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sabato 5 settembre 2026

Il Novecento, per flash (2)

Conoscere il passato per non

ricadere negli stessi pericoli

Il secolo breve
(The Age of Extremes:
The Short Twentieth
Century, 1914-1991)
e’ un celebre saggio
storico scritto dallo
storico marxista
britannico Eric
Hobsbawn
 nel 
1994.



Quando inizia il xx secolo? Se ci si attiene rigorosamente al calendario la risposta è ovvia, ma diversi aspetti che caratterizzarono gli anni dal 1900 al 1914 possono essere considerati la continuazione delle tendenze del XIX secolo.

Nelle società industriali ancora in quell’alba di secolo relativamente poco numerose, i progressi tecnologici intensificarono la stratificazione sociale, mentre la maggioranza della popolazione del resto del mondo, non potendo accedere a tale sviluppo, era ancora occupata nell'agricoltura e nella manifattura tradizionale. 

Questa innovativa situazione determinò le diverse forme di un ordine mondiale imperialista e in particolar modo, in Africa e in Asia, quelle del colonialismo, anche se quest'ultimo si sviluppò all'interno di un contesto politico in cui continuavano a sussistere gli imperi multietnici austro-ungarico (retto dalla monarchia asburgica) e russo (retto dagli zar).

Questa situazione, caratterizzata da competizioni, crisi e alleanze, fu aggravata dallo scatenarsi delle rivalità coloniali.


Se si accetta tale assunto, la cesura con il XIX secolo si produsse con la Prima Guerra Mondiale; è allora infatti che iniziò veramente quello che Eric J. Hobsbawn chiamò il "secolo breve".


I primi anni del dopoguerra

Una volta stabilito che il secolo XIX si concluse con le ultime battaglie dell'assurda guerra del 1914-1918, e’ doveroso constatare che i problemi economici e sociali che si manifesteranno nel corso dell'intero xx secolo, così come i vari orientamenti politici, cominciano ad emergere disordinatamente a partire dal 1919, dopo la firma dei trattati di Versailles, di Saint-Germain, di Trianon, di Neuilly e di Sèvres. 

L'Europa, che per più di quattro anni aveva dilapidato le sue risorse, divorato le sue riserve e si era indebitata per pagare i proiettili del fuoco di sbarramento, perse definitivamente il dominio dell'economia mondiale che aveva esercitato per secoli. Da creditrice divenne debitrice, in particolar modo degli Stati Uniti, che si ritrovarono al primo posto dell'economia mondiale.


Thomas Woodrow Wilson, il presidente degli Stati Uniti, ovvero della nazione il cui intervento in guerra rappresentò il fattore decisivo per la soluzione del conflitto, tenendo conto che i trattati di pace assomigliano a una resa dei conti imposta dai vincitori, non si accontentò di uno statuto diplomatico simile ai numerosi accordi realizzati nei secoli precedenti, ma propose di unire le forze morali e spirituali dei diversi paesi per dare vita a un'organizzazione collettiva e permanente che mantenesse in maniera stabile la pace. L'ideologia wilsoniana e il suo misticismo democratico furono alla base della fondazione della Società delle Nazioni di cui, paradossalmente, gli Stati Uniti non saranno membri. Non molto tempo dopo, il francese Léon Bourgeois si convinse della necessità di affiancare all'Assemblea Generale della Società delle Nazioni una Commissione per la cooperazione intellettuale, con l'incarico di studiare soprattutto i problemi di coordinamento delle biblioteche scientifiche, dei diritti d'autore, della preservazione del patrimonio architettonico in Europa e in Asia, dell'organizzazione e del ruolo dei musei, del cinema didattico e dell'elenco delle maggiori opere musicali. Vi fecero parte dodici personalità dal prestigio internazionale, fra le quali Albert Einstein, Marie Curie, Henri Bergson, Gonzague de Reynold, Jules Destrées. In seguito si aggiungeranno, fra gli altri, Salvador de Madariaga, John Galsworthy, Félix Weingartner, Paul Valéry, Helen Vacaresco, Henri Focillon.


Presto però cominciarono a emergere quei conflitti che condurranno a una nuova catastrofe mondiale. Mentre l'alternanza del potere fra socialisti e conservatori avvenne in maniera democratica nei paesi in cui la tradizione parlamentare aveva resistito alla bufera, in altri dove la miseria si era aggiunta alle umiliazioni della sconfitta, o allo scontento per la vittoria, le masse popolari non appena vennero sollecitate da forze rivoluzionarie o nazionaliste furono pronte a seguire i capi carismatici di sinistra o di destra.


