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mercoledì 29 ottobre 2014

Hanno detto ... ...

LUCIANO VIOLANTE, giurista

Signore e Signori del Parlamento, le Camere avrebbero dovuto eleggere due giudici della Corte Costituzionale nel giugno scorso. A distanza di quattro mesi da quella data, nulla è cambiato. In silenzio, per molte settimane ho assistito alla rotazione delle altrui candidature, ho letto polemiche gratuite e ho subito attacchi infondati. In trent’anni di impegno parlamentare ho imparato che un’elezione, di qualsiasi tipo, non è un concorso per merito; conosco le condizioni in cui si svolge la lotta politica. Tuttavia le attuali condizioni del Paese non consentono di considerare questi fenomeni nel novero dei normali accadimenti. Il protrarsi della indecisione, che mi auguravo superabile, sta producendo un grave discredito delle istituzioni parlamentari accentuato dal manifestarsi in Aula, nel corso delle ultime votazioni, di comportamenti, limitati ma gravi, di dileggio del Parlamento. Improvvisi, recenti appelli non sembra abbiano contribuito alla chiarezza. 
È necessario fermare una deriva che offende l’autorevolezza delle istituzioni e la dignità delle persone.

BEPPE GIULIETTI, esponente di articolo 21

Chi spinge Renzi a rompere con la sinistra e la CGIL, alla prima difficoltà lo tradirà e tornerà agli antichi amori di destra, come sempre.

MICHELE AINIS, editorialista del Corriere della Sera
Ieri è entrato in scena il Precedente. Ossia un fatto istituzionale mai avvenuto prima, che però da qui in avanti potrà replicarsi all’infinito. È la grammatica delle democrazie, intessute di regole scritte e d’interpretazioni iscritte nella storia. E il Quirinale non fa certo eccezione. Anzi: ogni presidente è un precedente per chi viene dopo, ciascuno consegna al successore un capitale d’esperienze diverso da quello che lui stesso aveva ricevuto. Nel luglio 2012 Napolitano sollevò un conflitto contro i magistrati di Palermo, dinanzi ai quali ora ha accettato di deporre. In quell’occasione citò Luigi Einaudi, per ribadire l’esigenza che nessun precedente alteri il lascito del Colle. Esigenza giusta, ma al contempo errata. Per soddisfarla a pieno, dovremmo fermare l’orologio.
Da qui la lezione che ci impartisce la vicenda. Napolitano avrebbe potuto rifiutarsi di testimoniare, come ha ammesso la stessa Corte di Palermo. Poteva farlo perché l’articolo 205 del codice di rito configura la sua testimonianza su base volontaria, escludendo qualsiasi mezzo coercitivo. Bastava dire no, e anche il diniego avrebbe offerto un precedente. Invece ha detto sì. E ha fatto bene: chi non ha nulla da nascondere non deve mai nascondersi. Ecco perché lascia un retrogusto amaro la decisione di tenere l’udienza a porte chiuse. Forse la diretta tv avrebbe compromesso il prestigio delle nostre istituzioni. O forse no: dopotutto nel 1998 la testimonianza di Bill Clinton sul caso Lewinsky si consumò a reti unificate. In ogni caso era possibile esplorare una via di mezzo, magari una trasmissione radiofonica, magari un resoconto dalla stampa accreditata.

Regone Sicilia. Rosario Crocetta è al suo terzo governo

Dopo giorni di travaglio ha preso forma il «Crocetta ter», di cui fanno parte il pubblico ministero  Vania Contraffatto (in quota Pd) e l’avvocato Nino Caleca (Art.4). 
All’Economia, concordato tra il governatore e palazzo Chigi, va invece Alessandro Baccei.
Entrano nell’esecutivo i docenti universitari Antonio Purpura Sebastiano Caruso, e la dirigente regionale Cleo Li Calzi. Per il Megafono Mariella Lo Bello (era nella prima giunta Crocetta), mentre il Pdr ha indicato il geologo Maurizio Croce.
Sono stati confermati i due uscenti Linda Vancheri Lucia Borsellino. Non ancora confermati i due assessori Udc, che dovrebbero essere Giovanni Pizzo e Marcella Castronovo.



