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mercoledì 22 settembre 2010

Perchè non dobbiamo conoscere le ragioni del trasferimento di papas Nicola ?

  Non c'è alcun dubbio che il filone "ecclesiastico" sia quello preferito da questo blog, dai frequentatori di questo blog. I lettori infatti ogni volta che ci occupiamo della vita civica fanno una risatina e sentono immediatamente un male allo stomaco. La politica, la vita amministrativa dei nostri enti locali ormai rasenta il ridicolo (dalla Regione al più speduto paesino dell'entroterra).
  La problematica da noi da qualche tempo seguita, che origina dalla "Teologia delle porte chiuse" ideata da un sacerdote locale, invece suscita interesse e curiosità. Nessuno ci scrive per chiederci di trattare letteratura, cinema, vita civica; tutti ci chiedono di sapere:
1) quali siano le ragioni del trasferimento di papas Nicola,  
2) perchè il Teologo continua a stare nella Chiesa della Favara,
3) perchè l'Eparchia è stata "commissariata" regnando mons. Sotir Ferrara,
4) perchè (questa è l'ultima curiosità pervenutaci oggi) il papa Benedetto XVI nel suo viaggio in Sicilia non viene anche nell'Eparchia di Piana degli Albanesi,
5) perchè .... perchè ... su temi organizzativi della realtà greco-bizantina di Sicilia.
   E' evidente che noi scriviamo delle cose che riusciamo a conoscere. La gran parte delle problematiche 'aperte' sono invece, purtroppo, velate ai nostri occhi. Saremmo felici se l'Eparchia curasse le pubbliche relazioni e spiegasse direttamente il tutto dei perchè della gente.
 Riteniamo noi che se venissero fuori una serie di comunicati pubblicati sul sito informatico dell'Eparchia il nostro blog perderebbe gran parte dell'attenzione che in questa fase storica invece raccoglie.
Però la trasparenza delle diocesi lo si ha nel Nord Italia, in Europa Occidentale, non qui da noi.

COME E' ANDATA L'ULTIMA VISITA A PIANA DEGLI ALBANESI DI MONS. TAMBURRINO ?
Mons. Tamburrino ha già lasciato Piana degli Albanesi. Non ha ritenuto di dare, anche con un semplice comunicato, risposta alle petizioni e alle sottoscrizioni affinchè papas Nicola ritorni al ruolo di parroco di Contessa Entellina.
Ci risulta inoltre che non abbia voluto fissare alcun appuntamento per incontrare delegazioni di laici di Contessa Entellina.
Tornerà ancora a Piana degli Albanesi perchè qui i problemi non mancano:
a) problematica della figura del "Vicario",
b) situazione della parrocchia della Favara, a Contessa Entellina, dove ancora il piano di rotazione dei parroci stenta a trovare attuazione.
c) decine di altre questioni finora da noi non affrontate.

Venerdì riapre alla grande il Consiglio Comunale: il sindaco ha molte proposte da sottoporre

   Venerdì alle 18,oo, a distanza di quattro mesi, è prevista la convocazione di una nuova sessione del Consiglio Comunale. Come si ricorderà nell'ultima memorabile seduta Sergio Parrino (nel pieno della crisi scoppiata sui "precari" della Regione Sicilia) dichiarò che gli oltre 40 precari di cui dispone il Comune di Contessa Entellina non gli bastavano e pertanto si impegnava a chiamarne altre due unità da far venire da altri comuni della zona.
 L'ordine del giorno è di colore grigio, nel senso che non riporta nulla rispetto alle grandi necessità del paese: emigrazione continua, giovani privi di prospettive, carenza igienico sanitaria con le erbacce che invadono le strade, agricoltura e commercio locali in agonia, servizi comunali ingestibili in mancanza di progetti di crescita civile-culturale.
   Alcuni avevano riposto grandi speranze nel viaggio in Lituania del sindaco (assieme ad altro sindaco dell'Unione Besa), ma pare che i famosi "protocolli" ed "accordi" siglati a quelle latitudini siano andati smarriti assieme alla valigetta che li conteneva. Ragione per cui in Consiglio si discuterà se la stanza assegnata al Presidente del Consiglio debba o meno essere usata anche dal Vice Presidente o se non sia opportuno mettere a regime la stanza che fu dell'assessore Musacchia, attualmente adibita a deposito di generi alimentari ( !!).
E' proprio vero la sindacatura di Sergio Parrino si caratterizza per l'ampio respiro delle tematiche affrontate.
   All'ordine del giorno è dato leggere anche "Variazione di Bilancio"; si tratta di un fascicoletto ripieno di numeri  su cui Sindaco e Vice Sindaco hanno lavorato per tutta l'estate con sessioni mattutine e pomeridiane ed alla fine sono riusciti a stendere un elaborato che ha riscosso il plauso generale del Consiglio Comunale, al punto che sono stati presentati, a grande velocità, emendamenti sia dalle file della "ex-maggioranza" che dall'opposizione. Per Sindaco e Vice Sindaco si è trattato di un grande successo !
Non c'è alcun dubbio che il sindaco del 37% dei consensi è indicato ad oggi, se si votasse, all'0,000%. 
Torneremo sulla seduta di venerdì per commentare qualche punto iscritto all'ordine del giorno.

Ma la Santa Sede ha cambiato atteggiamento nei confronti dei greco-bizantini d'Italia ?

