Economia

DEFINIZIONE DI ECONOMIA: È UNA DISCIPLINA CHE STUDIA LE RELAZIONI TRA GLI AGENTI ECONOMICI, COME LE FAMIGLIE, LE IMPRESE, LO STATO, LE BANCHE E IL SISTEMA FINANZIARIO, E IL RESTO DEL MONDO.

 ====(5) di cosa si occupa la Scienza economica?

 =      =      =     =     =

 La distribuzione della ricchezza

La storia della distribuzione della ricchezza è di natura profondamente politica, che si esaurisce nell’individuazione dei meccanismi economici. Vale quindi la pena conoscere la disciplina economica che elimina la demagogia.

Serve fondamentalmente la diffusione delle conoscenze e della condivisione del sapere (il bene pubblico per eccellenza) più che di un qualsiasi meccanismo di mercato.

Consultando (o leggendo)  un qualsiasi esperto della disciplina economica avremo modo di cogliere che sempre  “potenzialmente”  esistono gli elementi di forza finalizzati al raggiungimento di una maggiore ed equilibrata  uguaglianza sociale.

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L’ ECONOMIA, a piccoli flashes

Iniziamo con asserzioni ovvie che 

ci saranno pero’ di grande utilità.


I beni economici sono
qualsiasi mezzo, materiale
o immateriale, utile a
soddisfare un bisogno
umano e disponibile in
quantità limitata. 
A
differenza dei "beni liberi" 

(come l'aria o la luce del sole, 
presenti in natura in modo 
illimitato e gratuiti), i beni 
economici sono scarsi.
 

Questa scarsità implica che 
per ottenerli sia necessario 
un sacrificio economico o 
il lavoro umano, motivo 
per cui hanno un prezzo 
di mercato.







L'esistenza, la sopravvivenza, degli individui è assicurata da cose e servizi utili (dal latino uti, servire) che nel linguaggio economico sono definiti beni.


Questi, per essere considerati tali (=beni), devono soddisfare i bisogni di uno o più individui. Un bene diventa un bene economico quando risponde al manifestarsi di un bisogno, quando ha la capacità di soddisfarlo, quando si hanno informazioni sulle sue proprietà ed è accessibile a chi ne voglia usufruire.


Il valore economico dei beni varia a seconda della relazione tra quantità disponibili e bisogni, in situazioni mutevoli e luoghi diversi: l'acqua, ad esempio, non si considera comunemente un bene economico, ma può diventarlo dove non sia liberamente disponibile.  L’evoluzione sociale e la contemporanea crescita dei bisogni hanno gradualmente ridotto il numero di tali beni.


L'attività economica (il lavoro) ha lo scopo di collegare il bisogno alla sua soddisfazione impiegando i beni, di cui occorre analizzare l'uso e la destinazione.Tutti i beni economici non sono, infatti, nello stesso rapporto con i bisogni. Per alcuni questo rapporto e’ immediato (beni diretti o di consumo: cibo, vestiario, ecc.); per altri è mediato (beni strumentali: attrezzi, macchinari), beni, cioè, che servono a produrre altri beni.

(Segue)

    

Dati Istat

 L’Inflazione.
Il tasso di inflazione annuale in
Italia è 
salito al 4,2% a
settembre 2026
, registrando una
decisa accelerazione rispetto al
3,3% di agosto e toccando il
livello più alto da settembre 2023.
Nel contesto europeo, la crescita
dei prezzi in Italia ha superato
quella delle principali economie
dell'area euro, con la Francia
ferma al 3,4% e la Germania
al 3,3%. Le stime per la chiusura
dell'ultimo trimestre del 2026
ipotizzano un picco vicino al
4,5%, prima di una graduale
decelerazione prevista per il
2027 (al 2,9%) e il 2028
(al
 2,4%).


I dati su inflazione, retribuzioni e Pil del nostro Paese diffusi in questi giorni  dall’Istat sono una doccia fredda per il governo Meloni.

La situazione di difficoltà dei conti familiari percepita da gran parte degli  italiani, quelli che vivono a reddito fisso continua ad appesantirsi.

La difficoltà probabilmente non è colpa né volontà del governo e però gli shock esterni, da ultimo quello che arriva dalla chiusura di Hormuz, ma l’opinione pubblica non sta tanto a distinguere tra «cause esogene ed endogene», come usano esprimersi gli economisti. La gente, gli elettori, giudicano in base a quello che sentono e che avvertono capitare nel loro portafoglio. E i sintomi non sono affatto rassicuranti.

