CONTESSA ENTELLINA - Hora e Kuntisës

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mercoledì 9 marzo 2016

Hanno detto ... ...

IL FATTO BESTIALE
"Volevamo uccidere qualcuno». 
"Volevamo vedere l'effetto che fa". 
Così Manuel Foffo, il 30enne responsabile, insieme a Marco Prato, 29 anni, dell'omicidio di Luca Varani ha confessato quanto accaduto venerdì in un appartamento del quartiere Collatino di Roma. 
I due cercavano una vittima da immolare. Prato ha pensato di chiamare Luca Varani, che sapeva si prostituiva. Così lo hanno adescato con la promessa di 120 euro. 
"Ci siamo trasformati in animali".

ANTONIO SCURATI (Stampa 8.3.16), giornalsta
«Volevamo uccidere qualcuno…Volevamo vedere l’effetto che fa». Una voce chiama dal profondo, ma non è una voce umana. Qualcosa gratta alla porta di casa ma non è una mano. Forse un uncino, forse un artiglio. Nel terribile assassinio di Luca Varani, da qualunque lato si prenda, sembra non esserci nulla di umano. Più si svela, anzi, e più ci appare un abisso di disumanità. Due giovani uomini, belli, palestrati e narcisi, eterni studenti figli del privilegio, modaioli, festaioli, idiotizzati da quegli amplificatori del Sé che sono i social network, nel corso di un party a base di cocaina ed alcol protrattosi per 48 ore, giunti al punto più basso dell’ottenebramento più cieco, si mettono in auto e battono le strade del quartiere alla ricerca di qualcuno da uccidere. Così, tanto per vedere l’effetto che fa. In strada non lo trovano. Allora uno dei due brandisce lo smartphone come un’arma da taglio, chatta un po’ e pesca la vittima dall’agenda elettronica. L’agnello sacrificale si consegna da solo a domicilio bussando il campanello di un condominio borghese. Se ne ritroverà il cadavere nudo, disteso su di un letto, il corpo straziato, il cranio sfondato, la gola garrotata. 
Niente, non sembra esserci niente di umano.

MASSIMO RECALCATI (Repubblica 8.3.16), giornalista
Il crimine, anche quello più efferato, non è mai, come si potrebbe erroneamente credere, una regressione dell’umano alla ferocia primitiva dell’animale.
Nessuna bestia tende, come è appena accaduto a Roma, un agguato premeditato al fine di segregare, torturare, seviziare e, infine, ammazzare la sua vittima.
Nessuna bestia uccide per sapere cosa si prova ad uccidere. Nulla è, infatti, più tragicamente “umano” del crimine; non solo perché è solo l’esistenza della Legge (“Non uccidere!”) che definisce il carattere violentemente trasgressivo del crimine (non ci sarebbe crimine se non ci fosse Legge), ma, soprattutto, perché il crimine umano può rivelare il suo carattere assolutamente gratuito. Mentre la violenza animale si scatena sempre per una motivazione (foss’anche quella della pura rivalità, della contesa), la violenza umana può essere totalmente priva di motivazione. Certo, nella maggior parte dei casi i crimini sono compiuti per mero interesse: in una rapina per impossessarsi del bottino, in un atto terroristico per realizzare la vittoria della propria Causa ideale; in un delitto passionale per eliminare il proprio rivale o il proprio partner “infedele”. Esistono anche crimini che la criminologia rubrica come “immotivati” nei quali spesso si cela una malattia mentale grave: un paranoico può dichiarare di aver ucciso per “legittima difesa” una vittima innocente che ha solo il torto di essere casualmente sulla sua strada; un depresso può uccidere i suoi cari per trascinare tutto il mondo nella sua rovina.
Anche in questi casi, il crimine, per quanto abominevole sia, appare ispirato da una logica, dotato di senso. Diversamente,
nei crimini di natura perversa come quello compiuto dai due giovani romani ai danni di un ragazzo di 23 anni, non si uccide per un obbiettivo perché l’obbiettivo è in se stesso quello di uccidere. Nessuna Causa sostiene il passaggio all’atto criminale: Il loro solo obbiettivo è quello dell’esercizio del Male. È un tratto del nostro tempo: il crimine appare sempre più erratico, vacuo e dissociato dal senso.
Esso può avvenire senza il sostengo di alcuna Causa, proprio perché l’evaporazione di ogni Causa ha lasciato il soggetto di fronte ad un vuoto privo di senso che esige solamente di essere in qualunque modo riempito. Nessuna ragione, nessuna motivazione, nessuna passione, nessuna Causa, nessun delirio sostiene questo passaggio all’atto criminale. In primo piano c’è solamente uno sconfinamento dello “sballo” effimero (droga, alcool, party) verso la violenza sadica più spietata. La vita della vittima resta sospesa nelle mani dei suoi due aguzzini come un oggetto inerte piegato alla loro assoluta volontà di godimento. Si tratta di fare sprofondare il corpo martirizzato al rango di un oggetto spogliato di ogni libertà e ridotto, come direbbe Agamben, a “nuda vita”. Si tratta di scatenare l’angoscia più insopportabile nella vittima, di sopprimere ogni suo margine di autonomia, di esercitare sulla sua vita un possesso totale. È questo un modo di farsi padroni della Legge. È il cuore nero di ogni crimine perverso: negare i limiti imposti dalla Legge degli uomini nel nome della propria arbitraria volontà di godimento che diventa la sola forma possibile della Legge. Non c’è, infatti, per un perverso, nessuna ragione nel godimento che non sia il godimento stesso. Ogni trascendenza viene abolita e con essa ogni senso di compassione umana. Nella perversione il sentimento della pietas non può trovare alcun posto. Il godimento della pulsione di morte sommerge la scena del crimine senza lasciare resti. La caduta del senso dell’umano è caduta del senso della parola. Il ragionamento del perverso è lucidamente cinico: se il corpo è solo un corpo, ogni diritto a goderne sino alla sua morte è giustificato. Esso spinge così la gratuità dell’atto al suo colmo: «Lo abbiamo fatto solo per sapere cosa si prova ad uccidere», commenta uno dei due assassini il proprio crimine mostruoso.”"
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martedì 8 marzo 2016

