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lunedì 20 maggio 2013

Domani la rievocazione dei Fasci dei Lavoratori Siciliani

Si terrà domani 21 maggio a Palermo, alle 16,30 in via Alloro 97, un sit-in dei socialisti per ricordare i 120 anni del congresso dei Fasci Siciliani. Da quel congresso scaturì il Partito Socialista Siciliano di Giuseppe De Felice Giuffrida, al termine di un'assemblea svoltasi in un palazzo della storica strada del capoluogo regionale, il 21 maggio 1893. Secondo Antonio Matasso, presidente della Fondazione socialista antimafia Carmelo Battaglia, uno dei sodalizi che ha organizzato la manifestazione, «il socialismo siciliano celebra l’anniversario della propria nascita nel ricordo di quello che fu contemporaneamente il primo movimento di massa in Sicilia, il primo partito della sinistra isolana ed il primo soggetto politico a porre le questioni dell'autonomia regionale e della lotta alla mafia». Nel corso dell’evento sarà ricordato anche il sindacalista socialista Salvatore Carnevale, nativo di Galati Mamertino ed ucciso dalla mafia a Sciara il 16 maggio 1955. Il sit-in, alla fine del quale sarà posto un mazzo di garofani nel luogo del congresso del 1893, sarà aperto da un messaggio di saluto di Emanuele Macaluso e dall'intervento dell'ex ministro socialista Valdo Spini, Presidente della Fondazione Circolo Rosselli.

domenica 12 maggio 2013

Francesco Renda. Un grande siciliano che ci lascia

E' morto questa mattina a Palermo lo studioso, lo storico, Francesco Renda. Aveva 91 anni ed era stato curatore di numerose opere sulla storia della Sicilia.
Giovanissimo e' stato militante della Sinistra e dirigente sindacale della Cgil, quindi professore di Storia Moderna dell'Universita' di Palermo. Questo Blog, nelle pagine in cui spesso fa riferimento alle vicende del Movimento contadino e/o alla Storia della Sicilia si rifa' ai suoi libri e alla sua impostazione culturale.
Francesco Renda era stato amico personale di Francesco Di Martino ed e' stato relatore, nel 1998, al grande Convegno svoltosi a Contessa Entellina in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria ad Anton Blok, antropologo olandese di fama mondiale.
All'uomo politico e allo studioso Francesco Renda esprimiamo il nostro grazie per l'apporto di conoscenza della nostra terra che ha saputo darci.

