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martedì 26 dicembre 2023

Su richiesta di contessioti emigrati

 

Campagna di Contessa Entellina, c.da Vaccarizzotto





































Su richiesta di un lettore che vive all’estero da parecchi decenni,
 abbiamo curato sul Blog la pubblicazione di alcune foto su siti contessioti 
che egli non  ha più  visitato da quando,  ragazzo, è emigrato al seguito 
dei genitori e di cui però conserva nostalgica memoria. 
 Ci ha inviato un elenco di luoghi e quartieri di sua memoria (siti dove, 
con altri ragazzi, giocava e trascorreva più ore della giornata). 

venerdì 9 giugno 2023

Brevi riflessioni sulla Storia Siciliana (3)

 I tempi duri della Storia Siciliana

I casali nella Sicilia normanna erano migliaia (alcuni studi storici li danno in circa 4000) ed erano sparsi ovunque, segno della pace sociale che regnava in tutta l'isola in quel periodo e che favorì l’uso agricolo del territorio.  Molti erano contestualmente gli insediamenti abitativi in grotta.

Il Villaggio archeologico di Calascibetta
è un insediamento in grotta.

 Richiama il periodo
della dominazione bizantina della
 Sicilia, durata dal sesto al nono secolo.
Se fino a quel momento le grotte erano
 state scavate per farne tombe e deporvi
i defunti, esse cambiano radicalmente
 destinazione e diventano funzionali alla
vita quotidiana della comunità, all’uso
liturgico e alle attività produttive.

Gli invasori berberi, di fede islamica,
 protagonisti di questa riconversione
ai danni dei cristiani, passeranno
pure loro alla vita trogloditica
dopo il nuovo cambiamento che
 avviene dopo il Mille,
in seguito alla sconfitta degli arabi e
all’arrivo in Sicilia dei Normanni.

Questa volta toccò agli islamici 
rifuggiarsi nelle grotte.







Si consideri che oggi la Sicilia ha 377 comuni, quasi 9 volte di meno dei 4000 casali, che comunque non possedevano alcuna identità giuridica che veniva attribuita invece ai nobili feudatari normanni, signori del territorio.

 Per l’inconsistenza e la qualità costruttiva delle costruzioni popolari dell’epoca, il casale veniva comunque ad esistenza con materiali facilmente deperibili come pietra legata da terra argillosa con o senza calce, legno o anche legno e paglia, (cfr Henri Bresc).

Aldo Messina, trattando sugli insediamenti rupestri in Sicilia, riporta: “L’indagine archeologica non offre alcun ausilio per la datazione degli abitati rupestri ... Non si può tuttavia dubitare che il trogloditismo (=abitare in caverne naturali) abbia rappresentato la tipologia d’insediamento più comune nella Sicilia araba.”. E prosegue: “L’opinione di Paolo Orsi di una Sicilia bizantina disseminata di abitati rupestri e di chiese scavate nella roccia appare oggi anacronostica. La mappa dell’insediamento bizantino è costituita da villaggi e chiese costruiti in muratura. La fisionomia rupestre dell’abitato rurale dotato della chiesa scavata nella roccia, si addice meglio alla Sicilia normanna.”. 

 Di tutt’altro parere Salvatore Giglio in La cultura rupestre di età storica in Sicilia e a Malta, p 5-6.: “ La sua origine [l’ingrottamento] è da mettere in relazione con lo spostamento verso monte delle popolazioni nel corso del VII secolo in dipendenza della insicurezza dei siti di costa, nel momento particolarmente esposti agli Arabi. ... L’indagine archeologica ha dimostrato che dopo il VII secolo tutti gli abitati sprovvisti di opere difensive posti in vicinanza del mare furono effettivamente abbandonati ... Nei documenti di età anteriore inoltre non si ha mai menzione di ambienti ingrottati all’opposto in quelli successivi il riferimento è pressochè costante.”. 

mercoledì 7 giugno 2023

Brevi riflessioni sulla storia siciliana (2)

Casali e Castelli (2)
 
Il Castello di Batellaro (Bisacquino)
si deve agli Arabi che lo costruirono
in cima ad una altura.

Testimonianze sulla fortezza risalgono
al 1154 ne L'opera del Mondo
del geografo arabo Idrisi,
commissionata da Ruggero II.

  Quando a Contessa Entellina discutiamo di castelli medievali non pensiamo ad altro se non al castello, quello di Calatamauro, come se si trattasse di una prerogativa -se non esclusiva- del territorio. Eppure la Sicilia medievale fu la terra dei castelli e delle torri; una realtà ordinaria e diffusa, come realtà più che ordinarissima fu quella del vivere in contesti fortificati sin dal periodo bizantino, per difendersi -allora- dalle scorrerie, frequentissime, degli islamici.

 Questa realtà che non sempre viene studiata e diffusa dai programmi scolastici, ed incredibilmente continua a restare misconosciuta, nonostante più storici, dell'Isola e non, sostengano che in terra siciliana ci sono stati ben più di 400 castelli ed almeno, se non di più, altrettante torri, tutti costruiti a cominciare dal periodo bizantino e poi, soprattutto, dal XII al XV secolo.      

 Non tutti gli insediamenti fortificati venivano denominati con il termine castello. In periodo medievale inoltrato, ad esempio, si distingueva tra:

-- castellum e castillicium (piccolo castello isolato), 

-- arx (fortilizio più importante di un castello), 

-- oppidum (città fortificata),

-- castrum (fortezza legata ad un abitato fortificato). 

 Vi era ancora:

-- la pietra o petra (fortificazione costruita utilizzando una roccia isolata il cui nome deriva dal greco medievale) 

-- la motta (collina naturale o artificiale fortificata). 

  Alcune fortificazioni presero nomi come 

= = ballium poi divenuto baglio (recinto abitato poi divenuto masseria fortificata), 

= = forza (come nel caso di Forza d’Agrò nel Messinese), 

= = munitiones, 

= = palatium 

= = sala

= = Il termine turris invece indicò sempre una torre isolata. 