Napoli. Un tempo era la città di Achille Lauro, adesso di ...

Chi ha superato i sessanta anni ricorderà che a Napoli per le elezioni amministrative -negli anni cinquanta- vinceva sempre, contro tutti, Achille Lauro. 
Il sistema per vincere era:  distribuzione di pacchi di pasta e della scarpa destra (la sinistra dopo la vittoria).
In queste ore i media riferiscono che alle primarie del Pd, in vista delle amministrative napoletane, ha vinta una candidata dell'area renziana..
Antonio Bassolino, già sindaco di altri tempi e tuttavia pure egli in corsa,  definisce il risultato delle primarie, “disgustoso”. 
Altri osservatori si dichiarano fra l'incerto, lo “squallido”, il “triste” ed  il “volgare”.
Ci si riferisce  (molto probabilmente) alla distribuzione di monetine (un euro) dinanzi ai seggi delle primarie napoletane per il candidato a sindaco del Pd.
Bassolino ha perso per 452 voti. A questo punto si sospetta per 452 euri,  come la butta a dire il giornalista Bruno Manfellotto.
Ora si pronuncerà la commissione del partito  e forse si dovrà votare daccapo.
^^^
Evitiamo di parlare delle primarie milanesi dove a condizionare l'esito verosimilmente sono stati tantissimi cinesi, tutti ordinatamente in fila. 


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Hanno detto ... ...

CORRADO AUGIAS (Repubblica 8.3.16); giornalista, scrittore, autore e conduttore televisivo


Per lungo tempo un equivoco ha circondato la figura del filosofo Giordano Bruno quasi che il bagliore delle fiamme che lo bruciarono vivo in Campo dei Fiori, abbia fatto impallidire i suoi meriti di filosofo e scienziato. 
Quando morì (17 febbraio 1600, anno santo) Roma e l'Italia si trovavano sotto la cappa della Controriforma che stava spegnendo la ricerca; la stessa abiura di Galileo, trentatre anni dopo, può essere considerata indiretta conseguenza di quel rogo. 
Oggi gli studi bruniani sono invece ripresi come dimostra una grande opera da poco pubblicata dalle Edizioni della Normale di Pisa a cura di Michele Ciliberto in collaborazione con l'Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento. Titolo: "Giordano Bruno. Parole, concetti, immagini", tre volumi, 2.400 pagine, 1.200 lemmi (180 euro il prezzo). 
Al di là del valore scientifico assicurato dai quaranta collaboratori impegnati in quest’opera monumentale, conta l’intenzione: dare finalmente a Bruno il peso scientifico che la sua incessante, irrequieta ricerca merita. In un paese spesso distratto verso i suoi grandi meriti storici, ecco un’iniziativa di respiro e di portata internazionale.