martedì 28 ottobre 2014

28 Ottobre 1922. Le "camice nere" marciano su Roma

Il referente originario del fascismo è il ceto medio, ampio ma disorganico, incapace di dare uno sbocco al risentimento alla frustrazione profonda con i quali vive i difficili anni seguiti alla fine della I° guerra mondiale.
Oltretutto, questo strato sociale è percorso da un fremito d'ansia, di fronte alla sorprendente capacità di mobilitazione dimostrata, al contrario, dalle organizzazioni contadine e operaie.
Ma se far proselitismo fra la piccola e media borghesia degli impiegati, dei commercianti e dei militari, può servire a lanciare il movimento fascista, per la sua definitiva affermazione emerge la necessità  di rendersi accettabile anche alle classi che detengono le leve dell'economia italiana, come i latifondisti e gli industriali, insoddisfatti dalla classe dirigente liberale tradizionale.
Pertanto, la tattica adottata da Mussolini è quella di alternare abilmente plateali sostegni alle rivendicazioni degli ex militari, violenze ai danni di socialisti e cattolici popolari e collaborazioni con il blocco giolittiano, bramoso di stringere nuove alleanze.
Dopo una campagna elettorale di inaudita violenza, con oltre cento morti per attentati e azioni squadristiche, nelle elezioni del 1921 i fascisti ottengono  35 seggi nelle liste governative e sanciscono la rispettabilità del loro movimento.
Il Partito fascista, distrutta ogni opposizione popolare organizzata e ottenuto il consenso di tutte le componenti borghesi (l'ultim da parte dei monarchici, rassicurati dal pubblico rigetto di Mussolini delle originarie posizioni repubblicane), appare ormai maturo per il grande salto. Il 31 luglio del 1922, partiti e sindacati chiamano la popolazione ad uno sciopero generale per sollecitare gli organi dello Stato  a ristabilire "l'imperio della legge" fermando le violenze degli squadristi.
Per tutta risposta, il Consiglio Nazionale del Partito fascista decide di organizzare una imponente manifestazione che faccia confluire nella capitale squadre di militanti da tutta Italia per favorire lo sblocco della situazione di incertezza e confusione in cui versa il quadro politico e sociale nazionale.
L'azione ha inizio il 26 ottobre: 25.000 fascisti (alla fine saranno 40.000), alla guida di un quadrunvirato composto da Bianchi, Balbo, De Bono e De Vecchi, muovono verso Roma occupando stazioni ferroviarie e prefetture, mentre Mussolini, da Milano, negozia con il re e il primo ministro Facta l'eventualità di una sua entrata nel governo. Le autorità civili e militari locali non oppongono resistenza all'avanzata dei manipoli di camice nere: il 28 ottobre, al loro approssimarsi alla capitale, Facta presenta le  dimissioni, proponendo a Vittorio Emanuele III, come ultimo atto di governo, la proclamazione dello stato d'assedio. Il re oppone un rifiuto, offrendo anzi al futuro duce l'incarico di formare un nuovo governo.
Il 30 ottobre, ottenuta udienza, Mussolini gli si presenta come "servitore della patria".

lunedì 27 ottobre 2014

Hanno detto ... ...

GIAMPIERO D'ALIA, dirigente nazionale Udc
La Sicilia è all'ultima spiaggia e si trova di fronte ad un bivio. O si alza il livello dell'azione regionale o si rischia il default.

GAD LERNER, giornalista
Leggo che il sindaco e il deputato renziano di Siena addebitano ai manager di Mps la bocciatura europea. Perdono il pelo ma non il vizio...

PIER CARLO PADOAN, ministro dell'Economia
“La risposta dell’Italia conterrà le indicazioni sulla correzione del deficit strutturale che saranno ampiamente in grado di rassicurare la Commissione”  

MARCO DAMILANO, giornalista
L'Ottobre rosso e democratico non ci consegna una rivoluzione, com’è ovvio che sia, ma un’ipotesi di cambiamento radicale del sistema politico. Non esistono due Pd, come pigramente si è ripetuto in questi giorni sui media, ha detto bene la governatrice del Friuli e vice-segretario del partito Debora Serracchiani ieri alla Leopolda, dopo un violento scontro con Rosy Bindi in tv: «Non ci sono diversi Pd, ma diversi tempi, luoghi e modi».
Non ci sono due Pd, perché non ci sono alternative alla leadership di Renzi, padrone assoluto del suo campo. Ma non ci sono due Pd per un altro motivo, più profondo. Forse di Pd non ce n’è neppure uno già ora. In un fine settimana che ha mobilitato tra Roma e Firenze centinaia di migliaia di elettori del Pd non si è vista sventolare neppure una bandiera del partito, né alla Cgil né alla Leopolda. Come se i due popoli fossero già oltre il Pd. E quando Renzi ha sfidato la minoranza del partito a costruire «qualcosa di diverso a sinistra», con cui «sarà bello confrontarsi, per vedere se è di sinistra la nostalgia o il futuro», quando si è scatenato contro chi usa il gettone per far funzionare l’I-phone o il rullino per le macchine digitali, si può immaginare già un nuovo sistema politico, in tempi più ravvicinati del previsto.

domenica 26 ottobre 2014

Per non dimenticare l'albanese che conosciamo

Poche frasi alla settimana




















Vocabolario (arberesh) facile:
Abbagliare vt.                  marr sýtë, verbónj;
demolito  agg.                      i gorromísur, i gorromístë;
abbigliamento m.           të véshura, péthka.
Quell’uomo politico è abile con entrambe le mani (è un ladro) 
                                 Njeriu politike ë i mirë me të dya duart (është një hajdut)
abito da uomo                   e veshur burri
abiti invernali                    pethka dimbri
nascondere vt.                1) fsheh; 2) pështrónj.
Obeso agg .                            i májmë.
Primavera  f.                    paravérë 
Estate  f.                          vérë 
Autunno m.                      vjesht 
Inverno m.                       dímbër.

