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sabato 31 gennaio 2026

Politici italiani: da un proclama all’altro

Lo Stretto e l’Odissea
Nell’
Odissea, Omero canta lo
Stretto come luogo di pericolo
estremo: Ulisse deve passare
tra Scilla e Cariddi, rischio
mortale su entrambi i lati.
Egli stesso racconta l’orrore
di quel passaggio tormentato:
«Così, tra i lamenti,
attraversammo lo stretto:
 / da una parte c’era Scilla,
dall’altra la divina Cariddi /
che inghiottiva orribilmente
l’acqua salata del mare. /
Quando la vomitava, essa
gorgogliava fremente, / come
un paiolo sotto un grande
fuoco; dall’alto / cadeva
schiuma sulla cima di
entrambi gli scogli. / Ma
quando risucchiava i flutti
del mare salato, / tutta dentro
ribolliva vorticosa…» (Libro XII).











Già 60 anni fa il ponte sullo stretto di Messina si disse che era fattibile e stava per essere avviato.

 Già in tempi lontani la copertina della Domenica del Corriere (31 marzo 1965) annunciava, e lo dava per imminente, che la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina era un evento ormai imminente, prossimo: “Gli studi già compiuti -si leggeva sul sommario- dimostrano che la costruzione del Ponte è tecnicamente possibile. C’è anche chi è disposto a finanziare l’impresa, e ci sono delle assicurazioni ufficiali  da parte del ministro dei Lavori Pubblici ma i siciliani e i calabresi sono ancora increduli: troppe volte hanno visto sfumare le loro giuste speranze”.

Già sessant’anni fa sui giornali si leggeva quindi che “gli studi compiuti dimostrano possibile in linea tecnica la costruzione del ponte”. Un ponte sospeso sui 3300metri che separano la Sicilia dal resto dell’Italia.
  
Il Salvini di turno, ci fa sapere.
Il Ponte sullo Stretto di Messina 
è un'infrastruttura strategica approvata, prevista come il ponte sospeso a campata unica più lungo al mondo (3.300 metri), che collegherà Sicilia e Calabria. Con una lunghezza totale di 3.666 metri e torri alte 399 metri, il progetto, dal costo di circa 13,5 miliardi di euro, integrerà traffico stradale e ferroviario. L'inizio dei lavori è previsto entro il 2026, con conclusione stimata nel 2032.


Niscemi, il paese a rischio

Sono allo stato attuale
1500 gli sfollati di
Niscemi, su una 
popolazione di 25
mila.

Capita in Sicilia
 Il responso di Ciciliano, capo della Protezione Civile,  dopo il sopralluogo è netto: «La situazione è particolarmente complessa  e bisogna essere onesti: anche le case integre prospicienti sull'orlo della frana non potranno più essere popolate e dunque bisogna fin da subito pensare ad una delocalizzazione definitiva»

 L'intero costone su cui è appoggiato il centro abitato di Niscemi si sta muovendo, mettendo a repentaglio la stabilità di decine di costruzioni. Come è noto le persone costrette ad abbandonare la loro abitazione sono già 1.500 e per la protezione civile sono destinate ad aumentare. I tecnici hanno compiuto un sorvolo dell'intera area, ricognizione che ha permesso di vedere tutte le fratture che attraversano la collina e la piana sottostante. La frattura si è allargata di un chilometro in una sola notte mentre l'altezza del costone è passata rapidamente da 7-15 metri a 30-45 metri. Si stata anche valutando di estendere la zona interdetta da 100 metri dal costone fino a 150.

Il consiglio dei ministri ha stanziato i primi fondi per l'emergenza; per gli sfollati  sono in arrivo i contributi del fondo Cas dello Stato, 400 euro a famiglia più 100 euro per ogni componente fino a un massimo di 900 euro al mese a nucleo per un anno.  La procedura sarebbe già stata attivata in presenza dell'ordinanza di sgombero e dovrebbe essere completata nel giro di qualche giorno. Il contributo di autonoma sistemazione (Cas) è destinato a chi ha dovuto lasciare la propria abitazione: al momento circa 1.500 persone.


L’uomo, il pensiero, la riflessione, la decisione, la politica

  

15Un amico, un cultore del pensiero degli uomini, ci fa sapere che farà pervenire periodicamente al blog alcuni dei suoi preziosi e profondi pensieri, sull’uomo. Ci fa prioritariamente sapere che egli non ritiene uomini coloro che per stupidità (che auto definiscono orgoglio) non apprezzano i loro avversari, i loro critici, i loro oppositori.



*  *  *

La politica dei forti e

 l’ipocrisia del Diritto Internazionale


1) Le somiglianze che ci sono fra il modo di ragionare e di operare, di Donald Trump, Vladimir Putin, Xi Jinping è il disprezzo per ciò che pensano e vogliono le persone comuni. 

2) Putin dice: l’Ucraina è mia e ciò che ne pensano gli ucraini è irrilevante. Xi Jinping dice: Taiwan è mia e al diavolo ciò che vogliono i taiwanesi. Trump dice: la Groenlandia mi serve, e se i suoi abitanti e i danesi non sono d’accordo peggio per loro. 