 I prezzi al consumo a ottobre sono saliti -leggiamo sui giornali- dello 0,9%, il secondo più alto aumento mensile dall’ottobre 2022, nonostante il tetto al prezzo dei carburanti introdotto dall’Eni il 25 settembre. Il tasso di inflazione a dodici mesi sale al 5,4%, un bel balzo rispetto al mese precedente (4,2%), anche se in parte causato da un «effetto base» (nell’ottobre dello scorso anno i prezzi erano scesi). 

 Un’inflazione del 5,4% è la più alta dal 2023 (ed è probabile che salga ancora il prossimo mese visto che a novembre 2025 i prezzi erano scesi). L’aumento dei prezzi a ottobre è stato concentrato nei prodotti energetici e negli alimentari freschi. 

 La buona notizia, per così dire, è che l’inflazione per gli altri prodotti è ancora bassa.

La Panda non paga “bollo”

Il Governo ha approvato una
misura che trasforma l'esenzione
 dal bollo da temporanea a 
permanente e strutturale
a partire dal 1° gennaio 2027
.
L'agevolazione copre circa il
70% dei mezzi in circolazione.

=
 Sono esentate tutte le auto con
potenza 
inferiore o uguale a
80 kW
 (circa 108 cavalli) e i
motocicli.

=
 L'esenzione è riservata
 esclusivamente alle 
persone
fisiche
 e per un massimo di un
veicolo a testa
. Restano escluse
le società e le partite IVA.

= Per tutti i veicoli che superano gli
80 kW di potenza o appartengono a
società, rimangono in vigore le
regole standard.





 Dal 2027 il bollo auto sparirà. 

Il decreto governativo esenta dalla tassa di possesso le auto fino a 80 kW, circa 109 cavalli, con un limite: l’agevolazione vale per una sola vettura per persona fisica. Con la legge di Bilancio sembrerebbe di capire  che la misura sarebbe strutturale e non solamente riservata al 2027.

 Qualche esempio concreto,

 Una Fiat Panda 1.0 Hybrid paga oggi circa 131,50 euro l’anno di bollo: dal 2027 non pagherà più nulla. Medesimo discorso vale per una Toyota Aygo X Hybrid, modello che oggi paga circa 175 euro di tassa e dal prossimo anno sarà esente. Il caso della Aygo X chiarisce un dettaglio importante: per le ibride la potenza si calcola solo sul motore a benzina, non su quella complessiva del sistema. La piccola Toyota, così come altri modelli, dichiara 116 cavalli, ma il termico (benzina) ne eroga 92, pari a 68 kW, e per questo rientra sotto la soglia.

Finora l’esenzione valeva e continua ad essere valida per:

1) Disabilità: Esenzione totale per i veicoli destinati al trasporto di persone con disabilità (Legge 104), previa domanda entro 90 giorni.
2) Auto Storiche: Esenzione totale per i veicoli con più di 30 anni; riduzione del 50% per i veicoli di interesse storico tra i 20 e i 29 anni. 
3) Elettriche: Esenzione totale per i primi 5 anni dall'immatricolazione in tutta Italia; in alcune regioni (come Lombardia e Piemonte) l'esenzione resta permanente.

sabato 31 ottobre 2026

Scienze sociali: l’Economia

Sappiamo che tracciare origini e motivazioni di una disciplina sociale, quale è l’Economia, non risulta a primo impatto molto attraente per i lettori. Però riteniamo che quanto seguirà sarà via via nel tempo di massimo interesse per loro. Tratteremo delle motivazioni che rendono gonfio o meno il portafoglio di famiglia e pure quello individuale. Non useremo, peraltro, nessun metodo matematico.

=   =   = (5)

 L’ ECONOMIA, a piccoli flashes

L’economia di scambio è un 
sistema economico in cui gli
individui o i gruppi non
producono in modo isolato e
autosufficiente (autarchia), ma si
specializzano in base al proprio 
vantaggio comparato e cedono
i beni o i servizi in eccesso per
ottenere ciò di cui hanno bisogno.




L'ECONOMIA DI SCAMBIO

Lo scambio di beni e servizi nasce con la divisione del lavoro: più ampia e diversificata è la specializzazione dell’assetto socio-produttivo di un “paese”, maggiore è il ricorso allo scambio. Effettuato all’alba dell’umanità sotto forma di baratto, poi attraverso un bene standard, la moneta, esso (lo scambio) ha reso più intensi i rapporti fra gruppi sociali e culturali diversi, portando alla dilatazione dei mercati, che -ai nostri giorni- per determinati beni sono mondiali.