Nel 1917 in Russia la Rivoluzione determinò la fine del potere degli zar. Lenin, che utilizzava "un linguaggio di fuoco applicando una logica di scure", trasformò i soviet di deputati, operai, contadini e soldati, in semplici organi di diffusione del suo potere dittatoriale. Dopo una guerra civile che fece sprofondare il paese nel caos, quello che si è soliti chiamare il " comunismo di guerra" consolidò la rivoluzione attraverso un implacabile sistema repressivo. Inoltre l'ideologia comunista non solo si dichiarò internazionale, ma si definì anche integrale, includendo, oltre all'ordine politico anche quello sociale, religioso e morale.

Ciò che ne spiega il fascino è che l'idea comunista e quella democratica sembrano confondersi, perché hanno in comune la speranza in un mondo libero da ogni dominazione e da ogni sfruttamento. 


Quando però nel 1922 Stalin divenne segretario generale del Partito comunista, sfruttò le rivalità personali, eliminò i suoi avversari e costrui progressivamente il suo impero autocratico, dove il partito si sostituì all'eguaglianza, la delazione alla fraternità, la coercizione alla libertà.


(Segue)


mercoledì 2 settembre 2026

Parole frequenti sui media


L'accisa sui carburanti rappresenta
una delle principali 
fonti di entrate
tributarie per lo Stato italiano
,
garantendo un gettito strutturale
quantificabile tra i 
25 e i 30 miliardi
di euro all'anno
. Questa imposta
si colloca stabilmente tra le voci
più rilevanti del bilancio statale, 
incidendo per circa il 4-5% sul
totale delle entrate complessive
 
della pubblica amministrazione


Accisa

È un’imposta indiretta applicata sulla fabbricazione, produzione o vendita di specifici beni di consumo: le prime in Italia, dal 1864, colpirono la birra e l’acqua gassata. Nel caso della benzina, le accise furono introdotte nel 1936 e vennero istituite organicamente dal 1939. 

E’, di fatto, un tributo erariale che rappresenta una delle voci principali delle entrate fiscali dello Stato italiano. Viene riscossa dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli direttamente alla fonte. 

Garantisce allo Stato circa 25-30 miliardi di euro ogni anno (4,8% delle entrate tributarie complessive). Si tratta di un importo fisso al litro (stabilito per legge) a cui si somma poi l'applicazione dell'IVA.


Attenti al gorilla!

A differenza dell'imperialismo
statunitense del secondo
dopoguerra, storicamente
mascherato da retorica sulla
difesa della democrazia e dei
diritti umani, la postura
diplomatica e militare di
Trump viene descritta
come più esplicita,
transazionale e focalizzata
sul dominio territoriale ed
economico diretto.


Spunti ripresi dai giornali di oggi

 Di un presidente statunitense che, nelle elezioni di metà mandato, perde la maggioranza parlamentare in uno o verosimilmente in entrambi i rami del Congresso, si dice che diventa «un'anatra zoppa». 

 Secondo l'Economist, però, Donald Trump potrebbe invece trasformarsi in un gorilla invecchiato, vendicativo.  Si, incanutito e ingrugnito. 

  La seconda presidenza Trump è stata caratterizzata sin da subito da risentimento e discorsi di conquista quasi imperialista. Al suo ritorno alla Casa Bianca nel 2025, Trump ha definito "stupidi" i presidenti precedenti per aver rinunciato al controllo americano della Groenlandia dopo la seconda guerra mondiale, o per aver ceduto il Canale di Panama a Panama, promettendo di riprenderseli entrambi. 

  Non si trattava di semplici mosse di facciata. Tutto e’ cominciato a gennaio, dopo che le truppe americane avevano prelevato il leader venezuelano dalla sua residenza, consentendo a Trump di scegliere personalmente un governante più malleabile per quel Paese ricco di petrolio», e poi e poi ….

martedì 1 settembre 2026

Tanti di noi sono nati nel ‘900

 

Sul blog sono un’infinità le tematiche che gli amici lettori vorrebbero fossero trattate. E però sono sulle dita di una mano che si contano i collaboratori reali del “Blog”. E’ ovvio che accettiamo e gradiamo ogni suggerimento utile sui contenuti da affrontare, tuttavia ci piacerebbe che ad ogni suggeritore si aggiungesse un collaboratore-autore.

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 Evocare alcuni passaggi del Novecento ci e’ sembrato un suggerimento meritevole di essere accolto perché in quel secolo stanno molte radici del nostro attuale vivere ed anche perché il suggeritore (Nicola, nome non vero) si è dichiarato disponibile a fornire almeno un testo settimanale. E per presentare la pagina suggerita ha allegato un foglietto di cui qui riportiamo spunti su cui si dichiara disponibile ad esplicarne storia, senso e sviluppi.

1) Sigmud Freud pubblica un libro “L’interpretazione dei sogni” che apre nuovi percorsi alla conoscenza degli esseri umani, sopratutto ai loro istinti, sentimenti ed emozioni.

2) Con i raggi X la medicina e la fisica fanno grandi balzi in avanti ed ancora vengono debellati il vaiolo, la poliomielite, la tubercolosi ed e’ normale continuare a vivere oltre gli ottant’anni.

