| Gli Atti degli Apostoli non hanno un genere letterario rigido, ma sono un'opera storiografica e teologica unica. Il testo si ispira al genere ellenistico delle praxeis (atti, le gesta di personaggi famosi), fondendolo con lo stile narrativo della Bibbia (storia di salvezza). Il libro è concepito come il secondo volume dell'opera di Luca, creando una forma letteraria che si articola in due elementi principali: -storiografia Ellenistica e Biblica, -romanzo di Viaggio |
Date simboliche
Possiamo cogliere sfumature simboliche o connotazioni particolari anche in altre indicazioni usate frequentemente.
Possiamo notare che "di notte" si svolgono comunemente visioni (16,9; 18,9; 23,11; 27,23) e liberazioni miracolose dal carcere (cfr. 5,19; 12,6; 16,33), ma anche altre forme di liberazione da pericoli (cfr. 9,25; 17,10; 23,31).
La notte viene a rappresentare, dunque, il tempo della salvezza e del colloquio con la divinità. Questo può richiamare il fatto che di notte Gesù pregava sul Monte degli Ulivi (cfr. Le 21,37; 22,39) e di notte risuscitò, dato che all'alba fu ritrovata la tomba vuota (Lo 24,1). Le indicazioni temporali con tre compaiono abbastanza spesso negli Atti (undici volte): "tre giorni" ", "tre ore", "tre mesi, "tre anni", e alcune volte si possono intravedere valenze simboliche. Per "tre giorni" Paolo rimane cieco e digiuna dopo la chiamata (9,9); per tre sabati discute a Tessalonica (17,2), per tre mesi lo fa a Efeso (19,8) e in Grecia (20,3); dopo tre giorni che è a Roma convoca i giudei (28,17), ecc. Si può pensare che il periodo di tre indichi un tempo di prova. Bossuyt e Radermakers suppongono, per 28,17, un'allusione alla risurrezione "il terzo giorno".
Certamente simbolico è il "quaranta", innanzitutto per quanto riguarda i "quaranta giorni" in cui Gesù si mostra dopo la risurrezione (1,3), che richiamano i quaranta giorni in cui Mosè rimane sul monte Sinai. Mentre l'indicazione di un'età di quarant'anni ricorre spesso per suggerire un'età matura: hanno quest'età lo storpio guarito (4,22), Mosè quando ha la visione del roveto ardente (7,30), Saul quando diventa re (13,21).
2.4. Le forme letterarie
San Luca si serve principalmente di tre forme letterarie: il racconto, il discorso, il sommario. Si tratta di forme già presenti nel Vangelo, ma che vengono parzialmente modificate negli Atti.
Il racconto è la forma più comune, ma spesso è associato a discorsi dei personaggi; i sommari sono frequenti ma meno visibili, benché svolgano una funzione importante. Nei racconti vediamo come concretamente si sviluppano le situazioni e agiscono i personaggi in singole circostanze; i discorsi mostrano i punti di vista dei personaggi, ma spesso anche forniscono gli elementi per cogliere il significato delle cose che accadono in rapporto col piano divino; coi sommari l'autore descrive in generale come il piano voluto da Dio si sta attuando nei vari periodi.
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