Dal Corriere della Sera
LE DUE SINISTRE PARALLELLE CHE NON SI APPARTENGONO PIU'
Dy majtë të cilët nuk identifikohen më shumë

Non è come quando i ministri comunisti di Prodi protestavano contro il loro stesso governo: quella fu una contraddizione, o un’astuzia, subito punita dagli elettori. Ora ci sono due mondi separati, che non si riconoscono e non si appartengono più. 
Nuk është si kur ministrat komuniste në Prodi protestuar kundër qeverisë së tyre që ishte një kontradiktë, ose një dinakëri dënohen menjëherë nga votuesit. Tani ka dy botëve të ndara të cilat nuk e njohin dhe nuk i përkasin më.

Il Vangelo alla luce dei fatti di ogni giorno

LUCA

 (8,26-39)

E LO SCONGIURAVANO CHE NON IMPONESSE LORO DI ALLONTANARSI VERSO L’ABISSO

26 E approdarono nella regione dei Geraseni, la quale è dirimpetto alla Galilea.
27 Ora, uscito sulla terra, gli venne incontro un uomo dalla città che aveva dei demoni, e da parecchio tempo non aveva indossato vestito e non dimorava in casa, bensì nei sepolcri. 28 Ora, visto Gesù, lanciato un grido, cadde davanti a lui e con voce grande disse:  Che c’è tra me e te,  Gesù, Figlio di Dio l’altissimo? Ti prego di non torturarmi! 29 Comandava infatti allo spirito impuro di uscire dall’uomo.
Molte volte infatti si era impossessato di lui e veniva legato con catene e custodito in ceppi, ma, rotti i legami, era spinto dal demonio verso i deserti. 30 Ora gli domandò Gesù: Qual è il tuo nome? Ora egli disse: Legione! Poiché erano entrati molti demoni in lui. 31 E lo scongiuravano  che non imponesse loro  di allontanarsi verso l’abisso. 32 Ora c’era là un branco di parecchi porci, che pascolavano sul monte; e lo scongiuravano perché permettesse loro di entrare in essi; e permise loro. 33 Ora, usciti ì demoni dall’uomo, entrarono nei porci, e si lanciò il branco dal declivo nel lago e fu soffocato.
34 Ora, visto i pastori il fatto, fuggirono e annunziarono nella città e nei campi. 35 Ora uscirono a vedere il fatto e vennero da Gesù; e trovarono seduto l’uomo, dal quale i demoni uscirono, vestito e rinsavito ai piedi di Gesù, e temettero. 36 Ora annunciarono loro  quelli che videro come fu salvato  quello che fu indemoniato. 37 E domandò a lui tutta quanta la moltitudine  dei dintorni dei Geraseni  di allontanarsi da loro poiché erano presi da grande paura. Ora egli, entrato nella barca, ritornò. 38 Ora implorava l’uomo, da cui erano usciti i demoni,  di essere con lui.
Ora lo congedò dicendo: 39 Ritorna nella tua casa e racconta quanto per te fece Dio. E s’allontanò per tutta la città proclamando quanto fece per lui Gesù.

TESTO ARBERESHE
Nd’atë mot si hipej Jisui tek dheu i Gadharinëvet i duall përpara një burr nga qyteti çë kish djel nga shumë vjet, dhe nuk veshnej të veshura dhe nuk rrinej ndë shpi, po ndëpër varret. Si pa Jisuin thërriti, ju shtu përpara këmbëvet e me zë të madh tha : “çë ke me mua, o Jisu, i Biri i Perëndisë të lartë? Të lutem, mos më mundò!” Sepse aì i urdhuronej shpirtit të huaj se të dil nga aì njeri; se ishë nga shumë vjet  çë e kish rrëmbyer; dhe lidhej me vargje dhe ruhej i penguar me hekura, po ai këputnej lidhjet e qellej nga djalli ndëpër shkre tëtirat. Jisui pra e pyejti tue thënë: “Cili është ëmri yt?” Dhe ai tha: “Legjonë, sepse shumë djel kishin hyjtur tek aì, edhe i luteshin të mos t’i urdhëronej atyre të prirëshin ndë pisët; Ndodhej atje një mëndër e madhe derrash çë kullotjin ndë malt dhe e parkalesjin t’i lëj të hyjin ndër ata derra. Dhe Aì i la. Si dollën djeltë nga aì njerì hyjtin tek derrat, dhe mëndra e derravet nga një shkëmb u shtu te liqèni dhe u mbyt.
Kur ata çë i ruajin panë çë u bë, iktin e vanë dhe e rrëfyejtin ndë qytet e ndër dherat, dhe dollën të gjithë të shihjin se ç’u bë; Dhe erdhën te Jisui e gjetën njerinë, prej të cilit kishin dalë djeltë të veshur e çë rrij ulur përpara këmbëvet të Jisuit dhe u trëmbëtin. Dhe ata çë e kishin parë i rrëfyejtin atyre si qe shpëtuar i djallosuri. Dhe gjithë shumica e gjindjes së dheravet rreth Gadharìnëvet e parkalesnej të largohej nga ata, sepse i kish zënë një trëmbësi e madhe. Dhe Aì si u hip te barka u pruar prap. Dhe burri nga i cili kishin dalë djeltë e parkalesnej të rrij bashkë me atë. Po Jisui e la tue thënë: “Priru ndë shpitë tënde dhe rrëfyej gjithë ata çë të bëri tij Perëndia. Dhe ai vate tue predhikuar ndëpër gjithë qytetin sa i bëri atij Jisui.

