| L'economia è la scienza sociale che studia come gli individui, le imprese e le istituzioni gestiscono le risorse scarse per soddisfare bisogni umani illimitati. Si tratta di una disciplina complessa e multidisciplinare che si divide in diverse branche di studio e applicazione. |
Sul blog, proveremo con argomentazioni storiche e con analisi di attualità di rendere gradevole l’interpretazione sulla mobilità di quelli che sono definiti i fattori di produzioni all’interno dei sistemi economici nazionali. Per rendere lettura e argomentazioni gradevoli, useremo un approccio prettamente storico e mai tecnico-matematico.
La scienza economica non è affatto arida o semplicemente tecnica se si coglie e si fa propria la finalità: mirare al benessere, non dei soliti privilegiati, ma delle collettività, delle nazioni.
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Iniziamo con le banalità delle classi dirigenti ignoranti:
1) Nel Cinque-Seicento, nel nord Europa (area germanica e inglese) viene iniziata una fase di industrializzazione che successivamente porterà il Nord Europa a un grado di benessere. In Italia e altre realtà europee, l’industrializzazione viene contrastata (fino a …ieri) per favorire le corporazioni di mestiere inizialmente e poi i latifondisti. Da alcuni decenni l’Italia è il solito paese in affanno socio-economico addirittura dopo Grecia e Spagna.
Quanto viviamo oggi, col mancato progresso rispetto al Nord Europa, e’ conseguenza pertanto dei vincoli culturali-politici dei decenni sia fascisti che democristiani.
2) Un’altra causa dalle conseguenze dannose di lungo termine è la mancata industrializzazione del nostro paese, conseguenza di miopia della classe dirigente post-unitaria. Nella seconda metà dell’Ottocento l’Inghilterra e altri paesi Nord europei abbandonano la politica di protezionismo agrario e puntano prioritariamente all’industrializzazione. L’Italia aumenta i dazi contro l’importazione del grano per favorire l’agricoltura latifondista. Da noi non si preferì puntare agli investimenti industriali come nel Nord Europa.
Nei tempi lunghi, inevitabilmente, quel protezionismo assicurato ai latifondisti ha severamente limitato la crescita e condannato l'Italia all’arretratezza e gli italiani, sopratutto meridionali, all’emigrazione.
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