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sabato 11 aprile 2020

Divieti su divieti. Sicilia e pioggia di ordinanze

In questi giorni in Sicilia stiamo sperimentando il peso insopportabile (e pure incompetente, non all'altezza del compito) della burocrazia.

Negli ospedali si lavora per salvare vite; negli uffici della burocrazia ci si ingegna su come formulare ordinanze su ordinanze col fine, speriamo non voluto, di creare il caos normativo. Alle disposizioni già stringenti nazionali via via si sono aggiunte ordinanze su ordinanze delle singole regioni. I singoli governatori piuttosto che rendersi conto che la sanità non può essere frazionata al livello territoriale e che servirebbe -di contro- affidarla dalle Alpi a Trapani allo Stato centrale, ne fanno materia di validazione della loro autorità. Da qui giornalmente le polemiche di tutti contro Roma.
La barzelletta che ricorderemo tutti è quella di un sindaco che decide le limitazioni al transito dei passeggeri nello Stretto di Messina, aggravandolo con potenziamento del controllo sanitario. 
Altri soggetti hanno imposto il divieto di gite “fuori porta” e ancora, l'obbligo dell’uso di mascherine e guanti per il personale dei negozi alimentari, ripresa quindi al livello regionale. 

Secondo le linee guida dell’Oms la mascherina, operatori sanitari a parte, andrebbe indossata solo se si sospetta di aver contratto il Covid-19, per esempio perché si presentano alcuni sintomi come tosse e starnuti, oppure se si sta accanto a una persona che potrebbe essere infetta. 
In ogni caso, spiega l’Organizzazione mondiale della sanità, l’uso della protezione facciale non deve escludere le altre raccomandazioni, come lavarsi spesso le mani e rispettare la distanza fisica.

Potremmo continuare ma ...
Personalmente ci piacerebbe tornare allo Stato unitario, anzi desidereremmo l'Unità dell'Europa e la scomparsa di tutti i tipi di gerarchi locali, sostituiti da veri amministratori dei territori.

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