Bruno era nato a Nola, provincia di Napoli, nel 1548; venuto al mondo in una famiglia modesta che, per risparmiare, lo mandò a studiare dai preti. Brillante, irrequieto, a sedici anni è ammesso all’Università di Napoli; studia Lettere, Logica, Dialettica. Entra poi in convento, a 25 anni è consacrato sacerdote. 
Ha scelto di farsi domenicano non perché senta una particolare vocazione ma, come confesserà, perché la condizione di prete, gli consente di studiare l’amata filosofia con una certa tranquillità pratica. 
In realtà avrà vita movimenta, con spostamenti incessanti: Roma, Savona, Torino, Venezia, Padova, Brescia, Bergamo, Chambéry, Genève, Lyon, Toulouse, Parigi, Oxford, Londra, Magonza, Wiesbaden, Praga. Dopo tante peripezie ancora Italia: Padova, Venezia, dove comincerà la sua fine per la vendetta di un piccolo nobile, tal Giovanni Mocenigo, che si ritiene offeso da lui. 
A Ginevra, fattosi calvinista, era diventato professore di teologia. La verità è che aderisce a questa o a quella confessione purché non pregiudichi le sue idee filosofiche e la libertà di professarle. Scrive moltissimo, ovunque si trovi, quasi una grafomania. 
Scrive di teatro, di morale, di fisica, di astronomia oltre che di filosofia. Vede che la terra, pianeta eletto da Dio come sua sede, altro non è che un granello perso in un cosmo di cui nessuno conosce (allora e oggi) l’estensione. 
Sa che scrivendo certe cose, si contrappone all’insegnamento delle scritture. A chi gli fa notare il rischio, con ostinato orgoglio ribatte: «Il filosofo dev’essere libero dalle imposizioni delle autorità e delle stesse tradizioni; il suo solo orizzonte è quello che la forza della ragione gli permette di intravedere; infatti, alle libere are della filosofia cerca riparo dai flutti fortunosi desiderando la sola compagnia di coloro che comandano non di chiudere gli occhi, ma di aprirli. A me non piace dissimulare la verità, né ho timore di professarla apertamente».
È un uomo che appare pensieroso, crucciato, quasi cupo. Ne è consapevole, in una specie di amaro autoritratto dice di sé: «Par che sempre sii in contemplazione delle pene dell’Inferno, un che ride solo per far come fan gli altri, perlopiù lo vedrete fastidito, restio e bizzarro; non si contenta di nulla, ritroso come un vecchio di ottant’anni, fantastico come un cane che ha ricevuto mille spellicciate, pasciuto di cipolla ».
Senza nemmeno un cannocchiale, per sola forza di speculazione, nel suo De l’infinito universo et mondi scrive: «Esistono innumerevoli soli e innumerevoli Terre ruotano attorno a questi ». Una verità nota da tempo ormai, ma che alla fine del XVI secolo suona sconvolgente. 
La teoria in sostanza rende eterno l’Universo, esclude l’idea di un Dio creatore. Insomma, Bruno è uscito dalla dottrina cristiana ufficiale — lo pagherà caro.

Su delazione del Mocenigo, viene arrestato dal santo Uffizio veneziano. Poco si cava dagli interrogatori e dalle confuse testimonianze contro di lui, il frate respinge le accuse più grossolane, discute ostinatamente la congruenza delle altre. 
L’istruttoria si arricchisce solo di carte inutili.
Nel 1599, il Cardinale Roberto Bellarmino s’interessa al caso. La Chiesa di Roma è una cittadella assediata dalla riforma luterana che ha spaccato la cristianità. 
Bellarmino è un uomo di grande ingegno; intuisce che l’imputato, con la sua visione di un infinito aperto ad una pluralità di mondi, ha spalancato un’era nuova per la libertà di pensiero; che, se si mette in discussione l’edificio costruito sull’interpretazione canonica delle Scritture, molte cose rischiano di precipitare. 
Avoca il processo alla santa Inquisizione romana sotto la sua diretta giurisdizione, ne afferra con decisione le redini. 
Il resto è noto: le torture, la frase storica quando gli viene letta la sentenza di morte che deve ascoltare in ginocchio: «Forse con più timore pronunciate voi la sentenza contro di me, di quanto ne provi io nell’accoglierla ». 
Anche i suoi libri, giudicati «heretici et erronei et continenti molte heresie et errori» sono condannati al rogo che si consuma sul sagrato di San Pietro. 
Roberto Bellarmino sarà poi proclamato santo e dottore della chiesa uncon il motto: «La mia spada ha sottomesso gli spiriti superbi».
Nell’attuale revival bruniano, ai tre volumi cui accennavo sopra si deve aggiungere un’altra operina di notevole pregio: Giordano Bruno maestro di anarchia di Aldo Masullo, pubblicata da un piccolo editore campano La saletta dell’uva. Ne cito le righe d’apertura che danno un’idea del contenuto, in armonia col pensiero del filosofo: «Bruno ci avvia alla grande riflessione etica della modernità, che poi con Emanuele Kant si compie. In un fondamentale saggio Kant infatti chiarisce che “illuminismo” significa uscita dalla minore età, il cessar d’essere sotto tutela, il diventare padroni delle proprie decisioni». Sapere aude, dirà Kant. Giordano Bruno è tra coloro che hanno aperto la strada.”"


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Con le immagini ... ... è più facile

Regalare fiori è bello.
Alle moglie, alle sorelle, alle mamme e quando lavoriamo alle colleghe.

Le donne nel 2016 hanno ancora stipendi ed opportunità di lavoro inferiori ai maschi. 
Le violenze e i femminicidi avvengono, non sono invenzioni dei giornali. 
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l'8 marzo perchè non pensare alle quattro suore,
Missionarie della Carità massacrate ad Aden, in Yemen, e  alla loro opera in quel Paese ?
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8 marzo. Un giorno per celebrare le donne

70 anni fà le donne votarono
per la prima volta.
Oggi, per la verità, non vota nemmeno la
maggioranza degli uomini.