3) Albert Einstein  ha rivoluzionato la concezione della natura e della materia. Oltre a sfruttare l’energia nucleare, l’uomo sta puntando ad utilizzare l’immensa fonte che e’ il Sole.

4) si sta lavorando per creare la vita in provetta, di prevenire le malattie ereditarie, di influenzare il clima che proprio in questi giorni ci sta tenendo sotto tiro.

5) sono scomparse tre ideologie mortifere, fascismo, nazismo e comunismo. 

A Nicola e a quanti altri interessati, assicuriamo che il Blog ha sempre accolto suggerimenti e testi e quando non sono stati firmati sono stati assunti dai responsabili del blog.

^^^^

 Assicuriamo comunque che e’ in corso l’elaborazione di un progetto che renda più coinvolgente e culturalmente vasto e più interessante il blog.

Passato, Presente.

 

Organizziamo un orto

Verosimilmente il nostro intervento per la corrente stagionalità e’ tardivo. I testi del nostro blog hanno comunque durate e proiezione anche sui tempi a venire e noi intendiamo approfittare, su questa pagina, della disponibilità di chi in materia di “orticoltura” ne sa tanto. La pagina, contiamo infatti, possa avere frequenza periodica.

= = = 

#Per organizzare un orto familiare in Sicilia, e’ bene scegliere un'area molto soleggiata, vicina a una fonte d'acqua e protetta dai venti caldi o forti, possibilmente  con siepi naturali.

#Posizionarlo dove possa ricevere sole per molte ore al giorno; circostanza fondamentale per ortaggi tipici come pomodori e melanzane.

#Prevedere, possibilmente, un sistema d'irrigazione a goccia e cisterne per la raccolta dell'acqua piovana, essenziali per affrontare la siccità estiva siciliana.

#Lavorare la terra in profondità, ripulendola da sassi e erbacce, e arricchirla con compost o letame maturo.

#Dividere lo spazio in aiuole larghe circa 100 cm per poter raggiungere il centro senza calpestare la terra, lasciando camminamenti di 50 cm.

#Per una famiglia media, un'area di 40-50 metri quadri è sufficiente per garantire una buona varietà di verdure fresche.

Cosa coltivare:

(Primavera-Estate): Pomodori, melanzane, peperoni, zucchine e basilico.

(Autunno-Inverno): Cavoli, finocchi, insalate, biete e cipolle, che in Sicilia crescono benissimo grazie agli inverni miti.



lunedì 31 agosto 2026

Migrazione siciliana nel mondo

Un giorno qualcuno ricorderà . . .  
La Sicilia conta oltre 826.000
residenti all'estero
 iscritti
all'AIRE e 
milioni di discendenti
 sparsi in tutto il mondo.
L'esodo di massa è iniziato alla fine
del XIX secolo a causa della crisi
agraria e della povertà del latifondo.
Tra il 1876 e il 1976 sono partiti
oltre 
2,5 milioni di siciliani.
Tra il 1961 e il 1971 oltre 612.000 
persone hanno lasciato l'isola dirette
in Europa (Francia, Germania, Belgio
 e Svizzera).
Le mete principali oltreoceano
sono state gli 
Stati Uniti,
l'
Argentina, il Canada e l'
Australia.





Capita di tanto in tanto che vengano a trovarci -a noi che persistiamo a vivere in quest’angolo di Sicilia, a Contessa-, gruppi di visitatori statunitensi con lontane origini locali, a giudicare dai loro cognomi. Si tratta di eredi di quel flusso migratorio iniziato subito dopo l’Unita’ d’Italia e ininterrottamente proseguito fino ai primi anni venti del Novecento, quando il Fascismo decise di interrompere il flusso perché doveva creare un Paese armato e militaresco con tante “baionette”.

  I visitatori che dalla lontana New Orleans arrivano fino a Contessa Entellina, immaginano di scoprire (o riscoprire dopo le narrazioni ascoltate dai nonni e dalle loro generazioni trascorse), un contesto umano, sociale e civile al quale in qualche modo ritengono di appartenere e col quale, stando alle narrazioni dei nonni, persistono legami di varia natura.

  Verosimilmente il plurisecolare distacco temporale  dal fenomeno migratorio che condusse migliaia di contessioti nella città del Golfo ha creato molteplici e diversificate consapevolezze dalla psicologia alla storia, dalla poesia del vivere alla sociologia e alla trattazione delle cose da far ascoltare ai periodici e casuali ospiti.

