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mercoledì 26 novembre 2025

L’Occidente di ieri e quello di oggi

L’affermazione “esisteva
l’Occidente, poi
arrivò Trump
” allude
 -in quanto frase retorica-
al blocco
politico e culturale unito
che sarebbe finito con la
Presidenza Trump.

L’idea che questo blocco
sia entrato in crisi è stata
sostenuta da alcuni 
commentatori che
interpretano le politiche
di Trump come un 
tentativo di ridefinire
gli equilibri di potere
globali, basati più su
negoziazioni tra grandi
imperi che su una 
visione dell’Occidente.







Trump non riconosce più l'unità politica e culturale dell'Occidente
L’Occidente ha iniziato a corrispondere con gli USA a partire dal XVI secolo, quando gli insediamenti europei nelle Americhe, come quelli britannici di Jamestown (1607) e Plymouth (1620), hanno iniziato a stabilire legami economici e culturali con le loro nazioni di origine. Ad esempio, il Marocco riconobbe ufficialmente la loro indipendenza già nel 1777, e le relazioni diplomatiche con paesi come l'Italia si formalizzarono nel 1861.

In senso politico, la corrispondenza si formalizzò con il riconoscimento dell'indipendenza americana da parte di alcuni paesi europei e il successivo establishment del blocco occidentale durante la Guerra Fredda, un'alleanza tra Stati Uniti e nazioni dell'Europa occidentale e di altre aree del mondo. Le relazioni tra Stati Uniti e paesi occidentali, inclusa l'Europa occidentale e altre nazioni come il Giappone, l'Australia e la Corea del Sud, sono rimaste stretti, con alleanze geopolitiche e partnership strategiche fino a ieri. In questi ultimi mesi sul pianeta in tanti cogliamo la comunanza di sentire e di vedere fra i due autocrati Trump e Putin.

 Partnership che ha sollevato concrete preoccupazioni riguardo a una possibile “pace ingiusta” in Ucraina. Questa pace potrebbe essere ottenuta a scapito degli interessi ucraini, con concessioni territoriali e risorse strategiche cedute alla Russia e agli Stati Uniti (non scordiamoci la problematica sulle “terre rare”). Il tutto mentre l’Unione europea appare sempre più marginalizzata nello scacchiere internazionale e la NATO attraversa una crisi di identità, sin dal giorno seguente la elezione di Trump, con la richiesta esplicita del presidente americano di rivedere le quote di iscrizione al “club atlantico”.

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