I «segnali» che consentono a ciascuno di noi di effettuare (o non effettuare) le scelte economiche sono i prezzi: essi dipendono dalla quantità del bene sul mercato e servono ad equilibrare l'offerta e la domanda di ogni prodotto. Ogni transazione economica ha un costo, che può essere tanto alto da scoraggiare la produzione, creando squilibri e disfunzioni del mercato.


Le basi per lo scambio (beni contro moneta) stanno nella divisione del lavoro. Proveremo a tratteggiare i mercati delle varie esigenze e la conseguente determinazione dei prezzi, la presenza o meno della libera concorrenza e altre forme di mercato. E sopratutto ci soffermeremo sul controllo sociale e sopratutto sul mantenimento delle «regole del gioco». 


Le disfunzioni del mercato, che stiamo in questi giorni subendo per l’acquisto dei carburanti le coglieremo nella scarsità, nel razionamento e nel mercato nero; nel dumping e nella discriminazione dei prezzi; nei cartelli e trust. Ed ovviamente sull’assetto, la Natura ed il ruolo dell'organizzazione economica vigente in un Paese.


Avremo spazio e tempo (speriamo) per fotografare L'impresa sotto ogni profilo: costi e funzioni di produzione, produttività e progresso tecnico, come pure L'organizzazione famiglia, l’Equilibrio e la sovranità del consumatore: mito e realtà.

 Proveremo a trattare l’Equilibrio economico generale ed i problemi dell'economia del benessere. Contiamo di riuscire via via a interpretare il senso della politica economica  perseguita da un governo di centro-destra e da un governo di centro-sinistra, in qualsiasi parte del pianeta.


=. = =


Il disegno di legge di Bilancio statale 2027

La manovra finanziaria ha un
valore complessivo di circa 
26
miliardi di euro per il 2027
 e di
27 miliardi di euro per il 2028.
Il testo passerà ora al vaglio delle
Camere in Parlamento per la
discussione, gli emendamenti e
l'approvazione finale, che dovrà
avvenire obbligatoriamente entro
il 
31 dicembre 2026 per
evitare l'esercizio provvisorio.









Principali dati

-contiene interventi per 26 miliardi (27 nel 2028) finanziati per oltre la metà in deficit con la «clausola di salvaguardia» sulle spese per difesa ed energia autorizzata dalla Commissione Ue. «Non è una manovra che risolve tutto, non pretende di farlo, ma sicuramente ha una direzione chiara» ha rivendicato la premier Giorgia Meloni in conferenza stampa.

- si coglie: 1) il taglio dell'Irpef per il ceto medio, anche se più contenuto rispetto alle promesse iniziali. Il secondo scaglione, al quale si applica l'aliquota del 33%, viene esteso dai 50 mila ai 55 mila euro di reddito, anziché ai 60 mila inizialmente previsti. Il risparmio per i contribuenti partirà da circa 50 euro all’anno per chi ha un reddito lordo di 50.500 euro e aumenterà progressivamente fino a un massimo di 500 euro per chi guadagna 55 mila euro lordi. Il costo per lo Stato sarà di circa 1,3 miliardi. È una misura voluta dalla premier e sostenuta soprattutto da Forza Italia. «Tutto quello che ha chiesto Forza Italia è arrivato».

- la Lega, da parte sua, ha voluto: l'estensione della flat tax al 15% per i lavoratori autonomi fino a 100 mila euro (finora il limite era 85 mila).

- 5 miliardi sono destinati alla sanità, mentre 850 milioni finanzieranno un fondo per consentire il pensionamento volontario a 64 anni, con modalità ancora da definire. Circa 9 miliardi serviranno invece a confermare bonus, sgravi fiscali, decontribuzioni e incentivi introdotti con la manovra del 2026. Per finanziare la manovra, il governo conta su 14 miliardi di nuovo debito, suddivisi tra difesa ed energia, e su un contributo di 5 miliardi da banche e assicurazioni. Il prelievo sul settore finanziario, inizialmente contestato da Forza Italia, è stato approvato dopo un compromesso che esclude i piccoli istituti e le banche di prossimità. Altri 700 milioni arriveranno dalle società energetiche e altrettanti dal settore dei giochi. Aumenta inoltre la tassa sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin tax, che passa dallo 0,2% allo 0,6%. È previsto infine un miliardo di tagli ai ministeri.

