![]() |
| Campagna di Contessa Entellina, c.da Vaccarizzotto |
![]() |
| Campagna di Contessa Entellina, c.da Vaccarizzotto |
I tempi duri della Storia Siciliana
I casali nella Sicilia normanna erano migliaia (alcuni studi storici li danno in circa 4000) ed erano sparsi ovunque, segno della pace sociale che regnava in tutta l'isola in quel periodo e che favorì l’uso agricolo del territorio. Molti erano contestualmente gli insediamenti abitativi in grotta.
Per l’inconsistenza e la qualità costruttiva delle costruzioni popolari dell’epoca, il casale veniva comunque ad esistenza con materiali facilmente deperibili come pietra legata da terra argillosa con o senza calce, legno o anche legno e paglia, (cfr Henri Bresc).
Aldo Messina, trattando sugli insediamenti rupestri in Sicilia, riporta: “L’indagine archeologica non offre alcun ausilio per la datazione degli abitati rupestri ... Non si può tuttavia dubitare che il trogloditismo (=abitare in caverne naturali) abbia rappresentato la tipologia d’insediamento più comune nella Sicilia araba.”. E prosegue: “L’opinione di Paolo Orsi di una Sicilia bizantina disseminata di abitati rupestri e di chiese scavate nella roccia appare oggi anacronostica. La mappa dell’insediamento bizantino è costituita da villaggi e chiese costruiti in muratura. La fisionomia rupestre dell’abitato rurale dotato della chiesa scavata nella roccia, si addice meglio alla Sicilia normanna.”.
Di tutt’altro parere Salvatore Giglio in La cultura rupestre di età storica in Sicilia e a Malta, p 5-6.: “ La sua origine [l’ingrottamento] è da mettere in relazione con lo spostamento verso monte delle popolazioni nel corso del VII secolo in dipendenza della insicurezza dei siti di costa, nel momento particolarmente esposti agli Arabi. ... L’indagine archeologica ha dimostrato che dopo il VII secolo tutti gli abitati sprovvisti di opere difensive posti in vicinanza del mare furono effettivamente abbandonati ... Nei documenti di età anteriore inoltre non si ha mai menzione di ambienti ingrottati all’opposto in quelli successivi il riferimento è pressochè costante.”.
Questa realtà che non sempre viene studiata e diffusa dai programmi scolastici, ed incredibilmente continua a restare misconosciuta, nonostante più storici, dell'Isola e non, sostengano che in terra siciliana ci sono stati ben più di 400 castelli ed almeno, se non di più, altrettante torri, tutti costruiti a cominciare dal periodo bizantino e poi, soprattutto, dal XII al XV secolo.
Non tutti gli insediamenti fortificati venivano denominati con il termine castello. In periodo medievale inoltrato, ad esempio, si distingueva tra:
-- castellum e castillicium (piccolo castello isolato),
-- arx (fortilizio più importante di un castello),
-- oppidum (città fortificata),
-- castrum (fortezza legata ad un abitato fortificato).
Vi era ancora:
-- la pietra o petra (fortificazione costruita utilizzando una roccia isolata il cui nome deriva dal greco medievale)
-- la motta (collina naturale o artificiale fortificata).
Alcune fortificazioni presero nomi come
= = ballium poi divenuto baglio (recinto abitato poi divenuto masseria fortificata),
= = forza (come nel caso di Forza d’Agrò nel Messinese),
= = munitiones,
= = palatium
= = sala.
= = Il termine turris invece indicò sempre una torre isolata.
(Segue)
Sicilia normanna e post-normanna
matrimonio con contratto alla greca e/o alla latina
Premesso che fino al 1819 i registri ufficiali di matrimonio, nascita, morte della gente, in Sicilia, non stavano presso la sede della locale Secrezia (=l'odierno Comune) ma nelle parrocchie, ci piace intrattenerci cosa accadeva con l'arrivo dei normanni in Sicilia.
I greci di Sicilia, erano tali per lingua e per ritualità religiosa e negli atti civili, quale era il matrimonio, si attenevano alle leggi di Giustiniano con correttivi locali derivanti da usi o consuetudini.
L'arrivo dei Normanni in Sicilia introdusse qui la ritualità latina nelle Chiese e nella vita civile, non compacianti col diritto greco-romano di Giustiniano.