3) La libertà di scelta delle persone non è una illusione. Le persone sono pacchi in quanto tali spostabili con facilità di qua e di là. Nel mondo moderno si sono affermate, ed è difficile bloccarle, le forze dirompenti del nazionalismo e della democrazia. Per il primo vale il principio secondo cui è legittimo solo quel governo i cui membri abbiano la stessa nazionalità dei governati. Per la seconda vale il principio secondo cui ciascuno ha il diritto di dire la sua su come vuole essere governato. 

4) Chi pensa che stiamo entrando stabilmente in un mondo di «imperi» sottovaluta il fatto che, a differenza di quanto avveniva in passato, le persone (o tante di loro) non sono più disposte ad assoggettarsi passivamente all’impero di turno.

venerdì 30 gennaio 2026

La Letteratura (12)


L’ordine domenicano ha
svolto un ruolo centrale
nel Medioevo per l’adozione
e la cristianizzazione del-
l’aristotelismo, 
trasformandolo nel
paradigma  filosofico
e teologico dominante
attraverso il pensiero
di Alberto Magno e
Tommaso d’Aquino.
Questi hanno integrato
la fisica e la metafisica
aristotelica in
strumento per la
Chiesa.









I domenicani

Uno dei maggiori maestri dei domenicani nel lontano Medio Evo fu Tommaso d’Aquino che con l’abilità di interprete e con coerenza e misura rese irreversibile il processo di assimilazione delle dottrine aristoteliche che costituiscono il pilastro del pensiero occidentale e si fondano sull'immanenza delle forme: 

a= l'essenza è dentro le cose, non separata

b= la sostanza come centro dell'essere

c= la spiegazione del divenire attraverso i concetti di potenza e atto

Aristotele sostanzialmente organizza la realtà tramite la teoria delle quattro cause (materiale, formale, efficiente, finale) e la logica formale (sillogismo), interpretando l'universo come un sistema ordinato e finalistico che, nel contesto, rese irreversibile il processo di assimilazione delle sue dottrine nell’ordine della cultura ecclesiastica cristiana rendendola a fondamento di una nuova esperienza filosofica e teologica.

Non si trattò di un passaggio facile ed il confronto all’interno degli ambienti ecclesiastici, fra minacce di condanne e divieti (nel 1277 a Parigi il vescovo condanna le tesi tomistiche), tuttavia le difficoltà non impedirono il successo dell’iniziativa intellettuale che nei tempi lunghi della Storia, si rivelò efficace e permise la sostanziale accettazione delle nuove idee filosofiche e scientifiche in un quadro, però, che dichiarava la superiorità della “scienza sacra” e ne stabiliva il valore e la “verità “ preminenti. Addirittura scienza e filosofia aristotelica furono trasformate in solido bastione a difesa della “dea delle scienze”, la teologia, che, d’altro canto, poté trovare nella struttura finalistica della metafisica aristotelica la conferma dei propri presupposti essenziali.

In sintesi: il deciso riconoscimento tomista di un “duplice ordine di realtà “, l’uno proprio della natura mondana e l’altro delle supreme finalità sovrannaturali, entrambi dipendenti dall’unico fondamento divino, ma autonomi e distinti nei loro principi e nelle loro leggi, rese, d’altro canto, possibile l’adeguamento del sapere occidentale ad un criterio di relativa indipendenza  dall’indagine filosofico-scientifica, pervicacemente contestato da avversari molto tenaci e potenti. E la Chiesa  (che possedeva un fortissimo controllo sulle istituzioni intellettuali) riuscì ad evitare un irreparabile distacco dalle forme di cultura  e di dottrina in rapida trasformazione.

(Segue)

Niscemi, il paese a rischio

I media riportano che la frana si estende per km. 4.

Niscemi, in provincia di Caltanissetta, il paese che una frana di 4 chilometri sta per inghiottire. Mille i residenti costretti ad andare via dalle loro abitazioni. Intanto il governo ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per il Sud colpito dal ciclone Harry ed ha stanziato 100 milioni di euro per i primi interventi. 

Una cifra irrisoria  nella devastazione che la straordinaria ondata di maltempo ha lasciato dietro di sé.  «Ringrazio il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per la sensibilità, l’attenzione e la rapidità dimostrate», ha dichiarato, invece, il presidente della Regione siciliana Renato Schifani, che prima della riunione del Consiglio dei Ministri aveva parlato di danni, solo per la sua isola, per un miliardo e mezzo. Come i suoi omologhi di Calabria e Sardegna, sarà lui a coordinare da commissario la ricostruzione nelle rispettive regioni.

Gli abitanti di Niscemi, stanno col fiato sospeso per una preoccupante frana con un fronte di ben quattro chilometri. Un fenomeno antico - qualcuno evoca che se ne parla già in cronache del ‘700 - tornato a manifestarsi 32 anni fa. I luoghi colpiti sono sempre gli stessi: Sante Croci e la contrada Canalicchio. Proprio come tre secoli fa e come nel 1997. Allora, diverse case vennero giù e quelle pericolanti, 48, vennero abbattute: al loro posto sorge un monumento che ricorda quanto accadde. Dopo 14 anni gli sfollati sono stati indennizzati. Si aprì un processo che vide imputati tecnici comunali e dirigenti del Genio Civile. Ma le perizie li scagionarono e furono tutti assolti. 