- Diventa strutturale l'esenzione dal bollo per auto e moto fino a 80 kW, introdotta lo scorso settembre. Ogni cittadino potrà beneficiarne per un solo veicolo e, se ne possiede più di uno, l'agevolazione si applicherà a quello con la potenza fiscale inferiore. Arriva anche la possibilità di richiedere una targa personalizzata, scegliendo lettere e numeri, al costo previsto di 600 euro.

- Dal 2027, per ogni nuovo nato, l'Inps aprirà un fondo previdenziale sul quale lo Stato verserà 100 euro all'anno fino al compimento dei 18 anni. I familiari potranno integrare i versamenti e il capitale accumulato sarà esente da imposte e non pignorabile. Potrà essere riscattato al raggiungimento della maggiore età oppure destinato alla previdenza complementare.

- confermato e ampliato il congedo parentale retribuito all'80% dello stipendio: fino a quattro mesi per il primo figlio, cinque dal secondo e sei dal terzo, da utilizzare entro i sei anni di età del bambino. Per i lavoratori autonomi è previsto un voucher da 500 euro per tre mesi, destinato ai servizi di conciliazione tra lavoro e famiglia.

- una parte delle risorse destinate all'energia servirà a dotare le scuole di climatizzatori e pompe di calore, per migliorare le temperature nelle aule. «Nessuno dovrebbe studiare al freddo o a 35 gradi, e se in passato invece di dedicare soldi a comprare i banchi a rotelle ci si fosse occupati anche di questo, oggi staremmo meglio».

giovedì 29 ottobre 2026

Kuntisa e il regime feudale (8)

Alcune brevi premesse

  Tra medioevo ed età moderna, ossia il periodo durante il quale  gli arbereshe cominciarono ad arrivare nel Sud Italia, era in corso sulla nostra Isola, la Sicilia, sul piano socio-economico il processo di diffuso radicamento feudale a vari livelli della società.  Quei nuovi assetti che andavano dispiegandosi, sia pure su basi feudali, non presentarono mai caratteri comuni su tutti i territori del bacino mediterraneo. Piu’ storici preferiscono, in relazione alle varie realtà territoriali (Spagna, Francia, penisola italiana), usare declinazioni al plurale: i feudalesimi .

Regime feudale
Il sistema si reggeva sulla
totale frammentazione del
potere pubblico e sulla
sostituzione dello Stato
con una fitta rete di legami
di dipendenza personale:
quella dei baroni in
Sicilia.





 Evidenziamo che sul blog useremo “feudalesimo” sia quando ci riferiremo al sistema di produzione agraria e sia quando ci riferiremo alle istituzioni di governo dei territori mentre la dizione “giurisdizione” ci servirà per evidenzierà la differenza che correva -in quei secoli- tra proprietario terriero privato  (figura piuttosto rara, anzi assente) e quella di feudatario che assorbiva in sé funzioni prettamente pubbliche. I feudi, con tutti i ruoli tratteggiati (produttivi, giurisdizionali e politici) erano ereditari.

In Sicilia il feudalesimo ha costituito un regime socio-economico-istituzionale di eccezionale continuità storica, introdotto dai Normanni nell'XI secolo e rimasto formalmente in vigore fino alla Costituzione del 1812. A differenza del modello feudale nordeuropeo, prettamente militare e frammentato, quello siciliano si è strutturato come un potente sistema di potere pubblico ed economico concentrato nelle mani di una ristretta aristocrazia terriera (i baroni), capace spesso di controbilanciare l'autorità regia.

L'architettura istituzionale del feudalesimo siciliano poggiava su prerogative legali uniche che garantivano ai baroni un controllo quasi assoluto sul territorio.
( ) Il Merum et Mixtum Imperium: I feudatari godevano dell'esercizio della giustizia civile e penale (alta e bassa giurisdizione) nei propri territori. Questo trasformava il feudo in un'entità statuale autonoma dove il barone era giudice e governatore dei propri sudditi.
(  ) Capitoli Volentes e Si Aliquem: Emanati in epoca aragonese (fine XIII secolo), questi capitoli legislativi concessero alla nobiltà isolana il diritto di alienare, ereditare, vendere o sottoporre a vincoli i feudi. Il patrimonio familiare veniva blindato attraverso istituti come il maggiorascato e il fidecommesso, impedendo la frammentazione dei beni per generazioni.
( ) Il Parlamento Siciliano: Composto da tre bracci (Militare/Baronale, Ecclesiastico e Demaniale), era dominato dall'aristocrazia. Questo organo non era solo consultivo, ma possedeva il potere di contrattare i donativi (le tasse) con la Corona e di difendere i privilegi feudali da ogni tentativo di centralizzazione regia (come avvenne durante i vicereami spagnoli e borbonici).


