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martedì 15 settembre 2026

Chi siamo, dove andiamo?

 La vicenda umana (2) 

 Al seguito della cultura scientifica, caratteristica specifica ai nostri giorni, seppure non esclusiva della parte occidentale della Terra, sappiamo che le origini dell’uomo vanno colte nelle tappe essenziali della vicenda evolutiva della famiglia zoologica di appartenenza (=Hominidae).  Si tratta di una sequenza evolutiva continua, anche se taluni studiosi del campo paleoantropologico risentono, secondo certa letteratura, di una carenza di reperti fossili.

La mappatura dei genomi
 ha dimostrato che l'essere
umano e lo scimpanzé
condividono circa il 
98% - 98,7% del
patrimonio genetico.
La differenza molecolare
minima (pari a circa l'1,2%
 - 1,5%) si concentra
principalmente nei geni
che regolano lo 
sviluppo
del cervello
 (in particolare
della corteccia cerebrale),
l'assetto anatomico
 (apparato fonatorio e
scheletro adatto al
bipedismo) e il sistema
 immunitario.

L'evoluzione non è una
linea dritta, ma un cespuglio
ricco di ramificazioni.
 L'ultimo antenato comune
tra noi e gli scimpanzé
 (chiamato in gergo
scientifico 
CHLCA, 
–human last common
ancestor
) visse nel tardo
Miocene.


Gli scimpanzé usano
 baci, abbracci, strette
di mano e solletico per
comunicare, manifestando
empatia, lutto e senso
della famiglia.
Proprio come i primi
ominidi, gli scimpanzé
modificano rametti per
 "pescare" le termiti o
usano pietre come martelli
per spaccare la frutta a
guscio.









Ciò nel campo scientifico, sulle origini dell’uomo, sappiamo e’ frutto degli studi avviati a metà del XIX secolo con la pubblicazione dell’Origine della Specie di Charles Darwin, che nel 1859, creò le basi concettuali per interpretare la complicata sequenza di esseri viventi svelata lungo vari decenni di studi dalla ricerca paleontologica.

 Le idee sulla complessa problematica iniziò a svilupparsi e poi ad affermarsi sulla scorta della scoperta di oggetti (interpretati come preistorici), rinvenuti in siti della Valle della Somme (in Francia) dove stavano pure resti di elefante e di rinoceronte. Nel 1856, in una  Valle, detta Neandertal, furono scoperte ossa umane, molto diverse  da quelle dell’uomo attuale. La segnalazione su “uomo di Neanderthal” fu seguita da tanti altri ritrovamenti, nel corso dell’Ottocento, inducendo alla convinzione e allo sviluppo della paleontologia umana che pervenne al riconoscimento di fasi sempre più antiche della storia evolutiva umana. Fu identificata in un primo tempo l’Asia  ( e poi l’Africa) come area della differenziazione delle forme iniziali degli ominidi.

Ai nostri giorni la Scienza, come risultato della storia evolutiva  iniziata cinque milioni di anni fa in Africa Orientale, garantisce che l’attuale forma umana e’ il risultato di una storia evolutiva durata, appunto più di 5 milioni di anni, come risposta a pressioni selettive  connesse allo sviluppo di un ambiente aperto di savana.

La comparsa di un mondo culturale e le interazioni tra questo e quello biologico hanno determinato pressioni selettive  reciproche e creato situazioni uniche tra i viventi.

 L’uomo attuale conserva, comunque, nella sua organizzazione corporea molte caratteristiche ereditate da antenati arboricoli e differisce dal parente più prossimo del regno animale, lo scimpanzé, per molto meno dell’1% del suo patrimonio genetico.

(Segue)

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