  Il 16 gennaio la frana è tornata a farsi minacciosa: crepe sui muri, fessure sul terreno. Domenica 25 gennaio la situazione si è  aggravata. In una sola notte il fronte si è allargato di un chilometro ed è arretrato verso il paese. Mille persone  sono state costrette a lasciare le proprie case: molte famiglie si sono trasferite da parenti, altre sono state portate nel palazzetto dello sport. Delle tre strade provinciali che portano a Niscemi soltanto una è percorribile. «Gli sfollati stanno aumentando perché mano a mano che il terreno continua a franare il fronte entra dentro la città», avverte il capo dipartimento della protezione civile, Fabio Ciciliano. 

La cultura nel XX Secolo fino ai nostri giorni (4)

 

In politica, progressista indica
 chi sostiene il progresso sociale,
economico e civile attraverso
riforme innovative, promuovendo
uguaglianza, diritti umani,
giustizia sociale ed ambientale,
 e un'evoluzione democratica,
opponendosi alla conservazione
dello status quo e alle
disuguaglianze. In Italia si
caratterizza per
un'apertura al cambiamento,
l'emancipazione e l'estensione
delle libertà individuali,
spesso associato a politiche
di sinistra o centro-sinistra, e si
fonda sull'applicazione della
Costituzione per garantire pari
dignità e opportunità per tutti
 i cittadini.





 Culture alte e culture dominate

All’inizio del Novecento le ideologie dichiaratamente progressiste erano tre: nazionalismo, liberalismo e socialismo. La prima tendenza (nazionalismo) affermava il principio di autodeterminazione  dei popoli (popoli corrispondeva ad appartenenti ad una storia, una patria o una cultura comune o a tutti questi elementi insieme) e inevitabilmente rappresentava un pericolo per le concezioni di tipo imperiale che rappresentava. La seconda corrente di pensiero (il Liberalismo) proclamava la parità di diritti civili e politici per tutti gli individui in quanto tali, e per taluni costituiva una minaccia alla pace per certi precetti imperialistici che coltivava.il terzo orientamento, propugnava il diritto a vivere in quella che in passato era stata definita una “comunità “ o “comune”, si opponeva alle ideologie sopra ricordate: secondo i socialisti del primo Novecento il nazionalismo minava le fondamenta del cosmopolitismo, mentre il liberalismo negava le premesse egalitarie delle rivoluzioni delmXVIII secolo.

Uno dei principi del “nazionalismo”  era l’autenticità, che andava ricercata nella lingua, nella tradizione e nel coraggio della gente comune, e sopratutto delle popolazioni non ancora inglobate nella “società commerciale”.

I liberali perseguivano gli ideali di indipendenza individuale e di libertà di giudizio, premesse indispensabili per consolidare una società commerciale. Mezzi di diffusione di queste convinzioni furono tante opere letterarie in cui si narrava il trionfo della libertà sull’oppressione.

I socialisti si prefiggevano il superamento della divisione sociale e dei vincoli materiali imposti proprio dalla società commerciale. La letteratura ispirata agli ideali socialisti profetizzava processi evolutivi e, nelle ali estremiste, prossime rivoluzioni. L’arte di ispirazione socialista era orientata al realismo ed era rivolta alla gente comune.

  Il panorama politico complessivo offriva comunque pure elementi di convergenza. Tanti nazionalisti si riconoscevano negli orientamenti liberali, altri erano fortemente conservatori. Non mancavano liberali che vedevano il socialismo come l’evoluzione ed il punto di arrivo del liberalismo. C’erano socialisti che riconoscevano al liberalismo contributi e apporti al progresso economico. Questi aspetti di compenetrazione vennero tutti meno durante gli anni della Prima Guerra Mondiale. 

  In quel periodo quella che era l’Internazionale Socialista (di cultura e visione democratica) si dissolse e in Russia i bolscevichi, alla fine della guerra, provarono a diffondere la loro rivoluzione su scala europea. Da quegli eventi i socialisti di ciascun paese iniziarono a porre le loro tesi su scala nazionale.

(Segue)

giovedì 29 gennaio 2026

Politica, economia, sociologia e diritto (4)

Contessa Entellina si estende
per 136,4 km² nella media
 valle del fiume Belice Sinistro
 
(antico Crimiso). È circondato 
da ampie campagne e fitti 
boschi, e il centro abitato si 
adagia sulle falde settentrionali 
delle colline Brinjat, toponimo 
albanese che significa "costole".

 L’economia / sociologia nella vita quotidiana: I cambiamenti dei centri abitati








Le case  che abitiamo non sono solo luoghi entro cui svolgiamo parte della nostra vita quotidiana, sono sopratutto espressione delle nostre attitudini e delle scelte di ciascuno di noi che le abitiamo. Pure il paese (o la cittadina) entro cui risiediamo è luogo e sede dell’espressione del nostro vivere e saper vivere (civilizzazione) e, per tanti, è, contemporaneamente, dissipatrice di umanità, e non ci mancherà occasione per intrattenerci su grossi capitoli che sono l’emigrazione, la politica locale, lo spopolamento accelerato.