La Paraklisis della Madonna di Nicola Graffagnini

Se volessi tirare un bilancio delle mie vacanze paesane del mese di Agosto …potrei iniziare subito a raccontarvi delle mie Domeniche con la Messa greca ritrovata intatta, ogni anno , così come me la ricordo fin da bambino perché facevo il chierichetto a Papas Janni Di Maggio, e poi da Seminarista.
E racconto agli amici, quando ritorno a Palermo, che a Contessa l’esperienza della messa è del tutto particolare, intanto Papas Nicolino ha tirato su un bel coro di ragazzi e ragazze che ci credono nel canto bizantino e nella musica e la liturgia bizantina diventa qualcosa di impagabile, ma non solo, la figura di Papas Nicolino con quel suo atteggiamento pro-sociale, sempre aperto all’ascolto e col sorriso sempre pronto sulle labbra, mi ricorda quella del mio amato Parroco Papas Janni Di Maggio (ho saputo con sommo piacere che c’è il progetto di traslare la salma presso la chiesa greca …cercherò di tenermi informato… ).
La predica poi è sempre aderente al Vangelo del giorno con buoni passaggi biblici o della realtà quotidiana. E’ una predica che non stanca, anzi alla fine ne puoi trarre conferma che hai compreso parola per parola ed esserti arricchito di una lettura originale del vangelo.
Per questo quando gli amici, a Palermo mi chiedono notizie più precise dei fatti dell’Agosto 2010 e cioè del trasferimento di Papas Nicolino, dopo 26 anni di generoso e fattivo apostolato in paese, io resto senza parole e cerco dentro di me le motivazioni di un tale duro provvedimento che penalizza innanzitutto la famiglia del Papas (che io conosco bene perché siamo vicini di casa in Via Pietro Nenni) e poi i suoi alunni di Scuola media e i parrocchiani tutti specialmente i più bisognosi, i giovani artisti dell’Associazione teatrale e del gruppo folcloristico albanese.
Al termine della mia breve ricerca, prima di rispondere, realizzo che non vi è nulla di nascosto in questa vicenda, perché tutto è stato vissuto alla luce del sole, sul sagrato della Chiesa della Madonna della Favara.
La difesa strenua della tradizione plurisecolare della Paraclisis è al centro di tutta la questione, per questo alla Comunità albanese sembra del tutto semplice la ricerca della verità e della giustizia per il Vescovo che la voglia ricercare e se… le parole hanno ancora un senso il contrario, …..ossia …. ciò che è avvenuto …… a tutti è sembrato una grande ingiustizia e quindi una “inspiegabile” inversione di tendenza della Santa Sede che ha sempre considerato le nostre Comunità di rito greco-bizantino un ponte di dialogo verso le Chiese d’Oriente.
Padre Ermanno Toniolo, dell’Ordine dei Servi di Maria, nel corso di una intervista a Radio Vaticana informa che “A Roma nella Basilica di S.Maria in Via Lata, ogni giorno fino al 14 Agosto viene officiata la Paraclisis, con preghiere e canti bizantini tradotti in lingua italiana. Sono ormai trenta anni che la Quindicina dell’Assunta e la Paraclisis, il rito antico di supplice invocazione alla Madre di Dio, al quale il Papa Giovanni Paolo II° ha perfino concesso l’indulgenza plenaria, che si svolgono nella Basilica in comunione con le Chiese d’Oriente……è noto che Papa Benedetto XVI° sogna l’unità delle Chiese d’Oriente”.
Nel corso di una visita alla Congregazione Orientale nel 2007, Papa Benedetto XVI ha raccontato di aver intrapreso, sulla scia dei suoi predecessori, un pellegrinaggio ideale
verso “il cuore dell’Oriente”, per questo ha assunto il nome di un Papa : Benedetto XV° che circa 90 anni fa istituiva la “Sacra Congregazione per le Chiese Orientali”.
E’ dunque notorio a …tutto il mondo che il mese di Agosto è il mese mariano per antonomasia della Chiesa Bizantina e delle altre Chiese d’Oriente e dal momento che la questione dibattuta è la celebrazione del rito della Paraclisis sul “sagrato della nostra Chiesa” , non si percepisce a maggior ragione il senso della decisione Vescovile e del Delegato Pontificio.
Al Delegato Pontificio, Mons. Tamburrino mi permetto di ricordare il contributo della piccola Comunità albanese di Contessa alla causa dell’ecumenismo.
Sotto il Pontificato di Leone XIII, l’Abbazia di Grottaferrata fu oggetto di “speciali attenzioni” per il ripristino del rito e della disciplina monastica orientale.
Fu il Pontefice in persona, Leone XIII a richiedere il 4.10.1882 alle Comunità albanesi meridionali l’invio di giovani seminaristi all’Abbazia greca.
( Sito dell’Abbazia di Grottaferrata )
L’invito papale venne raccolto nel 1883 da un gruppo di giovani delle Comunità albanesi di Contessa Entellina: - Sofronio Gassisi, Cosma Buccola, Lorenzo Tardo e di Piana degli Albanesi: Basilio Norcia, Gregorio Stassi, Efrem Leggio e La Piana .
Questi giovani sostituirono la vecchia guardia latina e diventarono notevoli figure di paleografi e liturgisti e principali collaboratori del periodico : “ Roma e l’Oriente”( 1904-1921). Le figure di Sofronio Gassisi (fratello di mio nonno materno Gaspare), Cosma Buccola, Lorenzo Tardo e il loro impegno religioso e culturale vanno inquadrati nel contesto di un ruolo ecumenico che la Santa Sede attribuisce alla nuova Badia, per affidare loro un ruolo di mediazione e di contatto fra le due Chiese, la Romana e l’Orientale Ortodossa.
Mi ricordo, come se fosse ieri, la visita a Grottaferrata nel 1960 di Papa Giovanni XXIII, “il papa buono” come lo chiamavamo, erano gli anni del Concilio Ecumenico e ogni Domenica andavamo a S.Pietro.
Quel giorno, il Papa volle conoscere tutti i seminaristi, uno per uno, mi ricordo che mi mise la mano sul capo con mia grande emozione e poi si pranzò insieme nell’immenso refettorio con i Patriarchi Orientali presenti al Concilio, mi ricordo ancora della figura ieratica del cardinale Agagianan, Prefetto della Congregazione Orientale che molto spesso veniva in Abbazia per incontrarsi con qualche Patriarca Orientale.
Oggi non conosco i Padri che compongono l’attuale Congregazione Orientale, ma conosco la storia della Chiesa che è andata sempre avanti riconoscendo con coraggio gli errori del passato, vedi il Pontificato di Papa Giovanni Paolo, vedi la recente coraggiosa visita del Papa Benedetto XVI in Inghilterra che alla fine viene da tutti commentata, riconoscendo l’aperturismo della Chiesa di Roma verso le altre Chiese.
Ciò che in questi giorni di settembre leggo sui blog delle comunità albanesi d’Italia, sono invece notizie relative alle Diocesi di Piana degli Albanesi e di Lungro e all’Abbazia di Grottaferrata, poste sotto Commissariamento, sembrano iniziative di discontinuità dalla tradizione di protezione secolare della Santa Sede verso le minoranze linguistiche e religiose dei paesi albanesi d’Italia.
Vorrei tanto sbagliarmi sulla lettura della questione e nutro la speranza che fosse proprio S.E. Mons. Tamburrino a dimostrare che alla fine la ricerca della verità quando è paziente e scevra da personalismi diventa trasparente e giusta perché è semplice da ricercare, per questo io prego e confido con tutta la Comunità albanese di Contessa nel riesame del trasferimento del nostro carissimo parroco, Papas Nicolino Cuccia, con la speranza che la meditata decisione contribuisca al ripristino dell’ordinato sviluppo religioso e civile della nostra Comunità albanese di Contessa Entellina.
Nicola Graffagnini

martedì 21 settembre 2010

Tempo di dettare le disposizioni e il delegato pontificio torna a Roma

Sede Vescovile di Piana degli Albanesi
   Mons. Tamburrino non si ferma in Sicilia. E' arrivato ieri e già domani sarà di partenza per Roma. In cosa sia servita questa puntata a Piana degli Albanesi non è dato sapere. Ha incontrato stamane papas Sepa Borzì, unico dei parroci inseriti nel piano di rotazione ad essere stato convocato.
Si sa che esiste una problematica inerente la figura del "Vicario" eparchiale, fino a qualche settimana fà (secondo alcuni fino ad oggi) ricoperta da papas Antonino Paratore. E' probabile che vengano fuori entro domani precisazioni intorno a questo ruolo della gerarchia interna all'Eparchia.
   Resta ancora senza risposta l'attesa dell'intera comunità contessiota circa il rientro nel ruolo di parroco di papas Nicola. Ma come si sa la Chiesa non è una democrazia e quindi non è detto che la risposta arrivi entro domani. Ma si sa anche che non è detto che il grege, privo di veri paterni pastori, sia soddisfatto di quanto finora operato ai suoi danni.

La gente confida oltre che nella giustizia divina anche in quella terrena

 Mons. Tamburrino è già nell'esercizio delle funzioni di "delegato pontificio" a Piana degli Albanesi. La mattinata pare sia fitta di impegni fra colloqui con mons. Sotir Ferrara e ricevimenti di taluno dei parroci trasferiti.
  Per vie non ufficiali sappiamo che sono previste in giornata delegazioni di "contessioti" dell'uno e dell'altro rito che chiederanno di parlare con i due "prelati".
   Per questo blog, che ha seguito la vicenda di Contessa Entellina e alla cui origine stanno
1) porte che si aprono, come per miracolo, senza chiave,
2) incremento del mercato del religioso, ossia aggiunzione in contemporanea di una Via Crucis al canto della Resurrezione del Lazzaro,
3) applicazione senza imprimatur alcuno della "Teologia delle porte chiuse" nell'agosto 2009,
non esiste dubbio alcuno sulle ingiustizie e sulla alterazione della "verità" (con la "v" minuscola) finora compiute. Lo diciamo per l'ultima volta: l'intera comunità "contessiota" non ha ancora capito di cosa sia responsabile Papas Nicola Cuccia per meritare lo sradicamento dall'ambiente tanto amorevolmente coltivato, nonostante l'assenza e la distrazione di chi avrebbe dovuto paternamente sorvegliare che i lupi non si inserissero nel mezzo del grege.
  Confidiamo che le centinaia di firme raccolte, che le decine di petizioni individuali e dell'associazionismo locale, di solidarietà a papas Nicola non vengano inserite in un carpettone ed archiviate come 'carte inutili' che riscuoteranno l'interesse degli storici fra cento anni . Noi confidiamo e speriamo nella verità e nella giustizia degli uomini, oltre che nella 'bellezza' di chi tutto può.

