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lunedì 4 maggio 2026

Il lungo cammino della civiltà (2)

 

Il principio di eguaglianza è
sancito dall'
articolo 3 della
Costituzione italiana, che
definisce i pilastri della democrazia
italiana. Esso si divide in due
 componenti fondamentali:
l'
uguaglianza formale
 (comma 1), che garantisce la
parità di tutti i cittadini di fronte
alla legge senza distinzioni, e
l'
uguaglianza sostanziale
 (comma 2), che impegna lo Stato
a rimuovere gli ostacoli
economici e sociali che
limitano la libertà e l'effettiva
partecipazione dei cittadini
alla vita collettiva.




Brevi bagliori di cultura storica

Nino, studente universitario, sistematicamente scriverà per il blog brevi frasi storico-culturali, a cominciare dalla Grecia, Roma, e poi l’Occidente. Avranno taglio filosofico, cultural-democratico e punteranno a cogliere il cuore delle idee che ancora oggi rendono grande l’Occidente. Ci aiuteranno nel lungo tempo a comprendere il mondo di oggi, con i suoi successi e pure con le sue tante malvagità, nelle sottigliezze che lo caratterizzano e nella complessità dei sistemi di cui è improntato. Capiremo perché esistono i Putin ed i Trump ed anche perché sono esistiti i Matteotti o i Gramsci, come pure i fratelli Rosselli e varie altre decine e decine di grandi personaggi.

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Il lungo cammino della civiltà 

PUNTI   FERMI   DA   RICORDARE: 

2) Tutti siamo diversi, tutti siamo uguali davanti alla legge. Sembrerebbe che qualcosa non funzioni in questo essere uguali, o diversi, su una miriade di aspetti: economici, sessuali, sociali, culturali… Si tratta di una relazione pienamente politica, che nei secoli non ha mai smesso di interrogare l’ umanità? 

L’Uguaglianza, quell’idea sfuggente inseguita dai socialisti di ogni parte del pianeta. Persino nel passato remotissimo, addirittura preistorico gli esseri umani cominciarono a porsi le stesse domande. La tensione degli esseri umani tra la gerarchia e il suo rifiuto, tra l’uguaglianza e la stessa, tra identità e la differenza si sono intensamente sviluppati nella gerarchia, eppure incredibilmente in ciascun uomo esiste una sorta di resistenza alla gerarchia e al dominio. 

Per tanti autori quella dell’eguaglianza e’ un’idea ingenua che vive, non esaminata, non completamente vagliata dentro ognuno di noi. Per Aristotele si può essere uguali solo quando si è simili (homoioi kai isoi), e per il nazista Carl Schmitt che porta alle estreme conseguenze questo concetto (eminentemente democratico, socialista), l’uguaglianza e’ valevole per il Volk, il popolo tedesco, e la disuguaglianza — terribile e tirannica — per tutti gli altri.

 Per Karl Marx, fiero oppositore dell’uguaglianza, dato che aveva riconosciuto con chiarezza «le tendenze di omologazione e standardizzazione proprie della modernità, e in particolare del capitalismo» per essere uguali dobbiamo essere soldati in uniforme, allievi omologati di una boarding school britannica. McMahon riduce l’uguaglianza a tautologia: si è eguali se si è uguali, soldatini identici gli uni agli altri: per razza, cultura, ricchezza… 

E però: «Significa che non dobbiamo essere per forza identici per essere uguali come cittadini: possiamo, dobbiamo differire in tantissimi aspetti, ma l’uguaglianza di diritti ci dev’essere garantita». Eppure proprio qui si cela uno dei segreti nascosti (McMahon li chiama dirty secrets) della retorica egualitaria: «Quando si ha a che fare con una popolazione estremamente globalizzata ed etnicamente eterogenea, per le persone diventa sempre più difficile tollerare questa uguaglianza-nella-differenza. Troppe differenze ci mettono a disagio, anche se l’idea dell’uguaglianza continua ad affascinarci».

 Per Martin Luther King (nel celebre discorso I have a dream del 1963, ndr), quella dell’eguaglianza si tratta di una nota promissoria, una promessa di piena attuazione futura».

 McMahon, autore di un interessante, recente libro, resta ottimista: «L’uguaglianza è stata immaginata in molti modi nel corso della storia. E può essere immaginata ancora».

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