 Il paese, o la cittadina, è sicuramente il luogo (il manufatto) protettivo contro le avversità della natura per ciascun essere umano e nello stesso tempo è un ambiente che vorremmo diverso e migliore. Quest’antinomia e’ antica e diffusa un poco ovunque perché esprime la contraddizione verso la società entro cui viviamo. Tutte le comunità risultano essere nello stesso tempo intime e misteriose e sempre nella loro complessità ci risultano nascoste. Tutto quanto qui riportato in estrema sintesi sociologica e’ e sta dietro e dentro quello che è il paese fisico, urbanistico.

Nel nostro paese, in qualunque centro abitato, esistono, ci sono immagini che ci sono familiari, ed ognuna ci ricorda e mostra precise sfaccettatura della realtà fisica e urbanistica e pure della realtà poco urbana. Della nostra realtà locale conosciamo strade, edifici, persino persone ma non conosciamo la società urbana. Per vedere realmente la società urbana del luogo ci serve uno strumento intellettuale, capace di sapere leggere ed interpretare simboli, norme e comportamenti simbolici o comunque espressivi. Ci avvarremo delle scienze sociali per la comprensione dei fenomeni non direttamente osservabili per inquadrarle in quelle caratteristiche che stanno nelle pieghe della comunità.

Da noi, a Contessa Entellina, un’accentuazione nei cambiamenti sociali sono in gran parte conseguenti del processo post-terremoto ‘68 e conseguente “ricostruzione” in gran parte fuori sede. Un evento ed un processo che ha comportato cambiamenti nell’essenza profonda delle relazioni tra fenomeni sociali e fisici, introducendo innovazioni radicali nelle stesse interazioni spazio-temporali fra tutti noi residenti.

(Segue)



La Letteratura (11)

 

Averroe’
è noto in Occidente il filosofo,
giurista, medico e astronomo
arabo di Spagna 
Abū l- Walīd
Muḥammad ibn Rushd
 
(Cordova 1126 - Marrākesh 1198). 
Tra le sue numerosissime opere 
sono celebri in 
particolare i 
Commentari ad Aristotele e
alcuni scritti originali, tra i
quali il più noto è il 
Tahāfut at-tahāfut (in versione
latina 
Destructio destructionis).
Tre la sue tesi 
che influenzarono
 la 
cultura occidentale:
l'indipendenza delle 
verità
 di ragione da quelle di fede (che
sono un insieme di miti e di
verità pratiche), l'eternità della
materia e del mondo, la 
negazione dell’immortalità
dell’anima 
individuale
.









Qualcosa ancora su Alberto Magno

Alberto Magno considero’ la realtà mondana come manifestazione della sapienza divina, evidente nella sua perfezione e nella sua armonia di tutti i processi che la costituiscono; ne’ manco’ di riconoscervi la prova di una suprema volontà creatrice.  Ma fu altrettanto deciso nel sostenere che la conoscenza ottenuta per la via della ragione naturale è cosa diversa dal sapere teologico; contro chi mirava a confondere scienza, filosofia e teologia il suo giudizio fu esplicito: “le cose teologiche non si accordano con le cose filosofiche nei loro principi, perché la teologia è fondata sulla rivelazione e non sulla ragione”. Sicché solo ai filosofi doveva spettare di “dire quel che si dice fondandosi sui ragionamenti”, ai teologi “spiegare e rendere comprensibile ai fedeli le verità e i principi della fede rivelata”.

In quei lontani secoli del secondo millennio si delineava così una precisa distinzione tra i compiti della filosofia (e della scienza) e quelli della teologia , ignota alla cultura altomedievale e, d’altro canto, notevolmente diversa da quella indicata da Averroe’ nelle sue discussioni con i “maestri” musulmani. Per Alberto Magno teologia e filosofia erano due scienze e attività intellettuali diverse che procedevano con metodi differenti e avevano principi e domini diversi, e non già due forme della stessa dottrina, l’una, la teologia, persuasiva e “dialettica”, l’altra, la filosofia rigorosa e dimostrativa. Il teologo doveva muoversi dalla parola di Dio, unica fonte della verità sovrannaturale; il filosofo, che ragionava a partire dai dati dell’esperienza naturale e dall’argomentazione logica, poteva soltanto speculare sui problemi conoscibili dal lume dell’intelletto. Le due discipline non dovevano in alcun modo servire da reciproca spiegazione o conferma; se la filosofia non poteva interferire sulle questioni relative alle verità di fede, neppure la teologia aveva il diritto di guidare la ragione filosofica che, nel proprio dominio , non si richiamava alla Scrittura, ma si serviva, piuttosto della placita di Galeno, se trattava questioni mediche, ricorreva a Euclide o ad al-Hazen, per indagare i problemi di matematica o di ottica, e, sopratutto, doveva usare i metodi e le dottrine di Aristotele, il migliore conoscitore della realtà naturale e dei suoi fondamenti ontologici o, quando occorreva, anche le razionali interpretazioni del suo massimo commentatore, Averroe’.

