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sabato 16 maggio 2026

Il focolaio di hantavirus

 Hantavirus non coglie impreparato il mondo della Scienza

In Italia e nell'Unione Europea 
il rischio di trasmissione 
dell'hantavirus per la 
popolazione generale è 
considerato molto basso
Ad oggi non si registrano 
casi umani sul territorio 
nazionale e le autorità 
sanitarie escludono il 
pericolo di una diffusione 
pandemica o comunitaria 
diffusa.

Un focolaio di hantavirus registrato a bordo della nave da crociera MV Hondius, partita il 1° aprile dal Sud America per Capo Verde, fa su tutti i media evocare timori che possa tornare il periodo storico caratterizzato, al livello planetario, dal Covid. Dopo l'evacuazione dei passeggeri rimasti a bordo, lunedì la nave è ripartita per Rotterdam con a bordo solo 26 membri dell’equipaggio e la salma di una delle tre vittime. 

 
Il primo passeggero a manifestare i sintomi, cinque giorni dopo la partenza, è stato un olandese di 70 anni, poi deceduto. Il 24 aprile sono stati fatti sbarcare 29 passeggeri. Il 26 aprile e’ morta  la moglie della prima vittima. Il 27 aprile un altro passeggero, britannico, viene ricoverato in Sudafrica. Il 28 e’ morto a bordo una donna tedesca.


Secondo l'ultimo aggiornamento dell'Oms, 11 persone che si trovavano sulla nave Mv Hondius hanno manifestato sintomi, e 9 tra loro risultano positivi al virus (comprese le tre vittime). Per le autorità spagnole, però, i casi confermati sono 10 (vittime incluse)
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l’Hantavirus Andes non è un patogeno sconosciuto. E’ sotto osservazione fin dai primi anni Novanta, epidemiologicamente e geneticamente, attraverso l’analisi delle catene di trasmissione documentate. Le conoscenze più recenti vengono da un outbreak, avvenuto a Epuyén, nella provincia di Chubut, Argentina, nel novembre 2018, dove  almeno 34 persone sono state contagiate con sintomi, di cui 11 sono morte. Letalità elevata dovuta anche alla mancanza di cure specifiche che non sembra molto correlata, come nel caso del Covid, a fattori di fragilità pregressi. L’Hantavirus, insomma, è qualcosa con cui non vogliamo avere a che fare individualmente.

Sulla base dei dati disponibili, la trasmissibilità del virus Andes è sensibilmente inferiore a quella del Sars-Cov-2, anche nella sua forma originale. Il contagio interumano richiede un contatto ravvicinato e prolungato. Nell’outbreak di Epuyén misure di isolamento standard sono state sufficienti a interrompere la catena.

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