lunedì 20 settembre 2010

Le vicende contessiote continueranno a far ridere anche oltre l'auspicata conclusione

riceviamo e pubblichiamo
SPUNTI PER RINVERDIRE L’ISPIRAZIONE TEATRALE
(DA CONTESSA ENTELLINA, MEZZOJUSO E PALAZZO ADRIANO A PIANA DEGLI ALBANESI-LECCE)

Se il cuore, metaforicamente, mi piange, la mente, metaforicamente, mi si sganascia dalle risate. Dicono che so scrivere commedie e drammi: sono quello Zef Schirò Di Maggio di Piana degli Albanesi, un po’ noto nell’ambiente arbëresh e anche schipetaro per aver scritto una ventina di commedie e drammi, alcuni rappresentati nei paesi arbëreshë e due-tre anche in Albania.
Cercavo e cerco spunti per rinverdire l’ispirazione teatrale.
I fatti “ecclesiastici” di Contessa Entellina, e l’amplitudine anche geografica susseguente, si rivelano da un anno a questa parte una miniera d’oro! Ripeto: il cuore mi piange e la mente mi si sganascia dalle risate. Apro tre volte al giorno, manco me l’avesse ordinato il medico, il sito “Contessa Entellina”: il filone della miniera d’oro è qui! Ho già una galleria di appunti, vagoni di personaggi, picconi di battute salaci e palate di materiale cabarettistico che riempiono cardarelle di drammi veri che vengono travasate nei vagoni dei personaggi e portati fuori per essere elaborati. Ho già individuato i Don Abbondio, i fra’ Cristoforo, i Borromeo, i don Rodrigo, gli Azzeccagarbugli, gli Innominati, i Loyola soldati di Gesù, gli Ollio e gli Stanlio, i Franco Franchi e i Ciccio Ingrassia… sia nei loro ruoli individuali che nella assunzione contemporanea dei vari ruoli. Tutta questa massa di personaggi, parlanti o muti, sornioni o furbetti, tragici o comici, sono già in punta di penna...
Però, oltre al titolo dell’opera teatrale (ne ho una diecina, ma non li svelo), manca “il finale”: si possono, d’altra parte, scrivere testi teatrali senza un finale? Aspetto con il taccuino e la penna in mano.
Lunga vita a “Contessa Entellina”, al “paese arbëresh” prima di tutto, ma anche al “sito” miniera d’oro... (Peccato non “capirci” in arbëresh!)
Intanto, in attesa del “finale”, un grazie a “Contessa Entellina”.
Zef Schirò Di Maggio
Piana degli Albanesi

domenica 19 settembre 2010

A cosa è chiamata la comunità contessiota

  Non c'è dubbio alcuno che la comunità cittadina tutta di Contessa Entellina è stata nei mesi passati, negli ultimi anni, divisa, lacerata su più fronti, da quello civile-amministrativo a quello religioso.
  Ci sono confronti nella società, in tutte le società, che sono, possono essere, salutari se avvengono all'interno delle regole prestabilite e se riescono a sprigionare energie tali da portare in avanti, sul  piano civile, la società.
 Il confronto, la critica, lo stimolo all'interno di un sistema democratico è infatti assimilabile al sale per ottenere il massimo dei risultati conseguibili per la crescita civile più ampia possibile.
  Cosa sicuramente diversa è se la lacerazione avviene all'interno della comunità cristiana, su problematiche religiose, rituali o di prestigio personale dei leaders religiosi. Qui non siamo all'interno di un sistema predisposto per il confronto democratico; in quest'ambito le regole infatti non prevedono lo scontro 'democratico'. Esaminiamo quanto è accaduto a Contessa Entellina negli ultimi tre anni sul piano rituale all'interno della medesima religione cattolica: portoni chiusi nelle chiese per tenere fuori parrocchiani di altra Chiesa, competizioni di processioni fra 'resurrezione di Lazzaro' e Via Crucis, uso della Cappella Cimiteriale prescindendo dalla disponibilità della chiave. Si tratta di situazioni di "confronto-scontro" decise da persone, individualità, che occupano posizioni di vertice nella comunità, ma le cui ripercussioni si sono riversate all'interno della società cittadina.
  Se questa questione, se queste conseguenze le esaminiamo da un punto di vista Cristiano, non c'è dubbio che in tanti ne escono, ne usciamo, con le ossa rotte, ad iniziare -ovviamente- da chi si è posto all'origine della/delle vicende.
"Accoglietevi gli uni gli altri" (rm. 15,7), "Amatevi gli uni gli altri", questi imperativi sono stati disattesi. Eppure per i veri cristiani la soluzione dei presunti disaccordi si trova nel comportamento di Cristo che ha accolto tutti per radunarci in un'unica grande famiglia di fratelli, figli dell'unico Padre.
  Gioia e pace nella fede non sono conciliabili con le discordie e le divisioni per banali motivi di orgoglio personalistico, per di più in campo religioso. A Contessa Entellina abbiamo assistito in questi ultimi tempi a qualcosa di poco gradevole. L'Autorità preposta a vigilare, che pure esiste ed ha quale compito prioritario quello di vigilare con premura paterna, è mancata, si è distratta, ha latitato. I figli posti sotto quell'autorità paterna si sono smarriti per mancanza di premure e oggi le conseguenze di querll'assenza viene posta in pagamento in capo all'intera comunità contessiota, distinta nelle due parrocchie, la greca e la latina. Le due parrocchie oggi pagano, sono chiamate ingiustamente a pagare, il trasferimento dei loro parroci, quando sarebbe bastata la doverosa premura (tre anni fà) di chi di dovere per evitare che si arrivasse alle odierne frustrazioni.

Oggi è domenica

 Domenica da ricordare. Non sappiamo se nei diari parrocchiali resterà nota. Fino ai tempi di papas Nicola Bufalo sul tavolo della sacrestia si poteva sfogliare un registro-diario su tutto ciò che accadeva in ambito parrocchiale ma anche tutto ciò che giornalmente accadeva all'interno del paese e che arrivava all'orecchio di quel parroco.
  Oggi a Contessa ha celebrato per la prima volta l'amministratore parrocchiale della Chiesa San Nicolò e SS. Annunziata, papas Sepa Borzì, ma la gran parte dei fedeli sono andati a seguire la liturgia di papas Nicola, a Palazzo Adriano. Da Palazzo Adriano, viceversa, è venuto a Contessa Entellina il coro della parrocchia bizantina.
  Ci esimiamo da qualsiasi commento. Il commento sarebbe auspicabile che lo facessero Mons. Sotir Ferrara e Mons. Tamburrino in una assemblea pubblica di fedeli. Loro solamente conoscono perchè sia utile il frastuono delle due comunità: quella di Contessa e quella di Palazzo. 

