Rivoluzione francese (3)
Gli anni 1492 e 1789 hanno una grande valenza significativa e nel mondo occidentale sigillano la “modernità” con un inizio ed una fine, fermo restando che gli eventi a cui sono correlati siano intesi come “simboli” di processi che possiedono gradualità (=1’ scoperta dell’America; 2’ Rivoluzione Francese). In Europa la “modernità” per più storici viene vista nel subentro del capitalismo come sistema che comincia a mettere in ombra e a indebolire il precedente sistema egemone “feudale”, grazie anche all’avvenuta scoperta della “stampa”. Alla base di questa convinzione c’e’ l’idea che la Storia del mondo sia essenzialmente storia dei contatti fra le sue varie culture e questi vari contatti si fecero sempre più intensi nell’epoca delle grandi scoperte, periodo che in Occidente coincise anche con l’invenzione della stampa consentendo a molti di acquisire conoscenze a distanza sulle culture straniere. Con la scoperta della stampa si avvia per la prima volta un processo di acculturazione che proprio in quel 1492 assume dimensioni senza precedenti sia a seguito dell’immigrazione volontaria ( degli emigrati spagnoli o inglesi verso le Americhe) e di quella frutto di coercizione (degli schiavi africani).
I contatti tra culture diverse che si stabilirono fra il 1492 e il 1789 furono sempre di dominio dell’Occidente sulle civiltà “scoperte”. L’interesse economico prevalse su quello culturale e l’ansia di ricchezza e di potere dei colonizzatori superò il buon senso che ci si sarebbe aspettato dai ceti militari, civili, religiosi o commerciali. Casi come quello del gesuita Matteo Ricci, che cercò di integrarsi il più possibile nella cultura cinese, non sono altro che eccezioni che confermano la regola.

Nessun commento:
Posta un commento