Cominciò quindi a doversi distinguere, fra le popolazioni cristiane, la ritualità del matrimonio che poteva avvenire alla greca oppure alla latina (allora il primo veniva definito secundum-usum et consuetudinem romanorum ossia le regole giustiniane, ed il secondo invece more latinorum ossia secondo le nuove consuetudini normanne).
Vedremo in seguito che tipi di contratti matrimoniali venivano sottoscritti.
(Segue)
Chi lavorava la terra?
Nel Medio-Evo siciliano, dal periodo normanno a quello spagnolo, escludendo i pubblici ufficiali che rappresentavano la baronia e gli ecclesiastici, tutta la gente riceveva la qualifica (l'identificazione) dal terreno su cui lavorava e traeva sostentamento.
Il termine contadino fu introdotto quantomeno nella vita formale, al posto di villano, solamente ad Unità d'Italia avvenuta, 1860.
Su questi aspetti di vita sociale avremo modo di tornare in prosieguo, ed in forma organica, nel contesto della fondazione dei nuovi centri abitati, ancora all'alba della modernità. E coglieremo che il passaggio dal Medio Evo alla Modernità in Sicilia non subì grandi cambiamenti.
Quale la genesi della Mafia?
A cominciare dai primi del Settecento, o poco prima, in Sicilia l'Aristocrazia siciliana -in linea di massima- superindebitata a causa degli stili di vita che conduceva nelle città avvia un processo di spezzettamento dei feudi che cede o che -frequentemente- gli vengono confiscati per i consistenti indebitamenti accumulati. Da questo tipo di frazionamento delle antiche baronie cominciano a nascere, a cura delle nuove famiglie di provenienza non baronale, le "masserie", grandi complessi edilizi da cui si poneva cura a centinaia e centinaia di ettari di terreni.
Il nuovo contesto socio-economico vede comunque il trapasso dalla logica "baronale" a quella "latifondista", e coincide col sorgere nelle campagne siciliane -come ricordato- delle "masserie". Nell'ottica sociale è - in questa fase storica- che si assiste al processo di trapasso della gestione effettiva dei feudi alla custodia a uomini che definire di pochi scrupoli, è poco. Costoro erano chiamati "gabellotti" perché pagavano al proprietario una “gabella”, cioè un affitto. Le terre venivano ovviamente coltivare da contadini in piccoli lotti oppure da braccianti dipendenti direttamente dall'amministrazione del latifondista o del gabellotto. In questa situazione il lavoro dei braccianti e dei lavoratori tutti del latifondo era controllato da guardie armate di fucile: i cosiddetti campieri.
Ricorrendo a minacce, assassini, vendette spietate, i gabellotti ed i campieri costringevano la massa inerme dei contadini ad accettare salari da fame e durissime condizioni di lavoro. . .
A chi era disponibile alla subordinazione ai mafiosi i gabellotti garantivano protezione e sicurezza. Tantissimi gabellotti divennero tanto potenti da rivoltarsi contro gli stessi proprietari latifondisti e dettare legge in molte tenute. Mediante i mafiosi che facevano ad essi riferimento erano infatti in condizione di estorcere denaro persino ai proprietari, in cambio della protezione dei loro raccolti.
La nascita e l'affermarsi della figura del "mafioso" -dagli studiosi- vengono individuati proprio nei ruoli del gabelloto e dei campieri, ovvero in coloro che, speculando sul lavoro dei contadini, assicuravano la sopravvivenza della struttura di tipo feudale.
Fin d’allora e da quel contesto tratteggiato si è sviluppata in Sicilia la sub-cultura criminale: la mafia!
==
Questa -sintetica- ricostruzione attinge e si ispira allo studio di antropologia dello studioso olandese condotto sul territorio di Contessa Entellina Anton Bloch.
significa valorizzare la memoria e la fruizione del presente.
I Castelli, soprattutto quelli della Sicilia interna, quasi sempre, per non scrivere in assoluto, oltre che la funzione militare per il controllo del territorio, ebbero sempre e quasi prevalentemente un uso "carcerario" ed ancora -sempre- quello di luogo di esecuzioni capitali. Li si applicava e si eseguiva l'ordine di esecuzione capitale (senza il confronto o il dibattito fra "pari") disposto dal Signore feudale di turno. Questo tipo di giustizia e di eseciuzioni capitali, che erano ancor meno che sommarie, all'interno dei Castelli feudali e medievali, è durata per secoli e secoli ed è, sia pure inconsciamente, ancora incisa nella sensibilità collettiva.