Lettera aperta di Rosa Cuccia Genovese

A Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Tamburrino
A Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Sotir Ferrara


Eccellenza Reverendissima,


Il suo compito pastorale di mettere ordine nelle nostre realtà parrocchiali che faticano a camminare insieme, non è certo facile. Mi permetto tuttavia di osservare che al conseguimento di tale fine non gioverà di certo il trasferimento del nostro parroco Papas Nicola Cuccia.
Il suo provvedimento ha letteralmente stravolto la vita della nostra Comunità, ha creato disorientamento nella sua gente per la perdita di un punto di riferimento credibile in grado di dare risposte ai problemi complessi e multiformi che segnano la vita, ma quello che è peggio, ha risvegliato tensioni, conflitti contrapposizioni, divisioni, determinando perfino la chiusura, si pure momentanea della chiesa. Non si può interrompere così l’intensa attività spirituale- pastorale culturale di un parroco e, in particolare, non si può interrompere quel cammino di formazione progressivo che, attraverso appuntamenti settimanali detti “scuola di preghiera”, è stato avviato nella nostra Parrocchia già da alcuni anni. E’ stata questa un’ esperienza di lettura-terpretazione della Scrittura che, grazie alla mediazione culturale del parroco, ha permesso al gruppo parrocchiale di entrare nel complesso mondo dell a Parola di Dio e riscoprire orizzonti nuovi di senso e di speranza.
La prego, Eccellenza Reverendissima, riconsideri il suo provvedimento e ci restituisca il nostro parroco perché non vadano dispersi i risultati conseguiti e si possa realizzare, con l ‘ impegno di tutti e la grazia dello Spirito, una comunione di persone responsabili in grado di camminare insieme verso l’ unità della Chiesa.
Con il più profondo rispetto di Vostra Eccellenza Reverendissima.
Contessa Entellina, 15-09-2010

Rosa Cuccia Genovese (parrocchiana della chiesa S. Nicolò e Ss Annunziata)

sabato 18 settembre 2010

Qui ad Atene noi facciamo così......... lettura suggerita da Nicola Graffagnini

Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.
Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

Il diritto canonico e l'esecutività dei decreti di rotazione dei parroci

Molte diocesi d’Italia delle iniziative che stanno perseguendo danno la massima diffusione fra la gente, in pratica ammettono che la trasparenza sia un valore. Sui portali informatici delle diocesi, che spesso sono costati molte migliaia di euro attinti o da fondi pubblici o probabilmente dall’8 per mille, si possono leggere sia documenti di natura pastorale che documenti canonici. In un certo senso quello di pubblicare gli atti dell’attività in corso serve a non fare sentire pecore del gregge (nel significato pieno dell’espressione) coloro che vogliono o vorrebbero conoscere.
Nell’Eparchia di Piana degli Albanesi la trasparenza è per intero rimessa alla sensibilità dei singoli parroci che espongono, o meno, nelle bacheche delle chiese i documenti discrezionalmente da loro ritenuti idonei per i fedeli.
Padre Mario Bellanca, per dire, non ha esposto in bacheca il decreto di rotazione dei parroci del luglio scorso, ragione per cui per conoscere possibilità, tempistica e volontà di adempimento dell’interessato ci si affida a radio fante, alimentata come sempre avviene in questi casi dalle persone della cerchia a lui più vicine. Da queste fonti -spesso filtrate-, che peraltro nei piccoli centri, sono la fonte abituale sapiamo che il 4 settembre è scaduto un invito all’obbedienza che il Vescovo ha inviato al “teologo”; in pratica un invito ad adeguarsi al decreto dell’Autorità Ecclesiastica che dispone l’assegnazione della Chiesa della Favara alle cure di padre Giorgio Ilardi. Un altro invito all’obbedienza scadrebbe (a secondo delle fonti che lasciano filtrare la notizia) il 20 settembre, ovvero il 24 settembre.
Il nostro punto di vista è che chiunque abbia buone ragioni da far valere è giusto che si avvalga delle opportunità che l’Ordinamento giuridico offre. Anche padre Mario se ha ragioni che gli consentono di chiedere all’Autorità la riforma di provvedimenti ritenuti non coerenti con lo stato reale delle situazioni (che noi comunque, non conoscendo, non siamo in grado di valutare) è bene che le faccia valere.
Vediamo invece, in linea ovviamente teorica, cosa sono questi inviti all’obbedienza di cui si parla.
Il ricorso di padre Mario contro il decreto di trasferimento, che le fonti dicono sia stato corposo per volume di pagine, non sospende l’esecutività dello stesso e pertanto i “prelati” in attesa della sentenza definitiva conservano il diritto di insediare il nuovo amministratore parrocchiale, padre Ilardi.
E se padre Mario si attesta sulla posizione di voler attendere, prima di muoversi da Contessa Entellina, la sentenza finale ?
Sembrerebbe, in questa evenienza, che le sollecitazioni finora pervenutegli possano costituire elementi di una procedura che potrebbe, in teoria, sfociare in una decisione di ordine disciplinare.

venerdì 17 settembre 2010

Satira. Il sindaco lavora per noi ed i critici dell'opposizione dicono che il sindaco non fa nulla

Sergio Parrino è tornata dalla Lituania e subito è tornato alla routine d'ufficio in Municipio. E' tornato stanco ed affaticato per aver lavorato giorni e giorni per l'economia di Contessa Entellina. Ha trattato con le Autorità Lituane per siglare accordi e protocolli che del nostro paesino ne faranno un centro turistico-culturale d'eccellenza. Si è sacrificato a fare un viaggio così lungo ma ne valeva la pena: le ricadute su Contessa Entellina, e sul territorio dell'Unione, saranno incommensurabili. Nei prossimi giorni terrà dal Municipio una Conferenza stampa per illustrare l'esito del suo viaggio. Sono previsti gli arrivi a Contessa dei giornalisti del Sole 24 Ore, di Italia Oggi, The Economist, Financial Time etc.
Con la splendida missione in Lituania, dove ha operato con Caramanno, è verosimile che la rivista Time gli dedicherà la copertina dell'uomo dell'anno.
Ovviamente nelle file dell'opposizione, nei soliti ambienti critici della Contessa Entellina dei soliti..., invece si dice che il sindaco è andato in Lituania per non far nulla, per sciupare denaro pubblico. Sono le cose sterili che l'opposizione dice e sa dire, fino al punto che il nostro sia andato nel paese in cui si scia anche in Agosto (Lo sci di fondo, il pattinaggio sul ghiaccio e la slitta sono popolari sport lituani). Non convince questi diavoli dell'opposiozione nemmeno il fatto che col rientro da quelle latitudini il sindaco è stato finalmente in condizione di riaprire i lavori del Consiglio Comunale, organo tenuto al buio da quattro mesi. Essi, i soliti noti dell'opposizione, saranno zittiti dalla concretezza: da maggio a settembre 2010 ventimila ragazze lituane verranno a Contessa Entellina per turismo. Il sindaco ha investito denaro pubblico in questa iniziativa e noi cittadini godremo. Già nella prossima seduta di Consiglio si ritiene che il sindaco proporrà investimenti in infrastrutture per miliardi di euro.
Grazie Sindaco, la prossima volta un pò più lontano ...in Mongolia, sempre a spese di cappiddazzu, ma con ricadute benefiche su tutti noi che paghiamo, o avremmo dovuto pagare la Tarsu (+ 160%), se non avessimo fatto il ricorso. Grazie davvero.

Se i greco-bizantini si fanno male fra loro il medico lo sceglie la Curia romana

Pontificale all'interno della Chiesa Bizantina di Palazzo Adriano
I Cattolici nel mondo