lunedì 29 aprile 2013

Il discorso programmatico di Enrico Letta

Signora Presidente
Onorevoli Deputati,
appena una settimana fa il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, pronunciava il suo discorso di insediamento alla Presidenza della Repubblica. A lui consentitemi di rivolgere nuovamente un sincero ringraziamento per lo straordinario spirito di dedizione alla nostra comunità nazionale con il quale ha accettato la rielezione per il secondo mandato.
Voglio inoltre ringraziare i Presidente del Senato, Pietro Grasso, e della Camera, Laura Boldrini, per la collaborazione offerta nella fase di consultazione in questo primissimo avvio dell’esperienza di governo.
Quella del presidente Napolitano è stata – lo sappiamo – una «scelta eccezionale». Eccezionale perché tale è il momento che l’Italia e l’Europa si trovano a vivere oggi. Di fronte all’emergenza il presidente della Repubblica ci ha invitato a parlare il linguaggio della verità. Ci ha chiesto di offrire in extremis, al Paese e al mondo, una testimonianza di volontà di servizio e senso di responsabilità. Ci ha concesso un’ultima opportunità. L’opportunità di dimostrarci degni del ruolo che la Costituzione ci riconosce come rappresentanti della nazione. Degni di servire il Paese – attraverso l’esempio, il rigore, le competenze – in una delle stagioni più complesse e dolorose della storia unitaria.
Accogliendo il suo appello intendo rivolgermi a voi proprio con il linguaggio “sovversivo” della verità. Confessandovi che avverto, fortissimi in questo momento la consapevolezza dei miei limiti e il peso della mia personale responsabilità, ma impegnandomi a fare di tutto affinché le mie spalle siano larghe e solide al punto da reggere, nelle vesti di presidente del Consiglio di un Governo che richiede, qui e oggi, la fiducia del Parlamento.
Infine, non potrei iniziare questo discorso, in un passaggio cosi impegnativo, senza un accenno personale ed esprimere un senso di gratitudine profonda verso chi con generosità e senso antico della parola “lealtà” mi sostiene anche in questo difficile passaggio: Pierluigi Bersani.
Un governo al servizio dell’Italia e dell’Europa
La prima verità è che la situazione economica dell’Italia è ancora grave. Abbiamo accumulato in passato un debito pubblico che grava come una macina sulle generazioni presenti e future, e che rischia di schiacciare per sempre le prospettive economiche del Paese. Il grande sforzo di risanamento compiuto dal precedente Governo, guidato dal senatore Mario Monti, è stato premessa della crescita in quanto la disciplina della finanza pubblica era e resta indispensabile per contenere i tassi di interesse e sventare possibili attacchi finanziari. Il mantenimento degli impegni presi con il Documento di Economia e Finanza è necessario ad uscire, quanto prima, dalla procedura di disavanzo eccessivo e per recuperare margini di manovra all’interno dei vincoli europei. Nelle sedi europee e internazionali l’Italia si impegnerà poi per individuare strategie per ravvivare la crescita senza compromettere il processo di risanamento della finanza pubblica.
L’ Europa è in crisi di legittimità ed efficacia proprio quando tutti i Paesi membri e tutti i cittadini ne hanno più bisogno. L’Europa può tornare ad essere motore di sviluppo sostenibile – e quindi di speranza e di costruzione di futuro – solo se finalmente si apre. Il destino di tutto il continente è strettamente legato. Non ci possono essere vincitori e vinti se l’Europa fallisce questa prova. Saremmo tutti perdenti: sia nel Sud che nel Nord del continente.
È per questo che se otterrò la vostra fiducia, immediatamente visiterò in un unico viaggio Bruxelles, Berlino e Parigi per dare subito il segno che il nostro è un governo europeo ed europeista.
La risposta, dunque, è una maggiore integrazione verso un’Europa Federale. Altrimenti il costo della non-Europa, il peso della mancata integrazione, il rischio di un’unione monetaria senza unione politica e unione bancaria diventeranno insostenibili: come la crisi di questi cinque anni ci ha mostrato. Questo Parlamento ha già dimostrato di poter trovare intese per dare all’Europa un contributo italiano innovativo. Questo è avvenuto nel sostegno all’azione europea del governo Monti e nell’elaborazione di posizioni comuni come quella elaborata dai colleghi Baretta, Brunetta e Occhiuto in vista del Consiglio Europeo del Giugno scorso. Da quelle premesse politiche ripartiremo.
Le premesse macroeconomiche sono quelle dell’Euro e della Banca Centrale Europea guidata da Mario Draghi.
Le risorse per la crescita: giovani e territorio
Di solo risanamento l’Italia muore. Dopo più di un decennio senza crescita le politiche per la ripresa non possono più attendere. Semplicemente: non c’è più tempo. Tanti cittadini e troppe famiglie sono in preda alla disperazione e allo scoramento. Pensiamo alla vulnerabilità individuale che nel disagio e nel vuoto di speranze rischia, di tramutarsi in rabbia e in conflitto, come ci ricorda lo sconcertante fatto avvenuto ieri stesso dinanzi a Palazzo Chigi. Ieri andando a visitare in ospedale il Brgadiere Giangrande ferito gravemente insieme al Carabiniere Scelto Negri, sono stato impressionato dalla forza e dalla fermezza della figlia Martina. Il Parlamento deve stringersi a lei in questo momento. E il Parlamento deve stringersi anche all’Arma dei Carabinieri e a tutte le forze dell’ordine per il servizio continuo, silenzioso, encomiabile, spesso in condizioni disagiate, svolto nell’interesse della nazione in Italia e all’estero.
Senza crescita e coesione l’Italia è perduta. Il Paese, invece, può farcela. Ma per farcela deve ripartire. E per ripartire tutti devono essere motori di questa nuova energia positiva. L’architrave dell’esecutivo sarà l’impegno a essere seri e credibili sul risanamento e la tenuta dei conti pubblici. Basta coi debiti che troppe volte il nostro Paese ha scaricato sulle spalle e la vita delle generazioni successive. Quelle nuove, di generazioni, hanno imparato sulla propria pelle e non faranno lo stesso con i propri figli.
Ecco perché la riduzione fiscale senza indebitamento sarà un obiettivo continuo e a tutto campo. Anzitutto, quindi, ridurre le tasse sul lavoro, in particolare su quello stabile e quello per i giovani neo assunti. Poi una politica fiscale della casa che limiti gli effetti recessivi in un settore strategico come quello dell’edilizia, con includere incentivi per ristrutturazioni ecologiche e affitti e mutui agevolati per giovani coppie. E poi bisogna superare l’attuale sistema di tassazione della prima casa: intanto con lo stop ai pagamenti di giugno per dare il tempo a Governo e Parlamento di elaborare insieme e applicare rapidamente una riforma complessiva che dia ossigeno alle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti.
Misure ulteriori dovrebbero essere il pagamento di parte dei debiti delle Amministrazioni pubbliche; l’allentamento del Patto di stabilità interno; la rinuncia all’inasprimento dell’IVA; l’aumento delle dotazioni del Fondo Centrale di Garanzie per le piccole e medie imprese e del Fondo di Solidarietà per i mutui. Ma questi provvedimenti – sebbene necessari nel breve termine – non sono sufficienti.
La crescita economica di un paese richiede una strategia complessa, che eviti dispersione a pioggia delle poche risorse e che possa innescare meccanismi virtuosi. Per questo è necessario una sintonia tra le azioni del Governo e quelle delle banche e delle imprese, che debbono essere mirate ad una crescita di lungo periodo degli attori economici per superare gli annosi ritardi dell’Italia in termini di crescita della produttività e della competitività. Il Governo deve accompagnare questa crescita e rimanere a fianco delle imprese anche e soprattutto quando queste si impegnano all’estero nell’arena globale.
Un importante argomento di contesto concerne la giustizia, in quanto solo con la certezza del diritto gli investimenti possono prosperare. Questo riguarda la moralizzazione della vita pubblica e la lotta alla corruzione, che distorce regole e incentivi. Questo riguarda anche la giustizia nel suo complesso. La giustizia deve essere giustizia innanzitutto per i cittadini. La ripresa ritornerà anche se i cittadini e gli imprenditori italiani e stranieri saranno convinti di potersi rimettere con fiducia ai tempi e al merito delle decisioni della giustizia italiana. E tutto questo funzionerà se la smetteremo di avere una situazione carceraria intollerabile ed eccessi di condanne da parte della Corte dei diritti dell’uomo. Ricordiamoci sempre che siamo il paese di Cesare Beccaria!
Dobbiamo liberare le energie migliori del Paese. Non partiamo da zero, ma da due grandi risorse. Prima di tutto, i giovani. “Scommettete su cose grandi” ha detto proprio ieri Papa Francesco rivolto a loro. E noi abbiamo gli strumenti per aiutarli. Quello generazionale non è certo solo un tema attinente al rinnovamento della classe dirigente, come troppo spesso emerge nel dibattito pubblico. È una questione drammatica che scontano sulla propria pelle milioni di giovani. Segnala bassi tassi di istruzione e di occupazione, porta con sé lo sconforto, e anche la rabbia, di chi non studia né lavora. Chiediamoci quanti bambini non nascono ogni anno, in Italia, per la precarietà che limita le scelte delle famiglie giovani. Non è solo demografia, è una ferita morale. Perché non devono esistere generazioni perdute, perché solo i giovani possono ricostruire questo Paese: le loro nuove esperienze e competenze ci raccontano un mondo che cambia, il loro mondo. Rinunciare ad investire su di loro è un suicidio economico. Ed è la certezza di decrescita, la più infelice.
Semplificheremo e rafforzeremo l’apprendistato, che ha dato buoni risultati in paesi vicini. Un aiuto può venire da modifiche alla legge 92/2012, quali suggerite dalla Commissione dei saggi istituita dal presidente della Repubblica, che riducano le restrizioni al contratto a termine, finché dura l’emergenza economica. Aiuteremo le imprese ad assumere giovani a tempo indeterminato, con defiscalizzazioni o con sostegni ai lavoratori con bassi salari, condizionati all’occupazione, in una politica generale di riduzione del costo del lavoro e del peso fiscale. Non bastano incentivi monetari. Occorre prendersi cura dei giovani, volgendo il disagio in speranza, puntando su orientamento e stimolo all’imprenditorialità. E occorre percorrere la strada europea tracciata dal programma Youth guarantee, per garantire effettivi sbocchi occupazionali.
Bisogna fare tesoro della voglia di fare dei nuovi italiani, così come bisogna valorizzare gli italiani all’estero. La nomina di Cecile Kyenge significa una nuova concezione di confine, da barriera a speranza, da limite invalicabile a ponte tra comunità diverse.
La società della conoscenza e dell’integrazione si costruisce sui banchi di scuola e nelle università. Dobbiamo ridare entusiasmo e mezzi idonei agli educatori che in tante classi volgono il disagio in speranza e dobbiamo ridurre il ritardo rispetto all’Europa nelle percentuali di laureati e nella dispersione scolastica. In Italia c’è una nuova questione sociale, segnata dall’aumento delle disuguaglianze. Solo il 10% dei giovani italiani con il padre non diplomato riesce a laurearsi, mentre sono il 40% in Gran Bretagna, il 35% in Francia, il 33% in Spagna. Bisogna finalmente dare piena attuazione all’art. 34 della Costituzione, per il quale «i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». L’uguaglianza più piena e destinata a durare nelle generazioni è oggi più che mai l’uguaglianza delle opportunità.
Per rilanciare il futuro industriale del Paese, bisogna scommettere sullo spirito imprenditoriale e innovare e investire in ricerca e sviluppo. Per questo intendiamo lanciare un grande piano pluriennale per l’innovazione e la ricerca, finanziato tramite project bonds. La ricerca italiana può e deve rinascere nei nuovi settori di sviluppo, come ad esempio l’agenda digitale, lo sviluppo verde, le nanotecnologie, l’aerospaziale, il biomedicale. Si tratta di fare una politica industriale moderna, che valorizzi i grandi attori ma anche e soprattutto le piccole e medie imprese che sono e rimarranno il vero motore dello sviluppo italiano. Oltre all’alta tecnologia bisogna investire su ambiente ed energia. Le nuove tecnologie – fonti rinnovabili ed efficienza energetica – vanno maggiormente integrate nel contesto esistente, migliorando la selettività degli strumenti esistenti di incentivazione, in un’ottica organica con visione di medio e lungo periodo. Sempre con riguardo ai settori energetici, va completato il processo di integrazione con i mercati geografici dei Paesi europei confinanti. Questo implica, per l’energia elettrica, il completamento del cosiddetto market coupling e, per il gas, il completo riallineamento dei nostri prezzi con quelli europei e la trasformazione del nostro Paese in un hub.E’ chiaro che episodi come quello dell’ILVA di Taranto non sono più tollerabili.