  = = = 

La migrazione dei siciliani, e specificatamente dei contessioti nel mondo, sarà’ oggetto di periodiche pagine sul blog, grazie anche alla collaborazione di chi il fenomeno lo conosce per esperienza diretta.

sabato 29 agosto 2026

Lo Statuto dei Lavoratori (7)

Ancora sui

principi costituzionali

 Articolo 37 della Costituzione

L’art. 37 contiene i principi sulla parità di trattamento e retribuzione  tra uomo e donna che esplichino  le stesse mansioni lavorative, così  tra lavoratori adulti e minori. Inoltre, si afferma la necessità di permettere alla donna di svolgere, contemporaneamente all'attività lavorativa, quella di madre. Lo stesso articolo impone altresi che, con legge, si preveda il limite minimo d'età per il lavoro salariato (l. 17 ottobre 1967, n. 977). La norma si occupa di due categorie di lavoratori, donne e minori, che nel passato sono state particolarmente sfruttate. Anche qui i principi enunciati dalla norma costituzionale sono stati attuati da una serie di leggi. In particolare, per quanto concerne la donna va ricordata la l. 9 gennaio 1963, n. 7, che vieta i licenziamenti per causa di matrimonio. Analogo divieto circa il licenziamento è previsto anche dalla successiva I. 30 dicembre 1971, n. 1204, che tutela la lavoratrice madre. Questa legge prevede inoltre una tutela generale a favore della lavoratrice madre considerando sia la sua salute, per cui non può svolgere lavori pesanti, sia garantendo dei periodi di astensione dal lavoro obbligatori e facoltativi, per favorire la sua funzione di madre accanto al figtio.

Per quanto riguarda invece la tutela del minori, l'art. 37 Cost. enuncia tre distinti principi: la fissazione dI un'età minima, al di sotto della quale non si può accedere al mondo del lavoro: la tutela in generale del lavoro minorile e il principio di parità di retribuzione a parità di mansioni svolte.

Per quanto riguarda l'età, generalmente è fissata a 15 anni, ma è elevata a 16 o 18 per alcuni lavori pesanti, espressamente individuati dalla legge, ed è abbassata a 14 per il lavoro agricolo, domestico, per quello leggero non industriale e per particolari attività (si pensi allo spettacolo in cui spesso è necessaria la presenza di minori), compatibilmente con l'obbligo scolastico. Inoltre, la legge dispone, sempre in linea generale, che le condizioni ambientali in cui devono lavorare questi soggetti non possano né ledere né pregiudicare la loro crescita E necessario, poi, che prima dell'assunzione e durante il rapporto di lavoro i lavoratori minori siano sottoposti a visita medica per accertare che siano in grado di svolgere, senza alcun pregiudizio per la loro salute, l'attività lavorativa.

Altre disposizioni riguardano delle condizioni di particolare favore, rispetto agli altri lavoratori, in relazione all'orario, alle ferie, al divieto di lavoro notturno, ecc.

Per quel che concerne la parità di retribuzione, va ricordato che in applicazione di questo principio la Corte costituzionale ha dichiarato illegittime le disposizioni di quei contratti di lavoro che prevedevano che il periodo per maturare gli scatti di anzianità decorresse solo dal ventunesimo anno di età.

Pertanto, anche qualora il contratto collettivo continui a contenere disposizioni analoghe, queste non potranno essere applicate e di conseguenza, l'anzianità decorrerà sempre dal momento dell'assunzione, indipendentemente dall'età del lavoratore.

(Segue)

venerdì 28 agosto 2026

Cittadino consapevole (7)

 L’Economia, una scienza sociale

Con una narrazione lungo il tempo storico stiamo seguendo una percorso evolutivo per arrivare all’invenzione della moneta cartacea, ossia al facilatore dello scambio commerciale, e quindi dello sviluppo socio-economico accelerato dei nostri tempi.

La moneta metallica nasce
in Asia Minore (Lidia) nel VII
secolo a.C.
 e arriva subito dopo
in Europa 
grazie alle colonie
greche
, che iniziano a coniare i
primi pezzi in argento e bronzo
per facilitare i commerci nel
mar Egeo e in Magna Grecia.
 
I Romani
: Inizialmente
usano pezzi di bronzo non
 lavorato pesati sulla
bilancia (
aes rude), poi
creano il denario
d'argento nel III secolo a.C.



==  == ==
L’invenzione della moneta (III)

 Gli schiavi erano, lungo il tempo entro cui stiamo svolgendo la narrazione che porterà all’affermazione della “moneta”, merce di scambio fra le più ambite. I mercanti si rifornivano in Africa e ovunque fossero disponibili: i  Bahnars dell'Indocina ne davano uno per 5 bufali, o per 7, a seconda delle sue capacità e del suo stato fisico, ma anche 7 pignatte bastavano a portarsi via un uomo in buona salute. Nella Grecia omerica - si legge nell'«Odissea» - Laerte diede 20 buoi per avere Euriclea, la fedele nutrice di Ulisse che lo riconobbe dopo vent'anni quando tornò a Itaca.

Nell'antica Irlanda una schiava valeva 3 mucche e uno schiavo 7 schiave. Ovunque il bene più diffuso per il baratto fu il bestiame, col quale si pagava qualsiasi cosa: il testo sacro dell'Avesta stabilì i compensi del medico che, a seconda della cura, andavano da un semplice pezzo di carne a un'asina da latte, o un bue, o 4 cavalli.