L’Universalità che li definisce -“cattolico” proviene dal greco ‘katholikòs’, “universale’- ingloba un’infinità di gruppi, di aggregazioni che stanno in comunione di fede e appartenenza. La Chiesa Cattolica che porta questo nome non è uno stampo uniforme, e ancor meno un ordine militare, una ONU dei credenti la cui capitale sarebbe situata a Roma. La chiesa Cattolica è la risultante di un insieme di comunità che globalmente danno vita ad una pluralità viva e organizzata. Le sensibilità dei cattolici, le loro modalità di appartenenza ed impegno, le loro espressioni e convinzioni sono tanto diverse quanto le culture d’origine, le scelte e gli itinerari personali. I greco-bizantini ed i romano-cattolici, per citare un esempio, sviluppatisi in contesti culturali e storici molto diversi, a parte le forzature romane in direzione della latinizzazione, hanno approcci diversi alla medesima Fede.
I Cattolici d’Oriente
Secondo dati non ufficiali i cattolico-orientali sarebbero dai dieci ai quindici milioni. Se il loro numero, rispetto al dato complessivo dei battezzati cattoliciu che è superiore al miliardo di persone, è modesto la loro importanza simbolica e politica è di parecchie volte superiore. Gli ambienti più ottusi della latinità (ma anche degli ortodossi che dispregiativamente li definiscono “uniati”) hanno sempre confidato che il vento della storia li avrebbe prima o dopo spazzato via. Tutti i loro avversari, annidati come detto nella latinità e nell’ortodossia più retrive, hanno sempre contato sulle divisioni di sempre che esistono al loro interno e fra le diverse etnie cattolico-orientali ed hanno pure contato sulla emigrazione che caratterizza queste comunità (diaspora) per debilitarli e ridurli all'inconsistenza.
La storia di queste comunità è sempre stata prestigiosa e la loro fede, come quella di tutte le minoranze del mondo, ha sempre avuto punte di radicalità.
I cattolico-orientali possiedono al loro interno tradizioni diverse. Esistono i cattolico-maroniti, insediati in Libano (circa i milione di unità), i copti-cattolici d’Egitto (circa 250.000), i cattolici-armeni (circa 600.000), i siro-cattolici (circa 100.000), i cattolico-melkiti (circa due milioni sparsi fra Libano, Siria, Giordania ed Israele), I cattolici-caldei (vivono in Iraq, in un contesto catastrofico per l’intolleranza che li circonda).
I cattolico-arbëreshë d’Italia oscillano fra le cinquantamila e le centomila unità (il divario dipende, per esempio, dal criterio che ammette o meno nel conteggio i battezzati nella parrocchia della Chiesa della Martorana, che sorge a Palermo).
A parte la Fede in Cristo salvatore degli uomini, comune a tutti i cristiani siano essi cattolici, protestanti ed ortodossi, la caratteristica dei Cattolici tutti è di attribuire al papa un ruolo privilegiato per la missione di fede. In questa specificità attribuita al papa si riconoscono pure tutti i cattolico-orientali, che tuttavia all’interno della Curia Romana vengono visti (e trattati ?) con occhio mai benevolo. Lo attesta il fatto che esiste una Congregazione delle Chiese Orientali diretta, da sempre (tranne brevi eccezioni), da vescovi latini. Lo attesta che nelle diocesi latine mai è stato inviato un delegato pontificio di rito orientale mentre nelle realtà orientali è sempre scontato che se delegato pontificio deve essere inviato non può che essere di rito latino.
Tracciare la storia dei cattolico-orientali non è possibile perché si tratta di dover sviluppare la storia delle comunità etniche in cui sono sorte, e come delineato sopra esse sono parecchie e dislocate in ogni parte del mondo, dall’Ucraina all’India ed oltre. Ad esse tutte si applica comunque il Codice di diritto canonico orientale.
Mons. Tamburrino è un benedettino che si dice abbia simpatia per il rito bizantino; noi tutti greco-bizantini abbiamo simpatia per il rito romano, ma quando abbiamo difficoltà c’è solo il “latino” che ci fa da medico per curare le ferite che da soli siamo capaci di farci; quando, per esempio, il Vescovo di Monreale percorre sentieri dubbiosi per applicare (meglio dire: non applicare) una bolla papale (leggasi per chi non capisce: territorialità di Santa Maria del Bosco) è improbabilissimo che ci sarà mai un “delegato pontificio” melkita che abbia simpatia per il rito romano che andrà a curare la malattia monrealese.
Così è il mondo.

giovedì 16 settembre 2010

Trasferimento parroci. Gli appuntamenti dei prossimi giorni

1) Il 20 settembre Mons. Tamburrino torna nella sede eparchiale di Piana degli Albanesi. Non conosciamo i contenuti dell'agenda, ma è probabile che debba anche fare il punto sulla bontà dei trasferimenti dei parroci effettuati con un pizzico di superficialità. La Comunità bizantina di Contessa Entellina, è certo che, si attende la riassegnazione del proprio parroco, trasferito a Palazzo Adriano senza che sia stata palesata alcuna motivazione. Ovviamente Mons. Tamburrino passerà a trattare anche altre questioni rientranti nella missione di "delegato pontificio".
2) Il 24 settembre (si sussurra) scadrà la seconda sollecitazione a Padre Mario Bellanca di adeguarsi al decreto eparchiale del 27 luglio scorso che lo vuole incaricato della pastorale diocesana per i giovani previa assegnazione della parrocchia della Favara a padre Giorgio Ilardi.
3) Domenica 19 settembre papas Sepa Borzì celebrerà la prima messa da 'Amministratore Parrocchiale' nella Chiesa greco-bizantina di Contessa Entellina. L'incarico gli è stato assegnato martedì 14 settembre a Piana degli Albanesi, dopo che il 29 agosto il conferimenmto non gli fu dato per la manifestazione spontanea di solidarietà dei contessioti svoltasi nella piazza Matrice in favore di papas Nicola Cuccia. 
4) Continuano gli attestati di solidarietà a Papas Nicola e fra questi è da annoverare l'iniziativa di alcuni fedeli greco-bizantini che domenica con un pullman si recheranno a Palazzo Adriano per assistere alla celebrazione solenne nella nuova Parrocchia del sacerdote.
L'iniziativa vuole ricordare a Mons. Tamburrino che il parroco ubbidiente sta già a Palazzo Adriano mentre il "Teologo delle porte chiuse" sta ancora a Contessa Entellina.

La Chiesa gerarchica e la Chiesa dei credenti sono due mondi che poco o nulla hanno da spartire