(Segue)

martedì 28 marzo 2023

Cosa conosciamo dell'epoca normanna

 Sicilia normanna e post-normanna

matrimonio con contratto alla greca e/o alla latina

 Premesso che fino al 1819 i registri ufficiali di matrimonio, nascita, morte della gente, in Sicilia, non stavano presso la sede della locale Secrezia (=l'odierno Comune) ma nelle parrocchie, ci piace intrattenerci cosa accadeva con l'arrivo dei normanni in Sicilia.

Va premesso che fino all'arrivo dei normanni la popolazione siciliana si componeva di greci (erano i locali) e di mussulmani (erano popolazioni islamiche discendenti degli islamici che avevano due secoli prima sconfitto i bizantini).

  I greci di Sicilia, erano tali per lingua e per ritualità religiosa e negli atti civili, quale era il matrimonio, si attenevano alle leggi di Giustiniano con correttivi locali derivanti da usi o consuetudini.

  L'arrivo dei Normanni in Sicilia introdusse qui la ritualità latina nelle Chiese e nella vita civile, non compacianti col diritto greco-romano di Giustiniano.

  Cominciò quindi a doversi distinguere, fra le popolazioni cristiane, la ritualità del matrimonio che poteva avvenire alla greca oppure alla latina (allora il primo veniva definito secundum-usum et consuetudinem romanorum  ossia le regole giustiniane, ed il secondo invece more latinorum ossia secondo le nuove consuetudini normanne).

  Vedremo in seguito che tipi di contratti matrimoniali venivano sottoscritti.

(Segue)

lunedì 27 marzo 2023

Cosa conosciamo dell'economia agraria medievale

 Chi lavorava la terra?

 Nel Medio-Evo siciliano, dal periodo normanno a quello spagnolo, escludendo i pubblici ufficiali che rappresentavano la baronia e gli ecclesiastici, tutta la gente riceveva la qualifica (l'identificazione) dal terreno su cui lavorava e traeva sostentamento.

  Figure tipiche erano i burgenses così denominati perchè dimoravano nei borghi di campagna (in ambito baronale), o magari nelle città demaniali (quelle regie).  Dal momento che fonte fondamentale per vivere era la campagna, a secondo del vincolo con cui l'individuo era dipendente da essa c'era il paraspolaro (=colui che lavorando una porzione di terra, a fine anno, riceveva il compenso in una percentuale del prodotto in natura). Era comunque un uomo "libero", non sottoposto a servitù. C'era il colono  che avendo una porzione di terreno di lunga durata e/o perpetuo pagava un canone in natura (derrate). C'erano i massari, uomini liberi che abitavano su vasti complessi terrieri possedendo definite qualifiche che ricevevano compensi in tempi prefissati, generalmente in natura. C'erano, ed erano i più numerosi, i villani, fascia amplissima di gente in terra di Sicilia, non perfettamente libera nel decidere del cosa fare della propria vita (=semilibera), Il termine deriva da "villa", centro abitato appartenente alla baronia e quindi al titolare della baronia. Il villano nulla possedeva ed era tenuto nell'ambito giuridico-comunitario in condizione servile secondo l'antico diritto romano. In quanto villano era sottoposto alle angarie e diete (giornate di lavoro) e alle parangherie (giornate di lavoro con bovi e bestie da soma).

 Il termine contadino fu introdotto quantomeno nella vita formale, al posto di villano, solamente ad Unità d'Italia avvenuta, 1860.

 Su questi aspetti di vita sociale avremo modo di tornare in prosieguo, ed in forma organica, nel contesto della fondazione dei nuovi centri abitati, ancora all'alba della modernità. E coglieremo che il passaggio dal Medio Evo alla Modernità in Sicilia non subì grandi cambiamenti.

giovedì 6 ottobre 2022

Appunti di uno studente (2)

 Quale la genesi della Mafia?

 A cominciare dai primi del Settecento, o poco prima, in Sicilia l'Aristocrazia siciliana -in linea di massima- superindebitata a causa degli stili di vita che conduceva nelle città avvia un processo di spezzettamento  dei feudi che cede o che -frequentemente- gli vengono confiscati per i consistenti indebitamenti accumulati. Da questo tipo di frazionamento delle antiche baronie cominciano a nascere, a cura delle nuove famiglie di provenienza non baronale, le "masserie", grandi complessi edilizi da cui si poneva cura a centinaia e centinaia di ettari di terreni. 

Di fatto i nuovi feudatari non si dedicavano alla cura dei loro "latifondi". Nel contesto culturale di quei secoli coltivare la terra, o dedicarsi in prima persona alla cura della campagna, comportava la perdita dei privilegi del proprio status sociale.

Il nuovo contesto socio-economico vede comunque il trapasso dalla logica "baronale" a quella "latifondista",  e coincide col sorgere nelle campagne siciliane -come ricordato- delle "masserie". Nell'ottica sociale è - in questa fase storica- che si assiste al processo di trapasso della gestione effettiva dei feudi alla custodia a uomini che definire di pochi scrupoli, è poco. Costoro erano chiamati "gabellotti" perché pagavano al proprietario una “gabella”, cioè un affitto.  Le terre venivano ovviamente coltivare da contadini in piccoli lotti oppure  da braccianti dipendenti direttamente dall'amministrazione del latifondista o del gabellotto. In questa situazione il lavoro dei braccianti e dei lavoratori tutti del latifondo era controllato da guardie armate di fucile:  i cosiddetti campieri.

 Ricorrendo a minacce, assassini, vendette spietate, i gabellotti ed i campieri costringevano la massa inerme dei contadini ad accettare salari da fame e durissime condizioni di lavoro. . .