(Segue)

Tempi lontani

I quattro Cavalieri dell’Apocalisse
sono figure bibliche, simboli di
distruzione che portano con sé 
guerra, carestia, pestilenza (o
epidemia) e morte, ciascuno
cavalcando un cavallo di
colore diverso (bianco,
rosso, nero, pallido) e 
liberati dopo l’apertura 
dei primi quattro sigilli,
preannunciando la fine
dei tempi. Sono diventati
un archetipo culturale,
citati in innumerevoli
opere letterarie, film e
videogiochi.












 La Sicilia del Baronaggio per flash (4)

La popolazione mondiale nel 1500. La popolazione mondiale dopo la “rivoluzione neolitica”, ossia tra 10000 e 7000 anni fa, all'inizio dell'Olocene, impresse la prima grande rivoluzione all'agricoltura e questa le consentì (i dati sono probabilistici) di passare da una popolazione di 5milioni a 250milioni. L'uomo passo’ di fatto gradualmente da un'economia di sussistenza basata su caccia e raccolta ad una incentrata sull'allevamento e la coltivazione, ma raggiunse l’apice nell’Alto Medio Evo con calcoli probabili, definiti dagli storici, a 400 milioni nel 1300 e 461 milioni nel periodo della scoperta dell’America e comunque in prossimità dell’arrivo degli arbereshe in Sicilia.

E’ scontato che i dati non danno che un quadro piuttosto approssimativo della popolazione mondiale, tenendo peraltro presente che in quei secoli vastissimi territori di continenti non erano occupati da esseri umani. Certi studi ci fanno sapere che in quell’alba della modernità la densità della popolazione  variasse di molto da zone a zone, dai 100 o più abitanti per chilometro quadrato  di alcune aree a delta dell’Asia orientale fino ad 1 solo abitante (o meno) per chilometro quadrato delle foreste equatoriali.

Uno studio sulle tre aree abitate principali (in quell’alba della modernità) ci suggerisce:

- il subcontinente indiano (con circa 100 milioni di persone) esprimeva la civiltà del riso.

- la Cina (con 120 - 150 milioni di abitanti) esprimeva la civiltà del miglio.

- l’Europa occidentale e i paesi del mediterraneo (tra i 75 e gli 80 milioni di persone), si identificavano nella civiltà del frumento.

- la quarta area principale (la civiltà del mais, in America Centrale), stando agli studiosi, non poteva dare sostentamento a più di 30 milioni di abitanti.

mercoledì 28 gennaio 2026

Politica, economia, sociologia e diritto (3)

Il vivere comunitario nei 
piccoli paesi di Sicilia è 
caratterizzato da un forte 
senso di appartenenza, 
solidarietà e relazioni 
sociali strette, spesso 
radicate nelle piazze, 
nei ritmi lenti e 
nell'ospitalità tradizionale.
Nonostante le sfide legate 
allo spopolamento e 
alla disoccupazione, le 
comunità siciliane basano 
la propria resilienza su 
reti familiari e amicali, 
offrendo uno stile di vita 
autentico, immerso nella 
storia e nel folclore locale.






.









La città, ma anche un centro minore, che può essere Contessa Entellina, e’ o può essere  un fenomeno aggrovigliato nel tentativo di essere riconosciuta e bene interpretata dagli stessi abitanti residenti.

E’ scontato, quanto meno in questa parte di mondo, che definiamo “Occidente”, che ogni realtà cittadina è luogo e sede dell’espressione più avanzata della civilizzazione umana e allo stesso tempo è sede temuta (persino odiata) perché, per ragioni che andremo sviluppando, dissipatrice di umanità.  Il vivere comunitario nei centri abitati è sicuramente protettivo contro le avversità della natura ed è interpretato, nello stesso tempo, come un ambiente malsano in cui vivere.

In Occidente e’ normalissimo vivere in centri comunitari abitati. Eppure molte analisi di sociologia, che analizzano la realtà che sta dietro quella fisica dei centri abitati, ci fanno sapere che molti strati di realtà ci rimangono in gran parte nascosti.

Quanto ci proponiamo di sviluppare in seguito lo coglieremo sotto l’ottica della comunità sociologica che, ovviamente, si trova dietro la realtà fisica del paese o della città fisica (quella delle abitazioni e quella delle strade).

Su questa pagina, che contiamo di sviluppare in più tempi intendiamo evidenziare la comunità sociologica che sta proprio dietro il paese/la città fisica. I visitatori, che a Contessa Entellina arrivano persino da New Orleans, vengono a vedere le tante sfaccettature del paese fisico e del contesto panoramico. Non riescono a leggere, anche per la brevità delle visite, la comunità o la società locale. L’esplorazione che svilupperemo sul blog si servirà, almeno questo ci proponiamo di riportare, di simboli, di norme, di comportamenti espressivi. 

Le scienze sociali per comprendere fenomeni e realtà dei luoghi puntano infatti ad inquadrare le caratteristiche nascoste della società cittadina o comunque di quella  paesana.

