La rivoluzione non sta nel cambiamento, 
La sfida più grande non è stare
al passo con la tecnologia, ma
mantenere il controllo critico
senza farsi travolgere. Il rischio
è l'appiattimento della creatività
se ci si affida ciecamente alle
macchine, delegando il
pensiero.
bensì nella velocità del cambiamento.
Sfogliando i giornali, ancora nel terzo millennio, con l’Italia membro dell’Unione Europea e paese rilevante nel contesto continentale, non è improbabile leggere sul Paese Italia di corruttela diffusa, di carenza di senso civico, ritardi burocratici, egoismo crescente, ricerca del successo facile. Pare di cogliere che al progresso tecnologico avanzato non corrisponda ancora la crescita morale e civile del Paese.
I sociologi ci dicono che trasformare, ammodernare il mondo non sempre significa far nascere una “civiltà “, una società, migliori. Non bisogna tuttavia essere pessimisti; i profili della società civilmente avanzata richiedono tempo per essere colti.
Compito della politica, nelle società europee non è quello di guidare riscosse, o di contrastarle, ma di assecondare, in funzione dei bisogni e dei percorsi e in vista dei traguardi. Situazione e metodica questa che, ancora in questi primi decenni del terzo millennio, pare non sia completamente recepita nelle aree più interne della nostra Isola. Certo, ha pure ragione l’amico a ripetere che, ai nostri giorni la rivoluzione non sta nel cambiamento, bensì nella velocità del cambiamento.
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