| In base al nuovo Patto di stabilità, i Paesi con un debito eccessivo sono tenuti a ridurlo in media dell'1 % all'anno se il loro debito è superiore al 90% del Pil, e dello 0,5% all'anno in media se è tra il 60% e il 90% |
Secondo il nuovo patto di Stabilità e crescita, in vigore dal 2024, i Paesi con debito pubblico elevato (+ 60% del Pil) o deficit eccessivo (+ 3% del Pil) concordano con la Commissione Ue un piano di rientro la cui durata può passare da 4 a 7 anni se si impegnano a realizzare riforme e investimenti.
L’Italia continua a non avere i conti in regola e, quindi, la premier Meloni si rivolge alla «cara Ursula», affinché l’Europa dia «un segnale di coerenza, di buon senso e di vicinanza ai cittadini». Il testo integrale della lettera, stando a quanto riportano i giornali, va nel merito della richiesta: estendere la deroga al patto di Stabilità, come accade per il progetto Safe legato alla difesa, anche alle spese energetiche dovute alla crisi dello stretto di Hormuz. Altrimenti, in assenza «di questa necessaria coerenza politica, sarebbe molto difficile spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe alle condizioni attualmente previste». Allo stesso tempo il testo è molto politico e legato alla stretta attualità, che si può chiamare e significare anche, e non solo, costi alla pompa di benzina. Le casse italiane piangono e il fondo del barile pare sia stato già ampiamente raschiato, stando a quanto lascia capire il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
E se la “cara Ursula” mostra di non poter ascoltare Meloni, questa punta a stringere alleanze strategiche con gli altri Stati membri, sopratutto con Berlino. Il cancelliere Merz potrebbe cambiare la predisposizione dell’Ue. Macron, presidente francese, da qualche tempo spinge per un debito comune, tipo mini Recovery, come ai tempi del Covid.
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