Festa di Sant'Antonio Abate a Palazzo Adriano
Continua ad aumentare il numero dei sacerdoti cattolici nel mondo. Alla fine del 2008 erano quasi 410.000. La situazione è tuttavia differenziata nei vari continenti: il loro numero cresce in Africa, Asia e Oceania, è stabile in America ed è diminuito del 4% in Europa.
E’ proprio in Europa che si assiste in forma più accentuata al fenomeno della secolarizzazione. Per il Vaticano la situazione europea sta diventando un incubo: gli scandali in cui sono coinvolti sacerdoti accusati di molestie e, a volte, di violenza carnale nei confronti di bambini induce molte persone a mettere in dubbio o ad abbandonare la fede. Questo fenomeno dell’abbandono è rilevabile soprattutto in Germania, il paese natale del papa, ove esiste un sistema di registrazione per gli appartenenti alle varie confessioni e dove è pertanto facile disporre di dati con ciclicità quasi mensile. Ma anche nel resto dell’Europa la rilevazione è constatabile con la scarsa, scarsissima (nell’Europa Settentrionale) presenza alle cerimonie religiose, con i seminari semivuoti.
Il vero problema dove sta ? nel silenzioso abbandono, nell’emorragia di milioni di cattolici la cui fede è arrivata al punto di rottura per le contraddizioni giornaliere cui si è tenuti ad assistere tra gli insegnamenti del Vangelo e la realtà di ogni giorno che vede porpore rosse fare i cortigiani del potere e preti “celibi” fare gli irregolari. Ma non è solo questo. I vertici della Chiesa, coloro che in questo blog definiamo costantemente la “Chiesa-gerarchica” hanno da tempo, da tempi immemorabile nelle grandi realtà e da decenni nelle piccole, perso il contatto non solo con i fedeli ma anche con i sacerdoti di base, come dire con i papas Nicola di tutto il mondo, con i sacerdoti che sono credenti e che ogni giorno si sporcano le mani immergendole nelle ferite della società. Un Mons. Tamburrino, per dire, prima di prendere una decisione che produce impatto sulle comunità non si raccorda con i suoi rappresentanti comunitari ma si chiude in una stanza e in una settimana si ripassa i testi di burocrazia, di matematica, di diritto canonico e così via e poi passa alle disposizioni pratiche: nella concezione di Vescovi di questa risma, i sacerdoti che ogni giorno operano nella società, i fedeli che nonostante le gerarchie ancora credono, tutti sono soldatini di piombo. Ancora più in alto dei Monsignori Tamburrino, per motivazioni che nulla hanno a che fare con la Fede, si continua a vietare ai sacerdoti di sposarsi preferendo, o lasciando intendere, o consentendo ciò che poi viene puntualmente raccontato nei bar di tutto il mondo. Per i più alti livelli della Curia Romana è il principio del “celibato” che deve essere salvato, la pratica non conta. Eppure in ogni angolo del mondo la stragrande maggioranza dei fedeli è favorevole al matrimonio dei preti, circostanza che farebbe disporre di sacerdoti meno artificiali e sacerdoti più inseriti e raccordati col cuore delle comunità. Non c’è dubbio alcuno che i ‘papas sposati’ hanno contatti con strati della società che i “celibi” non raggiungono, o che addirittura -in automatico- rendono come per istinto anticlericali. E’ per noi molto significativa quella frase, riportata sul nostro blog, di un patriarca maronita che con certezza asseriva che se nel terzo millennio in Medio Oriente esiste ancora qualche comunità cristiana è grazie ai preti sposati. Questa asserzione è percepita molto bene da noi che viviamo a Contessa Entellina, dove se anticlericalismo è esistito o esiste è rivolto non di certo agli operatori locali che sono normalissime persone che si aprono socialmente come invece non è dato notare da parte dei “celibi”. Il nostro microcosmo è un laboratorio dove i Monsignor Tamburrino dovrebbero trascorrere, da Vescovi, stages almeno biennali. Imparerebbero a dialogare con la gente comune (che da noi oltre che gente comune è, senza le enfasi delle pedagogie latine, espressione dei fedeli). Fede e vita quotidiana a renderle diverse sono i preti celibi latini di ogni angolo del mondo.
Le speranze di molti cattolici su un ripensamento della Chiesa su questa questione del “celibato” sono naufragate nel marzo scorso, quando sull’onda degli scandali sessuali un cardinale ha dichiarato che forse era arrivato il momento di rivedere la questione del celibato. Benedetto XVI ha prontamente replicato con un discorso che, beato lui, tesseva le lodi del celibato “espressione del dono di sé a Dio e agli altri”.
Questo tipo di posizioni, che non hanno nulla a che spartire con la Fede, denotano un atteggiamento di indifferenza alla sensibilità della base credente. Qualcuno arriva a pensare che nelle sedi “ove si pote ciò che si vole” si punti a ridurre il numero dei credenti cattolici purchè siano “teologicamente” più omogenei. Il che, tradotto in altre parole potrebbe pure significare che i preti sposati del rito bizantino sono "non gustosi per i palati romani", e che se non possono ormai essere soppressi, ad essi debba (o possa) essere resa la vita impossibile trasferendoli di qua e di là. Le conseguenti ripercussioni, ovviamente negative, sulle famiglie potranno, così, far riflettere quegli aspiranti al sacerdozio che volessero prendere moglie.
Eppure il patriarca maronita, cui abbiamo fatto cenno, ha chiaramente asserito che a lui per la testa non è mai passato di trasferire uno di quei suoi preti sposati che in Libano sono la garanzia della fede cristiana nel terzo millennio.
Ci auguriamo che Mons. Tamburrino, quello in carne ed ossa che fa il tutor a Piana degli Albanesi, non abbia nella missione assegnatagli questi intenti, da noi voluti evidenziare solamente per sottolineare quanto sia lontano il modo di sentire delle gerarchie (che ormai non parlano che con i loro cortigiani) e la base dei cristiani, che per sentirsi tali non necessitano di inutili assensi vescovili. Quanto ci guadagnerebbe la Chiesa tutta (gerarchica e quella dei credenti) se i Vescovi non si sentissero, nelle questioni che nulla hanno a che fare con la Fede, gente comune del mondo !
L’erosione di cattolici in Europa e la crescita altrove non faccia cadere in inganno nessuno. Quell’erosione non è altro che un declino generalizzato dovuto al fatto che i Vescovi vivono -non la vita della gente- ma un loro modo di intendere la società che non ha nulla a che fare col terzo millennio. La società è ormai tutta urbanizzata, è discretamente istruita, e non ha nessuna voglia di inginocchiarsi dinnanzi ad alcun abito talare. La società necessita di preti che siano persone come tante, che vivano come tante, abbiano problemi di redditi insufficienti per le esigenze della famiglia e per l’istruzione dei figli. Persone che dialoghino con tutti e conoscano i bisogni delle famiglie della comunità.
Si, Caro Mons. Tamburrino, un papas Nicola vale quanto dieci Vescovi che dialogano solo con i loro cortigiani. I papas Nicola riempiono le Chiese perché sono credibili, i Vescovi che dialogano con i loro cortigiani e vanno a cena con i soliti nomi per godersi lo spettacolo della scalinata di Trinità dei Monti rovinano la Chiesa.
Qualche tempo fa ci è piaciuto uno scritto di qualcuno (non ricordiamo il nome dell’autore) che auspicava un papa che abitasse in uno qualsiasi appartamento di Roma e che con l’aiuto di un solo autista-segretario si spostasse per l’Italia ed il mondo sostando quindici giorni in realtà come Contessa Entellina e quindici giorni in un villaggio del Kenia.
Fantasie, ovviamente.

mercoledì 15 settembre 2010

Le parole che Palermo aspetta dal Papa ...... di Nicola Graffagnini

Le parole che Palermo aspetta dal papa

Su LA Repubblica- Palermo di oggi, una pagina è riservata alla visita del papa fissata per il 3 Ottobre e vari commentatori intervengono sulle possibili questioni che il Papa Benedetto XVI potrebbe toccare, ne ho scelto due stralci per i temi trattati.
Padre Cosimo Scordato, Sacerdote dell’Albergheria afferma: “Dia alla città un segno forte schierandosi con Don Pino Puglisi”
Secondo Scordato : “Il Papa dovrebbe ribadire una condanna chiara della mafia e approfittare della sua venuta per assicurarci che andrà avanti la pratica di beatificazione di Don Puglisi. Potrebbe diventare tangibile la svolta epocale che attendiamo nella nostra Chiesa in Sicilia”.
“Se la Chiesa si schiera dalla parte di Don Puglisi, se il papa riconosce il martire delle nostre chiese che ha resistito alla mafia, sarà incoraggiato quel processo di purificazione in atto nelle chiese siciliane, da tute le forme di potere, politico, economico e sociale. Una chiesa più povera di fronte al potere. La forte indicazione del messaggio del Papa sarebbe un sostegno per uno sviluppo più autentico della realtà siciliana.
Anche il mio amico Augusto Cavadi, in prima pagina si interroga sulle parole che pronuncerà il Papa e cerca di indovinare argomentando sulla scorta dei precedenti.
“Venti anni dopo quella condanna morale pronunciata dal Papa ad Agrigento andrebbe ribadita e, soprattutto, ampliata e articolata sino a raggiungere al di là dei cinquemila mafiosi, quel milione di cittadini che (per paura, vendetta, interessi, economici, carrierismo e tante altri) fiancheggiano i membri di cosa nostra. Istruttiva e feconda sarebbe la visita ..in proporzione della forza con cui egli facesse echeggiare qualcosa della drastica radicalità evangelica, che è decisa scelta di campo per chi lavora onestamente senza derubare le casse pubbliche, di chi rispetta le bellezze naturali senza sfigurarle per speculazione; di chi si dedica a “servire i poveri senza servirsi dei poveri”; di chi tratta con delicatezza le creature più esposte alla sopraffazione (i bambini, le donne, gli animali); di chi accetta l’onere di amministrare per promuovere i diritti della collettività e non per difendere i privilegi di chi ha già posizioni di dominio ( più o meno legale ). Forse, dopo interventi del genere, le chiese palermitane si svuoterebbero di molte persone “per bene”, in cambio, però potrebbe avvicinarsi un po’ di gente dalla faccia pulita , che crede ancora - nonostante tutto - nella giustizia e nella solidarietà.
NG

Storia. L'agricoltura del latifondo con l'occhio puntato su Vaccarizzo (1)

