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martedì 26 maggio 2026

Libri da leggere

La società della stanchezza 
di 
Byung-Chul Han è un
saggio filosofico che 
analizza
il passaggio dalla società
disciplinare (basata sul
"dovere") a quella della
prestazione (basata sul
"potere"), dove l'individuo
diventa carnefice di se
stesso
. L'ossessione per
il rendimento e l'iperattività
portano a 
esaurimento
 (burnout)
 e 
depressione.

Byung-Chul Han sostiene
che la violenza nelle 
società
moderne non è più
caratterizzata dalla
paura dell'Altro, ma da
positività illimitate e
auto-sfruttanti che
non riconoscono limiti
umani.

Il libro descrive l'uomo
contemporaneo come
un "Prometeo stanco",
divorato non da un'aquila
esterna, ma dalla propria
necessità di 
performance.





Byung-Chul Han, filosofo tedesco di origini sudcoreane e’ uno, o forse, la figura dallo stile più incisivo per cogliere gli aspetti più  inquietanti della civiltà occidentale.

I suoi libri dallo stile incisivo l’hanno resa una dei pensatori contemporanei più influenti del mondo occidentale. La sua biografia è fuori dal comune: ha studiato metallurgia a Seul, dove è nata nel 1959; si trasferisce in Germania per proseguire gli studi in filosofia e teologia, fino a ottenere il dottorato con una tesi su Martin Heidegger. Tiene corsi e seminari di Filosofia e Teoria della Cultura alla Universität der Künste di Berlino. 

In particolare affronta tematiche sul neoliberismo, sulla digitalizzazione e sull’eccesso di informazione. I suoi libri, da La società della stanchezza (Nottetempo, 2012) a Contro la società dell’angoscia (Einaudi Stile libero, 2025), puntano a recuperare l’autenticità umana all’interno del mondo della tecnologia e della struttura socio-economica come sviluppatasi in Occidente. Ciò che ci ha incuriosito è il suo interesse per Simone Weil, una figura dalla religiosità inattuale, in quanto eroica. L’autrice coreana ne dà di contro la lettura di carattere universale. A cominciare dal declino dell’attenzione: Dio richiede attenzione, anche «la preghiera è attenzione». Senza attenzione si perde il rapporto con Dio. Scompare quel legame e chiude la via di accesso al trascendente. Essa fa dire a Friedrich Nietzsche «Dio è morto», ma «Dio non è morto. È morto l’uomo al quale Dio si rivelò». 

Per l’autrice coreana il declino dell’attenzione, dell’interesse di noi uomini, è micidiale, pervade il nostro presente e altera la vita quotidiana. L’eccesso di informazione che riceviamo da ogni dove cancella con l’ossessiva ricerca dell’attualità, proprio come perdiamo la concentrazione nel lavoro o nello studio a causa di una notifica sullo smartphone o per sbirciare le ultime notizie sul pc.  E’ pure vero, come è stato calcolato, che dopo c’è bisogno di una ventina di minuti per ritrovare la concentrazione, dopo quella sia pur breve interruzione. E, però, l’attenzione frammentata e interrotta provoca un’impressione di inconcludenza e di vuoto, aumentando di conseguenza l’incertezza.


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