È una giornata carica di senso e di significati, purtroppo -oggi- rimossi.
La celebrazione cominciò a farsi strada nel “milieu” socialista, in particolare sul terreno delle lotte e delle rivendicazioni del movimento operaio internazionale attraverso un’idea di Rosa Luxemburg e Clara Zetking.
Durante il VII Congresso della Seconda Internazionale nel 1907, a cui parteciparono delegati provenienti da varie nazioni, tra cui i massimi dirigenti socialisti dell’epoca come  la  Luxemburg, appunto, si discusse sulla richiesta dell’estensione alle donne del suffragio universale. Su questo argomento il Congresso votò una mozione in cui i partiti socialisti si impegnavano a perseguire l’obiettivo sino alla sua definitiva conquista.
Il 25 Marzo 1911 scoppiò un incendio nella fabbrica “Triangle” di New York, dove morirono 146 lavoratori, per la maggior parte donne.
Da allora la lotta femminista per la conquista dei diritti politici si allargò anche ad altre questioni: lavoro, società, vita quotidiana.
La prima “Giornata della donna” fu celebrata ufficialmente negli Stati Uniti il 28 febbraio 1909, mentre in alcuni paesi europei si tenne per la prima volta il 19 marzo 1911 su iniziativa di Clara Zetkin.
Le manifestazioni furono interrotte dallo scoppio della Prima guerra mondiale finché l’8 marzo 1917 nella capitale russa le donne guidarono un’imponente manifestazione per chiedere la fine del conflitto sancendo così di fatto l’inizio della Rivoluzione bolscevica.
Nel 1921 fu deciso di dedicare l’8 marzo alla celebrazione della “Giornata internazionale dell’operaia”.
In Italia la Festa della Donna ha fatto il suo esordio nel 1922, ma l’avvenimento fu accolto in maniera molto tiepida perciò nel nostro Paese la prima vera celebrazione della Giornata delle Donne viene fatta risalire al 1945 quando si svolsero manifestazioni nelle zone già liberate dall’occupazione nazi-fascista. 
La scelta della mimosa, come simbolo della Festa della Donna non ha particolari significati simbolici ma è legata principalmente al fatto che la sua fioritura avviene ai primi di marzo.
^^^^^
Così la Fondazione
Pietro Nenni
Le donne non devono essere festeggiate solo l’8 marzo ma rispettate, amate e considerate “pari” nelle opportunità, sociali, lavorative o di qualunque altro tipo (come sottolinea la Costituzione), tutti i giorni dell’anno.
Ecco perché questa Festa che a molte appare inutile, in realtà mantiene intatte le ragioni della sua esistenza: finché nel mondo (Italia compresa), le donne saranno vittime di discriminazione e violenza, cerchiare di rosso intorno un numero sul calendario diventa la maniera per non dimenticare e andare avanti sulla strada della completa emancipazione e della totale liberazione. 
Questa giornata nasce per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, quel lento e silenzioso fiume carsico che ci ha reso come siamo e non ancora (o non del tutto) come vorremmo essere; celebriamo conquiste che non dobbiamo dare per scontate, che sono state il frutto di lotte pazienti e faticose, portate avanti da donne tenaci che hanno voluto cambiare il mondo in cui vivevano con forza e determinazione perché credevano nel progresso e nella possibilità di una continua evoluzione verso il meglio. Cambiamento della politica e della società, che è soprattutto trasformazione delle menti e delle idee. Valori universali ai quali l’umanità deve ispirarsi; valori universali a molti negati e la cui conquista rende la vita degna di essere vissuta.
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lunedì 7 marzo 2016

Libia. I giornali evidenziano che gli alleati vogliono -ancora una volta- servirsi dell'Italia, contro i suoi interessi.

Il governo italiano si era impegnato; riteneva che si dovesse trattare di una "passerella". Adesso qualcuno ha fatto capire che gli alleati (Usa, Francia e Gran Bretagna) non offrono il comando della "campagna di Libia" per consentire di raccogliere "gloria a buon mercato". 
Qualcuno ha fatto osservare che alla vigilia della campagna elettorale per le amministrative nelle più grandi città il governo non ha di certo nulla da guadagnare in termini politici con i telegiornali che mostrano bare in arrivo dalla Libia con dentro soldati morti nella "campagna tripolitana".
Renzi ha pure capito che gli alleati offrono il comando all'Italia solamente formalmente; l'ambasciatore Usa ha infatti preteso che la consistenza italiana fosse di 5.000 uomini, la Francia ha fatto sapere che essa già opera nel Fezzan, la Gran Bretagna ha fatto sapere che essa già opera in Cirenaica. 
Renzi, ragazzo sveglio, ha capito che l'Italia non avrebbe avuto alcun comando. All'Italia dovrebbe competere di mettere a disposizione di altri (degli Usa soprattutto, 5.000 uomini).
^^^^^^

     L'Italia attualmente è esposta:
1) In Iraq con 1400 soldati. 
(750 militari sono impiegati a Baghdad, a Erbil in Kurdistan e in Kuwait). 
(130 unità arriveranno sempre a Erbil tra qualche settimana).
( a Mosul serviranno adesso altri 500 uomini per la difesa dei lavori della diga). 

