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giovedì 26 febbraio 2026

La riforma della giustizia (1)

  Prima di entrare nel merito del Referendum

per due pagine ci piace riportare i malcontenti

raccolti in queste settimane sui giornali.

Sfogliando i giornali di questi giorni non si parla d’altro, se non del referendum sulla riforma della giustizia. Verosimilmente il blog non possiede tutti i titoli necessari per affrontare un tema che non manca di aspetti delicati del vivere sociale in regime di democrazia. Intendiamo tuttavia affrontare alcuni aspetti che da semplici cittadini ci compete conoscere per poi decidere partecipando al voto.

L’obiettivo della riforma è separare le 
carriere dei magistrati requirenti e giudicanti,
mediante la modifica di piu’ articoli della
Costituzione (87, 102, 104, 105, 106, 107
e 110). 
A tal fine, sono stati previsti due 
distinti organi di autogoverno
      il Consiglio 
superiore della magistratura giudicante; il 
Consiglio superiore della magistratura requirente.
Principale innovazione: a) La Presidenza  di
entrambi gli organi è attribuita al Presidente
della Repubblica. Sono membri di diritto: 
rispettivamente il Primo Presidente della
Corte di Cassazione e il Procuratore
generale della Corte di Cassazione. Gli 
altri componenti di ciascun Consiglio 
superiore sono estratti a sorte () per 1/3 
da un elenco di professori e avvocati
compilato dal Parlamento in seduta comune;
I 2/3 ulteriori tra i magistrati giudicanti e 
requirenti.



1) Il tema di per sé non sarebbe il primo da affrontare in un paese dove chi ha a che fare con la giustizia ne esce, bene o male a secondo delle responsabilità, dopo anni ed anni di avere a che fare con avvocati, giudici, tribunali, e portafoglio (indipendentemente se si sia innocenti o colpevoli).

2) il motivo dichiarato per cui siamo chiamati alle urne e’, sarebbe, non quello della velocizzazione della giustizia, bensì: la separazione delle carriere tra chi indaga e chi giudica. Viene immaginato (dai promotori di centro-destra del referendum) che questa separazione renderà la giustizia non solo più veloce ma persino più giusta. 

3) La riforma voluta dall’Esecutivo (dal Governo)  è contenuta in un testo blindato. Prendere o lasciare. Le Camere l’hanno potuto solo approvata in doppia lettura. Senza poter apportare ritocchi. Perfettamente lecito sul piano giuridico se persino giuristi di sinistra ne sono sostenitori, ma inopportuno in una materia più che delicata quale e’ la “Giustizia”.

4)  Una stranezza che ci pare di cogliere: da quanto abbiamo finora capito destra/sinistra non c’entrano nulla, col loro storico presunto diverso bagaglio culturale, se è vero che un ex Presidente della Corte Costituzionale (già comunista), Augusto Barbera, o l’ex Pubblico Ministero Antonio Di Pietro sono favorevoli, assieme ad altri personaggi culturalmente di Sinistra, alla riforma e, quindi, favorevoli al Sì al pari dell’intero centro/destra.

5) Se votare SI oppure NO  non ha, non implica, motivazioni culturali/ideologiche, il fondamento e la distinzione sul referendum dove sta?

  Sta nel fastidio di talune forze politiche nei confronti dell’attuale assetto della Magistratura che gode con forza costituzionale della piena indipendenza dal Governo (anche se non dalla politica intesa estensivamente). Il Governo (e la maggioranza attuale di governo) ricorrendo al referendum vorrebbe limitare il potere di legittimità che oggi la Magistratura esercita, leggo su un articolo di Stefano Passigli.

_ _ _ 

  . Nella prossima pagina proveremo a cogliere i punti di divisione fra favorevoli e contrari alla riforma costituzionale.

(Segue)

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