Ma onestà voleva che la parcella in natura fosse saldata solo se il paziente era guarito. Col bestiame si pagavano tasse e ammende che a Roma, per i diversi reati, potevano essere di due montoni o di 30 buoi. Anche gli atleti vincitori delle gare ricevevano in premio capi di bestiame. 


Greggi e armenti servivano a tutti, e in epoche in cui il libero pascolo abbondava, mantenerli costava quasi niente, per questo motivo ebbero largo impiego negli scambi tanto che, successivamente, nelle varie lingue la parola che indica il denaro prese la stessa radice della parola usata per il bestiame: in sanscrito «roupan significava gregge e rupia si chiamò la moneta. In latino, da «pecus», gregge, venne una serie di parole: pecunia, denaro; peculium, piccola somma data dal padre in amministrazione al figlio; il peculato, ossia il furto di armenti, è la parola poi passata a definire il reato del pubblico ufficiale che si appropria del denaro a lui affidato. La stessa parola «capitale» viene dai capi di bestiame che costituivano un investimento.


Il pagamento in bestiame fini per rivelarsi scomodissimo: era mal divisibile per i piccoli acquisti, occupava troppo spazio nelle navi mercantili e un'epidemia poteva distruggere quanto si era appena guadagnato. Quando si diffusero i metalli, essi divennero la nuova moneta: si trasportavano più facilmente, non si alteravano, erano necessari a tutti, avevano un valore stabile a seconda del peso ed erano divisibili anche in piccole quantità.

Circolavano a mattoni, a blocchi, in verghe, in polvere, sotto forma di vanghe, coltelli, foggiati ad anelli e bracciali; per i grossi affari si cedevano addirittura miniere.


(Segue)

mercoledì 26 agosto 2026

Parole frequenti sui media

Il sistema bancario italiano sta
  
vivendo una fase di
consolidamento e forte
redditività, trainato da grandi
operazioni straordinarie, utili
record nei primi mesi dell'anno
e da una spinta decisa verso
la digitalizzazione e l'uso
dell'intelligenza artificiale, pur
in presenza di una leggera
flessione dei ricavi e di rischi
geopolitici monitorati da 
Banca d'Italia.

Il 2026 e’ un anno di
esecuzione per le grandi
manovre e fusioni avviate
nei periodi precedenti.


 Qual è la differenza fra 

opa, ops e opas?


Un’opa è un’offerta di acquisizione tutta in denaro. Un’ops è invece uno scambio: il pretendente propone ai soci della «preda» di diventare suoi azionisti. Un’opas, infine, è una combinazione delle due: l’acquirente mette sul piatto sia suoi titoli sia denaro.

Il sistema creditizio nazionale vive una fase di intenso fermento, nota come "risiko bancario", al centro della quale spiccano la contesa su Monte dei Paschi di Siena (MPS) tra Intesa Sanpaolo e Banco BPM, la spinta al consolidamento tecnologico e le manovre per ridisegnare i grandi poli finanziari italiani ed europei. Il Monte dei Paschi è diventato l'obiettivo conteso di grandi manovre, con l'offerta di Intesa Sanpaolo contraffatta o affiancata alle precedenti ipotesi di integrazione con Banco BPM. Le mosse finanziarie inevitabilmente creano dibattito istituzionale sulle preferenze strategiche per il controllo e la stabilità dei grandi istituti nazionali.

Il risiko bancario in Italia ha raggiunto il suo culmine in questo agosto 2026, trasformandosi in una battaglia finanziaria e politica senza precedenti che vede scontrarsi i principali istituti del Paese. Al centro dello scontro ci sono Monte dei Paschi di Siena (MPS)Intesa SanpaoloBanco BPM e il gruppo Unipol/BPER.

Passato, Presente.

Organizziamo un orto

L'orticoltura siciliana è fortemente 
specializzata a seconda delle aree 
geografiche e vanta diversi prodotti a 
marchio di tutela, grazie a una 
combinazione unica di clima 
mediterraneo favorevole
innovazione tecnologica e un 
ricchissimo patrimonio di 
biodiversità locale.

Decenni fa a Contessa erano tante le famiglie che avevano un orto familiare curato in via generale da più componenti del nucleo. Per quanto ci e’ dato conoscere il loro numero si è andato in tempi recenti riducendo, sia perché il nostro “paese” e’ annoverato (ancora una volta) fra quelli con flussi migratori giovanili accelerati e perché in carenza di prospettive sul “domani” il flusso migratorio ha ripreso i ritmi accelerati assimilati in qualità e quantità a quelli dei decenni precedente e successivi all’inizio del Novecento, quando tantissimi si diressero a New Orleans.