2) Italia continua ad essere il perno della missione Unifil: 1100 militari, in Libano. 
E' una polveriera da tenere d’occhio.

3) Con la Resolute Support 850 unità italiane sono schierate in Afghanistan.

4) A Pristina e a Belo Polje (Kossovo) ci sono 550 militari italiani. Stanno là dal 1999. 

5) 300 italiani sono impiegati in Somalia ( 110 i militari + 90 carabinieri e un centinaio di persone impegnate nell’antipirateria nel Corno d’Africa).
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Hanno detto ... ...

Renzi in difficoltà;
si era impegnato e adesso ...
MARIO SECHI, gà direttore de Il Tempo
Eppur si muove… niente di cosmologico, ma nella testa del premier frulla vorticosamente l’idea di fare qualcosa. 
Eravamo a un passo dal prenderci il comando, ce lo davano via gratis gli inglesi e i francesi, ma no, c’è puzza di bruciato, così ora siamo più lontani, anzi lontanissimi, quasi disimpegnati, in licenza, eppur qualcosa va escogitato. Anche niente (per ora), ma va comunicato bene, come una grande (in)decisione. 
Renzi oggi (leggi ieri) ha scelto la pregiata sede istituzionale di Barbara d’Urso (sì, proprio quella) per comunicare che “oggi non è all’ordine del giorno una missione militare italiana in Libia”.
Oggi. E domani? Perché un domani c’è e bisogna capire se va lasciata l’idea (per ora peggio di un poker al buio) di assumere il comando (brividi) e dedicarsi ad altro lasciando l’iniziativa a inglesi e francesi, oppure c’è un’alternativa. 
Gira e rigira, nel portafoglio del premier resta la small war, lo strumento militare per cui Renzi s’è fatto disegnare dal Parlamento un articolo su misura, il 7bis. E’ la teoria planetaria della guerra a zero perdite (miraggio) condotta con i reparti speciali e i droni: vedo, comando, volo silente, sbarco, sparo e (forse) vinco un pupazzetto nel luna park dell’orrore libico. Forse è troppo, perfino per Renzi. In fondo resta uno scout con la pace tutto intorno. In ogni caso, i piani per la Libia esistono da tempo e prima poi, anche in questo caso, tornerà Madame Realtà a sistemare le pedine sulla scacchiera. 
C’erano dei piani? Quali piani? Stay tuned. 

BIAGIO MARZO, politico
Sul caso Libia, Renzi per gli impegni presi e per il voltafaccia lo si paragona a Badoglio

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domenica 6 marzo 2016

Quest'anno sarà veramente facile dichiarare i redditi. Sia il 730 che l'Unico arriveranno on-line pre-compilati

 Quest'anno i contribuenti italiani saranno davvero agevolati nell'assolvere l'nere della dichiarazione dei redditi:
- Non solo il  730, 
- Anche il modello unico per le persone fisiche 
sarà reso disponibile “precompilato” dall'Agenzia delle Entrate.

Il modello UnicoWeb sarà precompilato con i dati su 
--redditi dominicali; 
--redditi agrari; 
--redditi dei fabbricati; 
--familiari a carico; 
--oneri rateizzati; 
--eccedenze d’imposta; 
--estremi dei versamenti e delle compensazioni. 

In più quest'anno sul 730 precompilato e sull'Unico 2016 sarà possibile trovare anche 
--i redditi da lavoro dipendente e di pensione, 
--i contributi versati per i lavoratori domestici, 
--le spese mediche e farmaceutiche,
--i contributi versati alla previdenza complementare, 
--le spese scolastiche 
--le tasse universitarie, 
--le spese per onoranze funebri, 
--i bonus ristrutturazioni e risparmio energetico, 
--gli interessi passivi per mutui e assicurazioni. 

Nell‘area online dell’Agenzia dedicata alla precompilata si potrà scegliere se scaricare il 730 o l'Unico 2016. 
Il 730 va presentato entro il 7 luglio, mentre per l'Unico persone fisiche entro il 30 settembre. 

L'Unico “precompilato”  non darà diritto all’esenzione da controlli e sanzioni in quanto in esso saranno assenti, oltre ai redditi d’impresa e di lavoro autonomo (molto difficili da inserire entro i termini utili), anche i redditi esteri, da partecipazione, da trust, ed altre informazioni particolari. 
Pubblicato da horacontessa.entellina alle 21:13 Nessun commento:
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Libia. La prudenza del "Corriere" e la contrarietà degli italiani ad inoltrarsi nei deserti tripolitani

CORRIERE DELLA SERA



Guido Olimpio WASHINGTON 
Alleati. Forse meglio dire partner in una coalizione che cessa di essere tale quando entrano m gioco i propri interessi. E allora prima di sbarcare con i nostri soldati in terra d'Africa meglio valutare. L'Italia ha i suoi obiettivi che non necessariamente collimano con quelli americani, francesi e britannici. Alti i rischi. 