Tutta l’impresa italiana, per crescere, ha bisogno di più semplicità, di un’alleanza tra la pubblica amministrazione e la società, senza tollerare le sacche di privilegio. La burocrazia non deve opprimere la voglia creativa degli italiani ed è per questo che bisognerà rivedere l’intero sistema delle autorizzazioni. Bisogna snellire le procedure e avere fiducia in chi ha voglia di investire, creare, offrire posti di lavoro.
Non si possono più chiedere sacrifici sempre e soltanto ai «soliti noti». I sacrifici sono socialmente sostenibili solo se sono ispirati ad un principio di equità. Questo significa coniugare una ferrea lotta all’evasione con un fisco amico dei cittadini, senza che la parola Equitalia debba provocare dei brividi quando viene evocata.
L’altra grande risorsa è l’Italia stessa. Bellezza senza navigatore. La nostra tendenza all’autocommiserazione è pari solo all’ammirazione che l’Italia suscita all’estero. Molti stranieri vogliono bagnarsi nei nostri mari, visitare le nostre città, mangiare e vestire italiano. L’Italia e il made in Italy sono le nostre migliori ricchezze. E’ per questo che uno dei primi atti del Governo sarà quello di nominare il Commissario unico per l’Expo, una grande occasione che non dobbiamo mancare. A questo fine nei prossimi giorni sarò a Milano a presentare il decreto per partire per l’ultimo miglio di questo evento strategico.
Per questo dobbiamo rilanciare il turismo e, soprattutto, attrarre investimenti. Rimuoviamo quegli ostacoli che fanno sì che l’Italia per molti non sia una scelta di vita. Questo significa puntare sulla cultura, motore e moltiplicatore dello sviluppo, o sulle straordinarie realtà dell’agro-alimentare. Questo significa valorizzare e custodire l’ambiente, il paesaggio, l’arte, l’architettura, le eccellenze enogastronomiche, le infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali e aeroportuali.
Questo vuol dire anche valorizzare il nostro grande patrimonio sportivo. La pratica dello sport significa prevenzione dalle malattie, lotta contro l’obesità, formazione a stili di vita sani, lealtà e rispetto delle regole. Dobbiamo impegnarci per diffondere la pratica sportiva sin dalle scuole elementari con un piano di edilizia scolastica su tutto il territorio nazionale.
L’intraprendenza dei giovani e la bellezza dei territori sono d’altra parte due risorse cruciali per il Mezzogiorno. In entrambi i casi un patrimonio dissipato, un giacimento inutilizzato di potenzialità. Dobbiamo mettere in condizione il Sud di crescere da solo, annullando i divari infrastrutturali e di ordine pubblico che l’hanno frenato, puntando sulle nuove imprese, in particolare le industrie culturali e creative, e sulla buona gestione dei fondi europei, come quella che ha caratterizzato l’operato del governo Monti.
Dobbiamo, soprattutto, evitare di continuare a mettere la testa sotto la sabbia come struzzi e riconoscere che il divario tra Nord e Sud del Paese è non un accidente storico o una condanna, ma il prodotto di decenni di inadempienze da parte delle classi dirigenti, a livello nazionale come a livello locale. E’ il risultato dell’azione della criminalità organizzata che, certo presente anche nel resto del Paese – in larghe parti del Mezzogiorno ha i connotati del controllo arrogante e quasi militare del territorio. E questo nonostante lo spirito di servizio e il sacrificio di tanti servitori dello Stato – magistrati ed esponenti delle forze dell’ordine anzitutto – che troppo spesso abbiamo avuto la responsabilità di lasciare soli. Anche per questo dobbiamo dare effettiva concretezza al valore della specificità della professione svolta dal personale in divisa delle Forze Armate e della Polizia.
Priorità al lavoro
Ma permettetemi di soffermarmi un attimo sulla grande tragedia di questi tempi che d’altronde al Sud tocca punte di desolazione e allarme sociale: la questione del lavoro. È e sarà la prima priorità del mio governo. Solo col lavoro si può uscire da quest’incubo di impoverimento e imboccare la via di una crescita non fine a se stessa, ma volta a superare le ingiustizie e riportare dignità e benessere. Senza crescita, anche gli interventi di urgenza su cui ci siamo impegnati e che qui ribadisco – rifinanziamento delle casse integrazioni in deroga, superamento del precariato anche nella pubblica amministrazione – sarebbero insufficienti. In particolare, con i lavoratori esodati la comunità nazionale ha rotto un patto, e la soluzione strutturale di questo tema è un impegno prioritario di questo Governo.
Mai come oggi occorre fiducia reciproca: imprese e lavoratori devono agire insieme e superare le contrapposizioni che in passato ci hanno frenato. Sono sicuro che come in tanti momenti critici della vita della Repubblica i sindacati saranno protagonisti. Il governo vuole aprire la strada con proposte che approfondiremo insieme: ampliare gli incentivi fiscali a chi investe in innovazione, sostenere l’aggregazione e internazionalizzazione delle PMI, dare più credito a chi lo merita, garantire il pagamento dei debiti alle imprese, semplificare e rimuovere gli ostacoli burocratici che frenano lo spirito d’impresa.
Dobbiamo anche valorizzare il lavoro autonomo e le libere professioni, che in una società postindustriale rappresentano la spina dorsale della nostra economia. Le misure di liberalizzazione orami sono state adottate. Ora bisogna lavorare tutti insieme per formare e dare opportunità ai giovani, innalzare la qualità, servire al meglio i clienti.
Anche sull’occupazione femminile occorre fare molto di più. La maggiore presenza delle donne nella vita economica, sociale e politica dà già straordinari contributi alla crescita del paese, ma siamo lontani dagli obiettivi europei. Non siamo ancora un paese delle pari opportunità. La carenza di servizi scarica sulle donne compiti insostenibili, aggravati in alcuni casi da una crescita insopportabile delle violenze contro le donne.
La riforma del nostro welfare richiede azioni di ampio respiro per rilanciare il modello sociale europeo. Il welfare tradizionale, schiacciato sul maschio adulto e su pensioni e sanità, non funziona più. Non stimola la crescita della persona e non basta a correggere le disuguaglianze. Non occorrono isterismi. Occorre un cambiamento radicale: un welfare più universalistico e meno corporativo, che sostenga tutti i bisognosi, aiutandoli a rialzarsi e a riattivarsi. Per un welfare attivo, più giovane e al femminile, andranno migliorati gli ammortizzatori sociali, estendendoli a chi ne è privo, a partire dai precari; e si potranno studiare forme di reddito minimo, soprattutto per famiglie bisognose con figli.
Hanno trovato largo consenso parlamentare nei mesi passati le proposte su incentivi al pensionamento graduale con part time misto a pensione, con una «staffetta generazionale» per la parallela assunzione di giovani. Inoltre, per evitare il formarsi di bacini estesi di lavoratori anziani di difficile ricollocazione, studieremo forme circoscritte di gradualizzazione del pensionamento, come l’accesso con 3-4 anni di anticipo al pensionamento con una penalizzazione proporzionale.
Dobbiamo poi ricordarci che l’Italia migliore è un’Italia solidale. E’ per questo che il governo non può che valorizzare la rete di protezione dei cittadini e dei loro diritti, con misure tese al miglioramento dei servizi, da quelli sanitari a quelli del trasporto pubblico, locale e pendolare, con una particolare attenzione per i disabili e i non autosufficienti.
Vorrei a questo proposito rendere omaggio alle donne e agli uomini che ogni giorno consentono al nostro paese di godere di questa solidarietà e che mantengono unito il nostro tessuto sociale: i servitori dello Stato – quelli che rischiano la vita per proteggere le istituzioni, quelli che lavorano nella sanità per salvare delle vite, quelli che aiutano i nostri figli a crescere – ma anche gli operatori del volontariato, della cooperazione, del terzo settore e della galassia del 5 per 1000. E’ l’esempio che giornalmente viene dato da queste persone che ci fa riscoprire il valore del servizio pubblico.
Una speciale menzione merita la protezione civile, che ha dato una straordinaria prova nei terremoti in Abbruzzo e in Emilia e che ci ricorda che abbiamo un impegno alla prevenzione, con un piano di manutenzione contro il dissesto idrogeologico e la lotta all’abusivismo.
La riforma della politica
Vorrei che questo governo inaugurasse una fase nuova nella vita della Repubblica. Non il canto del cigno di un sistema imploso sulle sue troppe degenerazioni, ma un primo impegno per la ricostruzione della politica e del nostro modo di percepirci come comunità.
La ricostruzione però può partire solo da un esercizio autentico, non simulato, di autocritica. La verità è che la politica ha commesso troppi errori. Si è erosa, giorno dopo giorno, la credibilità della politica e delle istituzioni, vittime di un presentismo – vale a dire dell’ossessione del consenso immediato – che bloccato il Paese.
Ancora: non abbiamo compreso quanto le legittime istanze di innovazione, partecipazione, trasparenza, sottese alla rivoluzione del web, potessero tradursi in un oggettivo miglioramento della qualità della nostra democrazia rappresentativa anziché sfociare nel mito o nell’illusione della democrazia diretta.
Oggi abbiamo dinanzi un’altra sfida, ancora più complessa: quella dell’autorevolezza. L’autorevolezza del potere che non ha più, come in passato, il monopolio delle informazioni, ma deve avere il profilo e le competenze per discernere il vero dal falso nel flusso enorme di informazioni presenti nella Rete. L’autorevolezza di chi non si accontenta della verosimiglianza e del sentito dire, ma sceglie sempre e solo la verità e ha il coraggio e la pazienza di raccontarla ai cittadini, anche se dolorosa o brutale.
Per cominciare, bisogna recuperare decenza, sobrietà, scrupolo, senso dell’onore e del servizio e, infine, la banalità della gestione di un buon padre di famiglia. Ognuno deve fare la sua parte. A questo fine, per dare l’esempio, il primo atto del Governo sarà quello di eliminare con una norma d’urgenza lo stipendio dei ministri parlamentari che esiste da sempre in aggiunta alla loro indennità.
Nessuno, ripeto nessuno, può sentirsi esentato dal dovere dell’autorevolezza. Nessuno può considerarsi fino in fondo assolto dall’accusa di aver contaminato il confronto pubblico con gesti, parole, opere o omissioni. Con 11 milioni e mezzo di cittadini che hanno deciso di non votare, alle elezioni dello scorso febbraio, quello dell’astensione è risultato essere il primo partito. Non era mai accaduto prima: due milioni in più rispetto al 2008, quattro rispetto al 2006. Su questo sfondo la riduzione dei costi della politica diventa un dovere di credibilità. Pensate ai rimborsi elettorali: tutte le leggi introdotte dal 1994 ad oggi sono state ipocrite e fallimentari. Non rimborsi ma finanziamento mascherato.
Per di più di ammontare decisamente troppo elevato, come la Corte dei Conti ha recentemente confermato: 2 miliardi e mezzo di euro dal 1994 al 2012, a fronte di spese certificate di circa mezzo miliardo.E’, questa , solo una delle conferme del fatto che il sistema va rivoluzionato. Partiamo dunque dal finanziamento pubblico ai partiti, abolendo la legge troppo timida approvata l’anno scorso e introducendo misure di controllo e di sanzione anche sui gruppi parlamentari e regionali. Occorre poi avviare percorsi che finalmente consegnino alla libera scelta dei cittadini, con opportuni interventi sul versante fiscale, la contribuzione all’attività politica dei partiti.
È però anche importante collegare il tema del finanziamento a quello della democrazia interna ai partiti, attuando finalmente i principi sulla democrazia interna incorporati nell’art. 49 della Costituzione, stimolando la partecipazione dei militanti e garantendo la trasparenza delle decisioni e delle procedure.Rivendico con forza l’importanza di un temporaneo «governo di servizio al paese» tra forze sicuramente lontane e diverse tra loro. Credo che non sia facile votare insieme da posizioni così eterogenee, ma proprio per questo credo che questa sia una scelta che meriti rispetto anche da chi non la condivide perché non è motivata dall’interesse particolare ma da principi più alti di coesione nazionale. Questo è il senso del messaggio del Presidente della Repubblica alle Camere. Non dobbiamo avere paura di fare il nostro dovere per l’Italia. Noi dobbiamo dare il nostro contributo a ricostruire un patto di fiducia, a ritrovare il senso di una missione comune. Come italiani, si vince o si perde tutti insieme.