 A chi era disponibile alla subordinazione ai mafiosi i gabellotti garantivano protezione e sicurezza. Tantissimi gabellotti divennero tanto potenti da rivoltarsi contro gli stessi proprietari latifondisti e dettare legge in molte tenute. Mediante i mafiosi che facevano ad essi riferimento erano infatti in condizione di estorcere denaro persino ai proprietari, in cambio della protezione dei loro raccolti.

 La nascita e l'affermarsi della figura del "mafioso" -dagli studiosi- vengono individuati proprio nei ruoli del gabelloto e dei campieri, ovvero in coloro che, speculando sul lavoro dei contadini, assicuravano la sopravvivenza della struttura di tipo feudale.

Fin d’allora e da quel contesto tratteggiato si è sviluppata in Sicilia la sub-cultura criminale: la mafia!

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Questa -sintetica- ricostruzione attinge e si ispira allo studio di antropologia dello studioso olandese condotto sul territorio di Contessa Entellina Anton Bloch.

domenica 25 settembre 2022

Medio Evo e Castelli. Riflessioni sulla natura e sul territorio che raramente sappiamo leggere ed interpretare (2)

 Favorire la tutela   e la valorizzazione del territorio

significa  valorizzare la memoria e la fruizione del presente.

I Castelli, soprattutto quelli della Sicilia interna, quasi sempre, per non scrivere in assoluto, oltre che la funzione militare per il  controllo del territorio, ebbero sempre e quasi prevalentemente un uso "carcerario" ed ancora  -sempre- quello di luogo di esecuzioni capitali. Li si applicava e si eseguiva l'ordine di esecuzione capitale (senza  il confronto o il dibattito fra "pari") disposto dal Signore feudale di turno. Questo tipo di giustizia e di eseciuzioni capitali, che erano ancor meno che sommarie, all'interno dei Castelli feudali e medievali, è durata per secoli e secoli ed è, sia pure inconsciamente, ancora incisa nella sensibilità collettiva.

 Il castello ovviamente, in tutta l'Isola di Sicilia,  ha rappresentato inoltre  un sito di oppressione, simbolo del potere baronale che esigeva lavoro bestiale e ripagato col minimo necessario per la sopravvivenza dell'individuo (frequentemente senza considerare che potesse avere una famiglia da dover sfamare). Si era allora nei così definiti, dagli storici, secoli bui.

 A fronte di quanto sommariamente riportato fino a qui, c'è da apprezzare l'entusiasmo, l'impegno e la dedizione che tantissimi studiosi, amanti della natura e della scoperta dedicano -in anni relativamente recenti- perché i vari castelli (o i resti ed i simboli)  ormai passati  alla competenza dei demani comunali vengano resi fruibili, aperti al pubblico, mediante, ed è il caso di Contessa Entellina, il conferimento della custodia e della fruibilità ad "associazioni" che ne curino il godimento al pubblico nelle forme più varie in relazione allo stato dei siti: e si va dai musei, alle sale conferenze, ai luoghi per spettacoli ed incontri, alle scalate alle vette di rocche scoscese e che nel  tempo andato erano -lungo il percorso- pure fortificate.

 E' inutile ricordare che nella Storia siciliana i castelli, e specificatamente per restare vicino a noi Castello Calatamauro, rappresentano palese e solenne documentazione storica e nel contempo imprescindibile connotazione paesagistica.

 A chiusura della nostra carrellata sulla rilevanza culturale dei castelli siciliani non possiamo sottrarci dall'evidenziare l'impegno e la solerzia dell'Associazione locale, di Contessa Entellina,  "Vivere Slow" che da più anni porta a nuova ed apprezzata curiosità culturale l'intera area etnica e socio-economica che fa da sfondo a Castello Calatamauro. L'avere riscoperto Castello Calatamauro, l'averlo liberato dal timore dell'aspra salita ha comportato l'apertura del nostro territorio alla curiosità e all'apprezzamento di tanti amanti delle escursioni e della natura. Essa merita l'ammirazione e la stima di noi residenti in quest'angolo di Sicilia.

sabato 24 settembre 2022

Medio Evo e Castelli. Riflessioni sulla natura e sul territorio che raramente sappiamo leggere ed interpretare (1)

 I Castelli, i ruderi dei Castelli medievali e le fortezze dei primi decenni del Cinquecento, sono stati ritenuti "beni culturali" (ossia, segni e testimonianze della Storia) solamente in tempi recenti, da pochi decenni quindi, da un assessore regionale che non si stancò mai di porre "vincoli" in tantissimi siti della Sicilia. Pure nella Sicilia dell'interno, quella mai o raramente presa in considerazione dagli stessi studiosi.

Escludendo gli amanti della Storia, dell'Architettura e pochi altri uomini curiosi dei tempi andati, per secoli i Castelli (e ancor più i loro ruderi) sono sempre stati ritenuti dalla Pubblica Amministrazione fastidiosi "ruderi", non solo nelle aree "contadine" dove libri ed archivi pubblici frequentemente finivano negli immondezzai o addirittura lungo i bordi degli stradali, ma anche -addirittura- all'interno degli stessi uffici pubblici dove frequentemente i carpettoni, i documenti del passato vengono trattati da scartoffie e da ingonbri.

Quanto riportato ovviamente si riferisce ai castelli meno vistosi perché in parte diroccati o comunque non celebri. Da alcuni decenni comunque è -sia pure lentamente e per opera di animi sensibili- in corso un crescente interesse in Sicilia che, come a Contessa Entellina, fa sì che attraverso i castelli (Calatamauro, Vaccarizzo, ed altri delle aree prossime, compresi alcuni ruderi di Entella) si va ricostruendo la Storia e pure l'identità delle popolazioni che ci hanno preceduti. 

Qualsiasi castello, per sua natura, trasmette il messaggio di iniziali nuclei umani entro cui ed attorno a cui si sono sviluppati "interessi umani", i più vari. Non esiste castello, o suoi ruderi, che non conserva memorie antiche, tante ed ovviamente stratificate nel lungo lasso di tempo. Altro aspetto che gli studiosi (e pure i curiosi)  colgono nelle antiche strutture fortificate è l'inestricabile rapporto che esiste fra l'insediamento del "Castello" ed il paesaggio che gli sta attorno.