La scelta degli Usa 

Sulla scacchiera di sabbia e petrolio libica, Washington muove secondo la classica strategia di guerra leggera. I caccia e i droni braccano l'lsis, ogni tanto un commando sbarca per portarsi via un terrorista. Azioni condotte con l'aiuto di elementi locali. 
Il Pentagono ha pescato la sua milizia ad hoc - il Battaglione 22 -, ha contatti con il generale Haftar, l'ambizioso ufficiale di Bengasi, ha uomini tra Misurata e l'aeroporto di al Watiya, nell'Ovest. 
La scelta è quella del contenimento unito a qualche mazzata per scompaginare le file dello Stato Islamico. 
Unità terrestri? Solo incursioni di forze speciali. Per loro è possibile grazie alla base di Sigonella, alla task force navale e alle sponde regionali. Se vogliono, possono tirarsi fuori rapidamente. 

La strategia francese 

Con Sarkozy, la Francia è stata il motore della campagna anti-Gheddafi, ha continuato a operare in modo aperto e coperto. Ha puntato su Haftar a oriente, e le brigate di Zintan a occidente, usando come elemento di contatto la comunità berbera, ben presente a Parigi e attestata su posizioni laiche. 
Da tempo soldati francesi e forse britannici lavorano a Benina: addestrano le unità del generale. Se la milizia è riuscita a conquistare due importanti posizioni costiere a Bengasi attraverso le quali l'lsis riceveva aiuti lo si deve anche all'assistenza dei consiglieri transalpini. 
Parigi vuole imporre la sua influenza e contrastare i jihadisti. Che minacciano anche l'area francofona del Sahel. 

I rischi militari 

Lo scenario libico non è diverso da altri dove operano gruppi guerriglieri, miliziani, l'lsis e al Qaeda nella terra del Maghreb (mai dimenticarla). 
Tutto è fluido, mai netto. Nell'arsenale nemico molte le frecce. Veicoli-bomba guidati da kamikaze (tattica identica a quella vista in Siria). Agguati con ordigni esplosivi: gli estremisti, in questi anni, hanno sviluppato le tecniche. Imboscate mordi e fuggi. Attacchi a installazioni fisse. Incursioni con barchini riempiti di esplosivo. Il territorio è ampio anche se l'attività dovrebbe essere concentrata sull'area settentrionale. 
L'Italia in passato ha parlato di 3 mila uomini, gli accordi «segreti» ne prevedevano 5 mila, la cifra indicata dall'ambasciatore Usa nell'intervista al Corriere. Comunque pochi rispetto allo schieramento opposto. 
Il Califfo ha circa 6 mila uomini, sempre che il dato sia veritiero. La studiosa Claudia Grazzini dell'ICG, ha invitato alla prudenza, sostenendo che le testimonianze raccolte sul campo parlano di numeri più bassi. 

 I rischi politici 

La vicenda degli ostaggi è la piccola spia dei grandi giochi. Lo schieramento che ora ti accoglie come amico, domani ti tratta da nemico. E la storia del governo di unità nazionale - la cui nascita è condizione principe posta da Roma per intervenire - è solo l'esile foglia di fico. C'è l'evidente pericolo che mentre l'Italia insegue un vago piano di stabilizzazione, altri lavorino per sabotarlo. Le fazioni possono cambiare di campo, altri ci considereranno degli invasori. L'epoca coloniale è lontana, ma ci vuole poco a usare questa carta dopo una mano di pittura islamista o nazionalista. Poi ci sono gli alleati occidentali: vogliono darti il comando per poi fare quello che gli pare. 
L'Italia può diventare il parafulmine che attira vendette, provocazioni. Se non ci sono certezze sul dopo, meglio restare a casa.

 Beirut e Mogadiscio 

Nell'82 l'Italia partecipò alla missione di pace con Usa, Francia e Gran Bretagna in Libano. Una forza di interposizione. Gli americani rimasero trincerati, i francesi affiancarono in modo discreto i cristiani, noi molto più neutrali. Un disastro per gli alleati, con il doppio attentato del 1983 contro para e marines, considerati target dall'asse Siria-Iran-Jihad sciita. 
Dieci anni dopo la Somalia. Anche là, non poche incomprensioni e contrasti, accresciuti da differenti vedute su cosa fare. Ai vertici Onu c'era chi non ci amava. Gli Usa subirono anche l'umiliazione di Black Hawk Down, con gli elicotteri in una trappola. 
Due storie lontane studiate da Bin Laden, convinto di aver scoperto i punti deboli dell'Occidente ogni volta che hanno messo il piede in terra straniera.
Pubblicato da horacontessa.entellina alle 15:55 Nessun commento:
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L'Occidente, il post-moderno della dimenticanza, gli altri --n. 23--

In questa pagina del Blog parliamo dell'Occidente del pianeta: storia, cultura e prospettive.
Eravamo rimasti su un interrogativo: perchè agli albori della rivoluzione industriale il Mediterraneo perde il ruolo centrale da sempre avuto della storia europea ?