Sicuramente è e deve essere un’eccezione la convergenza di forze politiche che si sono presentate come alternative alle elezioni. Ma è eccezionale che dalle urne, anche a causa della legge elettorale, non sia uscita alcuna maggioranza; è eccezionale l’emergenza economica che il governo dovrà affrontare; è eccezionale il fatto che sia necessario riscrivere alcune regole costituzionali. Credo quindi che le forze politiche che sostengono il governo stiano dimostrando un grande senso di responsabilità e di attaccamento alle istituzioni. Vent’anni di attacchi e delegittimazioni reciproche hanno eroso ogni capitale di fiducia nei rapporti tra i partiti e l’opinione pubblica, che è esausta, sempre più esausta, delle risse inconcludenti.Ho imparato da Nino Andreatta la fondamentale distinzione tra politica, intesa come dialettica tra diverse fazioni, e politiche, intese come soluzioni concrete ai problemi comuni. Se in questo momento ci concentriamo sulla politica, le nostre differenze ci immobilizzeranno. Se invece ci concentriamo sulle politiche, allora potremo svolgere un servizio al paese migliorando la vita dei cittadini.
È per questo che intendo appellarmi alla responsabilità dei partiti e dei movimenti perché ritengo centrale il ruolo del Parlamento, con una continua interlocuzione con le forze politiche che non sostengono il Governo e con la creazione di luoghi permanenti di codecisione, ai quali parteciperò personalmente, tra il governo e le forze politiche che lo sostengono.
La riforma delle istituzioni
L’appello alla responsabilità e alla capacità di trovare terreni di convergenza è ancora più pressante nel nostro compito di riformare le istituzioni, anche perché auspico che per la scrittura delle regole che riguardano la vita democratica di tutti il fronte si allarghi anche alle forze che non hanno intenzione di sostenere il governo in modo organico, che devono partecipare pienamente al processo costituente.Vedo oggi una via stretta, ma possibile, per una riforma anche radicale del sistema istituzionale e del sistema politico.Un imperativo deve essere chiaro a tutti noi fin dal primo momento: in questa materia negli ultimi decenni abbiamo assistito troppe volte all’avvio di percorsi riformatori che si presentavano come risolutori, che nelle intenzioni anche sincere di chi li proponeva, promettevano di regalarci istituzioni più efficienti e capaci di decidere, oltre che maggiormente vicine ai cittadini, e che invece si sono infranti contro veti reciproci, chiusure partigiane, prese di posizione strumentali e contrapposizioni dannose nonostante i reiterati richiami del Presidente della Repubblica.
Al fine di sottrarre la discussione sulla riforma della Carta fondamentale alle fisiologiche contrapposizioni del dibattito contingente, sarebbe bene che il Parlamento adottasse le sue decisioni sulla base delle proposte formulate da una Convenzione, aperta alla partecipazione anche di autorevoli esperti non parlamentari e che parta dai risultati della attività parlamentare della scorsa legislatura e dalle conclusioni del Comitato di saggi istituito dal Presidente della Repubblica. La Convenzione deve poter avviare subito i propri lavori sulla base degli atti di indirizzo del Parlamento, in attesa che le procedure per un provvedimento Costituzionale possano compiersi.
Dal momento che questa volta l’unico sbocco possibile per questo tema è il successo nell’approvazione delle riforme che il paese aspetta da troppo tempo, fra 18 mesi verificherò se il progetto sarà avviato verso un porto sicuro. Se avrò una ragionevole certezza che il processo di revisione della Costituzione potrà avere successo, allora il nostro lavoro potrà continuare. In caso contrario, se veti e incertezze dovessero minacciare di impantanare tutto per l’ennesima volta, non avrei esitazioni a trarne immediatamente le conseguenze.
La moralità della politica è quella di prendere le decisioni che i cittadini si attendono, e di rispettare gli impegni presi di fronte al paese e alle istituzioni.
L’obiettivo complessivo è quello di una riforma che riavvicini i cittadini alle istituzioni, rafforzando l’investitura popolare dell’esecutivo e migliorando efficienza ed efficacia del processo legislativo. I principi che devono guidarci sono quelli di una democrazia governante: la capacità degli elettori di scegliersi i propri rappresentanti e di decidere alle elezioni sui governi e le maggioranze che li sostengono.
Dobbiamo superare il bicameralismo paritario, per snellire il processo decisionale ed evitare ingorghi istituzionali come quello che abbiamo appena sperimentato, affidando ad una sola Camera il compito di conferire o revocare la fiducia al Governo. Nessuna legge elettorale è infatti in grado di garantire il formarsi di una maggioranza identica in due diversi rami del Parlamento.Dobbiamo quindi istituire una seconda Camera – il Senato delle Regioni e delle Autonomie – con competenze differenziate e con l’obiettivo di realizzare compiutamente l’integrazione dello Stato centrale con le autonomie, anche sulla base di una più chiara ripartizione delle competenze tra i livelli di governo con il perfezionamento della riforma del Titolo V.
Bisogna riordinare i livelli amministrativi e abolire le provincie. Semplificazione e sussidiarietà devono guidarci al fine di promuovere l’efficienza di tutti i livelli amministrativi e di ridurre i costi di funzionamento dello Stato. Questo non significa perseguire una politica di tagli indifferenziati, ma al contrario valorizzare comuni e regioni per rafforzare le loro responsabilità, in un’ottica di alleanza tra il governo e i territori e le autonomie, ordinarie e speciali. Bisogna altresì chiudere rapidamente la partita del Federalismo fiscale, rivedendo il rapporto fiscale tra centro e periferia salvaguardando la centralità dei territori e delle Regioni. Si può anche esplorare il suggerimento del Comitato di Saggi istituito dal Presidente della Repubblica per la eventuale riorganizzazione delle Regioni e dei rapporti tra loro.
Occorre poi riformare la forma di governo, e su questo punto bisogna anche prendere in considerazione scelte coraggiose, rifiutando piccole misure cosmetiche e respingendo i pregiudizi del passato.
La legge elettorale è naturalmente legata alla forma di governo, ma si possono sin da ora delineare gli obiettivi fondamentali. Innanzitutto, dobbiamo qui solennemente assumere l’impegno che quella dello scorso febbraio sia l’ultima consultazione elettorale che si svolge sulla base della legge elettorale vigente. Cambiarla serve non solamente per assicurare la formazione di maggioranze sufficientemente ampie e coese, in grado di garantire governi stabili; ma prima ancora per restituire legittimità al Parlamento ed ai singoli parlamentari. Non possiamo più accettare l’idea di parlamentari di fatto imposti con la stessa presentazione delle candidature, senza che i cittadini abbiano la possibilità di individuare il candidato più meritevole.
Sono certo che le forze politiche siano in grado di trovare delle ottime soluzioni. Permettetemi di esprimere a livello personale che certamente migliore della legge attuale sarebbe almeno il ripristino della legge elettorale precedente.
La nuova Europa
Rappresentare l’intera nazione oggi significa prima di tutto sapere e ribadire che le sorti dell’Italia sono intimamente correlate a quelle dell’Unione europea. Due destini che si uniscono.
Nel 2012 tutti noi abbiamo vinto il premio Nobel anche se forse non ce ne siamo pienamente accorti. L’Unione Europea è stata premiata per un’alchimia politica senza precedenti: la trasformazione delle macerie di un continente di guerra in uno spazio di pace. Allora i nemici decisero di vivere insieme. Dopo insieme abbiamo promosso la democrazia e riunificato il continente dalle ferite della cortina di ferro. Insieme abbiamo dato vita al mercato unico. Insieme abbiamo concepito la cooperazione allo sviluppo, di cui siamo leader al mondo. Insieme ai ragazzi partiti nel 1987 per il primo Erasmus, abbiamo scoperto di avere nuove case e nuove famiglie. E insieme, nella crisi, dobbiamo ripartire da alcune verità, perché della verità non bisogna mai avere paura.
Primo: il Nobel non è alla memoria. L’Europa non è il passato, è il viaggio nel quale ci siamo imbarcati per arrivare nel futuro. L’Europa è lo spazio politico con cui rilanciare la speranza che ha animato la nostra società nella ricostruzione del dopoguerra. È lo spazio politico con cui mettere fine a questa guerra di stereotipi, di sfiducia e di timidezza, mentre la tragedia della disoccupazione giovanile mette un’intera generazione in trincea. L’Europa esiste solo al presente e al futuro, solo se alla storia scritta dai nonni e dai padri si affiancano le azioni dei figli e dei nipoti.
Secondo: l’Europa è il nostro viaggio. La sua storia non è scritta malgrado noi. È scritta da noi. L’orizzonte è europeo, con le università che devono diplomare laureati in grado di lavorare ovunque in Europa, e le imprese che devono inventare prodotti che siano competitivi a livello continentale se non globale. Pensare l’Italia senza l’Europa è la vera limitazione della nostra sovranità, perché porta alla svalutazione più pericolosa, quella di noi stessi. Vivere in questo secolo vuol dire non separare le domande italiane e le risposte europee, nella lotta alla disoccupazione e alla disuguaglianza, nella difesa e nella promozione di tutti i diritti. E soprattutto, l’abbattimento dei muri tra il Nord e il Sud del continente, così come tra il Nord e il Sud dell’Italia.
Terzo: il porto a cui il nostro viaggio è rivolto sono gli Stati Uniti d’Europa e la nostra nave si chiama democrazia. Guardiamo con ammirazione lo sviluppo delle altre nazioni, in particolare in Asia e in Africa, ma non vogliamo sognare i sogni degli altri. Abbiamo il diritto a sogno che si chiama Unione Politica e abbiamo il dovere di renderlo più chiaro. Possiamo avere «più Europa» soltanto con «più democrazia»: con partiti europei, con l’elezione diretta del Presidente della Commissione, con un bilancio coraggioso e concreto come devono essere i sogni che vogliono diventare realtà.
L’Italia vive in un mondo sempre più grande, caratterizzato dall’arrivo sulla scena di nuove potenze emergenti che stanno modificando gli equilibri mondiali. Di fronte a giganti come Cina, India e Brasile, i singoli Stati europei non possono che sviluppare una politica comune per raggiungere la massa critica necessaria ad interagire con questi nuovi attori e influire sui processi globali.
Questo significa un rinnovato impegno per una politica estera e di difesa comuni, tese a rinnovare l’impegno per il consolidamento dell’ordine internazionale, un impegno che vede le nostre Forze Armate in prima linea, con una professionalità e un’abnegazione seconda a nessuno. Lavoreremo per trovare una soluzione equa e rapida alla dolorosa vicenda dei due Fucilieri di Marina trattenuti in India, che ne consenta il legittimo rientro in Italia nel più breve tempo possibile.
L’Italia è saldamente collocata nel campo occidentale, ma la sua posizione geopolitica proiettata verso altre civiltà, la sua cultura abituata al dialogo e la sua economia vocata all’esportazione possono consegnarle un ruolo di ponte tra l’Occidente e le nuove potenze emergenti.
Questo è importante soprattutto nel Mediterraneo, dove il consolidamento delle primavere arabe, la risoluzione politica della crisi in Siria e la prosecuzione del processo di pace in Medio Oriente sono le questioni più urgenti.
Conclusione
In questi giorni ho pensato al personaggio biblico di Davide. Come lui, con lui, siamo nella valle di Elah, in attesa di affrontare Golia.
Nella valle delle nostre paure di fronte a sfide che appaiono gigantesche. Anche la sfida di metterci insieme per affrontarle. Come Davide in quella valle, dobbiamo spogliarci della spada e dell’armatura che in questi anni abbiamo indossato e che ora ci appesantirebbero.
Davide “prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente e li pose nella sua sacca da pastore, nella bisaccia; prese in mano la fionda e si avvicinò a Golia”. Noi, dal “torrente” delle idee sulle quali ci siamo confrontati abbiamo scelto i nostri “ciottoli”, le nostre proposte di programma. La “fionda” l’abbiamo in mano insieme, governo e Parlamento. Ma di Davide ci servono il coraggio e la fiducia. Il coraggio di mettere da parte quella “prudenza politica” che spinge a evitare il confronto con le nostre paure, a rimanere nella valle e, se proprio decidiamo di muoverci, a farlo con indosso l’armatura. Il coraggio di affrontare la sfida liberandoci dell’armatura, forse lo abbiamo trovato. La fiducia è quella che chiediamo al Parlamento e agli italiani.