(Segue)

lunedì 15 agosto 2022

Mondo contadino. Detti degli anni cinquanta

Non sappiamo dire se la
foto origina dal territorio
di Contessa. 

Realtà socio-umane tramontate, ma appartennero "pesantemente" al territorio di

Contessa.

 Ci piace conservare sul blog un detto contadino riferitoci da un anziano-pensionato. Questi conosce tanti modi (espressioni) di dire dei tempi andati che oggi la realtà da terzo millennio ha cancellato. Insisteremo col nostro amico anziano per farci conoscere altri detti, oltre che per autorizzarci a riportare sul Blog il nome della nostra "Fonte".

^^^

Un vocabolo siciliano che ai nostri giorni non si usa più: 

"Antu", costituiva -in senso fisico-  il posto dove si cominciava, giorno dopo giorno,  a lavorare (a zappare, a mietere...): in fila un lavoratore accanto all'altro.

= = = 

"Vegna giugnu e vegna di notti.

Giugnu leva lu cutugnu.

Lu bon giugnu mi duna armu:

manciu, guadagnu e nun mi lagnu...".

"Arrivi il mese di Giugno e lo faccia pure di notte.

Giugno è il mese che leva il malumore.

Il buon (generoso) Giugno mi dà coraggio:

ho di che mangiare, da guadagnare e non mi lamento".

sabato 22 gennaio 2022

Una foto alla settimana: la trebiatura nei primi anni cinquanta del Novecento

 La trebiatura, come veniva

percepita da un ragazzo di 5-6 anni in c.da Fuisa

La trebiatura fino a tutti gli anni cinquanta si faceva sull'aia preparata generalmente su luoghi ben esposti al vento. 

A Contessa, nella memoria di chi scrive, c'era una aia nell'allora contrada Fuisa, oggi difficilmente da individuare essendo quella zona stata integralmente interessata dalla ricostruzione edilizia post-terremoto '68. Forse la si potrebbe, con margini di errori, indicare fra l'attuale complesso scuola media e l'inizio del complesso 80 alloggi. Altra aia abitualmente usata dai contessioti stava  non lontano dal sito di ingresso al nuovo centro abitato, sottostante allo spazio ove sorge il cippo-ricordo di Francesco Di Martino. Ovviamente di aie ne sorgevano tante altre in più luoghi del territorio comunale, soprattutto negli spazi prossimi alla masseria di Vaccarizzo.

I covoni di grano, sciolti, si disponevano sull'aia dove i muli, a pariglia (in due) ci giravano sopra come se si trattasse di una giostra.

Ovviamente anche i muli necessitavano di riposo, ed ogni ora, contadino e muli si fermavano.

Ciò che resta nella memoria di quei decenni di veri sacrifici sopportati dal mondo contadino è quella mimica usata per incitare i muli a non fermarsi, a continuare a calpestare sotto il sole cocente di luglio-agosto i fasci di grano che stavano sull'aia.

" ... acchiana e scinni comu va lu ventu

ludamu tutti lu Santissimu Sacramentu".

In realtà i canti cambiavano ricorrentemente, ed ogni mulattiere, ogni contadino aveva le sue incitazioni per i muli, che comunque sapevano quasi sempre di fiducia e di religiosità.

 "... Firriamu tri voti 'ntunnu, 

tuccamu 'nsinu a lu funnu, 

ca c'è lu patri di tuttu lu munnu"

" ... Giriamo tre volte attorno, fino a toccare il fondo, che c'è (il pane) padre di tutto il mondo".

 Poi, quando il vento era favorevole, ma in estate in Sicilia non  era fenomeno ordinario,  si "spagghiava" col tridente per separare il grano dalla paglia. Il grano cadeva nell'aia e la paglia si ammucchiama, come per miracolo,  poco più lontano in semicerchio.

 Quegli eventi, visti con gli occhi e la coscienza di oggi, apparivano come un rito, una celebrazione ed una fede per il grano, per il pane, che allora si perseguivano al fine di volerli assicurare alle rispettive famiglie di appartenenza.

martedì 28 dicembre 2021

Vocabolario del feudo. Quando a Contessa pochi vivevano e tanti sopravvivevano

Feudo e latifondo non hanno lo stesso significato.

 Dal latifondo alle proprietà familiari

Riforma agraria è stata
quella del 1812 come lo è stata
quella degli anni cinquanta
del Novecento.

La prima ha reso proprietari
i precedenti "baroni", che
diventano latifondisti
(ossia, grandi proprietari),
la seconda i discendenti
degli antichi coloni che prima
nei feudi e poi nei latifondi
avevano lavorato prima
per i baroni e poi per i
latifondisti.

La Riforma degli anni '50
non ha sortito gli effetti
sperati in termini
socio-economici  in quanto
le assegnazioni familiari di
terra, oltre che poco estese,
non furono accompagnate
dalle ancora oggi assenti 
infrastrutture nelle
campagne dell'Isola.

 In genere quando si parla di "riforma agraria"  si va con la memoria, almeno nelle realtà che l'hanno vissuta più da vicino come è accaduto a Contessa Entellina, agli anni cinquanta del Novecento. Si trattò -come è risaputo- di un grosso fallimento e lo attesta la circostanza che ad appena cinque anni da quell'intervento legislativo iniziò all'interno dell'Isola il massiccio flusso migratorio che dura tutt'ora. Non servono dati statistici per attestarlo: basta girare per le strade deserte di Contessa Entellina che fu -in teoria- uno dei centri agricoli più beneficiati da quella Riforma in tutta l'Isola, per rendersi conto  che nella testa di quei legislatori non c'era il benessere delle realtà agricole, ma l'interesse dei latifondisti, a cui furono concessi oltre cinque anni dal varo della Riforma per spartire fra eredi, parenti e lontani, le terre migliori e per vendere vaste parti del latifondo, parti che vennero sottrate alla riforma e che erano le più feconde. Le parti ammesse alla riforma furono comunque ben compensate con le risorse pubbliche ai latifondisti.