66) Il Rinascimento è un fenomeno multiforme; coinvolge sia il mondo cattolico che protestante. Lutero e Calvino erano, sostanzialmente, per dirlo con termini moderni, dei "fondamentalisti; volevano restaurare la purezza delle origini contro il fasto, la pompa e gli eccessi della Chiesa cattolica.
1) Idealizzano l'Antico Testamento e fanno rivivere  quell'antico patrimonio culturale e religioso che il Nuovo Testamento aveva in qualche modo fatto dimenticare.
2) La rivoluzione inglese di Cromwell si sviluppa a colpi di citazioni bibliche: è in realtà una rivoluzione religiosa "fondamentalista". L'unico aspetto di "modernità" che reca è l'arretramento del potere assoluto regio, da cui emergono i primi vagiti  della "democrazia"; democrazia i cui germi in verità erano apparsi nel XIII secolo con la Magna Charta (1215) e con la crescita delle libertà comunali. 

67) Non è concepibile il Rinascimento europeo senza Gutenberg (inventore della stampa), Michelangelo, Machiavelli, Spinoza, Cartesio e Galilei, tutti personaggi molto lontani dal protestantesimo e dalle iniziali furie fondamentaliste.
Ciò smonta la tesi del sociologo Weber che, ne abbiamo trattato, attribuisce la rivoluzione industriale allo spirito protestante, localizzato nel nord Europa.  
Pubblicato da horacontessa.entellina alle 15:22 Nessun commento:
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“Oriente Cristiano a casa nostra”: gli arbëreshë a Milano ... ... di Calogero Raviotta