 Sul blog continueremo a dedicarci a vicende storiche e sociali del territorio, a contesti e filoni culturali che possono indicare prospettive di crescita umana, e per chi ama dedicarsi all’orticoltura, perché dispone anche di una piccola frazione di terreno, ed intende mettere in atto o comunque preparare terriciati, riciclare rifiuti domestici, detriti vegetali e tutti i materiali organici che generalmente si conferiscono e che invece sono un economico e pure utilissimo concime.

 Fra i propositi c’è il far conoscere alcune tecniche che sanno di antico e che i nostri nonni suggerivano.

Cosa e’ che non funziona più sul piano sociale?

 L’Occidente del secolo passato non c’è più. Trump pericolo per la democrazia

Il dibattito geopolitico
contemporaneo evidenzia come
la percezione di una 
crisi
strutturale dell'Occidente
(caratterizzata da frammentazione
politica, polarizzazione sociale
ed erosione della leadership
economica) si traduca in un 
vantaggio strategico per
la Cina
. Pechino sfrutta i punti
deboli delle democrazie liberali
per posizionarsi come il nuovo
 perno dell'ordine mondiale e
del "secolo asiatico".




 La storia sta presentando il conto. Lo sfilacciamento dei partiti e del loro esistere, il vuoto programmatico che dura da anni, l’inconsistenza e l’inconcludenza della “classe?”. Intendiamo della classe  politica e insieme ad essa, l’impossibilità della sussistenza di una leadership stabile? Sono queste  le domande che vengono spontanee a chi chiede che fine abbia fatto la Politica. E’ tutto tanto chiaro che pure i ragazzini riescono a cogliere la crisi del Paese. Certamente le cause profonde di tutto questo, vanno ricercate sopratutto nel passato. 

Qualcuno sostiene che tutto è iniziato con una coincidenza cronologica. 

==1) Il sistema politico della prima Repubblica entra in crisi e si disintegra agli inizi degli anni Novanta del Novecento.

 ==2) Tutto avviene in coincidenza di una svolta decisiva a livello mondiale: quando il sistema democratico occidentale a guida americana, superata la sfida comunista, entra a vele spiegate nella via della globalizzazione. 

==3) La globalizzazione sarà l’inizio di una drammatica trasformazione dell’Occidente. Con l’ascesa della Cina, l’Occidente perde l’egemonia che esso aveva di fatto sull’intero sistema planetario: dall’industria pesante a quella leggera, dallo sfruttamento delle materie prime ai mezzi di comunicazione, alle apparecchiature elettroniche, agli armamenti. 

==4) Pure nella ricerca scientifica,  nell’innovazione tecnologica, l’Occidente perde da tempo il primo posto che un tempo era il suo.

Nello spazio di tre decenni l’Occidente perde lo slancio economico-produttivo precedente. I fattori dominanti dell’Occidente diventano ormai 1) la finanza ed i servizi, 2) ci si accorge che la  popolazione invecchia e che 3) il fenomeno dell’immigrazione è incontrollato. 4) Cresce il divario sociale e l’emarginazione, mentre 5) i sistemi d’istruzione perdono capacità di formazione, di selezione e di promozione, e 6) il Welfare stenta sempre di più a tener dietro alle crescenti necessità del sistema. 

Declina la fiducia nel futuro. La natalità crolla a ritmi talora vertiginosi. I legami sociali — quello familiare, religioso, nazionale, politico — si allentano fino a svanire. Questa sorte tocca il vincolo associativo delle stesse organizzazioni sindacali e partitiche che diventano l’ombra di ciò che erano stati nei primi decenni repubblicani. All’individuo e’ rimasta solo la dimensione di consumatore che alimenta la sua solitudine. 

(Segue) 

martedì 25 agosto 2026

Lo Statuto dei Lavoratori (6)

diritti fondamentali del  
lavoratore

L’art. 36 della Costituzione
s
tabilisce che la retribuzione
deve essere proporzionata
e sufficiente a garantire
un'esistenza libera e
dignitosa, fissa i limiti
dell'orario di lavoro e
garantisce il diritto
irrinunciabile al riposo
settimanale e alle ferie
.annuali retribuite



Ancora sui 

principi costituzionali 

Ancora sull’articolo 36 della Costituzione. Il secondo comma dell’articolo 36 garantisce indirettamente il diritto al riposo giornaliero: affermando, infatti, che la legge deve stabilire la durata massima della giornata lavorativa ne deriverà anche il riposo garantito a ciascun lavoratore.

La Costituzione, enunciando il principio di una durata massima della giornata di lavoro, ha accolto e ribadito una rivendicazione che emerse sul piano internazionale nel corso dell’Ottocento, mentre in Italia si cominciò a far sentire solo all'inizio del 1900.

