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lunedì 18 maggio 2026

Le parole che usiamo

La 61ª Esposizione Internazionale
d'Arte della Biennale di Venezia
 è aperta al pubblico dal 9 maggio
al 22 novembre 2026
. Questa
edizione, intitolata 
In Minor Keys,
è stata interamente ideata dalla
curatrice camerunese-senegalese
 
Koyo Kouoh, prematuramente
scomparsa a maggio 2025; la
Fondazione ha scelto di realizzare
la mostra seguendo fedelmente il
suo progetto originario.

Premessa.  Le parole con cui comunichiamo e le cose che usiamo per esistere e per sostanziarsi  hanno bisogno di un contesto a cui fare riferimento, di una cornice in grado di circoscrivere la propria loro identità: da dove vengono, dove sono e dove vorrebbero andare. Hanno bisogno di una propria ritualità, attraverso cui vengono riconosciute comunitariamente. Così  insegnano i  filosofi, gli archeologi, gli storici e più recentemente, gli antropologi. Umberto Eco in Opera aperta (1962) scrive «un testo vuole che qualcuno lo aiuti a funzionare».

Sostanza. La 61ª Biennale d’arte di Venezia si propone il grande tema dell’interpretazione dell’opera d’arte: come è possibile ampliare l’orizzonte disciplinare della dimensione estetica senza indicare, con chiarezza, qual è il sistema di riferimento in cui s’iscrive ciò che si mette in mostra. 

Tutto è comunicabile e rappresentabile, anche il vuoto di uno spazio, ma deve esistere la cornice nella quale l’estetica delle «cose» sia capace di comunicare, trasmettere,  chi siamo, da dove veniamo e soprattutto dove desideriamo andare. In sostanza, rendere esplicite e comprensibili le regole del gioco. Senza un sistema chiaro di decodificazione, non si è sempre in grado di comunicare, trasmettere il messaggio. Tutto rimane misterioso. Senza «cornice», parole e cose, infatti, parlano solo a sé stesse.

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Altra riflessione, sulla rilevanza dei simboli.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella giorni fa, a poche ore dai fatti di Modena aveva già deciso di visitare i feriti e i loro famigliari. Accompagnato dalla premier Giorgia Meloni, è arrivato in aereo a Bologna e ha visitato gli ospedali con i feriti più gravi, quello di Baggiovara a Modena e poi l’ospedale Maggiore nel capoluogo della Regione. 

Hanno voluto un incontro privato con i feriti che erano in condizioni di poter essere visitati, con i loro famigliari e soprattutto con i soccorritori. Si è trattato non solo di incontro affettuoso, ma anche di un momento commovente. «È chiaro che sono tutti molto scossi, però tutti hanno apprezzato questa visita e questo segnale delle istituzioni», ha detto il presidente della Regione Emilia-Romagna.

Il capo dello Stato, ha detto che c’è stata «una prova di integrazione di diversi comportamenti, numerosi, ma tutti perfettamente integrati e coordinati». E poi a Bologna, incontrando i medici che assistono i feriti di Modena, il personale del 118 e i familiari presenti all’ospedale ha ringraziato il personale ospedaliero e si è congratulato per «l’immediatezza dei soccorsi» e il «coordinamento tra ospedali». 

Si. La vita della Repubblica è scandita da segni, gesti e simboli e nella visita di Mattarella e nelle sue poche e misurate parole c’era tutto quello che una comunità voleva sentire, una comunità che negli ultimi anni si è abituata purtroppo al dolore, tra alluvioni e terremoti. 

Nella tappa modenese, Mattarella e Meloni hanno anche incontrato Luca Signorelli, l’uomo che con grande coraggio ha fermato Salim El Koudri, che a folle velocità aveva investito i pedoni a Modena lasciando per terra quattro feriti gravi. «È stato importante» gli ha detto il presidente della Repubblica e Meloni prima di abbracciarlo ha aggiunto: «È stato un esempio grandioso». Anche Signorelli, insieme ai cittadini egiziani che hanno fermato l’uomo, rappresenta la comunità, quella che non si è voltata dall’altra parte. Nel gruppo di eroi per caso che ha fermato El Koudri c’era anche Fabrizio Gallanza, arredatore residente in provincia di Modena: anche lui ieri ha incontrato Mattarella.



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