giovedì 21 marzo 2013

Testo del Discorso augurale di Bartolomeo I, Arcivescovo di Costantinopoli, rivolto a Francesco I

L'Osservatore Romano
«Santità, ci rallegriamo di tutto cuore, in nome del Signore onnipotente, per la vostra elezione ispirata da Dio e per la degna assunzione dei vostri nuovi e alti doveri, quale primo vescovo della venerabile Chiesa dell’antica Roma che presiede nella carità». Così il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, si è rivolto a Papa Francesco nel saluto all’inizio dell’udienza nella Sala Clementina. «Succedete — ha aggiunto — al vostro predecessore Benedetto XVI, uomo mite che si è distinto per la sua conoscenza teologica e la sua carità, il quale con spirito di coraggio ha da poco rassegnato le dimissioni dal suo ministero per motivi di salute e di affaticamento».

Il Patriarca ecumenico ha sottolineato come «il compito e le responsabilità» che attendono il Pontefice siano «enormi davanti a Dio e agli uomini. L’unità delle Chiese cristiane costituisce la prima e la più importante delle nostre preoccupazioni ed è sicuramente uno dei presupposti fondamentali affinché la nostra testimonianza cristiana possa essere credibile agli occhi dei vicini e dei lontani. Per la sua realizzazione è necessario che il dialogo teologico già intrapreso, prosegua, affinché la verità della fede, l’esperienza dei santi e la tradizione comune all’Oriente e all’Occidente del primo Millennio cristiano possano essere insieme comprese e avvicinate in modo comune. È un dialogo — ha auspicato — da proseguire nella carità e nella verità, in spirito di umiltà e di mitezza, e attraverso le armi della verità».

Quindi il Patriarca ha fatto riferimento all’attuale crisi economica mondiale, che «esige in modo imperativo l’organizzazione di un’azione umanitaria, per la quale avete una grande esperienza, Santità, grazie al vostro lungo e apprezzato ministero come buon Samaritano in America Latina, dove avete sperimentato, in qualità di pastore, sicuramente come pochi altri, l’a m a re z z a della sofferenza e della miseria umana. Quelli che hanno di più devono essere stimolati a offrire del proprio in modo spontaneo e con gioia a quelli che non hanno. In questo modo per mezzo della giustizia verrà assicurata la pace, che è la richiesta di tutti gli uomini e l’ardente attesa di tutte le genti e di tutti i popoli». Bartolomeo I ha ricordato che «abbiamo il dovere di nutrire gli affamati, di vestire gli ignudi, di curare i malati, e più in generale di preoccuparci di quelli che si trovano nel bisogno, per essere degni di udire dal Signore: “Venite, benedetti, dal Padre mio, ricevete in eredità il Regno preparato per voi”».


