A svolgere una vasta missione intellettuale furono chiamati, sopratutto, gli ordini mendicanti, sorti per dare una nuova risposta all’esigenza di vivere il messaggio cristiano in piena conformità con la parola evangelica, ma anche alla necessità di affrontare il difficile dialogo della Chiesa con una realtà mondana già così lontana dai modi di vivere e dall’assetto sociale dell’Europa altomedievale.
I frati minori francescani e i frati predicatori domenicani si dimostrarono capaci di operare in queste diverse condizioni storiche e riuscirono bene ad integrarsi in un “tessuto” sociale complesso e capaci di rinnovare l’approccio della Chiesa ai nuovi tempi. Gli ordini mendicanti compresero sostanzialmente che era necessario misurarsi con una nuova cultura estranea alla tradizione cristiana, ma funzionale agli sviluppi della vita economica mercantilistica, sociale e politica per provare a ricondurla alle finalita’ della Chiesa. Essi operarono con metodi completamente diversi dal passato e frequentemente sollevando polemiche pur lavorando su un patrimonio di letture e di conoscenze non molto differenti dalla cultura teologica del primo Duecento. Francescani, domenicani ed eremiti di Sant’Agostino, compresi i carmelitani si mossero tutti sui fondamenti delle Scritture e svilupparono le forme letterarie ormai consacrate dall’esigenza dell’insegnamento. Il corpus aristotelico era ormai divenuto presupposto essenziale del sapere e del linguaggio, sia dagli interpreti islamici, sia dalla letteratura araba ed ebraici.
La cultura ormai preminente nelle università e le dottrine scientifiche proposte da medici, astronomi e matematici fu recepita dai molti maestri secolari e molti maestri francescani o domenicani non tardarono a manifestare il loro interesse, che spesso era connesso alla loro volontà ed interesse di architetti e di costruttori di chiese e conventi e via via pure di operatori in direzione del rinnovamento e accettazione di grandi disegni all’interno della Chiesa per farne in terra il regnum Dei per homines.

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