(Segue)



Proviamo a capire (2)

Dove va il mondo?
Nel 2026, il contesto
geopolitico e interno
evidenzia dinamiche
complesse. Da un lato,
 si dibatte su una visione
di 
autocrati internazionali
 (riferendosi a Trump/
Putin/
Xi Jinping) che
 influenzano le politiche
globali, con alleati europei
potenzialmente ridotti
a vassalli. Dall'altro,
in Italia, il dibattito
giuridico tocca la riforma
della separazione delle
carriere.

La politica aggressiva
degli USA sotto la 
presidenza Trump, 
impone dazi e condizioni,
e vorrebbe spingere i
Paesi europei in ruoli
marginali o
di "vassallaggio"








 L’Europa democratica è 
compatibile con l’autocrazia Usa ?

E’ da qualche tempo che sul blog  segnaliamo che le differenze di linea politica fra Trump e Putin ( Xi Jinping compreso ) si sono via via assottigliate. Perseguono tutti e tre l’autocrazia, quella forma di governo in cui il potere assoluto e apparentemente illimitato è concentrato nelle mani di un singolo individuo (l'autocrate) o di un gruppo ristretto, che lo esercita senza vincoli costituzionali o rappresentativi. Storicamente associata alle monarchie assolute (es. Russia zarista), e che oggi descrive sistemi personalistici in cui manca un meccanismo democratico di autocorrezione. Il presidente francese Macron arriva a dichiarare pubblicamente: «Trump ci vuole vassalli». Forse è la stessa aspirazione di Putin e di Xi Jinping. 

= = = I vassalli erano nobili a cui il sovrano affidava il controllo su ampie porzioni di territorio, detti feudi, in cambio della loro assoluta fedeltà. Così a scendere, valvassori e valvassini.

= = = Nel Medioevo le catene di dipendenza erano personali oggi sono sistemiche: si sono trasformate in dazi, in tecnologia, in protezione militare. Il vassallaggio moderno non ha servitù palesi ma ha costi di uscita proibitivi. Non prevede ordini diretti ma produce dipendenza strutturale. A tratti, però, il sovrano è diventato così arrogante da volere persino annettersi territori non suoi e da permettersi l’umiliazione pubblica nei confronti di chi dissente.

= = = Sta capitando dopo ottant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, durante i quali l’Occidente si è sentito più o meno stabile con la sua stella polare alla Casa Bianca, adesso  è bastato un anno di amministrazione Trump a far sì che nessuno potrà mai più sentirsi al sicuro sotto l’ombrello di Washington.

= = = Stando ad alcuni osservatori sarebbe giunto il tempo della maggiore età per l’Occidente Europeo, il momento che cominci a fare da sé. Dialogando e concordando con gli Stati Uniti solo quando è possibile. Muovendosi da solo entro schemi nuovi che coesistano con quelli antichi.

Riflessioni sulla società

2026: La società liquida

Zygmunt Bauman ha focalizzato
la sua attenzione sul passaggio
dalla modernità alla 
postmodernità,
e le questioni etiche relative.

Ha paragonato il concetto di
modernità e postmodernità
rispettivamente allo stato
solido e 
liquido della società.

Mentre nell’età moderna tutto
era dato come una solida
costruzione, ai nostri giorni,
invece ogni aspetto della vita
può venir rimodellato
artificialmente. Dunque nulla
ha contorni nitidi, definiti e
fissati una volta per tutte. Ciò
non può che influire sulle
relazioni umane, divenute
ormai precarie in quanto non
ci si vuole sentire ingabbiati.


Cosa ci fa riflettere, o meglio ci induce a riflettere sulla società dei nostri giorni? Sicuramente la frenesia di tanti, la loro iperconnessione, ossia la frequente connessione nel mondo digitale e la fluidità delle relazioni, che poi significa la scomparsa della vera amicizia.

 Come non accorgersi della  crisi di valori, della accentuata ricerca della felicità materiale, quella cioè che serve solo per essere esibita, e come non accorgersi del disinteresse per la comunità il cui governo passa -in simile contesto- agli sciacalli?, con un forte impatto e conseguenze negative sopratutto su giovani e individui in cerca di senso?

 Quello di “società liquida", è un concetto introdotto da Zygmunt Bauman,
 (Poznań19 novembre 1925 – Leeds9 gennaio 2017; è stato un sociologofilosofo e saggista polacco naturalizzato britannico) con cui si vuole porre attenzione e descrivere un'epoca, la nostra, di profonda incertezza, in cui le strutture sociali, i valori e i legami umani sono diventati fluidi, precari e mutevoli. L'individualismo estremo prevale, trasformando la società in un consumismo di relazioni e beni, dove tutto è temporaneo e facilmente sostituibile, creando insicurezza e fragilità.