Per le strade di Contessa Entellina ci è offerto con frequenza continua di veder correre i grandi, alcuni sono addirittura mastodontici, trattori gommati. Nei campi della nostra cerealicoltura e viticoltura ed anche negli uliveti essi sono i mezzi che ancora tengono viva la nostra agricoltura, sempre più in affanno e sempre meno garantita dagli strateghi economici di Bruxelles e dai nostri inadeguati politici nazionali e regionali. E’ di ieri infatti l’ultima manifestazione degli agricoltori siciliani davanti a Palazzo dei Normanni con centinaia di pecore al seguito.
Nei nostri garages, nelle vecchie case di campagna, sono ancora conservati gli aratri a vomero usati dai nostri padri, dai nostri nonni. Quegli aratri a chiodo per cinque secoli sono stati usati nelle campagne di Contessa Entellina dagli arbëreshë che nell’agricoltura avevano l’unica fonte di sostentamento; per buona fortuna esistono documentazioni fotografiche, e non solo, di quella realtà (quelle documentazioni che il Sindaco Sergio Parrino non ha né tempo né volontà di recuperare: come ha riferito in risposta ad una interrogazione consiliare presentata da Anna Fucarino).
Quegli aratri usati fino a cinquanta anni fa differiscono di poco da quelli di tre mila anni fa usati nelle Valli del Nilo dagli antichi egizi. L’aratro a chiodo è stato appunto per millenni il protagonista incontrastato delle operazioni di semina o d’impianto in tutto il bacino del Mediterraneo e per quanto ci riguarda in Sicilia, al contrario di quanto accaduto nell’Europa Settentrionale, raramente è stato sfiorato dall’evoluzione degli strumenti agricoli a trazione animale.
A Vaccarizzo, il centro esclusivo del latifondismo contessioto, i mezzi di produzione e le strategie agrarie hanno cominciato a conoscere le prime iniziali conquiste della modernità all’alba del XX secolo. In quel periodo, si sa bene, il feudo con le sue estensioni immense dominava il mondo rurale di Contessa Entellina e bisogna dare atto che furono gli scritti di denuncia per le misere condizioni di vita del luogo -diffusi in tutta Italia di un sacerdote locale, Nicolò Genovese-, che indussero una persona avveduta come Luigi Mortillaro ad introdurre interessanti, per quell’epoca, innovazioni a Vaccarizzo, l'insediamento stabile del latifondo di famiglia in provincia di Palermo, da cui erano pertinenti centinaia, migliaia, di salme di terreno.
Palazzo che fu degli Sperlinga e poi dei Mortillaro (a Palermo)
La monocultura cerealicola, associata all’allevamento, era il tipo di agricoltura che era bastata a finanziare l’agiata vita nel palazzo di città, a Palermo, dei predecessori dei Mortillaro, come del resto di tutti i latifondisti dell’epoca, di quella nobiltà terriera che evitava alle occasioni essenziali la presenza nei luoghi di produzione (le Masserie). Luigi Mortillaro tenterà di trasformare il latifondo in azienda agricola.
(Continua)

martedì 14 settembre 2010

Sentimenti raccolti fra la gente: si rivuole a Contessa Entellina papas Nicola

A Contessa Entellina, all’infuori della cerchia ristrettissima di gente che della Fede non vuole capire nulla ma che dell’appartenenza a questo o quel rito ne fa questione di vita e di morte e pertanto dialoga solo all'interno della cerchia, la gente si conosce l’un l’altro e conosce pensieri, vocazioni, intenzioni e beni personali di ciascuno. Nel paese di 1.800 abitanti la privacy è soltanto una parola che significa tutto e nulla.
A Contessa Entellina siamo tutti conoscenti l’uno dell’altro, è comunque un po’ azzardato dire che siamo l’uno amico dell’altro. Non esiste sicuramente, comunque, la divisione fra greci e latini, all’infuori di quindici da un lato e quindici dall’altro: il resto si è tutti “contessioti”.
E’ ovvio -comunque- che incontrandosi le persone, in questi giorni del dopo 8 settembre, debbano commentare gli avvenimenti a sfondo pseudo-religioso che vedono un Monsignore di Foggia che ignorando il tutto di tutto di Contessa Entellina ha assunto decisioni burocratiche del tipo: due più due fanno quattro.
Vero è che Egli soccombe sotto montagne di carte ricevute da noi (dai presbiteri ai sacrestani), essendo risaputo che i contessioti sono bravi nelle spedizioni a Roma, ignorando che a Piana degli Albanesi c’è un Vescovo, ma le carte da sole non sono sufficienti per poter essere conoscitore della “persona”, delle “persone”, della ricchezza umana che in ciascuno c'è.
Al Monsignore è stato raccontato che un papas del luogo è stato geloso delle tradizioni greco-bizantine e che costui si è sempre attestato -nel suo essere papas- sulla posizione che il patrimonio religioso-culturale ricevuto dal predecessore è suo dovere, non negoziabile, consegnarlo al successore. Al Monsignore è stato pure raccontato, dall’altra, che un sacerdote di rito latino venuto da Cianciana, e ordinato prete da Mons. Sotir, del patrimonio religioso-culturale ricevuto dal papas non gli è interessato un fico secco (essendo Egli, appunto, di Cianciana) e pertanto è arrivato al punto di chiudere il portone della sua Chiesa in faccia al papas medesimo ed ai suoi seguaci che volevano cantare (come da secoli) la Paraklisis davanti all’immagine della Madre di Dio, lì conservata.
Il Monsignore, che non può dedicare il suo tempo a questioni puerili come quelle che gli sono state rappresentate, in quattro e quattro fanno otto, ha dettato a Sotir Ferrara il da farsi: tutti e due i presbiteri (il greco ed il latino) vadano fuori da Contessa Entellina, vadano a cambiare aria. Due escono e due entrano.
Questa è burocrazia -dirà qualcuno-, ma è anche matematica -si può aggiungere-; e poi dicono che i “gerarchi” non fanno uso del razionalismo !
Il Monsignore in tre giorni di sua presenza a Piana degli Albanesi sul finire di luglio ha risolto (a modo suo), senza voler sentire nessuno di coloro che gli chiedevano udienza, ciò che Sotir Ferrara in tre anni non voleva manco prendere in considerazione perché puntava sulla “mano invisibile”, quella di Adamo Smith che sul gioco spontaneo delle forze economiche aveva scorto la bontà del libero mercato.
Questa vicenda, a Contessa Entellina, viene letta con occhi variegati, non esiste fra i 1.800 abitanti una versione univoca. E’ assodato che l’indice di gradimento di Mons. Tamburrino è sotto zero, nel senso che al -100% dei fedeli si uniscono i pochi “indifferenti” del paese. Monsignor Sotir Ferrara, colui che avrebbe dovuto risolvere i problemi sul nascere, viene compatito per i problemi di salute che gli incombono ma non raccoglie nemmeno lui uno (dicesi uno) consenso fra la gente.
E’ scontato che papas Nicola Cuccia, persona limpida, onesta ed umile, riscuota -per la punizione di cui nessuno capisce le motivazioni- il massimo della solidarietà sia fra i “greci” che fra i “latini” (con l’ovvia esclusione dei quindici). Papas Nicola, sacerdote, amico, insegnante, animatore di giovani e ragazzi, uomo di cultura, aperto ai fedeli e ai non fedeli, ai praticanti e ai dubbiosi, nella sensibilità di tutta la popolazione viene visto "punito" da un “gerarca” abituato a dare ordini (ai monaci) ed abituato a sconoscere l’uomo, la persona, l’io che c’è dietro ogni individuo.
Padre Mario Bellanca ritrova ovviamente la solidarietà della cerchia dei fedelissimi, ma anche di coloro (pochi) che nell’autore della “Teologia delle porte chiuse” hanno intravisto il pupillo capace di combattere contro la cultura greco-bizantina che a cinque secoli di distanza dall’insediamento in quest’angolo di Sicilia dalla gran parte della popolazione (sia di rito greco che latino) non la si vuole mettere in discussione. Si tratta di quella gente –diciamo noi- che non sa gustare la grandezza della “cultura” in generale e che purtroppo si ritiene soddisfatta, contenta, del meno che ci ritroviamo ogni volta che un filone del sapere del passato, della tradizione, ”perisce”. Se chiedete loro a chi fa male conoscere, oltre al rito romano, anche il rito bizantino non otterrete risposta. E’ fortuna, ovviamente, che si tratti di una ristretta minoranza.
La stragrande maggioranza della gente (di rito greco e latino) è accorsa infatti alla fiaccolata di solidarietà a papas Nicola, è accorsa alla riapertura del portone della Chiesa della Favara l’uno agosto 2010, dopo che era rimasto chiuso nel 2009 su intuito ed esperimento del “teologo” che aveva vietato l’elevazione all’interno della Chiesa della Favara della Paraklisis, è accorsa nella piazza Matrice quando ha saputo che papas Nicola era divenuto parroco di Palazzo Adriano mentre il “teologo” continuava (e continua ancora oggi) a fare il parroco della Chiesa della favara. In tutte queste manifestazioni non c’erano solo greci, buona parte, una grande parte, per quanto attiene al rito era latina.
Si, papas Nicola a Contessa Entellina è divenuto il simbolo della gente che nei gerarchi, greci o latini, vede solamente, e nient’altro, che uomini dal potere cieco.

