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venerdì 17 aprile 2020

Tanto per capirci qualcosa

Parlando del G7

Si tratta di una organizzazione intergovernativa ed internazionale composta dai sette maggiori Stati economicamente avanzati del pianeta: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d'America.
Ciascuno dei paesi ospita a turno il periodico incontro.
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gli Stati del G7 chiedono 3.200 miliardi alla Cina:

 il prezzo da pagare per l'epidemia


La Cina sarà sul banco degli imputati nel prossimo incontro per rispondere della diffusione del Covid-19
Che sia chiamato a comparire presso una corte internazionale come quella dell'Aja o a difendersi davanti a un tribunale speciale come a Norimberga, il governo di Pechino dovrà affrontare una richiesta di risarcimento di parecchi miliardi
Ad avercela con Pechino è soprattutto il
presidente Usa secondo il quale la
Cina non ha lanciato l'allarme entro i termini
previsti dai trattati internazionali.
A tanto ammontano i danni calcolati dalla Henry Jackson Society, un centro studi britannico, nel suo rapporto di 44 pagine dal titolo eloquente: Compensazione da Coronavirus? Stabilire la potenziale colpevolezza della Cina e le vie di un'azione legale .

Si annuncia una lunga battaglia, in realtà, poiché la vicepresidente della Corte Internazionale di Giustizia è la giurista cinese Xue Hanqin, per un caso curioso docente di giurisprudenza proprio a Wuhan, il centro della pandemia. 
La reazione più probabile del potentissimo segretario del Partito Comunista cinese Xi Jinping è un rifiuto della giurisdizione dell'Aja. Occorrerebbe quindi trovare una strategia alternativa, che indichi una violazione dei diritti umani. 
Numerosi studiosi del diritto, nelle settimane scorse avevano indicato il fondamento giuridico di un'azione legale contro i responsabili di una condotta che ha provocato un enorme numero di morti e il tracollo dell'economia globale.
ACCORDI VIOLATI
Negli Stati Uniti, il ricercatore James Kraska ha preso in esame il Regolamento sanitario internazionale emanato dall'Organizzazione mondiale della Sanità, adottato nel 2005 proprio a causa della censura di Pechino, concludendo che proprio la Cina ha contravvenuto agli obblighi di comunicazione entro 24 ore agli altri Stati membri delle informazioni inerenti la Sars e malattie «provocate da un nuovo sottotipo» del virus». 

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