 La società liquida dei nostri giorni offre sicuramente libertà, ma a un prezzo elevato: la perdita di punti di riferimento stabili e la necessità di una costante autoaffermazione. I legami sono diventati "connessioni" veloci, facili da stabilire ma altrettanto facili da interrompere (virtualizzazione dei rapporti). L'amore e l'amicizia tendono a essere strumentali, basati sulla convenienza piuttosto che sulla stabilita’. L'identità non è più definita una volta per tutte, ma è frammentata e costruita nel momento, richiedendo un adattamento perpetuo.
La società liquida offre libertà, ma a un prezzo elevato: la perdita di punti di riferimento stabili e la necessità di una costante autoaffermazione.

martedì 27 gennaio 2026

Giornata della memoria

 

La memoria rappresenta una reale forma di giustizia e di educazione al rispetto dell’altro, chiunque sia, e dei suoi diritti. Senza la memoria i torti si sovrapporranno sempre di più alle ragioni, le vite dei carnefici, rivalutate e ahinoi anche prese a modello di una violenta attualità, spingeranno verso l’oblio quelle di tantissimi innocenti, molti nostri concittadini italiani, che furono deportati e uccisi. Anche per le complicità italiane. Oggi dovremo guardarci seriamente dalla «Nuova indifferenza», alimento purtroppo di un crescente antisemitismo che pensavamo, sbagliando, fosse stato sconfitto. Ne’ vale un Nethanjau a farci dimenticare ciò che è accaduto durante la seconda guerra mondiale con la complicità italiana.

Il Risparmio e … la politica economica pubblica e privata

 Propositi del blog

Il risparmio è la parte di
reddito non consumata,
fondamentale per la
stabilità finanziaria
personale (spesso gestito
con la regola 50/30/20)
 e, a livello

macroeconomico,
come fonte di
finanziamento per
investimenti produttivi,
crescita e sviluppo
economico
La politica
economica mira a
tutelare e incentivare il
risparmio (art. 47
Costituzione) orientandolo
 verso impieghi produttivi,
 specialmente in un
contesto
di tassi in evoluzione.

La regola del risparmio?
(Mai fissa e raramente
rispettata)

Il calcolo della regola
50 30 20 è molto
semplice e intuitivo. 
Si parte sempre dal
reddito netto mensile,
che si moltiplica per 0,5
(necessità), per 0,3
(svago) e
per 0,2 (risparmio). 
Ossia 50% ai bisogni
familiari, 30% ai bisogni
secondari (compreso lo
svago), 20% da 
accantonare per
gli imprevisti.















Proveremo, sia pure senza troppi approfondimenti tecnici, a cogliere come funziona la grande famiglia, o meglio a come funziona una qualunque comunità nazionale sul piano economico-finanziario. 

Semplificheremo tantissimo, ma tenteremo di dare il senso generale dei profili di natura “economica” delle società occidentali, ed anche di quelle che tendenzialmente inseguono modelli di economia a sfondo sociale-contemperati dal mercato. Inizieremo dal sistema familiare per poi arrivare al sistema comunale (enti locali), regionale, nazionale e se, avremo tempo e possibilità, alle tante strutture pubbliche, dal Consorzio per l’Alto e Medio Belice a qualcuno degli assessorati regionali.

= = =

L’economia familiare

Premessa tecnica ed economica di primo piano, sia al livello di ogni famiglia (microeconomia), che al livello statale o mondiale (macroeconomia) perché sussista quello che viene definito sviluppo, crescita, benessere, … e’ che debba sussistere una ricchezza di base (frutto di risparmi delle generazioni precedenti), ossia un capitale (materiale o formativo), sottratto dalle generazioni precedenti al “loro consumo”. Per capitale non si intendono solo risorse finanziarie, ma anche beni materiali, immobili e risorse intellettuali.

Il risparmio è una delle variabili economiche più importanti sia al livello microeconomico (=familiare, individuali o comunque comunitario) sia al livello macroeconomico (=territoriale raccolto dagli istituti finanziari o dalle banche). Perché una comunità locale o nazionale possa perseguire un livello di vita accresciuto, rispetto a “ieri”, deve puntare sull’ammodernamento dell’apparato produttivo (impianti moderni, viabilità decente, sistemi creditizi …. etc). Per perseguire questi obiettivi deve poter trarre linfa vitale dagli “investimenti”, ossia dalle risorse esistenti sul luogo o provenienti da altrove. Le risorse (..i capitali) provengono dalle famiglie che pagano i tributi, dalle banche (… che raccolgono risparmi dalle famiglie), dalle stesse imprese che accumulano profitti ma anche dalle risorse umane professionalizzate, formate dalle buone scuole e dalle eccellenti università pubbliche.

Per qualche tempo sul blog, tenendo fisso l’intento di doverci dedicare alla politica economica di uno “Stato ad economia di mercato” quale vige in gran parte del pianeta,  proveremo prioritariamente ad esplorare “ruolo dei risparmi e degli investimenti in ambito familiare”. Risparmio e indebitamento familiare vedremo che hanno (senza che il singolo interessato lo sappia o comunque ne abbia piena cognizione) significative ripercussioni in quella che definiamo la “macro-economia” (=il benessere o il cattivo governo) di un Paese.

 Le famiglie, grazie all’apporto dei suoi componenti, producono redditi. Questi possono inevitabilmente essere destinati, alternativamente o comunque per frazioni, al consumo oppure al risparmio.  Sia l’entità dell’una propensione che dell’altra, senza che se ne possieda (forse) consapevolezza, producono conseguenze -sia pure minime- nell’intero sistema macro-economico nazionale. 

Venderemo come … in prosieguo.

Riflessioni sulla società

Ogni anno circa 134mila
studenti e 36mila laureati
abbandonano il Meridione,
generando una “fuga di
cervelli” che costa al Sud
oltre 4miliardi di euro.