  Esiste comunque una precedente riforma agraria che all'alba dell'era moderna provò ad abolire la "feudalità". Feudalità che è concetto diverso da latifondo.

Dalla feudalità al latifondo

Con la riforma borbonica del 1812 nella  Sicilia del feudo in cui primeggiava -sia nelle istituzioni che negli assetti di vita privata dell'industria, dell'agricoltura e del commercio- il  barone del luogo, fu  introdotta  una significativa trasformazione  (Riforma). Gli antichi feudi appartenevano teoricamente tutti all'autorità regia (statuale), che storicamente (nel periodo normanno) li aveva affidati ai baroni sia per il governo civile che per lo sfruttamento delle rendite della terra e dei commerci. I baroni delle origini erano stati compagni di conquista dei Normanni. 

I feudi che nel 1812 divennero, nell'espressione socio-economica e giuridica, latifondi. Divennero per meglio intenderci proprietà privata degli eredi degli antichi baroni. Da quell'anno, costoro, gli eredi dei baroni, poterono vendere porzioni degli antichi feudi. Questi da realtà pubblicistiche, erano, nello spirito dell'età moderna,  divenuti loro proprietà privata

Feudi e latifondi hanno -quindi- profondi significati differenti. I  feudi che i baroni possedevano su concessione regia divennero come evidenziato -con un solo tratto di penna- (in realtà con disposizione regia e consenso degli ex baroni) proprietà privata (*latifondi). In quanto proprietà privata i feudi poterono -da allora- essere frazionati e venduti sul mercato. 

 La Storia locale di Contessa E. e quella dell'intera Sicilia, ci fanno sapere  che nessun contadino che era vissuto sui precedenti feudi potè mai acquistare parti degli antichi feudi (ndr. l'enfiteusi non implicava proprietà). Latifondo sta infatti a significare grande estensione di terra a cui potevano accedere -per l'acquisto- generalmente i rami cadetti dell'aristocrazia o figure della nascente finanza o commercio, nello spirito della Rivoluzione borghese francese. 

I latifondi, i loro titoli di proprietà, rispetto ai precedenti feudi erano divenuti beni commerciabili, vendibili, trasferibili.

Le conseguenze sociali furono enormi. Per il momento ci fermiamo qui con la nostra rievocazione. Diciamo semplicemente che quella riforma per le popolazioni siciliane che fino ad allora erano vissute sui feudi e nei centri abitati pertinenti ai feudi, l'innovazione portò al loro accellerato impoverimento. E' da quel 1812 che tanti antenati contessioti -arrivati due/tre secoli prima dai Balcani- iniziarono a prendere la via dell'emigrazione, verso il nuovo continente (America).

Avremo modo di capire meglio.

venerdì 24 dicembre 2021

Vocabolario del feudo. Quando a Contessa pochi vivevano e tanti sopravvivevano

  A rivoluzionare il lavoro tradizionale, millenario, dei campi da parte dei contadini negli anni trenta del Novecento nella Masseria di Vaccarizzo (Contessa Entellina) non fu solamente l'intraprendenza dei latifondisti che in verità sfociavano il loro assenteismo, salvo rari personaggi del primo Novecento. Il progresso arrivò -tuttavia e finalmente- in quegli anni a segnare l'era moderna anche nella Sicilia feudale. L'era moderna ovunque era iniziata nella prima metà dell'Ottocento.

  A spingere quella rivoluzione non mancarono le mire bellicistiche e coloniali del regime fascista che proprio in quegli anni necessitava di masse contadine da trasformare in soldati. C'era allora da invadere infatti l'Etiopia e da qui le spinte e gli aiuti economici ai latifondisti perchè meccanizzassero, finalmente, alcuni aspetti dei lavori agrari. 

  Non mancarono ovviamente in quella prima fase di meccanizzazione situazioni, scrivono alcuni storici, patetiche nella fretta di trasformare i contadini in soldati coloniali da inviare in Abissinnia.  Mancava infatti nel Paese l'industria pesante per produrre sia le macchine agricole che quella chimica per nafta, benzina etc, e vennero costruite -in una prima fase-  macchine agricole a vapore, a metano, a gasogeno e pure a trazione elettrica. Si trattò di costruzioni enormi di cui molti a Contessa conservano cartoline postale, usate anche queste dal regime come strumento di propaganda.

  Per arrivare ai trattori agricoli con i cingoli servirono alcuni ulteriori decenni e nei primi tempi somigliavano tantissimo ai carri armati. Con quelle prime premesse e finalità i nuovi mezzi agricoli furono presenti nell'ambito territoriale dell'interno della Sicilia solamente nell'azienda di Vaccarizzo. Comunque a prescindere dalle intenzioni bellicistiche del regime mussoliniano iniziò -senza probabilmente essere stato pianificato- il definitivo soppianto degli asini e dei muli e persino dei bovini per l'aratura dei campi. Non tutto avvenne con tempestività; infatti fino al terribile sisma del 1968 che devastò la Sicilia Occidentale (Valle del Belice) l'agricoltura dei contadini e dei piccoli imprenditori non si avvaleva ancora di trattori, e quando accadeva avveniva col "conto terzi".

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Burdunaru = mulattiere. 
Per la mancanza assoluta di strade sterrate o comunque percorribili da carretti si ricorreva alle "file" di muli, file interminabili, denominate retine o redine  di muli tra loro legati a sei a sei e guidate -appunto- da un burdunaru
La comparsa del carretto siciliano, è relativamente recente, ai primi del 1800

mercoledì 22 dicembre 2021

Vocabolario del feudo. Quando a Contessa pochi vivevano e tanti sopravvivevano

Agricoltura siciliana dell'immediato

 secondo dopoguerra.