Copertina di un libro di Bartolomeo I
pubblicato in
italiano nella giornata di ieri a cura del
monastero di Bose
Quindi ha evidenziato come «la scelta della semplicità da parte della Vostra amata e onorata Santità» abbia reso e renda evidente il criterio che guida Papa Francesco «nella scelta dell’essenziale. Ciò riempie di speranza i cuori di tutti i vostri fedeli sparsi nel mondo e in generale di tutti gli uomini di speranza, perché — si è detto convinto — questo criterio che guida le vostre scelte troverà una più ampia accoglienza, in modo che la giustizia e la misericordia che rappresentano le esigenze più essenziali della legge abbiano per la Chiesa l’importanza primaria che meritano».«nel corso della storia bi millenaria della vita della Chiesa di Cristo, alcune verità» del Vangelo siano state «distorte e travisate da alcuni gruppi cristiani, con il risultato che oggi in ampi strati delle popolazioni cristiane prevalgono, purtroppo, concezioni mondane. È assai grave e urgente il dovere e l’obbligo da parte di tutti noi, di ricordare a noi stessi, gli uni agli altri, e a tutti, che Dio è disceso dal cielo sulla Terra, si è fatto uomo in Gesù Cristo, affinché vivessimo come cittadini la cui patria è nei cieli. Sì veramente il Signore è Dio e si è manifestato a noi; Lui che dal principio è il creatore dell’universo e governa ogni cosa, si è abbassato fino alla morte e alla morte di croce, per mostrare attraverso la sua resurrezione che è benedetto colui che viene nel nome del Signore, e solo nel suo nome, al servizio dell’intero corpo, affinché tutti siamo una cosa sola e Cristo sia tutto in tutti».
Del resto — ha proseguito — «la Terra è lo spazio in cui esercitiamo la nostra ascesi e realizziamo la nostra incorporazione a Cristo e per mezzo di lui passiamo alla vita eterna.  La Chiesa benedice la vita terrena ma non pone in essa il termine della sua missione. Noi lo sappiamo e lo confessiamo. E per questo noi, pastori e fedeli, percorriamo la via della verità, lavorando in vista delle realtà celesti attraverso quelle terrene. Siamo certi, personalmente e come Patriarcato ecumenico e anche come Chiesa Ortodossa di Cristo diffusa su tutta la terra, che la vostra Santità venerabile e amatissima nel Signore, che ora intraprende con i migliori auspici la corsa del suo ministero storico come Vescovo di Roma, mostrerà un interesse particolare, in collaborazione con tutti gli uomini che hanno la capacità e la volontà di farlo, nel correggere le tendenze mondane, in modo che l’uomo possa ritornare alla sua bellezza originaria: quella della carità». Infine ha assicurato la propria preghiera «con tutto il cuore, insieme con tutti i fedeli cristiani sparsi nel mondo», affinché Papa Francesco «realizzi con successo il suo alto, grave e difficile compito».

E ha concluso rendendo «gloria a Dio che in ogni tempo sceglie coloro che sono degni, affinché camminino in modo degno della sua chiamata e guidino l’umanità a gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

giovedì 28 febbraio 2013

Benedetto XVI: "Ora sono solo un pellegrino"

L'oltima benedizione papale di Benedetto XVI, è stata impartita dalla finestra della residenza di Castel Gandolfo
 BENEDETTO XVI,
"Sono un semplice pellegrino che inizia l'ultima tappa del suo pellegrinaggio sulla terra"
 

FERRUCCIO DE BORTOLI, direttore del Corriere della Sera
Benedetto XVI;  il saluto emozionante di un semplice pellegrino

ENRICO MENTANA, direttore del TgLa7
L'elicottero papale sorvola millenni di vita cattolica, dallo sfarzo di San Pietro ai martirii nel Colosseo, ed è come la fine di una storia

CORRIERE DELLA SERA, giornale
Benedetto XVI:
"Felice di essere con voi: grazie per la vostra amicizia e il vostro affetto"
 "Dalle 8 di stasera sono semplicemente un pellegrino che inizia ultima tappa pellegrinaggio in questa terra"

FABIO FAZIO, conduttore televisivo
L'ultima parola del Papa salutando la folla a Castelgandolfo e' stata "buonanotte". Erano le 17,40 circa... Modestamente lo capisco

Regione Sicilia. Sono stati assunti 512 autisti nel Servizio 118. La Corte dei Conti sostiene che non servivano: clientelismo

Alla base delle assunzioni di 512 autisti-soccorritori delle ambulanze del servizio 118 ci sarebbero state “Logiche clientelari e pressioni lobbystiche”.
A sostenerlo è la Sezione giurisdizionale d'Appello della Corte dei Conti che, nel condannare 17 politici siciliani, membri del governo del governo di Totò Cuffaro e della Commissione Sanità dell’Ars, ha quantificato un danno all'erario di oltre 12 milioni di euro
I magistrati contabili hanno confermato la legittimità della scelta degli amministratori di allora di ampliare il numero delle ambulanze. Ma hanno fortemente censurato il ricorso a 512 nuovi autisti-soccorritori avvenuto senza alcun motivo, senza, cioè, la presenza di fatti o dati oggettivi che comprovassero la necessità di quelle assunzioni.

La condanna investe; Totò Cuffaro, Innocenzo Leontini, Carmelo Lo Monte, Antonio D’Aquino, Francesco Scoma, Francesco Cascio, Fabio Granata, Michele Cimino, Mario Parlavecchio, Giovanni Pistorio e i componenti dell'allora commissione Sanità dell’Ars: Santi Formica, Nino Dina, Giuseppe Basile, David Costa, Giuseppe Arcidiacono, Giancarlo Confalone, Angelo Stefano Moschetto.

Grillo: dateci il governo

" Se proprio Pd e PdL ci tengono alla governabilità possono sempre votare la fiducia al primo Governo M5S"

Così si è espresso  Beppe Grillo oggi pomeriggio, rinviando a interventi sul tema delle fiducia sul suo blog.

Riprende così l'intervento di leader politici sul tema del prossimo governo e sulla fiducia dopo che ieri lo stesso Grillo aveva affermato che il suo movimento non sarebbe stato disponibile a votare la fiducia a governi retti dal Pd.
L'ultima uscita di Grillo in un certo senso riprende l'ipotesi del sindaco di Bari di far decidere al M5S chi debba guidare il governo.

Bersani, Berlusconi, Grillo ... il potere li rende a-normali

La gente che pensa che la politica sia un servizio
La logica dei cittadini normali, di quelli che lavorano, pagano le tasse e sperano in un futuro diverso è molto, ma molto, lontana da quella dei politici politicanti.
In un quadro parlamentare come quello uscito fuori dalla consultazione di domenica scorsa chiunque, qualunque persona di buon senso, penserebbe: “per amor di patria mettiamo da parte ogni contrasto, facciamo un programma condiviso di pulizia della casa, sistemiamo le cose essenziali e presentiamoci dignitosamente all’esterno mostrando le migliori dotazioni di competenza ed onestà di cui disponiamo”.
 
La gente che pensa che la politica sia supremazia
I politici politicanti invece ragionano: “Hai avuto più voti, ebbene, arrangiati ! Non ce la fai ? mors tua vita mea”.  Oppure: “Se io ti aiuto ad uscire dalle difficoltà, a te che sei rosso (o bianco, o celeste) rischio di perdere il mio elettorato che ha votato non per me, ma contro di te”.
Oppure ancora: “Io mettermi con te ? ma sei impazzito. Io sono una cosa nuova, non posso contaminarmi con te che sei fradicio per le tante stagioni che hai attraversato. Io starò ad aspettare che tu crolli; poi arriverò io e reggerò tutto da solo”. Oppure "Bene, tu non riesci a tirare la barca da solo. Io sono quà, sono pronto ad aiutarti nell'interesse di tutti, però non posso sfigurare agli occhi della gente e quindi devo sedermi in un posto di primissima fila, come se ad avere vinto non sei stato tu ma io".
In questo contesto di logiche malate, il Paese, l’Italia affonda. No, ad affondare siamo noi che ai politici politicanti, vecchi e nuovi, abbiamo dato il voto.

La liturgia pontificale bizantina (n.5)

Valori spirituali sono certamente l’occuparsi della Scienza, dell’Arte, della Filosofia ... tutti valori permanenti, eterni.
Per i cristiani la vita spirituale ha un significato ancora più specifico. E’ “spirituale” chi è abitato dallo Spirito Santo. La vita spirituale è in senso cristiano vita nello Spirito e con lo Spirito Santo,
 
“perché l’amore di Dio è stato riversato nei vostri
cuori  per mezzo dello Spirito Santo
che ci è stato dato” (Rm. 5,5)
 
Nella Chiesa romana si individua nell’uomo il corpo e l’anima, quest’ultima interpretata come la parte eterna dell’uomo.
Nella Chiesa bizantina nell’uomo si distingue il corpo, l’anima e lo spirito. Lo spirito viene interpretato come l’anima dell’anima e viene paragonato all’acqua. L’acqua è usata da animali ed erbe, arriva giù come pioggia ed è sempre della medesima composizione, ma produce effetti differenti  su animali e piante, e nelle stesse piante assume sfaccettature varie. Col giglio diventa bianca, con la rosa rossa.
Lo Spirito Santo pur essendo uno, sempre lo stesso, assume grazie, qualità differenti in ciascun uomo.
 
Così come una immagine è perfetta quando tutte le linee esprimono l’idea che si vorrebbe, anche l’uomo nel corso della vita deve unire tutti gli elementi di cui dispone, tutti penetrati dallo Spirito Santo, per conseguire l’armonizzazione completa fra corpo, intelligenza, volontà, sentimenti.
L’uomo spiritualizzato, che ha raggiunto l’armonizzazione ottimale delle risorse a disposizione, contribuisce all’umanizzazione-divinizzazione dell’ambiente che lo circonda.
In lui e con lui si assiste in pratica alla fioritura di tutti i valori umani.
Il risultato è l’armonia perfetta di tutte le tendenze, degli atteggiamenti, dei pensieri, dei desideri, delle intenzioni, degli umori, della gioia. E’ il paradiso.
 