Il castello ovviamente, in tutta l'Isola di Sicilia, ha rappresentato inoltre un sito di oppressione, simbolo del potere baronale che esigeva lavoro bestiale e ripagato col minimo necessario per la sopravvivenza dell'individuo (frequentemente senza considerare che potesse avere una famiglia da dover sfamare). Si era allora nei così definiti, dagli storici, secoli bui.
A fronte di quanto sommariamente riportato fino a qui, c'è da apprezzare l'entusiasmo, l'impegno e la dedizione che tantissimi studiosi, amanti della natura e della scoperta dedicano -in anni relativamente recenti- perché i vari castelli (o i resti ed i simboli) ormai passati alla competenza dei demani comunali vengano resi fruibili, aperti al pubblico, mediante, ed è il caso di Contessa Entellina, il conferimento della custodia e della fruibilità ad "associazioni" che ne curino il godimento al pubblico nelle forme più varie in relazione allo stato dei siti: e si va dai musei, alle sale conferenze, ai luoghi per spettacoli ed incontri, alle scalate alle vette di rocche scoscese e che nel tempo andato erano -lungo il percorso- pure fortificate.
E' inutile ricordare che nella Storia siciliana i castelli, e specificatamente per restare vicino a noi Castello Calatamauro, rappresentano palese e solenne documentazione storica e nel contempo imprescindibile connotazione paesagistica.
A chiusura della nostra carrellata sulla rilevanza culturale dei castelli siciliani non possiamo sottrarci dall'evidenziare l'impegno e la solerzia dell'Associazione locale, di Contessa Entellina, "Vivere Slow" che da più anni porta a nuova ed apprezzata curiosità culturale l'intera area etnica e socio-economica che fa da sfondo a Castello Calatamauro. L'avere riscoperto Castello Calatamauro, l'averlo liberato dal timore dell'aspra salita ha comportato l'apertura del nostro territorio alla curiosità e all'apprezzamento di tanti amanti delle escursioni e della natura. Essa merita l'ammirazione e la stima di noi residenti in quest'angolo di Sicilia.
Escludendo gli amanti della Storia, dell'Architettura e pochi altri uomini curiosi dei tempi andati, per secoli i Castelli (e ancor più i loro ruderi) sono sempre stati ritenuti dalla Pubblica Amministrazione fastidiosi "ruderi", non solo nelle aree "contadine" dove libri ed archivi pubblici frequentemente finivano negli immondezzai o addirittura lungo i bordi degli stradali, ma anche -addirittura- all'interno degli stessi uffici pubblici dove frequentemente i carpettoni, i documenti del passato vengono trattati da scartoffie e da ingonbri.
Quanto riportato ovviamente si riferisce ai castelli meno vistosi perché in parte diroccati o comunque non celebri. Da alcuni decenni comunque è -sia pure lentamente e per opera di animi sensibili- in corso un crescente interesse in Sicilia che, come a Contessa Entellina, fa sì che attraverso i castelli (Calatamauro, Vaccarizzo, ed altri delle aree prossime, compresi alcuni ruderi di Entella) si va ricostruendo la Storia e pure l'identità delle popolazioni che ci hanno preceduti.
Qualsiasi castello, per sua natura, trasmette il messaggio di iniziali nuclei umani entro cui ed attorno a cui si sono sviluppati "interessi umani", i più vari. Non esiste castello, o suoi ruderi, che non conserva memorie antiche, tante ed ovviamente stratificate nel lungo lasso di tempo. Altro aspetto che gli studiosi (e pure i curiosi) colgono nelle antiche strutture fortificate è l'inestricabile rapporto che esiste fra l'insediamento del "Castello" ed il paesaggio che gli sta attorno.
(Segue)
![]() |
| Non sappiamo dire se la foto origina dal territorio di Contessa. |
Realtà socio-umane tramontate, ma appartennero "pesantemente" al territorio di
Contessa.
^^^
Un vocabolo siciliano che ai nostri giorni non si usa più:
"Antu", costituiva -in senso fisico- il posto dove si cominciava, giorno dopo giorno, a lavorare (a zappare, a mietere...): in fila un lavoratore accanto all'altro.
= = =
"Vegna giugnu e vegna di notti.
Giugnu leva lu cutugnu.
Lu bon giugnu mi duna armu:
manciu, guadagnu e nun mi lagnu...".