Quando nell'ante guerra la Riforma Agraria era tutta da immaginare  e la stragrande estensione del territorio di Contessa Entellina rientrava nel contesto del latifondo, ossia nell'attardato feudalesimo che nel resto dell'Italia era stato invece risolto ai primi dell'Ottocento,  i rapporti sociali della produzione e del lavoro erano davvero arretratissimi. Quel quadro di ritardato feudalesimo, di cui ancora oggi nelle scuole non si studia nulla,  è stato sconvolto in tempi relativamente recenti; sul finire degli anni quaranta e l'inizio degli anni cinquanta del Novecento. Il Fascismo aveva congelato quella situazione, provando con pochissimi successi a realizzare semplicemente alcune "case coloniche", la cui testimonianza possiamo cogliere, noi di Contessa Entellina, nelle "quattro case di Vaccarizzotto", destinate ad accogliere alcuni "coloni" dediti a porzioni di terreni facenti parte del latifondo con sede ufficiale a "Vaccarizzo".

Dobbiamo ricordare che oltre alle lotte contadine del dopoguerra, guidate da leaders sindacali di alto spessore culturale ed umano, il quadro rurale latifondista è stato sconvolto anche dall'inarrestabile flusso migratorio verso il Nord Europa e dalla diffusione dei mezzi meccanici.

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 La lunga permanza -sotto più aspetti di vita sociale- di alcuni arcaici sistemi di produzione connessi al sistema latifondista è ancora oggi all'origine dell'arretratezza della nostra terra e dell'ormai abituale sistema di cercare fortuna intraprendendo la via dell'emigrazione. 

  I politici dei nostri tempi non sempre sono tanto avveduti culturalmente, nè posseggono la sufficiente visione dei meccanismi di crescita e sviluppo socio-economico, tanto è che ritengono che la "crescita umana" debba arrivare spontaneamente piuttosto che nel saper cogliere le opportunità legislative e quelle della modernizzazione del complessivo sistema economico.

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La presente pagina si propone di conservare la memoria terminologica e la funzione di crescita culturale delle giovani generazioini.

Lù feudatàriu = era sempre un discendente delle famiglie aristocratiche, che risiedeva nei significativi -artisticamente-   palazzi di Palermo.

La gabbella = Il feudatario raramente, attraverso i suoi collaboratori, conduceva la gestione agraria direttamente. Egli dava in affitto l'intera estensione, o parti, del feudo al "gabillotto" che gli assicurava una rendita annua.
Il gabellotto non sempre gestiva in conto proprio l'intera estensione del latifondo. Più frequentemente egli preferiva trasformarsi in "intermediario" ed affidava a piccoli coltivatori porzioni di terra, di anno in anno.
Fari massaria = Quando l'intermediario gestiva direttamente il feudo si diceva che "faceva, ... che gestiva la masseria", ossia conduceva il feudo in maniera capitalistica sia nel versante delle coltivazioni che in quello degli allevamenti, in proprio (a cuntu propriu; in economia) con manodopera salariata.
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A questo proposito ci piace ricordare che le leggi attuali prevedono l'obbligo di insegnamento nelle scuole di quella che è stata la storia e la cultura siciliana.

mercoledì 20 ottobre 2021

Una foto alla settimana: dall'emigrazione alla corsa verso la desertificazione "sociale"

Ricordare è dovere.

Impegnarsi contro il deflusso
da Contessa Entellina dei giovani è pure esso dovere. Per invertire il trend migratorio.

L'impegno deve essere di tutti, con tutti, per tutti.

A Contessa tuttora (2021) sono ancora fra noi, persone di generazioni  che hanno attraversato per intero gli anni del Fascismo, della guerra, del dopoguerra, della riforma agraria, del terremoto '68, della ricostruzione post terremoto, della grande fuga migratoria dell'intero secondo '900 e della -ancora oggi- "accentuata desertificazione sociale", ossia i giorni che stiamo vivendo e che ci mostrano tuttora tanti giovani che vanno via dal nostro paese, sia per studiare che per cercare spazzi di vita -da ventunesimo secolo- altrove. 
Trebiatura di tempi che furono

Immagine di famiglia contessiota,
a Riforma Agraria realizzata.

La foto che proponiamo oggi e quelle altre delle prossime pagine si propongono di ricordare quella generazione costituita da coloro che dopo essere stati bambini durante la dittatura fascista, adolescenti e giovani durante i rischi e le privazioni del periodo bellico, si sono affacciati nell'età adulta a gestire il periodo della ricostruzione post-bellica e poi quello delle lotte sindacali/politiche e civili locali e territoriali per lo smembramento del latifondo; come d'altronde accadde di doversi impegnare sul piano sociale e politico -ancora- alla successiva generazione. 

Le due generazioni successive al dopoguerra hanno provato, entrambe, ad assicurare la crescita economica-umana  sia nella lotta per la "Riforma agraria" che in quella della "Ricostruzione post-terremoto", volendo entrambe invertire la rotta migratoria che ha caratterizzato Contessa Entellina da sempre e fino -purtroppo- al 2021. Generazioni quelle due che hanno sicuramente risvegliato il senso della lotta politica per il riscatto sociale (Il latifondo non esiste più dopo oltre un millennio dall'arrivo dei Normanni, le abitazioni entro cui viviamo hanno un aspetto civile rispetto alle tante catapecchie pre-sisma); ma ancora oggi, Contessa necessita di una terza battaglia di riscatto: bloccare il flusso migratorio, che adesso investe giovani professionalizzati, con diplomi, lauree e con capacità organizzative, prima assenti. Serve una lotta-impegno per conseguire infrastrutture stradali e per avviare quindi contesti operativi-produttivi al passo del terzo millennio. Queste riflessioni e rievocazioni vanno raccolte e politicamente sviluppate -a nostro parere- oggi nelle sedi appropriate, mentre c'è Draghi presidente del Consiglio dei Ministri, che, lo sappiamo tutti, gestirà fondi ingenti per risanare il paese del post-covid. Oggi, solamente oggi, noi contessioti dobbiamo saper fare qualcosa nella direzione qui adombrata.

