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lunedì 18 maggio 2026

Occupandoci di Economia

Tenere i conti in ordine pare

non si addice all’Italia. … E l’infrazione si mangia stipendi, pensioni e risparmi.

 I conti dell’Italia non tornano, anzi col governo di destra (che in tanti immaginavano sarebbe stato attento sulle spese inutili) peggiorano. E subito inizia la ricerca delle responsabilità che (per l’attuale governo) andrebbero cercate anche altrove, in decenni di precedenti amministrazione; insomma la caccia sugli incompetenti andrebbe rivolta a prima, dentro e fuori l’attuale governo. Nessuno è riuscito né riesce a trovare un argine alle spese inutili, ne’ a livello centrale né nelle periferie, dove i comuni retti da personaggi poco lungimiranti non trovano altro da fare che organizzare, loro, feste, festini e danze. E intanto l’onda avanza, travolgendo le nostre speranze e quelle di chi arriva dopo di noi. Adesso non emigrano più operai con le valigie di cartone, ma laureati che dovrebbero e saprebbero drizzare l’andazzo degli incompetenti che guidano comuni, regioni e, a quel che si capisce, pure livelli politici delicati.

Il Fondo monetario internazionale ha appena previsto che nel 2026 l’Italia scenderà all’ultimo posto nella classifica della buona gestione delle proprie finanze, scavalcando nel peggio la Grecia. A determinare la graduatoria è il rapporto tra debito e Prodotto interno lordo: il nostro è salito al 138,6% del Pil dal 137,1 del 2025, quello di Atene è dato in discesa dal 146,1 a 136,8 nello stesso periodo. 

Quindi, nonostante i cinque anni di sostegno del Pnrr (quasi 200 miliardi per noi, i più beneficiati) diventiamo maglia nera dell’area Euro, fanalino di coda tra i Paesi più fragili. Tra le molte altre ricadute, ci sarà la difficoltà di ottenere dalle Ue una deroga per «emergenza energetica» sullo scostamento di bilancio (siamo al 3,1%, dovremmo stare sotto il 3) per liberarci da una delle tante procedure d’infrazione a cui già siamo sottoposti. 

E ovviamente non sembra alla nostra portata rifinanziare oltre la scadenza di giugno il bonus per il taglio delle accise sui carburanti. Gli italiani vanno tenuti buoni, anche sottacendo il reale stato di un’Italia obiettivamente più povera. E la ragione per non inquietarli è che presto si tornerà a chiedere loro il voto, l’anno prossimo. Succede così che, in vista di questa scadenza, persino dei dati preoccupanti come quelli appena riportati non occupino il centro del dibattito, non diventino l’emergenza numero uno della politica, ma vengano riposti in un cassetto in attesa di tempi migliori, alibi più spendibili, promesse più roboanti.

La Spagna sta attraversando un
momento economico positivo,
con una crescita del PIL prevista del 
\(2,1\%\) nel 2026, posizionandosi
tra le economie più dinamiche del
G20 e superando la media dell'eurozona.
 
Questo "miracolo spagnolo" è
guidato da una combinazione di
fattori strutturali e politiche
economiche mirate, fra cui
l’uso strategico dei fondi europei
 (Next Generation EU) che hanno
stimolato l'economia.
La Spagna ha saputo combinare
politiche di investimento pubblico,
 una gestione migratoria pragmatica
 e uno sviluppo del settore
tecnologico e delle rinnovabili,
superando la crescita di altri paesi
europei come Germania e Italia.

Milena Gabanelli recentemente ha documentato il miracolo spagnolo guidato da Pedro Sánchez e sottolineava:  i consumi delle famiglie sono aumentati del 12,5%, il Pil del 2%, i salari reali dell’1,2% (da noi sono scesi dell’8 % nello stesso periodo, 2019-2024). «Madrid avanza, Roma arranca», scriveva Gabanelli. 

Il che non significa che la sinistra, Sánchez, fa meglio della destra. Significa però che rimontare una congiuntura sfavorevole è possibile, come lo è recuperare il tempo e le risorse perdute da chi ha governato prima o molto prima. Basta decidere di pensare lungo e non alla prossima scadenza elettorale, locale, referendaria o nazionale che sia.

 Mattarella ha appena consigliato ai politici di imparare ad ascoltare. Gli italiani hanno molto da dire, a cominciare dall’oggi faticoso che sperimentano. Basta non prenderli in giro col gioco delle tre carte: raccontargli le cose come stanno, con onestà, e cominciare a togliere i privilegi a chi non ne ha diritto. Aggiustare i conti di una nazione è un passo decisivo per ridare ossigeno a un Paese che la maglia nera non se la merita.

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