"Arrivi il mese di Giugno e lo faccia pure di notte.
Giugno è il mese che leva il malumore.
Il buon (generoso) Giugno mi dà coraggio:
ho di che mangiare, da guadagnare e non mi lamento".
La trebiatura, come veniva
percepita da un ragazzo di 5-6 anni in c.da Fuisa
A Contessa, nella memoria di chi scrive, c'era una aia nell'allora contrada Fuisa, oggi difficilmente da individuare essendo quella zona stata integralmente interessata dalla ricostruzione edilizia post-terremoto '68. Forse la si potrebbe, con margini di errori, indicare fra l'attuale complesso scuola media e l'inizio del complesso 80 alloggi. Altra aia abitualmente usata dai contessioti stava non lontano dal sito di ingresso al nuovo centro abitato, sottostante allo spazio ove sorge il cippo-ricordo di Francesco Di Martino. Ovviamente di aie ne sorgevano tante altre in più luoghi del territorio comunale, soprattutto negli spazi prossimi alla masseria di Vaccarizzo.
I covoni di grano, sciolti, si disponevano sull'aia dove i muli, a pariglia (in due) ci giravano sopra come se si trattasse di una giostra.
Ovviamente anche i muli necessitavano di riposo, ed ogni ora, contadino e muli si fermavano.
Ciò che resta nella memoria di quei decenni di veri sacrifici sopportati dal mondo contadino è quella mimica usata per incitare i muli a non fermarsi, a continuare a calpestare sotto il sole cocente di luglio-agosto i fasci di grano che stavano sull'aia.
" ... acchiana e scinni comu va lu ventu
ludamu tutti lu Santissimu Sacramentu".
In realtà i canti cambiavano ricorrentemente, ed ogni mulattiere, ogni contadino aveva le sue incitazioni per i muli, che comunque sapevano quasi sempre di fiducia e di religiosità.
"... Firriamu tri voti 'ntunnu,
tuccamu 'nsinu a lu funnu,
ca c'è lu patri di tuttu lu munnu"
Poi, quando il vento era favorevole, ma in estate in Sicilia non era fenomeno ordinario, si "spagghiava" col tridente per separare il grano dalla paglia. Il grano cadeva nell'aia e la paglia si ammucchiama, come per miracolo, poco più lontano in semicerchio.
Quegli eventi, visti con gli occhi e la coscienza di oggi, apparivano come un rito, una celebrazione ed una fede per il grano, per il pane, che allora si perseguivano al fine di volerli assicurare alle rispettive famiglie di appartenenza.
Feudo e latifondo non hanno lo stesso significato.
Dal latifondo alle proprietà familiari
Esiste comunque una precedente riforma agraria che all'alba dell'era moderna provò ad abolire la "feudalità". Feudalità che è concetto diverso da latifondo.
Dalla feudalità al latifondo
Con la riforma borbonica del 1812 nella Sicilia del feudo in cui primeggiava -sia nelle istituzioni che negli assetti di vita privata dell'industria, dell'agricoltura e del commercio- il barone del luogo, fu introdotta una significativa trasformazione (Riforma). Gli antichi feudi appartenevano teoricamente tutti all'autorità regia (statuale), che storicamente (nel periodo normanno) li aveva affidati ai baroni sia per il governo civile che per lo sfruttamento delle rendite della terra e dei commerci. I baroni delle origini erano stati compagni di conquista dei Normanni.
I feudi che nel 1812 divennero, nell'espressione socio-economica e giuridica, latifondi. Divennero per meglio intenderci proprietà privata degli eredi degli antichi baroni. Da quell'anno, costoro, gli eredi dei baroni, poterono vendere porzioni degli antichi feudi. Questi da realtà pubblicistiche, erano, nello spirito dell'età moderna, divenuti loro proprietà privata
Feudi e latifondi hanno -quindi- profondi significati differenti. I feudi che i baroni possedevano su concessione regia divennero come evidenziato -con un solo tratto di penna- (in realtà con disposizione regia e consenso degli ex baroni) proprietà privata (*latifondi). In quanto proprietà privata i feudi poterono -da allora- essere frazionati e venduti sul mercato.