Domani sarà già tardi!

Queste riflessioni abbiamo raccolto, per intanto, proponendoci di avviare una lunga serie di pagine sull'intero Novecento contessioto. 

Lungo il cammino rievocativo -e dal punto di vista socio-politico stimolante per chi ama l'impegno sociale- utilizzeremo molte immagini dei tempi andati e -mal volentieri- le marchieremo per ragioni più che ovvie. Avremmo voluto non farlo, ma più circostanze lo impongono.

Nota: Tutte le foto che pubblicheremo vogliono essere anche ricordo e rievocazione di tante figure ed amici che nel tempo ci hanno lasciati.

sabato 24 aprile 2021

Stragi nel Mediterraneo. L'opinione pubblica europea è forgiata sulla non-curanza

 L'ennesima strage di esseri umani è stata consumata nelle ultime ore nelle acque del Mediterraneo. Da anni  -lo scrivono i giornali- ci sono forze politiche che conducono la campagna serrata di criminalizzazione non dei criminali che in Libia schiavizzano i "deboli" del pianeta ma vergognosamente i soccorritori in mare e i benefattori delle ong. Segno che viviamo in un mondo "sotto-sopra" rispetto ai valori di umanità. 

 Le classi dirigenti e i governi italiani che siano populisti, di finta sinistra o di tecnocrati vanno e vengono dalla Libia e paiono non accorgersi li' dei campi di concentramento dove vengono rinchiusi i profughi che provano a raggiungere e conseguire dignità umana nella sempre più sorda Europa.

 E continuano sullo schema profughi-campi di concentramento-aiuti europei  le stragi di esseri umani nel canale di Sicilia! Esseri umani che vogliono, vorrebbero, vivere da esseri umani.

 Finora l'opinione pubblica europea è stata indirizzata nel senso di  colpevolizzare i volontari che nel canale di Sicilia si danno da fare per salvare vite u-m-a-n-e piuttosto che criminalizzare i finanziamenti ed i gestori dei campi di concentramento che in Libia prosperano per disumanizzare e schiavizzare gente desiderosa di vita.   Quadro non degno della presunta "civile" Europa.

martedì 20 aprile 2021

Giustizia a 5Stelle. Il Grillo che tiene famiglia

Garantisti solo con i nostri figli e parenti 

Grillo, avvalendosi della popolarità che prima gli derivava dall'essere artista e più recentemente dall'essere guida politica del movimento con più voti elettorali, è adesso passato a fare il giudice ed ha deciso che il figlio, coinvolto in una vicenda ancora sotto il vaglio della magistratura, è innocente. Ha emesso il verdetto, viene da dire, a reti unificate.

 Il comico ed il suo partito -lo ricordiamo- sono stati i più votati d'Italia. Sono proprio tutti qui i problemi del Paese, un grande paese affidato ad un movimento populista e incompetente.  Il  movimento che grida ...  che cialtroni sono sempre e solamente gli altri senza mai fare l'esame di coscienza su chi siamo noi, ciascuno di noi, o i nostri fini.

 I 5stelle hanno detto in questi ultimi tre anni tutto a tutti gli altri, sarebbe tempo che riflettessero finalmente sul loro povero bagaglio culturale.

domenica 10 gennaio 2021

Miti che crollano. C'era una volta un faro che indicava la dritta via

 Da sempre, da quando possa ricordare, gli Stati Uniti si sono presentati al mondo, o forse ce l'hanno presentati, come una sorta di Cassazio ne circa il processo democratico su qualsiasi posto del mondo. Espressione principale del "mondo libero", sempre  contro il totalitarismo ed i regimi autoritari del pianeta; così scrivevano i giornali. Addirittura gli USA erano soliti inviare osservatori alle urne quando alcuni paesi venivano considerati "imbroglioni" nello sfoglio delle schede elettorali.

Pochi giorni fa, prima del caso "Trump",  un giornale italiano ci ha fatto sapere che il Dipartimento di Stato americano ha condannato la repressione in corso da parte della Cina sulle libertà democratiche nella città semiautonoma di Hong Kong. Ancora recentemente gli Stati Uniti non hanno voluto riconoscere Alexander Lukashenko come il “leader legittimamente eletto”, dopo le elezioni fortemente contestate nell’ex stato sovietico della Biellorussia.

Dopo tutto quanto accaduto due giorni orsono in USA ad opera di Trump siamo certi che da adesso in poi l'autorità morale di questa potenza è andata a farsi benedire. L'inedita linea di condotta del Presidente Trump minerà per parecchi decenni  dalle fondamenta la credibilità del suo Paese.

Siamo arrivati al punto che un giornale controllato dal Partito Comunista cinese, ha scritto che “non importa chi vincerà le elezioni del 2020, la società americana non sarà più in grado di tornare allo stato in cui si trovava”, essendo stata “fatta a pezzi”  da Trump.

Intendiamoci. Non è che gli Usa siano mai stati davvero un faro della democrazia, di quella altrui. Come dimenticare infatti il golpe organizzato contro il governo democratico di Salvatore Allende, in Cile ? Da oggi il mito degli Usa ineccepibilmente democratici non esisterà più. I democratici di tutto il mondo, se vogliono restare tali, devono vigilare e salvaguardare ognuno la propria democrazia. 

Non possono esistere più presunti guardiani della democrazia planetaria. Ciascuno scruti casa propria.

domenica 29 luglio 2018

L'uomo e la Storia

Quando ancora non tutti
gli esseri umani
erano cittadini
A nostri giorni ci stupiamo di tanti, molti fatti: 
-la corruzione dei politici, che starebbero già bene in casa loro per le tante bende, pre-bende e vitalizi che riscuotono;
Nelle elezioni amministrative di fine ottocento e di primo
decennio del Novecento a Contessa gli elettori
erano ancora poco più di cento, soli uomini.

