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lunedì 22 dicembre 2025

La metamorfosi sociale


Cicerone, questore in
Sicilia
Le orazioni contro Gaio Verre
(le Verrine) sono la fonte
principale della sua
visione dell'agricoltura
siciliana, dove denunciava
l'oppressione e le ruberie
del governatore Verrò.










3. Dal feudo al latifondo,
dal latifondo alla proprietà della terra,  dal lavoro della terra ai titoli accademici.


 Il grano. A tutti sarà capitato, a scuola o sfogliando libri e riviste, leggere che la 
Sicilia è storicamente stata additata come il "granaio di Roma", terra legata indissolubilmente alla coltivazione del grano, soprattutto duro, grazie a un clima e terreni ideali, producendo varietà uniche come Russello
, Timilia e Perciasacchi, che oggi vivono una rinascita per la loro qualità nutrizionale e digeribilità, fondamentali per pane e pasta, rappresentando identità, biodiversità e agricoltura sostenibile. A dire dell’amico agronomo del blog la “Sicilia ha sviluppato numerose varietà autoctone (oltre 50), adattate perfettamente al territorio”.
  Effettivamente fino a pochi decenni fa sul territorio di Contessa Entellina, a parte poche aree dedicate ad uliveto e poche altre a vigneto, la stragrande maggioranza dei terreni agricoli erano dedicati a grano (e alcune aree a pascoli permanenti). 
  Sui libri di Storia e’ possibile comunque cogliere abbastanza accenni sulle culture dei tempi andati, a cominciare dall’antichità greca e da quella romana.
1) Pli
nio il Vecchio, nella sua Naturalis
 Historia, descrive ampiamente l'agricoltura siciliana antica, lodandone la fertilità e le abbondanti produzioni di grano, olio, vino, legumi e frutta, sottolineando come l'isola fosse il granaio d'Italia e producesse eccellenze come silfio (sebbene scomparso) e carrube, e menzionando l'importanza del miele e dei cavalli, evidenziando l'antica ricchezza agricola e le specialità locali;
2) Teofrasto, (
IV-III sec. a.C.), padre della botanica, menzionò il "
τρίμηνος" (trìmenos), un cereale a maturazione rapida, nelle sue opere, collegando indirettamente la Sicilia all'agricoltura antica, sebbene le sue descrizioni botaniche generali si applicassero a diverse aree, inclusa la Sicilia e l'Acaia, dove si coltivavano varietà simili (poi note come Tumminia) che maturavano velocemente, offrendo un raccolto di recupero, un dettaglio fondamentale per l'agricoltura locale e documentato anche da autori latini come Catone e Columella. Asseriva inoltre che la resa dei semi di grano era di trenta volta il seme.
3) Ci
cerone, in qualità di questore in Sicilia dove si guadagnò grande stima per la sua integrità (75 a.C.), fu incaricato di raccogliere grano per Roma, rivelando il ruolo cruciale dell'isola come "Sicilia Frumentaria", ma descrisse nelle 
Verrine un quadro piuttosto disastroso dell'agricoltura locale sotto il malgoverno di Verre, evidenziando la corruzione, lo sfruttamento dei coltivatori (come gli agrigentini, da lui tanto lodati) e le difficoltà ambientali che affliggevano la produzione, pur riconoscendo la fertilità della terra siciliana. Egli comunque nel sottolineare come nell’Isola si coltivava il grano aggiunse che era pure prevalente la produzione dell’orzo e comunque la resa di entrambi i cereali non andava oltre il dieci volte il seme.
  (Segue)

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