La Storia locale di Contessa E. e quella dell'intera Sicilia, ci fanno sapere che nessun contadino che era vissuto sui precedenti feudi potè mai acquistare parti degli antichi feudi (ndr. l'enfiteusi non implicava proprietà). Latifondo sta infatti a significare grande estensione di terra a cui potevano accedere -per l'acquisto- generalmente i rami cadetti dell'aristocrazia o figure della nascente finanza o commercio, nello spirito della Rivoluzione borghese francese.
I latifondi, i loro titoli di proprietà, rispetto ai precedenti feudi erano divenuti beni commerciabili, vendibili, trasferibili.
Le conseguenze sociali furono enormi. Per il momento ci fermiamo qui con la nostra rievocazione. Diciamo semplicemente che quella riforma per le popolazioni siciliane che fino ad allora erano vissute sui feudi e nei centri abitati pertinenti ai feudi, l'innovazione portò al loro accellerato impoverimento. E' da quel 1812 che tanti antenati contessioti -arrivati due/tre secoli prima dai Balcani- iniziarono a prendere la via dell'emigrazione, verso il nuovo continente (America).
Avremo modo di capire meglio.
A rivoluzionare il lavoro tradizionale, millenario, dei campi da parte dei contadini negli anni trenta del Novecento nella Masseria di Vaccarizzo (Contessa Entellina) non fu solamente l'intraprendenza dei latifondisti che in verità sfociavano il loro assenteismo, salvo rari personaggi del primo Novecento. Il progresso arrivò -tuttavia e finalmente- in quegli anni a segnare l'era moderna anche nella Sicilia feudale. L'era moderna ovunque era iniziata nella prima metà dell'Ottocento.
Non mancarono ovviamente in quella prima fase di meccanizzazione situazioni, scrivono alcuni storici, patetiche nella fretta di trasformare i contadini in soldati coloniali da inviare in Abissinnia. Mancava infatti nel Paese l'industria pesante per produrre sia le macchine agricole che quella chimica per nafta, benzina etc, e vennero costruite -in una prima fase- macchine agricole a vapore, a metano, a gasogeno e pure a trazione elettrica. Si trattò di costruzioni enormi di cui molti a Contessa conservano cartoline postale, usate anche queste dal regime come strumento di propaganda.
Per arrivare ai trattori agricoli con i cingoli servirono alcuni ulteriori decenni e nei primi tempi somigliavano tantissimo ai carri armati. Con quelle prime premesse e finalità i nuovi mezzi agricoli furono presenti nell'ambito territoriale dell'interno della Sicilia solamente nell'azienda di Vaccarizzo. Comunque a prescindere dalle intenzioni bellicistiche del regime mussoliniano iniziò -senza probabilmente essere stato pianificato- il definitivo soppianto degli asini e dei muli e persino dei bovini per l'aratura dei campi. Non tutto avvenne con tempestività; infatti fino al terribile sisma del 1968 che devastò la Sicilia Occidentale (Valle del Belice) l'agricoltura dei contadini e dei piccoli imprenditori non si avvaleva ancora di trattori, e quando accadeva avveniva col "conto terzi".
=== === ^^^ === ===
Burdunaru = mulattiere.Agricoltura siciliana dell'immediato
secondo dopoguerra.
![]() |
| Trebiatura di tempi che furono Immagine di famiglia contessiota, a Riforma Agraria realizzata. |
Le due generazioni successive al dopoguerra hanno provato, entrambe, ad assicurare la crescita economica-umana sia nella lotta per la "Riforma agraria" che in quella della "Ricostruzione post-terremoto", volendo entrambe invertire la rotta migratoria che ha caratterizzato Contessa Entellina da sempre e fino -purtroppo- al 2021. Generazioni quelle due che hanno sicuramente risvegliato il senso della lotta politica per il riscatto sociale (Il latifondo non esiste più dopo oltre un millennio dall'arrivo dei Normanni, le abitazioni entro cui viviamo hanno un aspetto civile rispetto alle tante catapecchie pre-sisma); ma ancora oggi, Contessa necessita di una terza battaglia di riscatto: bloccare il flusso migratorio, che adesso investe giovani professionalizzati, con diplomi, lauree e con capacità organizzative, prima assenti. Serve una lotta-impegno per conseguire infrastrutture stradali e per avviare quindi contesti operativi-produttivi al passo del terzo millennio. Queste riflessioni e rievocazioni vanno raccolte e politicamente sviluppate -a nostro parere- oggi nelle sedi appropriate, mentre c'è Draghi presidente del Consiglio dei Ministri, che, lo sappiamo tutti, gestirà fondi ingenti per risanare il paese del post-covid. Oggi, solamente oggi, noi contessioti dobbiamo saper fare qualcosa nella direzione qui adombrata.