Significativa la collaborazione dei contessioti emigrati in Lombardia

Già in passato è stato riportato da “IlContessioto” qualche breve informazione sulla presenza degli Arbëreshë in Lombardia ed in particolare nella diocesi ambrosiana, dove dal 1968 viene assicurata l’assistenza religiosa ai fedeli italo-albanesi di rito bizantino-greco sia con l’amministrazione dei sacramenti sia con la celebrazione della Divina Liturgia ogni domenica e nelle principali festività. Il vescovo di Piana degli Albanesi mons. Giuseppe Perniciaro, nel corso della Divina Liturgia Pontificale, celebrata a Milano nella Basilica di nostra Signora dei Miracoli il 28 aprile 1968 nomina mons. Enrico Galbiati archimandrita e membro onorario del Capitolo dell’Eparchia di Piana degli Albanesi, per le sue benemerenze nel campo dell’Ecumenismo e delle scienze dell’Oriente cristiano e per la sua attività in favore dei fedeli di rito bizantino. 
Nella foto sono riconoscibili alcuni contessioti
residenti nell'area milanese
Svolge con costante impegno e scrupolosa osservanza della tradizione bizantina l’incarico di “Assistente ecclesiastico dei fedeli italo-albanesi residenti nella diocesi ambrosiana” conferitogli dall’arcivescovo di Milano, incarico confermato con decreto del cardinal C. M. Martini nel 1983 e nel 1992. Gli Arbëreshë di Milano fino all’anno 2000 hanno il privilegio di avere come guida religiosa il “sacerdote più colto e più umile della diocesi ambrosiana” (così definito dal cardinale arcivescovo di Milano, presente al funerale di mons. Galbiati nel 2004). La sua vasta cultura trova riscontro nelle numerose sue pubblicazioni (oltre 300) e nei suoi numerosi riconoscimenti e incarichi: docente nei Seminari ambrosiani (greco biblico, teologia orientale, ebraico, ecc.), docente all’Università Cattolica (lingue semitiche comparate - ebraico, aramaico, siriaco, accadico, arabo -  filologia biblica, ecc.), Dottore e Prefetto dell’Ambrosiana, esperto delle chiese orientali al Concilio Vaticano II,  benemerenza civica del Comune di Milano (Ambrogino d’oro), Protonotaro apostolico, Medaglia d’oro di riconoscenza della regione Lombardia, ecc.
L’attività di mons. Galbiati per i fedeli italo-albanesi di Milano continua ancor oggi con l’impegno di altri sacerdoti e con la collaborazione di laici Arbëreshë ed in particolare di alcuni contessioti (celebrazione della Divina Liturgia ogni domenica nella chiesa di S. Sepolcro, attigua alla Biblioteca Ambrosiana - piazza S. Sepolcro – MM1 piazza Cordusio; www.acioc-milano.org oppure info@acioc-milano.org , papas Michele Pirotta, tel. 3466267382).
Nelle celebrazioni liturgiche viene riservata particolare attenzione anche alle tradizioni legate alle principali festività religiose (S. Nicola, Natale, Epifania, Settimana Santa e Pasqua, ecc.). A questa presenza e testimonianza significativamente contribuiscono (organizzazione, celebrazioni, coro, ecc.) dal 1970 ad oggi particolarmente alcuni contessioti (papas Giovanni Borzì, Calogero Raviotta e, in tempi recenti Nino Schirò e Cuccia Antonio). Ogni domenica vengono eseguiti molti canti, che appartengono alla tradizione bizantina di Contessa o di altri comuni arbëreshë o della Badia Greca di Grottaferrata.
Con gli Italo-Albanesi dal Meridione venuti in Lombardia, sembra ripetersi l’evento storico e religioso di cinque secoli fa quando gli Albanesi ”vennero in Italia con i loro sacerdoti, le loro tradizioni, le icone,  i libri e gli arredi sacri, retaggio perenne della cultura bizantina”. 
Fedeli di rito ambrosiano o romano, che occasionalmente sono presenti alla Divina Liturgia non solo scoprono l’esistenza in Italia della tradizione religiosa orientale ma spesso rimangono spiritualmente affascinati dalla particolare atmosfera che la celebrazione bizantina esprime con le varie componenti che la caratterizzano: incessante alternarsi di preghiere tra celebrante e fedeli, suggestiva coreografia creata dalle icone, gesti e sontuosi paramenti, profumo d’incenso, melodie di antichissimi canti liturgici, ecc.
Quanto sopra descritto mi suggerisce una riflessione personale, che credo possa risultare interessante riportare di seguito.
Quando 50 anni fa ho lasciato Contessa per emigrare in Lombardia, non pensavo di poter trovare a Milano delle istituzioni ecclesiastiche e religiose, nell’ambito delle quali continuare a vivere la mia fede cattolica sia secondo la tradizione orientale (rito greco-bizantino) sia secondo la tradizione occidentale (rito romano).
Nel mio nuovo luogo di residenza comincio a frequentare l’oratorio, mettendo a disposizione l’esperienza maturata a Contessa (chierichetto, cantore, lettore, Azione Cattolica, ecc.) collaborando sia nella parrocchia latina (parroco padre Lala) sia nella parrocchia greca (parroco papas Jani Di Maggio). Questa mia disponibilità favorisce l’inserimento nel nuovo contesto sociale, culturale e religioso e, frequentando la parrocchia, comincio a scoprire e conoscere anche il rito ambrosiano: considero un privilegio, sotto l’aspetto culturale e religioso, avere la possibilità di continuare a vivere la mia fede cristiana secondo i tre riti presenti nella Chiesa cattolica italiana: rito romano, rito bizantino e rito ambrosiano.
 “Il rito é il patrimonio liturgico, teologico, spirituale e disciplinare, distinto per cultura e circostanze storiche di popoli, che si esprime in un modo di vivere la fede, che é proprio di ciascuna Chiesa sui juris” (Codice dei Canoni delle Chiese Orientali). Il rito romano -  proprio della città di Roma - fu esteso alle diocesi italiane (tranne Milano, che ha mantenuto il rito detto "ambrosiano"), poi si diffuse per tutta l'Europa, sostituendosi ai riti particolari delle Gallie e della Spagna, e divenne il rito universale delle Chiese evangelizzate da Roma mediante l'attività missionaria. Il rito greco e bizantino - proprio del Patriarcato di Costantinopoli, delle Chiese di lingua greca e di quelle che da loro ricevettero l'organizzazione ecclesiastica (Bulgaria, Serbia, Russia, Romania, Melchiti e Ortodossi del Medio Oriente) - fu praticato in Italia dalle colonie italo-greche (dal sec. VII) ed é ancora fedelmente mantenuto da alcune comunità italo-albanesi (dal secolo XV)”, come a Contessa Entellina.
I fedeli italo-albanesi di rito bizantino testimoniano da cinque secoli che esiste in Italia un "oriente cristiano a casa nostra", recentemente però diventato più significativo numericamente e più visibile in tutto il territorio nazionale per la crescente presenza di fedeli cristiani di tradizione bizantina, provenienti dalle chiese ortodosse dell’Europa orientale o del Medio Oriente.
 In lombardia il Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano (CCCM), istituito nel 1998, attualmente comprende: Chiesa Cattolica Ambrosiana, Chiesa Ortodossa Greca, Chiesa Ortodossa Bulgara, Chiesa Ortodossa Serba, Chiesa Ortodossa Romena, Chiesa Ortodossa Russa, Chiesa Apostolica Armena Ortodossa, Chiesa Copta Ortodossa Egitto, Chiesa Copta Ortodossa Eritrea, Chiesa Copta Ortodossa Etiope, Chiesa Cristiana Protestante Luterana Riformata, Chiesa Anglicana, Chiesa Evangelica Metodista, Chiesa Evangelica Valdese, Chiese Evangeliche Battiste, Chiesa Luterana Svedese, Esercito della Salvezza.


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NOI UOMINI DEL TERZO MILLENNIO:
NON SAPPIAMO DISTINGUERE PIU' LA BELLEZZA

Abbiamo bisogno di cercare nel Tempio, nel Museo, nel Teatro per immaginare di trovarvi la Bellezza. 
Non siamo più capaci di cogliere la Bellezza che sta in mezzo a noi.

Chi siamo, noi uomini ??
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Il rito greco-bizantino

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Sacerdote, scrittore, poeta

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