| La paura della sociologia nasce spesso dalla sua capacità di mettere a nudo i costrutti sociali, sfidando le visioni del mondo consolidate, le credenze personali e le strutture di potere. In ambito accademico, talvolta c'è diffidenza verso approcci innovativi come i cultural studies, preferendo la tradizione, mentre in ambito politico la paura è legata all'uso dei dati per analizzare le dinamiche del consenso. La sociologia sfida le visioni del mondo consolidate e le norme sociali, mettendo a disagio chi preferisce non analizzare criticamente le proprie esperienze di vita. La sociologia usa i dati per analizzare il consenso, il potere e i mutamenti sociali, il che può spaventare chi basa il proprio potere su narrazioni non verificate o sul mantenimento dello status quo |
I nazisti soppressero, a loro tempo, l’Istituto per la ricerca sociale di Francoforte, costringendo docenti come Max Horkheimer, Theodor W. Adorno e Herbert Marcuse a migrare oltreoceano nel 1934. Analoga sorte tocco’ in Unione Sovietica durante lo stalinismo, e nella Cina maoista la sociologia fu abolita dagli insegnamenti nel 1952. In Brasile, durante la dittatura militare, non ebbe vita facile, mentre l’Argentina di Jorge Rafael Videla, negli anni Settanta, si liberò delle scienze sociali considerate sovversive.
«Da oltre un secolo i sociologi sanno che le questioni relative all’etnia, al genere, alla povertà e alla classe sociale — afferma David L. Altheide, professore emerito di Sociologia all’Università dell’Arizona e autore di Gonzo Governance (Routledge) — sono insite nell’ordine istituzionale e non possono essere affrontate adeguatamente senza apportare cambiamenti alle istituzioni. Questa consapevolezza rappresenta una minaccia per qualsiasi autocrate».
In tempi oscuri, quando il clima democratico si appanna in qualsiasi parte del pianeta, la sociologia è la prima a subire la censura. Scienza moderna che avrebbe dovuto sostituire la filosofia nel comprendere e indirizzare l’umanità, la sociologia era nata per fare ordine nella società. Osservatrice imparziale (puramente oggettiva, per Max Weber) ma forse per questo poco incline ai compromessi. Intesa a denunciare la verità, quindi rivoluzionaria.
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