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mercoledì 13 maggio 2026

Se si mette mano ai pensionamenti

 Previdenza

Ezio Cigna (responsabile previdenza
della CGIL Nazionale),  denuncia
come le riforme recenti e i
meccanismi di adeguamento
stiano rendendo il traguardo
pensionistico sempre più difficile
da raggiungere per i lavoratori.


Secondo il dossier presentato da Enzo Cigna,  Responsabile Politiche previdenziali. CGIL Nazionale, l’8 maggio nella sala stampa della Camera, il combinato disposto tra 

-revisione delle aliquote di rendimento, 

-allungamento delle finestre mobili 

-e aumento dei requisiti legati alla speranza di vita 

rischia di produrre un doppio effetto: pensioni più basse e uscita dal lavoro più tardiva. La platea coinvolta, secondo le stime riportate nello studio, potrebbe arrivare a oltre 730 mila lavoratrici e lavoratori entro il 2043, mentre il taglio complessivo stimato nel periodo 2024-2043 supera i 32 miliardi di euro lordi.

Cigna analizza frequentemente, sistematicamente, gli impatti delle riforme pensionistiche del governo, criticando duramente la stretta sui requisiti di uscita. 

Secondo le sue analisi, nel 2023 le misure di flessibilità (come Opzione Donna e Quota 103) hanno permesso a oltre 36.000 persone di andare in pensione, ma le politiche del governo Meloni hanno poi eliminato gran parte di queste possibilità, descrivendo la pensione anticipata come un "miraggio".

Un lavoratore nato nel 1968 e assunto a 19 anni maturerebbe il requisito contributivo nel 2030, dopo 43 anni e 4 mesi di contributi. Ma l’uscita effettiva slitterebbe al 2031, con 44 anni e 1 mese di lavoro a causa della finestra mobile. Se poi volesse evitare il taglio dell’assegno pensionistico, dovrebbe attendere la pensione di vecchiaia nel 2036: risultato finale, 49 anni e 2 mesi complessivi di attività lavorativa.

Per la Cgil si tratta di una scelta che colpisce in particolare le generazioni più giovani del pubblico impiego, già segnate dal passaggio al sistema contributivo, da salari più bassi e da carriere spesso discontinue. Il rischio, sostiene il sindacato, è quello di un progressivo allungamento della permanenza al lavoro accompagnato da assegni pensionistici sensibilmente inferiori rispetto al passato.

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