Nessuno vede lo Spirito. Esso è Dio e pertanto invisibile, però se esso è in taluno che ci è vicino lo riconosciamo attraverso i segni.
Cristo ha promesso lo spirito a tutti i cristiani, tutti sono quindi chiamati alla perfezione.
Esiste comunque un segno infallibile della presenza in un uomo dello spirito ed è quando questi esterna la carità, quando non è “egoista”, mostra solidarietà, vicinanza, cura verso il vicino.
Cristo disse che i suoi discepoli saranno conosciuti per le strade del mondo dall’assenza in loro dell’egoismo.
“se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi la carità, sono come un bronzo
che risuona o un cembalo che tintinna” (1 Cor. 13,1).
 
La carità massima la si coglie, secondo la Chiesa, nei martiri, capaci di donare la vita pur di mantenere la perfezione raggiunta, l’armonia impeccabile degli elementi che stanno con la persona umana grazie allo Spirito Santo.
La Chiesa -che abbiamo già detto- viene nel mondo di cultura bizantina assimilata ad un Ospedale,  che  funzione, che missione, possiede ? quella di bandire dall'uomo l’egoismo e mostrare la bellezza della carità. Dio è carità, è amore. Mostrare Dio è compito della Chiesa.
Dio non è quindi colui che con severità giudica e manda all’inferno. Come purtroppo ci dicevano da ragazzi nel catechismo. E’ il padre di tutti, e se lui è Padre significa che tutti gli uomini sono fratelli.
Perché allora essere egoisti con i propri fratelli ?
La Liturgia ha un senso, ha una logica, non si racchiude solo nei canti, nell’incenso, nei gesti, nei simboli, nell’omelia, essa è nel messaggio complessivo che trasmette, nel disegno che il Padre ha svolto per recuperare l’uomo malato di egoismo.
E se lui, Dio, colui che ci cerca in modo spasmodico è Padre, tutto ciò è segno che noi siamo fratelli fra noi.
LEGGERE:
La liturgia pontificale bizantina. (n. 1)
La liturgia pontificale bizantina (n. 2)
La liturgia pontificale bizantina (n. 3)
Per cogliere quanto scriviamo, certo, serve la Fede. Questo è l’anno della Fede, conviene provare a capire.

Chi è ?

Gea Schirò Planeta
(eletta alla Camera dei Deputati nella lista Scelta civica).
E' nata a Palermo nel 1963, dove si è laureata in filosofia. Imprenditrice della casa vinicola Planeta.
Nel periodo successivo alle guerre nell'ex Jugoslavia ha svolto attività di volontariato in quelle terre martoriate.
Nel 2008 ha fondato la casa editrice Gea Schirò, con la quale ha vinto il premio Grinzane Villa Hanbury.
Nel 2003 è stata candidata come assessore alla Cultura della Provincia di Agrigento per il centrosinistra.
Per i cittadini di Contessa Entellina è e resta la figlia di Luca Schirò e la nipote della signorina Pia Schirò, già sindaco.

Rosario Crocetta. Finora ha interpretato i sentimenti popolari: perchè adesso vuole salvare l'ente più inutile d'Italia ? la proivincia

I compiti delle province passino parte
alla Regione e parte ai Comuni
 
L’ex assessore regionale all’Economia Gaetano Armao, ha proposto ricorso al Tar-Sicilia di Palermo per l’annullamento, previa sospensione, della delibera della Giunta regionale n. 43/2013 con cui vengono indette le elezioni per il 26-27 maggio prossimo “prescindendo del tutto – si legge nel comunicato – dai necessari interventi di contenimento dei costi e riordino delle Province.
In pratica il giurista siciliano dice: in assenza di una riduzione dei costi e della riforma delle Province regionali come si fa ulteriormente ad indire la consultazione provinciale in Sicilia come se nulla fosse accaduto in questi ultimi mesi in materia di sperperi pubblici ?.
Per la verità all'Assemblea Regionale è già prevista la trattazione della riforma in materia di Province, tuttavia non è legittimo che  corrà già il tempo fissato dal Governo regionale per le imminenti elezioni provinciali, con l’assai probabile obiettivo di rendere la riduzione dei costi e la riforma, una volta approvate dall’assemblea, applicabili solo nella successiva consiliatura.
 
Secondo l'avv. Armao, “è chiaro, a questo punto, che non si arriverà per tempo all’obiettivo fissato dalla legge regionale 14/2012 che impone, prima della indizione delle elezioni provinciali, un risparmio di almeno il 20% dei costi, né a dare attuazione alle riforme statali che prevedono un drastico ridimensionamento delle Province”.
“Si propone ricorso con l’obiettivo di bloccare l’illegittimo e costoso rinnovo delle Province regionali sino al varo di una riforma coerente con le previsioni dello Statuto regionale che istituisca i liberi consorzi e ne riduca i costi” si legge a conclusione del comunicato.
 
Ma Crocetta, che finora ha assecondato i desideri del Movimento5Stelle su più fronti, ha finora frustrato la richiesta grillina intesa ad abolire le province.
Che le province non servano, se non per distribuire indennità ai politicanti ed altissime retribuzioni ai loro amici burocrati, lo possiamo attestare noi cittadini del territorio di Contessa Entellina che ci serviamo di una viabilità che definire vergognosa è poco, è esaltante.

Trivellazioni nella Valle del Belice. Tutti si preoccupano della devastazione e dell'inquinamento ma a Contessa Entellinsa pare che il problema non sussista

Memoria per chi ignora
Il fiume Belice, in territorio di Contessa Entellina
Il 10 ottobre scorso l'Ufficio Regionale per gli idrocarburi e la geotermia (urig) ha dato il via libera ad una societa' di diritto privato, la Enel Longanesi, per la ricerca di idrocarburi nella Valle del Belice, in una area di oltre 600 Kmq. nella quale ricadono i territori di tre province regionali: Agrigento, Palermo, Trapani.
Le amministrazioni comunali ed i cittadini sono stati informati dell'iniziativa (Progetto Masseria Frisella) con avviso pubblico  il 15 giugno 2012 mediante inserzioni apparse su alcuni quotidiani e negli albi pretori. Tante Amministrazioni Comunali che insistono sulla estesissima area inclusa nelle attivita' di perforazione hanno attivato le procedure di opposizione al provvedimento autorizzatorio. Fra queste, ovviamente e' inutile tentare di rinvenire la dormiente e "pensionata" amministrazione di Contessa Entellina. Sergio Parrino preferisce occuparsi infatti di distribuzione di viveri agea, magari a Palazzo Adriano, piuttosto che di salvaguardare il vastissimo territorio comunale.
La contrarieta' dei sindaci della Valle (con l'esclusione di Sergio Parrino) e' stata fondata su questi fattori:
- l'alto rischio sismico,
- la presenza del bacino idrografico del fiume Belice,
- le aree di eccellenza per la produzione agricola e zootecnica
- le zone soggette a vincolo paesaggistico e culturale (Entella).
L'attivita' di ricerca della Enel Longanesi consisterebbe nella perforazione del sottosuolo sino a 3.500 metri di profondita' per la realizzazione, in 42 mesi, di un pozzo esplorativo, evidenziando una azione di aggressione violenta al territorio che da questa aggressione -con le trivelle- potrebbe vedere intaccato il proprio delicato equilibrio, morfologicamente fragile.
I sindaci della Valle, con la singolare assenza di quello di Contessa Entellina, nelle controdeduzioni al provvedimento autorizzatorio hanno messo in evidenza anche i rischi per la salute dei cittadini ed hanno insistito per una verifica della documentazione tecnica prodotta da Enel Longanesi. Mancherebbe infatti un programma preliminare di perforazione, la tipologia dell'impiantistica da usare e l'analisi dei dati economici (che invece a dire dell'Urig sarebbero coperti da riservatezza).
Parecchi parlamentari dell'Assemblea Regionale hanno accolto le preoccupazioni dei Sindaci e dei Comitati spontanei sorti un po' ovunque ed hanno presentato mozioni ed interrogazioni che verosimilmente saranno trattate nella sessione di lavori che avra' inizio oggi pomeriggio.
L'obiettivo e' quello della revoca dell'autorizzazione rilasciata il 10 ottobre scorso ed in ogni caso di conoscere i dati tecnico-economici che sarebbero stati posti alla base del rilascio; non per nulla negli atti ispettivi dei parlamentari si insiste sull'intero spettro di normative sulla trasparenza. Fra l'altro non sarebbe stato nominato  o comunque reso pubblico il nominativo del responsabile del procedimento e ai comuni e' stato trasmesso semplicemente l'avviso del 16.06.2012 senza gli allegati, non sarebbe stata resa nota la data di cessazione del procedimento.
La relazione geologica allegata al progetto non attesta peraltro l'iscrizione dell'estensore all'Ordine professionale.


