Hantavirus non coglie impreparato il mondo della Scienza
In Italia e nell'Unione Europea il rischio di trasmissione dell'hantavirus per la popolazione generale è considerato molto basso. Ad oggi non si registrano casi umani sul territorio nazionale e le autorità sanitarie escludono il pericolo di una diffusione pandemica o comunitaria diffusa. |
Il primo passeggero a manifestare i sintomi, cinque giorni dopo la partenza, è stato un olandese di 70 anni, poi deceduto. Il 24 aprile sono stati fatti sbarcare 29 passeggeri. Il 26 aprile e’ morta la moglie della prima vittima. Il 27 aprile un altro passeggero, britannico, viene ricoverato in Sudafrica. Il 28 e’ morto a bordo una donna tedesca.
Secondo l'ultimo aggiornamento dell'Oms, 11 persone che si trovavano sulla nave Mv Hondius hanno manifestato sintomi, e 9 tra loro risultano positivi al virus (comprese le tre vittime). Per le autorità spagnole, però, i casi confermati sono 10 (vittime incluse) .
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l’Hantavirus Andes non è un patogeno sconosciuto. E’ sotto osservazione fin dai primi anni Novanta, epidemiologicamente e geneticamente, attraverso l’analisi delle catene di trasmissione documentate. Le conoscenze più recenti vengono da un outbreak, avvenuto a Epuyén, nella provincia di Chubut, Argentina, nel novembre 2018, dove almeno 34 persone sono state contagiate con sintomi, di cui 11 sono morte. Letalità elevata dovuta anche alla mancanza di cure specifiche che non sembra molto correlata, come nel caso del Covid, a fattori di fragilità pregressi. L’Hantavirus, insomma, è qualcosa con cui non vogliamo avere a che fare individualmente.
Sulla base dei dati disponibili, la trasmissibilità del virus Andes è sensibilmente inferiore a quella del Sars-Cov-2, anche nella sua forma originale. Il contagio interumano richiede un contatto ravvicinato e prolungato. Nell’outbreak di Epuyén misure di isolamento standard sono state sufficienti a interrompere la catena.
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