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La Sicilia e il Meridione italiano sono vulnerabile al riscaldamento globale. Secondo il recente studio del centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, entro il 2050 il riscaldamento potrebbe costare al nostro Paese fino a 6 punti di Pil. Il Mezzogiorno, per la sua collocazione geografica, è l’area più esposta, essendo colpito in settori vitali della sua economia, quali l’agricoltura, l’alimentare, il turismo, l’energia.
| L'agricoltura in Sicilia affronta una grave crisi a causa dell'aridità dei terreni e del rischio concreto di desertificazione che minaccia oltre il 70% del territorio regionale. |
Estati più calde comportano maggiore consumo elettrico per l’uso massivo dei condizionatori, non adeguatamente compensato dalla minore spesa per il riscaldamento conseguente agli inverni più miti. E però la carenza idrica al Sud richiede significativi investimenti sia per le reti che per gli invasi al fine di combattere la desertificazione di tante zone.
Il territorio meridionale è particolarmente fragile dal punto di vista geologico, in particolare in termini di aumento della frequenza e dell’intensità dei fenomeni atmosferici estremi e di progressivi processi di desertificazione, e il cambiamento climatico aggrava criticità strutturali esistenti da decenni e mai risolte.
I ritardi nella realizzazione di interventi strutturali di prevenzione dell’emergenza climatica non sono imputabili solo alla scarsità di risorse, ma anche alla frammentazione amministrativa che rallenta la programmazione e non è stata in grado di accelerare i tempi di attuazione delle opere. Va affrontato il cambiamento climatico con un approccio differenziato che tenga conto delle peculiarità di ciascuna regione, e quella a maggior rischio desertificazione è proprio la Sicilia, con il 70% del territorio minacciato da insufficienza idrica.
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