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Brano del Vangelo di Luca proclamato nell'odierna domenica nella Chiese bizantine

“Che c’è tra me e te”.
Il male dichiara la totale estraneità e separazione da Gesù, come l’impuro dal puro, la morte dalla vita, l’abisso dall’Altissimo, la menzogna dalla verità, il ribelle dal Figlio.  
Il male ha, in negativo, un’intuizione di Dio spesso più acuta del bene.  Infatti, mentre il nostro bene è sempre limitato e insufficiente, il male che possiamo fare agli altri ha una certa infinità e sufficienza distruttiva.  
L’uomo, incapace di creare, è capace però di distruggere; impotente ad amare e servire il prossimo, è potentissimo a odiare.
La comparsa del Salvatore è tortura angosciante per chi deve essere salvato, perché questi si identifica quasi sempre col suo male.  
Il malato trova “nemico” il medico.  

La legione romana di 2000 anni fà era composta di circa 6.000 uomini.  
La situazione dell’uomo soggetto al male è quindi veramente disperata!

Il racconto esemplifica la situazione generale dell'umanità: schiavitù, sepolcro, morte, difficoltà e impossibilità a venirne fuori.
Le Costituzioni dell'Occidente proclamano la libertà dell'uomo come fatto assodato.
Per chi ? per quanti ? 
Tutti avvertiamo profondi disagi e sofferenze, oltre che esasperata ricerca. 
L'elenco delle circostanze che ci tolgono la "libertà" sono contenute nella situazione economica e politica (alienazione, repressione, indottrinamento, persuasione occulta, il lavoro per i giovani che manca, l'insicurezza e la nocività del contesto circostante mafioso e prepotente etc.).

La circostanza che nel racconto evangelico teneva nella morte da vivi, nei sepolcri chi ancora era vivo era allora il peccato del mondo (egoismo: potere, ricchezza, ambizione); ancora oggi ad opprimere l'uomo del terzo millennio è la dimensione sociale, la posizione di condizionamento in cui tutti siamo confinati dai potentati (borsa, mercati, finanza etc.). 
Si, ancora oggi, dopo 2000 anni a tenerci legati, a toglierci la "libertà" è una legione di prevaricazioni, di oppressioni e di ingiustizie.

Il Vangelo -ovviamente- non è solo denuncia. No.
Esso, ancora oggi, ci aiuta ricordandoci che siamo ancora in cammino verso la completa liberazione, liberazione del cuore di ciascuno e liberazione del tessuto della società, entrambi processi che si contrappongono alle odierne schiavitù. 

Contessa Entellina. Una foto alla settimana

Che il denaro pubblico sperperato per costruire un "mattatoio" non abbia raggiunto il suo fine
è già un grave danno per i contessioti.

Ma che adesso quell'opera inutile debba servire per discarica  ... è un ulteriore danno che viene inflitto ai contessioti

Il Partito Democratico. Renzi da un lato e la vecchia guardia (quella che ci ha portato, con Berlusconi, negli ultimi vent'anni al disastro) dall'altro - Non si tratta di dover scegliere il meglio, ma quanto meno di non scegliere chi si è fatto già fatto conoscere (D'Alema, Bindi, Veltroni, Bersani ...)

