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venerdì 8 maggio 2026

Nessuno vince da solo

Nessuno vince da soloè un
principio che sottolinea
l'importanza del lavoro di
squadra, della condivisione e
del sostegno reciproco per
raggiungere il successo
, spesso
evidenziando che dietro ogni
traguardo c'è un team che lavora.
Questo concetto è
particolarmente forte
nello sport, citato per atleti
 olimpici e paralimpici.


La condivisione, la fiducia
negli altri e il fare squadra
sono considerati una "chiave"
per il successo, specialmente
nei momenti difficili.




Nel mondo degli egoisti,
nessuno sa niente di Gaza
 “Nessuno vince da solo” è  il contenuto di un confronto-dibattito fra il Cardinale Pizzaballa e il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, che rientra nella celebrazione dei150 anni del Corriere della Sera. Ma il concetto vale in ogni contesto umano, vale per gli egoisti di Contessa Entellina, come per i presunti “grandi della terra”.

Il filo conduttore è  che viviamo nel mondo del personalismo e della personalizzazione di ogni argomento, di ogni vicenda. Cerchiamo sempre una faccia o una storia alle quali aggrappare le nostre indignazioni e le nostre emozioni. Di fatto nessun essere umano è una “isola”, e non lo sono le popolazioni disperse di Gaza e della Palestina. E però ci dimentichiamo spesso, di quella responsabilità, che riassume il concetto dello stare insieme, riunire anziché disperdere, di essere composti tutti dei medesimi sentimenti.

 Nel flusso continuo dei social, siamo trasportati da messaggi di segno contrario e di forza impari. Nella vita reale, seguiamo altre sirene, magari esibendo un vacuo orgoglio all’insegna del «io non faccio parte del branco», concetto che confonde l’individualismo con l’individualità, come se non fosse lapalissiano che ognuno ha i suoi talenti e tutti siamo diversi, uguali solo davanti a qualcuno che sta più in alto di noi, lo diceva già San Paolo rivolgendosi ai Corinzi.

 Quando venne dichiarato il lockdown, e sembrava che il mondo stesse per finire, siamo stati quasi obbligati a sentirci comunità, a fare gruppo adottando certi comportamenti, sposando certe scelte, e intanto cercavamo gli altri, confinati in casa come tutti noi, scintille di umanità, di sollievo e di solidarietà. Siamo stati quasi obbligati ad avere fiducia in noi stessi, non come singole persone, ma come società. L’essenza di essere comunità, realtà’ sociale e’ sapere che esiste la vicinanza, la sensazione che là fuori ci sia qualcuno che ci pensa, che piange e prega per te.  In qualche modo, un palestinese, un residente della Striscia di Gaza,  la cui casa è stata distrutta, magari senza saperlo, si affida a una comunità e in cuor suo spera di non essere un singolo frammento abbandonato a sé stesso, ma parte di un tutto che non si dimentica di se.


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