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venerdì 29 maggio 2026

Il bene di vivere bene

L’essere stato militante

Se la politica internazionale va in
tilt, il mondo passa rapidamente
a un 
disordine globale. La
diplomazia cede il passo all'uso
della forza, le alleanze diventano
negoziabili e le regole multilaterali
perdono efficacia, frammentando
 l'economia, il commercio e la
sicurezza.

La competizione tra
superpotenze prevale
sulla collaborazione. Questo
si traduce in focolai di
guerra prolungati, sanzioni
commerciali, rincari
energetici e shock continui
sulle catene di
approvvigionamento globale





In queste breve parole “il bene di vivere bene” negli anni giovanili era racchiusa la volontà, l’impegno, la determinazione politica e civica per la “società giusta”, per il “socialismo”, per il “sol dell’avvenire”. Si trattava di impegno politico e verosimilmente di una “speranza”. 

  L’aspettativa e l’audacia di impegnarsi per “il bene di viver bene” è stato uno degli obiettivi della stagione settecentesca dell’Illuminismo e poi dall’Ottocento in poi diventato un traguardo politico, forse utopistico, e però diritto sacrosanto di tutte le persone, di tutti i cittadini di questa parte di mondo che chiamiamo Occidente, e di ogni essere umano che viva in ogni angolo della terra.

Parte forse da questa premessa e convinzione politica una certa sensazione, che a tanti sembra una sorta di intimidazione, di quanto ci ritroviamo a vivere in questi giorni di svolte internazionali con gli USA, la Russia e la Cina che ragionano fra loro, mirando a decidere il destino dei popoli altri.

E’ una vecchia storia: appena il nuovo tende a prendere forma, a taluni viene d’istinto l’intenzione di colpire sul nascere e svuotare il processo civile, democratico e pacifico.

= = =

Sulla volontà dell’essere umano di mirare al bene di vivere bene proveremo a ragionare per qualche tempo.

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