Il meeting organizzato dalla dirigenza del Partito democratico a Firenze è arrivato al terzo ed ultimo  giorno.
Ha creato malumore e strappi all'interno della maggioranza, ma soprattutto una forte contrapposizione con la piazza della Cgil che a San Giovanni ha radunato un milione di persone ostili alla politica di Matteo Renzi sulla riforma del lavoro.
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MATTEO RENZI, premier e segretario del Pd
=="La sfida di cambiare il Paese non è la sfida di Matteo, o dei ministri, ciascuno di noi ha la possibilità di restituire all'Italia l'unica cosa che all'Italia manca: la fiducia in se stessa". 
"Se io posso uscire da qui dicendo che conto su di voi, almeno quanto voi contate su di me, allora il futuro è solo l'inizio".
=="Non consentiremo a chi ieri ha detto che la Leopolda è imbarazzante (Rosy Bindi, ndr) e a quella classe dirigente che ha portato il Pd al 25% di riprendersi il Pd perché possa riportarlo al 25%. 
Non consentiremo di fare del Pd il partito dei reduci".
=="Le tutele non possono valere solo per chi lavora in aziende con più di 15 dipendenti, devono valere per tutti". 
=="Nel 2014 aggrapparsi ad una norma del 1970 che la sinistra di allora non votò è come prendere un I-phone e dire dove metto il gettone del telefono? O una macchina digitale e metterci il rullino. È' finita l'Italia del rullino. Io rivendico un'Italia digitale"
=="Quelle come quella di ieri della Cgil sono manifestazioni politiche, e io le rispetto, e non ho paura che si crei a sinistra qualcosa di diverso, sarà bello capire se è più di sinistra restare aggrappati alla nostalgia o provare a cambiare il futuro".
=="Tutte le volte che le sinistre arcobaleno hanno cercato lo strappo, hanno perso loro facendo perdere anche l'Italia"
=="Voglio parlare dell'articolo 18. Di fronte a un mondo che cambia con questa velocità, noi dobbiamo fare in modo che ci sia il contratto a tempo indeterminato, ma il posto fisso non c'è più. Perché è cambiato il mondo attorno a noi". 
"E di fronte a questo- aggiunge- un partito di sinistra non fa un dibattito ideologico sulla coperta di Linus, ma prende in carico chi il lavoro lo ha perso"
=="Noi siamo quelli delle porte aperte, non quelli che buttano fuori. Lo siamo stati anche quando volevano buttarci fuori"
==Il "ceto medio intellettuale" come i pensionati che guardano i cantieri scuotendo la testa. Il paragone l'ha fatto Matteo Renzi alla Leopolda.
"L'italia ha un ruolo straordinario  non stiamo facendo la riforma della P.A e della costituzione perché ormai ci siamo impegnati, c'è una lettura della realtà esterna a noi e una guerra da combattere contro chi ci dice che in questo scenario l'italia ha tutto da perdere. Mi viene in mente - un pensionato che guarda il cantiere e scuote la testa dicendo 'non ce la fanno a finire'. Questo è l'atteggiamento tipico di parte del ceto intellettuale dominante in italia. C'è chi pensa: 'Non ce la farà mai, non ce l'abbiamo fatta noi pensano di farcela loro della Leopolda?"
=="La politica europea non è solo discussione sul deficit. So che la politica estera non scalda, ma quando la Lega riunisce i cittadini contro l'immigrazione ignora che i 100mila sbarchi non sono figli del caso ma perchè la Libia è saltata e meno male che sulla nostra nave può nascere una bambina altrimenti il Mediterraneo sarebbe sia culla che tomba". 
=="In Europa è una battaglia tutte le volte e non per un fatto economico. Nessuno in Europa è così stupido da impiccare un Paese per una virgola. Il fatto è che in Europa, e paradossalmente questa è la responsabilità di alcuni italiani, si pensa che il problema reale sia l'Italia"
==L'intervento militare in Libia "contro un dittatore feroce è stato fatto seguendo la logica della tecnocrazia senza pensare al dopo". Come conseguenza di quell'intervento ci sono migliaia di profughi che si imbarcano verso l'Europa "e meno male che c'è la Marina militare italiana a salvare 80mila vite umane".
=="Ci raccontano che facciamo le cose un po' per caso, come pezzetti di puzzle messi qua e là.
Noi, invece, non solo abbiamo un disegno organico, ma partiamo dal fatto che il mondo è interconnesso, un gran casino e che l'Italia ha un futuro se cambia sè stessa ma deve liberarsi di alcune paure". 
=="Siamo qui per dirci tante cose affettuose, piene di entusiasmo, per caricarci a molla quando sentiamo parlare alcuni dei nostri, per indignarci per le rappresentazioni fatte di noi fuori, rappresentazioni banali e prive di rapporto con la realtà". 

sabato 25 ottobre 2014

Piana Degli Albanesi, Capitale dell'artigianato tessile di qualità, cerca lo sviluppo e la crescita nel manufatturiero

La collaborazione virtuosa tra la Fondazione Palazzo Intelligente con l'Amministrazione Comunale  di Piana degli Albanesi, continua a produrre effetti di qualità, dove per qualità si intende produzione, occupazione ed esportazione del made in Sicily nel mondo. 
Dopo la già avviata produzione della coppola artigianale con il noto marchio “coppola Storta” la cooperativa Factory 23 grazie ad un progetto finanziato dall'associazione Primavera Onlus ha concluso il processo preliminare per la produzione artigianale di accessori di alta moda, in particolare della borsa “bukuria” che significa “bellezza”
La produzione è stata presentata alla presenza del Sindaco di Piana degli Albanesi Vito Scalia, di Pina Ciulla presidentessa della Cooperativa Factory 23 e Tindara Agnello hard director della produzione.
Presente anche Guido Agnello presidente della nota Fondazione Palazzo Intelligente. Le borse come le coppole prodotte a Piana degli Albanesi veicoleranno il territorio in tutto il mondo secondo una precisa e innovativa strategia di vendita on- line.
Un esempio di collaborazione e buona pratica amministrativa in cui pubblico e privato lavorano insieme per la promozione dei nostri territori, coniugare produzione artigianale e promozione turistica è la direttrice su cui la Giunta Scalia si sta muovendo per rilanciare l’economia e l’attrattiva turistica del nostro paese. 
Un lavoro difficile e articolato, svolto senza slogan e proclami che sta producendo i primi effetti e che proietterà Piana nel futuro, facendola diventare un’eccellenza sul piano regionale.