Dopo la Prima Guerra mondiale si avverti la necessità di un accordo internazionale in materia, che venne formalizzato dall'OlL con una convenzione in cui si stabiliva che, per i dipendenti di imprese industriali, la durata massima del lavoro doveva essere di otto ore giornaliere e quarantotto settimanali. L'Italia, oltre a ratificare detta convenzione, predispose una propria regolamentazione della materia contenuta innanzitutto nel r.d.l. 5 marzo 1923, n. 629 convertito poi nel 1925 in legge, che limita l'orario di lavoro per gli operai e per gli impiegati delle imprese industriali o commerciali di qualunque natura. Ed è proprio questa legge che ancor oggi costituisce la disciplina legale di riferimento e che realizza il rinvio contenuto sia nell'articolo costituzionale sia nel precedente articolo del codice civile (art. 2107). Se questa è la disciplina legale bisogna, tuttavia, tenere presente che i contratti collettivi, laddove ovviamente questi esistano e siano applicabili, dettano normalmente condizioni più favorevoli che, come tali, prevalgono.


Per quanto concerne, invece, il diritto al riposo settimanale e annuale, previsti anche dall'art. 2109 c.c., essi sono riconosciuti al fine di garantire al lavoratore sia la possibilità di recuperare le energie psicofisiche, dopo una settimana o un anno di lavoro, sia la possibilità di partecipare alla vita familiare e sociale. Ed è proprio in relazione a ciò che normalmente il riposo settimanale deve cadere di domenica perché è in quel giorno che il lavoratore ha la possibilità di passare il proprio tempo libero con la propria famiglia o con i propri amici.


I principi enunciati dalla norma che si commenta vanno dunque coordinati con tutta la legislazione di attuazione, anche precedente all'entrata in vigore della Costituzione, che ci proponiamo di analizzare dettagliatamente quando si parlerà dell'orario di lavoro.


(Segue)



lunedì 24 agosto 2026

Flash di Storia

 



 
Gli studi sulla questione
meridionale
 
costituiscono il cuore del 
meridionalismo
un ricco filone del dibattito
intellettuale, 
politico ed economico italiano nato 
subito dopo l'Unità d'Italia (1861)

Questi studi analizzano le cause del 
divario storico nello sviluppo 
socio-economico
 tra il 
Mezzogiorno e le regioni 
centro-settentrionali.

Subito dopo l'Unità, le prime inchieste
e studi svelarono la drammatica realtà
del Sud, caratterizzata da analfabetismo,
 povertà agraria e infrastrutture carenti.

Pasquale Villari e Leopoldo
Franchetti:
 
Con le loro inchieste (come l'Inchiesta
in Sicilia del 1876), denunciarono la
struttura feudale del latifondo e lo stato
di abbandono delle classi contadine.
Giustino Fortunato: Sostenne che
l'arretratezza del Sud fosse legata a
cause naturali e geografiche (povertà
del suolo), ma fu tra i primi a criticare
le politiche doganali dello Stato unitario.
Gaetano Salvemini: Sostenne una
dura battaglia contro il protezionismo
industriale del Nord, considerato un
danno
per l'economia agricola meridionale.
Chiese il suffragio universale per dare
voce ai contadini del Sud.
Antonio Gramsci: Nel suo celebre
saggio 
Alcuni temi della questione
meridionale
 (1926), propose una chiave
di lettura basata sulle classi sociali.
 Gramsci spiegò il problema come il
risultato di un blocco storico
agrario-industriale:
 un'alleanza tra gli industriali del Nord
e i grandi latifondisti del Sud, che
manteneva i contadini meridionali in
una condizione
di subalternità coloniale.

Oggi la questione meridionale
non riguarda più un mondo rurale
isolato, ma si inserisce in contesti
globali e complessi.
Economisti come Robert Putnam
o indagini della Banca d'Italia si
sono concentrati sulla carenza di
"capitale sociale" (fiducia nelle
istituzioni, senso civico) e
sull'inefficienza della pubblica
amministrazione locale come
freno agli investimenti.



L'italia dopo il 1818 

A conclusione della grave crisi provocata dalle carestie del triennio 1815-17, si apre un periodo della storia economica europea caratterizato da una tendenza generale alla diminuzione dei prezzi del grano e delle derrate agricole (destinata a durare con frequenti oscillazioni fino al 1846-48), da una crescita costante della produzione e degli scambi commerciali, favorita dalla rivoluzione dei trasporti, con periodiche fasi di tensione e crisi finanziarie (v. 1825-1826, 1836-1837, 1846-1847), e da una tendenza generale al ribasso dei prezzi industriali.


Agricoltura

Anche in Italia si apre un periodo di prezzi agricoli al ribasso, accentuato nelle annate di sovrapproduzione e temporaneamente contrastato in quelle di scarsi raccolti. Nel lungo periodo ciò provoca una diminuzione delle rendite e l'indebitamento dei piccoli proprietari.