(Segue)


martedì 27 ottobre 2026

Scienze sociali: l’Economia

 DEFINIZIONE DI ECONOMIA: È UNA DISCIPLINA CHE STUDIA LE RELAZIONI TRA GLI AGENTI ECONOMICI, COME LE FAMIGLIE, LE IMPRESE, LO STATO, LE BANCHE E IL SISTEMA FINANZIARIO, E IL RESTO DEL MONDO.

 ====(4) di cosa si occupa la Scienza economica?

La carriera di Paolo
Forcellini è indissolubilmente
legata al mondo del
giornalismo economico e
della saggistica: è stato
per moltissimi anni 
a
capo dei servizi di
economia e interni del
settimanale L'Espresso
,
testata per la quale ha
curato a lungo la celebre
e influente rubrica di
retroscena politici ed
economici 
«Riservato». 





In passato  si dava per scontato che una situzione di larga disoccupazione determinasse un abbassamento dei salari. Oggi un’alta disoccupazione complessiva può  tranquillamente convivere con retribuzioni rapidamente crescenti. Prima ancora la disoccupazione in generale si può accompagnare con forti tensioni su segmenti particolari del mercato del lavoro, con scarsità, ad esempio, di lavoratori  superqualificati o della manodopera più dequalificata. E’ sotto gli occhi di tutti la crescente presenza di forze di lavoro straniere in Italia benché il tasso di disoccupazione superi in più territori il 10 per cento. 

Il mercato del lavoro  si è articolato in tanti sottomercati solo parzialmente fra loro comunicanti. Certe professioni non sono più accettate dalla popolazione autoctona perché giudicate degradanti o poco remunerative, per certe altre i tempi di acquisizione della professionalità sono molto lunghi ed è dificile ottenere un pronto adeguamento tra la domanda e l'offerta di lavoro. Le prescrizioni generali valgono quindi sempre meno, e questo è un fenomeno che concerne un buon numero dei tradizionali strumenti aggregati» dell'analisi economica.


Prendiamo ad esempio gli investimenti. 

Fino a tempi relativamente recenti era una convinzione consolidata che più investimenti significassero più occupazione. Ora questa «legge» ha un valore relativo: in tempi di informatica e di automazione un incremento degli investimenti può determinare anche una riduzione dell'occupazione. Per altro verso gli investimenti in nuove tecnologie, quando si sostituiscono a quelli di tipo tradizionale, possono ridurre il livello complessivo di investimento (perché spesso meno costosi) ma aumentare notevolmente la produttività. In generale, le differenziazioni settoriali e all'interno dei settori produttivi si sono molto accentuate negli ultimi anni, rendendo necessari approcci altrettanto differenziati.

Un altro fattore che ha complicato la vita degli economisti e resa più effimera quella delle teorie economiche è l'accresciuta interdipendenza internazionale delle economie. La teoria economica ha elaborato strumenti e indicazioni adeguati a governare con ragionevole prevedibilità dei sistemi chiusi, delle economie nazionali, mentre i sistemi economici di tutto il mondo sono tra loro sempre più interconnessi. 

L'innalzamento o l'abbassamento dei saggi di interesse negli Stati Uniti o in Giappone provoca importanti conseguenze anche in Italia, così pure le variazioni nei cambi tra le monete, o l'aumento delle esportazioni di questo o quel paese. L indebitamento di alcuni paesi poveri non e’ affatto una questione che riguardi loro  e loro soli.

Fermiamoci qui, anche se gli esempi potrebbero continuare a lungo.

Molte leggi generali assumono quindi oggi una validità assai più circoscritta e relatica. Ma tutto cio’ non può significare che vi è meno bisogno di economia, ma, anzi, che le nostre conoscenze economiche debbono aumentare sensibilmente.

Paolo Forcellini

giornalista, economista e scrittore italiano originario di Venezia

Per molti anni a capo dei servizi di economia e interni del 

settimanale l'Espresso, curando anche la storica rubrica Riservato