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martedì 23 dicembre 2025

La metamorfosi sociale

 

4. Dal feudo al latifondo,

dal latifondo alla proprietà della terra,  dal lavoro della terra ai titoli accademici.

La Sicilia Romana. Roma ebbe il controllo dell’Isola dal 238 a.C. Al 535 d.C. e il suo dominio fu caratterizzato da conquistatore e da dominatore. Nella logica governante del tempo la Sicilia con la Spagna ed il Settentrione dell’Africa dovevano garantire l’approvvigionamento granario all’intero Stato romano. Ciò implicò l’affermarsi per più secoli della monocultura. Il prelievo fiscale sulla produzione consisteva in un decimo del prodotto annuo. Ove in relazione all’andamento dell’annata quel prelievo non fosse ritenuto sufficiente, Roma poteva percepire una seconda decima, pagando -in questa circostanza- un prezzo unilateralmente fissato dal Senato romano. I produttori siciliani erano inoltre obbligati a fornire al Governatorato Romano in Sicilia (compresi i militari sul territorio) il grano necessario per il consumo al prezzo che veniva autonomamente fissato dal Governatorato.
Per la raccolta della decima e di tutte le spettanze, il Governatorato si serviva di appaltatori (=decumani), che in linea di massima erano romani. Costoro erano obbligati a consegnare ai presidi romani prefissate quantità di grano indipendentemente dall’annata, ossia a prescindere dall’esito dei raccolti.
Esistevano in Sicilia dei territori esonerati dalla prima decima: Messina, Taormina, Noto (città alleate), Palermo, Centuripe, Alesa (=Tusa), Segesta e Alice (=Mazara), tutte città libere  e immuni per concessione romana.

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