Nonostante la flessione costante dei prezzi del grano, la cerealicoltura si conferma dominante; la diminuzione delle rendite viene contrastata dai proprietari aumentando gli oneri contrattuali a carico dei ceti contadini; in generale, si registra una debole risposta sul piano della diversificazione colturale, delle innovazioni agronomiche e produttive. Fanno eccezione alla caduta dei prezzi alcune produzioni per l'esportazione come il riso e la seta greggia; ne beneficiano le grandi aziende agricole della pianura irrigua piemontese e lombarda, e i produttori serici (filiera della seta). 

La caduta dei prezzi e dei profitti agricoli colpisce in misura più grave che altrove l'agricoltura meridionale, fondata per larga parte sulla cerealicoltura, e dunque più esposta agli effetti della concorrenza dei grani russi e nord-africani. Anche altre produzioni tipiche del Meridione - come l'olio - risultano minacciate dalla concorrenza estera (olio spagnolo). Secondo le testimonianze dei conqtemporanei, l'indebitamento di proprietari terrieri e contadini raggiunge livelli elevatissimi, provocando un'ulteriore concentrazione della proprietà in mano ai grandi latifondisti.

Regno delle due Sicilie

(Moneta, finanza, credito)

Riforma monetaria. La promulgazione dello «Statuto monetario del Reame» si propone di riordinare la circolazione monetaria sulla base del monometallismo argenteo; si registra un progressivo aumento dello stock di metallo coniato ma con scarsi effetti sulla diffusione del numerario circolante. La circolazione monetaria resta concentrata per oltre due terzi del totale a Napoli; per la mancata diramazione del Banco delle Due Sicilie nelle province e la forte arretratezza del sistema creditizio nel suo complesso, il mercato del credito - a parte l'attività dei Monti dei pegni e, per il credito agrario, dei Monti frumentari - resta in mano ai «prestatori» che svolgono opera di intermediazione tra i Banchi e il pubblico. 





…….  L'italia dei nostri giorni


Gli studi sulla questione meridionale. 


Diversi furono gli storici che si occuparono della questione meridionale dall'inizio del Novecento:

Francesco Saverio Nitti, esaminò la questione meridionale (Nord e Sud, 1900) inserendola nel più ampio contesto dell'intero Stato italiano, il pugliese Gaetano Salvemini (Scritti sulla questione meridionale, 1896-1955) espresse invece una visione strettamente politica che investiva direttamente il Partito socialista individuando nel latifondismo la causa del ristagno economico e politico. Più meditato il meridionalismo di Benedetto Croce (Storia del Regno di Napoli, 1925), volto soprattutto alla considerazione della cultura meridionale chiaramente inserita nell'area culturale europea.

Luigi Sturzo, invece, propugnatore di un'organizzazione politica dei cattolici, sostenne un programma di riforme che conducesse alle autonomie regionali e che portasse a soluzione il problema delle aree sottosviluppate.

Un nuovo, originale disegno è stato proposto da Antonio Gramsci, autore d'un saggio incompiuto: Alcuni temi della questione meridionale (1926), ora in La questione meridionaleGramsci, dopo aver ravvisato nella cattiva amministrazione dei governi succedutisi dal Risorgimento le cause tangibili dell'arretratezza meridionale, ha riaffermato la necessità strategica dell'alleanza fra operai e contadini.

 La nuova stagione del meridionalismo fu inaugurata con la ripresa democratica nella prospettiva, coltivata in particolare dalla sinistra meridionale, che nella miseria che affliggeva il sud Italia potesse avere luogo la rinascita del Mezzogiorno e in primo luogo della sua agricoltura. Accanto alle analisi della sinistra si svilupparono quelle del meridionalismo laico di M. Rossi Doria e F. Compagna. Negli anni Cinquanta e Sessanta, di questi due settori politico-culturali divennero espressione due riviste: rispettivamente «Cronache meridionali» e «Nord e Sud». Questo meridionalismo era in grado di porre su basi concrete il problema della riforma agraria come nodo centrale della questione meridionale. Sulla necessità delle riforme convergeva anche il meridionalismo comunista, corroborato dalla diffusione degli scritti di Gramsci e dalla ripubblicazione del volume di E. Sereni (La questione agraria nella rinascita nazionale, 1946). 

La svolta democratica e quella, successiva, rappresentata dalla legge stralcio della riforma agraria e dalla nascita della Cassa per il Mezzogiorno (1950) stimolarono nuovi studi. Sono di quegli anni la pubblicazione delle prime antologie di B. Caizzi (1950) e di R. Villari (1961), lo sviluppo di una letteratura storiografica d'ispirazione gramsciana che riprendeva, tra l'altro, il tema della riflessione critica sul Risorgimento e sul liberalismo postrisorgimentale, visti in particolare attraverso la questione meridionale (L. Salvadori, 1960); ma anche quella sorta di rivoluzione copernicana della storiografia liberale (e della concezione crociana in particolare) che fu rappresentata dal saggio Risorgimento e capitalismo (1959).