5. Dal feudo al latifondo,
dal latifondo alla proprietà della terra, dal lavoro della terra ai titoli accademici.
La Sicilia Romana. L’ager publicus era il termine latino per indicare i terreni di proprietà dello Stato romano, acquisiti principalmente tramite conquiste militari, espropri o donazioni, e gestiti, variamente, in modi diversi e che fu applicato nelle aree prossime alla stessa Entella, ossia a terreni oggi ricadenti nel territorio di Contessa Entellina:
1) assegnati in piena proprietà,
2) concessi in godimento (possessio) a privati con o senza canone ( vectigal= equivalente a un rettangolo di 240 × 120 piedi romani, ossia a circa 2500 metri quadrati), o
3) destinati a scopi religiosi e colonie.
Questo sistema generò conflitti sociali, portando a leggi (come le Licinie-Sestie) che limitavano l'occupazione privata (es. 500 iugeri= Unità di misura di superficie usata nell’antica Roma, equivalente a un rettangolo di 240 × 120 piedi romani, ossia a circa 2500 metri quadrati) e che cercavano di ridistribuire la terra, ma che furono spesso aggirate dai ricchi latifondisti. Al tempo di Cicerone, sembra che una parte dell’ager publicus fosse stato già restituito agli abitanti.
Ci sono storici che pensano che ogni città dell’Isola, nel periodo romano, fosse titolare dei terreni agricoli, dove i residenti potevano portare al pascolo i loro animali (nota:fino agli anni ‘60 del Novecento questo sistema vigeva su Brijgnet, qui in Contessa Entellina).
Mantenendoci comunque al periodo romano, pare che la piccola proprietà era ancora presente e conviveva con i latifondi (in mano ai possessores o aratores) che li sfruttavano per gli allevamenti di bestiame. E comunque col diffondersi dello schiavismo l’Isola in qualche modo divenne il granaio di Roma. La terra si era ormai concentrata nelle mani di pochi grossi possessores o aratores che ne sfruttavano buona parte per gli allevamenti di bestiame.
(Segue)
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