Don Pino Puglisi ............di Nicola Graffagnini

Don Pino Puglisi e il miracolo della sua Scuola Media .
Don Pino Puglisi viene ucciso la sera del 15 Settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno, con un colpo di pistola alla nuca mentre torna a casa.
Due mesi prima la Parrocchia aveva subito una grave intimidazione, nottetempo qualcuno aveva bruciato il portone della Chiesa.
Era parroco della Chiesa di san Gaetano a Brancaccio, ove erano nato il 15 Settembre del 1937.
Nel gennaio 1993 aveva inaugurato il centro: “ Padre Nostro”, diventato punto di riferimento per i ragazzi e i giovani della borgata.
Dava fastidio alla mafia dei fratelli Graviano per il suo limpido apostolato, per l’azione diuturna contro i trafficanti di droga, per le prediche domenicali contro Cosa Nostra.
La Cassazione ha reso ormai definitive le sentenze all’ergastolo per i fratelli Graviano, boss della borgata e per gli altri complici del delitto.
La figura del sacerdote è ricordata nel film di Roberto Faenza :” Dritto sulle righe storte”.
Don Luigi Ciotti dell’Associazione Libera, dice: “ Troppo bello il suo modo di vivere la parrocchia, di essere parroco. Per partecipare alla vita di chi gli era vicino ha accettato di percorrere le strade e i cortili più sperduti di Brancaccio. Ha vissuto la strada come luogo di povertà, di bisogni, di linguaggi, di relazioni e di domande in continua trasformazione, come quelle dei giovani drogati che cercava di aiutare con ogni mezzo.”
“Con la sua testimonianza Don Pino ci sprona a sostenere quanti vivono questa stessa realtà di frontiera, con impegno e con silenzio”.
Padre Nino Fasullo, religioso redentorista, Direttore della Rivista Segno, si interroga: “ Mentre si conosce perfino il Killer e le modalità più minime della morte del prete, ancora non si conoscono le motivazioni. Ancora una volta Don Puglisi rischia di rimanere solo e senza giustizia. La solitudine è la compagna inseparabile di ogni figura evangelica”.
“Svolgeva attività pastorale come tutti. Ma con una singolarità che lo distingueva dagli altri. Infatti era un prete che non riconosceva alla mafia alcun potere sulla parrocchia, in special modo nei momenti di festa. Non scese mai a patti con coloro che dominavano illegalmente sul territorio. Il compromesso tradizionale e non solo a Brancaccio è basato sulla divisone del lavoro: il prete fa il prete ( Battesimi, comunioni, matrimoni, funerali, ecc. ) chiudendo occhi e bocca su tutto ciò che al negativo accade intorno: violenze, delitti di sangue, disoccupazione, intrallazzi, lavoro nero e minorile, dispersione scolastica, evasione dall’obbligo, ecc. ) “.
Ma Don Puglisi non si attiene alla tradizione e la mafia lo elimina.
Perché era pericoloso questo sacerdote?
Era un fine educatore capace di incidere sulle coscienze dei suoi parrocchiani in particolare verso i giovani e i bambini, che diceva sono la speranza di Palermo, la speranza di un futuro libero dalla cultura mafiosa.
Nel quartiere incontra un gruppo di abitanti organizzati che protestano per la chiusura del Commissariato di Polizia, si tratta del Comitato intercondominiale con i quali conduce un impegno sociale diuturno inteso ad ottenere dalle autorità responsabili i servizi primari nel quartiere a partire dalla Scuola media, dall’asilo nido, dal consultorio socio-sanitario, dalla palestra e dal campo di calcio, un posto importante per salvare i suoi ragazzi dai pericoli della strada.
Nasce quindi col Centro una collaborazione fruttuosa che fu in grado di creare nel quartiere, fortemente condizionato dal potere politico-mafioso, una nuova coscienza religiosa e civile insieme “.
Alla nuova realtà che sta formandosi vistosamente giorno per giorno anche con l’aiuto esterno, il potere mafioso decide di porre rimedio in modo cruento, uccidendone uno per terrorizzarne cento o mille, con Don Puglisi la mafia uccide la speranza di un quartiere che voleva cambiare pagina.
Cento lettere scrisse Don Puglisi alla maniera di Don Milani per raccontare i bisogni dei suoi parrocchiani, a coloro che avrebbero dovuto occuparsi di Brancaccio e invece avevano paura di metterci piede, ai Sindaci Lo Vasco, Rizzo, Orobello, agli Assessori competenti della Scuola e della Sanità, al Prefetto e al Questore e poi al Presidente della Repubblica.
Il 27 Aprile 1993 scrisse l’ultima lettera che rimane come suo testamento profetico : "Se non si realizzano in tempo i servizi primari necessari richiesti, questo contesto di degrado sociale sarà capace di garantire ancora per molti anni comportamenti indecenti, analfabetismo, evasione scolastica e quindi manodopera per la criminalità mafiosa".
Oggi il quartiere di Brancaccio ha la Scuola Media a lui intitolata , inaugurata nel 2000 dal Presidente della Repubblica Calo Azeglio Ciampi .
Forse è questo il miracolo che Don Pino Puglisi ha fatto per il quartiere, ove qualcuno tanto tempo fa aveva decretato che la Scuola Media non doveva mai entrare a Brancaccio !......
NG

Ridiamo perchè la realtà è peggiore di quanto ognuno di noi possa immaginare

Nenè: padre Mario, il Teologo del terzo millennio, colui che è riuscito a coniugare l'Amore evangelico col buttare fuori dalla Chiesa i "greco-bizantini", è tranquillo perchè l'Avvocato gli ha garantito che per un paio di anni egli resterà ancora a Contessa Entellina. Ogni giorno le donne della cerchia dei fedelissimi gli fanno mangiare costate di maiale e gli offrono "risate" da morire perchè quell'umile di papas Nicola è già a Palazzo Adriano e lui .....
Calogero: Che vuoi che ti dica ? i Vescovi Latini erano forti quando potevano servirsi del braccio secolare. Allora, in quei tempi d'oro, col Vangelo condannavano e poi facevano sporcare le mani ai principi per le esecuzioni capitali. Oggi i Monsignori Curiali sono ancora forti con i greco-bizantini alla Sotir Ferrara e alla papas Nicola che non dubitano dell'Autorità Ecclesiale, mentre con gli uomini del secolo come gli Avvocati ed i Teologi non possono nulla.
Nenè: Ho capito perchè Mons. Tamburrino per far sentire la sua Autorità fà il Commissario nelle realtà greco-bizantine d'Italia, lì tutti ancora si sottopongono all'ubidienza ed Egli sente l'odore dei vecchi tempi. Nel mondo latino ormai regna il caos e ognuno si affida alle cricche, alle immobiliari Propaganda Fidei, alle cene con Berlusconi e agli Avvocati, per contare qualcosa. Vuoi vedere che la Curia Romana per poter avere dei sottoposti ubbidienti tirerà un provvedimento, da sottoporre a Ratzincher, che sia il contrario dell'Etsi Pastoralis e punterà a favorire i greco-bizantini e all'estinzione del rito romano, ormai ingestibile ? E' l'unico modo di avere sottoposti ubidienti.