Questo esodo di giovani
sotto i 35 anni causa sia
l’emergenza demografica
e nel contempo priva
il territorio di capitale
umano indispensabile.

Il nostro territorio
comunale (Contessa
Entellina) mostra un
costante andamento
demografico negativo
negli ultimi anni,
con una popolazione
che nel 2023 era di
1.473 persone,
registrando una
 variazione percentuale
negativa rispetto
agli anni precedenti
.










 2026

Capita di imbattersi in amici, in compaesani o in già  compagni di scuola che vivono altrove e che sono stati all’estero. Tutti, più o meno, percepiscono e raccontano quanto vissuto all’estero come una novità rispetto al nostro vivere locale fatto di pratiche clientelari, di frequente opacità della vita socio-comunitaria e di contesti persino peggiori. Hanno colto e riferiscono di ambienti, paesaggi e modi di vivere diversi dal solito che si trascorrono in Sicilia, hanno colto abitudini e sopratutto culture diverse e sono entrati in contatto con persone molto diverse.

 Le stesse sensazioni colgono quei visitatori del Nord Europa o degli Usa che capitano da noi, in Sicilia. Le vestigia di civiltà greca e/o romane e poi quelle normanne e le altre ancora  attirano tanti viaggiatori. Effettivamente i monumenti ed i resti di ciò che resta del mondo antico qui in Sicilia attirano per un certo fascino che li rende speciali. 

  Sappiamo tutti che le società antiche serbavano grande rispetto per i propri avi e possedevano coscienza profonda della morte. Non sappiamo, invece, e nessun libro ne’ di Storia ne’ di Sociologia ci riferisce su ciò che gli antichi pensassero delle società a venire. Come dire, sui nostri giorni e su quelli che verranno in futuro. Sapevano solamente che dopo di loro altri sarebbero arrivati.

 Ai nostri giorni sta avvenendo, avviene da qualche tempo, che ci si interroga, ed il dibattito avviene al livello scientifico e socio-politico alto, su che tipo di eredità lasceremo sul pianeta e su cosa penseranno di noi quando volgeranno il loro sguardo sul nostro operato e sul grado di responsabilità nei confronti della natura e del pianeta abbiamo avuto noi, noi di questa generazione.

 Sappiamo che la popolazione è  in costante aumento e che esiste una certa pressione su più  parti del pianeta che tende a svolgere un ruolo decisivo per quanto riguarda l’evoluzione dell’umanità. In alcuni luoghi, la pressione demografica ha una portata esorbitante. A Contessa Entellina, il processo e’ di gran lunga inverso, sul piano demografico. E però non esiste nessuna riflessione localmente, nessun dibattito ed anzi spendiamo in feste e festicciole prive di messaggi e persino di significati. Per distrarre … gli anziani, dal momento che di giovani se ne vedono pochi.

(Segue)

Educazione civica e politica

 Ruoli, responsabilità e funzioni

Con relativa frequenza sul blog ci proponiamo di pubblicare principi e norme di educazione civica. Riteniamo infatti, con Norberto Bobbio, che  attraverso l’impegno culturale e sociale testimoniamo il valore civile e politico della libertà, del dialogo e dell’incontro con l’altro.


Paolo Savona (Cagliari6 ottobre 1936) è un economista e politico italiano; è stato ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato dal 29 aprile 1993 al 19 aprile 1994, ministro per gli affari europei dal 1º giugno 2018 all'8 marzo 2019 e dal 20 marzo 2019 è presidente della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB).


Il cammino dell’uomo

1) Sostengono gli antropologi che l’uomo nel lungo lasso in cui da faber e’ divenuto sapiens ( ossia tra l’essere “attivo” e il divenire “sapiens”) e’ apparso sulla terra quattrocento mila anni fa.

2) Conosciamo ben poco dei modi di vita e degli accadimenti “sociali”  precedenti il 4.000 a.C., quando i Sumeri inventarono la scrittura, consentendo così la trasmissione  di conoscenze per chi da ascoltatore vuole diventare promotore.

3) il mondo dell’economia, ovvero, la dimensione economica, delle moderne organizzazioni sociali e’ uno spaccato della vita politica …. , riguarda, cioè, i modi in cui devono essere regolati la produzione, gli scambi, i consumi, le importazioni, le esportazioni, i risparmi, gli investimenti reali e finanziari, il bilancio pubblico, la creazione monetaria , la bilancia estera e tutti i fenomeni generati  di molteplici rapporti attinenti la vita economica, cioè gli “affari ordinari” delle comunità di un paese, della collettività, di un territorio.

= = = 

Notiamo che in molti comuni dell’Isola, prevalentemente in quelli delle aree interne, le sedute dei Consigli Comunali, esistono solo per ascoltare i discorsi di uno o di due protagonisti che mostrano, o sono convinti, di sapere tutto e accanto a loro dieci e, nei comuni con più popolazione, di quindici ascoltatori-pure loro seduti al “tavolo” che non sanno perché si trovano lì a segnare la presenza.

Contiamo di sviluppare questa pagina, sperando che possa diminuire il numero dei scalda sedie.