A proposito della lingua e cultura arbëreshë” ... ... di Calogero Raviotta


Qualcuno ha scritto che la maggior parte degli "arbëreshë sono analfabeti", perché non sanno leggere e scrivere la lingua, che abitualmente parlano in famiglia e nei rapporti sociali: la lingua  arbëreshe per molto tempo è stata ignorata nei programmi scolastici, nei rapporti istituzionali, nei mezzi di comunicazione, ecc.
Per tenere viva la cultura arbëreshe hanno operato e continuano ad operare  in molte comunità italo-albanesi, oltre alle Parrocchie, i Comuni e le Pro Loco, anche associazioni culturali, gruppi folcloristici, sportelli linguistici (istituiti in attuazione della legge 482/99 sulla tutela delle minoranze) ed altre istituzioni locali, che promuovo iniziative (mostre, convegni, corsi di lingua e cultura arbëreshe, publicazioni  monografiche e periodiche, ecc.) molto utili per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale arbëresh.
Credo che vada inserita in questo contesto  "una frase alla settimana" riportata dal blog del sito "ilcontessioto", un breve testo, che leggo con particolare interesse, perchè contributo utile "per non dimenticare l'albanese che conosciamo": con un piccolo impegno di tempo, chi lo desidera può riaccostarsi alla lingua familiare e forse imparare a leggere e scrivere l'antico albanese (l'arbëresh ancora parlato a Contessa).
Nell'ambito delle iniziative, promosse da istituzioni pubbliche e private (Comune, Scuola, Parrocchie, associazioni culturali) per far conoscere e valorizzare il patrimonio culturale locale, negli ultimi decenni a Contessa sono stati organizzati dei corsi dedicati anche alla lingua arbëreshe.
Nel mese di dicembre 2001 (dal 3 al  20) un corso popolare di lingua e cultura della Comunità italo-albanese di Contessa Entellina è  stato organizzato  dalla Proloco “Entella” nella sede del Centro Culturale Parrocchiale (Piazza Umberto I): 20 lezioni, distribuite in 10 giorni effettivi feriali (due lezioni al giorno, dalle ore 18 alle ore 20).
Un altro corso popolare di lingua e cultura arbëreshe, organizzato nel 2004 dalla Proloco "Entella", in collaborazione con l’Associazione “Nicolò Chetta” (elaborazione delle dispense) e col Centro Culturale Parrocchiale (sede del corso),  é stato affidato a tre docenti (prof.ssa Fucarino Anna, prof.ssa Niceta Gennusa, prof.ssa Natalia Lala) e si è svolto (20 lezioni, durata due ore ciascuna) nel mese di marzo e nel mese di aprile.
Il corso, riservato agli adulti (uomini e donne), ha offerto l’occasione sia di conoscere molti aspetti della vita di Contessa (storia, monumenti, poesie e testi in albanese, poeti e scrittori, tradizioni locali, contessioti illustri, ecc.), sia di condividere un’utile esperienza culturale e sociale con le docenti e con gli altri compagni del corso.
Nell’ambito della scuola locale, dal 18 febbraio 2008, è stato svolto un ”Corso di lingua e cultura arbëreshe” per adulti,  (durata 20 ore complessive), ogni lunedì, dalle ore 16 alle ore 18, presso un’aula delle Scuole Elementari. La referente del corso è stata l’insegnante Nicolosi Benedetta, coadiuvata dall’ins. Lala Bernarda. Saltuariamente l’ins. Tomasina Guarino, anche se già in pensione, ha messo a disposizione la sua pluriennale esperienza. Circa trenta persone hanno frequentato il corso, finalizzato a recuperare l’uso della lingua arbëreshe, offrendo l’occasione di imparare a leggere ed a scrivere  la lingua familiare che molti contessioti ancora parlano o comprendono e che ben pochi invece sanno leggere e scrivere.
Le dispense dei tre corsi predetti sono state elaborate da Calogero Raviotta e messe a disposizione  gratuitamente dall'Associazione Culturale "Nicolò Chetta".
Tenendo presente l'interesse ed il gradimento di tali corsi, può risultare utile mettere a disposizione dei lettori del blog il testo delle 20 dispense allora utilizzate, naturalmente con gli opportuni aggiornamenti. Prima di proporre tali testi nei prossimi blog, può risultare utile conoscere le motivazioni, che hanno determinato la collaborazione tra la Pro Loco "Entella" e l'Associazione Culturale "Nicolò Chetta" per realizzare i corsi, evidenziati nella "Introduzione" e nella "Presentazione", testi dei Presidenti delle due istituzioni.

