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mercoledì 31 dicembre 2025

Italia 2026

I giovani laureati (e non) emigrano
sempre più, spinti da retribuzioni 
basse, precarietà, scarsità di
opportunità e un ambiente
lavorativo percepito come
tossico, preferendo paesi
come Germania, Francia
e Spagna per migliori
condizioni e qualità 
della vita, mentre la 
politica osserva il fenomeno
ma interviene con misure
assolutamente insufficienti,
mancando di una strategia
organica per valorizzare
i talenti in Italia, 
nonostante  la 
perdita di capitale
umano sia enorme.










 I dati demografici — che costituiscono le fondamenta dell’Italia di domani — sono impietosi. 

===Solo 340mila nascite nel 2025, un terzo di quelle del 1965. 

===Quei 340mila giovani rappresentano un quarto della popolazione italiana con più di 65 anni, a cui si erogano pensioni sempre più contratte dall’inflazione.

===Aumentano gli  ultraottantenni (4,6 milioni) mentre i bambini sotto i dieci anni sono (4,3 milioni). 

E noi (elettori, politici e politicanti) cosa facciamo? Abbiamo assistito nel 2024 e nel 2025 ad un fiume di giovani – 150mila nel 2024 e quest’anno 2025 saranno altrettanti – che si trasferiscono all’estero, dopo aver studiato in Italia.

In questi giorni di fine anno, in queste ore,  molti di questi giovani rientrano in Italia per vedere le famiglie. Ci spiegano che non sono soltanto  le retribuzioni insufficienti ad averli spinti all’espatrio; ma il senso di stanchezza e rinuncia che emana dalla vita pubblica italiana. Non si parla ne’ in Sicilia, ne’ nel resto della penisola, di futuro, ma qui in tanti parlano ed evocano il passato. 

Sempre i giovani, laureati e non, che rientrano in ferie per le feste natalizie, ci ricordano che qui sono rari i discorsi sull’impegno e la responsabilità individuale. I politici che siano locali o nazionali non hanno idee, non fanno progetti. Sanno essere compiacenti nei discorsi e nei colloqui e non sanno completamente impegnarsi sulle salite che il futuro riserva.

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