Domani sarà già tardi!
Queste riflessioni abbiamo raccolto, per intanto, proponendoci di avviare una lunga serie di pagine sull'intero Novecento contessioto.
Lungo il cammino rievocativo -e dal punto di vista socio-politico stimolante per chi ama l'impegno sociale- utilizzeremo molte immagini dei tempi andati e -mal volentieri- le marchieremo per ragioni più che ovvie. Avremmo voluto non farlo, ma più circostanze lo impongono.
Nota: Tutte le foto che pubblicheremo vogliono essere anche ricordo e rievocazione di tante figure ed amici che nel tempo ci hanno lasciati.
L'ennesima strage di esseri umani è stata consumata nelle ultime ore nelle acque del Mediterraneo. Da anni -lo scrivono i giornali- ci sono forze politiche che conducono la campagna serrata di criminalizzazione non dei criminali che in Libia schiavizzano i "deboli" del pianeta ma vergognosamente i soccorritori in mare e i benefattori delle ong. Segno che viviamo in un mondo "sotto-sopra" rispetto ai valori di umanità.
E continuano sullo schema profughi-campi di concentramento-aiuti europei le stragi di esseri umani nel canale di Sicilia! Esseri umani che vogliono, vorrebbero, vivere da esseri umani.
Finora l'opinione pubblica europea è stata indirizzata nel senso di colpevolizzare i volontari che nel canale di Sicilia si danno da fare per salvare vite u-m-a-n-e piuttosto che criminalizzare i finanziamenti ed i gestori dei campi di concentramento che in Libia prosperano per disumanizzare e schiavizzare gente desiderosa di vita. Quadro non degno della presunta "civile" Europa.
Garantisti solo con i nostri figli e parenti
Grillo, avvalendosi della popolarità che prima gli derivava dall'essere artista e più recentemente dall'essere guida politica del movimento con più voti elettorali, è adesso passato a fare il giudice ed ha deciso che il figlio, coinvolto in una vicenda ancora sotto il vaglio della magistratura, è innocente. Ha emesso il verdetto, viene da dire, a reti unificate.
Il comico ed il suo partito -lo ricordiamo- sono stati i più votati d'Italia. Sono proprio tutti qui i problemi del Paese, un grande paese affidato ad un movimento populista e incompetente. Il movimento che grida ... che cialtroni sono sempre e solamente gli altri senza mai fare l'esame di coscienza su chi siamo noi, ciascuno di noi, o i nostri fini.
I 5stelle hanno detto in questi ultimi tre anni tutto a tutti gli altri, sarebbe tempo che riflettessero finalmente sul loro povero bagaglio culturale.
Da sempre, da quando possa ricordare, gli Stati Uniti si sono presentati al mondo, o forse ce l'hanno presentati, come una sorta di Cassazio ne circa il processo democratico su qualsiasi posto del mondo. Espressione principale del "mondo libero", sempre contro il totalitarismo ed i regimi autoritari del pianeta; così scrivevano i giornali. Addirittura gli USA erano soliti inviare osservatori alle urne quando alcuni paesi venivano considerati "imbroglioni" nello sfoglio delle schede elettorali.
Dopo tutto quanto accaduto due giorni orsono in USA ad opera di Trump siamo certi che da adesso in poi l'autorità morale di questa potenza è andata a farsi benedire. L'inedita linea di condotta del Presidente Trump minerà per parecchi decenni dalle fondamenta la credibilità del suo Paese.
Siamo arrivati al punto che un giornale controllato dal Partito Comunista cinese, ha scritto che “non importa chi vincerà le elezioni del 2020, la società americana non sarà più in grado di tornare allo stato in cui si trovava”, essendo stata “fatta a pezzi” da Trump.
Intendiamoci. Non è che gli Usa siano mai stati davvero un faro della democrazia, di quella altrui. Come dimenticare infatti il golpe organizzato contro il governo democratico di Salvatore Allende, in Cile ? Da oggi il mito degli Usa ineccepibilmente democratici non esisterà più. I democratici di tutto il mondo, se vogliono restare tali, devono vigilare e salvaguardare ognuno la propria democrazia.
Non possono esistere più presunti guardiani della democrazia planetaria. Ciascuno scruti casa propria.