Introduzione  (Calogero Raviotta, Presidente dell'Associazione Culturale “Nicolò Chetta”)
Le principali  testimonianze ancora vive, che caratterizzano l’identità culturale italo-albanese di Contessa Entellina,  sono la lingua, i costumi e le tradizioni  albanesi ed il rito bizantino nelle funzioni religiose (liturgia, canti, icone, paramenti ed arredi sacri, ecc.).
Come é noto, la maggior parte dei contessioti (e degli Italo-albanesi di altre circa 50 comunità arbëreshë del Meridione d’Italia) non sa né leggere né scrivere purtroppo la lingua albanese, che solitamente parla, essendo stato ignorato l’insegnamento ufficiale di questa lingua nelle scuole fino alla recente approvazione di normative, nazionali e regionali, finalizzate alla tutela delle minoranze linguistiche presenti in Italia.
La presente monografia, costituita da 20 dispense e da alcuni testi che possono risultare utili per meglio conoscere la cultura e la storia di Contessa Entellina in tutte le sue espressioni., é messa a disposizione come supporto didattico per le venti lezioni, in cui é articolato il “Corso popolare di lingua e cultura della Comunità italo-albanese di Contessa Entellina”.
Le dispense sono state elaborate da Calogero Raviotta, con la collaborazione, per aspetti specifici, dei componenti del gruppo di lavoro, costituito “ad hoc” nell’ambito della Proloco “Entella”, che cura l’organizzazione del corso.
Il corso, con la sua impostazione accessibile a tutti, vuole essere principalmente un’occasione, in particolare per gli adulti, che non vanno più a scuola,  per imparare a leggere ed a scrivere l’albanese, la lingua che molti contessioti parlano dalla nascita.
A quanti frequenteranno il corso suggerisco il massimo impegno ed auguro il massimo profitto affinché possano essere sempre di meno gli “analfabeti” arbëreshë (italo-albanesi, che non sanno né leggere né scrivere la loro lingua materna).

Presentazione (Michele Chiarello, Presidente della Proloco “Entella”)
L’Associazione Turistica Proloco “Entella”, che opera a Contessa Entellina anche per la tutela, la conservazione e la valorizzazione della lingua e delle tradizioni popolari albanesi, ha proposto, nel mese di settembre scorso, tre progetti da realizzare nell’anno 2001 nell’ambito delle iniziative finanziate dalla Legge regionale 9 ottobre 1998, n. 26, art. 11 (Circolare 15 giugno 2001, n. 8) e precisamente:
1. Corso popolare di lingua e cultura della Comunità italo-albanese di Contessa Entellina.
2.  Scritti in lingua albanese, in versi ed in prosa, di autori contessioti dal 1700 ad oggi: ricerca, trascrizione, stampa e diffusione di alcuni brani più significativi dei vari autori.
3.  La tradizione bizantina nei canti religiosi delle comunità italo-albanesi: canti e testi (italiano, greco    traslitterato e albanese) della “Paraclisis” secondo la tradizione di Contessa Entellina.
L’Assessorato Regionale Beni Culturali, Ambientali e Pubblica Istruzione (Dipartimento Beni Culturali, Ambientali ed Educazione Permanente) ha accolto la proposta, mettendo a disposizione della Proloco “Entlella” un contributo, di importo però molto inferiore  rispetto a quanto previsto nel preventivo di spesa presentato con i progetti.
Nonostante le modestissime risorse finanziarie disponibili, facendo molto affidamento, come per le altre iniziative già realizzate nel 2001, sull’apporto volontario e gratuito dei suoi soci e dei suoi collaboratori, la Proloco intende comunque realizzare ugualmente le tre iniziative proposte.
La progettazione e la direzione dei tre progetti sono state affidate ad un gruppo di lavoro, costituito “ad hoc” nell’ambito della Proloco, di cui fanno parte esperti, la cui competenza, sia per la formazione culturale sia per l’esperienza professionale, spazia in varie discipline.
L’attuazione del  “Corso popolare di lingua e cultura della Comunità italo-albanese di Contessa Entellina”, che si svolgerà secondo lo schema delle 20 dispense, raccolte nella presente monografia unitamente ad altri testi, é affidato a:
-    Prof. ssa Anna Fugarino, laureata in Lingue Straniere (ha frequentato i corsi di lingua albanese          alla     Universitàdi Palermo e seguito uno stage all’estero per l’albanese in istituzioni per le  lingue minoritarie), che terrà sedici lezioni su lingua e cultura albanese;
-    D.ssa Matilde Nicolosi,  inconografa,  che curerà due lezioni sulla iconografia;
-    papas Nicola Cuccia, che curerà due lezioni sulla tradizione bizantina religiosa a Contessa      Entellina: (liturgia, melurgia, istituzioni, rito, ecc.).