Il seggio elettorale veniva situato nella Chiesa delle Anime Sante.
Fra quei poco più di cento elettori la maggior parte vivevano a
Palermo: erano proprietari terrieri del territorio di Contessa;
occorreva infatti possedere un prescritto livello di "censo".

Alcune famiglie locali votavano per le elezioni
amministrative sia a Contessa che a Bisacquino, perché
proprietarie di campagne agricole in entrambi i territori.


Sarà la politica giolittiana, di cui tratteremo iin
seguito, e l'incalzare dei socialisti che porterà
al voto universale (per soli uomini, in quel primo
Novecento)
-per le leggi ad personam che i tanti Consigli Regionali della penisola elaborano e votano;
e molto altro ancora.
In quei primi anni del Novecento, su cui da più puntate ci soffermiamo, nel nostro Bel Paese ne succedevano di tutti i colori, proprio come oggi ne assistiamo di tutti i colori e di tutte le specie. Perché quindi ci stupiamo per ciò che accade ai nostri giorni attorno a noi ?

Per dirne una: Gabriele D'Annunzio, poeta si, letterato si, ma pure uomo della vita pubblica italiana e uomo politico si vide costretto ad andare esule in Francia perché inseguito dai debiti che aveva contratto e mai onorato.

Avremo modo di capire come procedeva l'Italia giolittiana
e di come si andavano organizzando all'opposizione le forze
del lavoro (camere del lavoro, sezioni, leghe ...).
Leader riconosciuto dell'opposizione parlamentare
dell'era Giolitti sarà il socialista
Filippo Turati.
In quel primo Novecento non erano pochi gli uomini le cui foto, interviste e apparizione erano frequenti sui giornali che già cominciavano ad usare droghe e a gustare, come essi dicevano: "la dolcezza della morfina". 

Erano tempi in cui chi poteva, e nelle nostre zone interne dell'isola potevano solamente i latifondisti di Vaccarizzo, si faceva fotografare con  guanti, bastone e cilindro ben lucido.
Erano pure tempi, per chi da secoli aveva sempre potuto, di nostalgia. Il conte Greppi che fu senatore del Regno fino a poco prima del Fascismo rivolto alla contessa Rospigliosi, imparentata con gli ultimi discendenti dei Colonna, i signori di ^Chiusa-Contessa-Burgio etc.^, ebbe a dirle -secondo quanto leggiamo da un testo di Enzo Biagi-: "Smettetela di lagnarvi perché i vostri valletti sono sgarbati. Quando non esisteranno più domestici, non ci sarà più una società possibile. Durante la mia giovinezza, a Roma, un cardinale aveva diritto a cento lacché, e Paolina Bonaparte ne comandava tre volte tanti. Ho incontrato Nietzsche, in Svizzera, e mi ha detto: 'Il XX secolo sarà essenzialmente il secolo della guerra' ed allora che ne sarà di voi ?".

martedì 29 maggio 2018

L'uomo e la Storia

Col Socialismo si scopre 
il Mondo del Lavoro


All'inizio del Novecento la paga di un bracciante è di una lira nel Nord Italia, meno e molto meno nella Sicilia dei latifondisti. A Vaccarizzo, masseria nel territorio di Contessa si offriva a un "iurnateri" un pezzo di pane e qualcosa ancora (pane, formaggio) da portare a casa, da offrire alla numerosa famiglia.
Il Movimento de Fasci siciliani, prima espressione di ciò che andava modulandosi il Partito Socialista era stato soffocato a colpi di fucilate e di arresti in massa. Da Contessa emigrarono a centinaia le persone ridotte alla fame e terrorizzate dal clima repressivo.

All'inizio del Novecento il Partito Socialista si era organizzato e strutturato sull'intero territorio del Paese e gli scioperi nelle campagne per migliori condizioni diventano frequenti. Pelizza de Volpedo porta a termine il famoso quadro "Il Quarto Stato", la massa di scamiciati, con donne e bambini che avanzano orgogliosamente. 
Dice: "Sento che adesso non è più l'epoca di fare l'arte per l'arte, ma l'arte per l'umanità" . 

E' il liberale Giovanni Giolitti che comincia a capire le esigenze del mondo del lavoro che specialmente nel Nord ormai si ritrovava nelle Leghe della Camera del Lavoro (CGIL) e politicamente nel Psi guidato da Filippo Turati, un riformista.
Caldeggiate dal deputato ed economista Luigi Luzzatti,  viene varata  la legge n 251 del 31 maggio 1903 che istituiva l'Istituto Autonomo Case Popolari.
Nel primo decennio del secolo soprattutto nel Nord, Lombardia in testa, decolla il processo di industrializzazione. A Torino è appena sorta la Fabbrica Italiana Automobili Torino (Fiat). I proprietari sono nove soci, tra i quali il cavaliere Giovanni Agnelli. La prima vettura prodotta è una seicento che ha la velocità massima di 35 km/ora.

Nelle campagne iniziano ad usarsi nuovi fertilizzanti, antiparassitari e soprattutto macchine. Il cambiamento comunque è lento e non uniforme sul territorio nazionale. La mentalità complessiva del Paese è prevalentemente conservatrice. La cultura riformista si radica soprattutto nel Nord dove la coscienza operaia che si alimenta nelle fabbriche assicura la conquista di numerosi municipi ai socialisti soprattutto nelle grandi città.
In quel primo decennio del Novecento serviva sia nelle fabbriche che nelle campagne molta manodopera e prevalevano le famiglie con dieci e più figli.

Il vocabolario delle famiglie, dei circoli nelle piazze di paesi e città si arricchiva di nuovi termini: socialismo, modernismo, sindacalismo e nel mondo della cultura, un pò più tardi,  pure di "futurismo", che si sarebbe presentato col Manifesto sulla rivista Figaro: "Noi vogliamo esaltare il  movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno. Noi vogliamo glorificare la guerra, sola igiene del mondo".