Quadro conoscitivo
- Competenza amministrativa in materia di perforazioni: Regione Sicilia (l.r. 3 luglio 2000, n. 14)
- Enel Longanesi Developments srl presenta l'istanza il 24agosto 2011
- denominazione del progetto: Masseria Frisella
- estenzione dell'area interessata Kmq. 681,66
- Comuni interessati: Contessa Entellina, Corleone, Monreale, Partinico, Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirello, San Giuseppe Jato, Bisacquino, Campofiorito, Camporeale, Montevago, Santa Margherita Belice, Alcamo, Gibellina, Poggioreale, Salaparuta.
- Aree da degradare: zone di protezione europea, zone archeologiche, terme di notorio pregio (su cui finora si sono concessi ingenti investimenti con denaro pubblico), zone con impianti eolici e fotovoltaici,
- avviso al pubblico: 15 giugno 2012
- data rilascio autorizzazione: nonostante numerose opposizioni presentate il provvedimento di via libera porta la data del 10 ottobre 2012.

Hanno detto ... ...

 
BENEDETTO XVI, papa
1) Vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiano, di essere amato da Dio che ha dato suo Figlio per noi.
2) Vedo la Chiesa viva! La Chiesa non è mia, non è nostra, ma è del Signore, che non la lascia affondare; è Lui che la conduce...
3) e' stata una scelta difficile. Ma io non lascio la Croce.


FRANCO PIZZETTI, giurista
Qualcuno spieghi ai leaders di Centro-Sinistra che ogni loro dichiarazione rivolta a M5S ora serve solo a dare spazio a prevedibilissime risposte di Grillo.
SILVIO BERLUSCONI, leader centrodestra
Nessuna forza politica responsabile puo' ignorare il valore della governabilita'.

ANTONIO POLITO, editorialista del Corriere della Sera
1) E' un segno dei tempi il fatto che Berlusconi sembri l'unico con la testa sulle spalle.
2) Ma voi lo vedete Vendola che detta le sue condizioni dall'alto del suo 3%
3) Celentano in una intervista dice che l'Ilva di Taranto e' un inceneritore.
4) Vendola ha gia' mollato Bersani per inseguire il nuovo "sol dell'avvenire".


DON ANDREA GALLO, sacerdote di strada
La cena delle beffe. Il Pd esulta: abbiamo vinto, ma i conti (i numeri) non tornano.

   
BIAGIO MARZO, politico e giornalista
La farina di Grillo non e' doppio zero, ma tramite il Grande Vecchio e' la farina del diavolo

BEPPE GRILLO, leader Movimento5Stelle
1) "Bersani farà un patto con il Pdl di Silvio Berlusconi per formare un governo”,
2) il governo durerà un anno al massimo e poi ci saranno nuove elezioni”.
3) “E ancora una volta, nelle urne, il Movimento 5 Stelle, cambierà il mondo”, 4) ”Oggi in Italia, ciò che accadrà è già accaduto in passato. La destra e la sinistra si uniranno e governeranno un Paese di macerie, del quale loro sono responsabili”.
   5) ”Noi non stiamo alla finestra: entriamo. Ma inciuci, inciucietti e accordi non ne faremo. Ci accorderemo solo sulle idee, che devono essere condivise con il nostro programma. Non c’è altra alternativa per noi”
6) .”Devono andare a casa e se non ora ci andranno entro un anno massimo”.


ELVIRA TERRANOVA, giornalista
Comunque la neo senatrice Blundo del M5S che non sa quanti siano i senatori e i deputati, ma vuole dimezzare il loro numero, e' esilarante.

GIANNI RIOTTA, giornalista
Patetiche moine da sinistra a Beppe Grillo. Lo sottovalutano, li fara' pietire poi li manda al diavolo. Meglio dirgli: ok tu che proponi ora ?
ENRICO MENTANA, giornalista
1) Giuliano Monti va bene a tutti perche' e' come un palo sotto il ole di mezzogiorno, non fa ombra a nessuno.
2) l'avance di D'Alema: presidenza della Camera a M5S, presidenza del Senato a Berlusconi, governo a Pd, non necessariamente Bersani.


THE GUARDIAN, giornale inglese
Noi inglesi potremmo prendere con sufficenza il successo di Grillo ma potrebbe essere solo questione di tempo l'ingresso degli attori in politica
EL PAIS, giornale spagnolo
Allarme della Germania sul "rischio infezione" finanziario dell'Italia al resto dell'Europa.


WOLFGANG SCHAUBLE, ministro tedesco delle finanze
1)Con l'incertezza politica in Italia c'e' il pericolo di contagio sui mercati. E' gia' successo con la Grecia. I politici italiani creino in fretta un governo stabile.
2) Anche la Francia deve fare di più. Il presidente Hollande lo sa, e lo sa anche Pierre Moscovici.


MASSIMO D'ALEMA, figura di spicco del Pd
1) «La situazione dell'Italia era già grave prima, ma questo voto rischia di approfondire la crisi e renderla drammaticamente irreversibile, come si vede anche dalla prima sia pur contrastata reazione dei mercati finanziari. Viceversa, potrebbe rappresentare l'occasione per una svolta positiva».
«Nel senso che forze che si sono aspramente contrapposte potrebbero assumere una comune responsabilità e farlo in modo nuovo rispetto alla politica tradizionale».
2) «Non posso dire di essere tra quelli che sono stati presi di sorpresa. Non è stata colta la drammaticità della frattura tra cittadini e sistema politico che è emersa nel corso della campagna elettorale e che certamente viene da lontano».
3) «Si è pensato che i grillini pescassero solo a destra e questo è stato vero, in una certa misura, almeno all'inizio; ma poi a un certo punto una parte dell'elettorato del centrosinistra si è volto in quella direzione, tant'è che il voto per Grillo ha in parte prosciugato Sel e ha colpito fortemente noi per diverse ragioni: forse più per angoscia sociale nel Mezzogiorno e più per protesta contro la politica tradizionale nel resto del Paese. La spinta al cambiamento è stata per lo più intercettata dal Movimento 5 Stelle: è un dato con cui dobbiamo fare i conti».
IL GIORNALE, quotidiano berlusconiano
I quotidiani di centrodestra approfittano dell'incertezza sulla formazione del governo e sugli insulti di Grillo a Bersani per attaccare il Pd e il suo segretario. "Bersani molestatore", titola il Giornale. Il sommario riassume: "Altro che fiducia, i Cinque stelle escludono l'alleanza con la sinistra. Berlusconi: "serve governabilità. La Germania insulta gli elettori italiani. E finalmente Napolitano ci difende". Scrive Salvatore Tramontano: "Grillo non parla, Grillo scrive un vaffa a Bersani che non lascia spazio ad ambiguità. Bersani per Grillo è uno stalker, è un rompiscatole che molesta i cittadini a 5 stelle, è un morto che cammina, è il passato che non si arrende, è un signore disorientato che continua a muoversi con una logica politica che Grillo non riconosce, non capisce, non vuole sentire. E' arroganza, è scarsa lungimiranza, è la prova che ai vertici del Pd non ci stanno capendo nulla. E' più furbo da questo punto di vista Vendola. Nichi ha detto a Bersani: attento che Grillo spera in un accordo Pd-Pdl, perché in questo modo alle prossime elezioni fa il pieno. Non è sbagliato. Bersani sa che vincere male è una disgrazia. La barra del timone è nelle sue mani, ma non sa come usarla. Ogni volta che si muove prende uno scoglio in faccia. E' una situazione alla Schettino e purtroppo non c'è nulla da ridere. Bersani non ha ancora capito che la sua logica politica non funziona più. Era convinto che alla fine un accordo con Grillo si potesse fare. Solo che è partito già sbagliando le parole, con la solita presunzione della sinistra ha detto a Grillo che avrebbe fatto lo scouting dei suoi parlamentari, che è come dire: vediamo quelli che ci piacciono e ce li compriamo".

IL FATTO QUOTIDIANO, giornale
Il titolo del Fatto riassume gli scenari possibili nel dopo elezioni. Come peraltro fanno oggi i quotidiani di centrodestra, anche il giornale diretto da Antonio Padellaro mette in evidenza le difficoltà del segretario Pd: "Bersani allo sbaraglio. O con Grillo o si rivota", è il titolo in prima pagina infatti. Subito sopo qualche dettaglio: "Al portavoce del M5S che lo invita a dimettersi perché è 'un morto che cammina' il segretario del Pd replica: 'Venga a dirlo in Parlamento'. E a chi fra i suoi, nello stato maggiore democratico, spinge per un governissimo risponde: niente inciuci, meglio le urne. Berlusconi si fa avanti e in cambio della fiducia chiede la presidenza del Senato".
MARIASTELLA GELMINI, gia' ministro
Trovo riduttivo dire che Beppe Grillo e' un clown, e' un grande comunicatore e vi sta prendendo tutti in giro, a voi giornalisti.