Nota
La raccolta dei testi che saranno proposti nei prossimi blog, secondo gli spazi disponibili, possono costituire la monografia " Corso popolare di lingua e cultura della Comunità italo-albanese di Contessa Entellina", testo già liberamente utilizzato anche per altre iniziative culturali.

venerdì 24 ottobre 2014

La legge di stabilità 2015 letta da Tito Boeri

Dal testo e dai numeri della legge di Stabilità saltano fuori,secondo l'economista Tito Boeri, varie sorprese. 
-Un disavanzo aggiuntivo per poco più di 7 miliardi, 
-nuovi assunti con decontribuzione solo per l’anno 2015, 
-aumento delle entrate grazie alla tassazione dei Tfr che entrano in busta paga. 
-nfine, meno tagli ai ministeri. 

Lavoratori forestali. Messaggio della Flai-Cgil

Dalla Flai-Cgil di Palermo

VI ANTICIPO LE DECISIONI ASSUNTE DALLE SEGRETERIE REGIONALI,  ANCHE A SEGUITO DELLA SOSPENSIONE DEI LAVORATORI:

LUNEDI' ORE 10.00
CONCENTRAMENTO IN PIAZZA INDIPENDENZA DI TUTTI I LAVORATORI DELLA PROVINCIA DI PALERMO, CHE E' QUELLA CON I PROBLEMI PIU' "TRAGICI" E ANCHE DI DELEGAZIONI PROVENIENTI DALLE ALTRE PROVINCE.

MARTEDI' POMERIGGIO, IN CONCOMITANZA DELLA SEDUTA D'AULA, CONCENTRAMENTO A PIAZZA PARLAMENTO DI TUTTI I LAVORATORI PROVENIENTI DA TUTTE LE ALTRE PROVINCE.

PASSATE  PAROLA

Con le immagini ... ... è più facile








Hanno detto ... ...

MARIA SCIARRINO, direttore regionale INPS in Sicilia
«L' 81,32% delle pensioni erogate in Sicilia è inferiore a 1.000 euro. Si tratta di oltre 715.000 pensionati che possiamo definire senza mezzi termini "poveri" e per la cui sopravvivenza è fondamentale che noi riusciamo a garantire puntualità ed efficienza dei pagamenti mensili».

ROSA GIOVANNA CASTAGNA, presidente di Cia (Confederazione italiana agricoltori) regionale Sicilia: 
“La produzione 2014 di olive in Italia si ridurrà di oltre il 40% rispetto alla produzione dell'anno scorso. In Sicilia la produzione stimata sarà probabilmente inferiore del 50% rispetto alla precedente raccolta. Se calcoliamo una media di 45.000 tonnellate annue (per un valore di 200 milioni di euro), nel 2014 non si supereranno le 20.000 tonnellate”.


ROWAN WILLIAMS, Arcivescovo anglicano
«Avere la fede è voler vivere in modo da mostrare che Dio è vivente. E ciò significa vivere in maniera da mostrare che esistono più possibilità di quelle che il mondo riconosce».

VLADIMIRO ZAGREBELSKI, giurista
Nelle difficoltà del tempo presente, l’originaria finalità economica dell’Europa comunitaria, prende il sopravvento. Non si parla che della crisi e del ruolo che gioca l’Europa di Bruxelles. E la formula che spesso i governi usano, dicendo che «ce lo chiede l’Europa», assume un sapore sgradevole, minaccioso, che spinge al rifiuto in blocco di tutto ciò che l’Europa oggi significa. I vincoli economici non sono però l’unico carattere della comunità di Stati europei di cui l’Italia è parte ...

ANTONIO POLITO, direttore de Il Corriere del Mezzogiorno
Nella manovra ci sono circa 18 miliardi di minori tasse destinati a rilanciare la crescita. I dieci investiti per gli 80 euro finora non hanno funzionato, speriamo nel taglio Irap e negli incentivi alle assunzioni. Ma basta un colpo di vento nelle Borse, un’entrata che non entra (tipo la lotta all’evasione), o un altro tuffo del Pil, e una scommessa politica può trasformarsi in un azzardo. Ecco perché il governo deve rispondere alle richieste di chiarimenti con precisione e pubblicamente. Non basta dire, «ci mettiamo due miliardi e affare fatto».
La deviazione «si giustifica se i margini di manovra saranno utilizzati per innalzare il potenziale di sviluppo», ha scritto ieri Bankitalia; dobbiamo dunque spiegare esattamente con quali misure, per essere credibili. Renzi sta provando a scavare una galleria sotto una montagna di più di duemila miliardi di debiti, per vedere la luce. Ma basta una mossa falsa, e la montagna viene giù. E allora pioverebbero pietre, altro che lettere.